Il sapere della campagna, la scuola, l’innovazione [video]
8 Luglio 2016

Zena Roncada - Conoscere (a) Sermide

Parlando di Sermide (MN), la Professoressa Zena Roncada racconta il costante impegno di una piccola ma al contempo grande città italiana verso l’innovazione ed il sociale.

Riportiamo per intero il video del bellissimo discorso introduttivo all’evento “Presidenti & Casari” 2016, nel quale Zena comunica il fermento scaturito dall’unione del sapere “della campagna e della scuola”, e la vitalità culturale della città in cui CLAL è nata e tuttora opera.

Guarda i video highlights dell’incontro cliccando qui.

Di seguito un adattamento scritto dell’intervento, di piacevole lettura.

Conoscere (a) Sermide

Conoscere Sermide oggi, con i suoi 6mila abitanti e qualcosa in più, significa incontrare una realtà che viene da lontano, che ha sulle spalle molta storia e speriamo, davanti a sé, molto futuro.

Sermide esiste da 15 secoli.

Autorevoli fonti ci dicono che è stata feudo imperiale nel medio evo, e poi presidio gonzaghesco con il suo castello di cui l’ultima torre è testimonianza, ha vissuto il Risorgimento, schierandosi contro gli austriaci nel ’48, quando tutta Europa era attraversata dal fermento contro l’assolutismo e da una profonda esigenza di rinnovamento. E’ stata poi incendiata per ritorsione, il 29 luglio 1848 dello stesso anno e, per la sua ribellione, meriterà 50 anni dopo, dal regno d’Italia nato dal risorgimento, la medaglia d’oro sul gonfalone e l’appellativo di città.

Ed è stato dopo l’Unità d’Italia che Sermide ha conosciuto un vigore civile che ha lasciato un segno importante, sia sul piano sociale sia sul piano culturale.

Gli anni dal 1867 al ‘70 segnano tappe fondamentali.

Viene fondata la Società Operaia Maschile di Mutuo Soccorso avente per finalità il reciproco aiuto fra i soci in caso di malattia e il supporto economico ai bisognosi in caso di vecchiaia o di invalidità. Svolgerà la sua attività fino agli anni ’40. E questo certifica la propensione ad un volontariato attivo che è ancora oggi la marca più rilevante della nostra comunità.

Viene istituito un Comizio Agrario volto a perseguire “il miglioramento agrario del paese e diffondervi le pratiche migliori”. E questo indica la vocazione agricola della nostra zona e la volontà di progredire.

Viene fondata una Scuola serale gratuita per adulti finanziata dal Comune e viene creata una Biblioteca Popolare Circolante. E questo accredita un’attenzione precoce alla necessità di imparare, invertendo la rotta dell’analfabetismo.

Anni di fervore in cui pubblico e privato collaborano e l’amministrazione è supportata da un gruppo di professionisti (medico in testa) che si impegnano per il bene comune e anche questo tratto ricorda il nostro presente. Il risultato è nelle cose: l’apertura di quattro asili infantili e stanziamenti a favore delle Scuole Elementari.

Insomma l’amore per il sapere e per il conoscere viene da lontano, coniugato da un lato con il sapere pratico, tutto contadino, dall’altro con l’attaccamento all’idea che la scuola è un bene necessario, che a scuola occorre andare.

Due fonti del sapere, dunque: la campagna e la scuola.

Il mondo agricolo, che ha sempre usato l’orologio del cielo e della natura come bussola in ogni stagione per le attività nei campi, negli orti, nei giardini e per l’allevamento degli animali, ha fissato nella memoria collettiva un sapere incancellabile. L’ha fatto attraverso i proverbi e i riti, i gesti e le formule, spendibili al bisogno come contributo all’essere e al fare.

La scuola ha aperto tante strade, ben percorse dai sermidesi che abbiamo prestato all’insegnamento, alla ricerca, alla scienza, qui e altrove.

La speranza è che adesso i saperi prodotti dalla scuola tornino sempre più frequentemente a dialogare con il mondo del fare, perché producano INNOVAZIONE.

Innovazione è un termine complesso: suggerisce una direzione (in) verso la quale procedere e, insieme, rimarca un’azione che nel suo cuore ha il nuovo (nov), luogo e fine a cui tendere e per cui operare, attivamente.

Innovare significa, dunque, sia un orientamento del pensiero (uno stare dalla parte del nuovo) sia un processo (un andare verso il nuovo, produrlo, costruirlo), entrambi capaci di coniugarsi con la politica, con la tecnologia, con l’economia, con la cultura, sul comune filo del cambiamento.

Nuovo, a sua volta, è quanto è appena nato o ancora non c’è, tutto da inventare, da prefigurare, da sperimentare, da provare: per questo va d’accordo con l’idea di presente e con l’idea di futuro.

E’ dalla botanica, comunque, che giunge la ricarica di senso più fruttuosa.

Nel linguaggio botanico, innovazione è il ramo giovane della pianta e, più propriamente, il germoglio basale delle graminacee, ‘butto’ che nasce proprio alla radice e traduce l’essenza della pianta in un nuovo che ha l’impronta di ‘ieri’ ma trasmette a ‘domani’ la sua vitalità, in un processo di crescita: da vita a vita.

E allora piace pensare che questo sia proprio quello che ha fatto e sta facendo Angelo Rossi (mi auguro sia un modello di esportare): a diretto contatto con le fondamenta del suo sapere, nato dal fare, dalla sua sostanza viva, dalla storia sua e di suo padre, ha fatto germogliare la spinta verso strade ancora non percorse.

Ecco, penso che vivere a Sermide significhi anche questo e possa consentire, magari proprio qui, in questo luogo, l’innesto del nuovo sull’antico Comizio Agrario, verso metodi e strumenti ancora da provare, fra continuità di valori e disponibilità al cambiamento.

L’innovazione, infatti, non è la pars destruens di un processo, ma è apertura consapevole, critica e costruttiva del processo stesso: una forza innovatrice, che contiene in sé il passato “degno di svolgersi e perpetuarsi”, è ricerca che riceve e sviluppa con congruenza il nucleo vitale dell’intero organismo.

Vi auguro una buona, innovativa giornata di lavoro.

Zena Roncada

Presidenti & Casari: insieme per produrre DOP in modo efficiente
1 Giugno 2016

TESEO.clal.it, con il Patrocinio del Comune di Sermide (MN), e la collaborazione del Consorzio Grana Padano DOP e del Consorzio Parmigiano Reggiano DOP, organizza l’incontro “Insieme per produrre DOP in modo efficiente“, con Presidenti e Casari di alcune latterie produttrici di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, che si terrà Venerdì 10 Giugno 2016 alle 9.30 a Sermide (Centro di Educazione Ambientale sulla riva del Po “Teleferica”, via Argine Po).

PROGRAMMA

  • Prof. Zena Roncada, Conoscere (a) Sermide
  • Dr. Riccardo Deserti, Direttore Consorzio Parmigiano Reggiano – Come accrescere la distintività dei formaggi duri D.O.P.
  • Dr. Dario Casali, Specialista dairy DuPont Danisco – La ricchezza in Grana Padano e Parmigiano Reggiano di minerali buoni per la salute
  • Prof. Germano Mucchetti, Università degli Studi di Parma – L’innovazione nella tecnologia casearia per i formaggi D.O.P. duri italiani
  • Dr. Stefano Berni, Direttore Consorzio Grana Padano – Caseificio, compatibilità fra la trasformazione del latte in D.O.P. ed altre destinazioni
  • Gianni Fava, Assessore Regionale all’Agricoltura Regione Lombardia – Conclusioni

Guarda i video highlights dell’incontro cliccando qui.

A seguire, alcune foto del precedente incontro “Formaggi: Qualità e Mercato”, tenutosi il 7 Giugno 2013:

Mostrate ai consumatori cosa facciamo nelle stalle
25 Maggio 2016

Silvano Cobelli
Cavriana, Mantova – ITALIA

L’allevatore Silvano Cobelli

Azienda Agricola Società Agricola Cobelli
Capi allevati: 210 | 100 in mungitura.
Ettari coltivati 60.
Destinazione del latte: Grana Padano DOP
(Zanetti S.p.A.).

Silvano Cobelli, 48 anni, allevatore di Cavriana con 210 capi allevati, di cui 100 in mungitura; 60 ettari coltivati a medica, mais, prato stabile e vigneto (che è l’altro business dell’azienda), conferisce il latte a Zanetti per la produzione di Grana Padano.

Ha avuto problemi con la consegna di latte?

“Nessuno, ho rinnovato il contratto dal 1° aprile, con un prezzo in linea col mercato”.

Conosce allevatori che sono rimasti a piedi con la consegna del latte?

“No, nella mia zona nessuno. In Liguria so che è stato risolto il problema, ma è una follia arrivare a gettare il latte nei fossi”.

Quali suggerimenti ha per risolvere questa crisi così pesante?

“La crisi deriva dalla cattiva gestione del dopo quote. Tutti hanno aumentato la produzione di latte, l’embargo russo ha fatto venire meno uno sbocco di mercato importante. Era inevitabile: in Europa si producono circa 22 milioni di quintali di latte in più e i prezzi sono crollati”.

Condivide il piano produttivo del Grana Padano?

“Sì, se si decide una linea va seguita. Il piano produttivo non può essere valido per tre mesi sì e due no e viceversa. Una volta adottato si rispetta e si farà annualmente, magari, un controllo di funzionalità. In caso contrario andremmo ad appesantire un mercato già abbastanza gravato da fattori esterni”.

Nella vostra azienda qual è la prima voce di spesa?

“L’irrigazione: paghiamo 600 euro/ettaro all’anno. Per irrigare abbiamo turni settimanali e si innaffia una volta ogni 8 giorni, ma paghiamo comunque la medesima cifra, qualunque coltura sia in campo”.

Che cosa suggerisce?

“Potremmo introdurre contatori dell’acqua sugli idranti e pagare in base ai consumi e non in base alle superfici”.

Producete anche vini DOP dei Colli Morenici. Andando oltre il prezzo, vi dà più soddisfazione il vino o il latte?

“Sono due mondi diversi. Nel vino metti di più della tua iniziativa, puoi scegliere l’etichetta, la destinazione di mercato, hai contatti diretti con i privati, i ristoratori, le enoteche. Ma anche il latte ci dà molta soddisfazione, perché possiamo contare su una buonissima genetica, ottime medie di produzione, una qualità che ci viene riconosciuta. Questo ci porta a lavorare con passione e a continuare a investire”.

Quali investimenti state facendo?

“Abbiamo cambiato il sistema di podometri alle vacche, in un futuro potremmo avere la sala robotizzata o il robot di mungitura. Abbiamo i collari che misurano la ruminazione degli animali, per avere sempre di più le bovine sotto controllo e migliorarci ulteriormente”.

La sua azienda adotta metodi per ridurre il consumo energetico?

“Abbiamo installato un fotovoltaico per autoconsumo già cinque anni fa. Ci riduce la bolletta della luce anche della metà in estate, forse anche di più”.

Che suggerimenti desidera inviare al Consorzio di tutela del Grana Padano?

“Far conoscere di più ai consumatori cosa facciamo nelle stalle, perché spesso passa il concetto che sfruttiamo gli animali, quando non è così. Inoltre, dovremmo spiegare ai consumatori come si fa il Grana Padano. Me ne accorgo quando vendo il vino in cantina: non appena si accorgono che ho anche la stalla, sono tutti incuriositi e affascinati dal nostro lavoro. È bellissimo, raccontiamolo di più”.

Società Agricola Cobelli
L’Azienda Agricola Società Agricola Cobelli

Società Agricola Cobelli

Società Agricola Cobelli

Il nuovo Presidente del Parmigiano Reggiano DOP dovrà fare squadra con il Consiglio
10 Maggio 2016

Matteo Salati
Olmo di Gattatico, Reggio Emilia – ITALIA

L'allevatore Matteo Salati
L’allevatore Matteo Salati

Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.
Capi allevati: 1.000 | 400 in lattazione.
Ettari coltivati 280.
Destinazione del latte: Parmigiano Reggiano DOP (Caseificio del Milanello Terre di Canossa).

Con 280 ettari coltivati interamente a mais e foraggere (medica, frumento da foraggio, prato stabile, loietto e panico) e una stalla con 1.000 capi (di cui 400 in mungitura), l’azienda in cui Matteo Salati di Olmo di Gattatico (Reggio Emilia) lavora è occupata da 8 lavoratori fissi e 2 part time. Un piccolo esercito.

“Io e mia moglie Ilaria ci occupiamo della gestione dell’allevamento, mio fratello Lorenzo campagna, mio papà Vincenzo dell’amministrazione e del caseificio Milanello di Campegine di cui è presidente e dove destiniamo il latte per la produzione di Parmigiano Reggiano”, spiega Matteo Salati.

Le dimensioni innescano inevitabilmente economie di scala e, allo stesso tempo, l’attenzione alla sostenibilità è elevata.

“Per ridurre il consumo energetico abbiamo cambiato l’impianto di ventilazione. Questo ha portato un beneficio di 5 kwh consumati in meno nei mesi estivi. Inoltre, abbiamo montato le piastre per raffreddare il latte, grazie alle quali risparmiamo i due terzi dell’energia, che prima era necessaria. Il tutto con una spesa sopportabilissima. Il calore recuperato serve per scaldare l’acqua destinata agli animali”.

E sul consumo idrico?

“Abbiamo livellato una quota importante dei nostri terreni, tanto che oggi sia i prati stabili che le superfici che irrighiamo a scorrimento richiedono meno acqua”.

Il Consorzio di tutela del Parmigiano-Reggiano nei giorni scorsi ha annunciato l’operazione di valorizzazione del prodotto di montagna. Pensa sia positiva?

“Per me è giusto che si valorizzi la montagna, perché l’agricoltura tutela il territorio e l’occupazione, con un indotto importante. In zona collinare e montana viene fatto circa un quarto del totale del Parmigiano-Reggiano. La mia è un’opinione disinteressata sul piano aziendale, essendo collocato nella Bassa reggiana. Tuttavia, ritengo che sia giusto, a patto che il prodotto sia davvero di montagna e non frutto di una lavorazione in montagna, ma con latte di pianura”.

E come si può garantire la tracciabilità del latte di montagna?

“Guardare innanzitutto dove è ubicata la stalla. E affidare la vigilanza sulla qualità agli organi preposti, potenziando con la condivisione del Consorzio dove è più necessaria”.

L’assemblea del Parmigiano-Reggiano ha votato la prosecuzione del piano produttivo per altri tre anni. È soddisfatto?

“Credo che l’impianto del piano produttivo sia migliorativo rispetto a quello del triennio precedente. La finalità è giusta: mantenere in equilibrio la produzione di forme, in modo da evitare impennate e depressioni di prezzo che hanno punito i nostri bilanci. Serve ora la ratifica da parte di tutti i produttori. Hanno votato almeno i due terzi dei caseifici, adesso almeno i due terzi dei produttori devono approvare”.

Dopo le dimissioni di Alai, chi vorrebbe come presidente?

“Non mi sbilancerò sul nome. Sicuramente al Consorzio serve una persona che abbia le idee ben chiare non su moltissime iniziative, ma sulle più importanti, che devono essere portate a termine. Il presidente dovrà fare squadra col consiglio e puntare su temi cardine: controlli sulla qualità, anche sugli impianti del grattugiato e sugli impianti di trasformazione, la pubblicità deve essere mirata e non generalista e i piani produttivi tenuti monitorati”.

L'Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.
L’Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.

Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.

L'allevatore Matteo Salati

Allevamento: essere uniti fa la differenza
19 Aprile 2016

Fabiano Luppi
Gonzaga, Mantova – ITALIA

L’allevatore Fabiano Luppi

Azienda Agricola Soc. Agr. Luppi S.S.
Capi allevati: 130 | 60 in lattazione.
Ettari coltivati 60.
Destinazione del latte: Parmigiano Reggiano DOP (Latteria Agricola Venera Vecchia).

Fabiano Luppi, 36 anni, è un allevatore di 130 bovine da latte e di 1.400 suini all’ingrasso tra Gonzaga (area milk) e Pegognaga (maiali). La destinazione del prodotto la dice lunga sulla sua filosofia, fortemente ispirata alla cooperazione.

Il latte viene conferito alla latteria Venera Vecchia di Bondeno di Gonzaga, per la produzione di Parmigiano-Reggiano; i suini sono commercializzati tramite Opas, la organizzazione di produttori che ha ampliato i propri orizzonti, affittando il macello Italcarni e stringendo alleanze interessanti con altri player per valorizzare il prodotto.

Gli ettari coltivati dalla famiglia Luppi sono 60, con le coltivazioni classiche per la zootecnia del distretto del Parmigiano-Reggiano: erba medica, mais, erbaio di graminacee e frumento.

Crede molto alla cooperazione. Qual è il valore aggiunto?

“Essere sul mercato uniti come allevatori permette di fare una discreta massa critica e a non soccombere di fronte alle decisioni degli industriali. I vantaggi della cooperazione riguardano anche altri aspetti, come ad esempio mantenere spese più basse. Essere uniti fa la differenza, e vale anche per le stalle di grandi dimensioni, non solo per i più piccoli”.

Un’alleanza tra cooperazione e industria, secondo lei è fattibile?

“Sì, a patto che ci siano obiettivi comuni. Oggi ci confrontiamo con il mondo e dobbiamo allargare gli orizzonti, ma credo che si possa collaborare esclusivamente se c’è unità di intenti”.

Il Consorzio di tutela del Parmigiano-Reggiano nei giorni scorsi ha annunciato l’operazione di valorizzazione del prodotto di montagna. Pensa sia una scelta positiva?

“Certamente, perché oggi è indispensabile avere una propria connotazione sul mercato. Non opero in montagna, ma nel Basso Mantovano e, sullo stesso principio del prodotto di montagna, che deve essere controllato e certificato, sono convinto che anche Mantova debba perseguire la strada della caratterizzazione produttiva, lanciando un modello di Parmigiano-Reggiano di pianura o identificato con il distretto di Mantova. La maggior parte delle persone non sa che anche nella parte di Lombardia che sta sulla riva destra del Po si produce Parmigiano-Reggiano. Dobbiamo comunicarlo e valorizzare il più possibile il prodotto. La promozione ormai è parte integrante dell’attività”.

Parlando di alleanze, ritiene auspicabile un’intesa tra Grana Padano e Parmigiano-Reggiano per la commercializzazione, magari anche all’estero?

“Iniziare una formula efficace di collaborazione sui mercati non è male. Se pensiamo che gli industriali già lo fanno, non vedo perché non si possa fare anche nella cooperazione o tra consorzi di tutela. La mia latteria, la Venera Vecchia di Bondeno, conferisce le forme al Virgilio, che commercializza sia il Grana Padano che il Parmigiano-Reggiano. La strada è quella, si può anche accorpare più realtà”.

Cosa pensa del fenomeno dei formaggi “bianchi”?

“Se il disciplinare non vieta le produzioni, si può fare. E credo che il Parmigiano-Reggiano non debba avere paura della concorrenza dei formaggi bianchi, perché è altro: più valore, più storia, qualità migliore. Ma bisogna essere bravi a farlo sapere, perché se pensiamo che basti il blasone per vendere a un prezzo soddisfacente, siamo finiti”.

Qual è l’identikit del futuro presidente del Consorzio di tutela del Parmigiano-Reggiano?

“Dovrà essere un presidente di unione. Con questo non voglio assolutamente dire che Alai non lo fosse. Le nostre sfide sono continuare a produrre di qualità e su questo versante non si deve cedere. Le ultime norme del consorzio sul grasso e sulla localizzazione delle vacche tutelano di più la qualità del prodotto, dobbiamo farcelo pagare per quello che vale”.

Qual è la prima voce di costo dell’azienda?

“L’alimentazione delle bovine, che incide per circa 25 euro al quintale. Non possiamo, per i vincoli imposti dal disciplinare, comprimere i costi. Inoltre, bisogna anche fare una scelta di campo: per ottenere la qualità serve la qualità degli alimenti. Se mi limitassi a inseguire ogni mese i costi della razione alimentare la dovrei cambiare costantemente, fallendo l’obiettivo della continuità. La flessibilità non deve essere anarchia”.

La sua azienda adotta metodi per ridurre il consumo idrico o energetico?

“Siamo abbastanza attenti ai costi e cerchiamo di contenerli con diverse azioni. Siamo soci della cooperativa San Lorenzo di Pegognaga e ci affidiamo al servizio di separazione dei reflui: la parte liquida viene usata come fertirrigazione dei terreni, con conseguente risparmio della spesa per i concimi chimici. La parte di scarto viene valorizzata nei digestori per la produzione di biogas.

La lotta alla piralide del mais viene fatta in maniera biologica, attraverso il drone. I risultati sono i medesimi del trattamento chimico, ma è più sostenibile e in due anni che seguo tale metodo non ho rilevato controindicazioni.

Sul versante della sostenibilità idrica ho aderito al progetto del consorzio di bonifica Terre dei Gonzaga, grazie al quale riusciamo a sapere qual è il momento migliore per irrigare”.

Azienda Agricola Soc. Agr. Luppi S.S.
Azienda Agricola Soc. Agr. Luppi S.S.

Azienda Agricola Soc. Agr. Luppi S.S.

Latte: perla di filiera – Riflessione di Angelo Rossi
9 Febbraio 2016

Proponiamo i punti principali di una riflessione scritta da Angelo Rossi nel 2003, che appare quanto mai attuale.

Penso sia importante interrogarsi su cosa dà valore al latte, cosa ne determina un apprezzamento, in termini di pregio e di valore remunerativo.

A dare valore al latte è la sua destinazione a prodotti prestigiosi.

[…]

Più guadagna mercato il Made in Italy, più circolano i buoni prodotti italiani nel mondo, in un mondo sempre più largo e “spalancato”, più si rafforza la filiera e vengono premiati tutti i suoi attori: Produttori e Trasformatori.

Io credo che il valore del latte si formi attraverso un processo simile a quello della formazione della perla.

Una perla nasce attorno ad un nucleo vivo, nel mantello di un’ostrica: non è la grandezza del nucleo a dare valore, ma gli strati che l’avvolgono, si sovrappongono e le danno l’ultima, finale brillantezza.

Il latte è il nucleo vivo di ogni prodotto derivato: è il punto di partenza necessariamente ottimo per garantire la riuscita delle successive trasformazioni.

A loro volta le successive trasformazioni, se avverranno all’insegna di saperi ben collaudati, di norme di sicurezza, di buone fatture aggiungeranno valore alla materia prima di partenza.

Ma se questo patrimonio non verrà galvanizzato da un mercato vivace, ampio, fruttuoso come si potrà difendere il valore economico del latte?

A dar valore al latte, come alla perla, è il ciclo dei passaggi.

E l’ultimo indispensabile passaggio, per il latte, è il mercato dei prodotti lattiero caseari, che va necessariamente incrementato e orientato nella direzione della qualità e dell’innovazione.

E’ il valore aggiunto assegnato dal mercato l’elemento essenziale!

[…]

La filiera deve produrre partecipazione comune all’impresa economica, in forme che vedano Produttori e Trasformatori impegnati sullo stesso fronte di potenziamento del mercato.

Vanno inventate  forme di reciproca apertura, organismi misti, rappresentativi di interessi che non siano vissuti come contrapposti.

Occorrono sempre più Produttori in Cooperative di trasformazione proiettate al mercato, Cooperative che percorrano, a loro volta, la strada della aggregazione per la conquista di spazi economici e di altre avanzate collaborazioni industriali.

Occorrono sempre più Produttori in Partecipazioni Industriali.

Occorrono sempre più Industriali “illuminati”, disposti a incrociare i destini dell’industria con le strade della produzione.

Del valore aggiunto creato dal mercato è l’intera filiera a beneficiare.

 

Rafforzamento della filiera
Schema per il rafforzamento della filiera

Leggi la riflessione completa scritta da Angelo Rossi nel mese di Maggio 2003 >

Scopri in CLAL.it gli altri articoli e monografie scritti a partire dal 2001 >

Innovazione nella stalla? Il prezzo del latte ci ha fermati
26 Novembre 2015

Toon Hulshof
Lievelde – OLANDA

L'allevatore olandese Toon Hulshof
L’allevatore olandese Toon Hulshof

Azienda Agricola “Melkveebedrijf Hulshof”
236 capi totali, dei quali 113 in lattazione
70 ettari coltivati
Destinazione del latte: burro, formaggio e latte in polvere (FrieslandCampina)

Qual è l’handicap maggiore con cui dovete fare i conti in questa situazione di mercato?

“Non riusciamo a pianificare gli investimenti in azienda. Abbiamo sempre innovato, ma a queste condizioni di mercato abbiamo dovuto fermarci”.

Qual è l’approccio degli allevatori olandesi nei confronti delle energie rinnovabili?

“Guardiamo con estremo interesse il biogas e in passato in molti hanno investito, ma oggi l’energia non è pagata in maniera così conveniente e dunque dobbiamo valutare chi ha interesse a costruire un impianto e per quali aziende, invece, non è redditizio”.

Con 236 capi totali, fai ricorso alla manodopera?

“Sì, abbiamo un dipendente che gestisce la mandria a tempo pieno”.

Quanto vi costa?

“Circa 2,8 centesimi per chilogrammo di latte”.

Conoscevate già i grandi formaggi italiani a pasta dura, Grana Padano e Parmigiano-Reggiano?

“Certamente, ma in Olanda noi li chiamiamo genericamente Parmesan e, normalmente, non rientrano fra i nostri acquisti. Sono molto apprezzati, ma sono appannaggio delle fasce più alte della società. Tutti gli altri mangiano i formaggi olandesi”.

Riesci a gestire il tempo libero?

“È sempre poco, ma mi occupo di politica nel mio comune per il partito Cristiano-Democratico”.

Azienda Agricola "Melkveebedrijf Hulshof"
Azienda Agricola “Melkveebedrijf Hulshof”

Azienda Agricola "Melkveebedrijf Hulshof"

Raddoppia l’export di latte italiano confezionato
20 Novembre 2015

Le esportazioni dell’Italia nel mese di Agosto 2015 confrontate con Agosto 2014 sono aumentate in volume relativamente a Latte in imballaggi <= 2 L (+259.0%), Burro (+64.5%), SMP (+23.4%), Formaggi (+11.8%), mentre sono diminuite quelle di Polvere di Siero (-5.9%), Lattosio uso farmaceutico (-16.8%), Latte in imballaggi > 2 L (-35.6%).

Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di Agosto 2015 confrontate con Agosto 2014 sono aumentate in volume relativamente a Pecorino e Fiore Sardo (+55.8%), Formaggi grattugiati o in polvere (+35.8%), Gorgonzola (+15.0%), Provolone (+12.3%), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+7.6%), mentre sono diminuite quelle di Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (-1.1%).

I principali Paesi Importatori nei primi 8 mesi del 2015 (anno in corso) sono:

Per Grana Padano e Parmigiano Reggiano:

  • Germania, le cui importazioni – pari al 22% della quota di mercato – sono aumentate del 1.2%
  • Stati Uniti, le cui importazioni – pari al 14% della quota di mercato – sono aumentate del 28.8%

Per Formaggi grattugiati o in polvere:

  • Francia, le cui importazioni – pari al 29% della quota di mercato – sono aumentate del 6.8%
  • Germania, le cui importazioni – pari al 28% della quota di mercato – sono aumentate del 56.7%

Per Pecorino e Fiore Sardo:

  • Stati Uniti, le cui importazioni – pari al 63% della quota di mercato – sono aumentate del 22%
  • Germania, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono aumentate del 1.5%

Per Gorgonzola:

  • Germania, le cui importazioni – pari al 23% della quota di mercato – sono aumentate del 8.8%
  • Francia, le cui importazioni – pari al 21% della quota di mercato – sono aumentate del 1.6%

Consulta il riepilogo Import/Export dell’Italia su CLAL.it.

Hai bisogno di ulteriori informazioni su Import/Export dei prodotti lattiero caseari? Accedi all’area Dairy World Trade su CLAL.it

ITALIA: prodotti lattiero caseari esportati nell’anno corrente (Gen-Ago)
  QUANTITÀ (Ton) VALORI (‘000 EUR)
2014 2015 ± su 2014 2014 2015 ± su 2014
Formaggi 219.188 242.849 +10,8% 1.429.340 1.483.448 +3,8%
di cui:    
– Grana Padano e
Parmigiano Reggiano
51.876 55.262 +6,5% 504.159 492.246 -2,4%
– Formaggi grattug. o in polv. 17.166 20.625 +20,1% 147.572 169.008 +14,5%
– Pecorino e Fiore Sardo 10.188 11.771 +15,5% 82.875 109.617 +32,3%
– Gorgonzola 10.643 11.849 +11,3% 65.082 71.327 +9,6%
– Provolone 3.349 3.585 +7,1% 21.494 22.169 +3,1%
– Asiago, Montasio,
Ragusano, Caciocavallo
1.202 1.266 +5,3% 8.563 8.677 +1,3%
Polvere di Siero 326.348 314.612 -3,6% 132.795 92.603 -30,3%
Burro 3.462 5.935 +71,4% 16.123 23.233 +44,1%
SMP Polv. Latte Screm. 4.243 4.590 +8,2% 16.069 16.368 +1,9%
Latte in imballaggi > 2 L 14.288 17.020 +19,1% 11.274 13.938 +23,6%
Lattosio uso farmaceutico 17.503 18.752 +7,1% 16.804 13.867 -17,5%
Latte in imballaggi <= 2 L 6.464 13.053 +101,9% 5.028 9.162 +82,2%
Altri prodotti* 6.848 8.918 +30,2% 14.296 17.535 +22,7%
EXPORT TOTALE 598.345 625.730 +4,6% 1.641.729 1.670.154 +1,7%
* Altri prodotti: Latte per l’infanzia, Latte condensato, WMP Polvere di Latte Intero, Caseinati, Caseine, Lattosio uso alimentare
Elaborazione CLAL su dati GTIS
VALORI (Mio EUR) 2012 2013 2014 Anno corrente (Gen-Ago)
2014 2015 ± su 2014
Export (E) 2.220 2.362 2.464 1.642 1.670 +1,7%
Import (I) 3.223 3.615 3.561 2.428 2.039 -16,0%
Bilancio (E – I) -1.004 -1.253 -1.097 -786 -369 -53,1%

Le esportazioni dell’Italia nel mese di Agosto 2015 confrontate con Agosto 2014 sono aumentate in volume relativamente a Latte in imballaggi <= 2 L (+259.0%), Burro (+64.5%), SMP (+23.4%), Formaggi (+11.8%), mentre sono diminuite quelle di Polvere di Siero (-5.9%), Lattosio uso farmaceutico (-16.8%), Latte in imballaggi > 2 L (-35.6%).

Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di Agosto 2015 confrontate con Agosto 2014 sono aumentate in volume relativamente a Pecorino e Fiore Sardo (+55.8%), Formaggi grattugiati o in polvere (+35.8%), Gorgonzola (+15.0%), Provolone (+12.3%), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+7.6%), mentre sono diminuite quelle di Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (-1.1%).

I principali Paesi Importatori nei primi 8 mesi del 2015 (anno in corso) sono:

Per Grana Padano e Parmigiano Reggiano:

  • Germania, le cui importazioni – pari al 22% della quota di mercato – sono aumentate del 1.2%
  • Stati Uniti, le cui importazioni – pari al 14% della quota di mercato – sono aumentate del 28.8%

Per Formaggi grattugiati o in polvere:

  • Francia, le cui importazioni – pari al 29% della quota di mercato – sono aumentate del 6.8%
  • Germania, le cui importazioni – pari al 28% della quota di mercato – sono aumentate del 56.7%

Per Pecorino e Fiore Sardo:

  • Stati Uniti, le cui importazioni – pari al 63% della quota di mercato – sono aumentate del 22%
  • Germania, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono aumentate del 1.5%

Per Gorgonzola:

  • Germania, le cui importazioni – pari al 23% della quota di mercato – sono aumentate del 8.8%
  • Francia, le cui importazioni – pari al 21% della quota di mercato – sono aumentate del 1.6%

Consulta il riepilogo Import/Export dell’Italia su CLAL.it.

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CLAL.it – Italia: principali paesi acquirenti di latte in imballaggi <=2L
CLAL.it – Italia: principali paesi acquirenti di latte in imballaggi <=2L
CLAL.it - Italia: Export Totale di latte in imballaggi <= 2L (intra ed extra UE)
CLAL.it – Italia: Export Totale di latte in imballaggi <= 2L (intra ed extra UE)

Il futuro? DOP e innovazione
28 Ottobre 2015

Tiziano Fusar Poli
Cumignano, Cremona – ITALIA

L’allevatore e presidente di Latteria Soresina soc. coop. Tiziano Fusar Poli

Azienda Fusar Poli Tiziano – Pattonieri‎ Rosa
380 capi totali | 150 in lattazione
60 ettari coltivati
Destinazione del latte: Grana Padano DOP, Latte alimentare (Latteria Soresina Soc. Coop.)

Quali sono i costi che maggiormente incidono nella produzione di latte?

“Il primo è il costo alimentare, che è variabile e legato evidentemente all’efficienza produttiva dell’azienda. Un costo come quello alimentare deve essere parametrato al chilo di latte prodotto. Solo così dà la misura reale del suo peso complessivo sul costo di produzione. Un conto è produrre con un costo di 5 euro per ogni 30 chili di latte prodotto, un altro è se i chilogrammi sono 20. C’è una differenza del 30 per cento. Bisogna sempre tenere a mente il livello produttivo”.

Secondo lei l’allevatore medio fa i conti giusti in stalla o no?

“No. Bisognerebbe calcolare, quanto si parla di gestione delle stalla, i costi legati agli ammortamenti delle strutture, gli affitti dei terreni, gli ammortamenti degli impianti, dei macchinari, del terreno, il costo manodopera, compresa quella famigliare. Invece in genere si tende a considerarne solo alcuni e a trascurarne altri. Così il calcolo delle spese diventa fuorviante”.

La strada del latte in Italia è quella delle Dop o esistono alternative?

“Credo che il sistema Italia, proprio perché paga un gap di costi strutturali non imputabili all’efficienza, ma a maggiori costi aziendali, imponga alla filiera di andare su prodotti con valore aggiunto importante e più elevato, come appunto le Dop. Abbiamo la fortuna di partire da un patrimonio di prodotti di questo tipo, che siamo stati bravi a crearci, e dunque la strada non può che essere questa”.

Significa che bisogna aumentare le produzioni Dop?

“Sì. Ma gradualmente. Non possiamo bloccare le produzioni, ma dobbiamo incrementarle in proporzione all’aumento delle quote di mercati che riusciamo a conquistare nel mondo. Il sogno è inserire tutto il latte italiano in prodotti ad alto valore aggiunto, dove chiaramente ci può essere il rischio delle imitazioni, ma più che un rischio è quanto avviene normalmente quando il modello sono prodotti apprezzati e conosciuti. L’importante è che vengano perseguite le frodi, le sofisticazioni, l’utilizzo illegale dei marchi. Ma l’imitazione, purtroppo, non possiamo fermarla”.

Il futuro è la specializzazione e l’alta qualità delle produzioni?

“Sì. Lo confermano i consumatori, che in questi otto anni di crisi sono stati comunque disposti a pagare di più ogni qualvolta hanno percepito il maggior valore sul prodotto. I prodotti premium prize sono incrementati anche a due cifre. Se invece il consumatore non distingue la qualità e pensa di avere a che fare con un prodotto indifferenziato, allora prende quello che costa meno. Il futuro, non dimentichiamolo, è anche servizio e innovazione”.

Che cosa intende per innovazione?

“Significa saper interpretare prima degli altri i piccoli segnali del mercato, i timidi trend per anticipare i bisogni dei consumatori. Negli Usa abbiamo portato con Latteria Soresina il burro senza lattosio, ma potrei fare molti altri esempi”.

Tipo?

“Come Soresina teniamo molto in considerazione l’aspetto ecologico, la sostenibilità. È un valore che il consumatore cerca sempre e riconosce. La nostra realtà cooperativa, pur avendo raddoppiato negli ultimi 10 anni i volumi di latte trasformato, arrivando a lavorare 4,3 milioni di quintali di latte, ha ridotto del 50% utilizzo acqua, del 10% l’utilizzo dell’energia elettrica e del 15% il consumo di metano. Eppure, abbiamo triplicato il fatturato, riuscendo persino a risparmiare ogni anno circa 1,6 milioni di euro. Sono operazioni che il consumatore premia”.

Che cosa ammira della cooperazione estera dei grandi numeri?

“Hanno avuto sicuramente il merito di capire che potevano vincere la battaglia del mercato solo mettendosi insieme. Hanno sentito tale esigenza prima di noi, perché erano nel mercato delle commodities. E in quel mercato o sei leader in termini di costo oppure non riesci a starci. Noi non produciamo commodities, ma l’elemento dell’aggregazione sarà fondamentale, perché i mercati in espansione, a fronte di mercati occidentali maturi, saranno quelli lontani o lontanissimi. E per raggiungerli servono percorsi sicuri e volumi importanti, per garantire la remunerazione”.

Come spiega la grande prudenza delle cooperative all’aggregazione?

“Secondo me è un fatto culturale e di protezione di situazioni di conservazione. È un sentimento che parte da lontano, dalla nostra storia italiana, che è quella di un Paese messo insieme recentemente. Ma bisogna cambiare mentalità. Abbiamo visto cosa è successo in questi ultimi anni, con molti marchi italiani finiti in mano ad aziende straniere. La dimensione è un elemento chiave”.

Dare valore aggiunto al prodotto ottenuto con il latte
27 Ottobre 2015

Giovanni Guarneri
Loc. Montanara, Vescovato, Cremona – ITALIA

L’ allevatore Giovanni Guarneri (PLAC – Cremona)

Azienda Agricola Guarneri
600 capi totali | 280 in lattazione
200 ettari coltivati
Destinazione del latte: Grana Padano DOP e Provolone Valpadana DOP (Latteria PLAC – Cremona)

Il futuro del lattiero caseario italiano è in mano alle Dop?

“Sì. Le Dop garantiscono un legame con il territorio e hanno bisogno non solo di latte nazionale, ma di aree geografiche ben precise e vocate, che rispecchiano la coerenza con il proprio marchio. E, al di là delle iniziative private che vengono portate avanti nei consorzi, c’è un contesto normativo che le tutela. Sono brand a tutti gli effetti, con risvolti commerciali legati ai brand noti, che danno senso di sicurezza al consumatore. Questo permette di creare valore aggiunto e lo trasferiscono ai produttori di latte. Le dop potranno permettere al latte italiano di avere un margine superiore rispetto al mercato mondiale”.

Non si può valorizzare anche il latte fresco?

“Certamente, ma mentre il latte fresco italiano può essere valorizzato solamente sul mercato interno, per questioni logistiche, la trasformazione nelle grandi Dop permettono di raggiungere i mercati esteri”.

La fine delle quote latte che opportunità apre a produttori e cooperative?

“La fine delle quote mette fine a un processo già in corso da un po’, legato all’impostazione del commercio estero. Il mercato si è liberalizzato e adesso è ancora un po’ più libero, omogeneizzato in tutto il mondo. A cambiare, da un paese all’altro, sono i costi di produzione, dall’India al Giappone. Inoltre, cambiano le strutture aziendali: ci sono stalle con pochissimi capi e stalle giganti, allevamenti con molta terra e con poca terra. In questo contesto, lo snodo è riuscire a dare valore aggiunto al prodotto ottenuto con il latte. E le soluzioni saranno molteplici, da chi sceglie di vendere una busta di latte a chi trasforma in Dop, a chi sceglierà le nicchie di lusso. In ogni caso sarà il valore del prodotto finito e non del latte che dirà se la zona geografica avrà futuro o no”.

Serve un polverizzatore in Italia?

“No, non serve. Tutte le volte che parliamo di impianti complessi abbiamo la necessità di farli funzionare sempre e non al bisogno, per i costi di struttura. Il polverizzatore va bene dove c’è un’economia che sopporta bene prezzi di mercato del latte a 22-23 centesimi, non in Italia”.

Una delle sfide del mercato è l’incremento dell’export. Quali sono le esigenze del sistema lattiero caseario?

“È necessario avere dei portafogli prodotti particolarmente ampi, perché ormai non si esporta più un solo prodotto in un solo formato. Questo impone di avere strutture organizzative adeguate in termini di portafoglio, di certificazioni e di qualità, perché non si possono garantire rientri di prodotto dall’estero. Avrebbero costi eccessivi. Serve inoltre una capacità logistica adeguata e compiere un passo in avanti sul piano evolutivo e dimensionale. Questo è l’elemento più difficile”.

Come spiega la prudenza delle cooperative all’aggregazione?

“Perché i processi di aggregazione si compiono in due modi: o per necessità palese di una delle due parti, oppure per un progetto strategico condiviso. La prima ipotesi è quella constatata in vari casi e vale sia per le cooperative che per le società di capitali. Negli altri casi serve un affiancamento tra le identità delle imprese, che va legata alla necessità di affrontare il mercato estero. Compendiare le forti identità è la sfida sul tavolo”.

Azienda Agricola Guarneri