Consumi carni e salumi: le famiglie premiano convenienza e valore percepito
8 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

I dati aggiornati ad aprile 2026 confermano una tendenza che sta progressivamente ridisegnando il paniere proteico delle famiglie italiane:

i consumi premiano le categorie più accessibili o quelle caratterizzate da un elevato valore percepito, mentre soffrono i segmenti più esposti alla pressione inflattiva. Più che a una riduzione complessiva del consumo di carne, si assiste a una riallocazione della domanda verso proteine considerate più accessibili sul piano economico.

CARNI FRESCHE: VOLA IL SUINO, SOFFRE IL BOVINO

La relazione tra prezzi e consumi appare evidente nel segmento delle carni fresche.

Nel periodo gennaio – aprile, il SUINO consolida la leadership grazie a prezzi medi in lieve calo (-0,6%), registrando un +8,9% nei volumi (+7,7% nel solo mese di aprile). 

Al contrario, la CARNE BOVINA resta penalizzata da listini elevati (+14,5% i prezzi medi), che limitano la capacità di recupero: i volumi crollano del 7,6% sia nel cumulato (gennaio-aprile) sia ad aprile. 

Positivo il comparto AVICUNICOLO, che segna un +2,1% nel cumulato e un +4% ad aprile, a fronte di prezzi medi in aumento del 4,4%. 

Il confronto con il 2019 (pre-pandemia) conferma una tendenza strutturale: il bovino, penalizzato da rincari più marcati, perde terreno, mentre avicolo e suino continuano a crescere grazie a una migliore accessibilità economica.

SALUMI: TIENE IL PROSCIUTTO CRUDO, RALLENTANO GLI ALTRI SEGMENTI

Anche nei SALUMI emerge una polarizzazione dei consumi: premiano le categorie che offrono convenienza o un elevato valore percepito. Il PROSCIUTTO CRUDO si conferma il segmento più resiliente (+2% nei volumi da gennaio ad aprile), sostenuto soprattutto dal Non-DOP. In calo invece gli altri comparti: PROSCIUTTO COTTO (-5,2%), MORTADELLA (-4,9%), PANCETTA A CUBETTI (-3,6%) e SALAME (-1,8%), che risentono di una domanda più selettiva e sensibile al prezzo.

Lo scenario retail di questo primo scorcio di 2026 evidenzia come la pressione sui budget familiari non stia azzerando i consumi proteici, ma ne stia guidando una profonda e selettiva riallocazione. La sfida per la filiera si gioca in questa fase sulla capacità di intercettare un consumatore particolarmente sensibile al fattore prezzo, ma per nulla disposto a rinunciare al valore d’uso e alla qualità percepita del prodotto.

La rivoluzione del cibo avverrà in Cina?
28 Maggio 2026

Di: Elisa Donegatti

La Cina potrebbe trasformare il sistema alimentare globale così come ha già fatto con pannelli solari, batterie e auto elettriche. È la tesi centrale del report “China’s Food Future”, pubblicato da Systemiq, secondo cui Pechino starebbe avviando una strategia per ridurre la dipendenza dalle importazioni agricole e rafforzare la sicurezza alimentare nazionale. 

Oggi la Cina è il più grande importatore agricolo del mondo: acquista enormi quantità di Soia, Carne Bovina e Latticini da Brasile, Stati Uniti, Argentina e Nuova Zelanda. Una dipendenza diventata sempre più problematica tra crisi sanitarie, come la peste suina africana, tensioni geopolitiche e cambiamento climatico

Il problema è strutturale: la Cina ospita circa il 15% della popolazione mondiale ma dispone solo dell’8% delle terre coltivabili, con una disponibilità di acqua dolce inferiore alla media globale. Negli ultimi quarant’anni l’aumento del reddito ha fatto crescere il consumo di carne e proteine animali, aumentando il fabbisogno di mangimi e materie prime importate. 

Secondo il report, Pechino considera ormai la sicurezza alimentare una questione strategica quanto energia e finanza. Per questo starebbe applicando all’agroalimentare lo stesso modello usato in altri settori chiave: pianificazione centrale, investimenti pubblici, sostegno tecnologico e sviluppo industriale coordinato. 

Uno degli obiettivi principali è ridurre la dipendenza dalla Soia importata per i mangimi, migliorando l’efficienza degli allevamenti e aumentando la produttività agricola anche attraverso OGM e allevamenti ad alta automazione. Muyuan Foods, il più grande produttore mondiale di Carne Suina, ha già quasi dimezzato l’uso di Soia nei mangimi. 

Ma il vero punto strategico riguarda le proteine alternative. Pechino sta investendo in Carne Vegetale, Fermentazione Microbica e Carne coltivata, con l’obiettivo di diventare leader mondiale della nuova “bioindustria alimentare”.

Secondo gli autori, entro il 2030 le importazioni cinesi di Soia potrebbero diminuire del 25%, grazie alla riduzione degli sprechi, al miglioramento della produttività agricola e alla riformulazione dei mangimi. Nel 2040 la Cina potrebbe diventare esportatrice netta di pollame, latticini e prodotti ittici allevati. Entro il 2050 tra il 35% e il 55% delle proteine consumate nel Paese potrebbe provenire da alternative prodotte in laboratorio o tramite fermentazione. 

Quali sarebbero le conseguenze globali? Secondo lo studio Brasile, Argentina e Stati Uniti rischierebbero un forte calo della domanda cinese di Soia e Carne, con effetti sui prezzi agricoli nel Mondo, valore dei terreni e occupazione rurale. 

Il report conclude con un avvertimento: il cibo potrebbe diventare uno dei prossimi grandi terreni della competizione industriale e geopolitica globale.

TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienza Semi di Soia
TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienza della Farina di Soia
TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienza della Carne Bovina
TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienze del Latte

Spagna: cresce la quota di export verso l’Europa nel settore suinicolo  
25 Maggio 2026

TESEO.clal.it – Spagna: Export di Carni Suine, inclusi Salumi

Di Marika De Vincenzi

Nel primo trimestre 2026 la Spagna ha aumentato le esportazioni di Carni Suine, ma con prezzi medi significativamente più bassi rispetto al 2025. Questa dinamica sta contribuendo a una maggiore pressione sul mercato europeo e sulle quotazioni dei suini italiani.

Il quadro commerciale internazionale è cambiato: la CINA, un tempo principale mercato di sbocco per il suino spagnolo ed europeo, sta riducendo le importazioni grazie al recupero della produzione interna. Inoltre, il rapporto con l’UE non sempre può definirsi disteso sul piano politico e commerciale, con la conseguenza che le attuali misure antidumping messe in atto da Pechino hanno in questa fase ridotto la competitività dell’export europeo.

Anche il GIAPPONE mostra una domanda più debole, mentre è maggiore la concorrenza da Stati Uniti e Brasile. Poi sulla Spagna gravano le restrizioni legate alla PSA (individuata nei cinghiali in Catalogna dopo oltre 30 anni), che hanno temporaneamente limitato gli scambi verso alcune destinazioni extra-UE.

Nei mercati asiatici emergenti, come le FILIPPINE, la crescita delle importazioni è sempre più trainata dal Brasile, che sta guadagnando quote a scapito della Spagna.

In questo contesto meno fluido, una quota crescente della produzione spagnola si sta orientando verso il mercato europeo, favorito dalla vicinanza logistica e dalla facilità degli scambi intra-UE. Si osserva, infatti, un aumento delle spedizioni verso i Paesi comunitari, Italia inclusa, soprattutto per carni fresche, prosciutti, spalle e mezzene. 

Parallelamente, i prezzi dell’export iberico risultano in forte calo, segnale di una strategia orientata alla difesa dei volumi tramite maggiore competitività e aggressività commerciale.

Per il MERCATO ITALIANO questo si traduce in una pressione ribassista, soprattutto nei segmenti destinati alla trasformazione industriale e ai prodotti non DOP. Un quadro che, inevitabilmente, si riflette sulle quotazioni nazionali dei Suini.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Mercati agricoli: i consumi guidano la volatilità
20 Maggio 2026

Di: Elisa Donegatti

Il mercato agricolo globale entra nella campagna 2026/27 con produzioni ancora elevate, ma equilibri sempre più tesi tra domanda e offerta. Secondo l’ultimo report USDA, la produzione mondiale complessiva di Cereali (mais, grano, riso e altri) si manterrà vicina a 2,95 miliardi di tonnellate, mentre i Semi Oleosi dovrebbero raggiungere un nuovo record storico di circa 718 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, il Mais si attesta intorno a 1,30 miliardi di tonnellate (-1,3%), il Grano scende a circa 819 milioni, mentre la Soia si conferma centrale con circa 442 milioni di tonnellate, sostenuta da una domanda globale ancora molto forte.

Nonostante l’elevata produzione, la crescita dei consumi limita la ricostituzione delle scorte mondiali. Gli stock globali di Mais sono attesi in calo da 297 a 277 milioni di tonnellate, mentre nel Grano calano da 279 a 275 milioni. Il comparto del Grano resta il più fragile, soprattutto negli Stati Uniti, dove siccità, temperature elevate e sviluppo accelerato delle colture aumentano la volatilità dei prezzi e alimentano l’attenzione verso possibili rischi fitosanitari. Al momento, tuttavia, non emergono criticità diffuse tali da modificare in modo significativo gli equilibri globali di mercato. 

Il mercato energetico rappresenta un ulteriore fattore strutturale di sostegno. Il consumo globale di Oli vegetali è atteso a circa 238 milioni di tonnellate (+3%), sostenuto anche dalla crescente  domanda destinata ai Biocarburanti. Negli Stati Uniti l’impiego di oli vegetali per biodiesel è in rapida crescita, riducendo la disponibilità per uso alimentare e sostenendo i prezzi di Soia, Colza. Analogamente, la domanda ed i prezzi del Mais sono influenzati dal valore dell’Etanolo

È atteso che il Brasile consolida il proprio ruolo dominante nella Soia (circa 180 milioni di tonnellate prodotte) e resta tra i principali produttori di Mais (circa 139 milioni). Nell’area del Mar Nero il Girasole torna centrale, con la produzione in Russia a circa 19 milioni di tonnellate e l’Ucraina in progressivo recupero. La Cina si conferma principale importatore mondiale di Soia (circa 114 milioni), mentre l’India mantiene la leadership nelle esportazioni di riso (circa 25 milioni). 

Il quadro resterà quindi caratterizzato da disponibilità complessivamente elevate di materie prime, ma accompagnata da una volatilità dei prezzi sostenuta. Il Grano continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio sul fronte cerealicolo per la sua elevata sensibilità agli shock climatici, mentre la Soia assume un ruolo sempre più determinante nella formazione dei costi lungo le filiere mangimistiche, in un contesto di forte competizione tra utilizzi alimentari, zootecnici ed energetici.

TESEO.Clal.it – Soia: Consumi Mondiali annuali

Giappone: un mercato sempre più strategico per la carne suina mondiale
18 Maggio 2026

di Marika De Vincenzi

Giappone – Import di carni suine e salumi

Mentre in Europa la disponibilità di carne suina mantiene i prezzi sotto pressione, il Giappone rappresenta uno dei mercati più interessanti per gli esportatori mondiali.

Pur geograficamente situato non lontano dalla Cina, le differenze fra i due Paesi sono sostanziali. Il mercato cinese è caratterizzato da forti oscillazioni produttive e, di conseguenza, importazioni molto variabili; al contrario, il mercato giapponese mantiene consumi relativamente costanti ed è uno sbocco ad alto valore aggiunto. I consumatori cercano i tagli premium e prodotti ad elevato standard qualitativo. 

Il Giappone ha un tasso di autosufficienza della carne suina sostanzialmente stabile, pari al 47%, e questo porta il Paese a dipendere dalle importazioni per oltre metà dei consumi. Lo scenario di mercato sta però cambiando.

La debolezza dello Yen nei confronti del dollaro e dell’euro sta aumentando il costo delle importazioni alimentari e ora anche il consumatore giapponese si sta scoprendo più sensibile al prezzo, un aspetto inedito, ma che ha innescato la competizione tra i principali fornitori internazionali.

Un quadro che sta favorendo il Brasile: grazie a prezzi competitivi, maggiore disponibilità di prodotto e crescente efficienza logistica la presenza di carne suina brasiliana in Asia è sempre più diffusa, Giappone compreso. Parallelamente, anche gli Stati Uniti mantengono una posizione di mercato molto forte, grazie ad accordi commerciali, vicinanza politica e geografica nel Pacifico. 

Per l’Europa, invece, la situazione appare più complessa. L’aumento dell’offerta interna europea e il rallentamento dei prezzi stanno intensificando la necessità di trovare mercati alternativi. In tale contesto, il Giappone assume un ruolo ancora più strategico, soprattutto per prodotti di fascia alta e tagli a maggiore valore aggiunto. 

Coordinate che valgono anche per il settore italiano. Qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e affidabilità delle forniture restano elementi centrali per competere su un mercato premium come quello giapponese.

In una fase di crescente concorrenza internazionale, la competitività europea dipenderà sempre più dalla capacità di garantire continuità delle esportazioni, elevati standard sanitari e valorizzazione delle produzioni ad alto valore aggiunto. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Clima e agricoltura: i principali segnali da monitorare nei mercati globali
18 Maggio 2026

Di Alberto Lancellotti

Le ultime indicazioni meteorologiche mostrano un quadro globale ancora molto diversificato per le filiere agroalimentari nel mondo.

In Europa, le recenti piogge nel nord hanno attenuato la siccità e migliorato le prospettive delle rese agricole. Restano tuttavia criticità nell’area centro-orientale, in particolare in Polonia, dove la carenza di precipitazioni continua a destare attenzione.

Negli USA, il freddo tardivo di marzo-aprile ha causato gelate in alcune aree agricole, mentre la scarsità di piogge sta aggravando la siccità anche nel Corn Belt. Tuttavia l’impatto appare ancora moderato, come dimostrato dalla progressione delle semine di mais e soia, migliori rispetto alla media degli ultimi anni.

In Australia, nonostante alcune piogge nel sud-est, molte aree agricole continuano a riportare condizioni siccitose, con rischi per le semine invernali, soprattutto in Western Australia, New South Wales e Queensland.

In Sud America, le condizioni climatiche risultano in miglioramento rispetto ai mesi precedenti, con un recupero della condizione dei terreni agricoli in Argentina e Brasile dopo le criticità di inizio 2026. Sullo sfondo, cresce l’attenzione per un possibile ritorno di El Niño entro luglio 2026 (anche di elevata intensità) con potenziali rischi climatici nelle principali aree produttive globali. Gli effetti andranno monitorati in particolare in Sud America, Oceania e Europa, dove tale evento potrebbe contribuire a temperature superiori alla norma e allo sviluppo di condizioni di siccità.

Rimani aggiornato sulle condizioni dei terreni agricoli in Italia >

Italia – Indice VHI suddiviso per regione e per i diversi prodotti analizzati

Interconnettere la filiera agroalimentare
14 Maggio 2026

La tecnologia è parte integrante dell’agroalimentare. Oltre che nel processo produttivo, acquisisce un ruolo determinante lungo tutta la filiera fino alla distribuzione, coinvolgendo sempre più anche il consumatore.

Information technology, intelligenza artificiale ed altre innovazioni, sono ormai elementi imprescindibili per ogni attività e toccano l’allevatore quanto il trasformatore ed il distributore.

Interconnessione digitale tra tutti gli attori della filiera

L’importante è che i vari processi tecnologici ed i diversi attori della filiera siano interconnessi per comunicare in modo rapido ed efficace. Questo è il punto: c’è troppa distanza fra chi produce e chi opera con le nuove tecnologie (high-tech). Il problema è la interconnettività, cioè la difficoltà di capirsi perché i linguaggi fra chi produce un bene e chi fornisce il supporto tecnologico ed informativo, restano distanti come dinamiche e metodi.

Ne è un esempio la diversa mentalità ed il diverso approccio al mercato fra chi opera in una start-up e chi guida una azienda produttiva, oppure fra chi distribuisce i prodotti con una piattaforma informatica e chi gestisce un supermercato. Questo dialogo può essere migliorato attraverso vari stimoli.

Uno di questi sono le joint-ventures fra imprese produttive e start-up innovative in agricoltura, trasformazione, distribuzione dei prodotti. Bisogna ridurre la dicotomia fra il grande impianto che sforna i prodotti e la piccola unità che gestisce i dati. Però bisogna anche riavvicinare chi trasforma il prodotto e l’allevatore/agricoltore. Se le piccole aziende locali di prodotti alimentari diventano sempre più popolari, lo si deve alla loro stretta connettività e capacità di dialogo con le aziende agricole.

Consumatore al centro dell’ecosistema agroalimentare digitale

L’information technology può essere uno strumento prezioso per connettere agricoltura e produzione industriale, superando le distanze geografiche e culturali. Resta poi l’attore più importante, il consumatore, che deve essere sempre parte integrante dell’equazione. Obiettivo finale ed imprescindibile di ogni attività produttiva deve essere quello di interconnettersi al consumatore, senza il quale tutto sarebbe vano. 

Più che mai occorre plasmare il nostro futuro digitale.

Fonte: Commissione Europea

Mercato suinicolo UE: fase di riequilibrio tra offerta e prezzi
11 Maggio 2026

Il mercato suinicolo europeo sta attraversando una fase di riequilibrio dopo il forte recupero produttivo del 2025. Le macellazioni UE-27 hanno raggiunto 21,9 milioni di tonnellate (+3,8% sul 2024), confermando il ritorno dell’offerta dopo la contrazione del 2022-2023. La crescita è stata guidata soprattutto da Spagna, Danimarca e Polonia, mentre l’Italia ha mostrato un recupero più contenuto (1,3 milioni di tonnellate; +4,1%).

Nei primi mesi del 2026 emergono segnali di rallentamento dell’offerta: a gennaio -1,6% su base annua e a febbraio indebolimento in Paesi chiave come Paesi Bassi (-9,9%), Italia (-3,6%), Belgio (-3,4%) e Germania (-0,9%), a fronte di Spagna (+2,1%) e Danimarca (+5,8%).

Questo contesto aveva favorito un temporaneo recupero delle quotazioni tra marzo e aprile, sostenuto soprattutto dalle aspettative di una minore disponibilità di suini vivi in alcuni Paesi europei, in particolare in Spagna. 

Nelle ultime settimane le quotazioni hanno nuovamente mostrato segnali di debolezza. In Italia, i prezzi CUN dei suini da macello del circuito tutelato rilevati il 7 maggio risultano in calo rispetto ai livelli di aprile, evidenziando inoltre tensioni fra gli operatori. Allo stesso modo, anche in Germania il mercato ha ceduto terreno, tanto che le quotazioni delle carcasse suine sono scese da 1,70 a 1,60 €/kg (VEZG, 6 maggio).

Il ridimensionamento delle quotazioni conferma come il mercato continui a essere condizionato da una disponibilità ancora molto ampia di carne e da una domanda che rimane prudente, sia sul mercato interno sia nel comparto della trasformazione. 

Il mercato continua, di conseguenza, a muoversi su due piani: da un lato il rallentamento dei flussi di animali vivi in diversi Paesi UE, dall’altro una pressione sui prezzi che riflette la difficoltà di assorbimento dell’offerta lungo la filiera.

Per il mercato italiano il quadro resta altrettanto delicato: la flessione delle macellazioni nel 2026 e la debolezza del comparto dei prosciutti stagionati continuano a comprimere la redditività della filiera. Dopo il recupero osservato tra marzo e aprile, le recenti correzioni delle quotazioni indicano che il percorso di stabilizzazione del mercato rimane ancora fragile. 

I consumi rimarranno uno dei driver in grado di innescare un rialzo dei listini.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Consumi retail marzo 2026: accelera il suino, bovino sotto pressione
5 Maggio 2026

Di Marika De Vincenzi

Dopo un primo bimestre già segnato da una forte riallocazione della spesa verso le proteine più accessibili ai consumatori, i dati aggiornati a marzo 2026 confermano e rafforzano il trend: la carne suina continua a guidare la crescita (grazie anche a prezzi medi in lieve calo), mentre quella bovina resta la categoria più penalizzata dall’inflazione. Quanto ai salumi, persistono le difficoltà per prosciutto cotto e mortadella, mentre prosciutto crudo e salame mostrano una maggiore tenuta.

CARNI FRESCHE: suino in accelerazione, bovino in calo 

CARNE SUINA sempre più protagonista:

  • +9,3% nel trimestre
  • +10,5% a marzo
  • prezzi medi in lieve calo (-0,6% da gennaio a marzo)

CARNE BOVINA ancora in difficoltà:

  • -7,6% nel trimestre
  • -6,5% a marzo
  • prezzi medi +14,9%

CARNI AVICUNICOLE stabili:

  • +1,5% nei volumi nel trimestre
  • +1,7 a marzo
  • prezzi +4,5%

Il consumatore continua a spostarsi verso proteine animali economicamente più convenienti, premiando il maiale come principale alternativa alla carne bovina.

SALUMI: debolezza diffusa, tengono crudo e salame 
  • PROSCIUTTO COTTO: -5,4% nel trimestre (-6,7% a marzo)
  • MORTADELLA: -5,2% (-3,2% a marzo)
  • SALAME: +0,5% nel trimestre (+3,8% a marzo)
  • PROSCIUTTO CRUDO: +3,0% nel trimestre (DOP +4,4%, non DOP +1,8%) e +2,5% a marzo

Si rafforza la polarizzazione dei consumi: crescono le categorie più convenienti come carne suina e avicoli, mentre restano solide quelle premium come prosciutto crudo DOP (la cui qualità è sempre più riconoscibile) e salame. In difficoltà invece i prodotti di fascia intermedia, come carne bovina, prosciutto cotto e mortadella, più esposti al calo del potere d’acquisto.

In questo contesto, conta soprattutto la capacità di trasferire prezzo senza perdere volumi, un equilibrio oggi limitato a pochi segmenti, mentre in molti altri la pressione inflattiva continua a ridurre consumi e margini.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Vietnam: boom delle importazioni di carne suina
27 Aprile 2026

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2025 il Vietnam conferma la sua centralità nel mercato mondiale della carne suina, con un forte incremento delle importazioni che raggiungono 406.397 tonnellate (+35,5%) per un valore di 746,5 milioni di dollari (+57,5%). Si tratta dei livelli più alti dal 2019, con una crescita del valore superiore ai volumi, per effetto di un aumento dei prezzi medi di importazione.

Il mercato è dominato dalle carni congelate, dove la Russia è il principale fornitore, seguita da Brasile e Spagna, quest’ultima in forte accelerazione. Accanto alle carni, il Vietnam importa anche volumi significativi di frattaglie (164.135 tonnellate), segmento in cui spiccano Germania e Russia, a conferma di una domanda molto sensibile al prezzo e alla tipologia di taglio.

Dietro questi numeri si trova uno dei mercati a più alta intensità di consumo suinicolo a livello globale: il Vietnam è infatti tra i principali consumatori di carne suina, con livelli pro capite tra i più elevati a livello internazionale (38,4 kg pro capite, dietro solamente a Corea del Sud, Cina e Ue-27). Una domanda strutturalmente forte, che continua a crescere insieme alla popolazione e all’urbanizzazione.

Sul fronte produttivo, il Paese ha raggiunto circa 5,4 milioni di tonnellate di carne suina e conta un patrimonio superiore ai 30 milioni di capi. Tuttavia, il settore è attraversato da una profonda trasformazione: i piccoli allevatori stanno progressivamente uscendo dal mercato, mentre si rafforzano gli operatori industriali integrati. Anche il grado di autosufficienza è elevato, con un ulteriore miglioramento atteso fino al 97,5% nel 2026, ma non ancora sufficiente a ridurre il ricorso alle importazioni.

A rendere il quadro più complesso contribuisce ancora la Peste Suina Africana, che continua a generare instabilità produttiva e perdita di capi (in passato il Vietnam si è avvicinato alla realizzazione di vaccini, mai però sufficientemente efficaci per eradicare la malattia), rendendo le importazioni uno strumento strutturale di equilibrio del mercato.

Nel complesso, il Vietnam si conferma un mercato dinamico, in forte crescita e sempre più integrato nei flussi globali, dove l’espansione dell’import convive con una profonda trasformazione industriale della filiera suinicola.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi