Si risvegliano le quotazioni della Soia in USA
7 Novembre 2025

Di: Elisa Donegatti

Nelle ultime settimane il mercato della soia ha mostrato segnali di ripresa. Nell’ultima settimana di ottobre negli Stati Uniti il prezzo ha raggiunto i 332,5 €/ton, dopo un periodo caratterizzato da quotazioni deboli. La Cina ha segnalato la ripresa degli acquisti di prodotto statunitense e, allo stesso tempo, negli Stati Uniti cresce l’impiego di olio di Soia per la produzione di biodiesel avanzato. Le previsioni per la campagna 2025/26 indicano una crescita dei consumi mondiali di olio di Soia del +4,2%, mentre negli Stati Uniti l’aumento atteso è ancora più marcato, pari a +10,4%.

Se questa tendenza dovesse proseguire, il mercato potrebbe rendere la Soia più interessante nelle scelte di semina. Tuttavia, le prime indicazioni USDA disponibili segnalano una possibile riduzione delle superfici a Soia del -6,7% nella prossima campagna negli Stati Uniti, a favore del mais e di altre colture. 

Le decisioni degli agricoltori dipendono infatti non solo dalle quotazioni, ma anche dal rapporto tra i prezzi delle due colture, dai costi dei fattori produttivi e dalle rotazioni agronomiche: l’equilibrio tra Mais e Soia resta quindi ancora in fase di definizione.

Applicare lo stesso ragionamento in Europa e in Italia risulta più complesso. Le rese della Soia sono più variabili rispetto al Midwest statunitense, soprattutto a causa dello stress idrico estivo, e le aziende agricole dispongono spesso di superfici più ridotte e frammentate, che rendono meno flessibili le scelte colturali. Inoltre, pur essendo il principale Paese produttore in UE, l’Italia è autosufficiente solo per il 31% del proprio fabbisogno di Soia e dipende in modo significativo dalle forniture estere. Nel periodo gennaio-luglio 2025, le importazioni di semi di Soia sono diminuite del -3,6%, mentre le importazioni di farina di Soia sono aumentate del +31%, segnalando un ricorso crescente al prodotto trasformato estero per coprire la domanda della zootecnia.

In questo contesto, un accordo commerciale tra UE e Mercosur potrebbe aumentare la disponibilità di Soia e farina sudamericana sul mercato europeo, attenuando eventuali tensioni sui prezzi legate alla minore offerta statunitense. Per l’Italia, la priorità resta garantire continuità e competitività negli approvvigionamenti. 

Il rafforzamento delle filiere legate alla Soia nazionale, insieme all’uso di contratti diretti tra agricoltori e allevatori e alla valorizzazione della tracciabilità – cioè rendere chiara e garantita l’origine della Soia – possono contribuire a ridurre la dipendenza dall’estero e rendere più stabile il costo delle materie prime per l’alimentazione animale.

TESEO.Clal.it – Italia: Importazioni di Semi e Farina di Soia

Più latte con meno stalle, ma cresce il consumo di suolo: un equilibrio da ritrovare
3 Novembre 2025

Di: Mirco De Vincenzi e Leo Bertozzi

Produrre di più con meno risorse aumentando l’efficienza. Questo nel latte avviene già dato che, secondo i dati CLAL presentati recentemente a Mantova, negli ultimi 10 anni a fronte di un calo degli allevamenti (-25%) si riscontra un aumento di vacche da latte (+2,7%), di rese (+ 15% ) e di consegne (+18.9%).

Di contro, riguardo le risorse, aumenta in modo costante il consumo di suolo. Secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) lo scorso anno il consumo di suolo ha avuto un valore in crescita rispetto al 2023 del 15,6%, pari ad oltre 83,7 chilometri quadrati, con danni economici derivanti dalla perdita di valori ecosistemici (sicurezza alimentare, biodiversità, sostenibilità ambientale, resilienza climatica) di 9,6 miliardi di Euro.

Questa dinamica è rilevante soprattutto nelle zone di pianura a particolare vocazione zootecnica ed espone ad una sempre maggiore dipendenza da fonti alimentari importate.
Occorrerà considerarlo, senza temporeggiare.

Fertilizzanti: perché i prezzi non scendono?
30 Ottobre 2025

Negli ultimi mesi i prezzi dei Fertilizzanti in Europa sono rimasti alti, anche se i prezzi del Gas e dei Cereali (storicamente collegati) sono stabili o in calo. Quello che sembra un paradosso dipende in realtà dalla prossimità del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), che entrerà in vigore nel 2026. Il CBAM richiede agli importatori di pagare per la CO₂ incorporata nei fertilizzanti più emissivi, come ammoniaca, urea e DAP (Diammonium phosphate), attraverso l’acquisto di certificati CBAM. Al momento, i valori di emissione definitivi non sono ancora pubblicati e i prezzi dei certificati saranno annunciati solo ogni trimestre, quindi gli importatori non possono sapere con precisione quanto costeranno i Fertilizzanti.

Secondo le analisi di Rabobank e di Boerenbusiness, gli effetti del CBAM potrebbero essere significativi: i costi dell’ammoniaca potrebbero aumentare del 10-20% già nel 2026, fino a un +50% entro il 2030; per l’urea è attesa una crescita del 10-15% nel 2026 e fino al 45% nei prossimi anni; il DAP dovrebbe registrare aumenti più contenuti, +2-5% nel 2026 e fino a +10% entro il 2030. Paesi come Cina, Trinidad & Tobago e, a medio termine, Russia potrebbero perdere competitività, mentre Egitto, Algeria e Nord Africa potranno aumentare le loro quote di mercato grazie a Fertilizzanti più efficienti dal punto di vista carbonico.

Sul fronte tecnologico, la CO₂ incorporata renderà più competitive le soluzioni a basso impatto: l’ammoniaca blu (prodotta da gas con cattura della CO₂) diventerà conveniente entro il 2030, mentre l’ammoniaca verde (da elettricità rinnovabile) potrebbe raggiungere la parità di costo verso il 2034, sostenuta dall’aumento dei prezzi del carbonio.

Il CBAM non solo influenzerà i costi dei Fertilizzanti, ma accelererà la decarbonizzazione del settore, con l’obiettivo di premiare fornitori più sostenibili e spingendo le filiere europee verso scelte meno impattanti sul clima.

TESEO.Clal.it – Italia: Confronto prezzi Urea, Gas Naturale e Granoturco

Latte tra investimenti e costi + Commento di Alberto Cortesi [Allevatore e Presidente Confagricoltura Mantova]
11 Agosto 2025

Di: Alberto Lancellotti

Rispetto al biennio 2021-22, segnato dall’impennata dei prezzi delle materie prime, come gas, elettricità, ma anche petrolio e fertilizzanti, oggi i valori di tali input si sono decisamente ridimensionati. Permangono alcune eccezioni, come il gasolio agricolo e alcuni fertilizzanti, che comunque si mantengono su livelli non allarmanti.

Tuttavia l’indice CPI dei prezzi al consumo continua a crescere, sostenuto da incrementi ancora in atto in diversi segmenti chiave, come l’alimentare e l’HoReCa.

Intanto, molti allevatori hanno colto il momento favorevole dei prezzi di Latte e Formaggi (su tutti Grana Padano DOP e Parmigiano Reggiano DOP) per investire in innovazione, robotica e digitalizzazione. Obiettivi: migliorare benessere animale, produttività ed efficienza, anche in risposta alla carenza di manodopera specializzata.

L’innovazione però porta con sé nuovi costi: manutenzione, facility management, gestione. Quanto incidono questi oneri sui bilanci delle Aziende Agricole da Latte?

Il commento dell’Allevatore

Alberto Cortesi – Allevatore e Presidente Confagricoltura Mantova

“Le molte Aziende che hanno fortemente investito in questi ultimi anni trovano un momento particolarmente favorevole di mercato e redditività, a condizione di aver fatto investimenti mirati e di essere in grado di utilizzarne al massimo i benefici. L’adozione del robot di mungitura richiede ammortamenti più elevati e un costo in manutenzione e materiali di consumo di circa il doppio per litro di latte munto rispetto alla sala di mungitura tradizionale.

Occorre riuscire a ottenere il massimo della produttività e per far questo occorre che la gestione sia affidata a Operatori adeguatamente preparati, cosa non semplice. Se aggiungiamo una ulteriore complicazione derivante dai numerosi sistemi informatici di controllo e gestione presenti nelle aziende agricole i cui dati spesso sono blindati e non trasferibili, la questione della preparazione delle persone risulta ancora una volta essenziale.

Gli Allevatori che non sono disposti a mettersi in gioco in un cambiamento mentale radicale che la tecnologia comporta è meglio e più conveniente economicamente che continuino con sistemi collaudati, certo perdendo la sfida affascinante dell’allevamento innovativo.

Quando invece l’investimento ha riguardato il benessere animale inteso come moderne strutture progettate correttamente in spazio, aerazione, luce e facilità di pulizia, il ritorno economico è più facilmente raggiungibile anche senza tecnologia di ultima generazione. Ritengo si possa fare l’Allevatore con bilancio economico positivo anche senza robot di mungitura e di alimentazione ma non si può prescindere dall’avere stalle adeguate dal punto di vista comfort.

L’Allevamento da latte deve mettere in conto un costo in moderne tecnologie e di ammortamento in strutture molto elevato che può arrivare a superare largamente i 5 centesimi/litro.”

TESEO.clal.it – Italia: indice dei prezzi al consumi (CPI)

Zootecnia in allerta: l’evoluzione delle patologie animali nel 2025
22 Luglio 2025

Di: Alberto Lancellotti

Negli ultimi mesi, diverse patologie animali stanno suscitando crescente preoccupazione nel comparto zootecnico, sia a livello globale che regionale. Di seguito esamineremo una sintesi degli ultimi aggiornamenti sull’andamento di tali criticità con un focus specifico sulla situazione in Italia e in Europa.

Bluetongue (Febbre catarrale degli ovini e bovini)

Nel secondo semestre del 2024 e nei primi mesi del 2025, la Bluetongue ha avuto un impatto rilevante sul comparto allevatoriale Europeo, colpendo in particolare Francia e Germania. In Italia i focolai, seppur più contenuti, si sono registrati in particolare al Nord del paese, nonché in Sardegna, dove però la patologia ha interessato prevalentemente ovini e caprini.

Recentemente in Europa si osserva un graduale rallentamento nella diffusione della patologia: un dato incoraggiante considerando che durante il periodo estivo la trasmissibilità dovrebbe essere invece agevolata dalla maggior presenza di insetti, il principale vettore di trasmissione. Le cause di questo calo sembrano essere legate a un clima più secco e a una maggiore copertura vaccinale nelle aree colpite.

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Afta epizootica (Foot-and-Mouth Disease)

Dopo anni di assenza, l’Afta epizootica è riapparsa in Europa: un primo focolaio si è verificato nella Germania orientale all’inizio del 2025, seguito da casi in Slovacchia e Ungheria. Le misure di contenimento sono state rapide ed efficaci, ma il potenziale impatto sugli scambi commerciali ha portato forti preoccupazioni tra gli operatori del settore lattiero caseario.

Attualmente, non si registrano nuovi casi nell’UE da circa tre mesi.
La malattia resta comunque attiva a livello mondiale, in particolare in aree come Sudafrica e Tunisia, mantenendo alto il livello di allerta sanitaria.

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Peste suina africana (African Swine Fever)

La Peste suina africana continua a essere una delle principali emergenze globali per il comparto suinicolo. Presente in Africa e Asia (principalmente in Sudafrica, Filippine e Vietnam), il virus continua a rimanere particolarmente attivo nell’Europa orientale, ovvero in Polonia, Germania, Ungheria e Romania, colpendo sia cinghiali selvatici che suini da allevamento.

Anche in Italia la situazione è critica, con focolai attivi soprattutto al Nord.
Oltre alle aziende colpite direttamente, gli effetti si riverberano anche sulle aziende in zone vicine, i quali stanno affrontando investimenti e maggiori costi per garantire la biosicurezza degli allevamenti.

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Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI) nei Bovini

L’influenza Aviaria H5N1 ha compiuto diversi salti di specie, colpendo recentemente anche i bovini da latte, soprattutto negli Stati Uniti (oltre 15 Stati coinvolti nel 2024-25, inclusa la California, principale area di produzione Latte negli USA). I bovini infetti mostrano sintomi come febbre, cali produttivi e secrezioni nasali. Inoltre, già nel corso del 2024, è stato riscontrato come il virus sia riscontrabile anche nel latte crudo.

Al di fuori degli Stati Uniti si è registrato un solo caso relativo a bovini da allevamento, in Perù, mentre In Europa non si segnalano fino ad ora casi nei bovini, ma sono stati avviati piani di sorveglianza preventiva in diversi paesi.

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Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease)

Tra giugno e luglio 2025, la Dermatite nodulare è ricomparsa in Europa, con focolai in Sardegna, Lombardia e nel sud-est della Francia. La malattia, trasmessa da insetti pungitori, colpisce i bovini causando febbre, noduli cutanei, riduzione della produzione di latte e, nei casi più gravi, la morte.

Diversi Paesi extra-UE hanno già adottato restrizioni commerciali verso le aree colpite:

  • UK: stop a latte crudo, animali vivi, seme, frattaglie (eccetto diaframma e masseteri), pelli e derivati non termotrattati. Fanno eccezione Parmigiano/Grana Padano con maturazione iniziale prima del 23/05/25.
  • Canada: vietati latticini ottenuti da latte non pastorizzato raccolto dopo il 23/05/25. L’Italia è rimossa da lista LSD-free.
  • Giappone: stop a seme bovino, frattaglie (eccetto lingue), latte/derivati non pastorizzati per uso zootecnico.
  • Australia: Italia rimossa dalla lista “LSD-free”.
  • USA: stop a materiale germinale raccolto prima del 22/04/25.

Pur essendo meno contagiosa dell’Afta epizootica e non trasmissibile all’uomo, la LSD comporta significative perdite economiche. I prodotti pastorizzati e a lunga stagionatura restano comunque sicuri e commercializzabili.

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La situazione sanitaria del comparto zootecnico europeo e italiano richiede un monitoraggio costante e un rafforzamento delle misure di prevenzione e biosicurezza. Sebbene alcuni segnali siano incoraggianti, come il rallentamento della Bluetongue e l’assenza di nuovi casi di Afta epizootica, la persistenza e l’evoluzione di altre patologie, come la Peste suina africana e la Dermatite nodulare contagiosa, continuano a rappresentare una sfida cruciale. La cooperazione tra enti sanitari, allevatori, veterinari aziendali e istituzioni resta fondamentale per contenere i rischi, tutelare la salute animale e garantire la sostenibilità economica del settore.

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Acqua di abbeverata: fattore chiave nella gestione degli allevamenti
12 Giugno 2025

L’acqua, anche se non sembra, è l’elemento fondamentale per garantire la salute ed assicurare il potenziale produttivo dell’allevamento. Costituisce circa l’87% del latte e dal 60% al 70% del corpo animale. L’acqua è necessaria per mantenere i fluidi corporei ed il corretto equilibrio salino, per digerire, assorbire e metabolizzare i nutrienti, per eliminare i materiali di scarto ed il calore in eccesso dal corpo.

Una scarsità d’acqua riduce produzione e benessere del bestiame

Una scarsità d’acqua riduce la frequenza respiratoria e la contrattilità del rumine; induce prostrazione ed irrequietezza; causa una minore produzione di latte ed un calo di peso corporeo. La bovina perde acqua attraverso le urine, le feci, l’evaporazione, la sudorazione e, soprattutto, il latte. In linea generale si calcola che una vacca abbia bisogno di 3-4 litri d’acqua per ogni litro di latte prodotto, oppure di circa 18 litri per ogni 100 kg di peso corporeo. Quando gli animali soffrono di stress da caldo, il consumo di acqua aumenta notevolmente raggiungendo punte ben superiori ai 200 litri. L’abbeverata è generalmente associata ai pasti od alla mungitura e la velocità di assunzione varia da 4 a 15 litri al minuto.

Comunque, il fabbisogno idrico dell’animale è influenzato dalla temperatura ambientale, dal peso e dalla fase di produzione. Dato che l’acqua di abbeverata rappresenta all’incirca l’80% dei bisogni ed il resto proviene dagli alimenti, è indispensabile che sia potabile di buona qualità.

Acqua di qualità assicura funzioni vitali corrette e previene rischi sanitari

È importante far controllare periodicamente l’acqua per verificare la presenza di nitrati, solfati, batteri, alghe. I nitrati sono molto preoccupanti e la loro presenza nell’acqua, di falda o superficiale, può derivare da fertilizzanti, materiale fecale, residui delle colture, rifiuti industriali. L’avvelenamento da nitrati deriva dalla riduzione batterica nel rumine del nitrato a nitrito, che poi viene assorbito nel sangue e diminuisce la capacità di trasporto dell’ossigeno. Occorre stabilire la quantità di nitrati presenti anche negli alimenti oltre che nell’acqua per verificare che il loro apporto totale non superi i limiti raccomandati scongiurando rischi di avvelenamento che si manifestano con respirazione difficile e rapida, tremori muscolari, diarrea, fino a collasso e morte. I solfati in alte concentrazioni, soprattutto di sodio, producono un effetto lassativo nel bestiame. Batteri coliformi ed altri microrganismi possono contaminare i pozzi ma soprattutto gli abbeveratoi, esponendo il bestiame ad organismi patogeni e, quindi, aumentando il potenziale di malattia.

Anche le alghe blu-verdi che crescono in acque stagnanti possono essere tossiche per il bestiame. In questo caso i segni di avvelenamento sono diarrea, mancanza di coordinazione, respirazione affannosa, convulsioni. Le temperature calde e la luce del sole possono provocare una rapida crescita delle alghe anche nelle cisterne, che pertanto andranno mantenute sempre perfettamente pulite, così come gli abbeveratoi.

Una corretta gestione delle risorse idriche è indispensabile per le performance dell’allevamento, soprattutto nei sempre più frequenti periodi caldi e siccitosi.

Fonte: eDairyNews

Il tema del Benessere Animale è sempre più rilevante
26 Maggio 2025

Il tema del Benessere Animale è sempre più rilevante. Gli animali non sono finalmente più considerati degli oggetti da sfruttare (concetto dell’animale macchina introdotto dal filosofo Cartesio) e le questioni etiche sul loro trattamento coinvolgono tanto gli Allevatori quanto la Società intera.

La Convenzione europea sulla protezione degli animali negli allevamenti risale al 1978 e da allora le normative sono divenute sempre più stringenti. Basti pensare alla strategia Farm to Fork od alle regole per il trasporto degli animali ed a quelle sulla sanità animale.

Dal momento che è sempre più raro che i Consumatori sappiano da dove provengono i prodotti animali che utilizzano, le uniche informazioni disponibili sono quelle riportate in etichetta.

ll Sistema Qualità Nazionale Benessere Animale (SQNBA), introducendo standard certificati, sembra rispondere alle crescenti sensibilità attuando un passo determinante per migliorare e comunicare il benessere animale nel nostro Paese.

Fondamentale diventa dunque il coinvolgimento fattivo e la collaborazione di tutta la Filiera, così da attuare l’SQNBA in modo virtuoso e fissare obiettivi futuri di miglioramento della normativa, anche  in funzione  della grande variabilità produttiva, socio-economica ed ambientale del nostro Paese.

Cambiamento climatico: il doppio impegno degli Allevatori
15 Aprile 2025

Al di là della narrativa rappresentata dai ghiacci che si sciolgono o dai violenti fenomeni meteorologici, il cambiamento climatico è un fatto sempre più evidente anche nella vita quotidiana dell’Allevatore. Metano, ossido di azoto ed anidride carbonica, sono prodotti nelle varie fasi del ciclo lattiero e contribuiscono tutti al riscaldamento globale. A preoccupare è soprattutto l’anidride carbonica, gas che ha un effetto relativamente debole sul riscaldamento ma che permane per centinaia di migliaia di anni. È però difficile accettare che l’attività produttiva di un’azienda da latte, così connessa con le risorse naturali che la circondano, sia anche problematica per l’ambiente.

Innovazione e politiche agricole: serve un’azione collettiva

La scienza afferma che, sebbene una attività meno intensiva sia in genere migliore per il benessere animale ed anche per gli ecosistemi locali, la sua impronta di carbonio per litro di latte è quasi sempre maggiore rispetto all’allevamento intensivo. Questo perché le emissioni di metano ed ossido d’azoto per vacca sono indipendenti da quanto latte produce. Pertanto, se una vacca produce più latte, le emissioni per litro diminuiscono. Anche riducendo la mortalità dei vitelli e l’incidenza delle malattie si riducono le emissioni di metano ed altri gas per litro di latte prodotto. In generale poi un allevamento intensivo sarà tanto più sostenibile quanto sarà associato a pratiche agricole conservative.

Le scelte aziendali verso l’innovazione, così come l’introduzione di nuove tecnologie per contenere le emissioni nell’allevamento, debbono essere parte di una azione collettiva di tutta la società e dunque non possono prescindere dalla pianificazione strategica delle politiche agricole a livello ampio, nazionale e sovranazionale.

Il ruolo centrale dell’Allevatore

Dunque, al di là degli stereotipi trasmessi dai mass media, il problema è reale ed ognuno deve sentirsi responsabile per un’evoluzione sostenibile delle pratiche produttive. La variazione nella quantità di gas effetto serra (GHG) in parte è un fatto naturale, ma viene senz’altro accelerata dalle attività umane. In questo, gli agricoltori hanno una doppia responsabilità: contenere le emissioni e salvaguardare l’ambiente.

Le vacche sono il bene più prezioso dell’allevatore. Se stanno bene, starà bene anche lui.

Fonte: BBC

Stiamo costruendo la filiera del futuro [Intervista a Carmen Iemma – Mozzarella Bufala Campana]
10 Gennaio 2025

Allevatrice e Amministratrice MBC Service

Carmen Iemma, trentenne allevatrice di radicata tradizione familiare, dopo essere stata componente del CDA del Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop, ora è alla guida della MBC Service, la società in house del Consorzio, che gestisce la Scuola di formazione consortile, nata nel 2017. Con lei tracciamo il bilancio del 2024 nella filiera.

Che anno è stato?

“Il 2024 è stato un anno in chiaroscuro, con accelerazioni e frenate nella produzione di Mozzarella Dop. Un anno che si concluderà sostanzialmente in linea con il 2023, ma che ci ha posto davanti sfide importanti a partire proprio dall’anello degli allevatori. Questo deve spingerci a programmare bene il futuro, a delineare strategie efficaci per affrontare i rapidi cambiamenti in atto”.

Quali sono queste sfide?

“Dobbiamo, come filiera, ripristinare un equilibrio perduto in merito alla destagionalizzazione e ai modelli contrattuali, prevedendo una scadenza unica per tutta l’area Dop. Dobbiamo, cioè, rendere disponibile più latte in estate, quando aumenta la richiesta di mozzarella di bufala campana Dop, e meno in inverno, quando fisiologicamente cala. Il 2024 ha dimostrato che troppo spesso questo non accade, con la conseguenza di avere, per i trasformatori, troppo latte stoccato in cella, visto che il mercato non assorbe la produzione”.

E qui si apre un altro capitolo…

Promozione e rilancio dei consumi

“Le difficoltà dei mercati, soprattutto quello interno, sono innegabili. Occorre una grande azione di rilancio dei consumi. Su questo fronte siamo in sintonia con il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo, e proprio il Consorzio è pronto a fare la sua parte, tanto che quest’anno saranno intensificate le azioni di promozione soprattutto all’estero, che resta un canale fondamentale. Ma non basta, serve l’impegno delle istituzioni a ogni livello. Se, come tutti dicono, la filiera bufalina è centrale per lo sviluppo dei territori e rappresenta un’eccellenza nel mondo, allora è arrivato il momento che dalle enunciazioni si passi ai fatti. Auspico che la Regione Campania, la Regione Lazio e anche la Puglia, nelle cui competenze ricade l’area Dop, mettano in campo risorse adeguate per supportare l’azione del Consorzio e dar vita insieme a una grande campagna di promozione e comunicazione, che abbia proprio l’obiettivo di rilanciare i consumi”.

E poi cos’altro serve per la crescita della filiera?

Giovani e formazione

“Stiamo costruendo la filiera del futuro, puntando sul binomio giovani-formazione. A novembre è partito il nuovo corso per diventare casari, fiore all’occhiello della nostra Scuola di formazione, a cui partecipano una decina di allievi provenienti da tutta Italia. Abbiamo diversi giovani che vogliono impegnarsi in questo comparto, che vogliono portare nel mondo contemporaneo la tradizione di un’arte antica. E noi siamo pronti ad accompagnarli, loro sono la nostra garanzia di futuro”.

La sfida di raccontarsi al consumatore [tutte le presentazioni]
3 Dicembre 2024

Un pubblico particolarmente attento ha partecipato al nostro incontro “Pronto… consumatore?” del 29 novembre, organizzato da CLAL in collaborazione con CremonaFiere e condotto da Francesco Branchi del Team di CLAL.

Martina Tenani del Team di CLAL ha evidenziato il calo del numero di Aziende da Latte in Germania, Francia, Olanda e Italia, ma anche le differenze nelle dimensioni aziendali e nei fattori. 

Le Aziende da Latte trovano difficoltà a compiere un ricambio generazionale, ed a reperire personale qualificato, osserviamo tuttavia un aspetto positivo: la maggiore presenza di Allevatrici in ruoli più chiave, anche dirigenziali. Olimpia Cabrini (Società Agricola Sorelle Cabrini, Cremona) e Laura Dalledonne (Società Agricola Dalledonne Angelo e Laura) hanno condiviso con la platea la loro esperienza, fatta di studi anche distanti dal mondo agricolo, esperienze lavorative diversificate, e infine la scelta di impegnarsi nell’Azienda di famiglia. Poi le difficoltà, ma anche tanta passione e l’importanza della famiglia.

La famiglia è stata un elemento centrale anche nell’intervento di Vittorio Fiore, Italy Corporate Communication and Sustainability Director del Gruppo Lactalis Italia, che ha raccontato come sia diventato necessario per il Gruppo comunicare la propria identità al consumatore, ed ha invitato a riscoprire il valore dell’imprenditorialità e quanto la famiglia possa aggiungervi.

“Magnetica” la presentazione della Professoressa Francesca Checchinato, Dipartimento di Management – Università Ca’ Foscari di Venezia, dal titolo “La sfida di comunicare l’Allevamento al Consumatore”, creata ad hoc per questo incontro presso le Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona. Checchinato ha analizzato l’importanza di comunicare l’Allevamento sia per il Consumatore, sia per meglio reperire personale. Importanti spunti dai quali partire per riflettere su chi dovrebbe comunicare l’Allevamento, e come; partendo da una maggior conoscenza del consumatore, e dal concetto cardine che questa comunicazione va fatta “insieme”, tutta la filiera.

Un riscontro pratico è arrivato dall’esperienza dell’allevatore BIO Davide Pinton – Società Agricola Juvenilia di Schio (VI).

Poiché il Benessere Animale è tra gli argomenti che toccano maggiormente la sensibilità del Consumatore, Francesca Ceola, Responsabile di schema in CSQA, ha spiegato cos’è e come funziona il Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale (SQNBA): la nuova certificazione nazionale unica italiana che può apparire in etichetta, e alla quale tutte le certificazioni ed i claim di benessere animale dovranno convergere entro un anno.

Ha concluso la sezione dedicata alla comunicazione Renata Pascarelli, Direttrice Qualità e Sostenibilità presso Coop Italia, che ha presentato ai partecipanti la filiera integrata quale modello organizzativo per portare avanti efficacemente progetti di filiera che tengano conto del Consumatore.

Partendo dal rallentamento delle consegne di latte in Germania e Olanda, Mirco De Vincenzi e Alberto Lancellotti del Team di CLAL hanno presentato andamento e attese per il mercato lattiero-caseario internazionale e nazionale, con un attento focus conclusivo sull’andamento dei costi alla stalla.

La sala si è infine animata con un vivace dibattito che ha coinvolto operatori quali Antonio Auricchio – Presidente di Afidop, Tiziano Fusar Poli – Presidente di Latteria Soresina, Renato Zaghini – Presidente del Consorzio di Tutela Grana Padano DOP, Giovanni Guarneri – Presidente del comitato di settore lattiero-caseario presso Confcooperative, Giovanni Garbelli – Presidente di Confagricoltura Brescia, Antonio Boselli – Allevatore, Piercristiano Brazzale – Brazzale SpA, Emanuele Balliana – Allevatore sardo socio della Cooperativa Arborea.

Il consumatore vuole conoscere. Sta alla filiera, ora, raccontarsi.

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