TESEO

Italia: meno import e più export dairy, specialmente verso l’Africa
18 luglio 2017

L’export italiano di prodotti lattiero caseari tra Gennaio e Aprile aumenta in quantità (+10,2%) e in valore (+11,3%) su base tendenziale, mentre diminuiscono le importazioni (-12,7 per cento). Il saldo commerciale è ancora negativo: 838.087 tonnellate importate contro le 330.663 esportate, ma il bilancio è migliorato. In particolare, diminuiscono le importazioni di burro, latte e panna, ma anche dei formaggi, compresi quelli duri non Dop.

Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di Aprile 2017 confrontate con Aprile 2016 sono aumentate in volume relativamente a

  • Formaggi grattugiati o in polvere (+13.7%),
  • Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+10.9%),
  • Pecorino e Fiore Sardo (+5.3%),
  • Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+4.0%),

mentre sono diminuite quelle di

  • Provolone (-0.7%),
  • Gorgonzola (-2.1%),
  • Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (-41.0%).

L’export italiano si espande in tutte le aree del mondo: Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Europa extra Ue, Nord America e Oceania. Ed è boom (+90,76%) verso l’Africa, dove vengono commercializzate 23.000 tonnellate in equivalente latte, contro le 2.000 dell’Asia (stabili rispetto al gennaio-aprile 2016).

CLAL.it – Italia: Export per area geografica, in equivalente latte

È ancora boom l’esportazione al 30 Aprile di latte e panna (+51,6% in quantità e +58,8% a valore), con la panna alimentare che registra un’esplosione del 250% circa sia in volumi sia in valore. Positivo anche l’export di formaggi freschi e grattugiati, le polveri (SMP e WMP) e il latte per l’infanzia.

CLAL.it – Principali importatori di Panna sfusa dall’Italia

Grana Padano e Parmigiano-Reggiano, sostanzialmente stabili in quantità e in accelerazione a valore (+7,7%), avanzano dell’11% in volume in Olanda e in Canada, quest’ultimo un segnale positivo in vista dell’entrata in vigore del Ceta, dove i due formaggi Dop sono tutelati.

ITALIA: Trade prodotti lattieri caseari nell’anno corrente (Gen-Apr)
EXPORT (Ton)
2017 ± su 2016
Formaggi 124.200 +5,6%
di cui:
– Grana Padano e
Parmigiano Reggiano
27.165 -0,4%
– Form. freschi fra cui
mozzarella e ricotta
41.377 +13,2%
– Form. grattugiati 13.115 +16,1%
– Pecorino e Fiore Sardo 6.426 +23,2%
– Gorgonzola 6.381 +0,4%
– Provolone 1.855 +4,4%
– Asiago, Montasio,
Ragusano, Caciocavallo
594 -16,7%
Siero di latte 156.758 +10,5%
Latte e panna 29.549 +51,6%
di cui:
– Panna sfusa 9.091 +251,8%
– Latte confezionato 16.597 +44,5%
– Latte sfuso 2.901 +8,1%
– Panna confezionata 961 -64,8%
Altri prodotti* 20.156 -4,7%
EXPORT TOTALE 330.663 +10,2%
IMPORT (Ton)
2017 ± su 2016
Formaggi 159.650 -5,4%
di cui:
– Form. freschi fra cui
mozzarella e ricotta
63.135 +8,8%
– Form. destinati alla
trasformazione
18.384 +0,3%
– Form. grassi
(incl. Maasdamer)
12.582 -8,2%
– Emmental 7.102 -7,7%
– Formaggi duri non DOP 6.996 -8,2%
– Edamer 9.284 -8,8%
– Formaggi fusi 5.666 -45,5%
Latte e panna 487.852 -15,7%
di cui:
– Latte sfuso 328.722 -19,5%
– Latte confezionato 136.715 -7,6%
– Panna sfusa 18.350 +3,4%
– Panna confezionata 4.064 -5,0%
Burro 18.879 -22,5%
Altri prodotti* 171.707 -8,6%
IMPORT TOTALE 838.087 -12,7%
* Altri prodotti: Burro, SMP Polv. latte Screm, Lattosio uso farm., Altri latti ferm., Yogurt, WMP Polv. latte Int., Latte infanzia, Latte condensato, Caseine, Caseinati, Lattosio alim.Elaborazione CLAL su dati ISTAT * Altri prodotti: Yogurt, SMP Polv. latte Screm, Altri latti ferm., Siero di latte, WMP Polv. latte Int., Latte infanzia, Caseine, Latte condensato, Lattosio uso farm., Caseinati, Lattosio alim.Elaborazione CLAL su dati ISTAT
VALORI (Mio ) 2014 2015 2016 Anno corrente (Gen-Apr)
2016 2017 ± su 2016
Export (E) 2.500 2.566 2.715 825 917 +11,3%
Import (I) 3.989 3.533 3.291 1.013 1.085 +7,2%
Bilancio (E – I) -1.489 -967 -577 -188 -168

Consulta il riepilogo Import/Export dell’Italia su CLAL.it.

Acqua, aria, terra e fuoco: la stalla etica
11 luglio 2017

Se allevare bene è anche una questione di filosofia, allora non stupisce che la stalla etica progettata da Rota Guido sposi i quattro elementi dei filosofi presocratici: acqua, aria, terra e fuoco (quest’ultimo sostituito dal sole, sia come fonte di calore che come fonte di luce).
Tutto questo per raggiungere un equilibrio e massimizzare i risultati nell’ottica del benessere animale, dell’economia e dell’ambiente. In una parola cara a TESEO: sostenibilità.

Animali, alimentazione e ambiente condizionano il risultato economico dell’allevamento.

Animali, alimentazione e ambiente, con l’ultimo parametro assimilato al luogo e alle condizioni in cui vivono gli animali in stalla, condizionano il risultato economico dell’allevamento. Ne è convinta l’azienda Rota Guido, che proprio sulla stalla etica ha lanciato una campagna diretta agli allevatori.

Quali sono i punti chiave?
La stalla etica dovrà garantire:

  • il miglior livello igienico sanitario,
  • ideali condizioni di benessere animale,
  • ottimali condizioni microclimatiche e di qualità dell’aria,
  • facile organizzazione del lavoro e delle operazioni di governo e di controllo,
  • sostenibilità ambientale ed economica.

La stabulazione deve essere libera

Sul piano della logistica la stabulazione deve essere assolutamente libera, con aree separate nella corsia di foraggiamento, nella corsia di alimentazione, grazie a zone di riposo coperte e a paddock completamente o parzialmente scoperti.

Anche la sala di mungitura dovrà essere collocata nella posizione ideale, cioè più facile da raggiungere per le bovine attraverso un percorso diretto e facile da percorrere. Questo significa, ad esempio, che il robot di mungitura dovrà essere posto al centro della stalla, mentre una sala di mungitura tradizionale dovrà essere addossata a uno dei due lati più corti della struttura.

Rota Guido – Estratto dal video “La Stalla Etica”

Adiacente alla zona di mungitura saranno presenti vasche di abbeveraggio con sistemi per un veloce riempimento, una facile pulizia, un controllo di temperatura dell’acqua.

Ventilazione e sistema di bagnatura dovranno essere funzionanti nelle ore più calde della giornata, quando le temperature possono stressare gli animali.

I bovini scelgono dove riposare.

Libertà e benessere animale significano anche che i bovini hanno la possibilità di scegliere in quale area della stalla andare a riposare. La zona di riposo per gli animali può essere classificata come una superficie di 15-20 m² per capo, con compost barn (lettiera permanente che, opportunamente gestita e arieggiata con erpice, mantiene attiva un processo di fermentazione è aerobica).

Un sistema di copertura regolabile della struttura consentirà una variazione del rapporto fra superficie coperta e scoperta fino al 50 per cento. Quali sono i vantaggi? In estate l’aumento della ventilazione naturale, con un notevole effetto di raffrescamento nel periodo notturno e la possibilità di ombreggiamento totale durante la giornata.
Nel periodo invernale, invece, la possibilità sarà quella di sfruttare l’irraggiamento solare, con un notevole miglioramento delle condizioni igieniche dell’ambiente e delle lettiere e un benefico effetto diretto sugli animali.

Biogas e raccolta del digestato

Biogas e impianto di raccolta del digestato, ai fini dell’utilizzo agronomico, sono i naturali corollari della stalla ideale. La corretta gestione delle deiezioni zootecniche, infatti, prevede trattamenti mirati a governare la gestione operativa e ottimizzare anche il loro valore organico ed economico.

Una stalla etica, in grado di produrre latte etico. Molto più che un semplice ideale.

 

Rota Guido -
LA STALLA IDEALE_Intervento
Rota Guido - "La Stalla Ideale"
pdf 5 MB | 30 clicks

Il lattiero-caseario italiano merita un modello di Sostenibilità condiviso
29 giugno 2017

di Maria Chiara Ferrarese, R&S Executive Manager, Business Development Executive Manager – CSQA Certificazioni srl

 

Fino a poco tempo fa – in ambito food – i requisiti di igiene e sicurezza costituivano il focus, l’elemento essenziale per produttori e GDO. Nel tempo questo focus è stato integrato con requisiti “valorizzanti” e “spendibili sul mercato in chiave di differenziazione” come ad esempio OGM free, lactose free, etc. In questi ultimi anni abbiamo invece assistito ad uno spostamento dell’attenzione di consumatori e stakeholder sul macro-tema della sostenibilità. Il consumatore infatti ricerca prodotti che, oltre a rispettare i prerequisiti di sicurezza alimentare, rispondano anche ad esigenze di tipo etico come il rispetto dell’ambiente, degli animali, dei lavoratori, della collettività.

La sostenibilità rappresenta di certo un concetto ampio e sfaccettato ma oramai è condiviso e riconosciuto a tutti i livelli. Questo concetto si sostanzia nell’insieme di tre pilastri ovvero:

  • economico: capacità di generare reddito e lavoro;
  • ambientale: capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali;
  • sociale: capacità di garantire condizioni di benessere umano, i diritti umani, le pratiche di lavoro, le pratiche operative leali, tutela dei consumatori, coinvolgimento e lo sviluppo della comunità, la qualità culturale e la salubrità del prodotto e del suo gesto di consumo.

Mancano sistemi di valutazione riconosciuti della Sostenibilità

Se da un lato la definizione di sostenibilità è condivisa da tutti dall’altro mancano sistemi di valutazione riconosciuti della stessa. Esistono sul mercato diverse iniziative volte a valutare la sostenibilità ambientale (LCA, EPD, PEF, CFP, WFP etc.), la sostenibilità sociale (SA 8000, Sedex etc.), la sostenibilità economica (Fair trade). Nessuna di queste iniziative definisce le modalità di valutazione della sostenibilità considerando i tre pilastri e nessuna prevede regole chiare per definire il prodotto finito “sostenibile”.

A livello internazionale esistono iniziative che hanno previsto la definizione di modelli di valutazione della sostenibilità specifici per diverse tipologie di filiere. Ne sono esempi lo standard UTZ applicabile a caffè, the, cioccolato, o MSC applicabile al pesce, o Pro terra applicabile a diverse commodities (soia, zucchero etc.). Si tratta di standard che hanno trovato riscontro sul mercato al punto da essere diventati requisiti necessari per accedere alle catene distributive internazionali.

Anche in Italia esistono progetti specifici in materia di sostenibilità; si tratta di iniziative che hanno previsto la definizione di standard che definiscono requisiti e indicatori per le filiere del vino (Standard Equalitas), dell’olio extravergine di oliva (Standard EVO Sostenibile), dei cereali e dei semi oleosi (Standard cereali e semi oleosi sostenibili).

L’attenzione dell’opinione pubblica rispetto all’impatto delle filiere zootecniche è cresciuta negli ultimi anni. La produzione di latte e derivati rappresenta un settore molto importante della zootecnia e dell’industria alimentare. Pur tuttavia l’allevamento del bovino da latte è spesso associato a pratiche intensive alle quali viene associato ad un grande impatto ambientale ma anche a modalità di allevamento poco etiche in termini di benessere animale, utilizzo del farmaco etc.

Tutti gli studi concordano nell’indicare le attività aziendali (di allevamento e agricole) come le fasi più impattanti su tutta la filiera produttiva del latte.

Uno dei principali impatti ambientali riguarda le emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra (GHG):

  • il metano (CH4) prodotto dalle fermentazioni ruminali e da quelle a carico delle deiezioni, in particolare dai liquami,
  • il protossido di azoto (N2O) emesso dal letame e a seguito della concimazione organica e minerale dei campi,
  • l’anidride carbonica (CO2) emessa dal consumo di energia elettricità e carburanti utilizzata per la gestione della stalla e per le operazioni colturali,
  • l’ammoniaca (NH3) prodotta dalle deiezioni e a seguito della concimazione azotata dei campi.

Un ulteriore impatto ambientale significativo è rappresentato da nitrati e fosfati dovuti alla concimazione dei campi, sia organica che minerale.

Relativamente al pilastro sociale, oltre al tema della gestione dei lavoratori e dei rapporti con la collettività, sono di particolare rilievo – soprattutto in questo ultimo periodo – le condizioni di allevamento degli animali rappresentate dal benessere animale e dalla gestione del farmaco. Si tratta di argomenti di grande impatto per il consumatore e di grande attenzione da parte degli stakeholder al punto da richiedere costanti azioni di valutazione, di monitoraggio e di miglioramento.

Azioni di miglioramento individuando le migliori pratiche

Purtroppo non esiste ancora uno standard in materia si sostenibilità riconosciuto e applicabile a latte e derivati che tenga conto dei tre pilastri e dei requisiti e degli indicatori ascrivibili a ciascun pilastro. L’esigenza / opportunità consiste proprio nel lavorare affinché venga identificato un modello che permetta di valutare la sostenibilità del prodotto, delle aziende, della filiera.
La valutazione permette di identificare non solo lo stato dell’azienda rispetto a requisiti ed indicatori di sostenibilità applicabili, ma – proprio perché esiste una misura – permette anche di definire azioni di miglioramento attraverso l’individuazione delle migliori pratiche di coltivazione, di allevamento, di gestione della mandria etc.
Sostenibilità però non è e non deve essere un esercizio di stile, ma l’adozione di pratiche sostenibili deve portare da un lato ad una riduzione degli impatti e dall’altro ad una migliore gestione dell’azienda con conseguente impatto positivo sul pilastro economico: efficientamento, creazione del valore, miglioramento della reputazione del brand, individuazione di nuovi canali commerciali etc.

Identificare un modello di valutazione

È auspicabile – cosi come realizzato in altre filiere – che il settore identifichi un modello di valutazione della sostenibilità ambientale, sociale, economica della filiera lattiero-casearia in grado di intercettare le esigenze degli stakeholder e al contempo che sia rappresentativo del settore lattiero-caseario italiano. Un sistema di definizione e valutazione della sostenibilità che permetta di testimoniare il rapporto con l’ambiente, con i lavoratori e con la collettività, con la gestione degli animali (condizioni di gestione dell’allevamento, di benessere animale, di gestione del farmaco) e gli eventuali sforzi di mitigazione nell’ottica della riduzione degli impatti e del miglioramento nella gestione dell’azienda e della mandria con un occhio attento alla produttività.
L’ambizione è che questi strumenti siano utili per la valutazione interna delle imprese, per l’affermazione e l’attestazione in un’ottica di grande trasparenza del proprio posizionamento rispetto alla sostenibilità, e che siano riconosciuti anche dai mercati e dal consumatore come strumenti di garanzia e di valorizzazione.

Il progetto Acqua & Energia di TESEO, verso un’agricoltura sostenibile

La filiera unita per ridurre le emissioni in Nuova Zelanda
22 giugno 2017

La problematica delle emissioni di gas serra (GHG-Green House Gas) riguarda molto da vicino il settore dell’allevamento ed in particolare quello bovino da latte per le emissioni di gas metano ed ossidi di azoto che si riversano nell’atmosfera.

Diventa dunque urgente assumere delle iniziative concrete in tal senso ed il piano sviluppato in Nuova Zelanda per ridurre le emissioni di GHG del 30% entro il 2030 ne può essere un esempio. Tenuto conto che circa un quarto delle emissioni totali di gas effetto serra sono imputabili alla produzione di latte, tutta la filiera che comprende l’associazione degli allevatori DairyNZ, Fonterra e le parti ministeriali si è attivata in tal senso. La sfida consiste nell’affinare l’efficienza produttiva senza influire sui costi.

Di conseguenza il piano è stimolato in primo luogo da Fonterra, che può presentare la sostenibilità come elemento caratterizzante per l’opportunità, con il coinvolgimento indispensabile della ricerca per trasmettere agli allevatori indicazioni chiare ed interventi concreti. Fra questi risultano l’assistenza tecnica per l’alimentazione animale per ottimizzare le fermentazioni ruminali ed indicazioni pratiche per evitare che il pascolo provochi la contaminazione delle risorse idriche.

Uno studio sulle emissioni di GHG è in corso di attuazione presso un gruppo di 100 aziende da latte ed i primi risultati sono attesi a fine anno.

Fonte: Dairy Reporter

TESEO – Sono chiamati gas serra (spesso indicati con GHG = GreenHouse Gases) tutti i gas che si addensano nell’atmosfera

La Cina smantella il sistema dei prezzi base garantiti
13 giugno 2017

La Cina è uno dei maggiori importatori ed esportatori mondiali di prodotti agroalimentari. Le sue azioni sul mercato impattano in modo significativo le quotazioni di latte e derivati, così come le importazioni di cereali e soia, e pertanto debbono essere seguite attentamente.

La Cina nel 1978 ha iniziato un processo di trasformazione da un paese ad economia centralizzata verso un’economia di mercato. Il risultato è stato strabiliante: il paese è divenuto la seconda economia mondiale con una crescita del 10% annuo come PIL, il maggiore della storia.

Per incrementare la produzione e contrastare la volatilità, il governo cinese ha istituito un sistema di prezzi base garantiti per riso, grano, mais, soia, colza, cotone, che ha comportato una serie di distorsioni, come l’accumulo di stock eccessivi, una spesa insostenibile ed anche l’adozione di pratiche colturali negative per l’ambiente.

Questo sistema, ad eccezione per il momento di grano e riso, viene ora smantellato con dei riflessi importanti anche a livello internazionale. Infatti, le giacenze accumulate potranno essere immesse sul mercato mondiale ed influire sulle quotazioni ed inoltre il livello delle importazioni potrà ridursi dato che i prezzi saranno meno competitivi rispetto a quelli nazionali. A livello interno ci potranno poi essere effetti sulle produzioni: con prezzi inferiori diminuiranno le quantità ed i terreni potranno essere destinati ad altre coltivazioni.

Il mercato é sempre più interconnesso, per cui va seguito e studiato costantemente.

Fonte: AgriMoney Research Reports

La Cina è il primo importatore mondiale di Soia

Fertilizzazione azotata e sostenibilità ambientale
9 giugno 2017

L’azoto è il maggior nutriente per i vegetali ed il più conosciuto. E’ il maggior componente dell’aria che respiriamo (78%), ma è anche l’elemento più criticato per il suo accumulo nel suolo, soprattutto nelle falde freatiche.

Gli ambientalisti promuovono l’uso dei fertilizzanti organici per evitare i problemi che possono comportare quelli sintetici come urea, nitrati ed ammonio nelle sue diverse forme. Tuttavia questa percezione non tiene conto del fatto che il concime azotato, sia esso di origine organica o chimica, porta alla formazione di nitrati e successivamente anche di nitriti quando i batteri anaerobici lo usano come fonte di ossigeno.

TESEO – Prezzi dei concimi chimici in Italia (Modena)

Il dilavamento che provoca la contaminazione delle falde, è dovuto alla forma chimica dell’azoto che si presenta nel suolo come anione nitrato. Essendo solubile in acqua, va in profondità e di conseguenza non viene assorbito dalle radici e si perde. Se l’azoto permane nel terreno come ammonio, può essere in gran parte assorbito dalle radici e non va ad inquinare il terreno.

Per evitare o contenere la possibilità di contaminazione delle falde da nitrati, i fertilizzanti chimici sono formulati in modo tale da rilasciare progressivamente azoto grazie alla presenza di inibitori della nitrificazione, cioè sostanze che riducono il tasso di nitrificazione a valori che permettono alla maggior parte dell’ammonio presente nel concime di rimanere stabile più a lungo. Di conseguenza l’azoto rimane più a lungo disponibile nella zona dove si sviluppa l’apparato radicale della pianta, assicurando un nutrimento costante per le coltivazioni. L’aggiunta al concime di tali inibitori della nitrificazione permette poi di ridurre le quantità di fertilizzante e contenere i costi.

Fertilizzare il terreno è una necessità; la tecnica ed una giusta operatività permettono di armonizzare tale necessità a quella della tutela ambientale, in altri termini di contribuire alla sostenibilità.

Fonte: Pedro Raúl Solórzano Peraza

Il ritorno del fieno (e dell’erba)
23 maggio 2017

Alimentare le vacche con erba d’estate e con fieno d’inverno è stata la pratica che ha caratterizzato sempre più nei secoli la zootecnia da latte, grazie alle crescenti rese in foraggio ottenuto con tecniche colturali raffinate ed adeguate ai diversi territori, come le marcite lombarde, i prati stabili ed anche gli alpeggi. Retaggio del passato? Forse, se non fosse che di recente la Commissione Europea ha riconosciuto la STG (Specialità Tradizionale Garantita) austriaca Latte fieno, o Heumilch per le produzioni ottenute da vacche nella cui alimentazione i foraggi rappresentano almeno il 75% della sostanza secca annuale della razione.

Questo “ritorno al passato” è una tendenza che interessa non solo paesi europei, ma che è presente anche dall’altra parte dell’Oceano. In Wisconsin, infatti, sta prendendo piede e rappresenta il segmento più dinamico e forse estremo della produzione biologica, sia per il latte che per la carne. In questo sistema, l’alimentazione delle vacche è basata essenzialmente sui foraggi verdi costituiti da erba medica, trifogli, festuca ed altre essenze vegetali o leguminose in estate e da fieno di varie essenze in inverno. E’ ammesso l’impiego di fieno silo. Lo studio della razione è molto attento, così come lo sono le coltivazioni per ottenere il giusto equilibrio alimentare di zuccheri e carboidrati necessari al bestiame. Le vacche ricevono comunque una integrazione in minerali e vitamine ed un apporto contenuto di melasso per l’energia. Chi adotta questo sistema deve prestare molta attenzione alla natura del terreno ed all’impiego di ammendanti e di altre pratiche agronomiche che sostengano la produzione di foraggio di qualità elevata per sopperire ai fabbisogni animali. Questo tipo di alimentazione, se correttamente applicato, può ridurre le dismetabolie, le dislocazioni dell’abomaso e le chetosi, così come le malattie respiratorie. Inoltre l’animale risulta più tranquillo. La razza poi è un fattore importante e l’esperienza del Wisconsin dimostra come l’introduzione di razze adattate al pascolo quali la normanna e la montbeliarde, la rossa svedese, ma anche la holstein neozelandese, sia stata positiva per adottare una razione basata sui foraggi.

La risposta dei consumatori è positiva, sia per la percezione di naturalezza legata a questo metodo alimentare, sia per la maggiore presenza nel latte di fattori positivi per la nutrizione come gli acidi grassi Omega 3. Positivo è anche l’impatto sull’ambiente grazie al maggiore sequestro del carbonio ed alla riduzione delle emissioni di gas serra (GHG), dunque più sostenibilità.

Anche in queste esperienze, nulla deve essere lasciato al caso, ma ogni passaggio deve essere attentamente ponderato e studiato. La risposta del consumatore, comunque, è positiva.

Italia, Milano – Confronto fra i prezzi di foraggi e derivati

Fonte: EurodopSW News 4U

La qualità dei foraggi spinge la produzione di latte
15 maggio 2017

I consistenti aumenti nella resa di latte per vacca, registrati negli ultimi decenni, sono dovuti in modo significativo al miglioramento nell’alimentazione. Negli USA, rispetto al 1945, la resa media per vacca si è raddoppiata una prima volta nel 1965, arrivando a 43 quintali, e di nuovo nel 2005, raggiungendo gli 88 quintali. Dato che nel 2016 la resa media per capo ha superato i 100 quintali, si potrebbe ipotizzare che fra 40 anni si arrivi addirittura ad oltre 180 quintali. Questo non sembra certo impossibile, tenuto conto che in Wisconsin oltre 200 allevamenti hanno già superato una resa di 130 quintali di latte come media di stalla per anno mobile. Questo risultato è stato ottenuto in primo luogo grazie all’elevata qualità dei foraggi, sia fieno che insilati. Bisogna ricordare che una razione con soli foraggi può sostenere una produzione fino ad oltre 25 litri di latte al giorno. Un foraggio di elevata qualità può apportare oltre il 75% di fibra, il 50% di energia, il 40% di proteine ed il 35% di amido ad una razione alimentare. Per assicurare l’elevata ingestione necessaria per una elevata produzione di latte, la fibra del foraggio deve essere altamente digeribile; per questo bisogna preferire la qualità del foraggio rispetto alla quantità del raccolto. Per quanto riguarda gli insilati, questi dovranno avere poca lignina ed essere ricchi in fibra digeribile. Per questo un buon insilato di mais dovrà contenere un 40-45% di granella ed un 55-60% di stocco. La digeribilità dell’insilato dipende da una combinazione di fattori quali il tipo di ibrido, l’andamento stagionale, il grado di maturità alla raccolta, l’altezza di taglio, la durata della fermentazione.

Le operazioni di campagna sono dunque altrettanto importanti che quelle di stalla.

Regione Lombardia – Principali parametri analitici, in percentuale sulla sostanza secca

Fonte: Wisconsin State Farmer

La Catalogna investe in ricerca ed innovazione!
8 maggio 2017

Innovazione, competitività, sostenibilità, per offrire ai consumatori alimenti sani e di qualità, questi gli scopi di IRTA, l’istituto di ricerca della Catalogna che ha inaugurato a Girona un centro sperimentale per analizzare tutte le fasi della filiera produttiva e di trasformazione del latte.

Il centro dispone di strutture dedicate al monitoraggio degli animali e dei processi di produzione e di trasformazione del latte, e per la realizzazione di programmi per il trasferimento al settore produttivo delle conoscenze e delle acquisizioni, oltre che per la promozione e divulgazione del settore lattiero a livello nazionale ed internazionale.

Si tratta di una piattaforma sperimentale e di divulgazione che si basa sulla collaborazione pubblico-privato con tre linee strategiche:

  • ricerca per nuove conoscenze mirate ad affrontare i bisogni tecnologici e di innovazione del settore;
  • trasferimento dei risultati per accrescerne la competitività;
  • azioni proattive verso il consumatore per meglio informarlo sul processo di produzione e trasformazione del latte.

Il nuovo centro si integrerà con le altre strutture attive nel miglioramento delle produzioni foraggere, l’uso efficiente delle risorse idriche, la gestione delle deiezioni. A livello operativo di stalla verranno monitorati le quantità e l’uso dei foraggi per gli animali con un sistema di alimentazione di precisione che permette di dosare il concentrato nella sala di mungitura, l’analisi in linea con tecnologia NIR (spettroscopia nel vicino infrarosso) della composizione del latte, monitoraggio di peso, ingestione e del benessere degli animali.

Riguardo l’innovazione di processo e di prodotto, i laboratori del caseificio sperimentale permetteranno l’attuazione di ricerche in ambito multidisciplinare.

Ricerca, sperimentazione, divulgazione sono le tre parole chiave per assicurare l’innovazione e dunque mantenere l’indipendenza produttiva e la competitività sul mercato.

Lombardia: Qualità del Latte per ubicazione geografico-altimetrica

Fonte: IRTA

Sostenibilità significa cooperare [VIDEO]
4 maggio 2017

Sono le ore 9.00 del 19 Aprile 2017 quando 100 operatori si ritrovano al Consorzio Latterie Virgilio di Mantova in una mattina di primavera limpida ma improvvisamente gelida.

L’occasione è l’incontro “Sostenibilità: la cooperazione deve prevalere sulla competizione“, e non a caso l’ospite è un Consorzio. Ma i consorzi, così come le cooperative, sono solamente due delle molteplici istanze della cooperazione: l’incontro ha un respiro più ampio, di cooperazione anche lungo la filiera; ecco che la platea è composta da Produttori di latte, imprese cooperative ed industriali di trasformazione, consorzi di tutela DOP e grande distribuzione. Una platea scelta ed attiva, con una importante componente di giovani.

 

La sostenibilità riguarda tutto il Pianeta, ma dev’essere sociale, ambientale ed economica

Esordisce così Angelo Rossi (Fondatore CLAL.it e TESEO), accogliendo i partecipanti con una breve introduzione, per poi lasciare spazio al discorso di benvenuto di Paolo Carra (Presidente Consorzio Virgilio).

La giornata parte con il commento di un video che riassume il precedente incontro “Sostenibilità: l’efficienza imprescindibile”.
Si susseguono poi 5 case history a ritmo incalzante, poiché uno degli obiettivi della giornata è la pluralità dei punti di vista sulla Sostenibilità.

 

Giuliana D’Imporzano (Project Manager Consorzio Virgilio) presenta le soluzioni ma anche i dubbi affrontati con il progetto Life Dop:

Il consumatore spesso non capisce perché dovrebbe scegliere [prodotti sostenibili]

Per far fronte a questa problematica, il Consorzio Virgilio si propone di sviluppare degli indicatori scientificamente ineccepibili e al contempo coinvolgenti per il consumatore, il quale deve percepire il contributo che sta dando al Mondo che vorrebbe.

 

Paolo Amadori (Business Manager) condivide l’esperienza di Fattorie Osella in termini di benessere animale:

Gli allevatori all’inizio erano molto scettici […], poi man mano che sono entrati nel dettaglio […] di tutte le migliorie che potevano attuare […] si sono motivati ed entusiasmati

anche perché molti allevamenti partivano da una buona base per soddisfare i 90 punti del disciplinare di benessere animale scelto da Osella.

 

Latteria PLAC, dal canto suo, ha investito sulla Sostenibilità della fase di lavorazione del latte: Giovanni Guarneri (Consigliere) ne illustra i dettagli in maniera molto chiara, soffermandosi su alcuni punti particolarmente interessanti. Ad esempio, la concentrazione del siero permette a PLAC di utilizzare il permeato di seconda gestione per il primo risciacquo degli impianti, ottenendo un recupero in termini idrici pari al 20% dell’utilizzo annuo.

 

Si chiama “Progetto Stalle a Stelle“: sull’esempio degli hotel […] è stata stilata una classifica degli allevamenti del Trentino

Andrea Merz (Direttore Trentingrana CON.CA.S.T.) presenta così l’iniziativa di Trentingrana: sulla base di numerosi indicatori di benessere animale, “ogni allevatore riesce ad avere all’interno della propria stalla una valutazione fornita da tecnici esperti che poi può riuscire a raccontare anche all’esterno”.

 

Chiude la rassegna di presentazioni Andrea Di Stefano (Responsabile Progetti Speciali Novamont Spa), che avverte:

La CO2 è destinata a diventare […] un costo paragonabile a una materia prima […] che secondo le stime viaggerà tra i 30 e i 100 dollari a tonnellata

Il contributo di Di Stefano ha un taglio trasversale al settore lattiero-caseario ed illustra in particolare le soluzioni offerte dai biochemicals: risorse rinnovabili di origine agricola (colture residuali abbinabili a colture tradizionali o scarti agricoli) per ottenere nuovi materiali.

Consulta tutte le presentazioni >

 

Le presentazioni hanno già sollevato molti spunti interessanti, che innescano il dibattito. Tra i partecipanti intervengono:

  • Simone Aiuti, Direttore Tecnico – Latte Sano
  • Manuel Pavan, dirigente DuPont Danisco
  • Rita Luppi, Communication Specialist Tetra Pak Italiana Spa
  • Stefano Pozzi, METRO
  • Paola Pergolesi, Category Manager – CONAD
  • Marco Nocetti, tecnico – Consorzio di Tutela Parmigiano Reggiano
  • Matteo Lasagna, Produttore di latte destinato a Parmigiano Reggiano e Presidente Confagricoltura Mantova
  • Martino Cerantola, Produttore di latte destinato ad Asiago e Presidente Coldiretti Veneto
  • Tommaso Visca (Produttore di latte commercializzato)
  • Fabio Perini, Produttore di mais
  • Andrea Trentin, Produttore di latte destinato a Grana Padano, Asiago e latte alimentare
  • Barbara Greggio, Produttore di latte destinato a Grana Padano

 

Quanto di quello che stiamo facendo nelle nostre imprese ha a che fare con l’etica […] e quanto […] col marketing?

Alla domanda, solo in parte provocatoria, di Nisio Paganin (Direttore Generale – Agriform) scaturisce un applauso spontaneo di chi evidentemente riconosce che i progetti di Sostenibilità sono spesso guidati da un tentativo di inserirsi in nuovi mercati potenziali, più che da una scelta etica.

Giorgio Garofolo, professore di Filosofia, condivide la sua esperienza di insegnante, nella quale riscontra “una sensibilità molto forte e decisamente crescente tra i ragazzi”. Ma bisogna incontrare questa sensibilità:

Credo che il vostro mondo [agroalimentare] debba dare messaggi razionali, comprensibili, perché altrimenti i ragazzi rischiano di andare verso mode – penso ai vegani ecc. – che non danno conto di tutto il lavoro che può essere fatto per […] porsi in una prospettiva di effettiva sostenibilità

La ricerca di linee guida comuni non trova risposta in ambito normativo:

Tutti oggi parliamo di benessere animale, ma non esiste una normativa europea […] né italiana

è l’esempio riportato da Alberto Dall’Asta, Dirigente ITALATTE – Galbani.

 

 

Al termine del dibattito, le conclusioni di Gianni Fava (Assessore all’Agricoltura – Regione Lombardia):

Il primo tema reale sulla Sostenibilità ce lo dobbiamo porre come elemento culturale

Fava asserisce che una produzione è sostenibile se riesce ad essere economica, e per essere economica deve trovare uno sbocco sul mercato. L’Assessore considera dunque fondamentale intraprendere azioni concrete per “incidere sul consumatore in modo significativo e creare una cultura che oggi è presente in modo alquanto blando”.
Per raggiungere questo ed altri obiettivi Fava auspica la realizzazione di una organizzazione verticale della filiera:

Quando avremo una buona organizzazione sostanziale di tutte le filiere, credetemi, ci sarà anche la possibilità di dare una migliore Sostenibilità alle nostre aziende

 

La giornata si conclude con un gustoso risotto, un buon vino e la prospettiva di un lungo percorso verso la Sostenibilità. Da percorrere insieme.

Nisio Paganin, Direttore Generale – Agriform