Filiera bovina: standard sanitari e sostenibilità guidano la competitività
1 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne bovina è in una fase di profonda trasformazione strutturale. 
La contrazione della produzione interna dell’Unione Europea sostiene le quotazioni delle carcasse e aumenta la dipendenza dalle importazioni. 
Per l’Italia, che nel 2025 ha registrato un tasso di autosufficienza inferiore al 40%, l’approvvigionamento estero rappresenta una soluzione inevitabile.

In questo contesto si inserisce l’accordo UE-Mercosur, applicato in via provvisoria dal 1° maggio 2026. L’intesa prevede una quota di 99.000 tonnellate di carne bovina con dazio agevolato al 7,5% e l’azzeramento dei dazi per la quota Hilton (contingente di circa 67.000 tonnellate equivalenti carcassa riservato alla carne bovina di alta qualità). 
L’obiettivo è aumentare la disponibilità di prodotto sul mercato europeo, contribuendo alla gestione delle dinamiche di offerta, con clausole di salvaguardia attivabili in caso di squilibri. 

Sul fronte sanitario, l’UE adotta un approccio restrittivo: dal 3 settembre 2026 sarà bloccata l’importazione di carne dal Brasile in caso di mancato rispetto degli standard sull’uso di antimicrobici negli allevamenti. 
La misura potrebbe ridisegnare i flussi commerciali tra Europa e Sud America.

Parallelamente, l’accordo UE-Australia prevede un incremento graduale delle quote di importazione di carne bovina, subordinato al rispetto di requisiti su sicurezza alimentare, tracciabilità e allevamento estensivo.

Per gli operatori della filiera, la competitività non dipenderà più solo dal prezzo: standard sanitari, sostenibilità e conformità normativa diventano fattori decisivi per l’accesso al mercato europeo.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

La filiera suinicola guarda ai prossimi mesi con fiducia e attenzione [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
29 Giugno 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Mi sarei aspettato una ripresa dei prezzi già questa settimana, anche perché l’offerta di maiali non è elevata, ma non abbiamo visto segnali rialzisti, che pure sarebbero stati in linea con le contingenze”. 

Per Antenore Cervi, responsabile nazionale suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, il quadro economico avrebbe potuto essere migliore, dopo un mese di maggio con quotazioni “più basse di quanto ci saremmo attesi, a causa di congiunture internazionali, che hanno pesato”.

Permangono tensioni sul mercato delle carni, anche per la decisione dei macelli italiani di non operare a pieno regime, sebbene non vi siano ad oggi eccedenze di produzione. 

“Non ne faccio una colpa ai macelli, che restano gli attori attualmente con maggiore potere per condizionare la disponibilità di carne sul mercato, mi limito a un’analisi – chiarisce Cervi -. Allo stesso tempo, però, sono preoccupato, perché a fine giugno dovremmo già vedere un’inversione di rotta dei listini e il numero esiguo di maiali lo permetterebbe”.

E se dal prosciutto di Parma arrivano segnali al momento rassicuranti, con un incremento delle stagionature a prezzi sostenibili per i prosciuttai, per Cervi “il problema resta collocare le carni, in competizione con i mercati esteri e con la filiera italiana che non riesce ad imprimere la giusta valorizzazione alla produzione nazionale”.

Pesa anche l’incognita legata alla diffusione della Pesta suina africana, con criticità che spaziano dalla provincia di Cuneo, fra le più vocate alla produzione suinicola, per arrivare all’area calda dell’Appennino tosco-emiliano, dove le soluzioni fisiche di contrasto alla PSA continuano ad essere complesse nella fase di realizzazione.

Fra le buone notizie, Cervi ricorda che in questi giorni si stanno riunendo le commissioni interprofessionali del Prosciutto di Parma e di San Daniele. Dal ministero è arrivata la disponibilità alla pubblicazione dei dati da parte di CRPA e CRENBA relativi al Classyfarm. “Con la massima trasparenza si potranno così far conoscere i grandi progressi degli allevamenti di suini in tema di benessere animale, un’opportunità per difendere la suinicoltura da attacchi mediatici scomposti e molto spesso infondati – dice Cervi -. La stragrande maggioranza vanta dati di eccellenza”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Prosciutto di Parma DOP: più cosce sigillate, filiera in ripresa [Il Commento di Paolo Tramelli]
22 Giugno 2026

Paolo Tramelli
Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Paolo Tramelli – Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Nel corso del 2025, il comparto del Prosciutto di Parma DOP ha registrato una significativa inversione di tendenza. Le cosce sigillate destinate alla trasformazione hanno mostrato una decisa ripresa, lanciando un segnale positivo per le principali filiere dei prosciutti tutelati e riflettendo una maggiore disponibilità di materia prima conforme. 

Secondo Paolo Tramelli, Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, questa dinamica è il risultato della convergenza di diversi fattori favorevoli.

In primo luogo, la maggiore disponibilità di suini, la riduzione della mortalità presso gli allevamenti e l’efficacia delle misure di contenimento della PSA hanno aumentato il numero di capi potenzialmente destinabili alle produzioni DOP. A questo si aggiunge un elemento particolarmente rilevante: il progressivo miglioramento dell’indice di conformità delle carcasse, a seguito dei più recenti adeguamenti dei disciplinari dei Prosciutti DOP, in particolare la misura che ha innalzato il peso massimo delle carcasse da 168 a 180 kg, ampliando la fascia di animali conferibili al circuito DOP nel rispetto degli altri requisiti previsti. 

Anche il contesto di mercato contribuisce a sostenere questa fase positiva, con il prezzo delle cosce fresche che da qualche mese si è stabilizzato ad un livello più sostenibile rispetto al recente passato, mentre il mercato finale continua a premiare i prodotti DOP, confermando il valore riconosciuto dai consumatori alle produzioni di qualità certificata.

L’incremento delle sigillature rappresenta quindi un segnale incoraggiante per l’intera filiera, sostenuto da una maggiore disponibilità di materia prima, da un miglioramento degli indici di produttività e da una domanda che continua a valorizzare le eccellenze italiane.

ITALIA – Sigillature Prosciutto di Parma
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La Danimarca taglia la produzione di suini: rischi e opportunità per la filiera italiana  
15 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Prezzi dei suinetti da 25 Kg della Danimarca

La Danimarca rappresenta oggi uno degli osservatori più interessanti per comprendere i cambiamenti in corso nella suinicoltura europea. Storicamente fondata su un modello ad altissima produttività e orientato all’export di suinetti vivi e carni fresche, la suinicoltura danese è alle prese con una profonda ristrutturazione. La rilevanza della Danimarca per il mercato italiano resta elevata: nel 2025 l’Italia ha importato circa 927 mila suinetti di peso inferiore a 50 kg e oltre la metà di questi (550 mila capi) proveniva dalla Danimarca, confermandola come principale fornitore estero di ristalli. 

Il patrimonio suinicolo danese si è attestato a 11,58 milioni di capi nel 2024, in calo rispetto ai 13,39 milioni registrati nel 2020.  Normative ambientali più stringenti, costi crescenti per adeguarsi alle regole ambientali e margini ridotti stanno spingendo molti allevatori a ridurre le scrofe o ad abbandonare l’attività.

Una minore produzione danese significa meno pressione dell’offerta sul mercato europeo e, nel medio periodo, un sostegno ai prezzi. Al tempo stesso, però, aumenta la competizione tra i grandi macelli per assicurarsi gli animali disponibili. 

L’effetto più immediato riguarda i ristalli. Il prezzo del suinetto danese da 25 kg si è attestato a 47,10 €/capo, con una flessione del 38,9% rispetto a un anno fa. Un calo che riflette le difficoltà degli ingrassatori del Nord Europa, soprattutto tedeschi, frenati da margini limitati e incertezze normative. 

Per gli allevatori italiani che importano ristalli ciò comporta un alleggerimento dei costi di avvio ciclo.

A complicare il quadro interviene la CINA. L’indagine antidumping sulle importazioni di carne suina europea ha ridotto la visibilità commerciale dei grandi esportatori danesi. Di conseguenza, parte dei volumi destinati all’Asia viene reindirizzata sul mercato europeo, aumentando la disponibilità di carni fresche e la concorrenza sui prezzi.

Per l’allevatore italiano il messaggio è chiaro: difendere la redditività significa rafforzare la biosicurezza aziendale, per prevenire emergenze sanitarie come la PSA, e continuare a valorizzare la specificità del suino pesante, principale elemento distintivo rispetto alla carne d’importazione.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Consumi carni e salumi: le famiglie premiano convenienza e valore percepito
8 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

I dati aggiornati ad aprile 2026 confermano una tendenza che sta progressivamente ridisegnando il paniere proteico delle famiglie italiane:

i consumi premiano le categorie più accessibili o quelle caratterizzate da un elevato valore percepito, mentre soffrono i segmenti più esposti alla pressione inflattiva. Più che a una riduzione complessiva del consumo di carne, si assiste a una riallocazione della domanda verso proteine considerate più accessibili sul piano economico.

CARNI FRESCHE: VOLA IL SUINO, SOFFRE IL BOVINO

La relazione tra prezzi e consumi appare evidente nel segmento delle carni fresche.

Nel periodo gennaio – aprile, il SUINO consolida la leadership grazie a prezzi medi in lieve calo (-0,6%), registrando un +8,9% nei volumi (+7,7% nel solo mese di aprile). 

Al contrario, la CARNE BOVINA resta penalizzata da listini elevati (+14,5% i prezzi medi), che limitano la capacità di recupero: i volumi crollano del 7,6% sia nel cumulato (gennaio-aprile) sia ad aprile. 

Positivo il comparto AVICUNICOLO, che segna un +2,1% nel cumulato e un +4% ad aprile, a fronte di prezzi medi in aumento del 4,4%. 

Il confronto con il 2019 (pre-pandemia) conferma una tendenza strutturale: il bovino, penalizzato da rincari più marcati, perde terreno, mentre avicolo e suino continuano a crescere grazie a una migliore accessibilità economica.

SALUMI: TIENE IL PROSCIUTTO CRUDO, RALLENTANO GLI ALTRI SEGMENTI

Anche nei SALUMI emerge una polarizzazione dei consumi: premiano le categorie che offrono convenienza o un elevato valore percepito. Il PROSCIUTTO CRUDO si conferma il segmento più resiliente (+2% nei volumi da gennaio ad aprile), sostenuto soprattutto dal Non-DOP. In calo invece gli altri comparti: PROSCIUTTO COTTO (-5,2%), MORTADELLA (-4,9%), PANCETTA A CUBETTI (-3,6%) e SALAME (-1,8%), che risentono di una domanda più selettiva e sensibile al prezzo.

Lo scenario retail di questo primo scorcio di 2026 evidenzia come la pressione sui budget familiari non stia azzerando i consumi proteici, ma ne stia guidando una profonda e selettiva riallocazione. La sfida per la filiera si gioca in questa fase sulla capacità di intercettare un consumatore particolarmente sensibile al fattore prezzo, ma per nulla disposto a rinunciare al valore d’uso e alla qualità percepita del prodotto.

Filiera suinicola: il vero vantaggio competitivo sarà la qualità [L’intervista di Sergio Visini, Suinicoltore]
1 Giugno 2026

Sergio Visini
Piggly

Sergio Visini – Suinicoltore

Come dovrebbe essere la filiera suinicola del futuro? 

Sergio Visini, allevatore bresciano che ha creato il marchio Piggly, cita alcuni punti sui quali costruire insieme una nuova visione di efficienza e qualità come strumenti per diversificare le produzioni, migliorare la competitività, conquistare nuovi spazi di mercato tanto in Italia quanto all’estero.

“Personalmente ho perseguito un’idea molto chiara di allevamento: sostenibile sul piano ambientale ed economico, puntando ad innalzare la qualità dei maiali, che sono la materia prima per fare tutto, dalla carne fresca ai prosciutti Dop, fino ai salumi – spiega -. Se i maiali non sono stati allevati nel benesssere e con un’alimentazione di livello, la partita è persa in partenza”.

Sostenibilità in allevamento significa energie rinnovabili (fotovoltaico sui tetti, biogas per valorizzazione delle deiezioni e per fertilizzare i campi col digestato), niente antibiotici, certificazioni che dimostrano scientificamente il percorso. 

Bisogna dialogare all’interno della filiera e puntare alla fascia alta del mercato, con prodotti premium, che non necessariamente devono costare esageratamente di più ma avere intrinsecamente dei caratteri distintivi specifici – spiega Visini -. Inutile competere con i costi italiani sul terreno del prezzo, perché lì non c’è futuro”. 

Il rispetto di rigidi disciplinari di produzione aziendale e alta qualità degli animali lo hanno portato a siglare accordi con catene alimentari prestigiose, come Whole Foods Market negli Stati Uniti.

Una delle missioni cui è chiamata la filiera riguarda la comunicazione dei propri valori.
“Abbiamo di fronte consumatori informati, generazioni diverse, giovani che desiderano storytelling, informazioni, sostenibilità vera e rifuggono da greenwashing e fake news – prosegue. Dobbiamo vendere qualità ed emozioni da condividere, considerata anche la forza dirompente che hanno i social nella promozione di prodotti specifici”.

Spazi di mercato ce ne sono, se si riescono a conquistare con la qualità. 

Insostituibile il dialogo lungo la catena di approvvigionamento, con una più stretta collaborazione con i Consorzi di Tutela della grande salumeria Dop, perché per Visini “il salto in avanti deve essere fatto da tutto il comparto, con in testa il Prosciutto di Parma, con il quale sarei disponibile ad avviare un confronto su aspetti che non siano solo il taglio della coda o la genetica, ma anche su come conquistare nuovi consumatori in Italia e all’estero”.

Solo una cosa è vietata nel linguaggio di Visini: “Restare fermi, perché il mercato chiede dinamismo e offerte diversificate. Tutti gli altri saranno espulsi dal mercato”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Spagna: cresce la quota di export verso l’Europa nel settore suinicolo  
25 Maggio 2026

TESEO.clal.it – Spagna: Export di Carni Suine, inclusi Salumi

Di Marika De Vincenzi

Nel primo trimestre 2026 la Spagna ha aumentato le esportazioni di Carni Suine, ma con prezzi medi significativamente più bassi rispetto al 2025. Questa dinamica sta contribuendo a una maggiore pressione sul mercato europeo e sulle quotazioni dei suini italiani.

Il quadro commerciale internazionale è cambiato: la CINA, un tempo principale mercato di sbocco per il suino spagnolo ed europeo, sta riducendo le importazioni grazie al recupero della produzione interna. Inoltre, il rapporto con l’UE non sempre può definirsi disteso sul piano politico e commerciale, con la conseguenza che le attuali misure antidumping messe in atto da Pechino hanno in questa fase ridotto la competitività dell’export europeo.

Anche il GIAPPONE mostra una domanda più debole, mentre è maggiore la concorrenza da Stati Uniti e Brasile. Poi sulla Spagna gravano le restrizioni legate alla PSA (individuata nei cinghiali in Catalogna dopo oltre 30 anni), che hanno temporaneamente limitato gli scambi verso alcune destinazioni extra-UE.

Nei mercati asiatici emergenti, come le FILIPPINE, la crescita delle importazioni è sempre più trainata dal Brasile, che sta guadagnando quote a scapito della Spagna.

In questo contesto meno fluido, una quota crescente della produzione spagnola si sta orientando verso il mercato europeo, favorito dalla vicinanza logistica e dalla facilità degli scambi intra-UE. Si osserva, infatti, un aumento delle spedizioni verso i Paesi comunitari, Italia inclusa, soprattutto per carni fresche, prosciutti, spalle e mezzene. 

Parallelamente, i prezzi dell’export iberico risultano in forte calo, segnale di una strategia orientata alla difesa dei volumi tramite maggiore competitività e aggressività commerciale.

Per il MERCATO ITALIANO questo si traduce in una pressione ribassista, soprattutto nei segmenti destinati alla trasformazione industriale e ai prodotti non DOP. Un quadro che, inevitabilmente, si riflette sulle quotazioni nazionali dei Suini.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Carne bovina italiana: Qualità e Sostenibilità [Il Commento di Maran, Coop. Scaligera]
21 Maggio 2026

Davide Maran
Mozzecane (VR) – Italia

Davide Maran – Direttore Commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera

“Il mercato al ribasso spingerà la concentrazione della produzione e dell’offerta, proprio mentre l’aumento delle importazioni a cui stiamo assistendo con forza da dopo Pasqua lungo la rotta che va dal Centro Nord Europa e dall’Europa Orientale verso l’Italia sta contraendo i listini, in particolare per vitellone e scottona”. 

Non nasconde la propria preoccupazione Davide Maran, direttore commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera, che parla di “invasione barbarica”.

La flessione dei prezzi, in particolare per i vitelloni, si aggira intorno al -10% in poco più di un mese. 

“Così gli allevatori, che hanno acquistato a prezzi elevati i broutard dalla Francia, si vedono costretti a svendere il prodotto, con i macelli che, a loro volta, cedono le mezzene e i quarti sottocosto, pur di non perdere quote di mercato”.

Un quadro allarmante per Maran, che intravede nel riequilibrio dei prezzi di acquisto dei broutard francesi l’unica speranza per restituire ossigeno agli ingrassatori italiani, sotto attacco da offerte di carne a prezzi sempre più competitivi dall’estero: Francia, Spagna, Irlanda, Germania, Austria, quasi che l’Italia fosse una valvola di sfogo per piazzare l’esubero produttivo nei diversi paesi. 

Il rischio è perdere ulteriore vigore in una filiera sempre più governata dal prodotto estero.

Su quali pilastri puntare per costruire il rilancio della carne bovina italiana? 

“Dalla Qualità e dalla Sostenibilità, elementi sempre più richiesti dai consumatori e che la zootecnia di casa nostra è in grado di offrire – spiega Maran -. Allo stesso tempo, servono azioni di formazione verso gli operatori della filiera e di promozione per spiegare i valori della produzione interna. Altrimenti correremo il rischio che i consumi cedano ancora di più il passo verso altre tipologie di carne, perdendo un patrimonio unico e insostituibile”.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Giappone: un mercato sempre più strategico per la carne suina mondiale
18 Maggio 2026

di Marika De Vincenzi

Giappone – Import di carni suine e salumi

Mentre in Europa la disponibilità di carne suina mantiene i prezzi sotto pressione, il Giappone rappresenta uno dei mercati più interessanti per gli esportatori mondiali.

Pur geograficamente situato non lontano dalla Cina, le differenze fra i due Paesi sono sostanziali. Il mercato cinese è caratterizzato da forti oscillazioni produttive e, di conseguenza, importazioni molto variabili; al contrario, il mercato giapponese mantiene consumi relativamente costanti ed è uno sbocco ad alto valore aggiunto. I consumatori cercano i tagli premium e prodotti ad elevato standard qualitativo. 

Il Giappone ha un tasso di autosufficienza della carne suina sostanzialmente stabile, pari al 47%, e questo porta il Paese a dipendere dalle importazioni per oltre metà dei consumi. Lo scenario di mercato sta però cambiando.

La debolezza dello Yen nei confronti del dollaro e dell’euro sta aumentando il costo delle importazioni alimentari e ora anche il consumatore giapponese si sta scoprendo più sensibile al prezzo, un aspetto inedito, ma che ha innescato la competizione tra i principali fornitori internazionali.

Un quadro che sta favorendo il Brasile: grazie a prezzi competitivi, maggiore disponibilità di prodotto e crescente efficienza logistica la presenza di carne suina brasiliana in Asia è sempre più diffusa, Giappone compreso. Parallelamente, anche gli Stati Uniti mantengono una posizione di mercato molto forte, grazie ad accordi commerciali, vicinanza politica e geografica nel Pacifico. 

Per l’Europa, invece, la situazione appare più complessa. L’aumento dell’offerta interna europea e il rallentamento dei prezzi stanno intensificando la necessità di trovare mercati alternativi. In tale contesto, il Giappone assume un ruolo ancora più strategico, soprattutto per prodotti di fascia alta e tagli a maggiore valore aggiunto. 

Coordinate che valgono anche per il settore italiano. Qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e affidabilità delle forniture restano elementi centrali per competere su un mercato premium come quello giapponese.

In una fase di crescente concorrenza internazionale, la competitività europea dipenderà sempre più dalla capacità di garantire continuità delle esportazioni, elevati standard sanitari e valorizzazione delle produzioni ad alto valore aggiunto. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Clima e agricoltura: i principali segnali da monitorare nei mercati globali
18 Maggio 2026

Di Alberto Lancellotti

Le ultime indicazioni meteorologiche mostrano un quadro globale ancora molto diversificato per le filiere agroalimentari nel mondo.

In Europa, le recenti piogge nel nord hanno attenuato la siccità e migliorato le prospettive delle rese agricole. Restano tuttavia criticità nell’area centro-orientale, in particolare in Polonia, dove la carenza di precipitazioni continua a destare attenzione.

Negli USA, il freddo tardivo di marzo-aprile ha causato gelate in alcune aree agricole, mentre la scarsità di piogge sta aggravando la siccità anche nel Corn Belt. Tuttavia l’impatto appare ancora moderato, come dimostrato dalla progressione delle semine di mais e soia, migliori rispetto alla media degli ultimi anni.

In Australia, nonostante alcune piogge nel sud-est, molte aree agricole continuano a riportare condizioni siccitose, con rischi per le semine invernali, soprattutto in Western Australia, New South Wales e Queensland.

In Sud America, le condizioni climatiche risultano in miglioramento rispetto ai mesi precedenti, con un recupero della condizione dei terreni agricoli in Argentina e Brasile dopo le criticità di inizio 2026. Sullo sfondo, cresce l’attenzione per un possibile ritorno di El Niño entro luglio 2026 (anche di elevata intensità) con potenziali rischi climatici nelle principali aree produttive globali. Gli effetti andranno monitorati in particolare in Sud America, Oceania e Europa, dove tale evento potrebbe contribuire a temperature superiori alla norma e allo sviluppo di condizioni di siccità.

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