La filiera suinicola guarda ai prossimi mesi con fiducia e attenzione [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
29 Giugno 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Mi sarei aspettato una ripresa dei prezzi già questa settimana, anche perché l’offerta di maiali non è elevata, ma non abbiamo visto segnali rialzisti, che pure sarebbero stati in linea con le contingenze”. 

Per Antenore Cervi, responsabile nazionale suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, il quadro economico avrebbe potuto essere migliore, dopo un mese di maggio con quotazioni “più basse di quanto ci saremmo attesi, a causa di congiunture internazionali, che hanno pesato”.

Permangono tensioni sul mercato delle carni, anche per la decisione dei macelli italiani di non operare a pieno regime, sebbene non vi siano ad oggi eccedenze di produzione. 

“Non ne faccio una colpa ai macelli, che restano gli attori attualmente con maggiore potere per condizionare la disponibilità di carne sul mercato, mi limito a un’analisi – chiarisce Cervi -. Allo stesso tempo, però, sono preoccupato, perché a fine giugno dovremmo già vedere un’inversione di rotta dei listini e il numero esiguo di maiali lo permetterebbe”.

E se dal prosciutto di Parma arrivano segnali al momento rassicuranti, con un incremento delle stagionature a prezzi sostenibili per i prosciuttai, per Cervi “il problema resta collocare le carni, in competizione con i mercati esteri e con la filiera italiana che non riesce ad imprimere la giusta valorizzazione alla produzione nazionale”.

Pesa anche l’incognita legata alla diffusione della Pesta suina africana, con criticità che spaziano dalla provincia di Cuneo, fra le più vocate alla produzione suinicola, per arrivare all’area calda dell’Appennino tosco-emiliano, dove le soluzioni fisiche di contrasto alla PSA continuano ad essere complesse nella fase di realizzazione.

Fra le buone notizie, Cervi ricorda che in questi giorni si stanno riunendo le commissioni interprofessionali del Prosciutto di Parma e di San Daniele. Dal ministero è arrivata la disponibilità alla pubblicazione dei dati da parte di CRPA e CRENBA relativi al Classyfarm. “Con la massima trasparenza si potranno così far conoscere i grandi progressi degli allevamenti di suini in tema di benessere animale, un’opportunità per difendere la suinicoltura da attacchi mediatici scomposti e molto spesso infondati – dice Cervi -. La stragrande maggioranza vanta dati di eccellenza”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Cereali Vernini: raccolti positivi, ma i mercati restano prudenti
23 Giugno 2026

Di: Elisa Donegatti

La campagna 2025-2026 dei Cereali Vernini entra nel vivo della raccolta nelle principali aree produttrici, con un quadro generalmente favorevole. Secondo le ultime stime USDA, il mercato mondiale dei Cereali Vernini si presenta sostanzialmente equilibrato. Per il Frumento sono attesi produzione e stock finali in lieve calo rispetto alla stagione precedente, mentre per l’Orzo il quadro resta stabile. Sul mercato internazionale continua tuttavia a pesare la forte competitività dell’area del Mar Nero, con Russia e Ucraina ancora protagoniste dell’offerta mondiale di cereali. 

Anche in Europa le prospettive produttive risultano positive per il Frumento Tenero. Le più recenti stime indicano una produzione in recupero rispetto alla scorsa campagna. Le condizioni colturali si sono mantenute generalmente favorevoli nei principali Paesi produttori, mentre solo alcune aree dell’Europa centro-orientale hanno risentito maggiormente della siccità primaverile. 

In Italia la raccolta dell’Orzo è ormai in fase avanzata, mentre quella del Frumento Tenero sta progressivamente entrando nel vivo. Le prime indicazioni provenienti dal territorio evidenziano produzioni generalmente soddisfacenti, in alcuni casi superiori a quelle della scorsa campagna, accompagnate da livelli qualitativi molto buoni e spesso migliori delle aspettative formulate nei mesi scorsi. Un risultato significativo se si considera che la campagna era iniziata con semine autunnali rese difficili dalle abbondanti precipitazioni e che durante la primavera non sono mancati eventi meteorologici avversi. Grandinate e allettamenti hanno provocato danni localizzati in alcune aree, senza tuttavia compromettere il quadro produttivo nazionale nel suo complesso. 

Sul fronte dei prezzi, il mercato continua a mostrarsi prudente. Nelle principali piazze italiane il Frumento Tenero Fino si colloca attorno ai 230 €/t, mentre il Frumento di Forza si mantiene nell’area tra 240 e 250 €/t. Per l’Orzo zootecnico i valori si attestano generalmente intorno ai 200 €/t, confermando un quadro di mercato ancora influenzato dalla competitività del prodotto estero e dalle buone prospettive produttive nelle principali aree cerealicole mondiali.  

Le prime trebbiature confermano dunque una campagna dei Cereali Vernini migliore rispetto alle attese, sotto il profilo produttivo e qualitativo. Le buone prospettive della raccolta italiana si inseriscono in un contesto internazionale complessivamente equilibrato, ma caratterizzato da quotazioni che faticano a trovare nuovi elementi di sostegno. L’attenzione degli operatori resta quindi concentrata sull’evoluzione della raccolta nelle prossime settimane e sulle dinamiche dei mercati internazionali, fattori che continueranno a influenzare i prezzi nei prossimi mesi.

TESEO.Clal.it – Prezzi dell’Orzo
TESEO.Clal.it – Prezzi del Frumento Tenero

Prosciutto di Parma DOP: più cosce sigillate, filiera in ripresa [Il Commento di Paolo Tramelli]
22 Giugno 2026

Paolo Tramelli
Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Paolo Tramelli – Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Nel corso del 2025, il comparto del Prosciutto di Parma DOP ha registrato una significativa inversione di tendenza. Le cosce sigillate destinate alla trasformazione hanno mostrato una decisa ripresa, lanciando un segnale positivo per le principali filiere dei prosciutti tutelati e riflettendo una maggiore disponibilità di materia prima conforme. 

Secondo Paolo Tramelli, Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, questa dinamica è il risultato della convergenza di diversi fattori favorevoli.

In primo luogo, la maggiore disponibilità di suini, la riduzione della mortalità presso gli allevamenti e l’efficacia delle misure di contenimento della PSA hanno aumentato il numero di capi potenzialmente destinabili alle produzioni DOP. A questo si aggiunge un elemento particolarmente rilevante: il progressivo miglioramento dell’indice di conformità delle carcasse, a seguito dei più recenti adeguamenti dei disciplinari dei Prosciutti DOP, in particolare la misura che ha innalzato il peso massimo delle carcasse da 168 a 180 kg, ampliando la fascia di animali conferibili al circuito DOP nel rispetto degli altri requisiti previsti. 

Anche il contesto di mercato contribuisce a sostenere questa fase positiva, con il prezzo delle cosce fresche che da qualche mese si è stabilizzato ad un livello più sostenibile rispetto al recente passato, mentre il mercato finale continua a premiare i prodotti DOP, confermando il valore riconosciuto dai consumatori alle produzioni di qualità certificata.

L’incremento delle sigillature rappresenta quindi un segnale incoraggiante per l’intera filiera, sostenuto da una maggiore disponibilità di materia prima, da un miglioramento degli indici di produttività e da una domanda che continua a valorizzare le eccellenze italiane.

ITALIA – Sigillature Prosciutto di Parma
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La Danimarca taglia la produzione di suini: rischi e opportunità per la filiera italiana  
15 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Prezzi dei suinetti da 25 Kg della Danimarca

La Danimarca rappresenta oggi uno degli osservatori più interessanti per comprendere i cambiamenti in corso nella suinicoltura europea. Storicamente fondata su un modello ad altissima produttività e orientato all’export di suinetti vivi e carni fresche, la suinicoltura danese è alle prese con una profonda ristrutturazione. La rilevanza della Danimarca per il mercato italiano resta elevata: nel 2025 l’Italia ha importato circa 927 mila suinetti di peso inferiore a 50 kg e oltre la metà di questi (550 mila capi) proveniva dalla Danimarca, confermandola come principale fornitore estero di ristalli. 

Il patrimonio suinicolo danese si è attestato a 11,58 milioni di capi nel 2024, in calo rispetto ai 13,39 milioni registrati nel 2020.  Normative ambientali più stringenti, costi crescenti per adeguarsi alle regole ambientali e margini ridotti stanno spingendo molti allevatori a ridurre le scrofe o ad abbandonare l’attività.

Una minore produzione danese significa meno pressione dell’offerta sul mercato europeo e, nel medio periodo, un sostegno ai prezzi. Al tempo stesso, però, aumenta la competizione tra i grandi macelli per assicurarsi gli animali disponibili. 

L’effetto più immediato riguarda i ristalli. Il prezzo del suinetto danese da 25 kg si è attestato a 47,10 €/capo, con una flessione del 38,9% rispetto a un anno fa. Un calo che riflette le difficoltà degli ingrassatori del Nord Europa, soprattutto tedeschi, frenati da margini limitati e incertezze normative. 

Per gli allevatori italiani che importano ristalli ciò comporta un alleggerimento dei costi di avvio ciclo.

A complicare il quadro interviene la CINA. L’indagine antidumping sulle importazioni di carne suina europea ha ridotto la visibilità commerciale dei grandi esportatori danesi. Di conseguenza, parte dei volumi destinati all’Asia viene reindirizzata sul mercato europeo, aumentando la disponibilità di carni fresche e la concorrenza sui prezzi.

Per l’allevatore italiano il messaggio è chiaro: difendere la redditività significa rafforzare la biosicurezza aziendale, per prevenire emergenze sanitarie come la PSA, e continuare a valorizzare la specificità del suino pesante, principale elemento distintivo rispetto alla carne d’importazione.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Consumi carni e salumi: le famiglie premiano convenienza e valore percepito
8 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

I dati aggiornati ad aprile 2026 confermano una tendenza che sta progressivamente ridisegnando il paniere proteico delle famiglie italiane:

i consumi premiano le categorie più accessibili o quelle caratterizzate da un elevato valore percepito, mentre soffrono i segmenti più esposti alla pressione inflattiva. Più che a una riduzione complessiva del consumo di carne, si assiste a una riallocazione della domanda verso proteine considerate più accessibili sul piano economico.

CARNI FRESCHE: VOLA IL SUINO, SOFFRE IL BOVINO

La relazione tra prezzi e consumi appare evidente nel segmento delle carni fresche.

Nel periodo gennaio – aprile, il SUINO consolida la leadership grazie a prezzi medi in lieve calo (-0,6%), registrando un +8,9% nei volumi (+7,7% nel solo mese di aprile). 

Al contrario, la CARNE BOVINA resta penalizzata da listini elevati (+14,5% i prezzi medi), che limitano la capacità di recupero: i volumi crollano del 7,6% sia nel cumulato (gennaio-aprile) sia ad aprile. 

Positivo il comparto AVICUNICOLO, che segna un +2,1% nel cumulato e un +4% ad aprile, a fronte di prezzi medi in aumento del 4,4%. 

Il confronto con il 2019 (pre-pandemia) conferma una tendenza strutturale: il bovino, penalizzato da rincari più marcati, perde terreno, mentre avicolo e suino continuano a crescere grazie a una migliore accessibilità economica.

SALUMI: TIENE IL PROSCIUTTO CRUDO, RALLENTANO GLI ALTRI SEGMENTI

Anche nei SALUMI emerge una polarizzazione dei consumi: premiano le categorie che offrono convenienza o un elevato valore percepito. Il PROSCIUTTO CRUDO si conferma il segmento più resiliente (+2% nei volumi da gennaio ad aprile), sostenuto soprattutto dal Non-DOP. In calo invece gli altri comparti: PROSCIUTTO COTTO (-5,2%), MORTADELLA (-4,9%), PANCETTA A CUBETTI (-3,6%) e SALAME (-1,8%), che risentono di una domanda più selettiva e sensibile al prezzo.

Lo scenario retail di questo primo scorcio di 2026 evidenzia come la pressione sui budget familiari non stia azzerando i consumi proteici, ma ne stia guidando una profonda e selettiva riallocazione. La sfida per la filiera si gioca in questa fase sulla capacità di intercettare un consumatore particolarmente sensibile al fattore prezzo, ma per nulla disposto a rinunciare al valore d’uso e alla qualità percepita del prodotto.

Mercato suinicolo UE: fase di riequilibrio tra offerta e prezzi
11 Maggio 2026

Il mercato suinicolo europeo sta attraversando una fase di riequilibrio dopo il forte recupero produttivo del 2025. Le macellazioni UE-27 hanno raggiunto 21,9 milioni di tonnellate (+3,8% sul 2024), confermando il ritorno dell’offerta dopo la contrazione del 2022-2023. La crescita è stata guidata soprattutto da Spagna, Danimarca e Polonia, mentre l’Italia ha mostrato un recupero più contenuto (1,3 milioni di tonnellate; +4,1%).

Nei primi mesi del 2026 emergono segnali di rallentamento dell’offerta: a gennaio -1,6% su base annua e a febbraio indebolimento in Paesi chiave come Paesi Bassi (-9,9%), Italia (-3,6%), Belgio (-3,4%) e Germania (-0,9%), a fronte di Spagna (+2,1%) e Danimarca (+5,8%).

Questo contesto aveva favorito un temporaneo recupero delle quotazioni tra marzo e aprile, sostenuto soprattutto dalle aspettative di una minore disponibilità di suini vivi in alcuni Paesi europei, in particolare in Spagna. 

Nelle ultime settimane le quotazioni hanno nuovamente mostrato segnali di debolezza. In Italia, i prezzi CUN dei suini da macello del circuito tutelato rilevati il 7 maggio risultano in calo rispetto ai livelli di aprile, evidenziando inoltre tensioni fra gli operatori. Allo stesso modo, anche in Germania il mercato ha ceduto terreno, tanto che le quotazioni delle carcasse suine sono scese da 1,70 a 1,60 €/kg (VEZG, 6 maggio).

Il ridimensionamento delle quotazioni conferma come il mercato continui a essere condizionato da una disponibilità ancora molto ampia di carne e da una domanda che rimane prudente, sia sul mercato interno sia nel comparto della trasformazione. 

Il mercato continua, di conseguenza, a muoversi su due piani: da un lato il rallentamento dei flussi di animali vivi in diversi Paesi UE, dall’altro una pressione sui prezzi che riflette la difficoltà di assorbimento dell’offerta lungo la filiera.

Per il mercato italiano il quadro resta altrettanto delicato: la flessione delle macellazioni nel 2026 e la debolezza del comparto dei prosciutti stagionati continuano a comprimere la redditività della filiera. Dopo il recupero osservato tra marzo e aprile, le recenti correzioni delle quotazioni indicano che il percorso di stabilizzazione del mercato rimane ancora fragile. 

I consumi rimarranno uno dei driver in grado di innescare un rialzo dei listini.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Italia, carne suina: ripresa possibile, decisivi i consumi [Montanari, AIA]
4 Maggio 2026

Massimo Montanari
AIA Spa

Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa
Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa

“Il mese di maggio dovrebbe essere un mese interlocutorio, con qualche sofferenza, ma con la fiducia che sia un mese di transizione verso la ripresa del mercato

Le variabili in gioco sono essenzialmente tre. 

Innanzitutto i consumi, perché già con il ponte del Primo maggio un incremento degli acquisti di carne suina per grigliate potrebbe fare la differenza e sollevare i listini della carne fresca. 

Altri elementi da considerare sono gli stoccaggi di carne congelata, la cui presenza massiccia in Europa in questa fase influisce nell’appesantire il mercato e, terzo punto, il numero dei suini

Ad oggi c’è una buona disponibilità di animali, ma ritengo che a partire da luglio la quantità di maiali disponibile per la macellazione sia in rallentamento e questo dovrebbe far ripartire le quotazioni dei grassi”.

Quella di Massimo Montanari, direttore Mercato Carni Suine di Aia Spa, è una lettura oggettiva e imparziale del mercato, sulla base dello scenario attuale, dove più fattori influenzano le dinamiche attuali e, inevitabilmente, anche quelle future.

“Il driver principale restano in ogni caso i consumi – sostiene Montanari -. 

Adesso il mercato della carne suina è in una fase di stanchezza. 

Questa settimana, con la festa del 1° Maggio, si è accorciata anche la capacità di lavorazione del 20% e, nell’immediato, è un dato significativo. 

A livello di scambi non vedo grande movimento, ma come anticipato saranno proprio i consumi a influenzare le tendenze di tutto il mercato nel suo complesso”.

Qualche braccio di ferro in Cun fra allevatori e macellatori? 

Possibile, per non dire probabile, in questa fase dove regna l’incertezza, le pressioni della carne estera si fanno sentire e più di una realtà si è rivolta al mercato internazionale per gli approvvigionamenti, col rischio che sia poi difficile convincere alcuni player a tornare ad acquistare prodotto italiano.

“Se i consumi ripartiranno, complice dal prossimo luglio una minore disponibilità di suini italiani, le quotazioni dovrebbero salire – conferma di nuovo Montanari -. Difficile, però, che i listini si proiettino oltre i 2 euro al chilogrammo come nella fase dei record”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Vietnam: boom delle importazioni di carne suina
27 Aprile 2026

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2025 il Vietnam conferma la sua centralità nel mercato mondiale della carne suina, con un forte incremento delle importazioni che raggiungono 406.397 tonnellate (+35,5%) per un valore di 746,5 milioni di dollari (+57,5%). Si tratta dei livelli più alti dal 2019, con una crescita del valore superiore ai volumi, per effetto di un aumento dei prezzi medi di importazione.

Il mercato è dominato dalle carni congelate, dove la Russia è il principale fornitore, seguita da Brasile e Spagna, quest’ultima in forte accelerazione. Accanto alle carni, il Vietnam importa anche volumi significativi di frattaglie (164.135 tonnellate), segmento in cui spiccano Germania e Russia, a conferma di una domanda molto sensibile al prezzo e alla tipologia di taglio.

Dietro questi numeri si trova uno dei mercati a più alta intensità di consumo suinicolo a livello globale: il Vietnam è infatti tra i principali consumatori di carne suina, con livelli pro capite tra i più elevati a livello internazionale (38,4 kg pro capite, dietro solamente a Corea del Sud, Cina e Ue-27). Una domanda strutturalmente forte, che continua a crescere insieme alla popolazione e all’urbanizzazione.

Sul fronte produttivo, il Paese ha raggiunto circa 5,4 milioni di tonnellate di carne suina e conta un patrimonio superiore ai 30 milioni di capi. Tuttavia, il settore è attraversato da una profonda trasformazione: i piccoli allevatori stanno progressivamente uscendo dal mercato, mentre si rafforzano gli operatori industriali integrati. Anche il grado di autosufficienza è elevato, con un ulteriore miglioramento atteso fino al 97,5% nel 2026, ma non ancora sufficiente a ridurre il ricorso alle importazioni.

A rendere il quadro più complesso contribuisce ancora la Peste Suina Africana, che continua a generare instabilità produttiva e perdita di capi (in passato il Vietnam si è avvicinato alla realizzazione di vaccini, mai però sufficientemente efficaci per eradicare la malattia), rendendo le importazioni uno strumento strutturale di equilibrio del mercato.

Nel complesso, il Vietnam si conferma un mercato dinamico, in forte crescita e sempre più integrato nei flussi globali, dove l’espansione dell’import convive con una profonda trasformazione industriale della filiera suinicola.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Prosciutto di Parma resiliente: UE e affettato sostengono l’export [Il Commento di Paolo Tramelli]
20 Aprile 2026

Paolo Tramelli
Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Paolo Tramelli – Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Nonostante le pesanti problematiche che hanno caratterizzato lo scenario internazionale nel 2025, tiene l’export del Prosciutto di Parma (-0,40% nel 2025 rispetto al 2024), confermando una solida capacità di adattamento ai nuovi scenari di consumo internazionali. Come sottolinea Paolo TRAMELLI, Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, a sostenere il comparto sono, da un lato, la crescita strutturale del segmento affettato e, dall’altro, la significativa ripresa della domanda nell’Unione Europea (+5,87%).

AFFETTATO IN ESPANSIONE: leva strategica per i nuovi consumi

L’affettato cresce (+1,72%) in controtendenza rispetto al prodotto intero (-2,01%), confermando il cambiamento nei consumi verso soluzioni pratiche e pronte all’uso. Il Prosciutto di Parma dimostra così di saper intercettare le esigenze di un consumatore sempre più orientato alla convenience, disposto a riconoscere valore aggiunto a lavorazioni e packaging evoluti.

PAESI TERZI: pesano i dazi americani e criticità sanitarie

Gli USA restano il primo mercato export del Prosciutto di Parma, ma i dazi al 15% e il dollaro debole hanno contribuito a un calo del 6% delle spedizioni verso il Nord America.

Le tensioni geopolitiche hanno inoltre frenato le esportazioni verso altri mercati chiave (UK, Australia, Canada), mentre restano chiusi per problematiche sanitarie legate alla PSA Paesi strategici come Giappone, Cina e Corea del Sud.

UNIONE EUROPEA: mercato chiave e in rafforzamento

In questo quadro internazionale particolarmente complesso, il Prosciutto di Parma si è potuto rifugiare nelle certezze e nella stabilità del mercato UE, che fa segnare un incremento complessivo del +5,87%. Spiccano performance particolarmente dinamiche nei mercati emergenti come Romania (+63,86%) e Portogallo (+17,53%), le importanti conferme di Belgio (+15,70%) e Paesi Bassi (+7,6%) e i segnali positivi dei grandi mercati quali Francia (+4,84%) e Germania (+3,95%), a testimonianza di un apprezzamento stabile e diffuso per le produzioni DOP italiane.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Nuova Zelanda: calo del 20% nell’uso di concimi azotati
16 Aprile 2026

La concimazione azotata è uno dei principali fattori che determinano la produzione di foraggio. Elevati apporti di azoto aumentano la concentrazione di proteine grezze ed accelerano la ricrescita, però solo il 20-35% dell’azoto applicato viene recuperato nel foraggio, mentre il resto viene perso attraverso volatilizzazione, lisciviazione o emissioni gassose. Queste perdite contribuiscono al degrado ambientale e riducono la redditività delle aziende agricole.

Si calcola che gli allevamenti da latte contribuiscono per circa il 15% alle emissioni nazionali di gas serra (GHG) di origine agricola, con i fertilizzanti azotati che rappresentano una delle principali fonti di emissioni di protossido di azoto (N₂O) ed ammoniaca (NH₃). Nel contempo, i quadri normativi mirano sempre più alla riduzione della volatilizzazione dell’ammoniaca e della lisciviazione dei nitrati. Comprendere come la riduzione degli apporti di azoto influenzi l’intero continuum suolo-pianta-animale è essenziale per avere sistemi lattieri resilienti.

Migliore gestione dei liquami e concimi a maggiore efficienza

Il problema si pone anche in Nuova Zelanda, dove la concimazione con azoto è stata a lungo un pilastro del sistema di alimentazione animale basato sul pascolo. Tuttavia le normative ambientali, l’aumento dei costi dei concimi e gli obiettivi di sostenibilità stanno determinando un cambiamento verso una riduzione dell’uso di azoto chimico. Le moderne aziende da latte stanno adottando sempre più spesso strategie quali una migliore gestione dei liquami con tecniche di spandimento a basse emissioni e concimi a maggiore efficienza, in particolare l’urea rivestita, per mantenere la produttività riducendo al contempo le emissioni.

Dopo che da tre anni n Nuova Zelanda è stata introdotta la rendicontazione obbligatoria sulle concimazioni azotate l’uso di fertilizzanti nelle aziende da latte è diminuito del 20%. Questo in conseguenza delle normative che limitano i dosaggi di applicazione a 190 kg/ha all’anno e per l’aumento dei prezzi dell’azoto ma anche per i requisiti sull’efficienza ed il maggiore utilizzo di inibitori dell’ureasi (circa il 50% di tutta l’urea venduta è rivestita con un inibitore). A questa riduzione ha poi contribuito l’investimento delle aziende in sistemi informatici ed il passaggio alla mappatura digitale delle proprietà per registrare con precisione l’applicazione dei fertilizzanti.

Ridurre l’uso di fertilizzanti azotati negli allevamenti lattiero-caseari è fattibile e vantaggioso

Anche in Europa si diffonde l’uso di urea protetta con inibitori: in Inghilterra solo questa può essere utilizzata in inverno; in Irlanda si sta sollecitando il passaggio dall’uso del nitrato di calcio ed ammonio all’urea che, da settembre, deve essere rivestita; in Germania è consentita solo l’applicazione superficiale dell’urea rivestita, mentre in Danimarca è obbligatorio l’uso di inibitori con l’urea.

Ridurre l’uso di fertilizzanti azotati negli allevamenti lattiero-caseari è fattibile e vantaggioso se supportato da una gestione integrata dei nutrienti. La ricerca dovrebbe ora concentrarsi sulla resilienza a lungo termine del sistema, sulle interazioni tra la composizione botanica e l’alimentazione degli animali e sulla fattibilità economica delle strategie a basso contenuto di azoto nei diversi ambienti di produzione.

Fonte: Farmers Weekly

TESEO.clal.it – Italia: confronto prezzi UREA, GAS NATURALE e GRANOTURCO