Carni suine italiane: nuove opportunità in Oriente [VIDEO]
29 Maggio 2020

Aumenta l’Export di Carni suine italiane nel periodo Gen-Feb 2020, con un incremento dei ricavi e nuove importanti opportunità in Oriente. L’Italia importa meno rispetto all’anno precedente, ma a prezzi superiori.

Francesco del Team di TESEO illustra l’andamento del trade di Carni Suine da e verso l’Italia nel seguente video.

L’Italia ha importato circa 190 mila tonnellate di Carni suine nel periodo gennaio-febbraio 2020: meno rispetto all’anno precedente, ma a prezzi superiori.

Export Italia
Carni Suine+6% Gen – Feb 2020

L’Export italiano è invece aumentato nel periodo gennaio-febbraio del +6,0%  accompagnato da un incremento dei prezzi all’export, in particolare per Carcasse e mezzene fresche (prezzo medio: 2,05€/kg) e per il Lardo (1,36€/kg).  Sebbene siano inferiori al picco di fine 2019, i prezzi all’export si mantengono a livelli sostenuti.

Come riportato nella news precedente, la Cina abbia raddoppiato le importazioni di Carni fresche, refrigerate o congelate dall’UE nel primo trimestre 2020, acquistando peraltro a prezzi superiori.

Export Italia verso Cina
Carni fresche, refrigerate o congelate1.577 tonnellate
Gen – Feb 2020

In merito all’Italia, nel 2019 la Cina ha fatto la sua comparsa come importante destinatario di Carni fresche, refrigerate o congelate. Nei primi due mesi del 2020 la Cina ha importato 1.577 tonnellate, divenendo il terzo importatore per questa voce dopo i Paesi UE ed il Giappone.

Auspichiamo che le imprese italiane possano aumentare la loro presenza in questa area in rapida crescita. 

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Carni suine: aumenta in volume e ancor più in valore l’export UE [VIDEO]
27 Maggio 2020

Le Imprese europee hanno aumentato l’export di Carni suine in volume, ma ancor più in valore, nel primo trimestre 2020. Qual è il principale driver di questa crescita?

Francesco del Team di TESEO illustra l’andamento delle esportazioni UE nel seguente video.

L’export UE di Carni suine e loro derivati è aumentato in volume, ma ancor più in valore, nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

Export UE
Carni fresche, refrigerate e congelate 776 mila tonnellate
Gen – Mar 2020

L’UE è il principale esportatore mondiale di Carni fresche, refrigerate o congelate: sotto questa voce sono state esportate circa 776 mila tonnellate nei primi tre mesi del 2020, per quasi 2,5 miliardi di dollari. I ricavi all’export sono di conseguenza aumentati del +27%, passando da 2,92 USD/kg nel primo trimestre 2019 a 3,18 USD/kg nel 2020. 

Ma com’è possibile che, sebbene quasi tutti i Player importatori abbiano ridotto gli acquisti dall’UE, l’export di questa voce sia aumentato del +26,2% in quantità e del +60,4% in valore?

Questo aumento è dovuto alla Cina, che ha raddoppiato le importazioni di Carni fresche, refrigerate o congelate dall’UE (+114,2%), acquistando peraltro a prezzi superiori (+56,7%).

Il principale driver di questo aumento è stata l’epidemia di African Swine Fever, che ha coinvolto il Paese nel terzo trimestre 2018 e fino ad oggi ha causato la morte o l’abbattimento di oltre 1.200.000 capi.

Il trend è confermato in marzo, ultimo mese disponibile nei dati, periodo in cui la Cina è arrivata ad assorbire il 69% dell’export UE di Carni fresche, refrigerate o congelate.

E le Carni suine italiane, sono presenti in Cina? Quali sono le performance del nostro export e del nostro import? 

Queste domande troveranno risposta nel prossimo video: registrati a TESEO.clal.it per rimanere aggiornato.

Export di animali e miglioramento genetico
6 Marzo 2020

Il commercio mondiale di animali vivi ha numeri consistenti. Secondo i dati FAO, nel 2017 raggiungeva valore complessivo di 21 miliardi di dollari, in crescita del 141% rispetto al 2000 e riguardava circa 45 milioni di maiali, 16 milioni di pecore, 11 milioni di bovini, 5 milioni di capre, quasi 2 milioni di pollame e poco più di 300 mila cavalli.

I maggiori esportatori di animali vivi sono Francia, Canada ed Australia. La grande maggioranza di questo commercio è dato dagli animali per l’ingrasso e la macellazione fra Paesi confinanti. Significativi in tal senso sono gli scambi tra USA, Canada e Messico, favoriti dal 1974 con l’accordo di libero scambio NAFTA.

Export USA di bovini e suini è nettamente inferiore rispetto all’Import

Gli USA, ad esempio, esportano suini in diversi Paesi, che vanno dal Messico al Brasile, alla Corea del sud, alla Cina, ma in misura pari ad appena l’1% dei maiali che importano, provenienti quasi tutti dal Canada per allevamento e macellazione. Al contrario, gli USA esportano verso il Canada quasi tutti i cavalli per essere macellati in Quebec e la carne poi esportata in Europa e Giappone, dato che la cultura anglosassone non accetta questa pratica.

Export USA
Bovini da Latte
2019+30%rispetto al 2018

Riguardo i bovini, nel 2019 gli USA hanno esportato circa 307 mila animali vivi, di cui 19844 bovine da latte. Sempre nel 2019, l’import di bovini da latte è stato di ben 2,4 milioni di capi, provenienti dal Canada, con un aumento del 30% rispetto al 2018.

Nel 2018, l’11% dei bovini esportati era rappresentato da vacche e appena l’1% da tori per migliorare il patrimonio genetico e la produttività di Paesi quali Cina, Pakistan, Vietnam o Paesi africani.

L’export di animali vivi per miglioramento genetico è tecnicamente molto più semplice del commercio di seme od embrioni e dunque è diretto verso i Paesi tecnicamente meno evoluti, ma è più complesso e costoso come logistica, dato che viene spesso effettuato con piccole spedizioni per via aerea.

Il commercio di animali per via marittima avviene spesso in condizioni critiche

A livello internazionale il commercio di animali vivi avviene per via marittima, nel migliore dei casi attraverso imprese specializzate, ma spesso su navi cargo convenzionali, in condizioni spesso critiche per gli animali. Lo scorso novembre in un incidente nel mar Nero che trasportava 14 mila pecore dalla Romania all’Arabia Saudita, perirono quasi tutti gli animali.

Questo comporta la necessità di adottare normative comuni a livello internazionale per assicurare le dovute garanzie per i modi ed i tempi di trasporto, ad una attività così importante per l’allevamento e la produzione alimentare mondiale.

CLAL.it - Italia, Export di Bovini
CLAL.it – Italia, Export di Bovini

Fonte: Agweb

L’obiettivo dell’India di raddoppiare il reddito degli allevatori
19 Febbraio 2019

L’India produce176Mio Tons di latte all’anno

In India il 40% della popolazione è attiva in agricoltura, con una presenza preponderante delle piccole realtà produttive, spesso marginali, nella rete dei villaggi rurali che caratterizzano il grande paese asiatico, che con 176 milioni di tonnellate, è anche il leader mondiale di latte, una delle produzioni basilari dell’agricoltura indiana, radicata nei suoi costumi e tradizioni. Di conseguenza, tutti gli sforzi per accrescere il reddito delle popolazioni rurali passano da un efficientamento del sistema, che si basa su di un modello diffuso di piccolissime realtà aziendali, apparentemente in contrasto col modello produttivo delle grandi realtà mondiali di produzione lattiera, Cina compresa.

Diventa dunque prioritario per il governo indiano migliorare il sistema per rispondere alla domanda interna, con le necessità di sicurezza alimentare ed innovazione delle affluenti fasce di popolazione urbana, ma anche per cercare di trarre profitto dall’export, settore verso cui l’India si è orientata solo recentemente.

Una serie di piani strategici, predisposti dall’agenzia pubblica National Institution for Transforming India, per raddoppiare il reddito degli allevatori entro il 2023

In tale contesto si colloca il piano predisposto dall’agenzia pubblica National Institution for Transforming India, che prevede una serie di misure che ambiscono a raddoppiare il reddito degli allevatori entro il 2023. Prendendo a riferimento il 2015, queste dovrebbero comportare però notevoli sforzi tecnici, infrastrutturali, come l’aumento delle superfici irrigate (19%), l’uso dei fertilizzanti (3%) e delle sementi selezionate (167%) per aumentare il fabbisogno di alimenti zootecnici. Sono stati predisposti una serie di piani strategici lungo tutta la filiera per sostenere il miglioramento delle attrezzature nelle aziende e degli impianti di raccolta, trasporto e lavorazione del latte, con un solido investimento pubblico ed il coinvolgimento delle maggiori aziende, cooperative e private.

L’obiettivo è di arrivare ad una produzione di 250 milioni di tonnellate di latte, il che comporta una crescita annuale del 8,5%, integrando meglio la fitta rete di allevatori ed operatori commerciali, nel contesto delle imprese di trasformazione sia cooperative che private.

Aumentare l’efficienza produttiva, ridurre i costi e ricercare le economie di scala, non basta; occorre anche gestire i surplus ed avere una attenta conoscenza e strategia dei mercati.

CLAL.it – Nel 2018 (Gennaio-Novembre) l’India ha aumentato notevolmente l’export di Burro (+125%). L’Egitto è il principale Paese acquirente.

Fonte: India Environment Portal

Presenza sul territorio e interscambi culturali per agevolare l’export [Intevista a Scanavino – Cia]
17 Gennaio 2019

Dino Scanavino – presidente nazionale della Cia-Agricoltori

“Quando il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ricevette i 100 uomini del Vino raccontò un aneddoto e cioè che una percentuale altissima di ingegneri cinesi aveva studiato in Germania e che, ritornando da classe dirigente in Cina, portarono la cultura del luogo in cui avevano studiato: la Germania. Ecco, se noi vogliamo crescere in Cina dobbiamo essere presenti, presidiare il luogo, cercare interscambi anche culturali. Solo così il made in Italy sarà vincente. I francesi erano storicamente presenti in Cina e oggi i nuovi ricchi bevono Champagne, Bordeaux e Borgogna. La crescita italiana è molto più lenta”. Parola di Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia-Agricoltori Italiani, che parte dal tema dell’internazionalizzazione in un’intervista con Clal.it.

Presidente Scanavino, l’export è sempre più la strategia vincente per il Made in Italy agroalimentare e il lattiero caseario non fa eccezione. Come si affrontano, però, i mercati esteri?

“Con la presenza sul territorio, come dicevo, e con la qualità. Per avere successo noi italiani dobbiamo pensare al latte con la crosta: o produciamo e commercializziamo formaggio, che ha un maggiore valore aggiunto, oppure non saremo mai competitivi rispetto ad altri paesi e, anzi, avremo difficoltà con tutto il resto del mondo”.

produciamo e commercializziamo formaggio, oppure non saremo mai competitivi rispetto ad altri paesi

L’Africa è un continente vicino e che potrebbe rappresentare per l’Italia uno sbocco interessante per il lattiero caseario…

“Certamente. L’Africa ha una popolazione molto giovane e un PIL in crescita. Certo, ha anche molti problemi, ma è innegabile che i giovani con un po’ di soldi comprano proteine. Bisogna però avere strategie di mercato, possibilmente condivise e attuate attraverso azioni congiunte”.

Ad esempio?

“I cinesi in Eritrea hanno costruito ferrovie, autostrade, 75 km lineari di zona industriale. Anche noi dovremmo insediare alcune aziende, per diffondere anche la nostra cultura. Non è sufficiente solo vendere. Lo abbiamo visto alla fiera dell’Agricoltura di Meknès, in Marocco. C’è un grande interesse per le macchine agricole usate, che però devono essere certificate sul piano della sicurezza. Ecco, possiamo contare su un ente qualificato come Enama, perché non aprire un ufficio là? Sarebbe un servizio che facciamo anche agli italiani, per instaurare relazioni di contiguità costante, che francesi e olandesi hanno fatto”.

Dino Scanavino – presidente nazionale della Cia-Agricoltori

L’India ha intenzione di aumentare le produzioni di latte e ha quantitativi ingenti di polvere di latte. Questo potrebbe avere conseguenze sul prezzo del latte in Europa, che non riesce a smaltire i propri magazzini. Cosa fare?
(intervista rilasciata prima di Ottobre 2018 quando i magazzini hanno incominciato a diminuire a seguito di aste organizzate dalla commissione UE)

“Quello degli stock di polvere di latte è un macigno che può crollarci addosso. Bisogna trovare un sistema efficace per smaltire i magazzini comunitari, magari in ambienti non alimentari, per l’alimentazione zootecnica. E poi monitorare con attenzione i movimenti dell’India, perché se cominciasse a esportare, ad esempio nel vicino Sud Est Asiatico, le ripercussioni sui mercati internazionali credo non si farebbero attendere, con conseguenze negative anche per l’Europa. In questo caso dovremmo essere noi europei a individuare nuovi mercati a più alto valore aggiunto e cercare di occuparli”.

Se l’India cominciasse a esportare, le ripercussioni sui mercati internazionali non si farebbero attendere

Che benefici ha portato l’etichettatura obbligatoria dei prodotti lattiero caseari?

“Come Cia-Agricoltori Italiani siamo sempre stati favorevoli all’etichettatura, come strumento di informazione del consumatore. Ma se ci illudiamo che tutti i consumatori oggi chiederanno solo materia prima italiana al 100%, allora siamo fuori strada. Chi sostiene questo mente sapendo di mentire. L’Italia ha una grande forza, che è frutto delle proprie indicazioni geografiche e che si basa su un sistema di certificazione volontario. Chi non aderisce ai controlli alla fonte e alla vendita rinuncia al marchio e rimane fuori. L’obbligatorietà non è sinonimo di qualità. Anzi. Bisognerebbe, piuttosto, scegliere un sistema e contribuire in modo che diventi virtuoso, incentivando le promozioni sulle DOP e attuare politiche che sostengano effettivamente il Made in Italy. Quando alcune Regioni nei PSR hanno subordinato l’erogazione dei fondi al fatto che trasformassero la materia prima del territorio, hanno fatto bene. Come produttori dobbiamo fare aggregazione e spingere verso consumi virtuosi, che sostengano il territorio”.

All’estero non solo con le DOP, ma anche con latte e mozzarella [intervista a Prandini – Coldiretti]
17 Gennaio 2019

La produzione di latte europea sta crescendo, mentre la domanda mondiale sembra abbastanza stabile. Inoltre, la Cina sembra aver circoscritto le importazioni dall’UE-28 al latte per l’infanzia e l’India punta all’export e non più a produrre solo per il mercato interno. Quali conseguenze prevede e come sostenere il Made in Italy lattiero caseario?

Ettore Prandini – presidente nazionale di Coldiretti

“In un mercato con le produzioni in crescita, la tutela del vero prodotto Made in Italy e del settore lattiero caseario in particolare deve necessariamente passare dalla distintività. La difesa e la valorizzazione delle produzioni DOP e IGP e la certezza della trasparenza con l’indicazione dell’origine in etichetta per i prodotti che non sono tutelati per disciplinare, sono fondamentali per potersi svincolare dall’esclusiva logica della battaglia sul prezzo”.

Quali potrebbero essere i mercati internazionali dove potersi espandere? E con quali prodotti? Le DOP possono essere l’apripista di un paniere più ampio, che comprende anche nuovi prodotti? Quali, ad esempio?

“Aldilà delle buone performance del nostro export lattiero caseario degli ultimi anni, ci sono ancora ampi margini di crescita sui mercati cosiddetti ricchi come Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina, ma anche la stessa Europa con un’attenzione particolare ai Paesi del Nord, senza tralasciare la Russia dove continuiamo a pagare gli effetti dell’embargo, sancito con decreto n. 778 del 7 agosto 2014, più volte rinnovato e ancora in vigore, come ritorsione alle sanzioni europee.

Un prodotto con ampi margini di crescita sui mercati esteri è la mozzarella da realizzare con latte italiano

In questo scenario, nel Paese del Cremlino le esportazioni agroalimentari Made in Italy hanno perso complessivamente oltre un miliardo di euro a causa del blocco che ha colpito un’importante lista di prodotti agroalimentari tra cui proprio i formaggi, oltre che frutta e verdura, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da UE, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. Un prodotto con ampi margini di crescita sui mercati esteri è la mozzarella da realizzare con latte italiano. Si tratta di uno dei prodotti del comparto lattiero caseario più consumati al mondo e al contempo più scopiazzato, spesso con pessimi risultati. Non sottovalutiamo poi i margini di crescita che potrebbero avere tutti quei prodotti che vedono il latte come uno dei componenti come i prodotti da forno, le merendine, gli snack, il gelato industriale”.

Qual è la posizione di Coldiretti sulla Brexit? Teme di più l’etichetta a semaforo, i possibili dazi oppure le difformità in tema di requisiti sanitari o di mancato riconoscimento delle Indicazioni Geografiche?

“Come Coldiretti da tempo diciamo che a pagare il conto della Brexit non deve essere l’agricoltura, che è un settore chiave per vincere le nuove sfide che l’Unione deve affrontare, a cominciare dai cambiamenti climatici. Nel prossimo bilancio dell’UE indebolire l’agricoltura, che è l’unico settore realmente integrato dell’Unione, significherebbe minare le fondamenta della stessa Unione Europea in un momento particolarmente critico per il suo futuro. Il 90% dei cittadini europei, secondo Eurobarometro, sostiene infatti la politica agricola a livello comunitario per il ruolo determinante che essa svolge per l’ambiente, il territorio e salute. Le minacce per il vero Made in Italy agroalimentare arrivano da più parti: tra queste c’è il pericoloso diffondersi di sistemi di informazione fuorviante sulle qualità intrinseche dei prodotti, come ad esempio l’etichettatura a semaforo, che vanno spesso a penalizzare prodotti universalmente riconosciuti per gli effetti benefici sulla salute, se consumati in maniera corretta nel quadro di un’alimentazione diversificata ed equilibrata. Il bisogno di informazioni del consumatore sui contenuti nutrizionali deve essere soddisfatto nella maniera più completa e dettagliata, ma anche con chiarezza, a partire dalla necessità di usare segnali univoci e inequivocabili per certificare le informazioni più rilevanti per i cittadini, mentre sistemi troppo semplificati cercano di condizionare in modo ingannevole la scelta di chi va ad acquistare i prodotti da portare in tavola”.

Il bisogno di informazioni del consumatore sui contenuti nutrizionali deve essere soddisfatto, ma con chiarezza

Ettore Prandini – presidente nazionale di Coldiretti

L’e-commerce sta crescendo. A quali condizioni potrebbe essere un’opportunità per gli allevatori?

“La spesa media sul web degli italiani ha raggiunto i 595 euro a testa all’anno con un aumento dell’8% nell’ultimo anno, con un andamento destinato a modificare l’assetto della distribuzione commerciale tradizionale. Sul podio dei prodotti più acquistati dagli italiani ci sono però l’abbigliamento e i prodotti di bellezza seguiti dalle vacanze e i viaggi e dai giocattoli ed hobbies. Molto distanziato con un importo di 1,2 miliardi di dollari il settore del “food & personal care” che però con un aumento del 15% è quello che fa registrare l’incremento maggiore nell’arco dell’anno. Per il cibo si registra in realtà una polarizzazione nei comportamenti di acquisto con un numero crescente di consumatori che privilegia il rapporto diretto con i produttori come dimostra il successo dei mercati di vendita diretta degli agricoltori dove hanno fatto la spesa almeno una volta al mese 30 milioni di italiani nel 2017 secondo i dati Coldiretti/Ixè per la fondazione Campagna Amica. In quest’ottica si aprono molte opportunità per tutti gli imprenditori agricoli, allevatori compresi”.

Filiere e prodotti etici col progetto Latte Dop Italia [intervista a Verrascina – Copagri]
17 Gennaio 2019

Franco Verrascina – Presidente Copagri

Franco Verrascina è presidente di Copagri dal 2009. Dal 3 luglio 2018, inoltre, guida il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative italiane dell’agroalimentare e Copagri, rappresentando oltre i due terzi delle aziende agricole italiane, il 60% del valore della produzione agricola e della superficie nazionale coltivata, con oltre 800mila persone occupate nelle imprese rappresentate.

La produzione di latte europea sta crescendo, mentre la domanda mondiale sembra abbastanza stabile. Quali conseguenze prevede e come sostenere il Made in Italy lattiero caseario?

“È indubbio che negli ultimi dieci anni, a prescindere dalla fine del sistema delle quote latte, la produzione lattiero-casearia comunitaria stia crescendo, e questo avviene soprattutto grazie a un’espansione verso nuovi mercati, tra i quali ci sono certamente quelli del BRICS, ovvero di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i quali rappresentano per l’Europa un’opportunità che bisogna continuare a sfruttare, sia in termini di quantità che di qualità.
Negli ultimi anni, infatti, le dinamiche europee stanno mostrando sempre maggiori criticità; nel Nord dell’Europa sembra ci si stia concentrando più sulla quantità, tanto che abbiamo tanto latte per conquistare le commodity di latte in polvere e sottoprodotti proteici, mentre il Sud del Continente, con l’Italia in testa, appare maggiormente concentrato sullo sviluppo della qualità. Riteniamo che, nonostante gli aumenti interni in area BRICS in termini di produzione, i prodotti lattiero caseari italiani possano riscuotere un successo ancora maggiore in termini di sviluppo, visto l’aumento del tenore di vita di queste aree. Questo benessere in aumento, infatti, porterà sempre più spesso i consumatori a ricercare prodotti agroalimentari di qualità, quali appunto le eccellenze lattiero-casearie del nostro Paese”.

L’area geografica che in prospettiva può darci più soddisfazioni è quella del BRICS

Quali potrebbero essere i mercati internazionali dove potersi espandere? Le DOP potrebbero essere l’apripista di un paniere più ampio, che comprende anche nuovi prodotti?

L’area geografica che sicuramente in prospettiva può darci più soddisfazioni è, come anticipato poco sopra, quella del BRICS, anche se non bisogna trascurare l’America del Nord, così come l’Asia, con gli Emirati Arabi in testa, e l’Oriente.
In questi Paesi tutto il nostro sistema di DOP è all’avanguardia e la continua richiesta di questi ultimi anni lo dimostra. Proprio in questi Paesi, però, nell’ambito di una seria politica che miri allo sviluppo dell’internazionalizzazione, si potrebbe puntare sulla produzione di latte in polvere con determinate caratteristiche, magari per l’infanzia; tale produzione, infatti, sebbene quasi abbandonata da lungo tempo in Italia, potrebbe dare grandi prospettive ai produttori nazionali e comunitari”.

Come potrebbe avvenire questa espansione sui mercati esteri?

“I formaggi duri sono la nostra prima modalità di conquista dei mercati esteri; per questo motivo noi sosteniamo che le politiche di internazionalizzazione vadano migliorate e debbano essere più coraggiose.
In questo senso sostenere e istituire il riconoscimento del Latte “Dop Italia”, come più volte chiesto dalla Copagri, potrebbe rappresentare un aiuto concreto per molti prodotti del segmento formaggi duri italiani 100%, che molta attenzione stanno avendo in questi ultimi due anni. Tale riconoscimento, che non vuole ovviamente andare a condizionare in negativo e togliere valore alla produzione di Grana Padano e di Parmigiano Reggiano, che sono in un certo senso i “principi” dei formaggi italiani nel mondo, servirebbe inoltre a evitare tutte le sperequazioni che ci sono tra le varie Regioni, oltre a soddisfare la “fame di Italia” all’estero”.

Franco Verrascina – Presidente Copagri

L’Olanda ha ridotto il numero di capi e, di conseguenza, la produzione lattiera. Inoltre, per agevolare un percorso di sostenibilità, ha introdotto le quote sui fosfati. Come dovrebbe comportarsi l’Italia?

“L’Olanda è da sempre il paese europeo dove nel settore zootecnico, e in particolare in quelli lattiero caseario e suinicolo, le misure ambientali hanno causato forti criticità. Basti pensare che in un territorio grande meno del doppio di quello della Lombardia vi sono una volta e mezza le vacche di tutta Italia, oltre a milioni di suini.
La Direttiva UE sui nitrati ha quindi obbligato questo Paese a una netta inversione di tendenza sul carico zootecnico, tanto che a livello amministrativo sono state introdotte le quote nitrati, con un mercato in continua ascesa speculativa, che ha svantaggiato gli allevatori con uno scarso capitale-terra; basti pensare, ad esempio, al fatto che il costo per sostenere lo smaltimento dei nitrati è di migliaia di euro all’anno per ogni bovina adulta, con le immaginabili conseguenze che questo comporta per le stalle di medio-grandi dimensioni. In Italia, tranne in alcune particolari zone della Pianura Padana, non si registrano particolari problematiche. Possiamo quindi rivendicare con forza il grande lavoro verso la sostenibilità ambientale e il benessere animale che i nostri produttori stanno sviluppando negli ultimi anni, tant’è che oggi tale fattore è tra i più premianti in tutte le aree a produzione DOP, requisiti richiesti nei disciplinari”.

Il benessere animale al giorno d’oggi è purtroppo un grande costo non riconosciuto dal sistema della catena del valore

Quanto incide il benessere animale nelle stalle da latte? È più un costo o un’opportunità?

“Quanto detto evidenzia come i produttori da molti anni stiano investendo in sostenibilità e benessere animale, anche se questo al giorno d’oggi è purtroppo un grande costo non riconosciuto dal sistema della catena del valore.
Il progetto della Copagri per il riconoscimento del Latte “DOP Italia” va, infatti, proprio nella direzione di costruire filiere e prodotti etici; vogliamo e dobbiamo essere partecipi del sistema virtuoso che fa riferimento all’economia circolare, nel quale i nostri prodotti straordinariamente unici possano essere riconosciuti e valorizzati dal consumatore, non solo italiano ma mondiale”.

 

I formaggi del Trentino vanno esportati [intervista]
29 Novembre 2018

Franco Morandini
Predazzo, Trento – ITALIA

L’allevatore Franco Morandini

Azienda Agricola Morandini Franco.
Capi allevati: 150 | 50-70 in lattazione.
Ettari coltivati: 46.
Destinazione del latte: Puzzone di Moena Dop e altri formaggi tipici locali.

Un marchio sui prodotti di montagna come valore aggiunto per il prodotto e per il paesaggio: il rilancio del settore lattiero caseario Trentino passa (anche) da qui, secondo Franco Morandini, allevatore di Predazzo, nella alta Val di Fiemme.
Appassionato di sci e alpinismo (e come potrebbe essere altrimenti?), 56 anni, è alla guida dell’azienda agricola insieme al fratello Alberto e al nipote Matteo: 150 i capi allevati, prevalentemente di razza Pezzata Rossa e Bruna.
Nel 2008 l’azienda è stata spostata da Predazzo a Bellamonte per motivi logistici: la vecchia stalla di famiglia, attiva da oltre 40 anni, si trovava infatti proprio al centro del paese, con tutti gli inevitabili problemi legati allo smaltimento dei reflui.
La stalla è un serbatoio per formaggi di qualità. Il latte ottenuto, infatti, è conferito interamente alla Latteria sociale di Predazzo e Moena per la produzione del Puzzone di Moena Dop e altri formaggi tipici locali.

Solo con i fondi non si va molto lontano, se manca l’etica e lo sguardo al mercato

Come vede il futuro della zootecnia da latte in quest’area?

“Credo sia legata a due fattori: da un lato i finanziamenti europei, indispensabili, e dall’altro la politica regionale, che deve necessariamente indirizzare gli agricoltori verso strade corrette. Solo con i fondi non si va molto lontano, se manca l’etica e lo sguardo al mercato”.

In che senso?

“Se da un lato noi abbiamo l’obbligo di continuare a fare un prodotto di qualità, salvaguardando l’ambiente, dall’altro all’Unione Europea e alla politica spetta il compito di valorizzare quello che facciamo, non limitandosi semplicemente a erogare finanziamenti a pioggia. Ecco che un buon modo potrebbe essere quello di creare un marchio unico riservato ai prodotti di montagna, che trasmetta l’idea della genuinità e della salubrità dell’ambiente”.

La promozione può fare la differenza?

“Indubbiamente sì. Noi come cooperativa ci affidiamo a Trentingrana, sia per la pubblicità che per la promozione generale dei prodotti trentini. I risultati sono buoni, ma ci sono ancora margini di miglioramento”.

In Trentino ci sono tanti buoni prodotti: perché allora non puntare sull’export?

In che direzione?

“In relazione alla gestione della produzione, alla commercializzazione e alle vendite. L’80% del prodotto è venduto, infatti, in Trentino: bene, dico io, ma si può fare di meglio. Ci sono tanti buoni prodotti e i contadini del territorio lavorano bene: perché allora non puntare sull’export? Basta seguire l’esempio del vino, che ha saputo varcare i confini locali e spaziare”.

Analogamente, un’altra spinta può arrivare dal turismo, non crede?

“Esatto. La sinergia col turismo è fondamentale. Il turista conosce i prodotti attraverso il territorio, per questo può essere considerato, a ragione, un veicolo di promozione a costo zero. Anche per questo motivo non possiamo permetterci di trascurare il nostro ecosistema: chi viene da noi in vacanza cerca malghe e rifugi, vale a dire tutto quello che è ancora autentico e legato alla tradizione del posto. Lo deve trovare e, inoltre, deve poter vivere un’esperienza che lo emozioni. Solo così sarà un sostenitore delle nostre montagne e dei nostri prodotti”.

Bisogna partire dalla cooperazione per modernizzare, servono esperienza e professionalità per restare a galla

La cooperazione può essere applicata anche al contesto montano?

“Certo. La cooperazione è una grandissima cosa, se gestita bene; se viziata dai finanziamenti, si rischia invece di finire in un vicolo cieco. Per il nostro comparto esiste il Consorzio dei Caseifici sociali e dei produttori latte trentini (CON.CA.S.T.), nato nel 1951 come consorzio di secondo grado tra i caseifici sociali del Trentino. Al momento si occupa prevalentemente di analisi e commercializzazione, oltre ad affrontare e gestire le problematiche comuni del settore. Ne fanno parte tutti i contadini di Predazzo, che sono una decina di aziende. È da lì che bisogna partire per modernizzare, perché il mondo corre veloce e servono necessariamente esperienza e professionalità per restare a galla”.

Azienda Agricola Morandini Franco

Franco Morandini è intervenuto nell’incontro “La Sostenibilità nella filiera lattiero-casearia Trentina” del 10 Novembre 2017. Esplora i punti salienti dell’evento!

Chi sarà il tuo prossimo consumatore? [VIDEO]
20 Novembre 2018

Dopo i video, la parola ai giovani allevatori!

Al CLAL Dairy Forum 2018 un ricco parterre di relatori di rilievo dell’agroalimentare internazionale ha presentato a oltre 200 operatori del settore lattiero-caseario le molteplici sfaccettature del nuovo consumatore.

Il tema “Conosci il tuo prossimo consumatore” è stato trattato in tre sessioni:

  1. Affrontare altri stili di vita e rispondere ai nuovi bisogni

  2. Orientare al rispetto e alla scelta della Sostenibilità

  3. Adeguare l’offerta alle nuove modalità di acquisto

Ecco i video di tutte le presentazioni e della tavola rotonda conclusiva. Sotto i video, la parola ai giovani allevatori!

Affrontare altri stili di vita e rispondere ai nuovi bisogni

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Orientare al rispetto e alla scelta della Sostenibilità

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Adeguare l’offerta alle nuove modalità di acquisto

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Abbiamo colto questa occasione per verificare, a poco più di un mese dall’evento, cosa fosse rimasto alla platea delle 20 presentazioni che si sono succedute durante la giornata. Per il nostro “sondaggio” abbiamo scelto un campione particolarmente vitale: i giovani produttori latte.

“L’incontro è stata un’esperienza molto positiva soprattutto per noi allevatori credo, che solitamente dedichiamo gran parte del nostro tempo ad altro” afferma Manuel Boschini“questo genere di incontri ci aiuta a capire dove potrebbe andare il mercato e come cambiano le esigenze ed i modi di acquistare del consumatore. Inutile produrre cose nelle quali il consumatore non vede un valore aggiunto che ne giustifichi il prezzo”.

“È stato interessante”, continua Barbara Greggio“vedere come le diverse aziende, provenienti da stati diversi, cerchino di soddisfare le richieste di mercati diversi e di superare la nuova sfida della sostenibilità attraverso: la valorizzazione dei loro punti di forza (per esempio le vacche al pascolo); la ricerca continua di nuovi prodotti da immettere sul mercato (per esempio lo yogurt che non va refrigerato); il marketing.”

Le relazioni della seconda sessione vertevano appunto sulla Sostenibilità economica ed ambientale, e la percezione del consumatore rispetto la sostenibilità è stato un tema trasversale alla maggior parte degli interventi. Argomento ricco di sfaccettature, come sottolinea Luca Perletti“mi sono reso conto che il concetto di Sostenibilità tocca moltissimi argomenti e che alcuni di questi non sono molto chiari al consumatore finale, ed alle volte nemmeno ai vari protagonisti del nostro settore. Si parla molto di Sostenibilità ma è difficile chiarirne il concetto. Ma una cosa è certa, questo è il futuro!  Lo chiede il consumatore, lo chiedono le grandi aziende lattiero casearie ma soprattutto ce lo chiede il mondo in cui viviamo.”

Alex Fiorini aggiunge: “dobbiamo fare in modo di avere sempre più trasparenza e dare una immagine di garanzia sui due fronti della sostenibilità e del benessere animale, ad un consumatore sempre più attento ed esigente”.

“Penso che sia più sensato dare un punteggio all’attenzione posta dall’allevatore sul benessere, piuttosto che al semplice fatto che gli animali pascolino” riflette Boschini, ed aggiunge: “è di tutto interesse per l’allevatore far star bene l’animale, che si traduce in migliori produzioni con costi minori e minori cure.”

Tuttavia, sebbene le presentazioni abbiano evidenziato che i consumatori intervistati si dicono ben disposti verso i prodotti sostenibili, è stato lanciato un monito: al momento dell’acquisto, il grosso dei consumatori non è disposto o non è in grado di spendere più soldi per alimenti più sostenibili. Ovvero: sarà molto difficile mettere la sostenibilità sul conto del consumatore.

“È un valore aggiunto che è difficile da valorizzare”, sostiene infatti Perletti“perché tutti vogliono un mondo più sostenibile ma pochi sono disposti a pagare per averlo, e questo in un certo senso non andrà a premiare le aziende che lavorano in questa direzione, ma probabilmente a eliminare dal mercato quelle che non lo faranno”.

L’argomento che ha destato più curiosità nella platea è stato sicuramente l’e-commerce, con le relazioni dei giganti cinesi JD.com ed Alibaba in primis.

L’opinione di Davide Lorenzi“I nuovi sistemi di acquisto di prodotti lattiero caseari online ci dà la possibilità di conoscere meglio i nostri consumatori i loro gusti le loro esigenze, ma allo stesso tempo ha dato la possibilità di creare prodotti in modo che potessero durare molti giorni e senza temperature controllate, in grado di resistere inalterati al viaggio verso chi li deve consumare (lo yogurt che è stato presentato è un esempio bellissimo). Questo ci sta dando la possibilità di allargare i confini del mercato dei prodotti lattiero caseari.”

La tavola rotonda conclusiva sulle nuove modalità di consumo ha coinvolto e-commerce, grande distribuzione, discount ed alcuni imprenditori italiani del settore lattiero caseario. Dibattito di grande interesse per Fiorini“Molto interessante la tavola rotonda con le discussioni tra grandi gruppi, dove le varie esperienze imprenditoriali possono dare spunti a noi giovani allevatori.”

Ecco dunque alcuni degli spunti che questi giovani imprenditori hanno portato a casa dal CLAL Dairy Forum 2018. Concludiamo con le parole di Alfredo Lucchini“Il Forum è stato, per me allevatore, un’iniezione di ottimismo per aprire gli occhi e vedere come mercati talvolta molto diversi dal nostro stiano sviluppando nuovi prodotti e innovando, mettendo oltretutto il produttore di latte alla base della filiera produttiva.”

Tutti i VIDEO del CLAL Dairy Forum 2018 sono ora disponibili su YouTube e Facebook

Cresce l’export lattiero caseario italiano (compresi i grattugiati)
17 Gennaio 2018

Italia +45,1% export panna sfusa
Gen-Ott 2017
in volume


È positivo l’export dei prodotti lattiero caseari italiani nel periodo gennaio-ottobre 2017, in confronto ai primi 10 mesi dell’anno precedente. L’export totale registra, infatti, un incremento del 14% in quantità e del 12,3% in valore.

Latte e panna registrano un vero e proprio boom: +42,3% in quantità e +35,6% in valore, con un’accelerazione significativa del latte confezionato (+45,9% in quantità e +39,2% in valore) e della panna sfusa (+45,1% in quantità e +59,9% in valore).

Italia +6,6% export totale formaggi
Gen-Ott 2017
in volume


Trend positivo anche per i formaggi, che nei primi 10 mesi del 2017 mettono a segno un +6,6% in volume e un +9,4% in valore.
Grana Padano e Parmigiano Reggiano si confermano leader a livello mondiale, con esportazioni dirette in Germania, Stati Uniti e Francia, che costituiscono i primi tre mercati di riferimento, con un market share aggregato del 44 per cento.
Complessivamente, però, Grana Padano e Parmigiano Reggiano hanno esportato il 2,3% in meno rispetto al periodo gennaio-ottobre 2016, incrementando comunque le performance in valore del +6,9 cento.
La Germania resta un mercato estremamente dinamico, anche se con luci e ombre. Grana Padano e Parmigiano Reggiano hanno perso l’11% in quantità nei primi 10 mesi del 2017 (confronto su base tendenziale). Allo stesso tempo, sono cresciute del 16% le esportazioni italiane di Pecorino e Fiore Sardo verso la Germania e del 7% le esportazioni di formaggi freschi, fra cui mozzarella e ricotta.
Inoltre, hanno registrato un incremento del 13% le esportazioni verso la Germania di formaggi grattugiati, quest’ultima tipologia molto spesso in aperta concorrenza con le esportazioni delle due grandi DOP a pasta dura Made in Italy.
Vanno a tutto gas le vendite di Pecorino e Fiore Sardo che – seppure in flessione dell’1,2% in termini di valore – fra gennaio e ottobre 2017 hanno segnato un +29,3% in quantità, consolidando come primo mercato di destinazione gli Stati Uniti (69% della quota di mercato).

ITALIA: prodotti lattiero caseari esportati nell’anno corrente (Gen-Ott)
  QUANTITÀ (Ton) VALORI (‘000 )
2016 2017 ± su 2016 2016 2017 ± su 2016
Formaggi 323.648 345.127 +6,6% 2.005.971 2.193.973 +9,4%
di cui:    
– Grana Padano e
Parmigiano Reggiano
74.110 72.415 -2,3% 672.822 719.462 +6,9%
– Formaggi freschi fra cui
mozzarella e ricotta
107.915 120.348 +11,5% 446.919 512.120 +14,6%
– Formaggi grattugiati o in polv. 30.088 34.787 +15,6% 237.513 285.608 +20,2%
– Pecorino e Fiore Sardo 14.328 18.528 +29,3% 121.450 119.968 -1,2%
– Gorgonzola 16.581 16.450 -0,8% 97.684 99.094 +1,4%
– Provolone 4.815 5.097 +5,8% 28.363 30.207 +6,5%
– Asiago, Montasio,
Ragusano, Caciocavallo
1.758 1.787 +1,7% 11.811 12.088 +2,4%
Siero di latte 315.454 373.089 +18,3% 90.218 148.344 +64,4%
Latte e panna 61.780 87.895 +42,3% 57.490 77.940 +35,6%
di cui:    
– Latte confezionato 42.338 61.764 +45,9% 27.247 37.934 +39,2%
– Panna sfusa 10.953 15.891 +45,1% 18.089 28.932 +59,9%
– Panna confezionata 4.571 3.302 -27,8% 8.359 7.100 -15,1%
– Latte sfuso 3.918 6.939 +77,1% 3.795 3.974 +4,7%
Burro 7.437 6.728 -9,5% 30.444 35.017 +15,0%
SMP Polv. latte Screm 4.567 5.011 +9,7% 16.559 18.044 +9,0%
Altri prodotti* 39.861 40.568 +1,8% 49.431 53.394 +8,0%
EXPORT TOTALE 752.747 858.419 +14,0% 2.250.112 2.526.711 +12,3%
* Altri prodotti: Lattosio uso farm., Altri latti ferm., Yogurt, WMP Polv. latte Int., Latte condensato, Latte infanzia, Caseine, Caseinati, Lattosio alim.
Elaborazione CLAL su dati ISTAT

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CLAL.it – Italia: export dei principali Formaggi (cumulato mensile)