Autunno: adeguare la razione per mantenere una buona produzione
7 Ottobre 2019

Col cambio di stagione occorre sfruttare al massimo i foraggi disponibili ed integrare opportunamente la razione, ma anche impostare bene le colture per l’annata successiva. Fondamentale è la verifica ed il controllo delle performance aziendali in termine di quantità di latte prodotte e contenuti soprattutto di proteine, indici riproduttivi, costi alimentari.

In Irlanda, l’esempio tipico è una azienda con 80 frisone e 30 ettari a foraggere ed insilato. Con un carico di 2,7 capi adulti ad ettaro, l’obiettivo è di produrre 1500 kg di sostanza secca/ha e di usare l’erba il più a lungo possibile lungo la stagione autunnale.

Diventa poi importante assicurare una buona integrazione della razione alimentare, tenendo sempre conto di quel grande fermentatore degli zuccheri (e degradatore delle proteine) che è il rumine e che porta alla produzione di acido propionico, ma soprattutto di acido acetico. Durante la produzione di quest’ultimo, si ottengono anche acido formico ed anidride carbonica, composti che danno origine al metano, elemento che rappresenta una perdita consistente di energia da parte dell’animale, oltre che la prima fonte di emissione in atmosfera di gas effetto serra.

Adeguamento dei fattori di gestione aziendale alla stagione

Di conseguenza diventa fondamentale contenerla il più possibile con integratori specifici ed una razione che assicuri un elevato apporto di fibra digeribile ed una equilibrata quantità di amido. Lo scopo è di mantenere il più a lungo possibile la produzione di latte, con tenori proteici adeguati, in funzione dei parti primaverili.

Anche il monitoraggio delle fecondazioni è un fattore importante ed una verifica dell’ingravidamento dopo otto settimane dall’inseminazione diventa un indice indispensabile.

Stretto rapporto con l’impresa di lavorazione del latte

La gestione aziendale deve poi poter contare su di un adeguato supporto tecnico, in stretto rapporto con l’impresa di destinazione del latte, in questo caso la coop Glanbia.

Dunque definizione delle performance, adeguamento dei fattori di gestione aziendale alla stagione, monitoraggio preciso dei parametri produttivi e riproduttivi (oltre che sanitari), stretto rapporto con l’impresa di lavorazione del latte per un sistema integrato, efficiente e sostenibile.

TESEO.clal.it - Costo di 1000 g. (1 kg) di proteine fornite da diverse materie prime
TESEO.clal.it – Costo di 1000 g. (1 kg) di proteine fornite da diverse materie prime

Fonte: Agriland

Aumentare la sostenibilità ambientale ed economica dell’azienda da latte
24 Settembre 2019

Accrescere l’efficienza aziendale combinando genetica, razioni e gestione dei reflui

Una ricerca dell’università del Wisconsin condotta con una serie di altri istituti di ricerca ed il finanziamento del US Department of Agriculture (USDA), ha dimostrato come la combinazione ideale fra genetica animale, razione alimentare, gestione dei reflui, permetterebbe di accrescere l’efficienza aziendale attraverso: la riduzione da un terzo alla metà delle emissioni di gas effetto serra, l’aumento della produzione di latte e la diminuzione della quantità di alimenti somministrati alle vacche.

La produzione di latte comporta la perdita di metano in atmosfera per tre fattori:

  • le fermentazioni ruminali,
  • la conservazione e lo spargimento di letame e liquami,
  • le concimazioni delle colture.

Il metano ha una capacità di trattenere il calore dell’atmosfera 25 volte più forte dell’anidride carbonica e gli ossidi di azoto derivanti da letame e concimazioni sono in tal senso dieci volte più potenti del metano. La ricerca ha studiato i vari aspetti della conduzione aziendale per allevamenti da 150 a 1500 vacche da latte ed ha dimostrato che, aumentando l’efficienza delle diverse pratiche di gestione aziendale, si ottiene una riduzione dal 36% al 46% nelle emissioni gassose e del 41% dell’azoto nelle acque di falda. Inoltre, i tenori di fosforo nelle acque superficiali si riducono del 52%. I digestori per la produzione di metano da convertire in elettricità o da usare come carburante si sono dimostrati molto utili. 

La chiave per ridurre costi ed emissioni è il miglioramento dell’efficienza in tutte le fasi produttive

Comunque, la chiave di tutti gli interventi è rappresentata dal miglioramento dell’efficienza in tutte le fasi produttive. Una migliore conversione in latte degli alimenti, una genetica appropriata, degli interventi puntuali per assicurare il comfort degli animali soprattutto nei periodi più caldi, permettono di ridurre sia i costi che le emissioni, mantenendo la produttività. Per applicare i risultati delle ricerche alla pratica operativa, è stato realizzato un sito web attraverso il quale gli allevatori possono misurare e valutare il grado di efficienza delle loro pratiche aziendali, onde capire quali interventi adottare per contenere l’impatto ambientale della loro attività.

Ovviamente tutto questo richiede degli investimenti, che dipendono dalla redditività economica, aspetto imprescindibile che rappresenta uno degli elementi della sostenibilità.

Intervista all’Allevatore Massimo Dalla Bona sul benessere animale, anche in relazione alla redditività dell’allevamento, dopo l’incontro CLAL.it e TESEO “Sostenibilità – Prospettive a confronto” del 25 Gennaio 2019 presso Agriform

Fonte: University of Wisconsin

Multifunzione e benessere, per rispondere alle esigenze dei consumatori [intervista]
26 Luglio 2019

Leonardo Venturin
Spresiano, Treviso – ITALIA

Leonardo Venturin
Leonardo Venturin

Azienda Agricola Venturin
Capi allevati: 550 | 260 in lattazione
Ettari coltivati: 250
Destinazione del latte: formaggi e latte alimentare

Chi l’ha detto che i consumatori di città e di campagna sono uguali?

Guai a pensarlo e la famiglia Venturin, allevatori con un’azienda agricola a Spresiano (Treviso), a pochi chilometri dalle colline del prosecco, lo sa bene.

Innanzitutto, uno sguardo ai numeri. Ce li fornisce Leonardo Venturin, che si occupa di vendita dei prodotti e della parte burocratica, che in un’azienda agricola è un bel peso. In tutto sono quattro fratelli. Oltre a Leonardo, ci sono Lucio, che si occupa del caseificio aziendale; Luca, impegnato nelle operazioni in campagna di coltivazione dei terreni, e Mauro, che gestisce una mandria di 260 capi in lattazione di frisona italiana e jersey. Poi ci sono nove dipendenti, in servizio tutto l’anno.

Ogni giorno vengono lavorati 40 quintali di latte al giorno per la produzione di latte alimentare e formaggi: molli, formaggi a pasta filata, formaggi stagionati a pasta dura e semi-stagionati a pasta semidura.

I restanti 45 quintali di latte prodotti ogni giorno vengono venduti a un caseificio privato con contratto di fornitura annuale.

Gli ettari coltivati sono circa 250 ettari tra proprietà e affitto, seminati a mais, medica, loietto, frumento e sorgo.

Cifre a parte, che sono necessarie comunque per inquadrare le dimensioni e l’attività aziendale, gli aspetti interessanti riguardano la vendita diretta e il ruolo dei consumatori. La sostenibilità, concetto di cui si sente parlare molto di questi tempi, interessa in maniera diversa i consumatori di città e di campagna. Lo conferma Leonardo Venturin, mentre racconta la scelta di avere due punti vendita fissi: uno a Spresiano, dove ci sono azienda e caseificio e uno a Treviso, a ridosso del centro storico.

Perché la scelta della città?

“Perché la città non si muove. Chi vive in città non si mette in macchina per raggiungere il punto vendita che abbiamo a Spresiano. Sono clientele diverse quelle di città e di campagna e hanno consumi diversi”.

Tipo?

I clienti della città si informano sull’allevamento e la filiera

“Sono proprio due tipologie differenti. Un cliente a Treviso tende a venire 3-4 volte alla settimana, predilige il prodotto più fresco e porzioni più piccole, mentre a Spresiano vengono una o massimo due volte alla settimana. Inoltre, a Treviso l’età media del consumatore è più alta, sono pochi i ragazzi in negozio. In città, ancora, chiedono che il prodotto sia rispettoso dell’ambiente, si informano sull’allevamento e la filiera, sulla modalità di trasformazione, cercano più il km0. In campagna danno per scontato il km0, la trasformazione e non chiedono di sostenibilità”.

Come stanno andando le vendite di latte fresco?

“Dai primi anni in cui abbiamo aperto la vendita diretta abbiamo assistito a un calo del 50% e oltre. Noi vendiamo latte fresco intero e parzialmente scremato in formati da litro in pet. Adesso ne vendiamo circa 1.300 quintali l’anno. Prima erano quasi 2.700. Anche in questo caso abbiamo registrato una differenza tra consumatori di città e di campagna. A Treviso cercano un formato più piccolo, da mezzo litro. Erano addirittura disposti a pagarlo di più, sebbene oggi si siano abituati al formato da litro, l’unico che proponiamo”.

Come mai avete deciso di avere un caseificio aziendale?

Stiamo studiando nuove tecnologie per aumentare la shelf life dei formaggi ed esportarli

“Eravamo stanchi di trattare ogni due o tre mesi il prezzo del latte e volevamo dare un valore aggiunto nostro prodotto. Da qui la decisione di un caseificio aziendale, col bollo Ce per vendere alla GDO e ai negozi. Il bollo Ce ci permetterebbe anche di esportare e, proprio con questa finalità, stiamo studiando nuove tecnologie per aumentare la shelf life dei formaggi freschi”.

È stato facile o complicato realizzare il caseificio interno?

“Il primo progetto risale al 2004, mentre il caseificio è entrato in attività il 2 gennaio del 2009. I tempi si sono allungati per colpa della burocrazia. Gli uffici fornivano informazioni centellinate e questo ha rallentato la realizzazione”.

Che margine di guadagno assicura il caseificio e la vendita diretta rispetto alla consegna del latte?

“Un 30% in più sul latte lavorato”.

A quanto vendete il formaggio stagionato?

Un caseificio aziendale per dare un valore aggiunto al nostro prodotto

“Lo proponiamo a 14,50 euro al chilogrammo”.

Possiamo definirlo un formaggio tipo grana?

“Sì, perché è così”.

A livello di innovazioni avete realizzato anche un impianto di biogas con l’azienda Rota Guido. Siete soddisfatti?

“Assolutamente sì. Lo abbiamo costruito nel 2016;ha una potenza di 100 kw ed è totalmente alimentato a deiezioni. Il digestato viene poi utilizzato in campo, dal momento che siamo in zona vulnerabile ai nitrati, essendo vicini al Piave”.

Quando i consumatori vi chiedono di sostenibilità e ambiente, voi cosa rispondete?

Ci stiamo certificando come lotta integrata

“Raccontiamo la nostra posizione. Fino a marzo di quest’anno avevamo la certificazione QV, Qualità Verificata. Adesso ci stiamo certificando come lotta integrata, così prendiamo un raggio più ampio, dal seme al formaggio”.

Fate bio?

“No. Abbiamo alimenti biologici, ma non facciamo biologico. Abbiamo pochi appezzamenti grandi ed essendo superfici medio-piccole sono vicine ad aree convenzionali. Per questo dovremmo avere aree di rispetto enormi”.

Quante lattazioni fa di media una vostra vacca?

“Arriviamo a 5-6 parti. Se le vacche non hanno problemi, non le andiamo a riformare. Abbiamo anche bovine di 12 anni che producono quantità e qualità. D’altronde, chi fa l’allevatore sa bene che rispetto dell’ambiente e benessere animale passano anche da lì”.

Quanto produce una vostra vacca?

“Abbiamo una media di 32 chili di latte al giorno. Siamo sui 90-95 quintali all’anno”.

Quali azioni avete messo in piedi per il benessere animale?

“Gli spazi più ampi permettono all’animale di muoversi. D’estate abbiamo ventilazione forzata con raffrescamenti, alimentazioni equilibrate e salubrità degli alimenti. Tutti accorgimenti che si riflettono sul benessere degli animali”.

Quali sono gli aspetti più entusiasmanti del suo lavoro?

Vedere che ciò che facciamo viene apprezzato dai clienti dà modo di andare avanti

“Lavorare con gli animali e vedere che quello che facciamo viene apprezzato dai clienti dà modo di andare avanti, nonostante le mille difficoltà che ci sono”.

Che investimenti ha fatto di recente e quali investimenti ha programmato?

Offriamo educazione alimentare attraverso una sala degustazione ed incontri su misura

“Oltre al biogas abbiamo rinnovato il parco macchine per la fienagione e abbiamo dato il via all’iter per ampliare di nuovo il caseificio e lo spazio commerciale, in modo da avere una sala degustazione e fare incontri su misura per fare conoscere il prodotto e l’attività dell’azienda. L’educaizone alimentare è per noi un valore aggiunto da offrire. Grazie all’opportunità introdotta con la nuova legge di Bilancio stiamo cercando aziende agricole per vendere anche i loro prodotti e ampliare la gamma di prodotti in vendita. Inoltre, vorremmo anche ampliare l’area per il bestiame e fare un percorso didattico per visite guidate. Ho fatto il corso di agriturismo per le fattorie didattiche e credo sia utile un servizio così”.

Azienda Agricola Venturin
Azienda Agricola Venturin
Il Caseificio dell’Azienda Agricola Venturin
Spaccio di Treviso
Spaccio di Trevis
Spaccio di Spresiano
Spaccio di Spresiano
Furgone Venturin
Furgone Venturin
Azienda Agricola Venturin
Azienda Agricola Venturin

Soia: produrre e distribuire in modo sostenibile per nutrire il pianeta
10 Luglio 2019

La produzione mondiale di soia è pari a circa 355 milioni di tonnellate (previsione WASDE 2019-20), di cui l’81% proviene da USA, Brasile ed Argentina. Si tratta di una delle commodity con la filiera più articolata, che parte dal campo per andare, attraverso un sistema complesso di trasporti e strutture, alle imprese di trasformazione ed essere distribuita ai consumatori, persone ed animali, nei diversi continenti.

Nel 2100 per soddisfare le esigenze alimentari, la produzione di Soia dovrebbe raddoppiare, ma con la necessità di ridurre le emissioni di gas di 1/4

Si calcola che la produzione agricola dovrà aumentare per soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione mondiale prevista in 12 miliardi di persone nel 2100. La produzione di soia dovrebbe persino raddoppiare, ma con la necessità di ridurre le emissioni di gas nell’ambiente di un quarto rispetto a quelle attuali per rispettare i parametri di contrasto al cambiamento climatico.

solo il 2% della Soia
rispetta i criteri RTRS di Sostenibilità

Dunque diventa cruciale operare sulla base della sostenibilità, il che è tutt’altro che evidente a fronte di fenomeni come la deforestazione, anche legale, e la perdita di biodiversità. Si calcola, ad esempio, che solo il 2% della soia rispetta i criteri del protocollo di sostenibilità previsti dal piano della certificazione RTRS (Round Table Responsible Soy).

Bisogna poi affrontare le problematiche nelle fasi della supply chain a valle della produzione agricola, cioè nella distribuzione per razionalizzare la logistica ed eliminare le perdite e gli scarti, che rappresentano anche il 30% del totale alimentare disponibile. Ulteriore elemento sarà quello del modello alimentare, perché un’alimentazione più sana ed equilibrata avrà effetti positivi sulla salute così come sull’ambiente. La dieta alimentare dovrà considerare la natura dell’alimento, cioè da dove proviene e come è stato prodotto, la sua quantità nella dieta, il suo impatto per consumi di risorse idriche ed emissioni di anidride carbonica.

L’agricoltura è un’attività molto complessa, caratterizzata da un’estrema volatilità per il clima, il mercato, la logistica, le politiche. Dunque la parola chiave diventa la resilienza, cioè l’adattamento.

Fonti: WASDE, Food Navigator, Eat Forum, Rabobank


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Vacche ad alta produzione e solidi del latte
6 Maggio 2019

Calcolare la produzione delle vacche da latte non semplicemente in litri ma come sostanza solida (milk solids – MS), significa considerare anche la quantità di proteine e grasso. Si tratta di un riferimento generalizzato in Nuova Zelanda e presente anche in paesi quali Irlanda e Regno Unito, che permette di valutare bene il valore produttivo dell’animale. Una vacca che produce 5.000 litri di latte col 3,8% di grasso ed il 3.4% di proteine,avrà il 7.2% di milk solids. La quantità totale di grasso prodotta sarà pari a 196 kg (5.000 x 1,03 x 0.038) mentre le proteine prodotte saranno pari a 175 kg. Quindi questa vacca in una lattazione produrrà 371 kg di milk solids. Si può ritenere che le vacche molto performanti arrivano a produrre anche mille kg di solidi, con un rapporto di 1,5 kg di milk solids per kg di peso vivo dell’animale.

Questi risultati dipendono dal miglioramento generale nella gestione della mandria, ma in particolare bisogna considerare quattro fattori:

  • scelta del riproduttore,
  • selezione della mandria,
  • produzione foraggera,
  • somministrazione della razione.

Per incrementare il contenuto in solidi del latte, è importante scegliere un riproduttore che migliori grasso e caseina, ma occorre guardare anche al mantenimento della quantità di latte prodotto.

La migliore genetica deve essere utilizzata non solo per le migliori giovenche, ma per tutta la mandria. Si può infatti considerare che circa il 60% delle vacche giovani siano geneticamente superiori al resto della mandria e dunque un miglioramento produttivo generale non può che considerare tutti gli animali.

Il miglioramento nel contenuto delle sostanze solide del latte non può poi prescindere dalla qualità del foraggio. Dunque sfalciare precocemente e con intervalli regolari per accrescere il valore nutritivo e l’ingestione del foraggio.

Riguardo la somministrazione della razione, diventa essenziale premiscelare gli ingredienti in modo meticoloso. Usando insilato, questo deve essere di qualità elevata, trinciato a circa 10 mm e la cui sostanza secca non dovrebbe essere inferiore al 35%.

Fonte: eDairyNews.com

Il parere dell’Allevatore

Indici riferiti alla produttività ed al contenuto di grasso e proteine nel latte sono diffusi in tutti i Paesi del Mondo.

Le diverse “esperienze” e destinazioni del latte in tali Paesi portano a definire indici differenti: ad esempio in Italia si pone particolare attenzione all’indice di caseificazione.

Tuttavia, sarebbe utile uniformare tali indici tra i Paesi al fine di renderli comparabili.

Nino Andena, allevatore in Bertonico, Lodi – ITALIA

TESEO.clal.it – Lombardia: le razioni più diffuse per la bovina da latte.
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Un allevamento sano si può raccontare [intervista]
29 Marzo 2019

Arianna Nordera
San Martino Buon Albergo, Verona – ITALIA

Azienda Agricola: Società Agricola Nordera
Capi allevati: 1.100 | 550 in lattazione
Ettari coltivati: 150
Destinazione del latte: Parmalat

“Gli allevatori e la zootecnia sono costantemente posti all’indice, sotto attacco da una seria spropositata di fake news che non fa bene alla società, all’economia, ai consumi, alla qualità di vita. Non ci basta la burocrazia, oggi dobbiamo mettere in conto una quota del nostro tempo già scarso per cercare di smentire notizie totalmente false, create per danneggiarci”.

L'allevatrice Arianna Nordera
L’allevatrice Arianna Nordera

C’è preoccupazione nelle parole di Arianna Nordera da San Martino Buon Albergo (Verona), allevatrice con una super-stalla di 1.100 capi di Frisona, dei quali 550 in lattazione. La produzione di latte si aggira sui 6,2 milioni di chilogrammi di latte all’anno, conferiti a Parmalat.

Un’azienda che potrebbe essere presa a modello in questo decennio in cui la Fao celebra l’agricoltura familiare: ci lavorano, infatti, sette cugini. Luca gestisce la stalla, Arianna l’amministrazione e la contabilità, Matteo il biogas e l’allevamento di trote, Ivano segue l’allevamento di maiali, mentre Mariano, Alessandro e Andrea gestiscono semine, raccolti e terreni. In più, ci sono sei dipendenti.

Un’azienda multifunzionale, in cui anche il fabbisogno energetico è coperto (in parte) da un impianto biogas da 100kwatt, che funziona esclusivamente con le deiezioni animali.

L’alimentazione del bestiame è assicurata quasi integralmente dalle produzioni aziendali: mais, frumento, sorgo e prato stabile ottenuti con la lavorazione di 150 ettari di superficie tra proprietà e affitto.

Per la cronaca dobbiamo menzionare come attività aziendale anche i due allevamenti di trota iridea con annesso incubatoio, nel quale si fanno schiudere le uova già embrionate, e un allevamento per lo svezzamento dei suini con 3.300 capi a ciclo per sei cicli annuali. Con Arianna Nordera ci concentriamo però sull’indirizzo lattiero dell’azienda.

I dati raccontano di consumi di latte in calo. Che cosa suggerirebbe per incrementare i consumi?

“Bisogna cominciare a contrastare le fake news. È desolante dover subire attacchi scomposti e ingiustificati, ai quali molta gente purtroppo crede. In troppi hanno pregiudizi sbagliati contro il latte. Questo oscura l’attività di molti allevatori onesti e si mettono in crisi filiere che lavorano”.

Avete un’azienda multifunzionale e di grandi dimensioni. Che attenzione riservate alla sostenibilità?

“Abbiamo la massima cura verso animali per incrementare il benessere e ridurre l’impatto dei medicinali. Nel 2018 abbiamo speso meno di 50 euro a capo per le spese mediche, una cifra che comprende il vaccino e la cura per l’asciutta. Due volte l’anno facciamo la mascalcia generale a tutti i capi, che ha effetti positivi contro le zoppie e, di conseguenza, anche sulla produttività e l’animal welfare. Inoltre, da due anni abbiamo introdotto un nuovo metodo di pulizia della mammella, con straccetti in microfibra, che vengono lavati due volti al giorno. In questo modo abbiamo calato sensibilmente le cellule somatiche, la carica batterica e le patologie alla mammella.

Ogni mercoledì si fanno le diagnosi di gravidanza sulle vacche fecondate per migliorare il pregnancy rate. Abbiamo una gestione informatizzata della mandria, con appunto fecondazioni sincronizzate, piani di accoppiamento studiati per il miglioramento genetico della mandria.

Le stalle sono state realizzate completamente aperte, anche in inverno. E in estate, quando aumentano le temperature, abbiamo installato un impianto di raffrescamento sia nelle stalle che nella sala d’attesa prima della mungitura. Questo ci ha permesso di migliorare la quantità e la qualità del latte e il benessere dei capi.

La sostenibilità è un continuo investimento, ma assicura ritorni positivi in chiave economica, di benessere e di immagine

La sostenibilità è un continuo investimento, ma che assicura ritorni positivi in chiave economica, di benessere e di immagine. Un allevamento sano si può raccontare”.

Infatti voi cercate di raccontarlo.

Desideriamo che i giovani siano consapevoli di come viene prodotto ciò che mangiano

“Sì. Ospitiamo spesso gli alunni delle scuole, perché conoscano la zootecnia, imparino a rispettare gli animali e vedano come si produce il latte. I giovani sono i consumatori di domani, desideriamo siano consapevoli di quello che mangiano e come viene prodotto”.

Quali investimenti avete in programma?

“Stiamo ipotizzando a un ampliamento della stalla. Prima una nuova struttura e poi un incremento del numero delle bovine. Ci stiamo pensando”.

Avete la giostra rotante da 40 posti per la mungitura. Come vi trovate?

“L’abbiamo installata nel 2007, siamo stati fra i primi in Italia. Ci troviamo molto bene”.

Come utilizzate il digestato ottenuto dalla fermentazione anaerobica per la produzione di biogas?

“Lo usiamo nei terreni e come conseguenza abbiamo un 20% di produzione in più sui foraggi. Allo stesso tempo abbiamo ridotto l’acquisto di concimi chimici. Un duplice vantaggio”.

Come mai voi che siete in una zona di produzione di formaggi Dop conferite a Parmalat per la produzione di latte alimentare?

“Sono 40 anni che consegniamo il latte allo stabilimento di Zevio. Abbiamo avuto qualche perplessità dopo il crac di Parmalat e l’acquisizione da parte di Lactalis, ma sinceramente il nostro rapporto non è mai cambiato, sempre nel massimo rispetto e secondo i patti stabiliti. Ci troviamo bene e la fiducia è ben riposta”.

Che aspettative ha per il 2019?

“La speranza è che salga di prezzo. Siamo sui 40 centesimi e rispetto agli anni scorsi si respira, ma sono aumentati i costi di produzione. Servirebbe un riconoscimento più alto sul latte”.

Società Agricola Nordera

L’impatto della Generazione Z sul mondo dei consumi
8 Marzo 2019

I primi soggetti inclusi nella cosiddetta GenZ, cioè la fascia di età 12-22 anni, si stanno affacciando sul mondo dei consumi. La GenZ rappresenta già il 30% della popolazione mondiale e si calcola sia già responsabile del 7% della spesa, con punte superiori in paesi quali Cina, Brasile o Turchia.

La Gen Z rappresenta già il 30% della popolazione mondiale

Sembra però che i responsabili marketing non considerino ancora l’impatto di questi nuovi consumatori e si focalizzino per lo più sui millennials. Però negli USA lo scorso anno questi nuovi consumatori hanno rappresentato il 10% degli accessi totali nella ristorazione e presto diventerà il gruppo di consumatori più importante che influenzerà i cambiamenti nelle offerte di mercato dei prossimi anni.

Il fatto nuovo è che i componenti la GenZ hanno dei comportamenti di consumo omogenei nei vari contesti mondiali, come appare dallo studio di OC&C realizzato su 15 mila soggetti di 9 Paesi. Questa similitudine nei comportamenti e nelle abitudini si può ricondurre all’uso della tecnologia informatica, internet innanzitutto, ed anche alla crescente economicità dei viaggi che favoriscono gli spostamenti e dunque le interazioni.

I prodotti più richiesti sono personalizzati, inusuali, esotici

È la generazione che segue più da vicino e con maggior frequenza sui social i marchi ed i punti vendita, ristorazione inclusa, con cui interagisce direttamente online. Richiede prodotti sempre più personalizzati, diversi, inusuali od anche esotici.

Interessante notare che questo non significa però l’abbandono dei prodotti o dei marchi tradizionali, tutt’altro. Il desiderio di accedere ai marchi di riferimento può aumentare se questi vengono presentati e valorizzati attraverso i supporti informatici che questa generazione usa sempre più spesso e con i linguaggi con cui si esprime ed interagisce.

Fonte: Forbes

TESEO.clal.it – I componenti della Generazione Z, insieme ai Millennials, rappresentano la fascia maggiore di consumatori di bevande alternative al latte. L’Italia è un esportatore netto di Bevande Vegetali.
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Ricerca e attenzione ai cambiamenti climatici nel futuro di Assalzoo [intervista]
24 Gennaio 2019

È un settore cruciale per l’agricoltura, una cerniera fra zootecnia e industria. La mangimistica oggi ha di fronte molteplici sfide, dai cambiamenti climatici alla sostenibilità, dalla sicurezza alimentare alla qualità igienico-sanitaria. Ne abbiamo parlato con Marcello Veronesi, presidente di Assalzoo, l’associazione di rappresentanza delle industrie mangimistiche, aderente a Confindustria.

Marcello Veronesi – Presidente Assalzoo

I cambiamenti climatici influiscono sempre di più sulla produzione dei mangimi. Quali soluzioni si devono adottare in campo e nella fase di trasformazione e quanto incide sui costi?

I cambiamenti climatici rappresentano un’incognita con cui il settore agricolo deve confrontarsi ad ogni annata. Un settore come il nostro, fortemente dipendente dalla produzione di cereali e semi oleosi risente in modo importante di quelli che possono essere gli effetti dei cambiamenti climatici sulla produzione, esponendolo così alla volatilità dei prezzi.

Se penso all’andamento meteoclimatico degli ultimi anni in Italia è evidente che l’agricoltore è esposto ad una incertezza e ad un rischio costante. Risulta fondamentale l’applicazione delle buone pratiche agricole, ma occorre anche mettere a disposizione dei nostri agricoltori gli strumenti per far fronte alle nuove sfide imposte dai cambiamenti climatici: fitosanitari, capacità di irrigazione e soprattutto sementi sviluppate per far fronte a problematiche specifiche del nostro territorio. Attualmente la grossa problematica che stiamo vivendo è legata alla disponibilità e alla qualità del mais, le semine sono in calo ed è più che comprensibile considerate le difficoltà cui l’agricoltore deve far fronte per gestire il fenomeno micotossine.

Occorre mettere a disposizione dei nostri agricoltori gli strumenti per affrontare le nuove sfide imposte dai cambiamenti climatici

Non è così immediato quantificare i costi, occorrerebbe fare una analisi distinta per tipologie di problemi. A titolo di esempio l’Italia, un tempo autosufficiente per il mais, lo scorso anno ha importato un quantitativo di mais per un controvalore di circa 1 miliardo di euro. Un valore che come “Sistema Italia” preferiremmo remunerasse i nostri agricoltori.

L’assenza di accordi internazionali o il rischio di dazi che riflessi avrà sulle commodity?

L’Italia è un paese fortemente deficitario. Il comparto food-feed importa oltre il 50% del suo fabbisogno, pertanto l’approvvigionamento dall’Europa o da Paesi Terzi è di importanza strategica, se non addirittura vitale. Per noi il mercato unico a livello europeo e gli accordi commerciali di libero scambio sono fondamentali. Mettere in discussione gli accordi determinerebbe barriere tariffarie che, aumentando il costo delle materie prime, costituirebbe un handicap dal punto di vista della competitività delle nostre produzioni.

Il mercato unico europeo e gli accordi di libero scambio sono fondamentali

Ancor più subdole le cosiddette barriere non tariffarie che di fatto possono avere ricadute molto pesanti sino alla mancata disponibilità del prodotto. Un paio di esempi su tutti: la presenza di residui di fitosanitari superiori ai limiti imposti dalla UE e la presenza di eventi GM non ancora autorizzati in Europa, ma coltivati in altre parti del mondo, comportano il rischio di bloccare l’importazione da interi Stati o continenti. Su quest’ultimo punto la situazione potrebbe divenire ancor più difficile alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea secondo cui i prodotti ottenuti con le New Breeding Techniques (NBT) dovranno seguire il medesimo processo autorizzativo degli OGM, a differenza di quanto sta avvenendo in altri Stati.

Inutile e controproducente demonizzare alcuni accordi internazionali perché non tutelano il 100% di prodotti nazionali: guardiamo, piuttosto, all’aspetto positivo ossia che tutelano una parte importante del nostro Made in Italy.

Quali saranno le linee guida del suo mandato? Quali sono le prospettive di Assalzoo?

Sto strutturando il mio mandato per ridare la giusta centralità e dignità al nostro settore. Un settore che è legato a doppia mandata al nostro comparto agricolo e che rappresenta un partner fondamentale per raggiungere la competitività del settore zootecnico.

Le parole d’ordine della mangimistica di domani sono: sostenibilità, sicurezza e visione comune.

Occorre ridurre al minimo le distorsioni di mercato e garantire la sicurezza alimentare lavorando sul nostro tessuto imprenditoriale, per coinvolgerlo e sensibilizzarlo a guidare l’innovazione che ci permetterà di garantire anche produzioni più sostenibili. Un lavoro di squadra lungo tutta la filiera per salvaguardare e proteggere i nostri prodotti alimentari.

Cosa ritiene prioritario nella discussione della Pac 2021-2027? Quali sono le richieste di Assalzoo?

In vista della discussione della nuova PAC, Assalzoo auspica che il governo italiano garantisca una costante presenza ai tavoli di trattativa a Bruxelles. Considerata l’importanza strategica del settore agricolo è fondamentale che il bilancio destinato alla PAC non subisca ulteriori tagli.

Assalzoo ritiene che occorrerebbe agire su 4 punti:

  1. rivedere il sistema di aiuti all’agricoltore per fare fronte agli oneri aggiuntivi richiesti dall’UE sul rispetto di parametri sempre più severi in termini di sicurezza alimentare, qualità igienico-sanitaria, benessere animale, condizionalità ambientale, lavoro, ecc. Parametri che rischiano di creare seri problemi di competitività rispetto ai Paesi terzi. In questo caso è certamente utile ipotizzare forme di aiuto accoppiato alla reale produzione e specificamente mirate al perseguimento degli adempimenti richiesti;
  2. prevedere misure di gestione del rischio, con l’introduzione di sistemi di assicurazione per proteggere il reddito;
  3. promuovere un programma coordinato di ricerca in agricoltura; fondamentale, accanto ai Big Data, all’Agricoltura di Precisione, è l’utilizzo delle nuove biotecnologie, ampiamente accessibili anche ai centri di ricerca pubblica, per migliorare le produzioni, garantendo la loro sostenibilità economica e ambientale, nonché la tutela della specificità di molte produzioni tradizionali tipiche;
  4. favorire una forte semplificazione per l’accesso alle misure della Pac oggi eccessivamente complessa, burocratizzata e costosa, con tempi incerti dei pagamenti e con oneri che spesso superano i benefici.

Marcello Veronesi – Presidente Assalzoo

Si sta diffondendo in Pianura Padana l’alimentazione a secco per la produzione di latte fieno? Quale sviluppo prevede e quali altri cambiamenti investiranno la zootecnia da latte nei prossimi anni?

La definizione latte di solo fieno è delle produzioni dell’Alto Adige, mentre a livello nazionale per latte e fieno intendiamo un’alimentazione a secco costituita da fieni e mangimi composti, senza utilizzo di insilati.

Il loro crescente utilizzo a scapito dell’insilato è funzionale all’obiettivo principale dei nostri allevatori: la qualità del latte. La maggior parte del latte prodotto in Italia è destinato a produzione casearie di eccellenza Parmigiano Reggiano, Grana Padano ma anche Gorgonzola, Taleggio, Provolone, Asiago e molti altri.

La diffusione dell’alimentazione a secco dipende da diversi fattori che nelle diverse tipologie aziendali indirizzano verso questa scelta.

L’alimentazione a secco presenta vantaggi tecnologici ed economici:

  • da un punto di vista nutrizionale è più costante e rispetta maggiormente le esigenze fisiologiche della vacca;
  • favorisce le tradizionali attitudini casearie del latte (non è un caso che nella produzione del Parmigiano Reggiano gli insilati siano proibiti) e permette di ottenere prodotti migliori dal punto di vista organolettico;
  • semplifica moltissimo l’organizzazione aziendale e di conseguenza riduce i costi di produzione;
  • permette in molte realtà di liberare parte del terreno destinato alla produzione degli insilati destinandolo a colture più remunerative.

Che risposta sta dando Assalzoo (e la sua azienda) al tema della sostenibilità?

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, per ora Assalzoo ha puntato molto su conoscenza e formazione: il nostro Comitato Scientifico per l’Innovazione ha collaborato con l’Associazione scientifica per le Produzioni Animali (ASPA) raggiugendo la pubblicazione di due testi sulla sostenibilità ambientale e l’allevamento. Una importante raccolta di principi ed analisi delle singole filiere sulla base di dati italiani.

Per troppo tempo si è parlato di sostenibilità, di impronta ambientale senza avere una metodologia di calcolo condivisa ed univoca, lasciando troppo spazio a strumentalizzazioni. Assalzoo ha lavorare a livello europeo con FEFAC, la nostra Federazione europea, raggiungendo l’approvazione, da parte della Commissione europea, del cosiddetto PEFCR ossia i Criteri per la valutazione di impatto ambientale di prodotto, che, finalmente, stabiliscono regole uniche, condivise e riconosciute dalle autorità. Adesso vi sono i presupposti per passare ad una fase più operativa.

Il settore mangimistico e la Sostenibilità

Ritengo importante sottolineare che il settore mangimistico è da anni, fin dalla sua nascita, impegnato a valorizzare i sottoprodotti dell’industria alimentare, si pensi, ad esempio, al legame con il settore molitorio, siamo un settore che ha precorso il concetto di economia circolare. Senza dimenticare l’impegno profuso dall’industria mangimistica per studiare formule bilanciate e specifiche sempre più performanti che hanno permesso di migliorare notevolmente gli indici di conversione e la produzione di latte rendendo gli allevamenti più sostenibili e riducendone l’impatto ambientale.

L’alimentazione di precisione per ridurre sprechi ed emissioni
7 Novembre 2018

Avere animali che utilizzano gli alimenti in modo più efficiente, riducendo la quantità di nutrienti e gas emessi nell’ambiente: questo è l’obiettivo della alimentazione di precisione (in inglese Precision Livestock Farming PLF), un modo integrato nella gestione dell’allevamento per renderlo meno impattante, contenendo i costi.

Si tratta di operare in una prospettiva a beneficio sia dell’allevatore sia della società.

Si tratta di operare in una prospettiva win-win, cioè a beneficio sia dell’allevatore che alimenta l’animale secondo i suoi specifici bisogni, sia della società che può convivere con produzioni più sostenibili. L’alimentazione di precisione si basa su: uso di precisi schemi dei fabbisogni alimentari; uso di precisi ingredienti; specifiche tecnologie nella preparazione degli alimenti; allineamento delle razione e della dieta ai bisogni specifici degli animali.

Secondo gli studi della Cornell University USA, ridurre di un punto percentuale le proteine grezze nella razione di una vacca che produce in media 30 kg di latte al giorno ed ingerisce 21 kg di sostanza secca, permette una riduzione annua di 12,5 kg nelle emissioni di azoto. Considerando che l’alimentazione rappresenta il 60-70% dei costi di produzione, la capacità di ridurre tale percentuale si può tradurre in un notevole vantaggio economico.

Diventa certamente difficile, nella pratica di allevamento, fornire l’esatto apporto giornaliero di nutrienti richiesto da ogni animale, ma occorre verificare le possibilità di adottare tutti i possibili miglioramenti attraverso una gestione attenta dei dati aziendali.

Risparmio annuo:135per vacca sui costi alimentari

In un progetto condotto durante tre anni per applicare la pratica della alimentazione di precisione su otto allevamenti, è stato possibile ridurre la somministrazione di proteine grezze alle vacche in una percentuale variabile da 1,7 a 14% , con un risparmio medio annuo nei costi alimentari stimabile in 135 Euro per vacca.

La sfida dell’attività agricola nel prossimo futuro, sarà la capacità di intensificare la produzione in modo sostenibile. Per vincere tale sfida occorrono gli sforzi e le inventive di tutti gli attori della filiera, in primo luogo gli allevatori.

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Fonte: ResearchGate

OGM: parliamone
12 Giugno 2018

La pubblicazione lo scorso Febbraio sulla rivista Scientific Reports della meta-analisi condotta dai ricercatori di Pisa che hanno analizzato i lavori di ricerca a livello mondiale relativi a 21 anni di coltivazioni del mais OGM, con la conclusione della mancanza di evidenze per la salute umana o per l’ambiente, ha alimentato il dibattito su questa contrastata tematica.

Il punto sono le tecniche utilizzate per il miglioramento genetico, sia nel campo vegetale che animale, le loro ricadute per l’uomo o l’ambiente ed il loro controllo.

Le tecniche di per sé non sono totalmente buone o cattive, dipende di cosa si tratta e quali ricadute hanno se utilizzate per il miglioramento genetico

Le tecniche di per sé non sono totalmente buone o cattive, dipende di cosa si tratta e quali ricadute hanno. Ad esempio che la tecnica della ibridazione comporta il sorgere di individui sterili con il conseguente ricorso alla necessità di acquistare le sementi dalle ditte specializzate, ma questo non é motivo per rifiutarla. Anche perché vorrebbe dire negare l’utilità dell’incrocio fra asino e cavallo.

Da sempre la selezione per migliorare le performance è andata di pari passo col progredire delle coltivazione e dell’allevamento, ma sono le scoperte dell’abate Mendel nel 1800 che hanno stabilito quelle basi matematiche che hanno portato alle moderne conoscenze sui meccanismi dell’ereditarietà e che hanno dato origine a tecniche di selezione sempre più perfezionate per sfruttare utilmente la diversità naturalmente presente in una popolazione di individui.

L‘obiettivo resta migliorare le performance riducendo i tempi del miglioramento genetico

Di fatto, l’obiettivo resta poi sempre quello di migliorare le performance (produttività, resistenza alle malattie, adattamento ambientale), riducendo i tempi del miglioramento genetico. La problematica è il mantenimento della biodiversità presente in natura. In tempi a noi recenti, lo sviluppo della genomica ha permesso di accrescere la conoscenza dei meccanismi genetici e dunque di utilizzare le metodiche di selezione più appropriate per guidare le mutazioni che da sempre sono state sfruttate dall’uomo e che Darwin spiegava con la teoria dell’evoluzione.

Queste mutazioni possono riguardare una singola porzione di DNA così come intere porzioni di cromosomi (inserzioni, traslocazioni, duplicazioni e delezioni). Per questo l’incrocio è la tecnica più nota e diffusa e la differenza sostanziale di miglioramento apportata dall’ingegneria genetica (alla base dello sviluppo degli OGM) sta nella modalità con cui l’uomo induce le modificazioni.

Infatti, mentre nel caso della mutazione o dell’incrocio viene effettuata una selezione fenotipica, cioè basata sulle caratteristiche visibili, all’interno di popolazioni molto grandi di piante od animali, nell’ingegneria genetica è possibile “progettare” la modifica da effettuare. Inoltre, gli organismi geneticamente modificati, possono venire selezionati genotipicamente, cioè in base alle loro caratteristiche genetiche, e non più unicamente da come appaiono esternamente.

Il Mais transgenico è notevolmente più produttivo

Lo studio dell’università di Pisa, in base ai dati di ricerche indipendenti condotte in USA, Europa, Sud America, Asia, Africa ed Australia, paragona le varietà transgeniche con le parentali non transgeniche. Ne risulta che il Mais transgenico è notevolmente più produttivo (dal 5,6% al 24,5%), che non ha effetto sugli altri organismi, salvo la diminuzione di un insetto (Braconide parassitoide), e che comporta minori concentrazioni di micotossine (28,8%) nella granella.

L’ultimo studio sui risultati delle ricerche relative agli OGM in agricoltura, pubblicato a maggio da ricercatori USA di Berkeley, dimostra che con questa tecnica di miglioramento genetico, si aumenta la produttività, si riducono i costi e si diminuisce l’impatto dell’attività agricola sull’ambiente.

Gli OGM sono il prodotto di biotecnologie diversificate, con molte applicazioni dai molteplici effetti. Ognuna deve essere valutata secondo i rischi ed i benefici che apporta, nel contesto di un quadro regolamentare che permetta di raggiungere il potenziale che può offrire. Ovviamente nel contesto del principio di precauzione, cioè della evidenza scientifica obiettiva che determina con sufficiente certezza l’esclusione del rischio.

Fonte: Nature, MDPI, Proversi

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