Il Commento: Avremmo bisogno di maggiore dialogo fra le Istituzioni [Thomas Ronconi, ANAS]
17 Giugno 2024

Thomas Ronconi - Presidente Associazione Nazionale Allevatori Suini
Thomas Ronconi – Presidente Associazione Nazionale Allevatori Suini

“Con il lieve calo registrato giovedì alla CUN dei suini grassi da macello e il prezzo stabilito dai garanti del Ministero e degli Allevatori (fissato a 1,891/1,902 €/kg, ndr) dovremmo essere giunti alla fine della spirale ribassista. Dovremmo, quindi, già dalla prossima quotazione settimanale avere una maggiore stabilità e una ripresa del mercato, speriamo sostenuto da maggiori consumi e da un turismo che, in base alle prenotazioni, dovrebbe inaugurare una fase positiva”.

L’analisi di Thomas Ronconi, Presidente di ANAS e iscritto a Coldiretti Mantova, guarda al futuro con un certo ottimismo. “Ci attendiamo una svolta, che sarà tanto più soddisfacente per il mercato dei suini quanto prima il meteo migliorerà”, prosegue Ronconi.

I numeri delle macellazioni segnalano una ripresa, da 135-137mila a circa 142mila a settimana, evidenziando in prospettiva un avvicinamento ai valori medi relativi alla stagione.

L’incognita che grava sul settore è sempre la Peste suina africana (PSA), che potrebbe di colpo seminare il caos e mandare in tilt la catena di approvvigionamento e il mercato. “Avremmo bisogno di maggiore DIALOGO fra le Istituzioni, perché a volte assistiamo a decisioni che sono diametralmente opposte anche fra Regioni confinanti e questo rende tutto più complesso – afferma Ronconi -. Servono azioni rapide, condivise, così da chiudere definitivamente con un’emergenza particolarmente pericolosa per la suinicoltura italiana”.

Il Commento: Sarebbe utile che tutti gli Attori della Filiera facessero un piccolo Passo Indietro [Giada Roi, Terremerse]
10 Giugno 2024

“Per qualche settimana ancora vediamo una situazione di stallo sui mercati, in attesa magari di capire come evolverà la stagione, anche sul piano meteorologico, che fino a qui non ci ha aiutato. Oggi le Imprese di macellazione hanno ridotto di un giorno le lavorazioni, ma nonostante questo la grande emergenza della carenza dei suini grassi che si ipotizzava, non si è palesata”. La carne, anzi, “non è mancata affatto, complice un mercato sottotono”.

A dirlo è Giada Roi, Responsabile acquisti e commerciale carni per la Gdo Italia di TERREMERSE soc.coop., la Cooperativa Ravennate che con il suo centro lavorazioni carni si occupa anche di carni suine. 

“A livello di vendite – prosegue – stiamo assistendo a un calo dei consumi che colleghiamo prevalentemente a due fattori: da un lato un fattore culturale, con le spinte a cui assistiamo a ridurre i consumi di carne in modo particolare quella di suino, dall’altro una questione di prezzi della carne suina. Si sono registrati degli aumenti, mentre il potere di acquisto delle famiglie è diminuito”.

L’aumento dei costi si sta verificando anche sul fronte degli acquisti, spiega Giada Roi: “Stiamo assistendo ad un incremento dei prezzi del materiale plastico o della carta e ci stiamo riavvicinando a grandi passi ai valori del 2022, che restano al momento comunque lontani, anno di tensione un po’ per tutte le materie prime, situazione che speriamo non si ripresenti”.

Chi si trova al centro della catena di approvvigionamento, può fare molto poco, “anche perché calano i volumi di vendita al consumo e GDO e discount non concedono flessioni sui prezzi finali”.

In tutto questo aleggia l’incognita legata alla Peste suina africana (PSA), che non agevola lo scenario per il settore. Che fare, dunque? “Forse potrebbe essere utile che tutti gli Attori della Filiera facessero un piccolo passo indietro, così da contenere all’ultimo anello i prezzi per i Consumatori e cercare di far ripartire i consumi. In questa fase – sottolinea Giada Roi – con le vendite in diminuzione gli Operatori si vedono costretti ad acquisire volumi da altri clienti, con offerte di ingresso che sono per lo più molto basse, senza tuttavia alcun beneficio o quasi per i prezzi finali ai Consumatori”.

Il Commento: Guardiamo Avanti con Ottimismo [Nicola Martelli, Consorzio San Daniele]
3 Giugno 2024

Nicola Martelli – Presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele

 “La sfida del Consorzio del Prosciutto di San Daniele e di tutti gli Operatori della Filiera è quella di mantenere elevata la qualità, aspetto che ci contraddistingue e che ci viene riconosciuto con costanza nel tempo”.

È questo il primo impegno assunto dal nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio del San Daniele, che ha eletto Nicola Martelli alla Presidenza alla fine di Aprile.

La congiuntura non è delle più rosee, fra inflazione, peste suina e consumi alimentari globalmente in flessione. “Stiamo lavorando per attuare progetti di comunicazione rivolti al trade e al consumatore finale e per rafforzare la nostra presenza in Italia e all’estero – anticipa Martelli -. Bisogna avere il coraggio di riposizionare il prodotto nella GDO e nei canali specializzati, senza indietreggiare sul fronte della qualità, che, come detto, è uno dei grandi punti di forza del Prosciutto di San Daniele Dop”.

Quanto all’Export, “il San Daniele ha già in essere alcuni progetti di comunicazione per promuovere la sostenibilità della Filiera in Italia, Germania e Francia, un aspetto al quale teniamo molto, anche per mantenere un equilibrio produttivo che tenga conto degli aspetti ambientali, economici e sociali”.

Attenzione anche agli aspetti organolettici, nutrizionali e di gusto di un prodotto che rappresenta la grande tradizione del Made in Italy e che è assolutamente naturale (“solo coscia di suino e sale, relativamente al quale siamo tutti impegnati come Stagionatori a tenere su livelli controllati”, sottolinea Martelli, rispondendo indirettamente alle campagne contro il consumo di carne ultra-processata e mirate a screditare il mondo della norcineria).

Pur nella consapevolezza di uno scenario imprevedibile fino a qualche anno fa (“chi si sarebbe immaginato, anche solo cinque anni fa, numeri in calo dei suini, delle macellazioni e dei prosciutti Dop?”, si chiede Martelli), il Presidente del Consorzio del San Daniele resta fiducioso. “I dati sui Consumi del Prosciutto di San Daniele sono discreti, nei primi mesi dell’anno c’è una sostanziale tenuta delle vendite e già questo è un segnale tranquillizzante: guardiamo avanti con ottimismo”, invita Martelli.

Il Commento: Come interpreto il ‘non quotato’ [Rudy Milani, Suinicoltore]
27 Maggio 2024

Rudy Milani – Suinicoltore

Come interpretare il non quotato alla CUN Tagli Freschi di Venerdì 24 maggio?

Rudy Milani, Allevatore e referente della Federazione nazionale di prodotto Suini di Confagricoltura, offre la propria interpretazione. “La Filiera è alle prese con un aumento generalizzato dei costi di produzione a tutti i livelli – analizza Milani -. I costi di produzione si mantengono elevati, i costi fissi sono cresciuti. Vale per l’allevamento e, appunto, vale anche per gli altri anelli della catena di approvvigionamento.
Il non quotato di Venerdì 24 maggio in CUN non è altro che il tentativo di richiamare l’attenzione su una situazione complessivamente tesa e credo che non vi siano alternative al fatto che, per poter stare a galla, bisogna ad ogni passaggio pagare qualcosa di più, maiale compreso”.
I costi di produzione, aumentati anche in stalla, “sono arrivati a livelli impensabili solo qualche anno fa”, calcola Rudy Milani.

E poi si assiste al paradosso nel segmento dei Suinetti, che possono contare, grazie a una mancanza di materia prima, su quotazioni remunerative. “Nonostante oggi gli allevatori di suinetti stiano guadagnando, le Scrofaie continuano a chiudere, a conferma di una crisi innescata da diversi fattori e che a volte il prezzo da solo non basta per invertire – invita a riflettere il referente nazionale per la suinicoltura di Confagri -.

Siamo di fronte a una mancanza di reperibilità di manodopera professionale, a questioni sanitarie aperte, come la PRRS, che sta facendo danni su scala europea, dobbiamo come Allevatori fronteggiare anche l’incertezza sul piano normativo, fra benessere animale e legislazioni ambientali.

Su tutto, poi, si stende il manto nero della PSA, che è un moltiplicatore di incognite e il problema più grande che abbiamo non solo come Allevatori, ma come Filiera”.

Il Commento: Lo sguardo è rivolto al futuro [Emore Magni, Consorzio del Prosciutto Toscano]
20 Maggio 2024

Emore Magni – Direttore del Consorzio del Prosciutto Toscano

“Il prossimo Giugno parteciperemo a New York al Fancy Food, rassegna agroalimentare di riferimento Oltreoceano, e cercheremo di capire il sentiment degli Operatori in due mercati di grande importanza come quello statunitense e quello canadese. Nel frattempo, stiamo collaborando con diversi istituti per confermare che con oltre 400 giorni di stagionatura non vi sono problemi connessi alla Peste suina africana”. Così Emore Magni, Direttore del Consorzio del Prosciutto Toscano, una delle grandi DOP della salumeria italiana con 18 Produttori consorziati e una produzione intorno ai 330mila pezzi all’anno, con una crescita nel 2023 del 6% in volume.

“L’obiettivo – prosegue Magni – è quello di crescere, anche grazie all’attrazione di grandi aziende che stanno investendo in Toscana”. L’export, inevitabilmente, è una leva strategica per affermarsi.

Il periodo, tuttavia, è da montagne russe, con incognite che il linguaggio automobilistico definirebbe da “stop-and-go”. “Stiamo attraversando un momento storico particolare – puntualizza Magni -. Veniamo da un periodo in cui il costo della materia prima è stato molto alto, in cui abbiamo raggiunti picchi storici, e che ora si stanno lentamente abbassando. Mentre le produzioni, dopo un’ottima crescita tra la fine 2023 e l’inizio del 2024, oggi stanno leggermente calando”.

Ora pesa l’incognita della PSA, che – incrociando le dita – ad oggi non è approdata in Toscana. “Non sappiamo, però, con quale mercato ci andremo a confrontare, perché quando si creano incognite su un grande player come il Prosciutto di Parma, di colpo si potrebbe erodere qualsiasi marginalità”.

Inoltre, c’è il tema dei Consumi strettamente collegato. “Abbiamo segnali positivi su export e banco taglio, mentre abbiamo riscontrato qualche rallentamento nel pre-affettato – commenta il Direttore del Consorzio del Prosciutto Toscano -. Nelle prossime settimane esploreremo da vicino il mercato nordamericano e nel complesso restiamo fiduciosi”.

Questi dati ci spingono a INTERROGARE LA FILIERA
13 Maggio 2024

Di: Marika De Vincenzi

I dati relativi allo share dei consumi retail di carne e dei principali salumi nel periodo compreso fra Aprile 2023 e Marzo 2024 evidenziano che la carne suina fresca rappresenta il 18% del totale dei consumi in volume e il 12% dei consumi a valore. In termini di volumi, al primo posto si colloca la carne avicunicola fresca (48% di share), mentre in valore precedono il maiale tre voci: la carne avicunicola fresca (28% dello share a valore), la carne bovina fresca (17%) e il prosciutto cotto (16%).

Se spostiamo l’attenzione sulla variazione dei consumi domestici di carni fresche, nell’anno terminale mobile considerato (ricordiamo: Aprile 23/Marzo 24) la carne suina fresca è cresciuta dello 0,4% in quantità e del 7,1% in valore, contro una crescita del 4,5% dei consumi e del 4,6% in valore per la carne avicunicola fresca e dell’1% in quantità e del 4,2% in valore per la carne bovina fresca.
Guardando più specificatamente la salumeria, crescono in volume solamente i consumi di prosciutto cotto (+2,4%), mortadella (+2,4%), salame (+3,1%). Trend negativi per il prosciutto crudo Dop (-4,6%), per il prosciutto crudo non Dop (-3,1%) e per la pancetta a cubetti (-1%).

I prezzi settimanali dei suini da macello destinati al circuito tutelato sono in diminuzione rispetto ai picchi segnati nei mesi scorsi e sono scesi sotto i 2 €/kg dopo quattro ribassi consecutivi in CUN.
Anche le macellazioni dei maiali per la DOP sono in diminuzione, mentre il peso medio di macellazione degli animali è in crescita.
Questi dati ci spingono a interrogare la filiera. Entriamo in una fase in cui la disponibilità di suini potrebbe essere in parte inferiore alla domanda e con consumi non entusiasmanti, seppure la salumeria di qualità conservi un grande appeal, con qualche difficoltà legata al boom inflattivo.

Come evolveranno i prezzi al consumo?
Con quali effetti sugli acquisti di carne suina e, soprattutto, di salumi?
Come la catena di approvvigionamento potrà riequilibrare i prezzi e i margini di guadagno?

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

A fronte di una probabile CONTRAZIONE del numero dei capi allevati…
6 Maggio 2024

Di: Marika De Vincenzi

Con oltre 34,4 milioni di capi allevati, la Spagna rappresenta il 26% dell’intero patrimonio suinicolo dell’Unione Europea ed è il primo Paese esportatore tra i 27 dell’Ue.
Nei primi due mesi del 2024 la Spagna ha incrementato l’export del 4,65% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Cina è il primo paese di destinazione per l’export di carni suine, inclusi i salumi, seguita da Italia, Francia, Giappone e Filippine.

Se, invece, restringiamo il focus sul solo export di Salumi (-1,4% nei primi due mesi del 2024 su base tendenziale), i primi tre Paesi di destinazione sono Francia, Germania e Portogallo. L’Italia si colloca al sesto posto, un dato che non deve essere sottovalutato e che conferma quanto la salumeria made in Italy sia radicata nel nostro territorio per tradizione, artigianalità, cultura. Un’arma che dobbiamo sfruttare anche sul piano internazionale (temporanee limitazioni permettendo).

Anche la Germania nel mese di Gennaio parte col piede giusto: +5,21 le quantità esportate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita in valore del 12,29%. Un segnale positivo, dopo quattro stagioni – fra il 2020 e il 2023 compresi – caratterizzati da vendite al di fuori dei propri confini nazionali al ribasso, con l’export 2023 in frenata del 13,3% rispetto all’anno precedente. Molto “local” l’export tedesco, orientato prevalentemente ai Paesi limitrofi: in ordine di volume, Paesi Bassi, Italia, Polonia, Austria.

Anche Olanda e Danimarca, due Paesi leader nelle esportazioni di carni suine – tanto che il rapporto fra export e macellazioni è del 95,3% per i Paesi Bassi e del 90,2% per la Danimarca (per dare un’idea, la percentuale della Spagna si ferma al 48,8%) – nel 2023 hanno tirato il freno sul fronte delle esportazioni.
In particolare, l’export di carni suine e salumi dei Paesi Bassi è diminuito del 4,22% in quantità e del 19,63% per la Danimarca.
L’Olanda, però, è riuscita a incrementare (+11,90%) le esportazioni in valore, superando i 4,5 miliardi di euro, vale a dire quasi 1,1 miliardi di euro in più rispetto alla Danimarca.

Nel 2024, a fronte di una probabile contrazione del numero dei capi allevati in tutta Europa, è probabile che l’export si mantenga su volumi sostanzialmente stabili. Molto dipenderà dalla Cina, dal Giappone, e complessivamente, dall’Asia.

Il Commento: Per evitare il tracollo di una Filiera [Davide Calderone, Assica]
29 Aprile 2024

Davide Calderone – Direttore di ASSICA

Peste suina africana (PSA): per evitare il tracollo di una Filiera che vale intorno ai 20 miliardi di euro e conta su un export che ne vale all’incirca due, servono azioni rapide e un piano di contrasto efficace. Ne è convinto Davide Calderone, Direttore di ASSICA: “Siamo ancora in tempo, ma siamo all’ultima chiamata, non ci sono ulteriori margini di manovra. Per cui è necessario che il Governo doti il Commissario e la task force deputata dei necessari poteri di azione e dei finanziamenti adeguati, perché l’unica possibilità di fermare l’allargamento delle zone di contagio è porre adeguati correttivi sul piano delle recinzioni e di contenimento”.

E se le azioni prioritarie da adottare per arginare la PSA sono due, e cioè depopolamento e contenimento, non bisogna confondere l’ordine. “È inutile depopolare senza aver prima installato le recinzioni di contenimento – mette in guardia Calderone -, prova ne sia che il contagio si sta allargando. Speriamo, però, che il coinvolgimento così vasto delle zone interessate dalle restrizioni possa essere il vero campanello d’allarme per prendere decisioni difficili, complesse, costose, ma non più rimandabili”.

Lunedì prossimo, 29 Aprile, è stato convocato al MASAF il tavolo suinicolo, al quale ASSICA porterà le proprie istanze per chiedere un cambio di passo nell’approccio alla PSA.
Bisogna difendere aziende, occupati, filiere del made in Italy, prodotti che rappresentano la tradizione dei diversi territori. L’export ne ha risentito. “Oltre ai divieti all’esportazione che alcuni paesi come il Giappone hanno decretato all’epoca della prima comparsa della malattia, a Gennaio 2022, si sono aggiunte di recente le restrizioni imposte dal Canada e dagli Stati Uniti sui salumi a breve stagionatura – sottolinea Calderone -. È un danno per alcune imprese davvero pesante”.

I dati sono la rappresentazione plastica di una tendenza alla DIMINUZIONE delle aziende e alla CONCENTRAZIONE della mandria
22 Aprile 2024

Di: Marika De Vincenzi

Con una flessione dell’8,3% in sei mesi (Giugno 2023-Dicembre 2023), il numero degli allevamenti di suini in Italia scende sotto la soglia psicologica dei 100.000 e passa da 106.124 a 97.331.

In diminuzione, ma più contenuta (-2,25%) il numero dei suini, che a Dicembre dello scorso anno cala a 8.161.676 unità. La Lombardia, con solo il 6% degli allevamenti in Italia (-4,2%), produce il 48% dei maiali (3.945.953), con un calo di poco superiore al 3% e si conferma la prima Regione suinicola a livello nazionale. Seguono Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, a conferma della marcata concentrazione dei capi nel Nord Italia. Queste quattro Regioni, insieme alla Lombardia, sommano 18.660 allevamenti (pari al 19% del totale nazionale) e suini (pari all’88% del totale nazionale).

Il Nord Est registra un calo considerevole degli allevamenti (-16,54% il Veneto e -18,55% il Friuli Venezia Giulia), così come Calabria (-52,88%), Valle d’Aosta (-27,66%) e Puglia (-17,80%).

Relativamente al numero degli animali allevati, Abruzzo e Basilicata registrano le maggiori frenate, rispettivamente -8,87% e -4,73%, con la Basilicata che però raddoppia il numero di allevamenti, che passano da 705 di Giugno 2023 a 1.460 di Dicembre 2023 (+107%).

I dati sono la rappresentazione plastica di una tendenza alla diminuzione delle aziende e alla concentrazione della mandria, fenomeno comune anche ad altri indirizzi zootecnici e ad altri Paesi dell’Unione europea.
Fra le motivazioni (fonte: Accademia dei Georgofili), la scarsa attrattività del settore agricolo nei confronti dei Giovani (nell’Ue, solo un Agricoltore su cinque ha meno di 45 anni e meno dell’1% degli agricoltori europei è sotto i 25 anni), la burocrazia, la scarsa competitività delle imprese, la difficoltà di accesso al credito.

Il Commento: Momento complesso per gli Allevatori [Ivan Valtulini, Suinicoltore]
15 Aprile 2024

“Il prezzo dei suinetti? Come in ogni mercato è legato alle dinamiche di domanda e offerta ed è per questo che le quotazioni, già in rialzo seguendo le dinamiche dei rincari delle materie prime innescate dopo la pandemia e la guerra in Ucraina, sono cresciute ancora fino agli attuali valori record”.

Ivan Valtulini – Suinicoltore

È Ivan Valtulini, Allevatore di suini di Flero (Brescia) con 600 scrofe a ciclo chiuso e circa 8.000 maiali allevati all’anno (per l’80% grassi e per il 20% suinetti), un ruolo da garante della parte venditrice (scrofaie) nella Cun suinetti, a chiarire i motivi di prezzi in forte crescita per i suinetti negli ultimi mesi.

A Gennaio 2021 i lattonzoli da 25 chilogrammi costavano 2,59 euro €/kg; ad aprile 2022, poche settimane dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il prezzo era salito a 3,67 €/kg. Oggi, la media di questi primi giorni di Aprile si aggira sui 5,42 euro al chilogrammo.

Le cause sono molteplici. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva contrazione del numero di scrofe, con conseguente diminuzione del numero di suinetti tatuati per il circuito tutelato”, specifica Valtulini. L’elaborazione di Clal indica per i prossimi mesi (il calcolo si spinge fino a ottobre 2024) un calo tendenziale del numero dei suini da macellare con destinazione Dop e Igp.

“Ma il numero di scrofe è in discesa anche a livello europeo e i prezzi dei suinetti sono alti anche all’estero, con la conseguenza che l’import di lattonzoli dall’estero è diminuita – prosegue Valtulini -. Inoltre, a tutto questo si aggiunge l’incognita PSA e le restrizioni imposte in alcune aree del nostro Paese. Quindi un camion che dovesse esportare suinetti da noi dovrebbe essere sottoposto a fermi e controlli che sono antieconomici per i trasportatori”.

Prezzi a parte, secondo Ivan Valtulini è un momento complesso e di incertezza per gli Allevatori. “C’è carenza di manodopera specializzata, perché i Giovani sono più interessati ad altri lavori che a stare in allevamento – elenca -. C’è la Peste suina africana (PSA) come spada di Damocle: noi ci siamo attivati con sistemi di biosicurezza, ma il problema sono gli animali selvatici. E poi c’è il peso della burocrazia, sempre più pressante.

Il nuovo disciplinare del Prosciutto di Parma impone certificati per ogni singola scrofa, mentre prima era sufficiente dichiarare la genetica. Tutte complicazioni che pesano, in particolare sugli allevatori meno giovani. A tutto questo si aggiunge l’incognita dei prezzi: gli ingrassatori acquistano suinetti a prezzi elevati, ma non sanno finito il ciclo produttivo a quale cifra potranno vendere”.