
Saverio Di Mola è un imprenditore agricolo zootecnico, Presidente dell’Ufficio Zona di Confagricoltura Foggia, Commissario CUN e Vicepresidente della Borsa Merci di Foggia. Da anni impegnato nel settore agricolo e agroalimentare, rappresenta un punto di riferimento per il territorio.
Da dove nasce l’esigenza di passare dalle quotazioni delle Camere di Commercio alle quotazioni CUN?
“L’esigenza di superare le quotazioni delle Camere di Commercio nasce da un obiettivo condivisibile: costruire un sistema di riferimento più uniforme e trasparente a livello nazionale. Tuttavia, nella fase applicativa, stanno emergendo alcune criticità che meritano attenzione. Le quotazioni camerali, infatti, avevano il pregio di riflettere in modo puntuale le specificità territoriali, in particolare nelle aree maggiormente vocate alla produzione di Grano Duro. Con l’introduzione della CUN, questo livello di dettaglio viene ricondotto a una suddivisione in quattro macro-aree (Nord, Centro, Sud e Isole).
La semplificazione non deve cancellare le specificità dei territori
Si tratta di una semplificazione utile sotto il profilo operativo, ma che rischia di non rappresentare adeguatamente la complessità delle diverse realtà produttive, dove differenze di qualità, rese e costi possono essere anche significative. Un ulteriore elemento di riflessione riguarda l’andamento delle prime quotazioni: nelle prime quattro sedute si è registrata una progressiva flessione dei prezzi, proprio in una fase in cui le indicazioni sui costi di produzione – come quelle elaborate da ISMEA – evidenziano livelli sensibilmente più elevati. Da componente della CUN, ritengo quindi che la sfida vera non sia solo costruire un prezzo unico nazionale, ma garantire che questo sia effettivamente rappresentativo delle condizioni reali del mercato, tenendo conto sia delle specificità territoriali sia della sostenibilità economica della produzione.”
Come vengono determinate le quotazioni CUN? In che modo questo sistema riesce a rappresentare le dinamiche reali che si sviluppano nelle diverse zone d’Italia?
Prezzo reale e prezzo sintetico: la sfida della CUN
“Le quotazioni CUN vengono determinate attraverso un confronto strutturato tra le parti della filiera – componente agricola e componente industriale – all’interno della Commissione, sulla base delle informazioni disponibili sugli scambi, sull’andamento del mercato e sugli elementi congiunturali. Non si tratta quindi di una rilevazione automatica dei prezzi, ma di un processo di sintesi tra dati disponibili e valutazioni espresse dagli operatori, che porta alla definizione di un intervallo di quotazione. Questo approccio ha il merito di favorire il confronto diretto tra le parti, ma introduce anche un elemento di criticità: la quotazione non deriva esclusivamente da una rilevazione puntuale e diffusa degli scambi effettivamente conclusi, bensì da una mediazione che può riflettere anche aspettative e percezioni del mercato. In altre parole, può emergere uno scostamento tra il “prezzo reale” – quello degli scambi effettivamente avvenuti nei diversi territori – e il “prezzo sintetico” che viene definito a livello CUN, frutto di un equilibrio negoziale. La piena efficacia del sistema è strettamente legata alla qualità, diffusione e tempestività dei dati sugli scambi: senza una base informativa ampia e omogenea, il rischio è che il processo decisionale si basi in misura prevalente su elementi qualitativi piuttosto che su evidenze quantitative. In sintesi, il modello CUN rappresenta un tentativo di sintesi nazionale del mercato, ma deve ancora rafforzare il legame diretto con gli scambi reali per poter rappresentare in modo pienamente fedele le dinamiche effettive delle diverse aree del Paese.”
I dati evidenziano dinamiche diverse tra Nord, Centro e Sud. Quali sono i principali fattori che portano a queste differenze?
Qualità, clima e mercato rendono unico ogni territorio
“Le differenze tra Nord, Centro e Sud non sono episodiche, ma strutturali, e derivano da una combinazione di fattori agronomici, qualitativi e di mercato. In primo luogo, il contesto geografico e climatico incide in modo determinante: le condizioni pedoclimatiche influenzano rese, contenuto proteico e caratteristiche merceologiche del Grano Duro, generando produzioni con profili anche molto diversi tra loro. A questo si aggiunge il tema delle caratteristiche qualitative, che rappresentano un elemento centrale nella formazione del prezzo: in alcune aree si registrano produzioni con elevato contenuto proteico e standard qualitativi più alti, mentre in altre prevalgono rese maggiori ma con parametri differenti. Si tratta di variabili che incidono direttamente sulla valorizzazione del prodotto e quindi sulle dinamiche di mercato locali. Un ulteriore fattore riguarda la struttura della domanda e la presenza dell’industria di trasformazione. In Italia, la trasformazione è diffusa in modo capillare lungo tutta la penisola, con una presenza significativa anche nel Centro-Sud, che rappresenta l’area maggiormente vocata alla produzione di Grano Duro. In territori come il foggiano – storicamente considerato il “Granaio d’Italia” – si concentrano infatti importanti insediamenti molitori e pastari, che incidono direttamente sulle dinamiche di mercato locali. Più che una semplice contrapposizione geografica, quindi, le differenze tra le aree sono legate a come domanda e offerta si organizzano e interagiscono nei diversi contesti: in alcune zone prevale una maggiore integrazione tra produzione e trasformazione, mentre in altre incidono maggiormente fattori logistici o dinamiche legate alla movimentazione e agli scambi, soprattutto nel caso delle Isole. Non va poi trascurato il tema dei costi di produzione e delle condizioni operative, che possono variare sensibilmente tra le diverse aree e incidere sulla sostenibilità economica delle imprese agricole. Infine, conta molto anche il grado di “liquidità” del mercato locale, cioè il numero e la frequenza degli scambi: mercati più dinamici e con maggiori volumi tendono a generare prezzi più stabili e rappresentativi, mentre in contesti meno liquidi possono emergere maggiori oscillazioni. Alla luce di questi elementi, è evidente che le differenze tra Nord, Centro e Sud sono il risultato di fattori concreti e misurabili, e non semplicemente di dinamiche contingenti. Ed è proprio per questo che la loro sintesi in poche macro-aree rappresenta una sfida complessa, perché richiede di conciliare realtà produttive e di mercato profondamente diverse all’interno di un unico riferimento di prezzo.”
Quanto incidono i mercati internazionali e le dinamiche valutarie sui prezzi del Grano Duro in Italia?
Prezzo del Grano Duro condizionato da fattori esterni
“I mercati internazionali incidono in modo significativo sui prezzi del Grano Duro in Italia, in quanto si tratta di una commodity inserita in un contesto globale sempre più interconnesso. L’Italia, pur essendo un grande produttore, è anche un importante importatore di Grano Duro, necessario a soddisfare il fabbisogno dell’industria di trasformazione. Questo significa che i prezzi interni sono inevitabilmente influenzati dalle quotazioni dei principali Paesi esportatori, come il Canada. Tra i fattori più rilevanti vi sono:
- le condizioni produttive nei Paesi esportatori (rese, qualità, disponibilità di prodotto),
- le dinamiche della domanda globale,
- i costi logistici e di trasporto, che incidono sul prezzo di arrivo del prodotto estero.
A questi si aggiunge un elemento spesso meno visibile ma altrettanto importante: le dinamiche valutarie.
Le transazioni internazionali avvengono prevalentemente in dollari, per cui le variazioni del rapporto euro/dollaro incidono direttamente sulla competitività del Grano importato:
- un euro debole rende le importazioni più costose,
- un euro forte le rende più convenienti, influenzando di riflesso anche i prezzi interni.
In sintesi, il prezzo del Grano Duro in Italia è fortemente condizionato da fattori esterni al sistema nazionale, e questo rende ancora più complesso il processo di definizione di un riferimento di prezzo che sia pienamente rappresentativo delle dinamiche di mercato.”
Ritiene che agli Agricoltori manchino strumenti per interpretare il mercato? Qualcuno in particolare?
Informazioni: utilità più che quantità
“Più che una mancanza di strumenti in senso assoluto, il tema riguarda la qualità, l’accessibilità e la tempestività delle informazioni a disposizione degli agricoltori per interpretare il mercato. Negli ultimi anni gli strumenti informativi sono aumentati – analisi, report, dati di mercato – anche grazie al lavoro di enti come ISMEA. Tuttavia, non sempre queste informazioni risultano facilmente fruibili o immediatamente utilizzabili nelle decisioni operative aziendali. Le principali criticità riguardano:
- la frammentazione delle fonti, che rende difficile avere una visione chiara e univoca del mercato;
- la tempestività dei dati, che in un contesto dinamico è fondamentale per prendere decisioni efficaci;
- il livello di dettaglio, non sempre sufficiente a cogliere le reali condizioni degli scambi;
- la capacità di trasformare il dato in informazione utile, cioè in indicazioni concrete per le scelte di vendita.
A questo si aggiunge un elemento strutturale: gli agricoltori operano spesso in una posizione di minore forza contrattuale e con minore accesso diretto alle informazioni sugli scambi reali, rispetto ad altri attori della filiera. In questo senso, più che introdurre nuovi strumenti, sarebbe utile rafforzare quelli esistenti, migliorando:
- la trasparenza sugli scambi effettivi,
- la diffusione di dati omogenei e aggiornati,
- e la capacità di lettura del mercato lungo tutta la filiera.
In sintesi, il tema non è tanto la quantità di informazioni disponibili, quanto la loro effettiva utilità e accessibilità per chi deve prendere decisioni in campo e sul mercato.”


































































