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Produzioni di Soia nella nuova stagione: record per il Brasile
18 Luglio 2019

Produzione mondiale

La produzione mondiale di Soia per la nuova stagione 2019-20, che inizierà il 1° Ottobre,  è stimata a 347,04 Mio Tons, -4,4% rispetto alla stagione 2018-19.

Si prevede che il Brasile conquisti il primo posto nella classifica mondiale dei produttori di Soia, con una quota del 35% dovuta ad un significativo aumento dei raccolti (+5,1% rispetto alla stagione in corso). Per gli Stati Uniti si prevede un calo delle aree coltivate e la produzione è stimata a -15,4%. Anche per l’Argentina la produzione di Soia è in frenata (-5,4%).

Produzione mondiale di Soia

Export mondiale

L’export globale di Soia, diminuito dell’1,9% nella stagione in corso, è atteso in recupero per la stagione 2019-20 (+0,7%), per effetto di maggiori esportazioni attese dagli Stati Uniti.

Esaminando i dati dell’anno in corso, nel periodo Gennaio-Maggio 2019 le esportazioni statunitensi hanno registrato -2,7%, con minori quantità ritirate da Cina e Giappone rispetto allo stesso periodo del 2018.

Stati Uniti: export di Soia

Import mondiale

Nella nuova stagione, la Cina, principale Paese importatore mondiale di Soia, dovrebbe importare maggiori volumi: +2,4% rispetto alla stagione in corso.

Importazioni di Soia

Per l’Unione Europea, secondo Importatore mondiale, si prevede un rallentamento delle importazioni (-4,4%). I dati dei primi 5 mesi del 2019 evidenziano un aumento del +3,6% dell’import di Soia della UE.

Import dell’Italia

Nel primo quadrimestre del 2019 l’Italia ha incrementato notevolmente gli acquisti di Soia: +16,8% rispetto a Gennaio-Aprile 2018. Stati Uniti e Brasile sono i principali fornitori, più che compensando il forte calo di acquisti dal Canada.

Importazioni Italiane di Soia
Prezzi correnti della Soia

Soia: produrre e distribuire in modo sostenibile per nutrire il pianeta
10 Luglio 2019

La produzione mondiale di soia è pari a circa 355 milioni di tonnellate (previsione WASDE 2019-20), di cui l’81% proviene da USA, Brasile ed Argentina. Si tratta di una delle commodity con la filiera più articolata, che parte dal campo per andare, attraverso un sistema complesso di trasporti e strutture, alle imprese di trasformazione ed essere distribuita ai consumatori, persone ed animali, nei diversi continenti.

Nel 2100 per soddisfare le esigenze alimentari, la produzione di Soia dovrebbe raddoppiare, ma con la necessità di ridurre le emissioni di gas di 1/4

Si calcola che la produzione agricola dovrà aumentare per soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione mondiale prevista in 12 miliardi di persone nel 2100. La produzione di soia dovrebbe persino raddoppiare, ma con la necessità di ridurre le emissioni di gas nell’ambiente di un quarto rispetto a quelle attuali per rispettare i parametri di contrasto al cambiamento climatico.

solo il 2% della Soia
rispetta i criteri RTRS di Sostenibilità

Dunque diventa cruciale operare sulla base della sostenibilità, il che è tutt’altro che evidente a fronte di fenomeni come la deforestazione, anche legale, e la perdita di biodiversità. Si calcola, ad esempio, che solo il 2% della soia rispetta i criteri del protocollo di sostenibilità previsti dal piano della certificazione RTRS (Round Table Responsible Soy).

Bisogna poi affrontare le problematiche nelle fasi della supply chain a valle della produzione agricola, cioè nella distribuzione per razionalizzare la logistica ed eliminare le perdite e gli scarti, che rappresentano anche il 30% del totale alimentare disponibile. Ulteriore elemento sarà quello del modello alimentare, perché un’alimentazione più sana ed equilibrata avrà effetti positivi sulla salute così come sull’ambiente. La dieta alimentare dovrà considerare la natura dell’alimento, cioè da dove proviene e come è stato prodotto, la sua quantità nella dieta, il suo impatto per consumi di risorse idriche ed emissioni di anidride carbonica.

L’agricoltura è un’attività molto complessa, caratterizzata da un’estrema volatilità per il clima, il mercato, la logistica, le politiche. Dunque la parola chiave diventa la resilienza, cioè l’adattamento.

Fonti: WASDE, Food Navigator, Eat Forum, Rabobank


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Il mondo piccolo, ovvero malattie animali, proteine e mercati
27 Maggio 2019

La peste suina africana in Cina ha colpito duro. Rabobank stima che le perdite nel 2019 saranno circa un terzo della produzione suinicola, cioè 150-200 milioni di maiali: un numero equivalente alla produzione europea e più grande di tutta quella USA.

L’epidemia

In alcune aree della Cina, l’epidemia ha colpito oltre la metà degli allevamenti e, fatto molto grave, si è estesa al Vietnam dove si stimano perdite di circa il 10% della produzione ed alla Cambogia, con la temibile prospettiva di una ulteriore espansione ai Paesi vicini. Anche se l’epidemia venisse circoscritta subito, fatto improbabile, bisognerebbe contare dai 3 ai 5 anni per riportare al produzione ai livelli normali, con ripercussioni su tutto il mercato mondiale, come evidenzia il repentino, generale aumento nelle quotazioni suinicole.

Fonti proteiche alternative

Nel frattempo occorrerà comunque trovare in fretta sui mercati internazionali altre fonti proteiche come quelle apportate da carni avicole, bovine, ovine, pesce, ma anche dalla soia, per colmare il deficit alimentare della carne suina stimata in 10 milioni di tonnellate. Fra le carni, il ciclo produttivo più veloce è quello avicolo e non è un caso se i consumi di carne avicola nel 2019 in Cina sono già cresciuti del 9%, con un aumento del 32% nelle importazioni, soprattutto dal Brasile.

La soia

Un discorso a parte,e più complesso, merita il quadro per la soia, che entra in modo significativo nei mangimi animali. Le scorte mondiali sono elevate e ci sono ottime previsioni per la produzione di quest’anno. La Cina ha in atto i dazi sulle importazioni dagli USA a seguito della guerra commerciale, per cui ha aumentato gli approvvigionamenti di soia dal Brasile, ma con le decimazioni dovute alla peste suina africana, la domanda di soia per i mangimi è in calo e resterà tale per l’annata 2019-20. I produttori USA hanno comunque trovato subito un facile sbocco sul mercato UE.

Intanto, a metà aprile l’International Grains Council ha riportato quotazioni della soia in ribasso del 21% rispetto ad un anno fa, il che lascia prevedere un aumento nella produzione di proteine animali, epidemie permettendo.

Il mondo piccolo, non è più quello circoscritto all’ansa del grande fiume descritto da Guareschi. È sempre più il mondo intero, al di là di muri e barriere, e queste vicende lo dimostrano.

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Fonte: Poultry World

UE: continua la domanda di Soia
23 Aprile 2019

La produzione mondiale di Soia per la stagione 2018-19 è stimata al livello record di 360,6 Mio Tons. Si registra un leggero aumento rispetto alle stime precedenti, riflettendo il miglioramento climatico in Brasile, principale esportatore mondiale, in particolare nello stato Rio Grande do Sul. La produzione di Soia in Brasile per la stagione 2018-19 è attesa a 117 Mio Tons. Il livello produttivo è comunque inferiore (-4,1%) rispetto alla stagione precedente.

Export USA di Soia verso Cina -35% Gen-Feb 2019

L’export del Brasile è previsto a 79,5 Mio Tons (+4,4% dalla stagione precedente) e compensa solo parzialmente le minori esportazioni previste per gli Stati Uniti (-11,9%). I dati del primo bimestre 2019 relativi all’export statunitense evidenziano una diminuzione rispetto a Gennaio-Febbraio 2018, con la Cina (principale acquirente) che ha ridotto i propri acquisti del 35%.

Per l’Unione Europea, secondo importatore mondiale di Soia dopo la Cina, ci si attende, per la stagione in corso, un aumento dell’import di 8,3% rispetto alla stagione 2017-18. Nei mesi di Gennaio e Febbraio 2019 si registra una crescita di 1,4% con notevole riduzione dell’import da Brasile e Canada, più che bilanciata dalle importazioni provenienti dagli Stati Uniti (+147,7% rispetto a Gen-Feb 2018). Spagna e Italia sono i Paesi UE che hanno principalmente aumentato l’import dagli USA, rispettivamente: +63,9% e +73,7%.

TESEO.clal.it - Principali importatori di Soia
TESEO.clal.it – La Cina è il principale importatore di Soia, segue la UE-28
Import UE di Soia (mensile)
TESEO.clal.it – Nei primi due mesi del 2019 l’import UE di Soia è cresciuto del +1,4% e proviene quasi interamente dagli Stati Uniti
TESEO - Report Soia - Aprile 2019
TESEO - Report Soia - Aprile 2019
TESEO - Report Soia - Aprile 2019
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Fonte: USDA, ISTAT, IHS

Cina: la via del latte, fra potere e modernità
2 Aprile 2019

La Cina ha un’insaziabile sete di latte.

Fino al XIX secolo questo prodotto era generalmente percepito come una bevanda apportata dai barbari invasori, cioè da quegli stranieri che avevano introdotto le vacche nei territori costieri conquistati durante la cosiddetta guerra dell’oppio. Lo consumavano, peraltro fermentato, solo alcuni gruppi etnici come ad esempio le popolazioni mongole, mentre il 95% della popolazione ne era intollerante. Durante l’epoca di Mao, si contavano in Cina appena 120 mila vacche e l’uso del latte era limitato solo alle persone più deboli, bimbi ed anziani od ai quadri superiori.

Negli anni 80 il latte in polvere apparse nei negozi cinesi come simbolo che proiettava il Paese verso il futuro

Tutto cambiò nel post maoismo: negli anni ’80 cominciò ad apparire nei negozi il latte in polvere il cui consumo venne percepito come una sorta di riscatto dalle umiliazioni del passato ed il simbolo dell’alimento che proiettava il Paese verso il futuro. In più, la progressiva urbanizzazione portava a sostituire una dieta tradizionalmente basata su prodotti vegetali con i prodotti animali in cui la carne, il latte, ma anche gli zuccheri, erano espressione di maggiore prominenza rispetto alla vita rurale. A questo ha contribuito poi lo stravolgimento nelle distribuzione alimentare e dunque la diffusione dei supermercati e la catena del freddo. Oggi la Cina ha circa 13 milioni di vacche, è il terzo Paese produttore al mondo ed il consumo pro capite è arrivato a 30 litri all’anno.

CLAL.it - Negli ultimi 10 anni la Cina ha aumentato di 7 volte le importazioni di Latte per l'Infanzia.

Il potere centrale, abbracciando l’economia di mercato, ha sposato la promessa capitalista di aumentare e diffondere il livello di benessere materiale. Il fatto di avere accesso in ogni parte del Paese al consumo dei prodotti animali, in primo luogo il latte, è uno dei segni tangibili del successo di questa scelta di modello economico centralizzato e capitalista.

Triplicare il consumo di latte e derivati nella dieta dei cinesi, tra gli obiettivi del tredicesimo piano quinquennale

Non sorprende dunque se nel tredicesimo piano quinquennale del partito al potere è indicato l’obiettivo di triplicare il consumo di latte e derivati nella dieta della popolazione cinese, che è pari ad 1,4 miliardi di abitanti, attraverso la conversione dei piccoli allevamenti in grandi fattorie industriali per fare della Cina il “paese del latte”, con uno stravolgimento non solo economico, ma anche sociale ed ambientale.

Per rispondere alla necessità delle imponenti infrastrutture e risorse ambientali, il Paese ha realizzato anche grandi acquisizioni di terreni ed unità produttive all’estero, oltre che accresciuto le importazioni di latte ma anche di materie prime per la nutrizione animale. La Cina già importa, ad esempio, quasi il 60% della soia commercializzata a livello mondiale.

Tutto questo sviluppo produttivo comporta però delle inevitabili ricadute: se i consumi lattieri si incrementeranno come previsto, le emissioni animali di gas in atmosfera aumenteranno del 35% e la Cina avrà bisogno di espandere del 32% le terre coltivabili. Se poi tutto questo latte dovesse essere importato, occorrerebbe la superficie di due Paesi come l’Irlanda.

Dunque questa via cinese del latte avrà delle ricadute a livello globale. Già questo è apparso nella fluttuazione dei prezzi mondiali di latte e derivati, ma diventerà ancor più evidente per l’impatto sull’ambiente. La Cina, con tutte le sue strade, diventa sempre più vicina e, in un certo senso, anche inquietante.

La Cina importa il 58% della soia commercializzata a livello mondiale.
TESEO.clal.it – La Cina importa il 58% della soia commercializzata a livello mondiale.

Fonte: The Guardian

Import di Soia USA nella UE: prosegue il boom
22 Marzo 2019

La produzione mondiale di Soia per la stagione 2018-19 è stimata al livello record di 360,1 Mio Tons. Si registra una leggera flessione (-0,3%) rispetto alle stime formulate il mese scorso, riflettendo un calo produttivo di 0,5 Mio Tons atteso in Brasile, considerato il clima secco e le minori rese negli Stati del Minas Gerais, Mato Grosso do Sul e Goias.

Il raccolto statunitense di Soia è previsto a 123,7 Mio Tons. La produzione di biodiesel ottenuto dall’olio di Soia è aumentata notevolmente nel primo trimestre della campagna.

TESEO.clal.it - Produzioni, Consumi, Stock finali di Soia nel mondo
TESEO.clal.it – Produzioni, Consumi, Stock finali di Soia nel mondo

Le esportazioni statunitensi di Soia sono rivolte principalmente all’Unione Europa e alla Cina. Con l’entrata in vigore dei dazi cinesi a Luglio 2018, le esportazioni statunitensi di Soia verso la Cina hanno subito una battuta d’arresto e nel 2018 si sono attestate a 8,3 Mio Tons (-69% rispetto al 2017).

L’accordo tra Juncker e Trump di Luglio 2018 ha favorito l’export statunitense di Soia verso l’Unione Europea: +61% nel 2018 rispetto al 2017, per una quantità pari a 7,7 Mio Tons (il 51% dell’import totale europeo di Soia). Paesi Bassi e Spagna sono i principali acquirenti europei. Anche l’Italia ha aumentato notevolmente gli acquisti di Soia dagli USA, per un totale di 663.100 Tons. Il Brasile è il secondo fornitore di Soia dell’UE, che nel 2018 ha importato 5,4 Mio Tons (+7% rispetto al 2017).

Import UE di Soia da Stati Uniti 1,25Mio Tons Gennaio 2019

I primi dati del 2019, relativi al mese di Gennaio, confermano il boom delle importazioni europee di Soia dagli USA: 1,25 Mio Tons, +184% rispetto a Gennaio 2018, ad un prezzo medio CIF di 321,30 €/ton.

TESEO.clal.it - Importazioni europee di Soia
TESEO.clal.it – Importazioni europee di Soia
 TESEO.clal.it - Esportazioni degli Stati Uniti di Soia
TESEO.clal.it – Esportazioni degli Stati Uniti di Soia
TESEO – Report Soia – Marzo 2019
TESEO - Report Soia - Marzo 2019
TESEO – Report Soia – Marzo 2019
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Fonte: USDA, ISTAT, IHS

Argentina: l’export di Mais accelera grazie alla produzione [Mais e Soia – n°1/2019]
22 Febbraio 2019

La produzione globale di Mais per la stagione 2018-19 è stimata a 1099.61 Mio Tons, invariata rispetto alle stime di Dicembre 2018, infatti la diminuzione attesa negli Stati Uniti (-1.4%) è compensata da maggiori raccolti in Cina (+0.5%), UE-28 (+0.5%) e Argentina (+8.2%), dove le abbondanti piogge degli ultimi due mesi hanno favorito l’incremento delle rese.

La produzione mondiale di Soia è attesa a 360.99 Mio Tons, -2.2% rispetto alle previsioni precedenti, riflettendo riduzioni dei raccolti nei tre principali Produttori di Soia: USA (-1.2%), Brasile (-4.1%) e Argentina (-0.9%), in cui le maggiori rese non bilanciano la diminuzione delle aree coltivate.

Si prevede un calo della resa dei terreni degli Stati Uniti, e la produzione di Mais e Soia dovrebbe diminuire più dei consumi, pertanto gli stock finali sono previsti a -2.6% per il Mais e -4.7% per la Soia. Si rileva una riduzione del Mais utilizzato per l’etanolo.

Argentina +38% export di Mais (outlook 2018-19 rispetto alla stagione precedente)

Sul lato dell’export di Mais, per la stagione 2018-19 si attendono livelli record per l’Argentina (29 Mio Tons, +38%) e per l’Ucraina (28.5 Mio Tons, +58%). L’export complessivo è atteso in aumento del +14.4% rispetto alla stagione precedente. L’export di Soia è previsto leggermente superiore (+0.9%), con maggiori esportazioni per Brasile ed Argentina, che bilanciano il calo degli Stati Uniti (-11.9% rispetto alla stagione 2017-18).

Le previsioni sugli stock finali globali di Soia sono state riviste al ribasso, riflettendo le revisioni dei balance sheet storici di Argentina e Brasile, tuttavia il livello resta alto (106.72 Mio Tons).

Fonte: USDA

TESEO.clal.it – L’export mondiale di Mais nella stagione 2018-19 è previsto in forte aumento (+14.4%)

Focus Italia:

Nel periodo Gennaio – Novembre 2018 le importazioni Italiane di Mais sono in aumento (+3.4%), per un volume totale di oltre 5 milioni di tonnellate. Le importazioni Italiane di Soia hanno superato 1.4 milion di Tons, +15.4% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Italia – Import di Mais e Soia: principali fornitori

In Gennaio 2019 il costo dell’alimento simulato (modello teorico di alimento composto per il 70% da Mais e per il 30% da Soia) è aumentato rispetto a Dicembre 2018 (+0.52%). La prima metà di Febbraio mostra invece una diminuzione del 1.58%.

L’indicatore Milk:Feed Radio di Gennaio registra ancora un aumento: con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1 kg di latte si possono ottenere 1,67 kg di Alimento Simulato.

Italia – Alimento simulato e Latte alla stalla in Lombardia
Mais & Soia - Febbraio 2019: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
CLAL Slideshow - Mais e Soia - FEB19
Mais & Soia - Febbraio 2019: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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Sussidi agli agricoltori USA colpiti dalle guerre commerciali
12 Febbraio 2019

Gli USA hanno deciso uno stanziamento di 12 miliardi di dollari per compensare gli agricoltori colpiti dalla conseguenza dei dazi relativi alla cosiddetta guerra commerciale con paesi terzi, in primo luogo Cina, Messico e Canada.

La prima risposta di questi paesi è stata quella di limitare l’import di prodotti agricoli USA, con pesanti ricadute sul mercato alla produzione. Le tensioni con la Cina hanno ad esempio colpito pesantemente le esportazioni USA di soia, meccanica agricola ed altri prodotti, mentre le misure penalizzanti l’export di acciaio ed alluminio da Canada e Messico si sono ripercosse sull’export USA di prodotti quali latte e carne suina.

Questa compensazione per danni derivanti da misure commerciali rappresenta una novità nella politica agricola statunitense, dato che gli agricoltori nel dopoguerra sono stati indirizzati alla competizione sul libero mercato. Oltre a sussidi per le diverse commodity, è previsto anche un ammasso per prodotti quali mele, arance e carne suina da distribuire agli indigenti.

Le misure commerciali non sembrano sufficienti a compensare appieno le perdite di mercato dei produttori

Tutte queste misure non sembrano però sufficienti a compensare appieno le perdite di mercato dei produttori. Ad esempio il settore lattiero-caseario lamenta per la seconda metà del 2018 una perdita di 1,5 miliardi di dollari a fronte di sussidi per 127 milioni di dollari.

Per altri settori, come ad esempio soia e cereali, i sussidi sono più generosi. Tuttavia, appaiono le distorsioni tipiche del regime dei sussidi: alterazione della concorrenza, lungaggini. Emerge poi che l’intervento pubblico sui mercati può portare a situazioni indesiderate, come hanno dimostrato gli interventi pubblici adottati nel passato anche negli USA. Però, l’uso di misure compensatorie contro le volatilità dovute a fattori economici od ambientali, è diverso rispetto alle misure difensive come parziale correzione delle ricadute negative a causa delle guerre commerciali.

Pertanto, più che agli effetti, occorrerebbe riflettere alle origini dei fattori che influenzano il mercato, che adesso è una realtà globale.

Fonte: eDairyNews

TESEO.clal.it – Per la stagione 2018-19 si prevede che gli USA esporteranno 51 Mio T di Soia (-11,9% rispetto alla stagione precedente)

Ricerca e attenzione ai cambiamenti climatici nel futuro di Assalzoo [intervista]
24 Gennaio 2019

È un settore cruciale per l’agricoltura, una cerniera fra zootecnia e industria. La mangimistica oggi ha di fronte molteplici sfide, dai cambiamenti climatici alla sostenibilità, dalla sicurezza alimentare alla qualità igienico-sanitaria. Ne abbiamo parlato con Marcello Veronesi, presidente di Assalzoo, l’associazione di rappresentanza delle industrie mangimistiche, aderente a Confindustria.

Marcello Veronesi – Presidente Assalzoo

I cambiamenti climatici influiscono sempre di più sulla produzione dei mangimi. Quali soluzioni si devono adottare in campo e nella fase di trasformazione e quanto incide sui costi?

I cambiamenti climatici rappresentano un’incognita con cui il settore agricolo deve confrontarsi ad ogni annata. Un settore come il nostro, fortemente dipendente dalla produzione di cereali e semi oleosi risente in modo importante di quelli che possono essere gli effetti dei cambiamenti climatici sulla produzione, esponendolo così alla volatilità dei prezzi.

Se penso all’andamento meteoclimatico degli ultimi anni in Italia è evidente che l’agricoltore è esposto ad una incertezza e ad un rischio costante. Risulta fondamentale l’applicazione delle buone pratiche agricole, ma occorre anche mettere a disposizione dei nostri agricoltori gli strumenti per far fronte alle nuove sfide imposte dai cambiamenti climatici: fitosanitari, capacità di irrigazione e soprattutto sementi sviluppate per far fronte a problematiche specifiche del nostro territorio. Attualmente la grossa problematica che stiamo vivendo è legata alla disponibilità e alla qualità del mais, le semine sono in calo ed è più che comprensibile considerate le difficoltà cui l’agricoltore deve far fronte per gestire il fenomeno micotossine.

Occorre mettere a disposizione dei nostri agricoltori gli strumenti per affrontare le nuove sfide imposte dai cambiamenti climatici

Non è così immediato quantificare i costi, occorrerebbe fare una analisi distinta per tipologie di problemi. A titolo di esempio l’Italia, un tempo autosufficiente per il mais, lo scorso anno ha importato un quantitativo di mais per un controvalore di circa 1 miliardo di euro. Un valore che come “Sistema Italia” preferiremmo remunerasse i nostri agricoltori.

L’assenza di accordi internazionali o il rischio di dazi che riflessi avrà sulle commodity?

L’Italia è un paese fortemente deficitario. Il comparto food-feed importa oltre il 50% del suo fabbisogno, pertanto l’approvvigionamento dall’Europa o da Paesi Terzi è di importanza strategica, se non addirittura vitale. Per noi il mercato unico a livello europeo e gli accordi commerciali di libero scambio sono fondamentali. Mettere in discussione gli accordi determinerebbe barriere tariffarie che, aumentando il costo delle materie prime, costituirebbe un handicap dal punto di vista della competitività delle nostre produzioni.

Il mercato unico europeo e gli accordi di libero scambio sono fondamentali

Ancor più subdole le cosiddette barriere non tariffarie che di fatto possono avere ricadute molto pesanti sino alla mancata disponibilità del prodotto. Un paio di esempi su tutti: la presenza di residui di fitosanitari superiori ai limiti imposti dalla UE e la presenza di eventi GM non ancora autorizzati in Europa, ma coltivati in altre parti del mondo, comportano il rischio di bloccare l’importazione da interi Stati o continenti. Su quest’ultimo punto la situazione potrebbe divenire ancor più difficile alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea secondo cui i prodotti ottenuti con le New Breeding Techniques (NBT) dovranno seguire il medesimo processo autorizzativo degli OGM, a differenza di quanto sta avvenendo in altri Stati.

Inutile e controproducente demonizzare alcuni accordi internazionali perché non tutelano il 100% di prodotti nazionali: guardiamo, piuttosto, all’aspetto positivo ossia che tutelano una parte importante del nostro Made in Italy.

Quali saranno le linee guida del suo mandato? Quali sono le prospettive di Assalzoo?

Sto strutturando il mio mandato per ridare la giusta centralità e dignità al nostro settore. Un settore che è legato a doppia mandata al nostro comparto agricolo e che rappresenta un partner fondamentale per raggiungere la competitività del settore zootecnico.

Le parole d’ordine della mangimistica di domani sono: sostenibilità, sicurezza e visione comune.

Occorre ridurre al minimo le distorsioni di mercato e garantire la sicurezza alimentare lavorando sul nostro tessuto imprenditoriale, per coinvolgerlo e sensibilizzarlo a guidare l’innovazione che ci permetterà di garantire anche produzioni più sostenibili. Un lavoro di squadra lungo tutta la filiera per salvaguardare e proteggere i nostri prodotti alimentari.

Cosa ritiene prioritario nella discussione della Pac 2021-2027? Quali sono le richieste di Assalzoo?

In vista della discussione della nuova PAC, Assalzoo auspica che il governo italiano garantisca una costante presenza ai tavoli di trattativa a Bruxelles. Considerata l’importanza strategica del settore agricolo è fondamentale che il bilancio destinato alla PAC non subisca ulteriori tagli.

Assalzoo ritiene che occorrerebbe agire su 4 punti:

  1. rivedere il sistema di aiuti all’agricoltore per fare fronte agli oneri aggiuntivi richiesti dall’UE sul rispetto di parametri sempre più severi in termini di sicurezza alimentare, qualità igienico-sanitaria, benessere animale, condizionalità ambientale, lavoro, ecc. Parametri che rischiano di creare seri problemi di competitività rispetto ai Paesi terzi. In questo caso è certamente utile ipotizzare forme di aiuto accoppiato alla reale produzione e specificamente mirate al perseguimento degli adempimenti richiesti;
  2. prevedere misure di gestione del rischio, con l’introduzione di sistemi di assicurazione per proteggere il reddito;
  3. promuovere un programma coordinato di ricerca in agricoltura; fondamentale, accanto ai Big Data, all’Agricoltura di Precisione, è l’utilizzo delle nuove biotecnologie, ampiamente accessibili anche ai centri di ricerca pubblica, per migliorare le produzioni, garantendo la loro sostenibilità economica e ambientale, nonché la tutela della specificità di molte produzioni tradizionali tipiche;
  4. favorire una forte semplificazione per l’accesso alle misure della Pac oggi eccessivamente complessa, burocratizzata e costosa, con tempi incerti dei pagamenti e con oneri che spesso superano i benefici.

Marcello Veronesi – Presidente Assalzoo

Si sta diffondendo in Pianura Padana l’alimentazione a secco per la produzione di latte fieno? Quale sviluppo prevede e quali altri cambiamenti investiranno la zootecnia da latte nei prossimi anni?

La definizione latte di solo fieno è delle produzioni dell’Alto Adige, mentre a livello nazionale per latte e fieno intendiamo un’alimentazione a secco costituita da fieni e mangimi composti, senza utilizzo di insilati.

Il loro crescente utilizzo a scapito dell’insilato è funzionale all’obiettivo principale dei nostri allevatori: la qualità del latte. La maggior parte del latte prodotto in Italia è destinato a produzione casearie di eccellenza Parmigiano Reggiano, Grana Padano ma anche Gorgonzola, Taleggio, Provolone, Asiago e molti altri.

La diffusione dell’alimentazione a secco dipende da diversi fattori che nelle diverse tipologie aziendali indirizzano verso questa scelta.

L’alimentazione a secco presenta vantaggi tecnologici ed economici:

  • da un punto di vista nutrizionale è più costante e rispetta maggiormente le esigenze fisiologiche della vacca;
  • favorisce le tradizionali attitudini casearie del latte (non è un caso che nella produzione del Parmigiano Reggiano gli insilati siano proibiti) e permette di ottenere prodotti migliori dal punto di vista organolettico;
  • semplifica moltissimo l’organizzazione aziendale e di conseguenza riduce i costi di produzione;
  • permette in molte realtà di liberare parte del terreno destinato alla produzione degli insilati destinandolo a colture più remunerative.

Che risposta sta dando Assalzoo (e la sua azienda) al tema della sostenibilità?

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, per ora Assalzoo ha puntato molto su conoscenza e formazione: il nostro Comitato Scientifico per l’Innovazione ha collaborato con l’Associazione scientifica per le Produzioni Animali (ASPA) raggiugendo la pubblicazione di due testi sulla sostenibilità ambientale e l’allevamento. Una importante raccolta di principi ed analisi delle singole filiere sulla base di dati italiani.

Per troppo tempo si è parlato di sostenibilità, di impronta ambientale senza avere una metodologia di calcolo condivisa ed univoca, lasciando troppo spazio a strumentalizzazioni. Assalzoo ha lavorare a livello europeo con FEFAC, la nostra Federazione europea, raggiungendo l’approvazione, da parte della Commissione europea, del cosiddetto PEFCR ossia i Criteri per la valutazione di impatto ambientale di prodotto, che, finalmente, stabiliscono regole uniche, condivise e riconosciute dalle autorità. Adesso vi sono i presupposti per passare ad una fase più operativa.

Il settore mangimistico e la Sostenibilità

Ritengo importante sottolineare che il settore mangimistico è da anni, fin dalla sua nascita, impegnato a valorizzare i sottoprodotti dell’industria alimentare, si pensi, ad esempio, al legame con il settore molitorio, siamo un settore che ha precorso il concetto di economia circolare. Senza dimenticare l’impegno profuso dall’industria mangimistica per studiare formule bilanciate e specifiche sempre più performanti che hanno permesso di migliorare notevolmente gli indici di conversione e la produzione di latte rendendo gli allevamenti più sostenibili e riducendone l’impatto ambientale.

Brasile, il meteo rafforza l’offerta di Soia [Mais e Soia – n°12/2018]
21 Dicembre 2018

La produzione mondiale di Mais è prevista, per la stagione 2018-19, a 1.099,9 Mio Tons, +0,1% rispetto alle stime di Novembre, riflettendo maggiori raccolti attesi in Ucraina (con una produzione record di 35 Mio Tons) e Unione Europea, in particolare in Romania.

Negli Stati Uniti i dati più recenti sulla produzione di etanolo evidenziano una diminuzione, pertanto si prevede un minor impiego del Mais. A fronte di produzione ed export invariati, si attende una crescita degli stock finali (45,2 Mio Tons) rispetto alle previsioni precedenti.

La produzione globale di Soia è prevista a 369,2 Mio Tons, in aumento di +0,5% rispetto alle stime di Novembre 2018. L’incremento è dovuto soprattutto ad una maggiore produzione attesa in Brasile, secondo Paese Produttore: +1,2% rispetto alle previsioni del mese scorso e +1,4% rispetto alla stagione precedente, grazie a condizioni climatiche favorevoli nella Regione Centro-Ovest.

Brasile
+6.3% export di Soia (outlook 2018-19 rispetto alla stagione precedente)

L’offerta competitiva del Brasile determina un aumento delle esportazioni di Soia: +5,2% rispetto alle stime precedenti, +6,3% rispetto alla stagione 2017-18. Diminuiscono, di conseguenza, le esportazioni di Argentina, Canada e Paraguay, che aumentano il proprio livello di stock.

I magazzini finali USA sono confermati al livello record di 26 Mio Tons, date le stime invariate per produzione e export di Soia degli Stati Uniti.

WORLD | Principali Esportatori di Soia – Trend annuale

Fonte: USDA

Focus Italia:

Nel periodo Gennaio – Settembre 2018 le importazioni Italiane di Mais sono in aumento (+4%), per un volume totale di circa 3.9 milioni di tonnellate. Le importazioni Italiane di Soia si attestano hanno superato 1 milione di Tons, +7.6% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Italia | Import di Mais e Soia

In Novembre 2018 il costo dell’alimento simulato (modello teorico di alimento composto per il 70% da Mais e per il 30% da Soia) è diminuito rispetto a Ottobre 2018 (-0.84%). La prima metà di Dicembre mostra invece un incremento dello 0,6%.

L’indicatore Milk:Feed Radio di Novembre registra un aumento: con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1 kg di latte si possono ottenere 1,58 kg di Alimento Simulato.

TESEO – Alimento Simulato

Mais & Soia - Dicembre 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
Mais & Soia - Dicembre 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
Mais & Soia - Dicembre 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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