Consumi di carne: la carne resta centrale nella dieta, ma il prezzo guida gli acquisti 
3 Agosto 2026

di: Marika De Vincenzi

Teseo.clal.it – Evoluzione dei prezzi retail delle carni fresche in Italia

Nei primi sei mesi del 2026 tengono i consumi di carne avicunicola (+1,30% in quantità su base tendenziale), in parte sacrificati per un incremento dei prezzi a valore (+5,3%).

Il primo semestre di quest’anno conferma un calo dei consumi di carne bovina fresca nel retail: -6,8%, a fronte di un aumento a valore del 5,4%.

In un contesto di inflazione, salari fra i meno brillanti in Europa, incognite economiche e finanziarie, il consumatore è più orientato ad acquistare proteine nobili di origine animale a minor costo. 

È così che la carne suina fresca accelera più in quantità (+8,6% tendenziale), rispetto all’incremento a valore (+7,4%).

Nulla di nuovo sotto il sole: anche il mese di giugno conferma quanto già evidenziato nei primi cinque mesi del 2026.

Prendendo come riferimento l’anno terminante (AT) dicembre 2019 (base zero), la variazione dei prezzi retail evidenzia un forte aumento per la carne bovina fresca, passata dal +37,3% (AT dicembre 2025) al +45,9% (AT giugno 2026). Un rincaro che, in un contesto di fragilità economica, contribuisce alla riduzione dei consumi.

Più contenuto, invece, l’aumento dei prezzi della carne suina fresca, dal +24,3% al +23,6% rispetto all’AT dicembre 2019. Una dinamica che ha favorito la crescita dei consumi.

I volumi consumati nell’AT giugno 2026 hanno registrato le seguenti variazioni rispetto all’AT dicembre 2019:

  • Carne suina fresca: +17,0%
  • Carne avicola fresca: +16,4%
  • Carne bovina fresca: -3,1%

Nell’ambito dei salumi, il primo semestre dell’anno evidenzia un rallentamento degli acquisti in quantità, che interessa in particolare:

  • Prosciutto cotto: -5,3% tendenziale
  • Mortadella: -4,3%
  • Salame: -1,1%
  • Pancetta a cubetti: -3,5%

Tengono, invece, le vendite in quantità del Prosciutto Crudo (+2,3%), che nella suddivisione fra DOP e non DOP sale rispettivamente dell’1,0% e del 3,5%.

I consumi, seppure complessivamente non proprio brillantissimi, confermano che le proteine animali costituiscono uno dei pilastri della dieta mediterranea, e proprio per questo i consumatori non vi rinunciano.

Teseo.clal.it – Mercato suinicolo italiano

Italia: calano i suini macellati per le produzioni DOP/IGP
27 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La struttura della macellazione suinicola italiana evidenzia un profondo cambiamento nella composizione dei capi destinati ai diversi circuiti produttivi.

Negli ultimi anni il numero di suini macellati conformi per produzioni DOP/IGP ha registrato una contrazione, mentre cresce il numero degli altri suini macellati, calcolati come differenza rispetto al totale delle macellazioni nazionali.

Il confronto a cinque anni (2020-2025) evidenzia quindi due dinamiche opposte:

  • SUINI CONFORMI PER DOP/IGP: si registra una netta contrazione del 14,6% dei capi destinati al circuito tutelato, scesi a 6,34 milioni.
  • ALTRI SUINI: crescono del 12,6% le macellazioni dei capi non destinati al circuito certificato, che salgono a 3,58 milioni di unità. Questa voce rappresenta la differenza rispetto al totale dei suini macellati in Italia rilevato da Eurostat.

L’evoluzione evidenzia un progressivo ridimensionamento del peso del circuito DOP/IGP sul totale delle macellazioni nazionali: la quota dei suini conformi, infatti, è passata dal 70% nel 2020 al 64% nel 2025.

Il cambiamento si inserisce nella trasformazione della filiera suinicola italiana, influenzata da diversi fattori: la riduzione degli allevamenti, la pressione sui costi di produzione, l’evoluzione della domanda di carne suina e di prodotti trasformati; oltre agli effetti delle problematiche sanitarie, in particolare della Peste Suina Africana (PSA), che ha condizionato la gestione degli allevamenti e la disponibilità di capi destinati alla filiera DOP. 

Hanno contribuito anche le normative sul benessere animale, con i conseguenti investimenti richiesti agli allevamenti, e l’elevata età media degli allevatori, che rende più difficile il ricambio generazionale.

Negli ultimi anni sono intervenuti anche aggiornamenti dei disciplinari delle principali produzioni DOP suine, che hanno modificato alcuni requisiti di conformità dei capi destinati al circuito tutelato.

I dati provvisori più recenti mostrano alcuni segnali di recupero: nel periodo gennaio-giugno 2026, il numero di suini conformi per produzioni DOP/IGP risulta in crescita dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, indicando un possibile recupero dei volumi destinati al circuito tutelato (vedi grafico). 

L’evoluzione osservata nel primo semestre 2026 dovrà trovare conferma nei prossimi mesi. La filiera è chiamata a individuare strategie in grado di rafforzare qualità, redditività e competitività delle produzioni a Indicazione Geografica.

TESEO.clal.it – Suini macellati conformi per le produzioni DOP/IGP

Suinicoltura sotto stress da caldo
6 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Un’indagine condotta da TESEO attraverso interviste ad alcuni allevatori di suini evidenzia come le ondate di calore stiano incidendo in modo significativo sulla suinicoltura, con effetti su alimentazione, fertilità e accrescimento ponderale degli animali. In estate, le alte temperature modificano i comportamenti fisiologici dei suini e la gestione degli allevamenti, con impatti, di conseguenza, anche sulla redditività. 

Sul PIANO ALIMENTARE, i suini riducono sensibilmente l’ingestione di mangime, con cali che possono superare anche il 50–60% nei periodi più critici. Gli animali compensano bevendo di più e riducendo l’attività motoria, ma questo comporta un rallentamento della crescita, i cui effetti si traducono in una minore efficienza economica.

Anche la FERTILITÀ risente dello stress termico: si osservano minori tassi di attecchimento delle fecondazioni e maggiori criticità in fase di gestazione, in particolare tra i 90 e i 100 giorni, quando le scrofe risultano più affaticate. Questo può tradursi in un aumento di aborti e mortalità fetale.

Per quanto riguarda la MORTALITÀ, l’impatto del caldo dipende molto dalle condizioni di allevamento e dalla gestione. I suini di maggiore peso risultano più sensibili allo stress termico, mentre i suinetti mostrano una maggiore resistenza. In situazioni ben controllate, l’incidenza può comunque aumentare rispetto ai valori fisiologici del 3–4%, arrivando fino al 7–8% nei periodi più critici. 

Il principale impatto economico, tuttavia, resta il mancato accrescimento degli animali, più che l’aumento della mortalità. In questo contesto, una corretta idratazione e una gestione attenta degli ambienti di allevamento risultano determinanti per contenere gli effetti delle alte temperature.

La filiera suinicola guarda ai prossimi mesi con fiducia e attenzione [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
29 Giugno 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Mi sarei aspettato una ripresa dei prezzi già questa settimana, anche perché l’offerta di maiali non è elevata, ma non abbiamo visto segnali rialzisti, che pure sarebbero stati in linea con le contingenze”. 

Per Antenore Cervi, responsabile nazionale suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, il quadro economico avrebbe potuto essere migliore, dopo un mese di maggio con quotazioni “più basse di quanto ci saremmo attesi, a causa di congiunture internazionali, che hanno pesato”.

Permangono tensioni sul mercato delle carni, anche per la decisione dei macelli italiani di non operare a pieno regime, sebbene non vi siano ad oggi eccedenze di produzione. 

“Non ne faccio una colpa ai macelli, che restano gli attori attualmente con maggiore potere per condizionare la disponibilità di carne sul mercato, mi limito a un’analisi – chiarisce Cervi -. Allo stesso tempo, però, sono preoccupato, perché a fine giugno dovremmo già vedere un’inversione di rotta dei listini e il numero esiguo di maiali lo permetterebbe”.

E se dal prosciutto di Parma arrivano segnali al momento rassicuranti, con un incremento delle stagionature a prezzi sostenibili per i prosciuttai, per Cervi “il problema resta collocare le carni, in competizione con i mercati esteri e con la filiera italiana che non riesce ad imprimere la giusta valorizzazione alla produzione nazionale”.

Pesa anche l’incognita legata alla diffusione della Pesta suina africana, con criticità che spaziano dalla provincia di Cuneo, fra le più vocate alla produzione suinicola, per arrivare all’area calda dell’Appennino tosco-emiliano, dove le soluzioni fisiche di contrasto alla PSA continuano ad essere complesse nella fase di realizzazione.

Fra le buone notizie, Cervi ricorda che in questi giorni si stanno riunendo le commissioni interprofessionali del Prosciutto di Parma e di San Daniele. Dal ministero è arrivata la disponibilità alla pubblicazione dei dati da parte di CRPA e CRENBA relativi al Classyfarm. “Con la massima trasparenza si potranno così far conoscere i grandi progressi degli allevamenti di suini in tema di benessere animale, un’opportunità per difendere la suinicoltura da attacchi mediatici scomposti e molto spesso infondati – dice Cervi -. La stragrande maggioranza vanta dati di eccellenza”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Cereali Vernini: raccolti positivi, ma i mercati restano prudenti
23 Giugno 2026

Di: Elisa Donegatti

La campagna 2025-2026 dei Cereali Vernini entra nel vivo della raccolta nelle principali aree produttrici, con un quadro generalmente favorevole. Secondo le ultime stime USDA, il mercato mondiale dei Cereali Vernini si presenta sostanzialmente equilibrato. Per il Frumento sono attesi produzione e stock finali in lieve calo rispetto alla stagione precedente, mentre per l’Orzo il quadro resta stabile. Sul mercato internazionale continua tuttavia a pesare la forte competitività dell’area del Mar Nero, con Russia e Ucraina ancora protagoniste dell’offerta mondiale di cereali. 

Anche in Europa le prospettive produttive risultano positive per il Frumento Tenero. Le più recenti stime indicano una produzione in recupero rispetto alla scorsa campagna. Le condizioni colturali si sono mantenute generalmente favorevoli nei principali Paesi produttori, mentre solo alcune aree dell’Europa centro-orientale hanno risentito maggiormente della siccità primaverile. 

In Italia la raccolta dell’Orzo è ormai in fase avanzata, mentre quella del Frumento Tenero sta progressivamente entrando nel vivo. Le prime indicazioni provenienti dal territorio evidenziano produzioni generalmente soddisfacenti, in alcuni casi superiori a quelle della scorsa campagna, accompagnate da livelli qualitativi molto buoni e spesso migliori delle aspettative formulate nei mesi scorsi. Un risultato significativo se si considera che la campagna era iniziata con semine autunnali rese difficili dalle abbondanti precipitazioni e che durante la primavera non sono mancati eventi meteorologici avversi. Grandinate e allettamenti hanno provocato danni localizzati in alcune aree, senza tuttavia compromettere il quadro produttivo nazionale nel suo complesso. 

Sul fronte dei prezzi, il mercato continua a mostrarsi prudente. Nelle principali piazze italiane il Frumento Tenero Fino si colloca attorno ai 230 €/t, mentre il Frumento di Forza si mantiene nell’area tra 240 e 250 €/t. Per l’Orzo zootecnico i valori si attestano generalmente intorno ai 200 €/t, confermando un quadro di mercato ancora influenzato dalla competitività del prodotto estero e dalle buone prospettive produttive nelle principali aree cerealicole mondiali.  

Le prime trebbiature confermano dunque una campagna dei Cereali Vernini migliore rispetto alle attese, sotto il profilo produttivo e qualitativo. Le buone prospettive della raccolta italiana si inseriscono in un contesto internazionale complessivamente equilibrato, ma caratterizzato da quotazioni che faticano a trovare nuovi elementi di sostegno. L’attenzione degli operatori resta quindi concentrata sull’evoluzione della raccolta nelle prossime settimane e sulle dinamiche dei mercati internazionali, fattori che continueranno a influenzare i prezzi nei prossimi mesi.

TESEO.Clal.it – Prezzi dell’Orzo
TESEO.Clal.it – Prezzi del Frumento Tenero

Prosciutto di Parma DOP: più cosce sigillate, filiera in ripresa [Il Commento di Paolo Tramelli]
22 Giugno 2026

Paolo Tramelli
Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Paolo Tramelli – Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Nel corso del 2025, il comparto del Prosciutto di Parma DOP ha registrato una significativa inversione di tendenza. Le cosce sigillate destinate alla trasformazione hanno mostrato una decisa ripresa, lanciando un segnale positivo per le principali filiere dei prosciutti tutelati e riflettendo una maggiore disponibilità di materia prima conforme. 

Secondo Paolo Tramelli, Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, questa dinamica è il risultato della convergenza di diversi fattori favorevoli.

In primo luogo, la maggiore disponibilità di suini, la riduzione della mortalità presso gli allevamenti e l’efficacia delle misure di contenimento della PSA hanno aumentato il numero di capi potenzialmente destinabili alle produzioni DOP. A questo si aggiunge un elemento particolarmente rilevante: il progressivo miglioramento dell’indice di conformità delle carcasse, a seguito dei più recenti adeguamenti dei disciplinari dei Prosciutti DOP, in particolare la misura che ha innalzato il peso massimo delle carcasse da 168 a 180 kg, ampliando la fascia di animali conferibili al circuito DOP nel rispetto degli altri requisiti previsti. 

Anche il contesto di mercato contribuisce a sostenere questa fase positiva, con il prezzo delle cosce fresche che da qualche mese si è stabilizzato ad un livello più sostenibile rispetto al recente passato, mentre il mercato finale continua a premiare i prodotti DOP, confermando il valore riconosciuto dai consumatori alle produzioni di qualità certificata.

L’incremento delle sigillature rappresenta quindi un segnale incoraggiante per l’intera filiera, sostenuto da una maggiore disponibilità di materia prima, da un miglioramento degli indici di produttività e da una domanda che continua a valorizzare le eccellenze italiane.

ITALIA – Sigillature Prosciutto di Parma
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La Danimarca taglia la produzione di suini: rischi e opportunità per la filiera italiana  
15 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Prezzi dei suinetti da 25 Kg della Danimarca

La Danimarca rappresenta oggi uno degli osservatori più interessanti per comprendere i cambiamenti in corso nella suinicoltura europea. Storicamente fondata su un modello ad altissima produttività e orientato all’export di suinetti vivi e carni fresche, la suinicoltura danese è alle prese con una profonda ristrutturazione. La rilevanza della Danimarca per il mercato italiano resta elevata: nel 2025 l’Italia ha importato circa 927 mila suinetti di peso inferiore a 50 kg e oltre la metà di questi (550 mila capi) proveniva dalla Danimarca, confermandola come principale fornitore estero di ristalli. 

Il patrimonio suinicolo danese si è attestato a 11,58 milioni di capi nel 2024, in calo rispetto ai 13,39 milioni registrati nel 2020.  Normative ambientali più stringenti, costi crescenti per adeguarsi alle regole ambientali e margini ridotti stanno spingendo molti allevatori a ridurre le scrofe o ad abbandonare l’attività.

Una minore produzione danese significa meno pressione dell’offerta sul mercato europeo e, nel medio periodo, un sostegno ai prezzi. Al tempo stesso, però, aumenta la competizione tra i grandi macelli per assicurarsi gli animali disponibili. 

L’effetto più immediato riguarda i ristalli. Il prezzo del suinetto danese da 25 kg si è attestato a 47,10 €/capo, con una flessione del 38,9% rispetto a un anno fa. Un calo che riflette le difficoltà degli ingrassatori del Nord Europa, soprattutto tedeschi, frenati da margini limitati e incertezze normative. 

Per gli allevatori italiani che importano ristalli ciò comporta un alleggerimento dei costi di avvio ciclo.

A complicare il quadro interviene la CINA. L’indagine antidumping sulle importazioni di carne suina europea ha ridotto la visibilità commerciale dei grandi esportatori danesi. Di conseguenza, parte dei volumi destinati all’Asia viene reindirizzata sul mercato europeo, aumentando la disponibilità di carni fresche e la concorrenza sui prezzi.

Per l’allevatore italiano il messaggio è chiaro: difendere la redditività significa rafforzare la biosicurezza aziendale, per prevenire emergenze sanitarie come la PSA, e continuare a valorizzare la specificità del suino pesante, principale elemento distintivo rispetto alla carne d’importazione.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Consumi carni e salumi: le famiglie premiano convenienza e valore percepito
8 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

I dati aggiornati ad aprile 2026 confermano una tendenza che sta progressivamente ridisegnando il paniere proteico delle famiglie italiane:

i consumi premiano le categorie più accessibili o quelle caratterizzate da un elevato valore percepito, mentre soffrono i segmenti più esposti alla pressione inflattiva. Più che a una riduzione complessiva del consumo di carne, si assiste a una riallocazione della domanda verso proteine considerate più accessibili sul piano economico.

CARNI FRESCHE: VOLA IL SUINO, SOFFRE IL BOVINO

La relazione tra prezzi e consumi appare evidente nel segmento delle carni fresche.

Nel periodo gennaio – aprile, il SUINO consolida la leadership grazie a prezzi medi in lieve calo (-0,6%), registrando un +8,9% nei volumi (+7,7% nel solo mese di aprile). 

Al contrario, la CARNE BOVINA resta penalizzata da listini elevati (+14,5% i prezzi medi), che limitano la capacità di recupero: i volumi crollano del 7,6% sia nel cumulato (gennaio-aprile) sia ad aprile. 

Positivo il comparto AVICUNICOLO, che segna un +2,1% nel cumulato e un +4% ad aprile, a fronte di prezzi medi in aumento del 4,4%. 

Il confronto con il 2019 (pre-pandemia) conferma una tendenza strutturale: il bovino, penalizzato da rincari più marcati, perde terreno, mentre avicolo e suino continuano a crescere grazie a una migliore accessibilità economica.

SALUMI: TIENE IL PROSCIUTTO CRUDO, RALLENTANO GLI ALTRI SEGMENTI

Anche nei SALUMI emerge una polarizzazione dei consumi: premiano le categorie che offrono convenienza o un elevato valore percepito. Il PROSCIUTTO CRUDO si conferma il segmento più resiliente (+2% nei volumi da gennaio ad aprile), sostenuto soprattutto dal Non-DOP. In calo invece gli altri comparti: PROSCIUTTO COTTO (-5,2%), MORTADELLA (-4,9%), PANCETTA A CUBETTI (-3,6%) e SALAME (-1,8%), che risentono di una domanda più selettiva e sensibile al prezzo.

Lo scenario retail di questo primo scorcio di 2026 evidenzia come la pressione sui budget familiari non stia azzerando i consumi proteici, ma ne stia guidando una profonda e selettiva riallocazione. La sfida per la filiera si gioca in questa fase sulla capacità di intercettare un consumatore particolarmente sensibile al fattore prezzo, ma per nulla disposto a rinunciare al valore d’uso e alla qualità percepita del prodotto.

Mercato suinicolo UE: fase di riequilibrio tra offerta e prezzi
11 Maggio 2026

Il mercato suinicolo europeo sta attraversando una fase di riequilibrio dopo il forte recupero produttivo del 2025. Le macellazioni UE-27 hanno raggiunto 21,9 milioni di tonnellate (+3,8% sul 2024), confermando il ritorno dell’offerta dopo la contrazione del 2022-2023. La crescita è stata guidata soprattutto da Spagna, Danimarca e Polonia, mentre l’Italia ha mostrato un recupero più contenuto (1,3 milioni di tonnellate; +4,1%).

Nei primi mesi del 2026 emergono segnali di rallentamento dell’offerta: a gennaio -1,6% su base annua e a febbraio indebolimento in Paesi chiave come Paesi Bassi (-9,9%), Italia (-3,6%), Belgio (-3,4%) e Germania (-0,9%), a fronte di Spagna (+2,1%) e Danimarca (+5,8%).

Questo contesto aveva favorito un temporaneo recupero delle quotazioni tra marzo e aprile, sostenuto soprattutto dalle aspettative di una minore disponibilità di suini vivi in alcuni Paesi europei, in particolare in Spagna. 

Nelle ultime settimane le quotazioni hanno nuovamente mostrato segnali di debolezza. In Italia, i prezzi CUN dei suini da macello del circuito tutelato rilevati il 7 maggio risultano in calo rispetto ai livelli di aprile, evidenziando inoltre tensioni fra gli operatori. Allo stesso modo, anche in Germania il mercato ha ceduto terreno, tanto che le quotazioni delle carcasse suine sono scese da 1,70 a 1,60 €/kg (VEZG, 6 maggio).

Il ridimensionamento delle quotazioni conferma come il mercato continui a essere condizionato da una disponibilità ancora molto ampia di carne e da una domanda che rimane prudente, sia sul mercato interno sia nel comparto della trasformazione. 

Il mercato continua, di conseguenza, a muoversi su due piani: da un lato il rallentamento dei flussi di animali vivi in diversi Paesi UE, dall’altro una pressione sui prezzi che riflette la difficoltà di assorbimento dell’offerta lungo la filiera.

Per il mercato italiano il quadro resta altrettanto delicato: la flessione delle macellazioni nel 2026 e la debolezza del comparto dei prosciutti stagionati continuano a comprimere la redditività della filiera. Dopo il recupero osservato tra marzo e aprile, le recenti correzioni delle quotazioni indicano che il percorso di stabilizzazione del mercato rimane ancora fragile. 

I consumi rimarranno uno dei driver in grado di innescare un rialzo dei listini.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Italia, carne suina: ripresa possibile, decisivi i consumi [Montanari, AIA]
4 Maggio 2026

Massimo Montanari
AIA Spa

Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa
Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa

“Il mese di maggio dovrebbe essere un mese interlocutorio, con qualche sofferenza, ma con la fiducia che sia un mese di transizione verso la ripresa del mercato

Le variabili in gioco sono essenzialmente tre. 

Innanzitutto i consumi, perché già con il ponte del Primo maggio un incremento degli acquisti di carne suina per grigliate potrebbe fare la differenza e sollevare i listini della carne fresca. 

Altri elementi da considerare sono gli stoccaggi di carne congelata, la cui presenza massiccia in Europa in questa fase influisce nell’appesantire il mercato e, terzo punto, il numero dei suini

Ad oggi c’è una buona disponibilità di animali, ma ritengo che a partire da luglio la quantità di maiali disponibile per la macellazione sia in rallentamento e questo dovrebbe far ripartire le quotazioni dei grassi”.

Quella di Massimo Montanari, direttore Mercato Carni Suine di Aia Spa, è una lettura oggettiva e imparziale del mercato, sulla base dello scenario attuale, dove più fattori influenzano le dinamiche attuali e, inevitabilmente, anche quelle future.

“Il driver principale restano in ogni caso i consumi – sostiene Montanari -. 

Adesso il mercato della carne suina è in una fase di stanchezza. 

Questa settimana, con la festa del 1° Maggio, si è accorciata anche la capacità di lavorazione del 20% e, nell’immediato, è un dato significativo. 

A livello di scambi non vedo grande movimento, ma come anticipato saranno proprio i consumi a influenzare le tendenze di tutto il mercato nel suo complesso”.

Qualche braccio di ferro in Cun fra allevatori e macellatori? 

Possibile, per non dire probabile, in questa fase dove regna l’incertezza, le pressioni della carne estera si fanno sentire e più di una realtà si è rivolta al mercato internazionale per gli approvvigionamenti, col rischio che sia poi difficile convincere alcuni player a tornare ad acquistare prodotto italiano.

“Se i consumi ripartiranno, complice dal prossimo luglio una minore disponibilità di suini italiani, le quotazioni dovrebbero salire – conferma di nuovo Montanari -. Difficile, però, che i listini si proiettino oltre i 2 euro al chilogrammo come nella fase dei record”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi