Di Marika De Vincenzi
Il mercato globale della carne bovina è in una fase di profonda trasformazione strutturale.
La contrazione della produzione interna dell’Unione Europea sostiene le quotazioni delle carcasse e aumenta la dipendenza dalle importazioni.
Per l’Italia, che nel 2025 ha registrato un tasso di autosufficienza inferiore al 40%, l’approvvigionamento estero rappresenta una soluzione inevitabile.
In questo contesto si inserisce l’accordo UE-Mercosur, applicato in via provvisoria dal 1° maggio 2026. L’intesa prevede una quota di 99.000 tonnellate di carne bovina con dazio agevolato al 7,5% e l’azzeramento dei dazi per la quota Hilton (contingente di circa 67.000 tonnellate equivalenti carcassa riservato alla carne bovina di alta qualità).
L’obiettivo è aumentare la disponibilità di prodotto sul mercato europeo, contribuendo alla gestione delle dinamiche di offerta, con clausole di salvaguardia attivabili in caso di squilibri.
Sul fronte sanitario, l’UE adotta un approccio restrittivo: dal 3 settembre 2026 sarà bloccata l’importazione di carne dal Brasile in caso di mancato rispetto degli standard sull’uso di antimicrobici negli allevamenti.
La misura potrebbe ridisegnare i flussi commerciali tra Europa e Sud America.
Parallelamente, l’accordo UE-Australia prevede un incremento graduale delle quote di importazione di carne bovina, subordinato al rispetto di requisiti su sicurezza alimentare, tracciabilità e allevamento estensivo.
Per gli operatori della filiera, la competitività non dipenderà più solo dal prezzo: standard sanitari, sostenibilità e conformità normativa diventano fattori decisivi per l’accesso al mercato europeo.


















































































