Carne, il prezzo orienta sempre più gli acquisti dei Consumatori     
28 Agosto 2026

Di Marika De Vincenzi

Il fattore prezzo è sempre più un elemento determinante nell’oscillazione degli acquisti di carne da parte dei Consumatori. Il carrello della spesa fa i conti con i rincari e gli acquisti si adattano di conseguenza.

Il fenomeno è evidente anche analizzando i CONSUMI DI CARNI FRESCHE nel retail nel mese di luglio 2026. Il trend della CARNE SUINA segna un aumento delle vendite sia a peso imposto (+2,2%) che a peso variabile (+3%), a fronte di prezzi medi in flessione del 3% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Per la CARNE BOVINA, AVICOLA E OVICAPRINA, invece, gli aumenti dei prezzi medi registrati – rispettivamente del +6,9%, +2,8% e +10,2% – hanno frenato i consumi. I volumi totali risultano in calo del 5,7% per la carne bovina, del 2,4% per quella avicola e del 6,3% per quella ovicaprina. 

Con riferimento al CONSUMO RETAIL DI SALUMI, continuano a segnare il passo i COTTI: a luglio le vendite del prosciutto cotto diminuiscono del 3,4% e quelle della mortadella del 5,4%. In calo anche salame (-2,1%) e pancetta a cubetti (-3,4%). 

Le alte temperature di luglio hanno invece favorito salumi meno elaborati e più adatti al consumo estivo. Crescono così le vendite di PROSCIUTTO CRUDO DOP, con il peso imposto in aumento del 24% tendenziale, a fronte di prezzi medi in crescita dell’1,6%. Aumentano anche i volumi del PROSCIUTTO CRUDO NON DOP (+4,8%), sostenuti dal peso variabile (+9,4%) e da prezzi medi in diminuzione del 2%, confermando il ruolo del prezzo nelle scelte d’acquisto. 

TESEO.clal.it – Dashboard Suini
TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Suini resistenti alla PRRS: ricerca genetica e scenario internazionale
21 Agosto 2026

Di Marika De Vincenzi

La PRRS (Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome) è una delle principali malattie della suinicoltura mondiale, con effetti su fertilità, mortalità dei suinetti e costi produttivi.

Da tempo si sperimentano rimedi alla malattia ma negli ultimi anni la ricerca si è orientata ed ha esplorato le nuove tecniche genomiche, come CRISPR-Cas9, con l’obiettivo di ridurre la suscettibilità genetica dei suini al virus. Il patogeno utilizza infatti il recettore CD163 per infettare le cellule: intervenendo su questo recettore tramite editing genetico è possibile limitarne l’infezione .

Queste applicazioni sono tuttavia ancora in fase sperimentale o regolatoria. Tra gli attori coinvolti nello sviluppo di linee suine geneticamente modificate figura la Pig Improvement Company (PIC), società del gruppo Genus plc. 

Sul piano internazionale, negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) valuta caso per caso gli animali ottenuti tramite editing genetico. Le applicazioni legate alla PRRS sono in fase avanzata di valutazione, ma non ancora diffuse su larga scala. Approcci analoghi si osservano in Canada, Brasile e Cina, seppure con diversi livelli di sviluppo regolatorio.

Nell’Unione Europea le tecniche di genome editing stanno facendo passi avanti ma, allo stato attuale, rientrano nella normativa OGM (Direttiva 2001/18/CE), richiedendo autorizzazioni, sperimentazioni lunghe e complesse che di fatto le rendono inapplicabili sul campo. È comunque in corso una revisione a livello europeo sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT).

La possibilità di ottenere suini più resistenti alla PRRS è dimostrata ma necessita ancora di un robusto riconoscimento a livello scientifico accompagnato da una normazione dedicata. Secondo gli esperti tale traguardo potrebbe ridurre sensibilmente l’impatto sanitario della malattia, migliorando la stabilità produttiva e facilitando la gestione dell’allevamento. Tuttavia l’adozione industriale è ancora in fase iniziale.

Caldo e produzione di latte: probabili effetti nei prossimi mesi
18 Agosto 2026

Di Mirco De Vincenzi e Francesco Fenzi

Il prolungato periodo di temperature elevate sta avendo ripercussioni sulle produzioni di latte e sulle condizioni degli allevamenti. Secondo le informazioni raccolte presso alcuni Allevatori del progetto Sistema Stalla, negli ultimi giorni la produzione si è stabilizzata, pur mantenendosi su livelli inferiori rispetto all’inizio di agosto.

Oltre all’effetto diretto dello stress termico sull’ingestione e quindi sulla produzione, l’attenzione è rivolta alla fertilità delle bovine. Le elevate temperature di luglio e agosto hanno reso più difficili le fecondazioni, nonostante le inseminazioni vengano concentrate nelle ore più fresche. Questo potrebbe determinare nei prossimi mesi uno spostamento dei parti e una minore disponibilità di latte, con possibili effetti soprattutto nel periodo di aprile e un successivo parziale recupero tra maggio e giugno.

Un secondo elemento da monitorare riguarda qualità e disponibilità dei foraggi. La disponibilità e le caratteristiche del mais risultano molto variabili in funzione della possibilità di irrigazione. Nelle aree dove l’acqua è stata disponibile con regolarità le prospettive sono considerate relativamente buone, mentre nei terreni maggiormente colpiti dalla siccità e dal caldo si segnalano maggiori criticità qualitative e attenzione al rischio di micotossine.

Gli effetti della stagione potrebbero interessare anche altri Paesi europei, dove le condizioni climatiche e le caratteristiche degli allevamenti possono aver esposto maggiormente la mandria allo stress termico. Eventuali minori disponibilità di foraggi potrebbero essere compensate con un maggiore ricorso ai mangimi, con conseguenze sui costi di alimentazione.

Nel complesso la situazione richiede quindi attenzione, oltre che per gli effetti immediati sulla produzione, ancor più per la possibile persistenza nei prossimi mesi. Saranno soprattutto l’andamento della fertilità, i parti nel prossimo periodo e la qualità dei foraggi a determinare l’effettiva entità delle conseguenze sulla disponibilità di latte.

Suinicoltura in Danimarca: come nasce il vantaggio competitivo
14 Agosto 2026

Di Marika De Vincenzi

Ogni anno migliaia di lattonzoli e magroni arrivano in Italia dalla Danimarca per essere allevati fino al peso di macellazione (oltre 220mila capi importati fra gennaio e aprile 2026). Questa scelta non dipende solo dal deficit produttivo nazionale, ma anche dall’elevata efficienza del modello danese, storicamente tra i più competitivi in Europa.

La Danimarca ha sviluppato un sistema altamente specializzato che integra miglioramento genetico, gestione riproduttiva, elevata biosicurezza e monitoraggio delle performance. La selezione genetica mira a incrementare la produttività complessiva: più suinetti nati vivi e svezzati, maggiore fertilità delle scrofe, migliore sopravvivenza dei lattonzoli, crescita rapida ed elevata efficienza alimentare.

I risultati sono evidenti. Nel 2024 gli allevamenti che utilizzano la genetica DanBred hanno raggiunto in media 36,3 suinetti svezzati per scrofa all’anno, tra i valori più elevati a livello mondiale. Una produttività così elevata riduce il costo unitario del lattonzolo, rendendo i suinetti danesi competitivi anche considerando il trasporto.

I suini vengono poi ingrassati negli allevamenti nazionali e alimentano soprattutto la filiera dei salumi non DOP, contribuendo a soddisfare la domanda dell’industria di trasformazione e a compensare il deficit produttivo nazionale. 

L’esperienza danese dimostra che il VANTAGGIO COMPETITIVO non dipende solo dalla genetica, ma dall’integrazione tra selezione genetica, organizzazione della filiera e gestione tecnica degli allevamenti. 

Questa combinazione consente alla Danimarca di mantenere una posizione di leadership nell’esportazione di lattonzoli verso numerosi Paesi europei, Italia compresa.

Mercati agricoli: pausa estiva in attesa dei nuovi raccolti
12 Agosto 2026

Di: Elisa Donegatti

I mercati agricoli arrivano alla pausa estiva dopo un mese di luglio caratterizzato da un rialzo delle quotazioni, sostenuto dai timori legati alle condizioni climatiche e alle tensioni geopolitiche. I prezzi stanno ora tornando a confrontarsi con i fondamentali di mercato: disponibilità di prodotto, domanda internazionale e prospettive dei prossimi raccolti.

Sul Frumento Tenero, il principale elemento di attenzione resta la situazione nel Mar Nero. Le tensioni legate al conflitto tra Russia e Ucraina e gli attacchi alle infrastrutture portuali hanno aumentato le preoccupazioni sulla regolarità dei flussi commerciali, ma l’offerta russa e ucraina continua a mantenersi competitiva sui mercati internazionali. In Europa, il raccolto dei cereali vernini si è concluso in molte aree con risultati generalmente positivi, ma il caldo e la siccità hanno penalizzato le rese in alcune zone, portando a revisioni al ribasso delle stime produttive.

Sul Mais, il clima resta il principale fattore da monitorare. Negli Stati Uniti, il mercato guarda con attenzione all’evoluzione delle colture nel Midwest dopo le fasi di caldo intenso che hanno interessato il Corn Belt, anche se la domanda internazionale continua a sostenere le quotazioni. In Europa, invece, caldo e siccità stanno aumentando le preoccupazioni sulle rese finali in diversi Paesi produttori, tra cui la Francia. Anche in Italia la situazione resta incerta: lo stress idrico e gli eventi estremi hanno interessato diverse aree maidicole, mentre l’impatto finale sulle rese potrà essere valutato solo con l’avvio delle raccolte nelle prossime settimane. 

La Soia segue dinamiche differenti: la ripresa degli acquisti cinesi di prodotto statunitense ha sostenuto le quotazioni, dopo una fase caratterizzata dall’ampia disponibilità sudamericana. Il Brasile mantiene un ruolo centrale grazie a una produzione record, che continua a garantire un’offerta mondiale abbondante. Sul fronte produttivo, la nuova campagna resta ancora da valutare: in Europa e in Italia la coltura è tuttora in campo e le condizioni risultano diversificate a seconda delle aree.

Con la sospensione delle rilevazioni delle Camere di Commercio, il mercato italiano entra ora nella pausa estiva in attesa dei prossimi sviluppi. L’avvio delle raccolte di mais e soia nelle prossime settimane fornirà nuovi elementi per valutare le rese effettive e l’evoluzione dell’offerta nazionale.

TESEO.clal.it: Stato delle coltivazioni mondiali ed europee

Consumi di carne: la carne resta centrale nella dieta, ma il prezzo guida gli acquisti 
3 Agosto 2026

di: Marika De Vincenzi

Teseo.clal.it – Evoluzione dei prezzi retail delle carni fresche in Italia

Nei primi sei mesi del 2026 tengono i consumi di carne avicunicola (+1,30% in quantità su base tendenziale), in parte sacrificati per un incremento dei prezzi a valore (+5,3%).

Il primo semestre di quest’anno conferma un calo dei consumi di carne bovina fresca nel retail: -6,8%, a fronte di un aumento a valore del 5,4%.

In un contesto di inflazione, salari fra i meno brillanti in Europa, incognite economiche e finanziarie, il consumatore è più orientato ad acquistare proteine nobili di origine animale a minor costo. 

È così che la carne suina fresca accelera più in quantità (+8,6% tendenziale), rispetto all’incremento a valore (+7,4%).

Nulla di nuovo sotto il sole: anche il mese di giugno conferma quanto già evidenziato nei primi cinque mesi del 2026.

Prendendo come riferimento l’anno terminante (AT) dicembre 2019 (base zero), la variazione dei prezzi retail evidenzia un forte aumento per la carne bovina fresca, passata dal +37,3% (AT dicembre 2025) al +45,9% (AT giugno 2026). Un rincaro che, in un contesto di fragilità economica, contribuisce alla riduzione dei consumi.

Più contenuto, invece, l’aumento dei prezzi della carne suina fresca, dal +24,3% al +23,6% rispetto all’AT dicembre 2019. Una dinamica che ha favorito la crescita dei consumi.

I volumi consumati nell’AT giugno 2026 hanno registrato le seguenti variazioni rispetto all’AT dicembre 2019:

  • Carne suina fresca: +17,0%
  • Carne avicola fresca: +16,4%
  • Carne bovina fresca: -3,1%

Nell’ambito dei salumi, il primo semestre dell’anno evidenzia un rallentamento degli acquisti in quantità, che interessa in particolare:

  • Prosciutto cotto: -5,3% tendenziale
  • Mortadella: -4,3%
  • Salame: -1,1%
  • Pancetta a cubetti: -3,5%

Tengono, invece, le vendite in quantità del Prosciutto Crudo (+2,3%), che nella suddivisione fra DOP e non DOP sale rispettivamente dell’1,0% e del 3,5%.

I consumi, seppure complessivamente non proprio brillantissimi, confermano che le proteine animali costituiscono uno dei pilastri della dieta mediterranea, e proprio per questo i consumatori non vi rinunciano.

Teseo.clal.it – Mercato suinicolo italiano

Italia: calano i suini macellati per le produzioni DOP/IGP
27 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La struttura della macellazione suinicola italiana evidenzia un profondo cambiamento nella composizione dei capi destinati ai diversi circuiti produttivi.

Negli ultimi anni il numero di suini macellati conformi per produzioni DOP/IGP ha registrato una contrazione, mentre cresce il numero degli altri suini macellati, calcolati come differenza rispetto al totale delle macellazioni nazionali.

Il confronto a cinque anni (2020-2025) evidenzia quindi due dinamiche opposte:

  • SUINI CONFORMI PER DOP/IGP: si registra una netta contrazione del 14,6% dei capi destinati al circuito tutelato, scesi a 6,34 milioni.
  • ALTRI SUINI: crescono del 12,6% le macellazioni dei capi non destinati al circuito certificato, che salgono a 3,58 milioni di unità. Questa voce rappresenta la differenza rispetto al totale dei suini macellati in Italia rilevato da Eurostat.

L’evoluzione evidenzia un progressivo ridimensionamento del peso del circuito DOP/IGP sul totale delle macellazioni nazionali: la quota dei suini conformi, infatti, è passata dal 70% nel 2020 al 64% nel 2025.

Il cambiamento si inserisce nella trasformazione della filiera suinicola italiana, influenzata da diversi fattori: la riduzione degli allevamenti, la pressione sui costi di produzione, l’evoluzione della domanda di carne suina e di prodotti trasformati; oltre agli effetti delle problematiche sanitarie, in particolare della Peste Suina Africana (PSA), che ha condizionato la gestione degli allevamenti e la disponibilità di capi destinati alla filiera DOP. 

Hanno contribuito anche le normative sul benessere animale, con i conseguenti investimenti richiesti agli allevamenti, e l’elevata età media degli allevatori, che rende più difficile il ricambio generazionale.

Negli ultimi anni sono intervenuti anche aggiornamenti dei disciplinari delle principali produzioni DOP suine, che hanno modificato alcuni requisiti di conformità dei capi destinati al circuito tutelato.

I dati provvisori più recenti mostrano alcuni segnali di recupero: nel periodo gennaio-giugno 2026, il numero di suini conformi per produzioni DOP/IGP risulta in crescita dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, indicando un possibile recupero dei volumi destinati al circuito tutelato (vedi grafico). 

L’evoluzione osservata nel primo semestre 2026 dovrà trovare conferma nei prossimi mesi. La filiera è chiamata a individuare strategie in grado di rafforzare qualità, redditività e competitività delle produzioni a Indicazione Geografica.

TESEO.clal.it – Suini macellati conformi per le produzioni DOP/IGP

Oltre la redditività, costruire il futuro aziendale
23 Luglio 2026

La redditività è un requisito essenziale per ogni impresa zootecnica. Tuttavia il contesto di volatilità dei mercati, la crescente pressione normativa, le transizioni ambientali e tecnologiche, così come le maggiori aspettative sociali, dimostrano quanto la capacità di “restare sul mercato” dipenda da un insieme di fattori che vanno oltre il risultato economico annuale. Lo dimostra il fatto che anche con prezzi favorevoli per il latte, il numero di aziende agricole continua a diminuire. Uno studio dell’università di Siviglia (Spagna) relativo all’allevamento caprino ha analizzato le varie componenti di questo requisito, proprie anche per gli altri allevamenti da latte.

La continuità richiede una visione di lungo periodo

La continuità aziendale è un equilibrio tra solidità finanziaria; sostenibilità strategica; valore sociale; gestione del rischio; capacità organizzativa. Innanzitutto la redditività deve essere analizzata sotto l’aspetto della gestione aziendale riguardo la solidità finanziaria, che ne è un pilastro fondamentale. Un allevamento può essere profittevole oggi ma non sostenibile domani a causa di criticità strategiche come la dipendenza da un solo acquirente, il ritardo nell’innovazione (gestione dati, automazione, benessere animale), la mancata adattabilità alle transizioni ambientali ed alle nuove normative. La continuità richiede una visione di lungo periodo, con investimenti mirati e capacità di anticipare i cambiamenti.

Gli allevamenti operano sotto una crescente pressione pubblica, quindi occorre anche la capacità di attuare relazioni positive col territorio, trasparenza verso consumatori ed istituzioni, conformità alle normative ambientali e sanitarie. In altri termini occorre agire sulla reputazione come asset strategico. Questo significa anche rafforzare la comunicazione positiva sul settore, cioè valorizzare la reputazione, rivolta alla società ed ai giovani per garantire il ricambio generazionale. La redditività non protegge poi dagli shock (rischi di mercato, sanitari, climatici,  normativi) cui sono esposti gli allevamenti, per cui diventa oggi indispensabile affrontare la gestione del rischio.

Investire nel capitale umano è indispensabile

Infine, l’importanza del capitale umano, ovvero capacità di attrarre e trattenere personale qualificato; leadership in grado di guidare il cambiamento; cultura aziendale orientata all’apprendimento. Un allevamento che non investe nel proprio capitale umano rischia di perdere competitività anche se oggi è profittevole.

Per garantire la redditività futura, più che un modello di produzione in sé occorre valutare l’efficienza nell’uso delle risorse all’interno di ciascun modello. La redditività è la base, ma non l’intero edificio. Senza queste dimensioni complementari, l’azienda può essere forte oggi ma fragile e non sostenibile domani.

Fonte: Interempresas

TESEO.clal.it – Allevamenti Bovini
TESEO.clal.it – Allevamenti Ovicaprini
TESEO.clal.it – Allevamenti di Suini

Mercato suinicolo cinese: quali prospettive per la seconda metà del 2026? 
20 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Cina: Andamento mensile del prezzo dei Suini

Il mercato cinese del suino affronta un persistente eccesso di offerta, che mantiene sotto pressione i prezzi dei maiali vivi e riduce il ricorso al commercio estero. 
Secondo le stime USDA, la produzione di Carne Suina della Cina nel 2026 si attesterà a 59,5 milioni di tonnellate, mostrandosi stabile rispetto al 2025. Tuttavia, l’Ufficio Nazionale di Statistica della Cina rileva nel primo trimestre un incremento produttivo del 4,2% su base annua, trainato dalla maggiore efficienza negli allevamenti e dall’accelerazione delle macellazioni.

Per contrastare l’eccesso di offerta, il Governo cinese ha avviato un piano di riduzione del patrimonio di scrofe, limitando gli incentivi all’espansione produttiva e favorendo pesi di macellazione intorno ai 120 kg. Questa politica ha inizialmente accelerato le macellazioni, contribuendo ad aumentare la disponibilità di carne sul mercato. 
Con prezzi scesi al di sotto dei costi di produzione, i governi centrali e locali sono intervenuti acquistando carne suina da destinare alle riserve strategiche. Stock che dovranno essere gestiti con molta attenzione, per evitare ulteriori squilibri di mercato.
A giugno il prezzo medio dei Suini Vivi si è attestato a 10,88 yuan/kg (1,39 €/kg), il 29% in meno rispetto allo stesso mese del 2025.

La forte disponibilità interna ha tagliato l’import: tra gennaio e maggio 2026 le importazioni cinesi di carni suine fresche, refrigerate e congelate sono diminuite del 29,2%, attestandosi a 314mila tonnellate. 
L’UNIONE EUROPEA si conferma il principale partner commerciale con la SPAGNA leader tra i singoli esportatori, mentre gli USA arretrano per i dazi di ritorsione. Nel comparto delle frattaglie, l’UE mantiene la propria posizione dominante coprendo il 52% dell’import cinese.

Nel breve termine il mercato dovrebbe rimanere condizionato da un’offerta abbondante di carne suina e da consumi ancora deboli. La riduzione del patrimonio di scrofe (dopo anni in cui la Cina ha spinto per tornare ai livelli precedenti all’esplosione della Peste suina) potrebbe favorire un graduale riequilibrio del mercato nella seconda parte dell’anno, ma la domanda interna continuerà a rappresentare il principale fattore di incertezza per il settore suinicolo mondiale, strettamente connesso alle dinamiche asiatiche.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi