Multifunzione e benessere, per rispondere alle esigenze dei consumatori [intervista]
26 Luglio 2019

Leonardo Venturin
Spresiano, Treviso – ITALIA

Leonardo Venturin
Leonardo Venturin

Azienda Agricola Venturin
Capi allevati: 550 | 260 in lattazione
Ettari coltivati: 250
Destinazione del latte: formaggi e latte alimentare

Chi l’ha detto che i consumatori di città e di campagna sono uguali?

Guai a pensarlo e la famiglia Venturin, allevatori con un’azienda agricola a Spresiano (Treviso), a pochi chilometri dalle colline del prosecco, lo sa bene.

Innanzitutto, uno sguardo ai numeri. Ce li fornisce Leonardo Venturin, che si occupa di vendita dei prodotti e della parte burocratica, che in un’azienda agricola è un bel peso. In tutto sono quattro fratelli. Oltre a Leonardo, ci sono Lucio, che si occupa del caseificio aziendale; Luca, impegnato nelle operazioni in campagna di coltivazione dei terreni, e Mauro, che gestisce una mandria di 260 capi in lattazione di frisona italiana e jersey. Poi ci sono nove dipendenti, in servizio tutto l’anno.

Ogni giorno vengono lavorati 40 quintali di latte al giorno per la produzione di latte alimentare e formaggi: molli, formaggi a pasta filata, formaggi stagionati a pasta dura e semi-stagionati a pasta semidura.

I restanti 45 quintali di latte prodotti ogni giorno vengono venduti a un caseificio privato con contratto di fornitura annuale.

Gli ettari coltivati sono circa 250 ettari tra proprietà e affitto, seminati a mais, medica, loietto, frumento e sorgo.

Cifre a parte, che sono necessarie comunque per inquadrare le dimensioni e l’attività aziendale, gli aspetti interessanti riguardano la vendita diretta e il ruolo dei consumatori. La sostenibilità, concetto di cui si sente parlare molto di questi tempi, interessa in maniera diversa i consumatori di città e di campagna. Lo conferma Leonardo Venturin, mentre racconta la scelta di avere due punti vendita fissi: uno a Spresiano, dove ci sono azienda e caseificio e uno a Treviso, a ridosso del centro storico.

Perché la scelta della città?

“Perché la città non si muove. Chi vive in città non si mette in macchina per raggiungere il punto vendita che abbiamo a Spresiano. Sono clientele diverse quelle di città e di campagna e hanno consumi diversi”.

Tipo?

I clienti della città si informano sull’allevamento e la filiera

“Sono proprio due tipologie differenti. Un cliente a Treviso tende a venire 3-4 volte alla settimana, predilige il prodotto più fresco e porzioni più piccole, mentre a Spresiano vengono una o massimo due volte alla settimana. Inoltre, a Treviso l’età media del consumatore è più alta, sono pochi i ragazzi in negozio. In città, ancora, chiedono che il prodotto sia rispettoso dell’ambiente, si informano sull’allevamento e la filiera, sulla modalità di trasformazione, cercano più il km0. In campagna danno per scontato il km0, la trasformazione e non chiedono di sostenibilità”.

Come stanno andando le vendite di latte fresco?

“Dai primi anni in cui abbiamo aperto la vendita diretta abbiamo assistito a un calo del 50% e oltre. Noi vendiamo latte fresco intero e parzialmente scremato in formati da litro in pet. Adesso ne vendiamo circa 1.300 quintali l’anno. Prima erano quasi 2.700. Anche in questo caso abbiamo registrato una differenza tra consumatori di città e di campagna. A Treviso cercano un formato più piccolo, da mezzo litro. Erano addirittura disposti a pagarlo di più, sebbene oggi si siano abituati al formato da litro, l’unico che proponiamo”.

Come mai avete deciso di avere un caseificio aziendale?

Stiamo studiando nuove tecnologie per aumentare la shelf life dei formaggi ed esportarli

“Eravamo stanchi di trattare ogni due o tre mesi il prezzo del latte e volevamo dare un valore aggiunto nostro prodotto. Da qui la decisione di un caseificio aziendale, col bollo Ce per vendere alla GDO e ai negozi. Il bollo Ce ci permetterebbe anche di esportare e, proprio con questa finalità, stiamo studiando nuove tecnologie per aumentare la shelf life dei formaggi freschi”.

È stato facile o complicato realizzare il caseificio interno?

“Il primo progetto risale al 2004, mentre il caseificio è entrato in attività il 2 gennaio del 2009. I tempi si sono allungati per colpa della burocrazia. Gli uffici fornivano informazioni centellinate e questo ha rallentato la realizzazione”.

Che margine di guadagno assicura il caseificio e la vendita diretta rispetto alla consegna del latte?

“Un 30% in più sul latte lavorato”.

A quanto vendete il formaggio stagionato?

Un caseificio aziendale per dare un valore aggiunto al nostro prodotto

“Lo proponiamo a 14,50 euro al chilogrammo”.

Possiamo definirlo un formaggio tipo grana?

“Sì, perché è così”.

A livello di innovazioni avete realizzato anche un impianto di biogas con l’azienda Rota Guido. Siete soddisfatti?

“Assolutamente sì. Lo abbiamo costruito nel 2016;ha una potenza di 100 kw ed è totalmente alimentato a deiezioni. Il digestato viene poi utilizzato in campo, dal momento che siamo in zona vulnerabile ai nitrati, essendo vicini al Piave”.

Quando i consumatori vi chiedono di sostenibilità e ambiente, voi cosa rispondete?

Ci stiamo certificando come lotta integrata

“Raccontiamo la nostra posizione. Fino a marzo di quest’anno avevamo la certificazione QV, Qualità Verificata. Adesso ci stiamo certificando come lotta integrata, così prendiamo un raggio più ampio, dal seme al formaggio”.

Fate bio?

“No. Abbiamo alimenti biologici, ma non facciamo biologico. Abbiamo pochi appezzamenti grandi ed essendo superfici medio-piccole sono vicine ad aree convenzionali. Per questo dovremmo avere aree di rispetto enormi”.

Quante lattazioni fa di media una vostra vacca?

“Arriviamo a 5-6 parti. Se le vacche non hanno problemi, non le andiamo a riformare. Abbiamo anche bovine di 12 anni che producono quantità e qualità. D’altronde, chi fa l’allevatore sa bene che rispetto dell’ambiente e benessere animale passano anche da lì”.

Quanto produce una vostra vacca?

“Abbiamo una media di 32 chili di latte al giorno. Siamo sui 90-95 quintali all’anno”.

Quali azioni avete messo in piedi per il benessere animale?

“Gli spazi più ampi permettono all’animale di muoversi. D’estate abbiamo ventilazione forzata con raffrescamenti, alimentazioni equilibrate e salubrità degli alimenti. Tutti accorgimenti che si riflettono sul benessere degli animali”.

Quali sono gli aspetti più entusiasmanti del suo lavoro?

Vedere che ciò che facciamo viene apprezzato dai clienti dà modo di andare avanti

“Lavorare con gli animali e vedere che quello che facciamo viene apprezzato dai clienti dà modo di andare avanti, nonostante le mille difficoltà che ci sono”.

Che investimenti ha fatto di recente e quali investimenti ha programmato?

Offriamo educazione alimentare attraverso una sala degustazione ed incontri su misura

“Oltre al biogas abbiamo rinnovato il parco macchine per la fienagione e abbiamo dato il via all’iter per ampliare di nuovo il caseificio e lo spazio commerciale, in modo da avere una sala degustazione e fare incontri su misura per fare conoscere il prodotto e l’attività dell’azienda. L’educaizone alimentare è per noi un valore aggiunto da offrire. Grazie all’opportunità introdotta con la nuova legge di Bilancio stiamo cercando aziende agricole per vendere anche i loro prodotti e ampliare la gamma di prodotti in vendita. Inoltre, vorremmo anche ampliare l’area per il bestiame e fare un percorso didattico per visite guidate. Ho fatto il corso di agriturismo per le fattorie didattiche e credo sia utile un servizio così”.

Azienda Agricola Venturin
Azienda Agricola Venturin
Il Caseificio dell’Azienda Agricola Venturin
Spaccio di Treviso
Spaccio di Trevis
Spaccio di Spresiano
Spaccio di Spresiano
Furgone Venturin
Furgone Venturin
Azienda Agricola Venturin
Azienda Agricola Venturin

Crisi suinicoltura, la ricetta di Claudio Veronesi [intervista]
8 Aprile 2019

Claudio Veronesi
Sustinente, Mantova – ITALIA

Mala tempora currunt per la suinicoltura italiana. Fra Ottobre e Marzo i listini dei suini grassi da macello, punto di riferimento per i distretti produttivi dei prosciutti Dop, hanno perso il 27%, comportando una perdita per maiale di circa 65 €.

Claudio Veronesi, allevatore di suini di Sustinente (MN)

TESEO by Clal.it ne ha parlato con Claudio Veronesi, allevatore di Sustinente (Mantova). Conduce un’azienda a ciclo chiuso gestita tramite otto siti produttivi, con 1.200 scrofe e 32.000 maiali allevati ogni anno, tutti rigorosamente antibiotic free, conferiti al macello Mec Carni.

Veronesi, da cosa è dipesa la crisi dei prezzi dei maiali?

“La crisi è di natura mondiale. La sovrapproduzione di alcuni Paesi europei influisce sulle quotazioni. Se la materia prima si riversa in Italia, inevitabilmente diminuiscono i listini anche del prodotto italiano, benché sia strutturalmente e intrinsecamente diverso il suino pesante allevato per le produzioni Dop come i prosciutti di Parma e San Daniele”.

Quali soluzioni possono invertire tali effetti?

L’etichettatura è una delle soluzioni più attuabili

“L’etichettatura è una delle soluzioni attuabili, perché ad oggi è marginale. Completare ed estendere la tracciabilità permettere al consumatore di acquistare più informato e, soprattutto, di caratterizzare meglio le produzioni Made in Italy”.

Gli allevatori da sempre sono contrari all’attuale versione del “decreto salumi”. Cosa si dovrebbe fare, a suo avviso?

“Andrebbe rivisto. Oggi si parla di prevalenza di carne suina italiana nei salumi lavorati in Italia, ma per prevalenza si intende anche il 50,5% o il 51%. Invece con una tracciabilità più completa e con l’obbligo di impiegare solo carne italiana, andremmo a ristabilire un maggiore equilibrio, finiremmo di dipendere dal sistema internazionale e daremmo maggiore soddisfazione agli allevatori di casa nostra”.

Serve una rappresentanza con diritto di voto all’interno dei consorzi dei prosciutti di Parma e San Daniele?

“Assolutamente sì e si sta lavorando al ministero delle Politiche Agricole per ottenere un risultato che potrebbe cambiare pesantemente le politiche di indirizzo dei principali consorzi di tutela. Come allevatori vogliamo essere rappresentati da un terzo dei consiglieri nominati all’interno dei consorzi. Questa posizione degli allevatori non piace, ovviamente, ai macellatori. Poco importa, su questa strada siamo decisi ad andare avanti”.

Come si declina il benessere animale?

Allevare animali felici significa produrre di più e meglio

“Non solo assicurando maggiori spazi agli animali. Anche aspetti come la pulizia, i giochi sono altrettanto indispensabili. Molto spesso gli allevatori sono sotto attacco sul fronte del benessere. Eppure non esiste allevatore che non cerchi di allevare animali felici, perché significa avere animali sani, ridurre i farmaci, produrre di più e meglio. Molto spesso una frangia dell’opinione pubblica è contro a prescindere o pubblicizza qualche caso isolato per montare campagne contro l’allevamento”.

Quali sono, secondo lei, le principali azioni che vanno in direzione della sostenibilità?

“Vi sono molti aspetti sui quali è indispensabile lavorare. Penso ad esempio al riutilizzo dell’acqua in allevamento, per ridurre l’impronta idrica. Il riciclo dell’acqua è un elemento basilare. Anche l’abbattimento degli odori è un esempio di miglioramento da intraprendere, così come, in un’ottica di sostenibilità sia ambientale che economica è necessario prevedere soluzioni per l’interramento dei reflui zootecnici. In questo caso, ad esempio, si potrebbe ridurre l’apporto di sostanze chimiche nel terreno e migliorarne la fertilità”.

Quali investimenti ha in programma?

L’UE ha previsto spazi liberi per le scrofe dal 2025

“In questo momento stiamo finendo una struttura destinata alla rimonta, dove ospiteremo le scrofe dai 30 ai 120 chilogrammi, un mese prima cioè della fase di ingravidamento. Stiamo costruendo degli spazi aperti, dove le scrofe saranno libere di muoversi. L’Unione Europea ha previsto l’abolizione delle gabbie per le scrofe, e dunque spazi liberi, dal 2025. Noi vogliamo portarci avanti. Proprio in quest’ottica, stiamo già costruendo un capannone dedicato alle sale parto, che sarà in funzione entro la fine dell’anno”.

Quali sono i suoi hobby?

“Uscire con gli amici durante la settimana. E poi viaggiare, preferibilmente al mare”.

Scopri lo Slideshow con i dati aggiornati:
patrimonio suino, carne suina, import e quotazioni! >

TESEO amplia l’informazione per il mondo agricolo con la nuova area dedicata ai SUINI.

Un allevamento sano si può raccontare [intervista]
29 Marzo 2019

Arianna Nordera
San Martino Buon Albergo, Verona – ITALIA

Azienda Agricola: Società Agricola Nordera
Capi allevati: 1.100 | 550 in lattazione
Ettari coltivati: 150
Destinazione del latte: Parmalat

“Gli allevatori e la zootecnia sono costantemente posti all’indice, sotto attacco da una seria spropositata di fake news che non fa bene alla società, all’economia, ai consumi, alla qualità di vita. Non ci basta la burocrazia, oggi dobbiamo mettere in conto una quota del nostro tempo già scarso per cercare di smentire notizie totalmente false, create per danneggiarci”.

L'allevatrice Arianna Nordera
L’allevatrice Arianna Nordera

C’è preoccupazione nelle parole di Arianna Nordera da San Martino Buon Albergo (Verona), allevatrice con una super-stalla di 1.100 capi di Frisona, dei quali 550 in lattazione. La produzione di latte si aggira sui 6,2 milioni di chilogrammi di latte all’anno, conferiti a Parmalat.

Un’azienda che potrebbe essere presa a modello in questo decennio in cui la Fao celebra l’agricoltura familiare: ci lavorano, infatti, sette cugini. Luca gestisce la stalla, Arianna l’amministrazione e la contabilità, Matteo il biogas e l’allevamento di trote, Ivano segue l’allevamento di maiali, mentre Mariano, Alessandro e Andrea gestiscono semine, raccolti e terreni. In più, ci sono sei dipendenti.

Un’azienda multifunzionale, in cui anche il fabbisogno energetico è coperto (in parte) da un impianto biogas da 100kwatt, che funziona esclusivamente con le deiezioni animali.

L’alimentazione del bestiame è assicurata quasi integralmente dalle produzioni aziendali: mais, frumento, sorgo e prato stabile ottenuti con la lavorazione di 150 ettari di superficie tra proprietà e affitto.

Per la cronaca dobbiamo menzionare come attività aziendale anche i due allevamenti di trota iridea con annesso incubatoio, nel quale si fanno schiudere le uova già embrionate, e un allevamento per lo svezzamento dei suini con 3.300 capi a ciclo per sei cicli annuali. Con Arianna Nordera ci concentriamo però sull’indirizzo lattiero dell’azienda.

I dati raccontano di consumi di latte in calo. Che cosa suggerirebbe per incrementare i consumi?

“Bisogna cominciare a contrastare le fake news. È desolante dover subire attacchi scomposti e ingiustificati, ai quali molta gente purtroppo crede. In troppi hanno pregiudizi sbagliati contro il latte. Questo oscura l’attività di molti allevatori onesti e si mettono in crisi filiere che lavorano”.

Avete un’azienda multifunzionale e di grandi dimensioni. Che attenzione riservate alla sostenibilità?

“Abbiamo la massima cura verso animali per incrementare il benessere e ridurre l’impatto dei medicinali. Nel 2018 abbiamo speso meno di 50 euro a capo per le spese mediche, una cifra che comprende il vaccino e la cura per l’asciutta. Due volte l’anno facciamo la mascalcia generale a tutti i capi, che ha effetti positivi contro le zoppie e, di conseguenza, anche sulla produttività e l’animal welfare. Inoltre, da due anni abbiamo introdotto un nuovo metodo di pulizia della mammella, con straccetti in microfibra, che vengono lavati due volti al giorno. In questo modo abbiamo calato sensibilmente le cellule somatiche, la carica batterica e le patologie alla mammella.

Ogni mercoledì si fanno le diagnosi di gravidanza sulle vacche fecondate per migliorare il pregnancy rate. Abbiamo una gestione informatizzata della mandria, con appunto fecondazioni sincronizzate, piani di accoppiamento studiati per il miglioramento genetico della mandria.

Le stalle sono state realizzate completamente aperte, anche in inverno. E in estate, quando aumentano le temperature, abbiamo installato un impianto di raffrescamento sia nelle stalle che nella sala d’attesa prima della mungitura. Questo ci ha permesso di migliorare la quantità e la qualità del latte e il benessere dei capi.

La sostenibilità è un continuo investimento, ma assicura ritorni positivi in chiave economica, di benessere e di immagine

La sostenibilità è un continuo investimento, ma che assicura ritorni positivi in chiave economica, di benessere e di immagine. Un allevamento sano si può raccontare”.

Infatti voi cercate di raccontarlo.

Desideriamo che i giovani siano consapevoli di come viene prodotto ciò che mangiano

“Sì. Ospitiamo spesso gli alunni delle scuole, perché conoscano la zootecnia, imparino a rispettare gli animali e vedano come si produce il latte. I giovani sono i consumatori di domani, desideriamo siano consapevoli di quello che mangiano e come viene prodotto”.

Quali investimenti avete in programma?

“Stiamo ipotizzando a un ampliamento della stalla. Prima una nuova struttura e poi un incremento del numero delle bovine. Ci stiamo pensando”.

Avete la giostra rotante da 40 posti per la mungitura. Come vi trovate?

“L’abbiamo installata nel 2007, siamo stati fra i primi in Italia. Ci troviamo molto bene”.

Come utilizzate il digestato ottenuto dalla fermentazione anaerobica per la produzione di biogas?

“Lo usiamo nei terreni e come conseguenza abbiamo un 20% di produzione in più sui foraggi. Allo stesso tempo abbiamo ridotto l’acquisto di concimi chimici. Un duplice vantaggio”.

Come mai voi che siete in una zona di produzione di formaggi Dop conferite a Parmalat per la produzione di latte alimentare?

“Sono 40 anni che consegniamo il latte allo stabilimento di Zevio. Abbiamo avuto qualche perplessità dopo il crac di Parmalat e l’acquisizione da parte di Lactalis, ma sinceramente il nostro rapporto non è mai cambiato, sempre nel massimo rispetto e secondo i patti stabiliti. Ci troviamo bene e la fiducia è ben riposta”.

Che aspettative ha per il 2019?

“La speranza è che salga di prezzo. Siamo sui 40 centesimi e rispetto agli anni scorsi si respira, ma sono aumentati i costi di produzione. Servirebbe un riconoscimento più alto sul latte”.

Società Agricola Nordera

Benessere dell’animale: solo così si ottiene un prodotto di qualità [intervista]
5 Novembre 2018

Bernardo Boldini
Basilicanova, Parma – ITALIA

L’allevatore Bernardo Boldini

Soc. Agr. La Riana – Soc. Semplice di Boldini Bernardo e Luca.
Capi allevati: 650 | 300 in lattazione.
Ettari coltivati: 85.
Destinazione del latte: formaggio Parmigiano Reggiano DOP prodotto da stalla unica.

Punta tutto sul suo cavallo di battaglia, il formaggio prodotto da stalla unica. È quello il valore aggiunto rispetto a un prodotto, il Parmigiano Reggiano DOP, già di alta qualità, apprezzato tanto in Italia quanto all’estero. Bernardo Boldini, allevatore 39enne di Basilicanova, in provincia di Parma, sa bene che la filiera corta, anzi cortissima, è sinonimo di qualità. Nel breve raggio di pochi chilometri si trova l’intera produzione aziendale: 85 ettari coltivati pressoché integralmente a erba medica e loietto, destinati ai 650 capi di razza frisona allevati (di cui 300 circa in lattazione).

Non vogliamo fare il formaggio in modo industriale, ma artigianale

La produzione di latte tocca quota 100 quintali al giorno, con una media di 33-34 chilogrammi per capo. Il latte viene conferito in conto lavorazione e le forme intere sono vendute a privati, negozi e grossisti. Una produzione di 18 forme al giorno, che vengono stagionate in un magazzino generale. “Come stalla di dimensioni medie, siamo in grado di produrre circa 6.200 forme l’anno. Ma i numeri lasciano il tempo che trovano: noi preferiamo puntare sulla qualità. Non vogliamo fare il formaggio in modo industriale, ma artigianale”, afferma Boldini.

Parlando di innovazione, quali interventi avete realizzato di recente per migliorare l’azienda?

Abbiamo scelto di investire sulla qualità del fieno aziendale

“La nostra stalla è nata 14 anni fa, quando sono state divise le aziende di mio padre e di mio zio, pur essendo noi allevatori praticamente da sempre. Gli interventi più importanti che abbiamo effettuato riguardano da vicino il benessere animale. Innanzitutto, abbiamo ampliato la stalla libera, con zona di riposo a cuccette; quindi abbiamo installato un impianto fotovoltaico da 100 kw per l’immissione in rete di energia. Inoltre, abbiamo scelto di investire sulla qualità del fieno aziendale, acquistando altri 30 ettari di terreni per la produzione di foraggio. Adesso puntiamo a un nuovo ampliamento della stalla con l’introduzione di altri 250 capi”.

Benessere animale e sostenibilità vanno a braccetto?

“Assolutamente sì: benessere animale e sostenibilità sono imprescindibili. Proprio per questo abbiamo scelto di investire nel fotovoltaico, sfruttando per quanto possibile energia da fonti 100% rinnovabili. Non solo: abbiamo anche installato delle ventole ad acqua, che ci hanno regalato vantaggi enormi. E il nostro foraggio è esclusivamente tradizionale, perché l’unifeed secondo noi è sinonimo di minor qualità. Un animale che è sano e sta bene produce molto di più. E i dati lo confermano”.

Quanti siete in azienda?

“Io e mio fratello, oltre a tre dipendenti, che sono due mungitori e un responsabile del controllo vitelli e rimonta. Io mi occupo personalmente della gestione della stalla, che comprende la fecondazione e la cura degli animali, mentre mio fratello segue la parte più burocratica dell’azienda, tra cui i rapporti con le banche, le associazioni, i consorzi e la vendita del prodotto”.

Come è organizzata la stalla?

A guidarci è il benessere dell’animale

“Al momento abbiamo una sala di mungitura da 14+14 posti a pettine. Come per l’alimentazione, anche per la gestione cerco di mantenermi fedele alla tradizione del Parmigiano Reggiano: niente robot di mungitura. Piuttosto, abbiamo scelto di investire su un podometro per nutrire i bovini con gli auto-alimentatori: aiuta molto la gestione. Vorremmo costruire una stalla aperta e un piccolo paddock per le vacche che devono partorire o che hanno appena partorito. Ancora una volta, a guidarci è il benessere dell’animale, perché solo così si ottiene un prodotto di qualità”.

Come vedete il futuro del mercato?

“Tutto sommato positivo. Il controllo sulle grattugie è stato fondamentale: la gente continua a consumarlo. Quanto alla nostra nicchia di produzione, puntiamo sempre di più a diversificarci nella stagionatura, eliminando i grandi commercianti e i supermercati dalla filiera di commercializzazione”.

Le critiche all’attività agricola nell’era di Internet
24 Settembre 2018

Le critiche dei cosiddetti attivisti sull’attività agricola trovano sempre più clamore dall’uso di internet. Spesso però, attraverso le diverse piattaforme informatiche, vengono diffuse notizie imprecise sul modo in cui si opera nelle coltivazioni e negli allevamenti, con messaggi accusatori verso gli imprenditori agricoli.

I consumatori sono sempre più sensibili verso le tematiche di benessere animale

In Scozia, ad esempio, sta facendo scalpore un filmato della BBC che mette in cattiva luce la pratica di svezzamento dei vitelli, con la loro separazione dalle madri poco dopo il parto ed il contenimento nelle gabbie. Se è improprio puntare il dito contro gli allevatori per una pratica ormai generalizzata, occorre però anche interrogarsi se non possa essere migliorata una separazione così netta e traumatica per gli animali, che comunque viene percepita sempre peggio dai consumatori che sono sempre più sensibili verso le tematiche di benessere animale e di conseguenza dei prodotti che da questi derivano.

Lasciare i vitelli con le madri per i primi due mesi dal parto prolunga la carriera produttiva delle vacche

In un allevamento scozzese è stato adottato uno svezzamento che consiste nel lasciare i vitelli con le madri per i primi due mesi dal parto. La perdita di latte per la trasformazione casearia è compensata dal maggior incremento in peso dei vitelli all’ingrasso e dall’anticipo della fecondazione per le femmine. Inoltre, la carriera produttiva delle vacche viene notevolmente allungata, superando agevolmente i dieci anni, con un consistente incremento nella produzione totale di latte.

Questa esperienza è certamente contrastante con la tecnica attuale, che è stata razionalizzata per la necessità di contenere i prezzi dei prodotti sul mercato. Però, oltre che i costi, bisogna sempre più considerare anche le ricadute delle tecniche di allevamento sugli animali e sull’ambiente. In tal senso, proprio Internet può essere utile perché permette con immediatezza di confrontare nuove esperienze e modalità operative, quanto mai utili per ricercare la tecnica produttiva più adeguata per quella specifica azienda.

 

Confronta la tua azienda agricola con quelle europee nel nuovo tool di TESEO!

Fonte: Sunday Post

Una “Global Coalition” per il benessere animale
22 Agosto 2018

Garantire standard adeguati lungo tutta la filiera produttiva

Nestlé, insieme ad altre grandi imprese attive nel campo alimentare quali Unilever ed Ikea Food services, ha presentato la coalizione mondiale per il benessere animale (Global Coalition for Animal Welfare – GCAW) per garantire standard adeguati lungo tutta la filiera produttiva.

Si tratta della prima iniziativa che affronta la tematica del benessere animale a questo livello, con l’obiettivo di assicurare ai consumatori dei cinque continenti la fornitura di prodotti derivati da animali allevati nel rispetto delle norme di sostenibilità.

La “coalition” intende condividere riferimenti di comune interesse con tutti i soggetti interessati, attraverso l’adozione delle migliori prassi (best practices) e l’accelerazione nello sviluppo di norme sul benessere animale. Già entro la metà del 2019, la Coalizione intende rendere noto un piano d’azione per l’allevamento dei polli da carne, che segue l’impegno di Nestlé negli USA e quello simile fatto in Europa lo scorso giugno. Non bisogna dimenticare, a tal riguardo, che i dadi Maggi sono un prodotto ed un marchio mondiali.

L’impegno di Nestlé: le filiere devono assicurare la massima trasparenza e le forniture devono rispettare i criteri di Sostenibilità

Il colosso svizzero, nel documento con cui si impegna a fare prodotti ottenuti nel rispetto di norme che assicurino buone condizioni di benessere negli allevamenti animali, afferma che i consumatori ed i soggetti coinvolti nella filiera alimentare esprimono sempre più l’esigenza di sapere cosa c’è nell’alimento, da dove proviene e come é fatto. Pertanto le filiere produttive debbono assicurare la massima trasparenza e le forniture devono essere affidabili riguardo il rispetto dei criteri di sostenibilità per assicurare un futuro al proprio business.

Benessere animale: le 5 Libertà

Già dal 2014 Nestlé si è impegnata per il benessere animale, applicando le cosiddette “cinque libertà” agli animali:

  1. libertà da fame, sete e malnutrizione;
  2. libertà da paura ed angoscia
  3. libertà da condizioni di malessere fisico
  4. libertà da dolore, maltrattamento e malattia
  5. libertà di esprimere comportamenti normali adeguati.

Non per nulla il motto dell’azienda svizzera è “buon cibo per una vita sana”.

L’annuncio di queste libertà umane applicate agli animali può far sorridere, ma significa che ormai la sostenibilità è un pre-requisito, e così il benessere animale diventa una necessità imprescindibile. Il fatto che Nestlé lo adotti come strategia mondiale è significativo e dovrebbe stimolare tutti i produttori a considerarlo seriamente. Però, attenzione: è giusto (od è appropriato) che il benessere animale sia definito da regole stabilite da singole imprese e, garantite da certificazioni private, o non dovrebbe piuttosto essere l’oggetto di norme di legge, riconosciute anche a livello internazionale tramite Accordi fra Stati?

Una “Global Coalition” per il benessere animale

Fonte: Nestle

Cosa pensano gli allevatori italiani del Benessere Animale?

Riconquistare la fiducia della società per l’allevamento da latte
3 Agosto 2018

La popolazione neozelandese è sempre più sensibile al benessere animale e alla riduzione delle emissioni

Il settore lattiero-caseario è l’asse portante dell’agroalimentare neozelandese. Eppure, nonostante la leadership indiscussa sui mercati internazionali grazie all’export, sta emergendo un certo malessere tra gli allevatori, che percepiscono la crescente distanza, incomprensione ed anche contrasto da parte della popolazione urbana, sempre più sensibile, negli ultimi anni, verso temi quali il benessere animale o la la riduzione delle emissioni, e che punta il dito sugli allevamenti per il loro impatto, reale o supposto, su aria, acqua e terreni. Questa difficoltà si aggiunge agli alti e bassi nel prezzo del latte, che determina ansietà per un settore dove le decisioni hanno effetto in tempi piuttosto lunghi.

Poi ci sono le crescenti inquietudini a livello sanitario, con il problema sempre più evidente e difficile da risolvere della micoplasmosi bovina.

A tutto questo si aggiunge il problema finanziario, con l’indebitamento degli allevatori che non è sempre compensato dal maggior valore patrimoniale delle aziende.

Alcuni arrivano addirittura a prefigurare una riconversione verso forme di allevamento meno intensive, col ritorno a quello delle pecore che caratterizzava il paese ma che non assicurava certo il valore che l’export prodotto dal settore lattiero caseario assicura all’economia del Paese e che attira capitali di investimento stranieri, prima di tutto quelli cinesi.

Comunque, non bisogna trascurare queste sensibilità e percezioni. Esse vanno affrontate a viso aperto, soprattutto le tematiche ambientali, per ricucire innanzitutto la fiducia della popolazione urbana, il sostegno e la condivisione generale della società che deve sentirsi corresponsabile a pieno titolo verso la filiera produttiva latte.

Si tratta del primo elemento per dare solidità al sistema ed affrontare col giusto peso le sfide dei mercati.

CLAL.it – La Nuova Zelanda rappresenta il 60% dell’export mondiale di WMP (Whole Milk Powder, Polvere di Latte Intero). La Cina ne importa il 35%. [Anno 2017]
Fonte: Stuff.co.nz

Bisogna distinguersi per essere competitivi [intervista]
29 Maggio 2018

Milady Cortese
Conco, Vicenza – ITALIA

L’allevatrice Milady Cortese

Azienda Agricola Fattoria Cortese.
Capi allevati: 130 | 70 in lattazione.
Ettari coltivati: 70.
Destinazione del latte: lavorazione in malga.

“Se non ti distingui, difficilmente puoi essere competitivo coi supermercati sul fronte dei prezzi. Bisogna proporre un prodotto diverso. Noi abbiamo la fortuna di avere una malga, produrre con standard di qualità che il consumatore non solo riconosce, ma può controllare di persona visitando il nostro spaccio. E da questa estate avremo anche l’attività agrituristica”.

Milady Cortese, 32 anni, è stata la prima dei fratelli ad abbandonare il lavoro sedentario per abbracciare la professione di famiglia, nell’azienda a Conco (Vicenza), uno dei sette comuni dell’Altopiano di Asiago. Oggi, ad affiancare il papà Maurizio, oltre a Milady ci sono i fratelli Davide (30 anni, che si occupa della promozione dell’azienda attraverso i social ed il sito internet e che sarà responsabile dell’agriturismo) e Michele (28 anni, impegnato nella produzione di formaggi nel periodo estivo e di insaccati nel periodo invernale).
Milady Cortese, al lavoro per cinque anni in uno studio commercialista, si occupa della parte commerciale ed amministrativa. Anche i fratelli hanno scelto di lavorare nell’azienda di famiglia dopo altre esperienze. “Davide è perito tecnico informatico e ha lavorato per 7 anni in Diesel a Marostica, mentre Michele dopo aver conseguito anche lui il diploma di perito tecnico informatico ha lavorato in un’azienda di schede elettroniche a Lusiana”.

Parliamo un po’ dei numeri dell’azienda.

“La stalla principale è a 600 metri di altitudine, mentre la malga si trova in località Val Lastaro a 1.050 metri ed è una delle prime malghe che si trovano quando si sale verso Asiago. È l’unica malga dell’altopiano ad avere il riconoscimento di idoneità CE, che consente la commercializzazione in tutto il territorio nazionale ed anche all’estero. Io seguo la parte commerciale ed amministrativa dell’azienda ed i due punti vendita in malga e in pianura. Quanto ai numeri, alleviamo circa 130 bovine, delle quali 70 in lattazione. La mandria è composta da circa il 65% di capi di razza Frisona e dal 35% di razza Bruna, negli anni abbiamo cercato di migliorare la percentuale di grasso e proteine per aumentare la qualità del nostro formaggio. Coltiviamo 55 ettari a pascolo ed altri 15 ettari a prato”.

Come mai il ritorno alla terra?

“Tra i fratelli sono stata la prima a “tornare”, cercavo il contatto con la gente, il ritorno alla natura e soprattutto ero stanca della sedentarietà. Mi piaceva il lavoro di prima, ma volevo cambiare stile di vita”.

Quanto latte producete e come lo valorizzate?

Produciamo circa 18-20 quintali in malga e nella stalla in pianura un po’ di più. Da giugno ai primi di ottobre, in malga, trasformiamo tutto il latte e facciamo due lavorazioni al giorno. Produciamo Asiago pressato, mezzano, vecchio e stravecchio, quest’ultimo dopo i 18 mesi di stagionatura è un presidio Slow Food, richiesto da negozi di nicchia e ristoratori. Proponiamo anche una gamma di freschi, come ricotta, stracchino, tosella e caciotta. Da due anni, inoltre, abbiamo inaugurato la produzione di yogurt, budino e panna cotta”.

Chi sono i vostri clienti?

Il latte di alpeggio è migliore dal punto di vista nutritivo, grazie ad una presenza maggiore di Omega 3

“Gente che apprezza la qualità. Sono consumatori attenti agli aspetti nutrizionali, che si informano, che sanno ad esempio che il latte di alpeggio è migliore dal punto di vista nutritivo, grazie ad una presenza maggiore di Omega 3. L’alimentazione al pascolo determina poi un incremento nel latte dell’acido linoleico coniugato, un particolare acido grasso polinsaturo, definito essenziale, che appartiene al gruppo degli Omega 6. Chi acquista da noi lo fa per questo, ma anche per il territorio, l’ambiente, la storia. E poi si sa che il formaggio ottenuto in malga ha tutto un altro sapore”.

Cosa fate con i maiali?

“Salumi di qualità. Non usiamo conservanti né antiossidanti, per avere un prodotto genuino e naturale al 100%. Nell’alimentazione dei maiali utilizziamo anche il siero di latte derivante dalla produzione del nostro formaggio, abbiamo così un ciclo produttivo completo, ecologico e senza scarti.
Produciamo salami, soppresse, pancette, ossocolli, cotechini e salsicce”.

Multifunzione: siete contenti del fotovoltaico e della vendita diretta?

Esportiamo il nostro prodotto in Svezia, Francia, Inghilterra, Spagna, Cina, Singapore e Giappone

“Sì. Il fotovoltaico l’abbiamo installato nel 2010. Non siamo completamente autosufficienti, ma abbiamo abbattuto i costi di esercizio. Quanto agli spacci aziendali, quello in malga è attivo dal 2003, quello nella sede invernale dal 2012, ed ora è stato appena rinnovato. Dal 2006, come detto prima, abbiamo ottenuto il riconoscimento di idoneità CE e quindi anche l’accreditamento all’export, infatti attualmente, tramite un distributore che lavora con ristoranti e negozi di nicchia, esportiamo in nostro prodotto il Svezia, Francia, Inghilterra, Spagna, Cina, Singapore e Giappone. Per noi è un partner fondamentale, perché è riuscito a dare valore al nostro formaggio, che ha peculiarità diverse rispetto ad altri, e questo ci viene riconosciuto anche in termini economici”.

Quali sono stati gli investimenti più recenti?

Credo che l’ospitalità rurale sia una grande opportunità per promuovere i prodotti ed il territorio

“Abbiamo acquistato macchine per tritare ed insaccare la carne dei nostri salumi, un trattore, alcune macchine per la fienagione e poi cucina e tavoli per l’agriturismo in malga, di prossima apertura. Credo che l’ospitalità rurale sia una grande opportunità per promuovere i prodotti ed il territorio. Non dimentichiamo che l’Altopiano di Asiago ha una grande storia, anche grazie a Mario Rigoni Stern”.

Cosa state facendo per il benessere animale?

Stiamo investendo. Dagli anni novanta abbiamo la stabulazione libera. Abbiamo inserito il rullo per consentire alle bovine di grattarsi e pulirsi. È anche un antistress, perché abbiamo notato che si divertono. Fra gli investimenti recenti abbiamo cambiato la sala di mungitura: oggi abbiamo nove postazioni a tandem, che permettono operazioni più rapide con gli animali. Un anno fa abbiamo rifatto i box per le vitelle, inserendo il nastro per la pulizia del pavimento, una soluzione che garantisce maggiore pulizia in stalla. Sempre sul versante del benessere animale abbiamo montato due grandi ventole per ridurre l’ammoniaca e dare sollievo agli animali quando c’è caldo”.

Nel tempo libero cosa fai?

“Gioco a calcetto. È una mia passione fin da quando ero piccola. È più tecnico rispetto al calcio e pur avendo il campo più piccolo corri molto di più. Giocando in una superficie più dura rispetto all’erba però è più facile farsi male, infatti ora ho un legamento della caviglia rotto”.

Azienda Agricola Fattoria Cortese

 

Ridurre l’uso di antibiotici, si può
21 Maggio 2018

Così come in ambito umano, anche nell’allevamento animale diventa improrogabile ridurre il consumo di antibiotici, sebbene già il loro uso come additivi promotori di crescita nelle produzioni zootecniche, iniziato negli anni ’50, sia stato bandito dal 2006. Per evitare riflessi negativi sui risultati economici dell’allevamento, bisogna però adottare delle best practice in grado di bilanciare le esigenze di produttività e benessere animale con la riduzione del rischio antibiotico-resistenza (Antimicrobial resistance – AMR), cioè il fenomeno per cui un batterio risulta resistente ad un farmaco antimicrobico.

Un’azione diventa indispensabile anche per rispondere alla crescente sensibilità dei consumatori verso questo argomento. Il problema è comunque complesso, specie per gli allevamenti intensivi suinicoli ed avicoli.

Una esperienza positiva, secondo Rabobank, è quella degli allevatori olandesi, perché dimostra come sia possibile ridurre l’uso di antibiotici senza interferire negativamente su produttività e risultato economico. Alla base di questo risultato c’è un piano organico fra autorità pubbliche ed imprenditori, di sviluppo, ricerca ed assistenza tecnica agli allevamenti per identificare gli obiettivi , le azioni da adottare e la loro attuazione.

64% di riduzione nell’utilizzo di antibiotici in allevamento (Olanda, 2006-2016)

Ad esempio, nell’allevamento dei polli da carne questo ha portato alla scelta di razze a crescita più lenta ma più resistenti alle patologie. Nei dieci anni fino al 2016, l’adozione di una normativa più stringente ha ridotto del 64% l’uso di antibiotici senza impatti negativi per le aziende zootecniche riguardo parametri economici, costi sanitari efficienza alimentare, morbilità e mortalità.

L’efficienza nell’uso di antibiotici è un parametro rilevante per l’allevamento zootecnico; la loro riduzione rappresenta non solo una risposta alle crescenti sensibilità dei consumatori, ma anche un impegno di sostenibilità.

Il progetto Acqua&Energia di TESEO, verso un’agricoltura sostenibile

 

Fonte: Food Ingredients First

Migliorare la vita in stalla senza perdere un litro di latte [intervista]
27 Marzo 2018

Alessandra Cobalchini
Dueville, Vicenza – ITALIA

L’allevatrice Alessandra Cobalchini

Azienda Agricola Ca’ dei Volti.
Capi allevati: 270 | 140 in lattazione.
Destinazione del latte: cooperativa Lattebusche.

Il benessere animale come scelta etica e come opportunità commerciale. Migliorare la vita in stalla senza perdere un litro di latte. Una scelta netta quella operata dalla giovane Alessandra Cobalchini, allevatrice di Dueville, in provincia di Vicenza. Nell’azienda agricola Ca’ dei Volti – che conduce al fianco della mamma Nadia (“io sono coadiuvante, ma stiamo costituendo la società”, dice) incaricata di seguire la parte amministrativa – alleva 270 frisone, delle quali 140 in lattazione, con una produzione di oltre 18.200 quintali di latte, conferiti alla cooperativa Lattebusche. In azienda lavorano due dipendenti, uno incaricato della mungitura e l’altro che segue il carro, le pulizie e le cuccette.

Quali interventi hai fatto di recente per migliorare la tua azienda?

“Abbiamo in progetto di costruire un’ala nuova dell’azienda per ampliare il box infermeria, l’area di steaming-up, parto e per avere specifici box per animali freschi o sotto controllo. Rifacciamo la parte delle vacche asciutte. Modificheremo i passaggi per avere abbeveratoi più ampi e abbiamo in progetto di scaldare l’acqua per la zona della sala d’attesa. Faremo anche paddock esterni per gli animali. Allarghiamo la struttura esistente adottando le misure svizzere delle cuccette, che sono più ampie rispetto a quelle previste dall’Unione europea. Fino ad ora abbiamo in preventivo di spendere circa 120mila euro”.

Come mai questa scelta?

“Per il benessere animale. Per scelta etica, innanzitutto. E poi per un’esigenza commerciale. Acquirenti svizzeri sono interessati ai formaggi di Agriform, che si occupa di produzione e commercializzazione. Sono molto esigenti sul fronte del benessere animale e questo risponde anche alla nostra sensibilità aziendale. Ci adeguiamo volentieri ai loro standard. Peraltro, abbiamo già avuto i sopralluoghi del Crpa di Reggio Emilia, del nostro podologo aziendale, che è certificatore riconosciuto per il benessere animale, dell’Associazione regionale degli allevatori del Veneto e dell’Azienda sanitaria locali. Tutti hanno parametri un po’ diversi, ma siamo in regola”.

La definizione di benessere animale è una sola, i parametri sono diversi. In cosa consiste questa differenza?

“Gli svizzeri hanno parametri adeguati alle loro idee e alle loro esigenze, hanno misure diverse dai nostre anche perché le dimensioni delle loro vacche sono un po’ diverse da quelle italiane. Si rifanno esclusivamente agli aspetti numerici. Dimensioni, luce, paddock, tutto è abbinato a valori numerici. Il Crpa ha una componente soggettiva: guarda gli animali, controlla le loro reazioni, ha un impatto visivo soggettivo. Fra i due approcci vi sono notevoli differenze. Ad esempio, nella nostra stalla abbiamo vacche gravide che vanno per il nono parto. Per noi questo è indice di longevità e benessere e lo reputiamo un aspetto positivo, gli svizzeri invece non tengono conto di queste cose”.

Che cosa significa fare una scelta etica in stalla?

“Esattamente quello che abbiamo fatto noi. Avere animali solidi, sani, longevi, che producono di più e che stanno bene, perché più controllati. Nella nostra stalla puntiamo ad evitare gli antibiotici, facciamo una asciutta selettiva, usiamo il minimo indispensabile di ormoni per la fertilità. Ci è capitato di vendere 10 animali da vita e la quantità di latte non è diminuita. Inoltre, stiamo cercando di lavorare con alimenti che non richiedano interventi eccessivi, fitofarmaci, concimi o diserbi”.

Questa decisione ha imposto anche un cambiamento nelle scelte colturali in campo?

“Sì. Non seminiamo più mais, lo acquistiamo. Da due anni la nostra parte arativa è coltivata a sorgo, che richiede meno acqua e molti meno trattamenti. Noi prepariamo gli erbai e ci curiamo degli sfalci, ma tutta la parte dell’attività della campagna, dalla semina allo spandimento dei reflui, è affidata a un contoterzista. I dipendenti e i mezzi necessari ci costerebbero molto di più”.

Qual è la vostra filosofia aziendale?

“Lavoriamo come una squadra: alimentarista, podologo, veterinario, dipendenti, siamo tutti in armonia. Anche per questo motivo abbiamo deciso di affidarci a un’unica azienda mangimistica, che fornisce dal latte in polvere per i vitelli all’alimentazione per i bovini. Così evitiamo lo scaricabarile, fenomeno classico quando si hanno più fornitori: il problema è sempre degli altri”.

Hai 30 anni, sei giovane. Come mai hai scelto di fare l’allevatrice?

“L’azienda è partita col nonno materno, ma anche il papà proviene da una famiglia di allevatori. Ho avuto massima libertà. I miei genitori mi hanno detto di studiare quello che mi interessava di più e mi sono laureata in Lettere moderne a Venezia. La mia passione, però, era l’allevamento”.

Quanto è importante la formazione?

“È fondamentale e, soprattutto i giovani, dovrebbero concentrarsi sulla conoscenza del computer e di almeno una lingua straniera. Ritengo che sia sbagliato sacrificare la formazione per il lavoro. Per questo noi abbiamo deciso di avere due dipendenti: per avere la libertà di visitare le aziende, per fare corsi di formazione, per confrontarsi e perché ognuno di noi possa avere adeguati turni di riposo e ferie( si lavora meglio se ci si può svagare e riposare). Oggi possiamo contare su internet, ma non dobbiamo dimenticare che si deve anche studiare e non limitarsi a consultare e basta”.

Che impianto di mungitura hai in azienda?

“Ho un impianto recuperato dai gruppi di trasporto latte della stalla a stabulazione fissa, inseriti in una spina pesce. Mungiamo con 7 gruppi di mungitura, ma è una 7+7 che ci permette di avere un unico mungitore. Sono contraria al robot”.

Perché?

“Col numero di capi che ho dovrei inserire tre robot, ma sarei da sola a gestirli e questo mi vincolerebbe in azienda. Inoltre, sono convinta che il robot non abbia ancora raggiunto un livello di perfezionamento tale da sostituirsi all’occhio dell’uomo. Credo che il robot se non sfruttato nelle sue piene potenzialità, insomma, faccia perdere il contatto con gli animali. Con la mungitura tradizionale vedi subito l’animale zoppo o che non sta bene, non devi aspettare che te lo segnali una macchina”.

Cosa fai nel tempo libero?

“Sono appassionata di equitazione, ho un cavallo. Mi piace leggere. E dormire, visto che mi alzo alle 4:30”.

Azienda Agricola Ca’ dei Volti