BOX Gennaio 2021: Dairy, Mais e Soia, Alimento Simulato
20 Gennaio 2021

Export Dairy Italia

Riparte a ottobre l’Export italiano per i Formaggi (+2,6%), la Panna confezionata (+89%) e il Latte sfuso (+105,1%).
Nel complesso, fra Gennaio e Ottobre del 2020 le esportazioni di Formaggi verso i principali paesi di destinazione, Francia e Germania, sono aumentate rispettivamente del 9,1% e del 4,1%.

Ripartono le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, che a ottobre segnano un incremento del 5,7% su base tendenziale, con un’accelerazione importante in Germania (+7%) e in Canada (+32%).
Si sbloccano anche gli Stati Uniti (+2%) e si confermano il secondo mercato in volume dopo quello tedesco.

Buone performance per i Formaggi freschi (+3,1%), i Formaggi grattugiati (+1,7%) e il Gorgonzola (+0,7%).

Il Made in Italy lattiero caseario resta un punto di riferimento sul piano della qualità e una riapertura futura di Horeca e Food Service non potranno che assecondare la ripresa delle esportazioni.

CLAL.it - Italia Export di Gorgonzola


Stock Mais e Soia

Le maggiori produzioni di Mais e Soia previste per la stagione 2020-2021 non sono in grado di coprire una domanda in forte aumento. Questo porta alla progressiva erosione degli stock.

Per il quarto anno consecutivo gli stock di Mais sono in diminuzione. Si prevede anche per l’annata 2020-2021 una diminuzione del -6,3% su base tendenziale.
In particolare, le scorte mondiali sono passate da 352,18 milioni di tonnellate (2016-2017) a 283,83 milioni di tonnellate (previsione 2020-2021).

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Calano anche le giacenze di Soia, che scivolano da 112,80 milioni di tonnellate (stagione 2018-2019) a una previsione di 84,31 milioni di tonnellate nel 2020-2021.
La domanda e, di conseguenza, i commerci mondiali si mantengono vivaci.


Alimento Simulato

L’incremento dei prezzi del Mais e, soprattutto, della Soia a partire dallo scorso Ottobre ha portato una crescita della spesa alimentare alla stalla, riducendo così la forbice tra costo totale dell’alimento simulato (in aumento da settembre 2020) e prezzo del Latte crudo alla stalla, sostanzialmente stabile negli ultimi mesi.

Alimento Simulato

Gli allevatori devono dialogare [Intervista]
14 Gennaio 2021

Federico Farinello - Produttore Latte
Federico Farinello – Produttore Latte

Federico Farinello
Arborea (OR), Sardegna – ITALIA

Su quali pilastri è necessario fondare lo sviluppo dell’azienda? Per Federico Farinello, allevatore di Arborea (Oristano), con 570 capi bovini allevati (dei quali 250 in mungitura) e 3.000.000 di litri di latte conferiti ogni anno alla Latteria 3A di Arborea i punti fondamentali per ogni allevatore, sono essenzialmente: “la tecnologia, per migliorare l’efficienza, l’efficacia produttiva, e la vita lavorativa degli allevatori, in quanto giornalmente, bisogna concentrarsi anche sull’aspetto imprenditoriale e c’è sempre da documentarsi per tenersi aggiornati, su tutti gli aspetti correlati al settore”.

Federico Farinello di anni 47, conduce l’azienda zootecnica insieme a suo cugino Alessio di anni 45, si avvale della collaborazione della sorella Linda, impegnata sul fronte burocratico, amministrativo ed economico, due dipendenti indiani per la mungitura e un dipendente stagionale saltuario durante le semine e i lavori nella campagna nei periodi più intensi.

Per fare le scelte aziendali corrette servono dati precisi

Soppesa con attenzione il tempo necessario al lavoro manuale, con lo spazio necessario per informarsi, apprendere, pianificare e progettare il futuro, in quanto ritiene che “per fare le scelte aziendali corrette, servono i dati precisi, fondamentali per un’azienda, in quanto oggi giorno bisogna essere imprenditori”.

Partiamo dai dati. Nella vostra azienda dove li recuperate?

“Da cinque anni abbiamo installato un impianto di mungitura, con tecnologia Afifarm/afimilk per monitorare costantemente la qualità del latte e la fertilità. Un progetto della latteria 3A, alla quale abbiamo aderito. I dati rilevati sono quotidiani e sono estremamente utili. Nella nostra azienda l’aspetto fondamentale è il benessere degli animali”.

In tema di benessere animale, quali strategie avete adottato?

“Rispetto a qualche anno fa, abbiamo modificato l’alimentazione nella fase di allevamento con prodotti specifici nella fase pre – post parto, per ridurre l’uso dei farmaci al parto e abbiamo registrato un beneficio significativo”.

Cosa utilizzate in sostituzione?

“Nella nostra azienda cerchiamo di raggiungere la massima gestione in termini di efficienza delle cuccette utilizzando paglia e letame fermentato”.

Cioè?

“L’investimento nell’impianto di ventilazione ci ha prodotto un notevole miglioramento nella fertilità, una produzione costante, un flusso di cassa omogeneo, con notevoli benefici nella gestione aziendale”.

Qual è secondo lei il prezzo giusto del latte?

“Non vorrei dare un numero, in quanto non può essere omogeneo per tutta Italia: le isole hanno dei costi maggiori rispetto al resto della penisola, i fattori che incidono sono differenti. Il prezzo deve prendere in considerazione questo fattore, altrimenti i produttori delle isole vengono penalizzati e non hanno dei margini adeguati in stalla”.

Come vede il settore fra 10 anni?

Gli allevatori devono dialogare tra loro

“Se non ci sarà una svolta, credo che il 50% delle aziende chiuderanno. Bisogna fare in modo, come dicevo, che venga garantita la giusta marginalità e che, magari, il settore si mobiliti per individuare progetti costruttivi e fare programmazione. Gli allevatori devono dialogare tra loro e la cooperativa deve concentrarsi anche nell’aiutare i soci, accompagnandoli in un percorso di crescita. In particolare, sono convinto che il futuro passi dalle azioni quotidiane, e che la nostra cooperativa possa attingere a dei fondi per ridurre gli oneri e portare nelle tasche dei produttori quei centesimi che permetterebbero di investire in maniera serena”.

Dove interverrebbe?

“In Italia e ad Arborea abbiamo investito in genetica, ma senza un punto fermo, continuerei a investire su questo aspetto”.

Nel vostro allevamento la genetica a quale esigenza risponde?

“Nella genetica, nell’efficienza alimentare, nella longevità ed efficienza dei capi”.

È essenziale ridurre i costi della razione alimentare?

“Per noi, assolutamente sì, attraverso il maggior utilizzo dei prodotti aziendali, con scelte mirate, che portano ad avere ogni giorno minori costi in razione alimentare”.

La cooperativa 3A di Arborea è una delle realtà più smart nel panorama lattiero caseario italiano. Che suggerimenti si sente di dare?

“Abbiamo bisogno di programmazione e certezze sul lungo termine, almeno per dieci anni. Bisogna affrontare in maniera collegiale i temi che riguardano tutti gli allevatori, come il costo dell’energia, della gestione delle stalle, che permettano di individuare soluzioni condivise, confrontarci con le istituzioni, per avere un piano di efficienza e nel complesso individuare le migliori soluzioni che ci permettano di essere più competitivi in termini di qualità del latte e di valorizzazione finale”.

“Bisogna sempre innovarsi per costruire il nostro futuro insieme”.

Resilienza e flessibilità per contrastare la pandemia
12 Gennaio 2021

La pandemia Covid-19 si è abbattuta sulla produzione di latte mettendo molti in affanno per l’incertezza sul da farsi ed i dubbi sul futuro. Da un’analisi inglese, appare che nel Regno Unito la filiera lattiero-casearia ha ben presto dovuto prendere coscienza di due necessità su cui muoversi: resilienza e flessibilità.

La resilienza, cioè la capacità di superare le difficoltà, è stata necessaria quando, in marzo, si è dovuto risolvere il problema della consegna del latte, con una domanda ridotta a causa della chiusura della ristorazione food service in un periodo di picco produttivo. La risposta è stata data con la riduzione del latte prodotto, attraverso abbattimenti e contenimenti nella razione alimentare, nonché con campagne di comunicazione basate su investimenti pubblici e privati che hanno avuto un effetto positivo di stimolo agli acquisti, soprattutto per i prodotti premium nazionali.

I maggiori consumi domestici hanno poi premiato burro e formaggio, mentre le imprese hanno saputo rispondere con la dovuta flessibilità alla nuova tipologia di domanda. Però, le nuove chiusure di questo periodo ed il fatto che nessuno ne conosca le conseguenze, rendono evidente la fragilità del sistema.

Occorrerà pertanto ripensare alla sua strutturazione, al sistema contrattuale di fissazione dei prezzi del latte, ma anche ad una flessibilità nella programmazione produttiva e negli impianti di lavorazione e trasformazione del latte.

CLAL.it - Regno Unito: Consegne di latte vaccino
CLAL.it – Regno Unito: Consegne di latte vaccino

Fonte: The Grocer

Prati stabili: un’alternativa al ‘Get big or get out’ statunitense?
8 Gennaio 2021

USA aziende da latte -66% tra 1997 e 2017

Un po’ ovunque si sta assistendo ad una diminuzione nel numero delle aziende da latte, con un aumento nella loro dimensione media. Il fenomeno è particolarmente marcato negli USA, dove nei 20 anni dal 1997 al 2017 le aziende di piccola dimensione (10-199 capi) sono passate da 89.912 a 30.373 (-66%), mentre le aziende di grande dimensione (+500 capi) sono passate da 2.257 a 3.464 (+54%). In totale si contano 54.599 aziende da latte, con un numero medio di 173 vacche per azienda. Nella UE (dati 2016) si contano invece 1,2 milioni di aziende con in media 45 vacche da latte per azienda (escluso Paesi est Europa).

Questa tendenza deriva dal fatto che, generalmente, il rapporto tra ricavi e costi migliora all’aumentare della mandria. Get big or get out, dicono gli allevatori USA; in altri termini, se l’azienda non si espande, chiude.

In Wisconsin però si sta sviluppando un altro approccio per aumentare la redditività aziendale basato sulla riscoperta dei prati stabili che ne caratterizzavano il territorio, mantenendo biodiversità, sostanza organica del terreno, qualità delle acque ed ottenere prodotti lattiero-caseari distintivi e salutari. Una iniziativa dell’Università del Wisconsin insieme a quella del Minnesota opera in questa direzione, riunendo agricoltori, ricercatori, trasformatori, distributori e consumatori, ed ha ricevuto un finanziamento di 10 milioni di dollari dall’USDA National Institute for Food and Agriculture. Significativo il caso di un giovane allevatore che, stanco di spendere il ricavato del latte per mangimi, sementi, concimi, nella sua “piccola” azienda di 140 ettari, ha deciso di ritornare alla pratica del pascolamento, tipica della zona.

Il ritorno all’erba comporta minori spese e maggiore valorizzazione del prodotto

Nel 2019 nel Wisconsin hanno chiuso 773 aziende da latte ed altre 266 hanno chiuso nel 2020, ma il numero delle vacche resta invariato. Questo comporta un impatto negativo per le comunità rurali ed anche per l’ambiente, dato che per sostenere una produttività che ha superato i 100 quintali di latte per vacca, vengono privilegiati i concentrati e di conseguenza i seminativi. Aumentano così i bisogni energetici, le emissioni di carbonio, l’erosione del suolo, i residui di fosfati e nitrati. Circa il 90% del latte in Wisconsin è prodotto con questo modello, ma ci si chiede quanto sia sostenibile. Col ritorno all’erba, la produzione per vacca diminuisce, ma si riducono anche le spese. Il prodotto si differenzia ed è meglio valorizzato, compresa la carne.

Non si tratta, ovviamente, di un ritorno al passato ma di usare tutte le conoscenze della scienza e della tecnica per adottare un modello produttivo appropriato alle condizioni territoriali e sociali specifiche. Senza dimenticare il mercato. Il Wisconsin è famoso per i suoi formaggi, prodotti che possono fare la differenza per la remunerazione del latte.

TESEO.clal.it – Costi e ricavi delle Aziende da latte negli Stati Uniti

Fonte: eDairyNews

Assistenza alle stalle USA per migliorare in sostenibilità
14 Dicembre 2020

Sono sempre più frequenti gli annunci di azioni concrete per la sostenibilità. Negli USA l’Innovation Center for U.S. Dairy, organizzazione che lavora per la diffusione delle azioni precompetitive lungo la filiera produttiva, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Agenzia della protezione ambientale per raggiungere la neutralità carbonica nel 2050.

L’obiettivo delle emissioni zero entro la metà del ventunesimo secolo per riuscire a contenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5° é previsto anche dall’Accordo ONU sul clima di Parigi (COP 21 del 2015) firmato da 195 paesi, inclusa l’UE. Non a caso la Commissione Europea ha presentato il piano Green Deal per rendere l’Europa climaticamente neutrale entro il 2050.

Leggi anche ‘Allevamento e Sostenibilità: il nocciolo della questione’

Per raggiungere tale risultato bisogna attivare dei programmi concreti per valutare il livello di sostenibilità delle aziende da latte, indicare gli interventi da adottare, verificare il grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Il progetto USA prevede ad esempio una premialità per le aziende che attuano gli interventi necessari per migliorare il loro livello, fornendo programmi di assistenza tecnica frutto delle azioni di ricerca tecnica e scientifica.

L’importanza di avere una produzione da latte sostenibile

Avere una produzione da latte sostenibile significa tutelare animali, acqua, terreno. Occorre lavorare il terreno seguendo il principio dell’agricoltura conservativa (no-tillage), spargere letame e liquami in modo più efficiente con le nuove attrezzature, razionalizzare i consumi energetici; occorre prendere coscienza che migliorare la salute ed il benessere degli animali è importante quanto il miglioramento genetico.

Il programma statunitense ha lo scopo di rendere attuabili azioni di sostenibilità per ogni tipo di azienda da latte, indipendentemente dalle loro dimensioni, collocazione geografica e livello tecnologico. Prevede anche dei fondi per la ricerca, la formazione e l’analisi dei dati.

Agire per la sostenibilità significa rendere consapevoli i produttori del valore del loro lavoro migliorando, grazie alle nuove tecnologie, le pratiche produttive. Operare meglio per dimostrare ai consumatori ed alla società quanto sia fondamentale l’attività agricola per una alimentazione sana, pulita e benefica.

TESEO.clal.it - Costi e Ricavi delle Aziende da Latte USA
TESEO.clal.it – Costi e Ricavi delle Aziende da Latte USA

Fonti: The Fence Post; Undeniably Dairy; Parlamento Europeo

Allevamento e sostenibilità – il nocciolo della questione
11 Dicembre 2020

La tematica della sostenibilità è sempre più attuale. Oltre all’aspetto ambientale, emissioni in atmosfera e residui nei suoli, occorre considerare anche l’etica produttiva nelle relazioni sociali e per il benessere animale, nonché la redditività economica per gli operatori e le comunità dei territori rurali.

Uno studio della Commissione Europea realizzato da ricercatori dell’INRAE (Institut National de Recherche pour l’Agriculture, l’Alimentation et l’Environnement) e dello Scotland’s Rural College analizza, attualizzandoli, gli aspetti della sostenibilità che ormai rappresenta il nocciolo della questione per ogni filiera produttiva.

PAC e COP 21

Dopo la seconda guerra mondiale, la necessità di garantire la stabilità degli approvvigionamenti alimentari accessibili a prezzi ragionevoli, ha profondamente cambiato il sistema tradizionale di allevamento. Dal 1992, alle spinte produttiviste basate su meccanizzazione, evoluzioni tecniche e di gestione aziendale, sono subentrati nuovi obiettivi della PAC diretti anche ad ambiente e clima.

Collegare ad esempio il pagamento degli aiuti UE al rispetto di misure quali la direttiva nitrati (direttiva 91/676/CEE), ha permesso di ridurre l’eutrofizzazione con vantaggi anche per le emissioni di gas effetto serra (GHG) . Però, l’Unione Europea difficilmente riuscirà a rispettare gli impegni assunti alla conferenza ONU COP 21 di Parigi per arrivare ad una neutralità nel bilancio del carbonio al 2050.

L’erosione dei suoli colpisce il 13% delle terre UE arabili

Sono sempre preoccupanti gli effetti negativi dovuti ai residui di azoto e fosforo, all’uso dei pesticidi o degli antibiotici. Ancora, l’aratura dei prati stabili comporta una rapida perdita di sostanza organica del terreno, con un aumento nell’erosione dei suoli, fenomeno che ormai colpisce il 13% delle terre arabili UE.

Il riscaldamento climatico inciderà sulle produzioni ed i fabbisogni idrici per l’irrigazione saranno sempre più importanti. La protezione della biodiversità è sempre più presente nella PAC, con sollecitazioni per la diffusione del greening o per l’espansione delle superfici a prato stabile, anche se i valori sul bilancio europeo sono modesti.

Le nuove sfide

Le sfide della sostenibilità vanno però ben oltre il settore dell’allevamento, che troppo spesso è messo all’indice rispetto alle coltivazioni agricole. Per superare queste criticità assicurando il mantenimento di condizioni sociali ed economiche appropriate, occorre una transizione per l’adozione di innovazioni, tecnologie e nuovi modelli commerciali, attraverso il sostegno della politiche e l’aggiornamento delle legislazioni.

Allevamento: da problema a soluzione

L’allevamento, oltre che parte del problema, potrà però diventare anche elemento di soluzione se verrà riconnesso alle produzioni vegetali per ristabilire la qualità degli ecosistemi e la resilienza al cambiamento climatico, riducendo scarti ed emissioni e riciclando la biomassa in altri settori. L’allevamento potrà risultare prezioso anche per mantenere o far rivivere l’attività economica e sociale nelle zone rurali marginali e svantaggiate, insieme alla gestione del paesaggio. Il tutto nella prospettiva di ottenere sistemi agroalimentari più efficaci.

Per migliorare la sostenibilità delle produzioni animali occorre agire su tre fattori:

  • aumentarne l’efficacia;
  • adottare fattori produttivi di minore impatto;
  • passare da una logica lineare della produzione ad una logica circolare, con un cambiamento radicale nella logica dello sfruttamento produttivo.

Per questo gli animali dovranno essere selezionati per aver un maggior equilibrio fra produttività ed altre caratteristiche quali tasso di fecondità, numero di lattazioni, resistenza alle malattie. Maggiore efficacia significa però ricercare resilienza produttiva verso le criticità climatiche o sanitarie, ristabilire la qualità degli ecosistemi, garantire i mezzi produttivi.

L’innovazione, attraverso la ricerca e la formazione, diventerà la chiave del successo.

TESEO.clal.it – Produzione di latte per vacca in UE-28

Fonte: Publications Office of the European Union

Come sarà l’agricoltore del futuro?
27 Novembre 2020

Sapere come dovranno essere gli agricoltori del futuro permetterebbe agli imprenditori agricoli odierni di adottare nella propria attività gli strumenti necessari al cambiamento.

Uno studio USA basato sull’indagine psicografica, cioè intervistando gli agricoltori per definirne attività, attitudini, interessi, valori, ha cercato di definire quali dovranno essere le caratteristiche degli imprenditori agricoli nei prossimi 20 anni. Ne risulta che, sostanzialmente, l’agricoltore del 2040 sarà rappresentato da due tipologie principali:

  • le persone con una grande preparazione tecnica, non necessariamente in materie agricole/zootecniche ed estremamente aperte alle innovazioni;
  • le persone più aperte alle dinamiche di mercato, disponibili agli investimenti per orientare le produzioni in funzione della domanda.

Gli agricoltori avranno capacità per essere resilienti al cambiamento

Entrambe queste tipologie di agricoltori avranno capacità manageriali, di innovazione ed adattabilità, per poter essere resilienti al cambiamento. Dovranno agire su quattro direttrici: ricercare nuovi modi di valorizzazione, aumentare l’efficienza produttiva, integrare i nuovi standard, cogliere le innovazioni.

Fattore critico per questa evoluzione sarà il passaggio generazionale e diventerà fondamentale pianificare la successione per assicurare il futuro aziendale.

Soprattutto, però, gli agricoltori del prossimo futuro dovranno essere aperti alle collaborazioni ed alle compartecipazioni.

TESEO.clal.it - Confronta la tua Stalla con quelle del progetto S/STEMA STALLA
TESEO.clal.it – Confronta la tua Stalla con quelle del progetto S/STEMA STALLA

Fonte: eDairyNews

L’intelligenza artificiale al servizio dell’allevatore
11 Novembre 2020

L’intelligenza artificiale (artificial intelligence – AI) può offrire la possibilità di conoscere e monitorare in modo diretto ed immediato gli animali e ciò che li circonda, rilevando una quantità di informazioni impensabile con l’osservazione diretta da parte dell’allevatore.

L’elaborazione dei dati ottenuti con sensori ubicati nei vari punti aziendali coinvolti nell’attività produttiva, permette di ottenere con estrema precisione gli elementi utili per le decisioni da prendere nella conduzione dell’allevamento e fino al singolo animale.

Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale sono innumerevoli. Possono permettere ad esempio di correlare l’efficienza alimentare della vacca al suo patrimonio genetico per impostare gli indici di selezione o determinare quando il livello di stress da calore può avere conseguenza sul suo stato di salute. Il fatto di poter rilevare se l’animale è coricato o si muove, in che modo rumina, si alimenta o beve, rende possibile intervenire prima che si manifestino forme patologiche che impattano negativamente sulla produzione di latte.

La tecnologia aiuta l’allevatore a seguire e gestire gli animali

La mole di dati raccolta con un flusso continuo 24 ore al giorno dai vari sensori e terminali, elaborati e classificati secondo gerarchie di fattori, entrano in un cloud diventando accessibili su computer e cellulare. La tecnologia è un mezzo che aiuta l’allevatore a seguire e gestire gli animali, ad intervenire prontamente per assicurarne il benessere; in altri termini a compiere quelle scelte gestionali che permettono di massimizzare la redditività.

La potenzialità dell’intelligenza artificiale è nella capacità del sistema di continuare ad apprendere e dunque di modificarsi in funzione dell’obiettivo produttivo. Il sistema arriverà a conoscere meglio non solo l’animale ma anche l’allevamento e le specifiche pratiche di conduzione aziendale.

L’università della Florida lo scorso luglio ha avviato un piano di 70 milioni di dollari per attività di formazione, ricerca e sviluppo delle tecnologie AI nell’allevamento, comprese le valutazioni economiche.

Non bisogna però illudersi che la tecnologia possa dettar legge: nulla potrà mai sostituire le intuizioni dell’allevatore, le sue responsabilità ed esperienza. Le finalità strategiche sono e debbono sempre essere determinate dall’allevatore, che potrà e dovrà avvalersi delle tecnologie in funzione delle scelte che vorrà fare.

TESEO.clal.it - Performance Sistema Stalla
TESEO.clal.it – Performance Sistema Stalla

Fonte: Positively Osceola

Il prezzo è giusto quando permette di investire [Intervista]
12 Ottobre 2020

Davide Pinton
Schio (VI), Veneto – ITALIA

Davide Pinton - Produttore Latte Bio
Davide Pinton – Produttore Latte Bio

Juvenilia Società Agricola
Capi Allevati: 170 | 70 in lattazione
Ettari coltivati: 100
Destinazione del latte: Latterie Vicentine

“Abbiamo colto la filosofia del biologico quando ancora non era una moda, ma un modo di pensare e uno stile di vita. Non siamo certo pentiti, ma i margini di guadagno si sono ridotti bene, le spese sono aumentate e temo che in futuro avremo un aumento delle produzioni tale da ridurre ancora gli spazi”.

Nessun pentimento, ma una riflessione di natura essenzialmente economica quella che Davide Pinton, giovane allevatore di Schio (Vicenza), trasmette a TESEO.

Pinton lavora 100 ettari di terreno, dei quali 45 coltivati a prato stabile (il resto a medica, mais, orzo, sorgo zuccherino, pisello proteico in rotazione) e alleva 170 capi, dei quali 70 in lattazione. I vitelli sono destinati all’ingrasso.

Pioniere del biologico, il passaggio dal convenzionale all’organic è avvenuto in una prima fase nel 1995 con la produzione di mele e quattro anni dopo con l’allevamento.

“Fu una scelta non scontata, ma era l’unica soluzione per dare un futuro alla zootecnia, visto che la competizione sui prezzi si stava spostando sul piano internazionale e noi non potevamo certo sostenere la concorrenza di altri paesi”, racconta Pinton, che all’epoca era un ragazzino. Negli anni futuri, sul piano della formazione si sarebbe laureato in Agraria a Padova.

Come è organizzata la sua azienda?

“Siamo in sei. Due si occupano delle mele, del distributore automatico, dell’amministrazione; altri quattro seguono i campi, i trattori, l’allevamento”.

Quando avete installato il distributore automatico e cosa trovano i clienti?

“Il distributore automatico è del 2009 e vendiamo latte pastorizzato in bottiglie a marchio Latterie Vicentine, la coop a cui conferiamo annualmente circa 6.500 quintali di latte, ma vendiamo anche prodotti freschi, formaggi stagionati e porzionati”.

Avete un negozio?

“Sì, anche se è più corretto definirlo temporary shop, visto che è attivo solo nel periodo fra autunno e inverno, quando vendiamo mele e succo di mela”.

Lei di cosa si occupa?

“Praticamente di tutto. Non ho una mansione precisa, anche se ci stiamo organizzando per suddividerci i compiti”.

Recentemente si è acceso un dibattito sul prezzo del latte, che non riguarda naturalmente chi conferisce in cooperativa. Da allevatore, qual è secondo lei il prezzo giusto?

Il prezzo è giusto quando si ha margine per investire e svilupparsi

“Vediamo che il prezzo è soggetto a forti oscillazioni. Diventa dunque complesso indicare una cifra, anche perché ogni impresa ha il proprio punto di pareggio. Direi piuttosto che il prezzo giusto è quando si ha del margine di guadagno per investire e svilupparsi.  Altrimenti si chiude”.

Parla di volatilità. Il biologico non vi dà maggiore stabilità?

“Purtroppo no. Negli ultimi anni si sono convertite molte aziende a biologico e con una maggiore disponibilità di prodotto il prezzo è calato. La stessa mia cooperativa per quest’anno da maggio ha calato il differenziale per il biologico, passando da 13 centesimi a 9 nove centesimi in più rispetto al convenzionale, Iva compresa. Si rende conto che chi ha modelli produttivi più costosi e l’obbligo di certificazione, che è un costo, è molto complicato, perché i margini non sono così convenienti? Ma lo dico senza criticare la cooperativa alla quale conferisco, di cui peraltro sono consigliere”.

Siete pentiti di essere passati al bio?

“Assolutamente no, ma non siamo soddisfatti dei prezzi”.

Il biologico, però, dovrebbe essere il futuro. La stessa Commissione Ue lo promuove nel Green Deal.

“La scelta è corretta, ma bisogna promuovere i consumi e avere un mercato che assorbe le maggiori produzioni. Altrimenti il percorso virtuoso va in tilt e non si sostiene”.

Quali soluzioni suggerisce?

“Non saprei, ma incrementare le quote di biologico nelle mense scolastiche e ospedaliere potrebbe dare una mano”.

Come vede le stalle fra 10 anni?

“Purtroppo vedo la chiusura di molte stalle, in primis quelle di montagna, quelle di dimensioni più piccole e mal organizzate. Tuttavia, non è detto che le stalle con un maggior numero di capi siano più efficienti. Personalmente preferisco ottimizzare i processi produttivi che ampliarmi, e migliorare in chiave di sostenibilità. Prevedo che tra 10 anni avremo una maggiore automazione e un cambio di mentalità proprio nella metodologia di lavoro. Avremo aziende molto vitali, digitalizzate, attente alla cittadinanza e al contesto in cui operano, al benessere animale e all’integrazione ambientale”.

Sul piano dell’immagine gli allevatori sono sufficientemente rispettati?

“La nostra azienda è una fattoria aperta, visitabile e trasparente”

“Dipende. La nostra azienda opera da anni nell’ambito della didattica, è una fattoria aperta, visitabile e trasparente. Aderiamo a un’associazione del territorio che si chiama Agritour Vicenza con la quale abbiamo creato un percorso ciclopedonale che collega una cinquantina di aziende. Chi conosce la nostra realtà, ci vuole bene, perché sa chi siamo, come lavoriamo e cosa produciamo. Purtroppo gli allevatori non sono sufficientemente apprezzati dalla cittadinanza in generale, ma anche dalla filiera e dalla politica. Spesso non conosciamo i prezzi in anticipo o dobbiamo subire forti pressioni per concedere sconti o ribassi dei prezzi. Ma se manca il reddito, un’azienda agricola non ha futuro”.

Da consigliere che suggerimenti ha per la sua cooperativa?

“Comunicare di più sul territorio. Latterie Vicentine è una realtà ben strutturata, attenta alla sostenibilità, produce bene e con una grande qualità: dobbiamo insistere per farlo sapere. In gioco c’è il futuro di 400 famiglie e di un’intera area”.

Biologico: da nicchia a riferimento, ma i consumatori chiedono di più
30 Settembre 2020

Il riferimento al prodotto biologico come garanzia e sicurezza di qualità alimentare, ha avuto un’importanza sempre più crescente nelle scelte d’acquisto. Nella UE la superficie destinata a coltivazione biologica è cresciuta del 70% negli ultimi 10 anni ed il valore delle vendite al dettaglio di prodotti bio ha raggiunto 34 miliardi € nel 2017 .

Negli USA, secondo la Organic Trade Association le vendite al dettaglio dei prodotti bio nel 2019 hanno raggiunto un valore di 50 miliardi $, pari al 5,8% di tutte le vendite alimentari rispetto al 3,4% nel 2010 e durante la pandemia la fiducia verso l’Organic label è aumentata, stante la ricerca di alimenti sani e salutari.

Da quanto emerso nello studio Organic and Beyond 2020 condotto da Hartman Group, questo successo non deve però essere interpretato come un riferimento assoluto, dato che fra i consumatori più consapevoli sta emergendo una richiesta in merito alle garanzie dei metodi di coltivazione, allevamento, trasformazione, che va oltre il biologico. Si tratta di aspetti quali benessere animale, condizioni di lavoro e tutele sociali, salute dei suoli, aspetti che il biologico considera, ma che i consumatori ritengono sempre più rilevanti, nell’ottica di produzioni sostenibili, di mantenimento della biodiversità e di contrasto al cambiamento climatico.

I Consumatori USA vorrebbero norme più stringenti

Secondo lo studio, il 78% dei consumatori USA ritiene che le norme USDA sulla produzione biologica dovrebbero essere più stringenti riguardo al benessere animale. È pure emerso che il 41% dei consumatori sceglie prodotti ottenuti da animali allevati senza antibiotici e senza ormoni ed il 76% ritiene che i prodotti bio dovrebbero avere criteri più rigorosi riguardo condizioni e tutele sociali dei lavoratori. Si tratta della stessa dinamica è ufficializzata dal Green Deal della UE, con gli obiettivi  di riduzione nell’uso di concimi, pesticidi, chemioterapici, tutela dei territori, aumento delle superfici ad agricoltura biologica, benessere animale.

L’aspetto della salute del suolo come recupero del valore biologico del terreno e del potenziale di sequestrazione del carbonio rispetto al suo riferimento di semplice substrato per le colture, ha portato alla cosiddetta agricoltura rigenerativa, cioè alla riscoperta in chiave moderna delle pratiche agronomiche di miglioramento della fertilità del terreno. Sempre più consumatori sensibili alle tematiche ambientali ed al bio prestano attenzione a questa tematica, che ha avuto vasto eco a livello mondiale da personalità quali Vandana Shiva.

Il bio, apparso sullo scaffale qualche decennio fa come prodotto di nicchia e con caratteristiche sensoriali anche a volte inferiori al convenzionale, è ormai divenuto una realtà che caratterizza praticamente tutti i prodotti alimentari. Negli USA solo una minoranza di consumatori dichiara di non aver mai acquistato un prodotto biologico e l’82% dei consumatori dice di consumarne in modo saltuario. Anche il differenziale prezzo non é più così dissimile rispetto al convenzionale.

Dunque, il bio oggi è sempre più percepito od immaginato come un riferimento che va oltre la naturalità del prodotto. Deve poter garantire una qualità a tutto tondo e che dunque tocca tutti gli aspetti della sostenibilità: sociale, ambientale ed anche economica.

CLAL.it - Rapporto consegne di Latte Convenzionale e Bio in Francia
CLAL.it – Rapporto consegne di Latte Convenzionale e Bio in Francia

Fonte: Hartman Group