Fertilizzanti: il calo dei prezzi stimola il trade
9 Maggio 2024

Di: Elisa Donegatti, Ester Venturelli

Nel 2022, l’UE ha prodotto 54,4 milioni di tonnellate di fertilizzanti, in calo del -7% rispetto al 2021, a causa del costo elevato del Gas Naturale. Secondo le stime di Eurostat, nel 2023 la produzione sarebbe diminuita di un ulteriore -3,4%. I principali produttori sono Francia e Germania, seguiti dalla Polonia. L’export dell’UE nel 2022 e nel 2023 è stato stabile con 12,4 milioni di tonnellate, mentre l’import è stato di 17,6 milioni di tonnellate nel 2022 e 16,3 nel 2023. 

Nel 2024, sia l’import che l’export dell’UE di fertilizzanti sono in aumento, probabilmente stimolati dai prezzi in diminuzione.

L’import UE è cresciuto complessivamente del +10% raggiungendo un totale di 3,4 milioni di tonnellate. Si è registrato un calo degli acquisti dei concimi azotati, di cui il principale è l’Urea (importata ad un prezzo medio unitario di 347€/ton), più che compensato da aumenti sia per i concimi potassici, principalmente Cloruro di Potassio (364€/Ton), che misti. Il principale Paese fornitore è la Russia, con 969 mila tonnellate tra Gennaio e Febbraio 2024, più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2023. Importanti quantità vengono fornite anche da Paesi del Nord Africa, quali Egitto, Marocco e Algeria, che in parte producono e in parte rivendono fertilizzanti Russi.

L’export UE registra un aumento del +7,4%, arrivando a 2 milioni di tonnellate nel primo bimestre, con quantità in crescita per i concimi azotati e misti, mentre calano i concimi potassici. Le destinazioni sono varie e le principali sono USA, Ucraina e Regno Unito. 

In particolare, la domanda USA di concimi è in crescita (+20,7% Gennaio-Marzo 2024) e, confrontando i primi tre mesi degli ultimi anni, ha raggiunto quantità record non solo dall’UE, ma anche da altri importanti fornitori come il Canada, la Russia e l’Arabia Saudita.

Nuove tensioni per energia e fertilizzanti
18 Ottobre 2023

Di: Alberto Lancellotti, Ester Venturelli e Elisa Donegatti

Nuove tensioni stanno caratterizzando i mercati energetici internazionali. Questo si traduce in aumenti nei costi associati a Petrolio, Gas Naturale e Fertilizzanti.

Il prezzo del Petrolio Brent in Europa aveva adottato una tendenza in crescita già a fine giugno, dovuta alla decisione di Arabia Saudita e Russia di ridurre le quantità estratte di petrolio fino a fine anno. Nonostante questo, a fine settembre le quotazioni avevano registrato un rallentamento, interrotto poi dell’escalation delle tensioni in Israele che ha determinato una nuova ripresa dei prezzi. 

Infatti, ci sono preoccupazioni associate alla disponibilità di petrolio nei mercati nel caso in cui i Paesi Arabi decidessero di entrare attivamente nel conflitto. Lo stato che preoccupa maggiormente è l’Iran, il più coinvolto politicamente nella questione sino-palestinese e produttore di circa 3 milioni di barili al giorno.

Le tensioni in Medio Oriente hanno un impatto anche sul mercato del Gas Naturale. Infatti, Israele controlla il pozzo di Tamar, che è stato chiuso a causa del conflitto in atto. Parte del Gas estratto viene abitualmente esportato in Egitto che a sua volta esporta Gas in Unione Europea. L’interruzione di questa fornitura potrebbe avere, quindi, un impatto negativo sulla disponibilità in UE causando un rialzo dei prezzi. A questo si aggiungono altri fattori che inaspriscono le tensioni internazionali sul mercato del Gas Naturale, quali la chiusura di un gasdotto tra la Finlandia e l’Estonia, che necessita riparazioni e rimarrà inattivo per diversi mesi, e gli scioperi dei lavoratori degli impianti di gas naturale liquefatto della Chevron Corp in Australia.

Una certa attenzione va anche posta al settore dei Fertilizzanti. Oltre alle problematiche derivanti dal mercato del Gas Naturale, principale materia prima utilizzata nella produzione, si aggiunge anche il fatto che Israele è un importante esportatore di Potassio. Tuttavia, la domanda di Fertilizzanti è ancora piuttosto debole rispetto al passato, raffreddata in parte dai prezzi che si mantengono elevati. Per questo motivo, gli analisti non si aspettano che i prezzi dei fertilizzanti subiscano aumenti particolarmente significativi nei prossimi mesi.

Infine, le dinamiche dei mercati energetici potrebbero indirettamente influenzare i mercati dei Cereali e dei Semi Oleosi. Infatti, i prezzi elevati dei carburanti fossili incentivano la produzione di bioetanolo e biodiesel. Questo si traduce in un aumento della domanda di Mais e Soia. 

Fertilizzanti: vicini ad un equilibrio?
11 Maggio 2023

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

CLAL.Teseo.it – Andamento dei prezzi dei Fertilizzanti

I prezzi dei Fertilizzanti si sono ridimensionati molto dai picchi raggiunti tra Aprile e Ottobre del 2022. In base alla CCIAA di Torino, l’Urea è il prodotto che ha visto la variazione maggiore arrivando a 440€/Ton da un picco che aveva un valore tre volte superiore (1107€/Ton), ma anche gli altri prodotti hanno registrato riduzioni significative tra il 30% e il 50%. Questo ha permesso alla domanda Europea di riprendersi, anche se rimane più debole rispetto agli anni precedenti al 2021, quando i prezzi erano più bassi. 

Il calo dei prezzi è strettamente legato, oltre alla domanda debole, anche ad una diminuzione dei costi energetici ed, in particolare del Gas Naturale le cui quotazioni ora sono le più basse da Gennaio 2021. Per questo motivo, le aziende produttrici Europee hanno potuto incrementare nuovamente le produzioni, anche se non hanno ancora raggiunto un’operatività del 100% degli impianti. 

Bisogna comunque considerare che sia i prezzi del Gas Naturale sia quelli dei Fertilizzanti sono ancora a livelli decisamente superiori rispetto allo storico. Inoltre, le ultime quotazioni del Gas Naturale stanno registrando una diminuzione molto più graduale rispetto ai mesi scorsi. Ciò fa supporre il raggiungimento di un certo equilibrio tra domanda e offerta. Questa dinamica si riflette sui Fertilizzanti, le cui ultime quotazioni hanno mostrato maggiore stabilità.

CLAL.Teseo.it – Andamento del prezzo del Gas Naturale

Fertilizzanti: non solo questione di Azoto, Fosforo, Potassio
31 Marzo 2023

Quando gli alimenti vengono messi sulla tavola, portano con sé le sostanze nutritive che hanno assorbito dal terreno dove però debbono essere reintegrate. Per questo sono necessari i fertilizzanti in modo che il ciclo continui. Nel tempo, sono state sviluppate le diverse tecniche agronomiche che hanno lo scopo di assicurare il mantenimento della fertilità del terreno ed il suo ripristino.

L’uomo già tra i 6.000 ed il 2.400 a.C. ha individuato l’importanza dell’uso di fertilizzanti, come il letame, per nutrire le colture. Quando l’agricoltura divenne più intensiva e su larga scala, gli agricoltori iniziarono a sperimentare diversi tipi di fertilizzanti chimici, oggi usati a livello mondiale. Resta però il problema della loro reperibilità, dato che le fonti minerali non sono distribuite uniformemente nel mondo e, soprattutto, sono limitate.

I fertilizzanti hanno permesso di più che raddoppiare le rese dei terreni

Negli ultimi decenni, gli agricoltori sono riusciti a più che raddoppiare la produzione agricola grazie ai nutrienti vitali apportati dai fertilizzanti e questo dovrà continuare, per poter nutrire una popolazione che nel 2050 dovrebbe raggiungere i dieci miliardi.

L’azoto, il fosforo e il potassio (NPK) sono i tre macronutrienti primari dei fertilizzanti. Ognuno di essi svolge un ruolo fondamentale nella nutrizione delle piante e nella promozione della crescita delle colture con rese più elevate. L’Azoto è necessario per la formazione delle proteine, assicura che l’energia sia disponibile quando e dove è necessaria per massimizzare e regolare l’assorbimento di acqua e nutrienti: il Fosforo è vitale per la fotosintesi, permettendo alle piante di convertire l’energia solare in cibo: il Potassio è essenziale per ottenere colture di alta qualità, aiuta a regolare la pressione dell’acqua nelle cellule e rafforza i fusti delle piante per renderle più resistenti alla siccità, alle inondazioni ed agli sbalzi termici.

Se le colture sono carenti di macronutrienti NPK, diventano vulnerabili a vari stress causati da condizioni climatiche, parassiti e malattie. Pertanto, è fondamentale mantenere un equilibrio di tutti e tre i macronutrienti per la produzione di colture sane e ad alto rendimento.

Le differenze dei terreni rendono i Paesi interdipendenti

Ci sono svariati  fattori che influenzano la fertilità del suolo, ma il terreno coltivabile deve avere innanzitutto un corretto equilibrio di tutti e tre i macronutrienti per sostenere colture sane e ad alto rendimento. Di conseguenza, i terreni coltivabili di tutto il mondo variano in base alla quantità ed al tipo di fertilizzante di cui hanno bisogno. Questo rende interdipendenti i vari Paesi, che insieme concorrono ad un sistema alimentare sempre più globale. All’aumento produttivo consegue la sempre maggiore richiesta di fertilizzanti chimici e dunque la ricerca di nuovi giacimenti, che comunque non sono infiniti. Ad esempio, il Brasile è uno dei maggiori esportatori di prodotti agricoli al mondo, ma il Paese è vulnerabile in quanto dipende dall’importazione di oltre il 95% del suo potassio per sostenere la crescita delle colture.

Il bacino dell’Amazzonia contiene la seconda riserva mondiale di potassio ed avrebbe il potenziale di soddisfare le esigenze agricole brasiliane per le prossime generazioni e dunque garantire l’esportazione di quelle materie prime agricole di cui l’Europa ed il mondo hanno tanto bisogno.

Però l’interrogativo diventa inquietante: e dopo che le fonti naturali saranno esaurite?

Fonte: Visual Capitalist

Contrastare i cambiamenti climatici con l’agricoltura rigenerativa
12 Agosto 2019

L’impatto ecologico delle attività produttive è aumentato rapidamente, ma non la biocapacità

Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, l’impatto ecologico delle attività produttive sull’ambiente dei Paesi UE è aumentato rapidamente negli anni ’60 e ’70, rimanendo poi relativamente costante a partire dal 1980. Invece, la capacità degli ecosistemi di assorbire le emissioni ed i materiali di scarto generati da tali attività, cioè la biocapacità, è rimasta inalterata. Quindi si è determinata una crescente impronta ecologica (ecological footprint) che, abbinata alla insufficiente biocapacità, determina un deficit con effetti negativi sull’ambiente, terreno, acqua, aria e conseguentemente sulla società.  

L’Europa non è la sola regione con questo problema, che si manifesta anche in America settentrionale e nell’Asia centrale e del Pacifico. Il settore agroalimentare è particolarmente sensibile a tale tematica, dato che è quello più colpito dai cambiamenti climatici, ma nel contempo contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas effetto serra (anidride carbonica, ossido di azoto, metano) che, secondo la FAO, rappresentano il 14,5% del totale.

Le prime azioni da compiere consistono in:

  • ridurre le emissioni gassose in atmosfera,
  • agire per un migliore utilizzo dei concimi,
  • usare pratiche agronomiche adeguate alla natura del terreno, del clima e delle coltivazioni,
  • gestire in modo oculato le acque di irrigazione.

Invece di migliorare le pratiche agronomiche tradizionali, innovandole per farle evolvere in funzione della meccanizzazione e delle nuove coltivazioni intensive, si è assistito negli ultimi 40 anni ad un loro abbandono con la conseguenza di un maggior impatto ambientale delle attività agricole ed una generale erosione dei terreni.

Agire per migliorare sia l’agricoltura convenzionale che quella biologica

L’introduzione di pratiche innovative di agricoltura rigenerativa può permettere di recuperare il potenziale ecologico dei suoli, raddoppiando la capacità del terreno di sequestrare anidride carbonica e questo può essere misurato e certificato come grado di salute del terreno, benessere animale, impatto sociale. Non si tratta però certo di introdurre un’altra certificazione, ma di agire per migliorare sia l’agricoltura convenzionale che quella biologica per dare modo al terreno di svolgere la sua naturale funzione di substrato vivente, ricco di sostanza organica, permeabile all’aria ed all’acqua, di allevare gli animali in modo appropriato e di usare le tecniche produttive in modo sostenibile.

Oltre alla ricerca, diventa importante l’indirizzo e l’impulso delle politiche agricole ed in primo luogo dalla nuova PAC per introdurre modelli che sostengano gli agricoltori che, operando in modo ecosostenibile, producono un generale beneficio per tutta la società.

Fonte: EEA, Rodale Institute

TESEO.clal.it – Italia: Impronta idrica della produzione, ovvero il volume di acqua attinto dalle risorse idriche nazionali per la produzione di beni o servizi.
Scopri di più sull’impronta idrica nelle mappe di TESEO!

USA: in crescita il prezzo dei concimi, condizionato dalla Cina
9 Ottobre 2018

I principali concimi fanno segnare una tendenza dei prezzi al rialzo. L’urea nella terza settimana di settembre era in aumento del 6% rispetto ad agosto, a 333 € per tonnellata.

Anche il prezzo degli altri maggiori concimi mostrava delle quotazioni tendenzialmente in crescita, con prezzi per tonnellata, rispettivamente, di 428 € per il fosfato biammonico; di 456 € per il fosfato monoammonico; di 314 € per il potassio; di 388 € per la formulazione 10-34-0; di 428 € per l’ammoniaca anidra; di 207 € per il nitrato ammonico al 28% di N; di 241 € a tonnellata per il nitrato ammonico al 32% di N.

Il prezzo mondiale dei concimi è condizionato dalla situazione in Cina

Il prezzo mondiale dei concimi è condizionato dalla situazione in Cina. Secondo Rabobank, la produzione cinese di fertilizzanti nel primo semestre 2018 è stata di 28,4 milioni di tonnellate, in diminuzione del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le produzioni di concimi azotati e fosfatici sono in calo rispettivamente del 7,5% e del 5,8%; in controtendenza con quelli potassici che hanno quantità in aumento del 2,9%.

-15%Export di concimi dalla Cina nel primo semestre 2018

I maggiori costi di produzione rendono meno competitivi i concimi di produzione cinese, le cui esportazioni sono in contrazione. Comunque, nel primo semestre 2018, la Cina ha esportato quasi 10 milioni di tonnellate di concimi, seppur in calo del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Negli USA, rispetto allo scorso anno, tutti i maggiori fertilizzanti hanno prezzi in aumento con variazioni che vanno dal 23% in più per urea ed ammoniaca anidra, al 15% per i fosfatici ed al 5% per i concimi potassici.

Fonte: The Progressive Farmer

Analizza l’andamento dei prezzi dei concimi in Italia su TESEO!

Mantenere la fertilità del terreno
12 Settembre 2018


-33%dei raccolti a causa della minore fertilità del suolo (stima per i prossimi 100 anni)

La perdita di fertilità del terreno rappresenta uno dei maggiori problemi che contribuiscono al fenomeno dei cambiamenti climatici in atto, in quanto viene ridotta la capacità di sequestrare il carbonio e di trattenere l’umidità. La conseguenza è una diminuzione nella capacità produttiva dell’agricoltura convenzionale, che si stima potrebbe portare ad una perdita di un terzo dei raccolti nel corso di un secolo, quando invece la crescita della popolazione richiede sempre più alimenti.

La fertilità del terreno, è rappresentata dai miliardi di batteri, il cosiddetto microbiota del suolo, che vivono intorno alle radici di ogni albero, arbusto od altra essenza vegetale e che si sono evoluti con le piante durante milioni di anni in un rapporto di reciproco interesse. E’ data anche da una intricata rete di interazioni che coinvolge un’enorme quantità di biomassa vivente, pari ad oltre oltre 3000 Kg/ha in un suolo agricolo. Pertanto, tutti i fattori che intervengono in questo complesso sistema possono alterarne l’equilibrio ecologico, con una perdita di fertilità e portando alla degradazione del suolo, problema del nostro tempo. Di conseguenza ogni pratica colturale dovrebbe essere orientata al mantenimento di questa fertilità.

In particolare andrebbero sempre adottati tre principi:

  • ridurre gli interventi fisici sul suolo, cioè le lavorazioni;
  • mantenere una copertura vegetale per impedire l’erosione e favorire l’apporto di sostanza organica;
  • applicare il principio della rotazione, interrompendo la tendenza a piantare ad esempio, mais su mais o riso su riso con sempre maggiori lavorazioni, concimazioni minerali, diserbi.

Bisogna ripensare all’apporto della concimazione organica, rivalutando la simbiosi fra allevamento animale e pratica colturale

Bisogna poi ripensare all’apporto della concimazione organica, rivalutando la simbiosi fra allevamento animale e pratica colturale. Questi principi, insiti nelle pratiche agronomiche che nel corso dei secoli ci hanno lasciato in eredità la fertilità del terreno, si collocano ora in quella che viene definita “agricoltura rigenerativa”.

Il mantenimento del microbioma per la salute è presente anche a livello umano, per contrastare il fenomeno proprio del nostro tempo dell’antibiotico resistenza. Nel libro “Growing a revolution” si afferma come gli sforzi in atto per riconsiderare gli effetti degli antibiotici sull’organismo, debbano trovare riferimento anche per il suolo, in modo da mantenerne ed accrescerne la fertilità, cioè la sostenibilità.

Operare con pratiche che mantengono la fertilità del terreno, rappresenta un grande messaggio anche per avvicinare il produttore al consumatore.

Fonte: NewScientist

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Gestire la fertilità del suolo
30 Gennaio 2018

A differenza dei substrati inerti, il suolo è un corpo vivo ed eterogeneo, che necessita di cure adeguate per mantenere il potenziale di fertilità. Innanzitutto bisogna evitarne il compattamento, che determina la riduzione della sua porosità attraverso cui avviene il movimento di acqua, nutrienti e delle radici.

Poi occorre massimizzare il contenuto di materia organica in quanto il carbonio, in combinazione con la vita biologica, è essenziale per il ciclo dei nutrienti e per la aggregazione del suolo, contrastando l’erosione. Il terreno è una miniera di microrganismi simbiotici come batteri e funghi, che lo mantengono vivo.

Pertanto sia l’apporto di ammendanti che di fertilizzanti può migliorare la salute del suolo, ma comunque deve essere proporzionato alla perdita di nutrienti che avviene con i prodotti delle coltivazioni, ma anche con i fenomeni di lisciviazione dell’acqua. L’antico principio agronomico delle rotazioni è oggi più valido che mai e contribuisce anche a contrastare la presenza dei patogeni per le colture.

Comunque, il complesso dei processi biologici del suolo è lento e gli effetti, positivi o negativi, si manifestano nel tempo. La loro accelerazione dipende in grande misura dalle pratiche agronomiche e colturali di gestione del terreno. Un suolo equilibrato in termini di proprietà chimiche (nutrienti), fisiche (tessitura) e biologiche (sostanza organica) fornisce le migliori condizioni per avere coltivazioni più sane, redditizie e dunque sostenibili.Italia | Confronto fra i prezzi dei Concimi Chimici

Italia | Confronto fra i prezzi dei Concimi Chimici

Fonte: AGWeb

Fertilizzazione azotata e sostenibilità ambientale
9 Giugno 2017

L’azoto è il maggior nutriente per i vegetali ed il più conosciuto. E’ il maggior componente dell’aria che respiriamo (78%), ma è anche l’elemento più criticato per il suo accumulo nel suolo, soprattutto nelle falde freatiche.

Gli ambientalisti promuovono l’uso dei fertilizzanti organici per evitare i problemi che possono comportare quelli sintetici come urea, nitrati ed ammonio nelle sue diverse forme. Tuttavia questa percezione non tiene conto del fatto che il concime azotato, sia esso di origine organica o chimica, porta alla formazione di nitrati e successivamente anche di nitriti quando i batteri anaerobici lo usano come fonte di ossigeno.

TESEO – Prezzi dei concimi chimici in Italia (Modena)

Il dilavamento che provoca la contaminazione delle falde, è dovuto alla forma chimica dell’azoto che si presenta nel suolo come anione nitrato. Essendo solubile in acqua, va in profondità e di conseguenza non viene assorbito dalle radici e si perde. Se l’azoto permane nel terreno come ammonio, può essere in gran parte assorbito dalle radici e non va ad inquinare il terreno.

Per evitare o contenere la possibilità di contaminazione delle falde da nitrati, i fertilizzanti chimici sono formulati in modo tale da rilasciare progressivamente azoto grazie alla presenza di inibitori della nitrificazione, cioè sostanze che riducono il tasso di nitrificazione a valori che permettono alla maggior parte dell’ammonio presente nel concime di rimanere stabile più a lungo. Di conseguenza l’azoto rimane più a lungo disponibile nella zona dove si sviluppa l’apparato radicale della pianta, assicurando un nutrimento costante per le coltivazioni. L’aggiunta al concime di tali inibitori della nitrificazione permette poi di ridurre le quantità di fertilizzante e contenere i costi.

Fertilizzare il terreno è una necessità; la tecnica ed una giusta operatività permettono di armonizzare tale necessità a quella della tutela ambientale, in altri termini di contribuire alla sostenibilità.

Fonte: Pedro Raúl Solórzano Peraza

La prospettiva mondiale sui fertilizzanti
21 Luglio 2015

I fertilizzanti rappresentano uno dei fattori basilari per la produzione agricola.

Secondo i dati FAO, la domanda di fertilizzanti, a livello mondiale, è aumentata nel 2014 del 2% arrivando a 187 milioni di tonnellate e si prevede che cresca del 1,8% all’anno fino al 2018. Di contro, la produzione mondiale di cereali si stima che sia stata di 2.498 milioni di tonnellate. Anche se si tratta di un valore del 2,2% inferiore alla produzione record del 2013, è pur sempre un dato ragguardevole, che non sarebbe stato possibile senza l’apporto dei fertilizzanti.

Per il periodo indicato, si prevede che la domanda per concimi azotati, fosfatici e potassici aumenti, rispettivamente, nelle percentuali del 1.4, 2.2 e 2.6 all’anno.

  • L’Africa resterà il maggior esportatore di fosfati ed in secondo luogo di azoto, continuando ad essere invece deficitaria in potassio. Nel 2013 ha rappresentato il 3% del consumo mondiale di fertilizzanti.
  • Il maggior consumo di concimi avviene in Asia, che rappresenta oltre la metà del fabbisogno mondiale; nello specifico, in Asia viene utilizzato il 62% dell’azoto, il 58% del fosforo ed il 46% di potassio.
  • Segue l’America, col 24 % del consumo mondiale, di cui il 13% in nord America ed il restante 11% in America latina e Caraibi.
  • L’Europa rappresenta il 12,5% della domanda mondiale di fertilizzanti e si caratterizza per un surplus di azoto, che però tende a diminuire.
  • L’Oceania ha un deficit netto per i tre elementi, ma rappresenta solo l’1,7% del consumo mondiale di fertilizzanti.

    Italia: Prezzi di alcuni fertilizzanti
    Italia: Prezzi di alcuni fertilizzanti

    Fonte: FAO