È possibile fermare la deforestazione?
28 Ottobre 2020

La conversione nelle zone tropicali delle superfici naturali a terreni coltivati per prodotti quali soia, carne, olio di palma, cellulosa, è ritenuto essere uno dei maggiori fenomeni di degradazione ambientale per l’impatto negativo sul clima. Alla deforestazione è attribuito il 15% delle emissioni di anidride carbonica. Le foreste sono essenziali per mitigare i cambiamenti climatici, contrastare l’erosione di terreni fragili, favorire la biodiversità.

Ai grandi operatori sono richiesti sistemi di sostenibilità ambientale e sociale

Nel contempo, coltivare soia o palma da olio può essere vitale per intere comunità ed economie nazionali. In Indonesia, che con la Malesia assicura l’85% della produzione mondiale di olio di palma, la metà delle coltivazioni è assicurata da piccoli agricoltori.
In tale contesto, ai grandi operatori mondiali che raccolgono e trasformano queste materie prime è sempre più richiesto di agire per attuare sistemi di sostenibilità ambientale e sociale per le finalità economiche.

Unilever ha assunto l’impegno di eliminare la deforestazione dalle proprie forniture di materie prime entro il 2020. All’avvicinarsi della scadenza, questo colosso alimentare mondiale ha adottato un sistema di tecnologia satellitare con geo-referenziamento ed intelligenza artificiale messo a punto dall’azienda californiana Northrop Grumman (ex Orbital) per monitorare sul terreno le singole aziende fornitrici.

Riguardo la soia acquistata in Brasile, Cargill ha assunto l’impegno di non ritirare soia ottenuta da terreni sottratti alla foresta dopo il 2008, conformandosi all’accordo Amazon Soy Moratorium del 2006. Cargill, inoltre, collabora con associazioni locali per attuare soluzioni sostenibili volte agli agricoltori ed alle loro comunità. Una di queste è la collaborazione con l’associazione degli agricoltori del Bahia, regione collocata nel Cerrado, una vasta area che copre una superficie di 200 milioni di ettari.

Anche in questo caso, le moderne tecniche di mappatura permettono di dare trasparenza alle diverse azioni, la cui finalità resta quella di realizzare sistemi sostenibili di produzione, ricercando di migliorare le condizioni di vita dal punto di vista economico, sociale ed ambientale e fornendo al consumatore prodotti etici.

Ambiente, condizioni sociali, etica produttiva e dei consumi dimostrano un destino comune a tutti, filiera produttiva e consumatori ma anche comunità sociali ed ambiti economici.

Fonti: Food Navigator; Cargill

Clima e malnutrizione: gli effetti del riscaldamento globale
3 Agosto 2020

Il riscaldamento globale, con le criticità del clima che determinano fenomeni sempre più estremi, siccità ed inondazioni, nelle regioni più vulnerabili e fra le fasce di popolazione più povere, produce anche situazioni di malnutrizione.

Questa constatazione è stata resa evidente da uno studio condotto in Brasile sulla correlazione fra esposizione alla siccità e ricoveri ospedalieri non solo a causa della mancanza di acqua e cibo, ma anche per gli effetti negativi del calore sulla fisiologia dell’organismo umano come capacità digestiva ed equilibrio dei liquidi e degli elettroliti corporei.

Esaminando i dati tra il 2000 ed il 2015 dei ricoveri da malnutrizione avvenuti nei periodi più caldi dell’anno, è stato osservato che il 15,6% dei casi poteva essere associato all’esposizione a temperature ambientali eccessive. Le persone più vulnerabili sono state i bambini, i giovani e gli anziani. I ricoveri da malnutrizione sono aumentati del 2.5% per ogni 1°C di aumento della temperatura giornaliera durante la stagione calda. Nel periodo osservato, la media delle temperature è aumentata di 1,1 °C e la percentuale di ricoveri da malnutrizione attribuibili a caldo eccessivo, è passata dal 14,1% nel 2000 al 17,5% nel 2015.

Questo ci dice che le strategie per affrontare gli effetti del cambiamento climatico debbono riguardare non solo i sistemi alimentari, acqua e cibo, ma anche la prevenzione della esposizione ai sempre più frequenti picchi di calore, in particolare per quanto riguarda bimbi, giovani ed anziani.

Se non si affronta con urgenza il tema del degrado ambientale, unitamente al degrado umano, saranno guai non solo per la salute ma per la convivenza civile.

TESEO.it – Impronta Idrica

Fonte: Plos Journals

Meno latte in Italia: perché e cosa attendersi? [intervista]
1 Agosto 2019

Nei primi mesi dell’anno in corso le consegne di latte in Italia sono state inferiori rispetto allo stesso periodo del 2018.
Giovanni De Vizzi, Produttore latte e Presidente della Cooperativa Agricola Laudense, ha gentilmente messo a fuoco per gli utenti di TESEO i fattori che hanno determinato questa riduzione, ed ha condiviso le sue attese per la campagna 2019/2020.

Giovanni De Vizzi, Produttore latte e Presidente della Cooperativa Agricola Laudense
Giovanni De Vizzi, Produttore latte e Presidente della Cooperativa Agricola Laudense

Quali sono stati i fattori che hanno inciso sul rallentamento delle consegne di latte in Italia nei primi mesi del 2019?

Il caldo e la siccità del 2018 hanno causato ritardi di 20 / 30 giorni nella fecondazione di buona parte delle bovine da latte. Per queste bovine si è dunque perso, nel periodo interessato, circa un mese di produzione, generando una diminuzione complessiva della produzione di latte nell’ordine del -2% / -4%.

Il numero di vacche è in diminuzione. La chiusura delle stalle negli anni passati portava ad un ricollocamento di circa il 70% delle vacche dismesse e il restante 30% alla macellazione. Oggi la ripartizione è opposta.

Cosa ci possiamo attendere per la campagna 2019 / 2020?

Le temperature elevate di quest’anno avranno, probabilmente, effetto sulla base foraggera della prossima campagna. Si teme, infatti, una riduzione della disponibilità di foraggi nell’ordine del -15% / -20%, in alcuni casi anche del -25%.

CLAL.it - Consegne mensili di latte in Italia
Nei primi mesi del 2019 le consegne di latte in Italia sono state inferiori rispetto all’anno precedente.
CLAL.it - evoluzione del patrimonio zootecnico in Italia (bovini da latte)
Il numero di vacche da latte in Italia è diminuito.

Agricoltura e cambiamenti climatici: il ruolo del commercio mondiale
1 Ottobre 2018

Con i cambiamenti climatici ormai evidenti, occorre non solo interrogarsi su quali saranno gli effetti per la produzione agricola, ma anche prevederne gli effetti per assicurare la sostenibilità alimentare del pianeta, con una popolazione mondiale in continuo aumento. Entro la metà di questo secolo si manifesteranno con evidenza i fenomeni che già ora si cominciano a percepire, come l’aumento delle temperature e l’intensità di fenomeni atmosferici estremi, con la conseguente influenza sulla diffusione di nuove patologie per piante ed animali.

La produzione di cereali e di altre colture potrebbe svilupparsi nei paesi nordici

Uno studio della FAO prevede quali saranno le produzioni mondiali di alimenti nei prossimi decenni, con le variazioni per i diversi comparti agricoli e le regioni del pianeta. Come conseguenza del riscaldamento globale, mentre le produzioni nei paesi tropicali, dall’Africa occidentale all’India, potranno diminuire fino al 2,9%, quelle di Russia, Canada, USA, prevedibilmente si accresceranno fino al 2,5%. Oppure, la produzione di cereali e di altre colture potrà svilupparsi nei paesi nordici, dove ora è solo marginale.

Pertanto, con questi cambiamenti, il commercio agricolo mondiale avrà un ruolo ancor più significativo di quello attuale per la sicurezza alimentare del pianeta. Già ora diversi paesi dipendono dai mercati internazionali per gli approvvigionamenti alimentari e non solo perché si trovano in regioni sfavorite della terra. Ad esempio il Bangladesh nel 2017 ha dovuto importare riso a causa dei raccolti domestici danneggiati dalle inondazioni ed il sud Africa ha dovuto importare mais, di cui era un tradizionale esportatore, a causa della siccità.

Fra il 2000 ed il 2016 il valore del commercio agricolo mondiale è cresciuto in modo esponenziale, passando da circa 490 miliardi di € a 1,6 trilioni di €, soprattutto a causa della domanda cinese e di quella delle economie emergenti, oltre che per la produzione di biocarburanti.

La Cina è divenuto il quarto esportatore agricolo mondiale superando Australia e Canada

Nello stesso periodo appare con evidenza come al ruolo predominante dei paesi ad economia avanzata quali Europa e nord America, nel commercio agricolo mondiale si fa strada la posizione di nuovi paesi. Il Brasile ha accresciuto la sua quota passando dal 3.2% al 5.7% fra il 2000 ed il 2016; la Cina è divenuto il quarto esportatore agricolo mondiale superando Australia e Canada, mentre l’India e l’Indonesia si sono collocati rispettivamente all’ottavo e decimo posto. Nello stesso periodo, il valore complessivo dell’export di UE, USA, Canada ed Australia sul commercio mondiale è diminuito del 10%.

Il cambiamento climatico avrà non solo un impatto diretto sulle produzioni agricole, ma condizionerà i commerci ed i mercati, inducendo i Paesi ad implementare la ricerca e adottare misure di politica economica per garantire la sicurezza alimentare e la sostenibilità delle produzioni.

Fonte:  FoodIngredientsFirst

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Obiettivi e traguardi ONU per la sostenibilità
27 Luglio 2018

L’Agenda al 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, si pone l’obiettivo di creare condizioni di vita eque e solidali per tutti, rispettando le persone e le risorse del pianeta. Per questo sono stati individuati 17 ambiziosi traguardi (United Nations Sustainable Development Goals -UN SDGs):

  1. innanzitutto eliminare ogni forma di povertà, ovunque;
  2. vincere la fame, assicurare la sicurezza alimentare, il miglioramento della nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile;
  3. assicurare benessere e stili di vita salutari per tutte le età;
  4. garantire a tutti l’accesso all’educazione;
  5. assicurare l’uguaglianza di genere sostenendo tutte le donne;
  6. rendere disponibili acqua ed assistenza sanitaria per tutti;
  7. rendere disponibili per tutti fonti energetiche sufficienti;
  8. promuovere una crescita economica equilibrata ed inclusiva;
  9. promuovere innovazione e sviluppo delle attività produttive;
  10. ridurre le ineguaglianze fra i paesi;
  11. avere centri urbani sicuri, sostenibili, inclusivi;
  12. assicurare modelli di consumo e di produzione durevoli;
  13. agire con urgenza per contrastare il cambiamento climatico ed i suoi effetti;
  14. tutelare le risorse marine;
  15. proteggere e promuovere gli ecosistemi terrestri, gestire le foreste, combattere la desertificazione, contrapporsi alla degradazione del suolo e mantenere la biodiversità;
  16. assicurare legalità e giustizia per tutti, avere istituzioni rispettose e rappresentative, promuovere comunità pacifiche ed inclusive;
  17. dare impulso alle collaborazioni a livello mondiale per lo sviluppo sostenibile.

Inclusione (inserimento di ciascuno nella società) e resilienza (capacità di superare situazioni avverse) sono i riferimenti ricorrenti per raggiungere tali traguardi. Utopia? Forse, ma occorre guardare alto per superare le difficoltà che attanagliano il nostro pianeta. E, soprattutto, occorre farlo insieme senza tardare.

Fonte: Sustainable Development

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L’agricoltura ed i cambiamenti climatici
13 Novembre 2017

L’evidenza dei cambiamenti climatici ha indotto 195 nazioni a firmare nel 2015 a Parigi durante la cosiddetta Conferenza COP 21, l’Accordo ONU per limitare le emissioni di gas in atmosfera e mantenere la crescita della temperatura media globale ad un massimo di +2 gradi centigradi entro la fine del secolo. La condizione chiave era che l’accordo venisse ratificato da più di 55 paesi responsabili nel complesso di oltre la metà delle emissioni mondiali.

Questo obiettivo è stato il risultato  di 25 anni di lavori e 21 vertici sui cambiamenti climatici. Infatti la prima Conferenza delle parti (COP) della Convenzione Onu sul climate change (UNFCCC) si tenne nel 1995 e deve la sua nascita al Summit per la Terra di Rio de Janeiro, nel 1992.

14,5%del gas effetto serra è prodotto in agricoltura

Nel 1997 il Protocollo di Kyoto (COP 3) impegnava i paesi ad economia sviluppata a ridurre le emissioni e l’attenzione è stata posta soprattutto sui consumi energetici. Ora invece, giunti alla COP 23 di Bonn, si punta sempre più attenzione sull’attività agricola, che si stima sia responsabile per circa il 14,5% dei gas effetto serra (GHG) prodotti.

Dunque occorre operare per ridurre in modo concreto tale impatto, che impegna in primo luogo i paesi ad economia avanzata. Infatti si calcola che le loro emissioni per l’attività agricola, incluso l’allevamento, equivalga al consumo di 1,6 miliardi di barili di petrolio all’anno.

Oltre che di una necessità, bisogna tener presente che l’azione per contrastare i cambiamenti climatici è sempre più richiesta dai consumatori. Dunque anche l’attività agricola, ed in particolare l’allevamento, deve prendere coscienza di tale realtà ed agire in modo consapevole e coordinato per attuare rapidamente degli interventi concreti per ridurre l’impatto ambientale, cioè per la sostenibilità

Acqua&Energia : Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura

Fonte: FAIRRRinnovabili.it, COP-23

Stimare l’incertezza per poter decidere
30 Dicembre 2016

Quando si tratta di prevedere un avvenimento futuro, ad esempio il tempo che farà o l’andamento della produzione, esiste sempre un margine di imponderatezza. Anche quando tutto lascia supporre che accada quanto prevediamo, interviene quasi sempre un elemento di incertezza sull’accaduto o su quanto atteso. Se riusciamo però a tener conto di tale margine di incertezza, a stimarlo, siamo spesso in grado di assumere decisioni migliori e più adeguate a quanto potrebbe accadere.

Un esempio di questo sono le previsioni del tempo. I meteorologi fanno le loro previsioni esaminando le immagini dei satelliti in modo da avere elementi certi di giudizio, e raramente sbagliano: però le loro indicazioni non sono mai sicure al 100%. Per questo parlano di ‘forti probabilità’ oppure indicano attraverso percentuali la possibilità che si manifesti l’evento indicato.

La stessa stima vale anche nella valutazione della sicurezza degli alimenti, degli integratori, di un nuovo fitofarmaco, di un chemioterapico, etc. Quando la evidenza è incompleta, i tecnici precisano qual è il margine di incertezza che condiziona le loro conclusioni.

Quindi entra in gioco la ‘valutazione del rischio‘ o di quanto possa essere il margine di incertezza e le conseguenti implicazioni nel processo decisionale. I tecnici indicheranno quale sia la misura prudenziale da prendere, oppure quali siano le diverse possibilità da considerare per gestire l’incertezza ed arrivare al risultato atteso.

Per valutare una previsione meteorologica, diventa importante sapere se la possibilità è del 10%, del 50% oppure del 90%. Questo permette di prendere delle decisioni mirate ed appropriate.

Dunque, nei processi decisionali, l’aspetto cruciale è l’informazione.
Questa non sarà mai assoluta, ma deve essere chiara e trasparente al fine di permettere all’operatore di decidere nel miglior modo possibile.

Strumenti per migliorare l’efficienza dei costi alimentari su TESEO.clal.it

Fonte: EFSA

Effetto “el Niño”: siccità e temperature elevate
23 Dicembre 2015

Gli effetti atmosferici identificati col termine el Niño si stanno manifestando in modo evidente. Tecnicamente el Niño si manifesta quando la temperatura delle acque dell’oceano Pacifico equatoriale aumenta di oltre 0,5°C durante almeno cinque periodi successivi. Si tratta dunque di una fase atmosferica calda. Attualmente siamo in una fase di piena manifestazione di el Niño, definita come ‘forte’.

I fenomeni sono particolarmente evidenti in sud America, con siccità in Bolivia (compresa la zona del lago Titicaca), nel sud del Perù, in Venezuela, sulla costa caraibica e la parte della Colombia sulla costa pacifica.

Ne verranno influenzate numerose coltivazioni, come canna da zucchero, banana, mais, riso, ma anche la pesca e l’allevamento. In Colombia le precipitazioni sono la metà del normale ed i fiumi che forniscono acqua al 79% della popolazione presentano un livello idrico pari ad un terzo di quello normale. In Venezuela, gli effetti sugli allevamenti zootecnici sono pesanti e si stima che il 20% delle produzioni siano a rischio.

Fenomeni altrettanto pesanti si stanno manifestando anche in sud Africa, in particolare per le coltivazioni di mais, ed in India.

Dunque, purtroppo, non deve sorprendere questo clima mite e senza precipitazioni di casa nostra. Stessa situazione in nord Europa, dove però piove e di conseguenza ci sono buone condizioni per la produzione di latte.

Prelievo d’acqua per settore e per area geografica
Prelievo d’acqua per settore e per area geografica

Fonte: IICA

 

El Niño e mercati agricoli: siccità?!!
15 Maggio 2015

Più volte annunciato come una possibilità, ora le agenzie meteorologiche giapponese ed australiana affermano che si sono manifestati i segni per il succedersi di fenomeni climatici estremi noti come El Niño, tali da interessare vaste regioni, dall’America meridionale al sud-est asiatico, con pesanti riflessi sulle produzioni agricole.

Con el Niño e la Niña si descrivono fasi opposte di oscillazioni delle temperature fra oceano ed atmosfera nella zona equatoriale del Pacifico. La Niña è la fase fresca di tali oscillazioni (indicate con la sigla ENSO – El Niño-Southern Oscillation), el Niño quella calda. Queste deviazioni dalle normali temperature di superficie degli oceani possono avere un grande impatto sulle condizioni climatiche a livello mondiale. Nel 1600, dei pescatori al largo delle coste dell’America Latina, rilevarono come le acque dell’oceano Pacifico fossero stranamente calde per la stagione ed essendo a dicembre, chiamarono il fenomeno el Niño (il bimbo), dato il Natale ormai vicino.

Quest’anno, una siccità primaverile in Asia meridionale ha già influito negativamente sui raccolti di olio di palma e potrebbe comportare problemi nelle piantagioni di caffè in Colombia e di cacao in Africa occidentale. All’opposto, delle piogge eccessive potrebbero danneggiare i raccolti di canna da zucchero in Brasile.

Negli USA il fenomeno potrebbe avere invece effetti positivi comportando una stagione fresca ed umida in favore dei raccolti di mais ma con una generale diminuzione nella qualità dei prodotti; già ora si notano ricorrenti ed intense piogge nelle pianure centrali del paese.

In India la conseguenza di questo cambiamento meteorologico è la ridotta intensità dei monsoni, che potrebbe avere riflessi sul raccolto di cotone di cui il paese asiatico è il maggior produttore, mentre la ridotta produzione di olio di palma in Indonesia e Malesia sarebbe favorevole per il mercato delll’olio di soia.

Le previsioni climatiche sono influenzate da una molteplicità di fattori che le rendono complesse, ma bisognerà sempre più considerare l’insorgere dei fenomeni climatici estremi ed i conseguenti effetti su mercato e quotazioni mondiali dei prodotti agroalimentari.

Nuova Zelanda: probabilità di precipitazioni oltre la norma in primavera in caso di El Niño
Nuova Zelanda: probabilità di precipitazioni oltre la norma in primavera in caso di El Niño

Fonte: Agrimoney