Mercato suinicolo: segnali di ripresa in vista del 2027 [Il Commento di Lorenzo Levoni]
10 Agosto 2026

Lorenzo Levoni
Alcar Uno

Lorenzo Levoni – Amministratore Delegato Alcar Uno

BUONE NOTIZIE PER GLI ALLEVATORI. Nel 2027 i prezzi dei suini, complice una minore disponibilità di animali, dovuta a una macellazione di scrofe che appare in questa fase sostenuta, dovrebbero tornare a salire.

Così prevede Lorenzo Levoni, amministratore delegato dell’azienda modenese Alcar Uno, osservando i segnali di un mercato in evoluzione e, in questa fase, in lenta ascesa dopo aver toccato forse il punto più basso fra maggio e giugno.

Uno dei mercati sotto la lente rimane quello tedesco, uno dei principali a livello europeo e, proprio per questo, ago della bilancia delle oscillazioni comunitarie.
“In Germania i prezzi dei suini sono risaliti da 1,40 euro al chilogrammo in giugno agli attuali 1,50 euro – spiega Levoni – e si prevede che la prossima settimana salgano di altri dieci centesimi, per arrivare, salvo sorprese, a 1,70 euro al chilogrammo alla volta di settembre: praticamente il valore che il suino aveva lo scorso aprile e che è una soglia di prezzo che permette agli allevatori di non produrre in perdita”.

Il 2026 è un anno anomalo per gli allevatori, secondo Lorenzo Levoni. “Vi sono stati due momenti di mercato in sofferenza, a gennaio e a giugno – sintetizza – e complessivamente non è stata un’annata granché soddisfacente per i produttori e le aziende agricole hanno comunque dovuto continuare a investir per adeguarsi alle normative relative al benessere animale”.

I consumi di carne suina, d’altronde, non sono particolarmente brillanti, fatta eccezione per la settimana di Ferragosto, dove gli acquisti di costine e lombi trainano di fatto i listini della carne fresca.
“Le temperature elevate non stanno sostenendo i consumi delle carni fresche, mentre sul fronte della produzione il caldo anomalo sta rallentando l’accrescimento dei maiali, aspetto che potrebbe appesantire il mercato nel bimestre ottobre-novembre, periodo nel quale storicamente i listini non sono particolarmente brillanti”, specifica Levoni.

Positiva, nel complesso, l’estate per i consumi di salumi crudi, partiti un po’ in sordina dopo Pasqua, mentre è negativo il bilancio per i salumi cotti come prosciutto e mortadella.

La sfida per il 2027? Rilanciare le esportazioni, rallentate dopo i casi di Peste suina africana in Spagna.

“Con un tasso di autoapprovvigionamento in UE del 115%, è fondamentale individuare nuovi mercati e sostenere il comparto”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Consumi di carne: la carne resta centrale nella dieta, ma il prezzo guida gli acquisti 
3 Agosto 2026

di: Marika De Vincenzi

Teseo.clal.it – Evoluzione dei prezzi retail delle carni fresche in Italia

Nei primi sei mesi del 2026 tengono i consumi di carne avicunicola (+1,30% in quantità su base tendenziale), in parte sacrificati per un incremento dei prezzi a valore (+5,3%).

Il primo semestre di quest’anno conferma un calo dei consumi di carne bovina fresca nel retail: -6,8%, a fronte di un aumento a valore del 5,4%.

In un contesto di inflazione, salari fra i meno brillanti in Europa, incognite economiche e finanziarie, il consumatore è più orientato ad acquistare proteine nobili di origine animale a minor costo. 

È così che la carne suina fresca accelera più in quantità (+8,6% tendenziale), rispetto all’incremento a valore (+7,4%).

Nulla di nuovo sotto il sole: anche il mese di giugno conferma quanto già evidenziato nei primi cinque mesi del 2026.

Prendendo come riferimento l’anno terminante (AT) dicembre 2019 (base zero), la variazione dei prezzi retail evidenzia un forte aumento per la carne bovina fresca, passata dal +37,3% (AT dicembre 2025) al +45,9% (AT giugno 2026). Un rincaro che, in un contesto di fragilità economica, contribuisce alla riduzione dei consumi.

Più contenuto, invece, l’aumento dei prezzi della carne suina fresca, dal +24,3% al +23,6% rispetto all’AT dicembre 2019. Una dinamica che ha favorito la crescita dei consumi.

I volumi consumati nell’AT giugno 2026 hanno registrato le seguenti variazioni rispetto all’AT dicembre 2019:

  • Carne suina fresca: +17,0%
  • Carne avicola fresca: +16,4%
  • Carne bovina fresca: -3,1%

Nell’ambito dei salumi, il primo semestre dell’anno evidenzia un rallentamento degli acquisti in quantità, che interessa in particolare:

  • Prosciutto cotto: -5,3% tendenziale
  • Mortadella: -4,3%
  • Salame: -1,1%
  • Pancetta a cubetti: -3,5%

Tengono, invece, le vendite in quantità del Prosciutto Crudo (+2,3%), che nella suddivisione fra DOP e non DOP sale rispettivamente dell’1,0% e del 3,5%.

I consumi, seppure complessivamente non proprio brillantissimi, confermano che le proteine animali costituiscono uno dei pilastri della dieta mediterranea, e proprio per questo i consumatori non vi rinunciano.

Teseo.clal.it – Mercato suinicolo italiano

Italia: calano i suini macellati per le produzioni DOP/IGP
27 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La struttura della macellazione suinicola italiana evidenzia un profondo cambiamento nella composizione dei capi destinati ai diversi circuiti produttivi.

Negli ultimi anni il numero di suini macellati conformi per produzioni DOP/IGP ha registrato una contrazione, mentre cresce il numero degli altri suini macellati, calcolati come differenza rispetto al totale delle macellazioni nazionali.

Il confronto a cinque anni (2020-2025) evidenzia quindi due dinamiche opposte:

  • SUINI CONFORMI PER DOP/IGP: si registra una netta contrazione del 14,6% dei capi destinati al circuito tutelato, scesi a 6,34 milioni.
  • ALTRI SUINI: crescono del 12,6% le macellazioni dei capi non destinati al circuito certificato, che salgono a 3,58 milioni di unità. Questa voce rappresenta la differenza rispetto al totale dei suini macellati in Italia rilevato da Eurostat.

L’evoluzione evidenzia un progressivo ridimensionamento del peso del circuito DOP/IGP sul totale delle macellazioni nazionali: la quota dei suini conformi, infatti, è passata dal 70% nel 2020 al 64% nel 2025.

Il cambiamento si inserisce nella trasformazione della filiera suinicola italiana, influenzata da diversi fattori: la riduzione degli allevamenti, la pressione sui costi di produzione, l’evoluzione della domanda di carne suina e di prodotti trasformati; oltre agli effetti delle problematiche sanitarie, in particolare della Peste Suina Africana (PSA), che ha condizionato la gestione degli allevamenti e la disponibilità di capi destinati alla filiera DOP. 

Hanno contribuito anche le normative sul benessere animale, con i conseguenti investimenti richiesti agli allevamenti, e l’elevata età media degli allevatori, che rende più difficile il ricambio generazionale.

Negli ultimi anni sono intervenuti anche aggiornamenti dei disciplinari delle principali produzioni DOP suine, che hanno modificato alcuni requisiti di conformità dei capi destinati al circuito tutelato.

I dati provvisori più recenti mostrano alcuni segnali di recupero: nel periodo gennaio-giugno 2026, il numero di suini conformi per produzioni DOP/IGP risulta in crescita dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, indicando un possibile recupero dei volumi destinati al circuito tutelato (vedi grafico). 

L’evoluzione osservata nel primo semestre 2026 dovrà trovare conferma nei prossimi mesi. La filiera è chiamata a individuare strategie in grado di rafforzare qualità, redditività e competitività delle produzioni a Indicazione Geografica.

TESEO.clal.it – Suini macellati conformi per le produzioni DOP/IGP

Oltre la redditività, costruire il futuro aziendale
23 Luglio 2026

La redditività è un requisito essenziale per ogni impresa zootecnica. Tuttavia il contesto di volatilità dei mercati, la crescente pressione normativa, le transizioni ambientali e tecnologiche, così come le maggiori aspettative sociali, dimostrano quanto la capacità di “restare sul mercato” dipenda da un insieme di fattori che vanno oltre il risultato economico annuale. Lo dimostra il fatto che anche con prezzi favorevoli per il latte, il numero di aziende agricole continua a diminuire. Uno studio dell’università di Siviglia (Spagna) relativo all’allevamento caprino ha analizzato le varie componenti di questo requisito, proprie anche per gli altri allevamenti da latte.

La continuità richiede una visione di lungo periodo

La continuità aziendale è un equilibrio tra solidità finanziaria; sostenibilità strategica; valore sociale; gestione del rischio; capacità organizzativa. Innanzitutto la redditività deve essere analizzata sotto l’aspetto della gestione aziendale riguardo la solidità finanziaria, che ne è un pilastro fondamentale. Un allevamento può essere profittevole oggi ma non sostenibile domani a causa di criticità strategiche come la dipendenza da un solo acquirente, il ritardo nell’innovazione (gestione dati, automazione, benessere animale), la mancata adattabilità alle transizioni ambientali ed alle nuove normative. La continuità richiede una visione di lungo periodo, con investimenti mirati e capacità di anticipare i cambiamenti.

Gli allevamenti operano sotto una crescente pressione pubblica, quindi occorre anche la capacità di attuare relazioni positive col territorio, trasparenza verso consumatori ed istituzioni, conformità alle normative ambientali e sanitarie. In altri termini occorre agire sulla reputazione come asset strategico. Questo significa anche rafforzare la comunicazione positiva sul settore, cioè valorizzare la reputazione, rivolta alla società ed ai giovani per garantire il ricambio generazionale. La redditività non protegge poi dagli shock (rischi di mercato, sanitari, climatici,  normativi) cui sono esposti gli allevamenti, per cui diventa oggi indispensabile affrontare la gestione del rischio.

Investire nel capitale umano è indispensabile

Infine, l’importanza del capitale umano, ovvero capacità di attrarre e trattenere personale qualificato; leadership in grado di guidare il cambiamento; cultura aziendale orientata all’apprendimento. Un allevamento che non investe nel proprio capitale umano rischia di perdere competitività anche se oggi è profittevole.

Per garantire la redditività futura, più che un modello di produzione in sé occorre valutare l’efficienza nell’uso delle risorse all’interno di ciascun modello. La redditività è la base, ma non l’intero edificio. Senza queste dimensioni complementari, l’azienda può essere forte oggi ma fragile e non sostenibile domani.

Fonte: Interempresas

TESEO.clal.it – Allevamenti Bovini
TESEO.clal.it – Allevamenti Ovicaprini
TESEO.clal.it – Allevamenti di Suini

Mercato suinicolo cinese: quali prospettive per la seconda metà del 2026? 
20 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Cina: Andamento mensile del prezzo dei Suini

Il mercato cinese del suino affronta un persistente eccesso di offerta, che mantiene sotto pressione i prezzi dei maiali vivi e riduce il ricorso al commercio estero. 
Secondo le stime USDA, la produzione di Carne Suina della Cina nel 2026 si attesterà a 59,5 milioni di tonnellate, mostrandosi stabile rispetto al 2025. Tuttavia, l’Ufficio Nazionale di Statistica della Cina rileva nel primo trimestre un incremento produttivo del 4,2% su base annua, trainato dalla maggiore efficienza negli allevamenti e dall’accelerazione delle macellazioni.

Per contrastare l’eccesso di offerta, il Governo cinese ha avviato un piano di riduzione del patrimonio di scrofe, limitando gli incentivi all’espansione produttiva e favorendo pesi di macellazione intorno ai 120 kg. Questa politica ha inizialmente accelerato le macellazioni, contribuendo ad aumentare la disponibilità di carne sul mercato. 
Con prezzi scesi al di sotto dei costi di produzione, i governi centrali e locali sono intervenuti acquistando carne suina da destinare alle riserve strategiche. Stock che dovranno essere gestiti con molta attenzione, per evitare ulteriori squilibri di mercato.
A giugno il prezzo medio dei Suini Vivi si è attestato a 10,88 yuan/kg (1,39 €/kg), il 29% in meno rispetto allo stesso mese del 2025.

La forte disponibilità interna ha tagliato l’import: tra gennaio e maggio 2026 le importazioni cinesi di carni suine fresche, refrigerate e congelate sono diminuite del 29,2%, attestandosi a 314mila tonnellate. 
L’UNIONE EUROPEA si conferma il principale partner commerciale con la SPAGNA leader tra i singoli esportatori, mentre gli USA arretrano per i dazi di ritorsione. Nel comparto delle frattaglie, l’UE mantiene la propria posizione dominante coprendo il 52% dell’import cinese.

Nel breve termine il mercato dovrebbe rimanere condizionato da un’offerta abbondante di carne suina e da consumi ancora deboli. La riduzione del patrimonio di scrofe (dopo anni in cui la Cina ha spinto per tornare ai livelli precedenti all’esplosione della Peste suina) potrebbe favorire un graduale riequilibrio del mercato nella seconda parte dell’anno, ma la domanda interna continuerà a rappresentare il principale fattore di incertezza per il settore suinicolo mondiale, strettamente connesso alle dinamiche asiatiche.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Germania: export di carne suina in crescita, ma prezzi in calo. Quali effetti per l’Italia?
13 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Germania: Suini macellati in peso carcassa

La Germania rappresenta uno dei principali punti di riferimento per il mercato suinicolo europeo, compreso quello italiano. Come nell’automotive (e nel calcio), anche il settore suinicolo è, in questa fase, sotto pressione. Nel primo trimestre 2026 le esportazioni di carne suina hanno raggiunto 561.477 tonnellate, in aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, nonostante la crescita dei volumi, il valore complessivo dell’export è diminuito del 4,3%, scendendo a 1,3 miliardi di euro. 

In termini di quantità, la crescita dell’export è guidata soprattutto da frattaglie, carni fresche (Italia primo Paese per ritiri fra gennaio e marzo 2026) e strutto, che insieme mettono a segno l’aumento in tonnellate più consistente. Registrano ottimi aumenti percentuali, ma con volumi più contenuti, anche i prodotti congelati come carcasse (+109%) e prosciutti (+96%, con l’Italia destinazione del tutto marginale). I prezzi medi raccontano una storia diametralmente opposta e registrano un calo per quasi tutte le principali categorie merceologiche.

Sul fronte della produzione, i dati di macellazione non evidenziano un incremento dell’offerta tale da giustificare, da solo, la debolezza delle quotazioni.  Nei primi quattro mesi del 2026 la Germania ha macellato 1,461 milioni di tonnellate di suini, in lieve calo rispetto allo stesso periodo del 2025 (-0,4%). Il dato conferma una fase di stabilizzazione dei volumi dopo il recupero registrato nel biennio precedente.

Il dato assume particolare rilevanza se inserito nel contesto strutturale del comparto. Dal 2016 al 2025 la produzione tedesca di carne suina è infatti diminuita da 5,6 a 4,3 milioni di tonnellate, riflettendo il progressivo ridimensionamento del patrimonio suinicolo e l’uscita di numerosi allevamenti dal settore.

La debolezza delle quotazioni non sembra, quindi, derivare da un aumento dell’offerta di carne suina, bensì dalla difficoltà di valorizzare economicamente la carne sui mercati internazionali. La disponibilità di suini da macello rimane sostanzialmente stabile, mentre la crescente pressione competitiva costringe gli esportatori tedeschi a praticare prezzi medi inferiori, comprimendo i margini della macellazione. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Consumi retail maggio:  il suino accelera, il bovino paga il caro-prezzi
8 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

I dati aggiornati a maggio 2026 confermano un mercato delle carni sempre più polarizzato: le famiglie italiane continuano a selezionare gli acquisti, premiando le categorie capaci di combinare accessibilità economica e valore percepito. Una tendenza destinata a continuare, senza un’inversione di rotta su redditività e inflazione.

CARNI FRESCHE: il suino rafforza la leadership

La CARNE SUINA si conferma protagonista del retail, con una crescita tendenziale dei volumi del +9,6% nei primi cinque mesi dell’anno e un’accelerazione nel solo mese di maggio (+12,8%). A sostenere la domanda contribuiscono prezzi medi in lieve calo (-1,1%), che rendono il prodotto una delle alternative più convenienti nel panorama delle proteine animali.

Di segno opposto il trend della CARNE BOVINA, che continua a risentire dell’aumento dei listini: nei primi cinque mesi i volumi cedono il 6,9%, mentre i prezzi medi crescono del +13,9%. Il divario tra andamento dei prezzi e capacità di spesa delle famiglie rende il bovino il prodotto oggi più sotto pressione.

La CARNE AVICUNICOLA mantiene invece una crescita più equilibrata (+2,2% nei volumi gennaio-maggio), confermandosi una scelta stabile per il consumatore attento al prezzo.

SALUMI: resistenza del crudo, difficoltà per i segmenti più esposti

Nel comparto dei salumi prosegue la selettività della domanda. Nel periodo gennaio-maggio, soffrono prosciutto cotto (-4,9%) e mortadella (-4,4%), mentre il prosciutto crudo conferma una maggiore resilienza (+2,1%), sostenuto dal valore percepito del prodotto, anche a fronte di una qualità oggettivamente rafforzata rispetto al passato. Il salame mostra segnali di recupero nel mese di maggio (+2,5%).

Lo scenario dei primi mesi del 2026 evidenzia quindi un consumatore che non rinuncia alle proteine, ma sceglie in modo sempre più mirato: cresce ciò che offre convenienza, mentre resistono i prodotti capaci di differenziarsi per qualità e riconoscibilità.

TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Suinicoltura sotto stress da caldo
6 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Un’indagine condotta da TESEO attraverso interviste ad alcuni allevatori di suini evidenzia come le ondate di calore stiano incidendo in modo significativo sulla suinicoltura, con effetti su alimentazione, fertilità e accrescimento ponderale degli animali. In estate, le alte temperature modificano i comportamenti fisiologici dei suini e la gestione degli allevamenti, con impatti, di conseguenza, anche sulla redditività. 

Sul PIANO ALIMENTARE, i suini riducono sensibilmente l’ingestione di mangime, con cali che possono superare anche il 50–60% nei periodi più critici. Gli animali compensano bevendo di più e riducendo l’attività motoria, ma questo comporta un rallentamento della crescita, i cui effetti si traducono in una minore efficienza economica.

Anche la FERTILITÀ risente dello stress termico: si osservano minori tassi di attecchimento delle fecondazioni e maggiori criticità in fase di gestazione, in particolare tra i 90 e i 100 giorni, quando le scrofe risultano più affaticate. Questo può tradursi in un aumento di aborti e mortalità fetale.

Per quanto riguarda la MORTALITÀ, l’impatto del caldo dipende molto dalle condizioni di allevamento e dalla gestione. I suini di maggiore peso risultano più sensibili allo stress termico, mentre i suinetti mostrano una maggiore resistenza. In situazioni ben controllate, l’incidenza può comunque aumentare rispetto ai valori fisiologici del 3–4%, arrivando fino al 7–8% nei periodi più critici. 

Il principale impatto economico, tuttavia, resta il mancato accrescimento degli animali, più che l’aumento della mortalità. In questo contesto, una corretta idratazione e una gestione attenta degli ambienti di allevamento risultano determinanti per contenere gli effetti delle alte temperature.

La filiera suinicola guarda ai prossimi mesi con fiducia e attenzione [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
29 Giugno 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Mi sarei aspettato una ripresa dei prezzi già questa settimana, anche perché l’offerta di maiali non è elevata, ma non abbiamo visto segnali rialzisti, che pure sarebbero stati in linea con le contingenze”. 

Per Antenore Cervi, responsabile nazionale suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, il quadro economico avrebbe potuto essere migliore, dopo un mese di maggio con quotazioni “più basse di quanto ci saremmo attesi, a causa di congiunture internazionali, che hanno pesato”.

Permangono tensioni sul mercato delle carni, anche per la decisione dei macelli italiani di non operare a pieno regime, sebbene non vi siano ad oggi eccedenze di produzione. 

“Non ne faccio una colpa ai macelli, che restano gli attori attualmente con maggiore potere per condizionare la disponibilità di carne sul mercato, mi limito a un’analisi – chiarisce Cervi -. Allo stesso tempo, però, sono preoccupato, perché a fine giugno dovremmo già vedere un’inversione di rotta dei listini e il numero esiguo di maiali lo permetterebbe”.

E se dal prosciutto di Parma arrivano segnali al momento rassicuranti, con un incremento delle stagionature a prezzi sostenibili per i prosciuttai, per Cervi “il problema resta collocare le carni, in competizione con i mercati esteri e con la filiera italiana che non riesce ad imprimere la giusta valorizzazione alla produzione nazionale”.

Pesa anche l’incognita legata alla diffusione della Pesta suina africana, con criticità che spaziano dalla provincia di Cuneo, fra le più vocate alla produzione suinicola, per arrivare all’area calda dell’Appennino tosco-emiliano, dove le soluzioni fisiche di contrasto alla PSA continuano ad essere complesse nella fase di realizzazione.

Fra le buone notizie, Cervi ricorda che in questi giorni si stanno riunendo le commissioni interprofessionali del Prosciutto di Parma e di San Daniele. Dal ministero è arrivata la disponibilità alla pubblicazione dei dati da parte di CRPA e CRENBA relativi al Classyfarm. “Con la massima trasparenza si potranno così far conoscere i grandi progressi degli allevamenti di suini in tema di benessere animale, un’opportunità per difendere la suinicoltura da attacchi mediatici scomposti e molto spesso infondati – dice Cervi -. La stragrande maggioranza vanta dati di eccellenza”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Prosciutto di Parma DOP: più cosce sigillate, filiera in ripresa [Il Commento di Paolo Tramelli]
22 Giugno 2026

Paolo Tramelli
Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Paolo Tramelli – Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Nel corso del 2025, il comparto del Prosciutto di Parma DOP ha registrato una significativa inversione di tendenza. Le cosce sigillate destinate alla trasformazione hanno mostrato una decisa ripresa, lanciando un segnale positivo per le principali filiere dei prosciutti tutelati e riflettendo una maggiore disponibilità di materia prima conforme. 

Secondo Paolo Tramelli, Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, questa dinamica è il risultato della convergenza di diversi fattori favorevoli.

In primo luogo, la maggiore disponibilità di suini, la riduzione della mortalità presso gli allevamenti e l’efficacia delle misure di contenimento della PSA hanno aumentato il numero di capi potenzialmente destinabili alle produzioni DOP. A questo si aggiunge un elemento particolarmente rilevante: il progressivo miglioramento dell’indice di conformità delle carcasse, a seguito dei più recenti adeguamenti dei disciplinari dei Prosciutti DOP, in particolare la misura che ha innalzato il peso massimo delle carcasse da 168 a 180 kg, ampliando la fascia di animali conferibili al circuito DOP nel rispetto degli altri requisiti previsti. 

Anche il contesto di mercato contribuisce a sostenere questa fase positiva, con il prezzo delle cosce fresche che da qualche mese si è stabilizzato ad un livello più sostenibile rispetto al recente passato, mentre il mercato finale continua a premiare i prodotti DOP, confermando il valore riconosciuto dai consumatori alle produzioni di qualità certificata.

L’incremento delle sigillature rappresenta quindi un segnale incoraggiante per l’intera filiera, sostenuto da una maggiore disponibilità di materia prima, da un miglioramento degli indici di produttività e da una domanda che continua a valorizzare le eccellenze italiane.

ITALIA – Sigillature Prosciutto di Parma
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi