Il ruolo della donna, protagonista anche in agricoltura
27 Gennaio 2020

Sempre più, anche in agricoltura, sta emergendo il ruolo dell’imprenditoria femminile. La presenza di donne protagoniste nella conduzione aziendale non è certo una novità nella viticoltura od in altri comparti agricoli e si sta facendo strada anche nell’allevamento. Si tratta di un protagonismo positivo e quanto mai utile per portare nuova linfa ad un settore dove il fattore umano è fondamentale.

Questo a livello mondiale, dato che la necessità di aumentare nei prossimi 30 anni la produzione agroalimentare di oltre il 50% per nutrire una popolazione in continua crescita, richiede l’apporto, il talento e la creatività di tutti, in tutti i settori, agricoltura ed allevamento compresi.

Barbara Greggio: “La mia entrata in azienda ha posto un’attenzione maggiore al benessere delle bovine”

Barbara Greggio, biologa ed allevatrice di Marmirolo (MN), afferma ad esempio: “l’entrata in azienda mia e di mia madre ha posto fin da subito un’attenzione maggiore riguardo al benessere e al modo in cui venivano trattate le bovine; poi un maggior impegno nel ridurre l’utilizzo dei farmaci con ricorso spesso all’antibiogramma in modo da attuare una terapia mirata per il patogeno e alla scelta genetica di tori con una maggiore resistenza alle malattie e alla selezione nella mandria stessa dei capi più resistenti, oppure l’adesione a piani sanitari come, per esempio, il controllo della paratubercolosi, così’ anche da favorire l’esportazione dei vari prodotti lattiero-caseari”.

Occorre per questo stimolare e sostenere il ruolo femminile, ma soprattutto riconoscerlo nel suo valore.

La visione per un’agricoltura durevole comporta di trovare i modi non solo per produrre di più con un minore impatto ambientale, ma anche per massimizzare le potenzialità di chi lavora e per rendere l’attività agricola strumento di sviluppo sociale ed economico. Da qui l’attenzione per le donne che in tante regioni del mondo, non solo dei Paesi in via di sviluppo, svolgono lavori basilari senza formazione né tutele. Gli interventi richiedono azioni integrate e nuove collaborazioni.

Pepsi opera per facilitare il lavoro delle donne nell’agricoltura

Ad esempio, nei Paesi sfavoriti il colosso mondiale Pepsi opera con varie associazioni ed istituzioni per facilitare l’accesso al credito delle donne e per fornire strumenti tecnologici utili per ridurre i rischi di violenza che le colpiscono. Nei Paesi industrializzati l’attenzione è volta a coinvolgere le nuove generazioni di donne laureate in materie scientifiche, ingegneria, matematica, per entrare nell’attività agricola.

Andando verso l’agricoltura e l’allevamento di precisione, si fa sempre più ricorso a tecnologie sofisticate. Tutto quanto va dai droni, alle immagini satellitari, all’uso del GPS per i trattori, alla robotizzazione, alla gestione aziendale, richiede professionalità specifiche ed avanzate.

Il ruolo femminile diventa prezioso e quanto mai necessario. Se occorre agire per attrarre nuove professionalità e nuove leve in agricoltura, l’attenzione verso le donne deve essere sempre maggiore.

Comparazione Capi da Latte e Produzione Latte in UE
Comparazione Capi da Latte e Produzione Latte in UE

Fonte: Pepsico.com

Gli agricoltori e la nuova “fede” ambientalista
21 Gennaio 2020

La società è sempre più sensibile ai temi ambientali. Lotta all’inquinamento, rispetto degli animali, alimentazione naturale sono argomenti che preoccupano e che guidano le scelte dei consumatori.

La risposta dei governi si traduce in norme sempre più stringenti atte a limitare emissioni, uso di concimi e pesticidi, od a garantire il benessere animale. Gli agricoltori/allevatori che ruolo hanno in questo scenario di sensibilità e norme? Sono sempre i soggetti alla base della produzione alimentare, oppure diventano gli oggetti delle sensibilità ambientali?

Agricoltori tedeschi in protesta per norme troppo limitanti

Gli agricoltori tedeschi, arrivati a Berlino con novemila trattori, hanno manifestato contro le sempre più numerose norme che limitano le scelte imprenditoriali e guidano l’attività produttiva. Gli esempi principali sono la riduzione del 20% nell’uso di concimi per rispettare le norme UE sui nitrati, le regole per gli allevamenti, gli adempimenti burocratici e le certificazioni. Tutte tematiche che pongono a rischio l’attività economica, soprattutto delle piccole aziende.

La protesta intende anche però mettere un freno all’immagine distorta dell’agricoltore/allevatore come responsabile dell’inquinamento ambientale che appare sempre più di frequente sui mezzi d’informazione. Se in Francia la mobilitazione degli agricoltori sfocia spesso in manifestazioni energiche come i blocchi stradali, in Germania le proteste delle popolazioni rurali sono sempre state molto contenute.

Le manifestazioni sono prove del crescente malessere degli agricoltori

La manifestazione di Berlino è dunque la prova di un malessere crescente, di sentirsi minoranza nella società e sempre meno ascoltati rispetto a quanti, ambientalisti, animalisti o consumatori in genere, puntano il dito contro qualcuno, avendo perso quel legame naturale con la produzione agricola che da sempre ha caratterizzato la società.

Il rischio è che tutte queste nuove normative, così come le scelte montanti di vegetarianismo/veganismo od altro, siano guidate non da evidenze reali, ma da scelte ideologiche, cioè preconcette, nell’ottica di un nuovo fideismo. Eppure, grazie all’agricoltura, la Germania ha un export alimentare di 70 miliardi di euro ed i consumatori hanno accesso ad alimenti sicuri ed abbordabili.

Ovviamente, una conversione produttiva é sempre possibile, ma a quale prezzo e con quali conseguenze? Inoltre, in un mondo sempre più interconnesso, come dimostra proprio il cambiamento climatico, le scelte ambientali e le politiche verso produzione e consumo non possono che essere prese in modo condiviso e coordinato. A meno che non ci si trovi in una realtà limitata od in un piccolo Paese, dove le logiche produttive dipendono più da scelte di vita o da fattori politici e finanziari, che da logiche di mercato. Temi complessi, che anche la nuova PAC non potrà non affrontare.

Produzione di N2O nel mondo agricolo
Produzione di N2O nel mondo agricolo,
Fonte: Environment Protection Agency

Fonte: Telegraph.co.uk

Riscoprire l’Agricoltura come vettore di Biodiversità
9 Dicembre 2019

Si calcola che un terzo della produzione alimentare e due terzi della frutta e della verdura dipendono dall’impollinazione di api ed altri insetti pronubi. L’equilibrio fra condizioni naturali e produttività si sta però deteriorando rapidamente, a causa della perdita di biodiversità per gli scompensi ambientali determinati dalle attività produttive e dalle condizioni di vita generali.

Nello specifico, però, un ruolo importante è determinato anche dai pesticidi, il cui uso è ormai diffuso in tutte le attività agricole.

Le situazioni di scompenso ambientale influiscono negativamente sul sistema sociale agricolo

Si sono così determinate situazioni di scompenso ambientale che comportano una sofferenza anche del sistema sociale in agricoltura, come evidenzia il fatto che fra il 2005 ed il 2016 nella UE sono scomparse quattro milioni di aziende agricole, trasformando la vita ed anche l’esistenza di tanti borghi e paesi. 

Dopo gli innegabili progressi della chimica per migliorare produttività e salubrità della produzione agricola, occorre dunque riconsiderare la crescente dipendenza da principi attivi sintetici che comportano anche risvolti negativi, riscoprendo il ruolo fondamentale dell’agricoltura come vettore di biodiversità. Si tratta comunque di un argomento complesso che deve riguardare tutti, produttori e consumatori.

In 17 Paesi UE è stata lanciata da 90 organizzazioni una iniziativa pubblica per coinvolgere i cittadini su queste tematiche. L’intento è quello di chiedere alla Commissione Europea misure per ridurre dell’80% i pesticidi sintetici entro il 2030 fino ad eliminarli nel 2035, oltre ad interventi per sostenere la transizione ecologica in agricoltura ed i programmi di ricerca per identificare nuove tecniche di lotta a parassiti ed insetti.

Su questo è chiamata ad intervenire anche la nuova PAC nel contesto della cosiddetta architettura verde, per riconoscere il concetto dell’agricoltore custode delle risorse naturali ed erogatore di funzioni di interesse pubblico.

CLAL.it - Aziende agricole con capi da latte bovino in UE
CLAL.it – Aziende agricole con capi da latte bovino in UE

Fonte: Pan Europe

Aziende da latte: il mercato richiede professionalità
11 Novembre 2019

Il bisogno di lavoratori qualificati nelle imprese è sempre maggiore, a causa dell’evoluzione tecnica della produzione. Questo riguarda anche le aziende da latte, che fanno dell’alta specializzazione, del controllo e del monitoraggio delle varie fasi produttive, la loro peculiarità, compreso il rispetto delle rigorose norme igienico-sanitari. 

Australia20% aziende da latte con più di 6 dipendentinel 2025

La necessità di continuare ad implementare l’uso di tecnologie sempre più sofisticate nell’allevamento da latte richiede dunque anche la possibilità di attrarre operatori con le adeguate professionalità, il che rappresenta una sfida per il futuro, tanto più quanto le aziende si ingrandiscono. In Australia, ad esempio, si ritiene che nel 2025 le aziende da latte con più di sei dipendenti saranno il 20% del totale, rispetto al 4% attuale.

Oltre ai classici aspetti produttivi, come la gestione della mandria o la qualità del latte, l’attività aziendale dovrà poi sempre più considerare anche i parametri di tutela ambientale, dunque residui, emissioni, risorse idriche e ricadute sociali dell’attività produttiva. Per questo il settore dovrà sempre più relazionarsi con scuole ed università in modo da specificare i bisogni formativi ed interessare gli studenti sulle diverse opportunità di lavoro esistenti nelle aziende da latte.

Gestione della mandria: 2.500 giovani australiani connessi sulla Young Dairy Network

Gli imprenditori dovranno però anche prestare attenzione al ventaglio di nuove professionalità richieste dal mercato ed in generale dalla società, anche quelle apparentemente distanti dai ruoli tradizionali della produzione del latte e della gestione della mandria.  In questa prospettiva, Dairy Australia ha creato un Young Dairy Network che connette oltre 2500 giovani per diffondere informazioni sulle possibilità di formazione relative agli aspetti sia tecnici che sociali riguardanti la produzione del latte, salute animale, gestione aziendale comunicazione ed informazione. 

La scelta del personale da impiegare nell’azienda da latte non può essere lasciata al caso o all’improvvisazione. Questo ora più che mai, vista la rapida evoluzione non solo delle tecnologie produttive ma anche e soprattutto della percezione e delle esigenze dei consumatori.

TESEO.clal.it - Consulta le nuove pagine dedicate alla Struttura delle Aziende Agricole da Latte in UE-28

TESEO.clal.it – Consulta le nuove pagine dedicate alla Struttura delle Aziende Agricole da Latte in UE-28

Fonte: edairynews

USA, Canada e Messico: un mercato libero può essere anche equo?
30 Ottobre 2019

Gli allevatori canadesi riescono ad investire grazie ad un prezzo del latte remunerativo

Nonostante l’accordo NAFTA, in futuro USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement), che liberalizza gli scambi commerciali, il prezzo del latte è completamente diverso: remunerativo per gli allevatori canadesi, insoddisfacente per quelli statunitensi, critico per i messicani. 

In Canada lo stretto regime di quote latte e le barriere all’importazione hanno assicurato stabilità dei prezzi e margini che permettono agli allevatori di continuare ad investire adottando le tecnologie più innovative. 

Competizione insostenibile per il Messico nei confronti degli USA

In Messico, invece, il prezzo non copre i costi e gli alti interessi non permettono di fare investimenti; i prodotti di imitazione ottenuti partendo dalle polveri di latte e siero importate dagli USA esercitano una competizione insostenibile, che porta gli allevatori alla bancarotta. Il Paese non è autosufficiente in latte ed assorbe la metà dell’export USA di latte in polvere ed il 28% di formaggio. 

Anche il Canada importa latte e derivati dagli USA, ma con una quantità contingentata ed i prodotti importati fuori quota pagano dazi altissimi, pari al 245% del valore sul formaggio ed al 298% sul burro.

Gli allevatori del Wisconsin si trovano esattamente nel mezzo di queste due realtà: esportano molto in Messico, ma vorrebbero esportare di più in Canada; sono in un contesto di mercato libero, ma non riescono a stare al passo con gli investimenti. 

In Messico i consumatori sono stati avvantaggiati rispetto ai produttori dall’apertura del mercato, beneficiando così dei bassi prezzi dei prodotti importati, mentre in Canada l’equilibrio è ancora dalla parte dei produttori.

Dunque tre grandi Paesi, con tre realtà diverse, sia socialmente che economicamente: in che modo un mercato libero potrà risultare anche equo?

TESEO.clal.it - Il tasso di autosufficienza latte del Messico è di 76,6%
TESEO.clal.it – Il tasso di autosufficienza latte del Messico è di 76,6%

Fonte: edairynews

Quale sviluppo per l’azienda da latte?
21 Ottobre 2019

L’elemento che più ha caratterizzato le aziende da latte negli ultimi anni è stato il consistente aumento delle dimensioni e degli investimenti. Il rischio ora è di lasciarsi prendere da questa tendenza di crescita, con un’espansione eccessiva che rischia di ridurre le performance aziendali. Il fattore da considerare è sempre quello di bilanciare risorse, produttività e marginalità.

Per intensificare l’allevamento è necessaria una precisa pianificazione aziendale

Un fattore cruciale è poi la gestione dei vitelli. Si tratta della componente dell’allevamento più importante dopo quella delle vacche in lattazione, perché con la rimonta determina il futuro aziendale. Pensiamo ad esempio all’uso del colostro per indirizzare i primi giorni di vita del vitello proteggendolo dalle malattie.

Intensificare l’allevamento senza una precisa pianificazione aziendale significa anche aumentare il rischio verso le patologie, ad esempio quelle dismetaboliche durante gli ultimi mesi di gravidanza.

Resta poi la questione dell’ammortamento degli investimenti, da calcolare in funzione di un prezzo del latte condizionato dal mercato.

Dunque, lo sviluppo delle dimensioni aziendali dovrà essere valutato tenendo conto delle risorse, delle professionalità e delle condizionalità esterne.

Aziende agricole ed indicatori
TESEO.clal.it – UE-28: aziende agricole ed indicatori

Fonte: AgriLand

Autunno: adeguare la razione per mantenere una buona produzione
7 Ottobre 2019

Col cambio di stagione occorre sfruttare al massimo i foraggi disponibili ed integrare opportunamente la razione, ma anche impostare bene le colture per l’annata successiva. Fondamentale è la verifica ed il controllo delle performance aziendali in termine di quantità di latte prodotte e contenuti soprattutto di proteine, indici riproduttivi, costi alimentari.

In Irlanda, l’esempio tipico è una azienda con 80 frisone e 30 ettari a foraggere ed insilato. Con un carico di 2,7 capi adulti ad ettaro, l’obiettivo è di produrre 1500 kg di sostanza secca/ha e di usare l’erba il più a lungo possibile lungo la stagione autunnale.

Diventa poi importante assicurare una buona integrazione della razione alimentare, tenendo sempre conto di quel grande fermentatore degli zuccheri (e degradatore delle proteine) che è il rumine e che porta alla produzione di acido propionico, ma soprattutto di acido acetico. Durante la produzione di quest’ultimo, si ottengono anche acido formico ed anidride carbonica, composti che danno origine al metano, elemento che rappresenta una perdita consistente di energia da parte dell’animale, oltre che la prima fonte di emissione in atmosfera di gas effetto serra.

Adeguamento dei fattori di gestione aziendale alla stagione

Di conseguenza diventa fondamentale contenerla il più possibile con integratori specifici ed una razione che assicuri un elevato apporto di fibra digeribile ed una equilibrata quantità di amido. Lo scopo è di mantenere il più a lungo possibile la produzione di latte, con tenori proteici adeguati, in funzione dei parti primaverili.

Anche il monitoraggio delle fecondazioni è un fattore importante ed una verifica dell’ingravidamento dopo otto settimane dall’inseminazione diventa un indice indispensabile.

Stretto rapporto con l’impresa di lavorazione del latte

La gestione aziendale deve poi poter contare su di un adeguato supporto tecnico, in stretto rapporto con l’impresa di destinazione del latte, in questo caso la coop Glanbia.

Dunque definizione delle performance, adeguamento dei fattori di gestione aziendale alla stagione, monitoraggio preciso dei parametri produttivi e riproduttivi (oltre che sanitari), stretto rapporto con l’impresa di lavorazione del latte per un sistema integrato, efficiente e sostenibile.

TESEO.clal.it - Costo di 1000 g. (1 kg) di proteine fornite da diverse materie prime
TESEO.clal.it – Costo di 1000 g. (1 kg) di proteine fornite da diverse materie prime

Fonte: Agriland

Aumentare la sostenibilità ambientale ed economica dell’azienda da latte
24 Settembre 2019

Accrescere l’efficienza aziendale combinando genetica, razioni e gestione dei reflui

Una ricerca dell’università del Wisconsin condotta con una serie di altri istituti di ricerca ed il finanziamento del US Department of Agriculture (USDA), ha dimostrato come la combinazione ideale fra genetica animale, razione alimentare, gestione dei reflui, permetterebbe di accrescere l’efficienza aziendale attraverso: la riduzione da un terzo alla metà delle emissioni di gas effetto serra, l’aumento della produzione di latte e la diminuzione della quantità di alimenti somministrati alle vacche.

La produzione di latte comporta la perdita di metano in atmosfera per tre fattori:

  • le fermentazioni ruminali,
  • la conservazione e lo spargimento di letame e liquami,
  • le concimazioni delle colture.

Il metano ha una capacità di trattenere il calore dell’atmosfera 25 volte più forte dell’anidride carbonica e gli ossidi di azoto derivanti da letame e concimazioni sono in tal senso dieci volte più potenti del metano. La ricerca ha studiato i vari aspetti della conduzione aziendale per allevamenti da 150 a 1500 vacche da latte ed ha dimostrato che, aumentando l’efficienza delle diverse pratiche di gestione aziendale, si ottiene una riduzione dal 36% al 46% nelle emissioni gassose e del 41% dell’azoto nelle acque di falda. Inoltre, i tenori di fosforo nelle acque superficiali si riducono del 52%. I digestori per la produzione di metano da convertire in elettricità o da usare come carburante si sono dimostrati molto utili. 

La chiave per ridurre costi ed emissioni è il miglioramento dell’efficienza in tutte le fasi produttive

Comunque, la chiave di tutti gli interventi è rappresentata dal miglioramento dell’efficienza in tutte le fasi produttive. Una migliore conversione in latte degli alimenti, una genetica appropriata, degli interventi puntuali per assicurare il comfort degli animali soprattutto nei periodi più caldi, permettono di ridurre sia i costi che le emissioni, mantenendo la produttività. Per applicare i risultati delle ricerche alla pratica operativa, è stato realizzato un sito web attraverso il quale gli allevatori possono misurare e valutare il grado di efficienza delle loro pratiche aziendali, onde capire quali interventi adottare per contenere l’impatto ambientale della loro attività.

Ovviamente tutto questo richiede degli investimenti, che dipendono dalla redditività economica, aspetto imprescindibile che rappresenta uno degli elementi della sostenibilità.

Intervista all’Allevatore Massimo Dalla Bona sul benessere animale, anche in relazione alla redditività dell’allevamento, dopo l’incontro CLAL.it e TESEO “Sostenibilità – Prospettive a confronto” del 25 Gennaio 2019 presso Agriform

Fonte: University of Wisconsin

Swissmilk green: il progetto del latte sostenibile in tutta la Svizzera
3 Settembre 2019

swissmilk green: quasi+3centper kg di latte

Nonostante le norme svizzere lungo tutta la filiera di produzione del latte siano già ad un livello elevato rispetto agli standard internazionali, l’esigenza di rispondere alle crescenti attese dei consumatori in termini di rispetto ambientale, benessere animale, tutela sociale, ha fatto adottare la nuova norma definita “swissmilk green”. Il latte ed i prodotti derivati che ne soddisferanno i criteri, saranno contraddistinti da un apposito logo ed i produttori riceveranno quasi 3 centesimi in più per kg di latte.

La nuova norma è il frutto del patto per un latte sostenibile sottoscritto da una quarantina di organizzazioni di settore. Prevede che nella alimentazione animale rientri una elevata percentuale di foraggio fresco, il divieto di usare ingredienti non rispettosi per l’ambiente, come i prodotti della palma da olio, il contenimento nell’uso di antibiotici, l’impegno a seguire corsi di formazione sulle tematiche ambientali e del cambiamento climatico ed anche l’obbligo per gli allevatori di destinare almeno il 7% dei terreni coltivati ad attività volte ad accrescere la biodiversità.

L’obiettivo è un latte svizzero 100% “swissmilk green

L’obiettivo è fare in modo che tutto il latte svizzero sia prodotto seguendo i criteri della norma “swissmilk green, impegnando tutto il settore della trasformazione a riconoscere agli allevatori una remunerazione equa e trasparente, per premiare gli sforzi necessari ad ottenere un latte sostenibile.

La qualità viene ulteriormente declinata attraverso il concetto di sostenibilità, che riguarda tutti, anche e soprattutto i produttori di DOP.

CLAL.it – Prezzi del latte BIO in Austria: differenziale con latte fieno e senza

Fonte: Swissmilk

Contrastare i cambiamenti climatici con l’agricoltura rigenerativa
12 Agosto 2019

L’impatto ecologico delle attività produttive è aumentato rapidamente, ma non la biocapacità

Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, l’impatto ecologico delle attività produttive sull’ambiente dei Paesi UE è aumentato rapidamente negli anni ’60 e ’70, rimanendo poi relativamente costante a partire dal 1980. Invece, la capacità degli ecosistemi di assorbire le emissioni ed i materiali di scarto generati da tali attività, cioè la biocapacità, è rimasta inalterata. Quindi si è determinata una crescente impronta ecologica (ecological footprint) che, abbinata alla insufficiente biocapacità, determina un deficit con effetti negativi sull’ambiente, terreno, acqua, aria e conseguentemente sulla società.  

L’Europa non è la sola regione con questo problema, che si manifesta anche in America settentrionale e nell’Asia centrale e del Pacifico. Il settore agroalimentare è particolarmente sensibile a tale tematica, dato che è quello più colpito dai cambiamenti climatici, ma nel contempo contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas effetto serra (anidride carbonica, ossido di azoto, metano) che, secondo la FAO, rappresentano il 14,5% del totale.

Le prime azioni da compiere consistono in:

  • ridurre le emissioni gassose in atmosfera,
  • agire per un migliore utilizzo dei concimi,
  • usare pratiche agronomiche adeguate alla natura del terreno, del clima e delle coltivazioni,
  • gestire in modo oculato le acque di irrigazione.

Invece di migliorare le pratiche agronomiche tradizionali, innovandole per farle evolvere in funzione della meccanizzazione e delle nuove coltivazioni intensive, si è assistito negli ultimi 40 anni ad un loro abbandono con la conseguenza di un maggior impatto ambientale delle attività agricole ed una generale erosione dei terreni.

Agire per migliorare sia l’agricoltura convenzionale che quella biologica

L’introduzione di pratiche innovative di agricoltura rigenerativa può permettere di recuperare il potenziale ecologico dei suoli, raddoppiando la capacità del terreno di sequestrare anidride carbonica e questo può essere misurato e certificato come grado di salute del terreno, benessere animale, impatto sociale. Non si tratta però certo di introdurre un’altra certificazione, ma di agire per migliorare sia l’agricoltura convenzionale che quella biologica per dare modo al terreno di svolgere la sua naturale funzione di substrato vivente, ricco di sostanza organica, permeabile all’aria ed all’acqua, di allevare gli animali in modo appropriato e di usare le tecniche produttive in modo sostenibile.

Oltre alla ricerca, diventa importante l’indirizzo e l’impulso delle politiche agricole ed in primo luogo dalla nuova PAC per introdurre modelli che sostengano gli agricoltori che, operando in modo ecosostenibile, producono un generale beneficio per tutta la società.

Fonte: EEA, Rodale Institute

TESEO.clal.it – Italia: Impronta idrica della produzione, ovvero il volume di acqua attinto dalle risorse idriche nazionali per la produzione di beni o servizi.
Scopri di più sull’impronta idrica nelle mappe di TESEO!