La PSA in Spagna cambierà gli equilibri del mercato suinicolo europeo?
9 Dicembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Mentre in Italia le quotazioni dei suini grassi da macello per le Dop scendono per la nona volta nelle ultime dieci sedute della CUN (unica eccezione il non quotato dello scorso 13 novembre), in Spagna la filiera suinicola è preoccupata per la comparsa vicino a Barcellona della Peste Suina Africana, lontana dal Paese dal 1994.

Una preoccupazione di non poco conto per il primo produttore di maiali in UE con oltre 34,5 milioni di suini (pari al 26% dell’intera produzione Ue, dato 2024) e con un export che nei primi nove mesi del 2025 ha superato i 2 milioni di tonnellate fra carne suina e salumi (oltre il 48% delle macellazioni finisce oltre i confini spagnoli).

La presenza della PSA – che ha scatenato una reazione corale da parte delle autorità sanitarie e del governo, che ha messo in campo anche l’Esercito e la Guardia Civil e ha richiesto il sostegno del team veterinario di emergenza della Commissione europea – costituisce un problema innanzitutto per i blocchi all’export. 

Alcuni Paesi hanno bloccato l’import da tutta la Spagna, mentre altri hanno scelto di vietare le esportazioni applicando il criterio della regionalizzazione. Fra questi si colloca la Cina, primo importatore di carne suina a livello mondiale, che fra gennaio e ottobre di quest’anno ha ritirato dalla Spagna circa 450mila tonnellate di carni e salumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suinihttps://teseo.clal.it/#box-suini-prices

Un mercato tranquillo… finché non arrivano i dazi: cosa sta cambiando? [Il Commento di Giada Roi, Terremerse]
1 Dicembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

“Per il mondo degli elaborati di carne gli ultimi due mesi sono stati interessanti per le vendite collegate alle iniziative promozionali, dal momento che in questa fase il consumatore ha meno disponibilità economica. Al di fuori della promozione, invece, l’andamento dei consumi degli ultimi due mesi è stato piuttosto calmo”.

Lo spiega Giada Roi, Responsabile Acquisti della business unit Carni di Terremerse e key account manager Gdo Italia, che per le prossime settimane prevede “un rialzo dei prezzi a ridosso delle festività natalizie, anche se su valori ben lontani rispetto a quello a cui eravamo abituati negli anni scorsi”.

Le prospettive di mercato, nel complesso, “dovrebbero essere tendenzialmente ribassiste, salvo appunto una parentesi collegata al Natale, per un fattore che ad oggi preoccupa: i dazi applicati dalla Cina alle carni suine UE, elemento che sta oggettivamente appesantendo il mercato interno”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carne suina: cosa aspettarsi nei prossimi mesi?
24 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne suina sta vivendo una fase di forte cambiamento, con effetti già visibili in Europa e in Italia. 

La produzione europea è cresciuta nel 2025 (+3% fra gennaio e agosto in termini di suini macellati in peso), trainata da Spagna e Polonia, e fino all’estate gran parte dell’offerta ha trovato sbocco nelle esportazioni verso la Cina.

Lo scenario è però cambiato: dallo scorso 10 settembre Pechino ha imposto dazi provvisori fino al 62,4% sulle importazioni europee, rendendo l’export meno competitivo e aumentando l’offerta interna, con conseguente pressione sui prezzi

Anche in Italia i valori del suino da macello restano compressi e la situazione potrebbe rimanere complessa nei prossimi mesi. La tendenza è ribassista.

A livello internazionale, la Cina ha ordinato una riduzione di circa 1 milione di scrofe (circa il 2,5% del patrimonio attuale) entro l’inizio del 2026. Secondo Rabobank, questa misura potrebbe ridurre la produzione suina cinese del 3‑5% il prossimo anno, con possibili effetti rialzisti sulla domanda di importazioni nel medio periodo.
Il Brasile continua a crescere nella produzione e nelle esportazioni (+14,4% da gennaio ad ottobre 2025), consolidando la propria posizione sui mercati internazionali e beneficiando di un contesto globale in cui l’Europa sta affrontando incognite globali e pressioni sui prezzi.
Il Nord America resta prudente: mandrie ferme o in lieve calo, costi elevati e minor slancio nell’export.

Per l’Italia la situazione resta delicata: i prezzi potrebbero rimanere sotto pressione finché l’offerta europea non si riequilibrerà. La riduzione del patrimonio suino cinese potrebbe aprire opportunità nel 2026, a patto che l’Europa resti competitiva e mantenga relazioni stabili con i principali mercati esteri e che l’Italia riesca a ritagliarsi uno spazio sulla rotta verso Pechino, magari sfruttando tanto le opportunità legata alla carne fresca e alle frattaglie quanto le produzioni a più alto valore aggiunto come la salumeria DOP e IGP.

Le dinamiche globali confermano che la competitività dipende non solo dai costi, ma anche da standard elevati, biosicurezza, sostenibilità, capacità di differenziare i prodotti e di saperli valorizzare. Il Made in Italy è visto nel mondo come un brand di lusso anche nel food. 

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Maggior offerta di frumento tenero: più competizione dall’estero
19 Novembre 2025

Di: Elisa Donegatti

Il mercato globale di Frumento Tenero mostra un’offerta abbondante, con prezzi stabili o leggermente in flessione. La produzione mondiale 2025/26 è stimata a circa 829 milioni di tonnellate (fonte: WASDE), in aumento rispetto all’anno precedente. Le maggiori crescite produttive sono attese in Kazakhstan, Argentina, UE, USA, Australia, Russia e Canada. Russia e Ucraina restano fornitori chiave nel panorama internazionale. 

Per l’Ucraina la produzione 2025/26 è stimata a circa 23 milioni di tonnellate, con esportazioni previste a 15 milioni di tonnellate (fonte: USDA), sostenute dall’aumento delle superfici seminate; tuttavia, eventuali problemi logistici potrebbero influenzare rapidamente i prezzi europei. La Russia conferma il proprio peso nel mercato, con esportazioni orientate verso Medio Oriente, Nord Africa e alcuni paesi asiatici. Anche USA e Canada mantengono il loro peso nelle dinamiche di mercato, complice l’incremento delle importazioni cinesi di frumento statunitense.

Il consumo mondiale è previsto in aumento (814 milioni di tonnellate), trainato soprattutto dagli impieghi in mangimi e usi residuali in Russia, Kazakhstan e UE. Anche il commercio è atteso in crescita (217 milioni di tonnellate), grazie alle maggiori esportazioni da Argentina, Australia e Kazakistan, solo in parte compensate da una riduzione delle spedizioni russe. Le scorte finali sono stimate in aumento a 271,4 milioni di tonnellate, segnando il primo incremento annuo globale dal 2019/20.

In Europa, la produzione di Frumento Tenero 2025/26 è stimata tra 133 e 136 milioni di tonnellate (fonte: DG AGRI), con un’area seminata di circa 21,4 milioni di ettari, in crescita rispetto all’anno precedente e con semine autunnali completate in condizioni favorevoli. Nei primi nove mesi del 2025, le esportazioni UE hanno raggiunto 19 milioni di tonnellate (-21%). Le importazioni sono state 4,6 milioni di tonnellate (-31%), con crescita dai Paesi extra-UE: Canada (+111%), USA (+28%) e Serbia (+128%), dall’Ucraina (-61%)

In Italia, la produzione 2025 di Frumento Tenero, caratterizzata da buona qualità, è stimata in crescita a 2,7 milioni di tonnellate, ma ancora inferiore al fabbisogno nazionale di circa 8 milioni di tonnellate (di cui 6,5 Mt destinate alla molitura). Le importazioni gennaio-agosto 2025 sono state 3,8 milioni tonnellate (+0.9%), con il 68% dai Paesi UE e aumenti da Canada, USA e Moldavia. Sulla piazza di Bologna, il Frumento Tenero fino da Settembre oscilla tra 236 e 241 €/ton, mentre il Frumento “buono mercantile” tra 226 e 231 €/ton

Il settore deve affrontare un contesto di forniture mondiali in crescita e concorrenza elevata, soprattutto dal Mar Nero. Per massimizzare i margini, sarà essenziale scegliere con attenzione i momenti di vendita e approvvigionamento, valutare la qualità e seguire l’evoluzione delle semine autunnali e i flussi commerciali internazionali.

TESEO.Clal.it – Italia: Confronto quotazioni mensili e prezzi import

La Francia riduce il patrimonio bovino. L’Italia importa meno. Siamo pronti al cambiamento?
18 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2025 il settore bovino europeo continua a mostrare segnali di trasformazione profonda. La Francia, da sempre uno dei principali fornitori di animali vivi verso l’Italia, sta attraversando un significativo ridimensionamento del proprio patrimonio zootecnico, con effetti diretti sulla filiera italiana.

FRANCIA: PATRIMONIO BOVINO IN FORTE RIDUZIONE

La flessione riguarda l’intero comparto, dalla consistenza del patrimonio ai volumi di macellazione.

Nel 2005 la Francia allevava 19 milioni di capi; nel 2024 il patrimonio zootecnico è sceso a 17 milioni con un calo di 2,4 milioni di capi (-13%). In termini di carni prodotte la contrazione è stata del 18%, con una flessione in quantità di 280.000 tonnellate.

ITALIA: IMPORTAZIONI IN CALO

Il legame tra Italia e Francia è storicamente molto stretto: il 63,6% dei bovini 12-24 mesi allevati e macellati in Italia ha origine francese. Tuttavia, nei primi otto mesi del 2025 questa dinamica ha registrato un cambiamento importante.

Le importazioni di bovini vivi dalla Francia sono diminuite del 5,3% tra gennaio e agosto 2025. Una frenata che non tiene ancora conto del blocco alle esportazioni tra la fine di ottobre e i primi di novembre a causa della dermatite nodulare bovina che ha colpito alcune regioni francesi e che, in proiezione, avrà effetti sulla disponibilità di bovini italiani fra circa sei-sette mesi.

Il combinarsi di due fattori – la contrazione del patrimonio bovino francese e il rallentamento delle importazioni italiane – invita una riflessione da parte di tutti gli attori della catena di approvvigionamento nazionale (Horeca compresa) per impostare politiche di rilancio della zootecnia in Italia.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Benessere animale: una scelta etica che i mercati premieranno sempre più [Il Commento di Marco Bompieri]
17 Novembre 2025

Eliminare le gabbie di gestazione e per il parto? 
Per Marco Bompieri è molto più che una scelta di business, è una scelta etica, adottata nel 2024, che oggi ha portato uno dei principali produttori italiani del settore a eliminare l’85% delle gabbie di gestazione e il 53% di quelle per il parto. 

L’obiettivo finale è la completa eliminazione delle gabbie entro il 31 dicembre 2026.

“Stiamo facendo un lavoro impegnativo, che non riguarda solamente la riorganizzazione degli spazi per migliorare il benessere animale, ma che richiede anche uno specifico addestramento del personale e una formazione particolarmente accurata”, spiega Bompieri, che ha lanciato nei giorni scorsi il sito aggiornato (www.bompieri.it).

Nella missione sono affiancati anche da alcune Ong attente all’etica in allevamento e al benessere animale e per Marco Bompieri “si tratta da parte nostra di una scelta prima di tutto di carattere personale e, in secondo luogo, anche imprenditoriale”.

La direzione, in futuro, sarà inevitabilmente quella. “Ad oggi la scelta aziendale non ha ancora uno specifico riconoscimento economico, ma solamente un piccolo premio, che però non giustifica di per sé la portata dell’investimento – osserva Bompieri -. Certo, in alcuni mercati si tratta di un requisito essenziale per poter accedere, come ad esempio nel Regno Unito e sono convinto che in futuro sempre più mercati presteranno attenzione alla questione etica e di benessere animale”.
In proiezione, una rivoluzione dell’allevamento in tale direzione potrebbe anche rappresentare una corsia preferenziale in caso di eccesso di offerta. 

Quanto alle proiezioni di mercato, per Marco Bompieri “nel 2026 dovremmo registrare una crescita del numero di maiali allevati in Italia, ma la pressione maggiore sui listini potrebbe arrivare dall’estero; già oggi le importazioni di suini vivi per la macellazione e di carni suine stanno indirizzando verso un rallentamento dei listini”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Suinicoltura mondiale: prospettive 2026
10 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Mentre la sfida per la filiera suinicola spagnola è quella di introdurre l’Intelligenza Artificiale per elaborare dati e migliorare ancora di più efficienza, produttività e sostenibilità, il 2026 secondo gli analisti di Rabobank si dipanerà all’insegna di prospettive caute.

Il taglio di un milione di scrofe in Cina e la crescita globale limitata del patrimonio di scrofe provoca inevitabilmente incertezza lungo la catena di approvvigionamento. 

A livello di scambi internazionali, secondo Rabobank il commercio globale di carne suina ha registrato un aumento del 3% su base annua fino a giugno, con previsioni di chiusura del 2025 ai livelli precedenti o leggermente superiori. Il Brasile si distingue come uno dei principali beneficiari, pronto ad espandere la propria quota di mercato dal 12% al 15% del volume totale di carne suina globale entro il 2025.

Proprio il Brasile sta diventando un player di primo piano nel settore, con quantitativi di carne suina che sono passati da 3,7 milioni di tonnellate nel 2016 a 4,6 milioni stimati nel 2025.

Pesano gli aspetti sanitari, con Peste Suina Africana, febbre aftosa e la sindrome riproduttiva e respiratoria suina che preoccupano anche per il 2026, anche se le prospettive dovrebbero rivelarsi più stabili rispetto all’anno in corso.

Più che un rafforzamento della mandria sul piano numerico, il settore a livello globale sembra invece più rivolto a dare priorità al miglioramento della produttività, alla salute della mandria e all’ottimizzazione del peso delle carcasse per controbilanciare la crescita limitata della mandria.

Sul fronte dei mercati internazionali, i prezzi della carne suina dovrebbero mantenersi elevati, seppure con qualche fluttuazione, dal momento che la richiesta mondiale sopravanza l’offerta in molte aree del globo. Aspetti che hanno visto in questi mesi flettere gli stock di carne suina, in particolare in UE e Nord America, rimbalzando i listini verso l’alto.

Il consumo di carne di maiale dovrebbe mantenersi sostenuto anche per la prima fase del 2026, complici limitate forniture globali di carne bovina e di pollo. La pressione inflazionistica, però, potrebbe pesare sui tagli premium e sulle esportazioni globali. 
A livello di scambi internazionali, la Cina e il Sud-Est Asiatico potranno influire sulle dinamiche di prezzo, rappresentando una delle aree di importazione più rappresentative su scala mondiale.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Si risvegliano le quotazioni della Soia in USA
7 Novembre 2025

Di: Elisa Donegatti

Nelle ultime settimane il mercato della soia ha mostrato segnali di ripresa. Nell’ultima settimana di ottobre negli Stati Uniti il prezzo ha raggiunto i 332,5 €/ton, dopo un periodo caratterizzato da quotazioni deboli. La Cina ha segnalato la ripresa degli acquisti di prodotto statunitense e, allo stesso tempo, negli Stati Uniti cresce l’impiego di olio di Soia per la produzione di biodiesel avanzato. Le previsioni per la campagna 2025/26 indicano una crescita dei consumi mondiali di olio di Soia del +4,2%, mentre negli Stati Uniti l’aumento atteso è ancora più marcato, pari a +10,4%.

Se questa tendenza dovesse proseguire, il mercato potrebbe rendere la Soia più interessante nelle scelte di semina. Tuttavia, le prime indicazioni USDA disponibili segnalano una possibile riduzione delle superfici a Soia del -6,7% nella prossima campagna negli Stati Uniti, a favore del mais e di altre colture. 

Le decisioni degli agricoltori dipendono infatti non solo dalle quotazioni, ma anche dal rapporto tra i prezzi delle due colture, dai costi dei fattori produttivi e dalle rotazioni agronomiche: l’equilibrio tra Mais e Soia resta quindi ancora in fase di definizione.

Applicare lo stesso ragionamento in Europa e in Italia risulta più complesso. Le rese della Soia sono più variabili rispetto al Midwest statunitense, soprattutto a causa dello stress idrico estivo, e le aziende agricole dispongono spesso di superfici più ridotte e frammentate, che rendono meno flessibili le scelte colturali. Inoltre, pur essendo il principale Paese produttore in UE, l’Italia è autosufficiente solo per il 31% del proprio fabbisogno di Soia e dipende in modo significativo dalle forniture estere. Nel periodo gennaio-luglio 2025, le importazioni di semi di Soia sono diminuite del -3,6%, mentre le importazioni di farina di Soia sono aumentate del +31%, segnalando un ricorso crescente al prodotto trasformato estero per coprire la domanda della zootecnia.

In questo contesto, un accordo commerciale tra UE e Mercosur potrebbe aumentare la disponibilità di Soia e farina sudamericana sul mercato europeo, attenuando eventuali tensioni sui prezzi legate alla minore offerta statunitense. Per l’Italia, la priorità resta garantire continuità e competitività negli approvvigionamenti. 

Il rafforzamento delle filiere legate alla Soia nazionale, insieme all’uso di contratti diretti tra agricoltori e allevatori e alla valorizzazione della tracciabilità – cioè rendere chiara e garantita l’origine della Soia – possono contribuire a ridurre la dipendenza dall’estero e rendere più stabile il costo delle materie prime per l’alimentazione animale.

TESEO.Clal.it – Italia: Importazioni di Semi e Farina di Soia

La qualità premia: i Prosciutti DOP continuano a conquistare i consumatori
3 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

I prezzi dei Prosciutti DOP non spaventano i consumatori, a conferma del fatto che la qualità, quando è distintamente riconosciuta e percepita, premia. 

Secondo gli ultimi dati Clal su rilevazioni Circana, a settembre i consumi di Prosciutti DOP nel Retail sono cresciuti del 3,4%, rispetto a settembre 2024, per i prodotti a peso imposto. Significa che il gradimento del prodotto unito al servizio (e alla possibilità di consumarlo non immediatamente nelle ore successive all’acquisto) si mantiene elevato. In crescita anche le vendite a peso variabile (+2,8%).

A sostenere la crescita delle vendite contribuisce anche un aumento dei prezzi più contenuto per i Prosciutti DOP rispetto ai non DOP. E quando la forbice fra i costi di acquisto si restringe, il consumatore mostra generalmente comportamenti piuttosto lineari, orientandosi verso una maggiore qualità percepita e, dunque, verso le Indicazioni Geografiche.

Nei primi nove mesi del 2025 le sigillature del Prosciutto di Parma DOP mostrano una ripresa del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2024, dopo la sensibile contrazione dell’anno precedente (-9,1%).
Secondo il Payout TESEO–CLAL, che simula il costo di produzione del Prosciutto di Parma DOP con osso partendo dal prezzo della coscia fresca di 16 mesi prima, nei prossimi mesi il costo potrebbe oscillare tra 9,95 e 11,36 €/kg, per attestarsi intorno ai 10,60 €/kg a febbraio 2027.
Un segnale di graduale riequilibrio della filiera.

Più latte con meno stalle, ma cresce il consumo di suolo: un equilibrio da ritrovare
3 Novembre 2025

Di: Mirco De Vincenzi e Leo Bertozzi

Produrre di più con meno risorse aumentando l’efficienza. Questo nel latte avviene già dato che, secondo i dati CLAL presentati recentemente a Mantova, negli ultimi 10 anni a fronte di un calo degli allevamenti (-25%) si riscontra un aumento di vacche da latte (+2,7%), di rese (+ 15% ) e di consegne (+18.9%).

Di contro, riguardo le risorse, aumenta in modo costante il consumo di suolo. Secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) lo scorso anno il consumo di suolo ha avuto un valore in crescita rispetto al 2023 del 15,6%, pari ad oltre 83,7 chilometri quadrati, con danni economici derivanti dalla perdita di valori ecosistemici (sicurezza alimentare, biodiversità, sostenibilità ambientale, resilienza climatica) di 9,6 miliardi di Euro.

Questa dinamica è rilevante soprattutto nelle zone di pianura a particolare vocazione zootecnica ed espone ad una sempre maggiore dipendenza da fonti alimentari importate.
Occorrerà considerarlo, senza temporeggiare.