Filiera bovina: standard sanitari e sostenibilità guidano la competitività
1 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne bovina è in una fase di profonda trasformazione strutturale. 
La contrazione della produzione interna dell’Unione Europea sostiene le quotazioni delle carcasse e aumenta la dipendenza dalle importazioni. 
Per l’Italia, che nel 2025 ha registrato un tasso di autosufficienza inferiore al 40%, l’approvvigionamento estero rappresenta una soluzione inevitabile.

In questo contesto si inserisce l’accordo UE-Mercosur, applicato in via provvisoria dal 1° maggio 2026. L’intesa prevede una quota di 99.000 tonnellate di carne bovina con dazio agevolato al 7,5% e l’azzeramento dei dazi per la quota Hilton (contingente di circa 67.000 tonnellate equivalenti carcassa riservato alla carne bovina di alta qualità). 
L’obiettivo è aumentare la disponibilità di prodotto sul mercato europeo, contribuendo alla gestione delle dinamiche di offerta, con clausole di salvaguardia attivabili in caso di squilibri. 

Sul fronte sanitario, l’UE adotta un approccio restrittivo: dal 3 settembre 2026 sarà bloccata l’importazione di carne dal Brasile in caso di mancato rispetto degli standard sull’uso di antimicrobici negli allevamenti. 
La misura potrebbe ridisegnare i flussi commerciali tra Europa e Sud America.

Parallelamente, l’accordo UE-Australia prevede un incremento graduale delle quote di importazione di carne bovina, subordinato al rispetto di requisiti su sicurezza alimentare, tracciabilità e allevamento estensivo.

Per gli operatori della filiera, la competitività non dipenderà più solo dal prezzo: standard sanitari, sostenibilità e conformità normativa diventano fattori decisivi per l’accesso al mercato europeo.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Cereali Vernini: raccolti positivi, ma i mercati restano prudenti
23 Giugno 2026

Di: Elisa Donegatti

La campagna 2025-2026 dei Cereali Vernini entra nel vivo della raccolta nelle principali aree produttrici, con un quadro generalmente favorevole. Secondo le ultime stime USDA, il mercato mondiale dei Cereali Vernini si presenta sostanzialmente equilibrato. Per il Frumento sono attesi produzione e stock finali in lieve calo rispetto alla stagione precedente, mentre per l’Orzo il quadro resta stabile. Sul mercato internazionale continua tuttavia a pesare la forte competitività dell’area del Mar Nero, con Russia e Ucraina ancora protagoniste dell’offerta mondiale di cereali. 

Anche in Europa le prospettive produttive risultano positive per il Frumento Tenero. Le più recenti stime indicano una produzione in recupero rispetto alla scorsa campagna. Le condizioni colturali si sono mantenute generalmente favorevoli nei principali Paesi produttori, mentre solo alcune aree dell’Europa centro-orientale hanno risentito maggiormente della siccità primaverile. 

In Italia la raccolta dell’Orzo è ormai in fase avanzata, mentre quella del Frumento Tenero sta progressivamente entrando nel vivo. Le prime indicazioni provenienti dal territorio evidenziano produzioni generalmente soddisfacenti, in alcuni casi superiori a quelle della scorsa campagna, accompagnate da livelli qualitativi molto buoni e spesso migliori delle aspettative formulate nei mesi scorsi. Un risultato significativo se si considera che la campagna era iniziata con semine autunnali rese difficili dalle abbondanti precipitazioni e che durante la primavera non sono mancati eventi meteorologici avversi. Grandinate e allettamenti hanno provocato danni localizzati in alcune aree, senza tuttavia compromettere il quadro produttivo nazionale nel suo complesso. 

Sul fronte dei prezzi, il mercato continua a mostrarsi prudente. Nelle principali piazze italiane il Frumento Tenero Fino si colloca attorno ai 230 €/t, mentre il Frumento di Forza si mantiene nell’area tra 240 e 250 €/t. Per l’Orzo zootecnico i valori si attestano generalmente intorno ai 200 €/t, confermando un quadro di mercato ancora influenzato dalla competitività del prodotto estero e dalle buone prospettive produttive nelle principali aree cerealicole mondiali.  

Le prime trebbiature confermano dunque una campagna dei Cereali Vernini migliore rispetto alle attese, sotto il profilo produttivo e qualitativo. Le buone prospettive della raccolta italiana si inseriscono in un contesto internazionale complessivamente equilibrato, ma caratterizzato da quotazioni che faticano a trovare nuovi elementi di sostegno. L’attenzione degli operatori resta quindi concentrata sull’evoluzione della raccolta nelle prossime settimane e sulle dinamiche dei mercati internazionali, fattori che continueranno a influenzare i prezzi nei prossimi mesi.

TESEO.Clal.it – Prezzi dell’Orzo
TESEO.Clal.it – Prezzi del Frumento Tenero

Riso: nuovi equilibri di mercato e sfide globali
17 Giugno 2026

Di: Elisa Donegatti

Il mercato del Riso sta attraversando una fase di profonda trasformazione, nella quale dinamiche commerciali, cambiamenti climatici e scelte produttive stanno ridisegnando gli equilibri del settore a livello mondiale. 

In questo contesto si inserisce anche la situazione italiana, caratterizzata da una crescita delle importazioni, da un rallentamento delle esportazioni e da un progressivo assestamento delle quotazioni dopo le forti tensioni registrate negli ultimi anni.

Nel primo trimestre del 2026 l’Italia ha importato 82.485 tonnellate di Riso, con un incremento del 29,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 sostenuto soprattutto dai volumi provenienti da India, Thailandia, Cambogia, Myanmar e Vietnam, oltre che da alcuni partner comunitari come Francia e Grecia. Sul fronte opposto, le esportazioni italiane registrano una contrazione in diversi mercati storici, in particolare Germania, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito, fermandosi a 173.139 tonnellate (-8,8% rispetto al primo trimestre 2025). Pur mantenendo un saldo commerciale ampiamente positivo, il settore evidenzia una riduzione della distanza tra i flussi in entrata e quelli in uscita

Sul mercato interno si osservano andamenti differenti tra le principali varietà. Le quotazioni mostrano una fase di assestamento dopo i forti rialzi degli ultimi anni, pur mantenendosi su livelli generalmente superiori alle medie storiche. A Bologna, Arborio e Originario si attestano oltre i 1.200 euro per tonnellata, mentre il Ribe Parboiled evidenzia una sostanziale stabilità attorno ai 930 euro per tonnellata. Più contenute le quotazioni delle varietà Baldo, Indica, Ribe e similari, comprese tra 780 e 900 euro per tonnellata.

L’evoluzione del mercato italiano si inserisce in uno scenario internazionale in continua evoluzione. Le più recenti stime per la campagna 2026/27 indicano una lieve riduzione della produzione mondiale di Riso e degli stock finali, mentre i consumi continuano a crescere e gli scambi internazionali sono previsti in aumento. Un quadro che evidenzia una domanda mondiale ancora sostenuta e un progressivo assottigliamento delle scorte, pur in presenza di disponibilità che rimangono storicamente elevate. 

Accanto alle dinamiche commerciali cresce però l’attenzione verso un’altra sfida destinata a influenzare il futuro della risicoltura: il cambiamento climatico. La disponibilità di acqua sta diventando un fattore sempre più strategico per una coltura che richiede ingenti volumi irrigui. In molte aree produttive si osservano già fenomeni di maggiore variabilità delle precipitazioni, aumento dei costi irrigui e crescenti preoccupazioni per gli effetti di eventi climatici estremi. Per questo motivo la ricerca internazionale e i principali operatori del settore stanno investendo sempre più in sistemi di produzione climate-smart, basati su una gestione più efficiente dell’acqua, nuove tecniche agronomiche e varietà maggiormente tolleranti agli stress climatici. Parallelamente, anche le scelte di semina risultano sempre più influenzate dagli equilibri di mercato e dalle prospettive di redditività, con effetti che possono riflettersi sulla disponibilità di prodotto nelle campagne successive.

In questo scenario l’Italia resta il punto di riferimento della risicoltura europea. La capacità di coniugare qualità, competitività e innovazione sarà determinante per affrontare un mercato sempre più globale e una sfida climatica destinata a incidere profondamente sulle future strategie produttive. 

TESEO.Clal.it – Italia: Import di Riso per Principali Fornitori

La Danimarca taglia la produzione di suini: rischi e opportunità per la filiera italiana  
15 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Prezzi dei suinetti da 25 Kg della Danimarca

La Danimarca rappresenta oggi uno degli osservatori più interessanti per comprendere i cambiamenti in corso nella suinicoltura europea. Storicamente fondata su un modello ad altissima produttività e orientato all’export di suinetti vivi e carni fresche, la suinicoltura danese è alle prese con una profonda ristrutturazione. La rilevanza della Danimarca per il mercato italiano resta elevata: nel 2025 l’Italia ha importato circa 927 mila suinetti di peso inferiore a 50 kg e oltre la metà di questi (550 mila capi) proveniva dalla Danimarca, confermandola come principale fornitore estero di ristalli. 

Il patrimonio suinicolo danese si è attestato a 11,58 milioni di capi nel 2024, in calo rispetto ai 13,39 milioni registrati nel 2020.  Normative ambientali più stringenti, costi crescenti per adeguarsi alle regole ambientali e margini ridotti stanno spingendo molti allevatori a ridurre le scrofe o ad abbandonare l’attività.

Una minore produzione danese significa meno pressione dell’offerta sul mercato europeo e, nel medio periodo, un sostegno ai prezzi. Al tempo stesso, però, aumenta la competizione tra i grandi macelli per assicurarsi gli animali disponibili. 

L’effetto più immediato riguarda i ristalli. Il prezzo del suinetto danese da 25 kg si è attestato a 47,10 €/capo, con una flessione del 38,9% rispetto a un anno fa. Un calo che riflette le difficoltà degli ingrassatori del Nord Europa, soprattutto tedeschi, frenati da margini limitati e incertezze normative. 

Per gli allevatori italiani che importano ristalli ciò comporta un alleggerimento dei costi di avvio ciclo.

A complicare il quadro interviene la CINA. L’indagine antidumping sulle importazioni di carne suina europea ha ridotto la visibilità commerciale dei grandi esportatori danesi. Di conseguenza, parte dei volumi destinati all’Asia viene reindirizzata sul mercato europeo, aumentando la disponibilità di carni fresche e la concorrenza sui prezzi.

Per l’allevatore italiano il messaggio è chiaro: difendere la redditività significa rafforzare la biosicurezza aziendale, per prevenire emergenze sanitarie come la PSA, e continuare a valorizzare la specificità del suino pesante, principale elemento distintivo rispetto alla carne d’importazione.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Consumi carni e salumi: le famiglie premiano convenienza e valore percepito
8 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

I dati aggiornati ad aprile 2026 confermano una tendenza che sta progressivamente ridisegnando il paniere proteico delle famiglie italiane:

i consumi premiano le categorie più accessibili o quelle caratterizzate da un elevato valore percepito, mentre soffrono i segmenti più esposti alla pressione inflattiva. Più che a una riduzione complessiva del consumo di carne, si assiste a una riallocazione della domanda verso proteine considerate più accessibili sul piano economico.

CARNI FRESCHE: VOLA IL SUINO, SOFFRE IL BOVINO

La relazione tra prezzi e consumi appare evidente nel segmento delle carni fresche.

Nel periodo gennaio – aprile, il SUINO consolida la leadership grazie a prezzi medi in lieve calo (-0,6%), registrando un +8,9% nei volumi (+7,7% nel solo mese di aprile). 

Al contrario, la CARNE BOVINA resta penalizzata da listini elevati (+14,5% i prezzi medi), che limitano la capacità di recupero: i volumi crollano del 7,6% sia nel cumulato (gennaio-aprile) sia ad aprile. 

Positivo il comparto AVICUNICOLO, che segna un +2,1% nel cumulato e un +4% ad aprile, a fronte di prezzi medi in aumento del 4,4%. 

Il confronto con il 2019 (pre-pandemia) conferma una tendenza strutturale: il bovino, penalizzato da rincari più marcati, perde terreno, mentre avicolo e suino continuano a crescere grazie a una migliore accessibilità economica.

SALUMI: TIENE IL PROSCIUTTO CRUDO, RALLENTANO GLI ALTRI SEGMENTI

Anche nei SALUMI emerge una polarizzazione dei consumi: premiano le categorie che offrono convenienza o un elevato valore percepito. Il PROSCIUTTO CRUDO si conferma il segmento più resiliente (+2% nei volumi da gennaio ad aprile), sostenuto soprattutto dal Non-DOP. In calo invece gli altri comparti: PROSCIUTTO COTTO (-5,2%), MORTADELLA (-4,9%), PANCETTA A CUBETTI (-3,6%) e SALAME (-1,8%), che risentono di una domanda più selettiva e sensibile al prezzo.

Lo scenario retail di questo primo scorcio di 2026 evidenzia come la pressione sui budget familiari non stia azzerando i consumi proteici, ma ne stia guidando una profonda e selettiva riallocazione. La sfida per la filiera si gioca in questa fase sulla capacità di intercettare un consumatore particolarmente sensibile al fattore prezzo, ma per nulla disposto a rinunciare al valore d’uso e alla qualità percepita del prodotto.

La rivoluzione del cibo avverrà in Cina?
28 Maggio 2026

Di: Elisa Donegatti

La Cina potrebbe trasformare il sistema alimentare globale così come ha già fatto con pannelli solari, batterie e auto elettriche. È la tesi centrale del report “China’s Food Future”, pubblicato da Systemiq, secondo cui Pechino starebbe avviando una strategia per ridurre la dipendenza dalle importazioni agricole e rafforzare la sicurezza alimentare nazionale. 

Oggi la Cina è il più grande importatore agricolo del mondo: acquista enormi quantità di Soia, Carne Bovina e Latticini da Brasile, Stati Uniti, Argentina e Nuova Zelanda. Una dipendenza diventata sempre più problematica tra crisi sanitarie, come la peste suina africana, tensioni geopolitiche e cambiamento climatico

Il problema è strutturale: la Cina ospita circa il 15% della popolazione mondiale ma dispone solo dell’8% delle terre coltivabili, con una disponibilità di acqua dolce inferiore alla media globale. Negli ultimi quarant’anni l’aumento del reddito ha fatto crescere il consumo di carne e proteine animali, aumentando il fabbisogno di mangimi e materie prime importate. 

Secondo il report, Pechino considera ormai la sicurezza alimentare una questione strategica quanto energia e finanza. Per questo starebbe applicando all’agroalimentare lo stesso modello usato in altri settori chiave: pianificazione centrale, investimenti pubblici, sostegno tecnologico e sviluppo industriale coordinato. 

Uno degli obiettivi principali è ridurre la dipendenza dalla Soia importata per i mangimi, migliorando l’efficienza degli allevamenti e aumentando la produttività agricola anche attraverso OGM e allevamenti ad alta automazione. Muyuan Foods, il più grande produttore mondiale di Carne Suina, ha già quasi dimezzato l’uso di Soia nei mangimi. 

Ma il vero punto strategico riguarda le proteine alternative. Pechino sta investendo in Carne Vegetale, Fermentazione Microbica e Carne coltivata, con l’obiettivo di diventare leader mondiale della nuova “bioindustria alimentare”.

Secondo gli autori, entro il 2030 le importazioni cinesi di Soia potrebbero diminuire del 25%, grazie alla riduzione degli sprechi, al miglioramento della produttività agricola e alla riformulazione dei mangimi. Nel 2040 la Cina potrebbe diventare esportatrice netta di pollame, latticini e prodotti ittici allevati. Entro il 2050 tra il 35% e il 55% delle proteine consumate nel Paese potrebbe provenire da alternative prodotte in laboratorio o tramite fermentazione. 

Quali sarebbero le conseguenze globali? Secondo lo studio Brasile, Argentina e Stati Uniti rischierebbero un forte calo della domanda cinese di Soia e Carne, con effetti sui prezzi agricoli nel Mondo, valore dei terreni e occupazione rurale. 

Il report conclude con un avvertimento: il cibo potrebbe diventare uno dei prossimi grandi terreni della competizione industriale e geopolitica globale.

TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienza Semi di Soia
TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienza della Farina di Soia
TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienza della Carne Bovina
TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienze del Latte

Spagna: cresce la quota di export verso l’Europa nel settore suinicolo  
25 Maggio 2026

TESEO.clal.it – Spagna: Export di Carni Suine, inclusi Salumi

Di Marika De Vincenzi

Nel primo trimestre 2026 la Spagna ha aumentato le esportazioni di Carni Suine, ma con prezzi medi significativamente più bassi rispetto al 2025. Questa dinamica sta contribuendo a una maggiore pressione sul mercato europeo e sulle quotazioni dei suini italiani.

Il quadro commerciale internazionale è cambiato: la CINA, un tempo principale mercato di sbocco per il suino spagnolo ed europeo, sta riducendo le importazioni grazie al recupero della produzione interna. Inoltre, il rapporto con l’UE non sempre può definirsi disteso sul piano politico e commerciale, con la conseguenza che le attuali misure antidumping messe in atto da Pechino hanno in questa fase ridotto la competitività dell’export europeo.

Anche il GIAPPONE mostra una domanda più debole, mentre è maggiore la concorrenza da Stati Uniti e Brasile. Poi sulla Spagna gravano le restrizioni legate alla PSA (individuata nei cinghiali in Catalogna dopo oltre 30 anni), che hanno temporaneamente limitato gli scambi verso alcune destinazioni extra-UE.

Nei mercati asiatici emergenti, come le FILIPPINE, la crescita delle importazioni è sempre più trainata dal Brasile, che sta guadagnando quote a scapito della Spagna.

In questo contesto meno fluido, una quota crescente della produzione spagnola si sta orientando verso il mercato europeo, favorito dalla vicinanza logistica e dalla facilità degli scambi intra-UE. Si osserva, infatti, un aumento delle spedizioni verso i Paesi comunitari, Italia inclusa, soprattutto per carni fresche, prosciutti, spalle e mezzene. 

Parallelamente, i prezzi dell’export iberico risultano in forte calo, segnale di una strategia orientata alla difesa dei volumi tramite maggiore competitività e aggressività commerciale.

Per il MERCATO ITALIANO questo si traduce in una pressione ribassista, soprattutto nei segmenti destinati alla trasformazione industriale e ai prodotti non DOP. Un quadro che, inevitabilmente, si riflette sulle quotazioni nazionali dei Suini.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Mercati agricoli: i consumi guidano la volatilità
20 Maggio 2026

Di: Elisa Donegatti

Il mercato agricolo globale entra nella campagna 2026/27 con produzioni ancora elevate, ma equilibri sempre più tesi tra domanda e offerta. Secondo l’ultimo report USDA, la produzione mondiale complessiva di Cereali (mais, grano, riso e altri) si manterrà vicina a 2,95 miliardi di tonnellate, mentre i Semi Oleosi dovrebbero raggiungere un nuovo record storico di circa 718 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, il Mais si attesta intorno a 1,30 miliardi di tonnellate (-1,3%), il Grano scende a circa 819 milioni, mentre la Soia si conferma centrale con circa 442 milioni di tonnellate, sostenuta da una domanda globale ancora molto forte.

Nonostante l’elevata produzione, la crescita dei consumi limita la ricostituzione delle scorte mondiali. Gli stock globali di Mais sono attesi in calo da 297 a 277 milioni di tonnellate, mentre nel Grano calano da 279 a 275 milioni. Il comparto del Grano resta il più fragile, soprattutto negli Stati Uniti, dove siccità, temperature elevate e sviluppo accelerato delle colture aumentano la volatilità dei prezzi e alimentano l’attenzione verso possibili rischi fitosanitari. Al momento, tuttavia, non emergono criticità diffuse tali da modificare in modo significativo gli equilibri globali di mercato. 

Il mercato energetico rappresenta un ulteriore fattore strutturale di sostegno. Il consumo globale di Oli vegetali è atteso a circa 238 milioni di tonnellate (+3%), sostenuto anche dalla crescente  domanda destinata ai Biocarburanti. Negli Stati Uniti l’impiego di oli vegetali per biodiesel è in rapida crescita, riducendo la disponibilità per uso alimentare e sostenendo i prezzi di Soia, Colza. Analogamente, la domanda ed i prezzi del Mais sono influenzati dal valore dell’Etanolo

È atteso che il Brasile consolida il proprio ruolo dominante nella Soia (circa 180 milioni di tonnellate prodotte) e resta tra i principali produttori di Mais (circa 139 milioni). Nell’area del Mar Nero il Girasole torna centrale, con la produzione in Russia a circa 19 milioni di tonnellate e l’Ucraina in progressivo recupero. La Cina si conferma principale importatore mondiale di Soia (circa 114 milioni), mentre l’India mantiene la leadership nelle esportazioni di riso (circa 25 milioni). 

Il quadro resterà quindi caratterizzato da disponibilità complessivamente elevate di materie prime, ma accompagnata da una volatilità dei prezzi sostenuta. Il Grano continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio sul fronte cerealicolo per la sua elevata sensibilità agli shock climatici, mentre la Soia assume un ruolo sempre più determinante nella formazione dei costi lungo le filiere mangimistiche, in un contesto di forte competizione tra utilizzi alimentari, zootecnici ed energetici.

TESEO.Clal.it – Soia: Consumi Mondiali annuali

Giappone: un mercato sempre più strategico per la carne suina mondiale
18 Maggio 2026

di Marika De Vincenzi

Giappone – Import di carni suine e salumi

Mentre in Europa la disponibilità di carne suina mantiene i prezzi sotto pressione, il Giappone rappresenta uno dei mercati più interessanti per gli esportatori mondiali.

Pur geograficamente situato non lontano dalla Cina, le differenze fra i due Paesi sono sostanziali. Il mercato cinese è caratterizzato da forti oscillazioni produttive e, di conseguenza, importazioni molto variabili; al contrario, il mercato giapponese mantiene consumi relativamente costanti ed è uno sbocco ad alto valore aggiunto. I consumatori cercano i tagli premium e prodotti ad elevato standard qualitativo. 

Il Giappone ha un tasso di autosufficienza della carne suina sostanzialmente stabile, pari al 47%, e questo porta il Paese a dipendere dalle importazioni per oltre metà dei consumi. Lo scenario di mercato sta però cambiando.

La debolezza dello Yen nei confronti del dollaro e dell’euro sta aumentando il costo delle importazioni alimentari e ora anche il consumatore giapponese si sta scoprendo più sensibile al prezzo, un aspetto inedito, ma che ha innescato la competizione tra i principali fornitori internazionali.

Un quadro che sta favorendo il Brasile: grazie a prezzi competitivi, maggiore disponibilità di prodotto e crescente efficienza logistica la presenza di carne suina brasiliana in Asia è sempre più diffusa, Giappone compreso. Parallelamente, anche gli Stati Uniti mantengono una posizione di mercato molto forte, grazie ad accordi commerciali, vicinanza politica e geografica nel Pacifico. 

Per l’Europa, invece, la situazione appare più complessa. L’aumento dell’offerta interna europea e il rallentamento dei prezzi stanno intensificando la necessità di trovare mercati alternativi. In tale contesto, il Giappone assume un ruolo ancora più strategico, soprattutto per prodotti di fascia alta e tagli a maggiore valore aggiunto. 

Coordinate che valgono anche per il settore italiano. Qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e affidabilità delle forniture restano elementi centrali per competere su un mercato premium come quello giapponese.

In una fase di crescente concorrenza internazionale, la competitività europea dipenderà sempre più dalla capacità di garantire continuità delle esportazioni, elevati standard sanitari e valorizzazione delle produzioni ad alto valore aggiunto. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Clima e agricoltura: i principali segnali da monitorare nei mercati globali
18 Maggio 2026

Di Alberto Lancellotti

Le ultime indicazioni meteorologiche mostrano un quadro globale ancora molto diversificato per le filiere agroalimentari nel mondo.

In Europa, le recenti piogge nel nord hanno attenuato la siccità e migliorato le prospettive delle rese agricole. Restano tuttavia criticità nell’area centro-orientale, in particolare in Polonia, dove la carenza di precipitazioni continua a destare attenzione.

Negli USA, il freddo tardivo di marzo-aprile ha causato gelate in alcune aree agricole, mentre la scarsità di piogge sta aggravando la siccità anche nel Corn Belt. Tuttavia l’impatto appare ancora moderato, come dimostrato dalla progressione delle semine di mais e soia, migliori rispetto alla media degli ultimi anni.

In Australia, nonostante alcune piogge nel sud-est, molte aree agricole continuano a riportare condizioni siccitose, con rischi per le semine invernali, soprattutto in Western Australia, New South Wales e Queensland.

In Sud America, le condizioni climatiche risultano in miglioramento rispetto ai mesi precedenti, con un recupero della condizione dei terreni agricoli in Argentina e Brasile dopo le criticità di inizio 2026. Sullo sfondo, cresce l’attenzione per un possibile ritorno di El Niño entro luglio 2026 (anche di elevata intensità) con potenziali rischi climatici nelle principali aree produttive globali. Gli effetti andranno monitorati in particolare in Sud America, Oceania e Europa, dove tale evento potrebbe contribuire a temperature superiori alla norma e allo sviluppo di condizioni di siccità.

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Italia – Indice VHI suddiviso per regione e per i diversi prodotti analizzati