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Vacche ad alta produzione e solidi del latte
6 Maggio 2019

Calcolare la produzione delle vacche da latte non semplicemente in litri ma come sostanza solida (milk solids – MS), significa considerare anche la quantità di proteine e grasso. Si tratta di un riferimento generalizzato in Nuova Zelanda e presente anche in paesi quali Irlanda e Regno Unito, che permette di valutare bene il valore produttivo dell’animale. Una vacca che produce 5.000 litri di latte col 3,8% di grasso ed il 3.4% di proteine,avrà il 7.2% di milk solids. La quantità totale di grasso prodotta sarà pari a 196 kg (5.000 x 1,03 x 0.038) mentre le proteine prodotte saranno pari a 175 kg. Quindi questa vacca in una lattazione produrrà 371 kg di milk solids. Si può ritenere che le vacche molto performanti arrivano a produrre anche mille kg di solidi, con un rapporto di 1,5 kg di milk solids per kg di peso vivo dell’animale.

Questi risultati dipendono dal miglioramento generale nella gestione della mandria, ma in particolare bisogna considerare quattro fattori:

  • scelta del riproduttore,
  • selezione della mandria,
  • produzione foraggera,
  • somministrazione della razione.

Per incrementare il contenuto in solidi del latte, è importante scegliere un riproduttore che migliori grasso e caseina, ma occorre guardare anche al mantenimento della quantità di latte prodotto.

La migliore genetica deve essere utilizzata non solo per le migliori giovenche, ma per tutta la mandria. Si può infatti considerare che circa il 60% delle vacche giovani siano geneticamente superiori al resto della mandria e dunque un miglioramento produttivo generale non può che considerare tutti gli animali.

Il miglioramento nel contenuto delle sostanze solide del latte non può poi prescindere dalla qualità del foraggio. Dunque sfalciare precocemente e con intervalli regolari per accrescere il valore nutritivo e l’ingestione del foraggio.

Riguardo la somministrazione della razione, diventa essenziale premiscelare gli ingredienti in modo meticoloso. Usando insilato, questo deve essere di qualità elevata, trinciato a circa 10 mm e la cui sostanza secca non dovrebbe essere inferiore al 35%.

Fonte: eDairyNews.com

Il parere dell’Allevatore

Indici riferiti alla produttività ed al contenuto di grasso e proteine nel latte sono diffusi in tutti i Paesi del Mondo.

Le diverse “esperienze” e destinazioni del latte in tali Paesi portano a definire indici differenti: ad esempio in Italia si pone particolare attenzione all’indice di caseificazione.

Tuttavia, sarebbe utile uniformare tali indici tra i Paesi al fine di renderli comparabili.

Nino Andena, allevatore in Bertonico, Lodi – ITALIA

TESEO.clal.it – Lombardia: le razioni più diffuse per la bovina da latte.
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Composizione del grasso e qualità del latte
2 Gennaio 2018

Il grasso del latte é composto da centinaia di acidi grassi, distinti secondo il numero di atomi di carbonio (catena corta,media, lunga) ed il grado di saturazione (saturi/insaturi). La composizione in acidi grassi del latte è influenzata dal tipo di razione delle vacche e l’integrazione con semi oleosi ne induce variazioni più o meno favorevoli. I semi della palma da olio, il cosiddetto palmisto o palm kernels in in inglese, rappresentano un prodotto presente sul mercato in notevole quantità dati gli usi alimentari dell’olio di palma, ma la quantità nella razione deve essere calcolata attentamente per non modificare la naturale composizione in acidi grassi del latte.

Per questo Fonterra in Nuova Zelanda ha introdotto una penalità qualora all’analisi risulti un uso eccessivo di pannello di palmisti (Palm Kernel Expeller). Il test analitico rientra nel nuovo indice di valutazione del grasso del latte che la coop neozelandese ha introdotto dallo scorso marzo dopo aver consultato oltre 700 allevatori. Il latte può così risultare classificato in quattro classi, A, B, C, D ed i valori analitici sono trasmessi giornalmente agli allevatori. Il latte classificato C o D per tre giorni consecutivi subirà una analisi di verifica. Qualora il valore fosse confermato, il latte così classificato subirebbe delle penalizzazioni di prezzo.

La ragione di tale intervento è che alcuni prodotti derivati dal latte di vacche alimentate con quantità eccessive di palmisti, hanno una peggiore qualità e risultano meno graditi ai consumatori proprio a causa del modifiche nella composizione in acidi grassi. Gli allevatori potranno comunque avere un periodo per aggiustare la razione alimentare in modo da evitare il rischio dipenalizzazioni.

Dunque, i contratti di fornitura latte, oltre che per la percentuale di grasso, dovranno considerare anche a sua composizione e l’allevatore dovrà modulare l’alimentazione secondo tali parametri.

Questa è la riprova, se ce ne fosse bisogno, che l’alimentazione animale determina la qualità del latte.

Fonte: NZFarmer

Lombardia – Qualità del latte: la materia grassa