Carne Bovina: il Brasile riduce l’offerta, l’Europa punta all’Accordo UE-Mercosur
15 Aprile 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne bovina entra in una fase di profonda mutazione. Il Brasile ha concluso la sua fase di espansione aggressiva, avviando una contrazione dell’offerta che sta già influenzando i listini mondiali e le strategie di importazione dell’Unione Europea.

Brasile: Produzione ed Export in calo nel 2026

Dopo un 2025 record che ha visto macellazioni per 42,9 milioni di capi (con picchi del +23,5% sulle giovenche), la filiera brasiliana cambia direzione per necessità biologica.

Per il 2026 la produzione è prevista in calo a 12,37 milioni di tonnellate (-1,9% nel 2026, stima USDA) come naturale conseguenza del ciclo zootecnico: dopo due anni di svuotamento delle stalle, gli allevatori trattengono le femmine per ricostituire le mandrie, riducendo l’offerta di capi da macello.

In parallelo, le esportazioni scendono a 4,28 milioni di tonnellate (-2,4%) e la minore disponibilità di materia prima sta già spingendo al rialzo i prezzi interni in Brasile.

UE e Italia: la svolta strategica del 1° Maggio

Mentre il Brasile riduce i volumi, l’Europa si prepara a una svolta legislativa senza precedenti per evitare che i prezzi al consumo diventino insostenibili.

  • La produzione nell’UE-27 è prevista in calo a 6,35 milioni di tonnellate (-0,9%), con riduzioni critiche nelle mandrie di Francia e Germania. Per colmare questo vuoto, Bruxelles punta sull’Accordo UE-Mercosur, la cui applicazione provvisoria scatta il 1° maggio 2026. L’intesa prevede un contingente di 99.000 tonnellate con dazio ridotto al 7,5%, suddiviso tra carne fresca (55%) e congelata (45%).
  • Per l’Italia, autosufficiente solo per il 38%, il governo ha ottenuto clausole di salvaguardia più severe. La “soglia di allarme” per il monitoraggio dei prezzi è stata ridotta dal 8% al 5%: se l’import dovesse destabilizzare il mercato nazionale, Bruxelles potrà sospendere le agevolazioni.

A partire dal 2026, l’accesso al mercato europeo è vincolato al regolamento EUDR (Deforestation-Free). Il Brasile ha introdotto il sistema “Beef on Track” per garantire la completa tracciabilità e l’assenza di legami con la deforestazione.

Il 2026 sarà l’anno in cui il minor volume di carne brasiliana disponibile sarà compensato da dazi più bassi e controlli ambientali più severi, in un delicato equilibrio tra necessità di approvvigionamento e protezione della zootecnia europea. Basteranno queste regole per tranquillizzare gli allevatori europei di bovini da carne?

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Consumi retail bimestre 2026: la convenienza premia la Carne Suina
7 Aprile 2026

Il primo bimestre 2026 evidenzia un mercato retail condizionato dal potere d’acquisto, con consumi deboli nei salumi e una forte riallocazione della spesa nelle carni fresche.

🔻 SALUMI: contrazione diffusa dei volumi

Il comparto apre l’anno con una flessione generalizzata, accentuatasi nel mese di febbraio, storicamente un periodo in cui i consumi alimentari rallentano.

  • Prosciutto cotto: -4,8% nel bimestre (-9,3% a febbraio) con prezzi stabili.
  • Mortadella: -6,7% (-8,9% a febbraio), nonostante lievi aumenti di prezzo (+1,4%).
  • Salame: -1,6% (-3,8% a febbraio)
  • Prosciutto crudo: unica eccezione positiva (+3,1%), ma con una crescente polarizzazione:
    • segmento DOP: +5,2%
    • segmento non DOP: +1,2% (in calo a febbraio: -0,3%)

🔺 CARNI FRESCHE: la convenienza guida le scelte

L’inflazione continua a orientare la sostituzione tra proteine animali:

  • Carne suina (+8,5%): protagonista del bimestre, favorita da prezzi stabili o in lieve calo (-0,9% a febbraio)
  • Carne avicunicola (+1,4%): andamento positivo e difensivo, nonostante prezzi in aumento (+4,7%)
  • Carne bovina (-8,3%): forte contrazione dei volumi, penalizzata dall’aumento dei prezzi (+15,5%)

Il 2026 si apre con una chiara riallocazione della spesa: il consumatore si orienta verso il suino, più accessibile, riduce i volumi nei salumi e, nel caso del crudo, premia selettivamente la qualità certificata. La pressione inflattiva resta il principale driver delle decisioni d’acquisto.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Aggiorna i tuoi interessi e ricevi le novità sul settore Bovino
25 Marzo 2026

Da oggi puoi aggiungere i nuovi settori “Bovini vivi” e “Carni bovine” ai tuoi interessi.

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Carne bovina: perché i prezzi stanno diminuendo?
19 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Da alcune settimane il mercato della carne bovina in Italia sta mostrando segnali di indebolimento dei prezzi all’ingrosso. Non si tratta di un semplice aggiustamento congiunturale, ma del risultato di una tensione prolungata e crescente lungo tutta la filiera. 

I consumi di carne bovina sono in rallentamento. Dopo anni di aumenti dei prezzi al consumo, il prodotto, sovente vittima di campagne mediatiche di stampo salutistico (e spesso eccessive, quando non infondate), è diventato meno competitivo rispetto ad altre proteine animali.

Per stimolare nuovamente le vendite, la grande distribuzione sta chiedendo ai macelli lo sforzo di ribassare i listini. 

Gli impianti di macellazione hanno costi industriali elevati (energia, personale, struttura) e necessitano di lavorare non al di sotto del proprio break even point per restare efficienti.

Ridurre troppo i volumi aumenterebbe il costo unitario di lavorazione. Per questo motivo molti operatori continuano a macellare e a collocare prodotto sul mercato, anche accettando prezzi più bassi.

Dall’altra parte della filiera, gli allevatori hanno poca flessibilità sui prezzi.
I costi di ingrasso restano sostenuti e i ristalli, in particolare i broutard francesi, continuano a mantenere quotazioni elevate. Questo limita la possibilità di ridurre il prezzo dei capi alla stalla.

Il risultato è all’insegna del disequilibrio.
Le prime correzioni dei listini all’ingrosso riflettono l’instabilità tra offerta e domanda.

In questo contesto, gli operatori segnalano la necessità di riallineare i prezzi lungo la filiera per rendere la carne bovina più competitiva e stimolare la domanda. Una missione complessa dove meritano attenzione la sostenibilità degli allevamenti, la marginalità di tutti gli anelli della catena di approvvigionamento e il rilancio dei consumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (f.p.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Australia e Brasile: possibili effetti delle tensioni mediorientali sull’export di carne bovina
10 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno creando pesanti criticità logistiche con possibili effetti anche sull’export di carne bovina. La chiusura dello spazio aereo di alcuni Paesi del Golfo e la sospensione dei transiti nello Stretto di Hormuz hanno allungato i tempi di trasporto e aumentato i costi, con rotte marittime deviate attraverso il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di viaggio di circa due settimane verso l’Europa. Anche il trasporto aereo cargo risente di limitazioni operative e costi più elevati, incidendo soprattutto sui prodotti refrigerati e ad alto valore aggiunto.

In questo contesto, l’attenzione degli operatori si concentra sui principali esportatori mondiali di carne bovina, tra cui Australia e Brasile

L’Australia rappresenta uno dei fornitori rilevanti nei mercati internazionali, con flussi export orientati principalmente verso Asia, Nord America e Medio Oriente. Quest’ultima area rappresenta tradizionalmente uno sbocco importante per la carne bovina australiana, anche grazie alla domanda del settore della ristorazione e del turismo. I ritardi logistici potrebbero aumentare i costi e ridurre la competitività della carne refrigerata destinata ai mercati lontani.

Il Brasile è il principale esportatore mondiale, con flussi concentrati sull’Asia, in particolare Cina, ma anche Medio Oriente. Ostacoli logistici o cali di domanda potrebbero spingere parte delle esportazioni verso mercati alternativi, aumentando la concorrenza e influenzando i prezzi internazionali, alla luce di prezzi particolarmente competitivi della carne brasiliana (5,27 $/kg il prezzo medio delle carni congelate contro i 6,44 $/kg dell’Australia). 

L’evoluzione delle tensioni nella regione e il progressivo ripristino delle rotte logistiche saranno determinanti per l’andamento degli scambi internazionali di carne bovina nei prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (F.P.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Bovini da carne: prezzi in calo nonostante offerta limitata [Il Commento di Maran, Coop. Scaligera]
19 Febbraio 2026

Davide Maran
Mozzecane (VR) – Italia

Di Marika De Vincenzi

Davide Maran – Direttore Commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera

Non è il classico “testacoda”: quello che sta accadendo sul mercato dei bovini da carne appare quasi irrazionale. I listini scendono, nonostante la disponibilità di bovini per la macellazione sia inferiore alla domanda. Una dinamica che, secondo Davide Maran, Direttore Commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera, è “difficile da comprendere”.

TRE FATTORI CHIAVE ALLA BASE DEL RIBASSO:

1️⃣ DOMANDA INTERNA IN CONTRAZIONE

“I prezzi stanno scendendo per una concomitanza di fattori – dice Maran -. Il primo elemento ribassista è legato ai CONSUMI, che sono molto bassi. Siamo giusto entrati nel periodo di Quaresima, i prezzi delle carni bovine sono stati piuttosto alti rispetto a carni molto più concorrenziali come la suina e la Gdo in questi frangenti si trova in difficoltà nel definire politiche promozionali o leve in grado di dare una spinta efficace alla vendita”.

2️⃣ PRESSIONE DELLE ROTTE COMMERCIALI EUROPEE 

“Rispetto al passato registriamo un mercato di animali vivi per la macellazione che entrano in Italia dall’Europa Orientale e che fanno concorrenza diretta su tagli, cosce, lombi, impedendo una corretta valorizzazione del prodotto nazionale – prosegue Maran -. Negli ultimi anni il flusso dalle stalle dell’Est era in prevalenza diretto verso i mercati emergenti; riversandosi in Italia ha creato un calo dei listini”.

3️⃣ DIFFICOLTÀ DI RISTALLO DALLA FRANCIA 

“Nei mesi scorsi ci siamo trovati in forte difficoltà per i ristalli, in quanto la LSD ha bloccato per un periodo le esportazioni di broutard dalla Francia verso l’Italia, creando da un lato un’impennata dei prezzi di approvvigionamento e dall’altro provocando uno squilibrio nel calendario degli ingrassi – spiega Maran -. Oggi alcuni big player nazionali si ritrovano con le stalle con un numero di capi significativo da collocare, la distribuzione che non riesce a canalizzarli adeguatamente per un forte rallentamento della domanda e, di conseguenza, il prezzo dei bovini da carne si ritrova a dover fare i conti con dinamiche di contrazione”. 

Un cambio di rotta che si è avvertito negli ultimi due mesi, con un passaggio da un mercato vivace a uno stallo preoccupante. “Anche perché l’acquisto dei vitelli da ingrasso lo paghiamo sempre a prezzi alti e l’esposizione finanziaria per gli allevatori rimane alta, con l’incertezza di un mercato poco propositivo”.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (F.P.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Produzione di latte in aumento: abbattimento selettivo e mercato delle carni come strumenti di riequilibrio
7 Gennaio 2026

Di: Mirco De Vincenzi e Marika De Vincenzi

Con una produzione di latte che a livello mondiale sta registrando degli incrementi tutt’altro che trascurabili (fra gennaio e novembre 2025 le consegne di latte Ue hanno segnato un aumento del +0,9% tendenziale, con una massiccia crescita a partire dallo scorso agosto; gli USA hanno messo a segno una crescita del 2,3% con una scalata delle produzioni dallo scorso luglio; la Nuova Zelanda dell’1,8%), è necessario valutare azioni in grado di contenere i volumi, così da rallentare la caduta dei prezzi del latte.

Negli Stati Uniti stanno rilanciando l’idea di operare un abbattimento strategico per riequilibrare l’offerta e migliorare i margini, dal momento che nel 2025 l’espansione della mandria ha toccato le 200.000 vacche, arrivando così a raggiungere il più ampio numero di bovine da latte dal 1993.

L’abbattimento selettivo delle vacche spinge solitamente gli allevatori a selezionare verso l’alto gli animali per sacrificare le bovine meno performanti sul piano produttivo e valorizzare al meglio il patrimonio genetico.

Nel contesto europeo, fra i big producer, i Paesi Bassi lo scorso settembre per primi hanno aumentato le macellazioni di vacche, pur mantenendo elevati i volumi produttivi di latte. È un inizio verso il ridimensionamento delle consegne, i cui effetti sul prezzo del latte non sono immediati, ma potrebbero richiedere dai sei ai diciotto mesi.

Una spinta alla selezione e a indirizzare gli allevatori ad alleggerire il numero dei capi potrebbe venire dal mercato delle carni: le quotazioni delle vacche destinate alla filiera della carne sono elevate, complice la carenza di carne bovina sul mercato.

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La Francia riduce il patrimonio bovino. L’Italia importa meno. Siamo pronti al cambiamento?
18 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2025 il settore bovino europeo continua a mostrare segnali di trasformazione profonda. La Francia, da sempre uno dei principali fornitori di animali vivi verso l’Italia, sta attraversando un significativo ridimensionamento del proprio patrimonio zootecnico, con effetti diretti sulla filiera italiana.

FRANCIA: PATRIMONIO BOVINO IN FORTE RIDUZIONE

La flessione riguarda l’intero comparto, dalla consistenza del patrimonio ai volumi di macellazione.

Nel 2005 la Francia allevava 19 milioni di capi; nel 2024 il patrimonio zootecnico è sceso a 17 milioni con un calo di 2,4 milioni di capi (-13%). In termini di carni prodotte la contrazione è stata del 18%, con una flessione in quantità di 280.000 tonnellate.

ITALIA: IMPORTAZIONI IN CALO

Il legame tra Italia e Francia è storicamente molto stretto: il 63,6% dei bovini 12-24 mesi allevati e macellati in Italia ha origine francese. Tuttavia, nei primi otto mesi del 2025 questa dinamica ha registrato un cambiamento importante.

Le importazioni di bovini vivi dalla Francia sono diminuite del 5,3% tra gennaio e agosto 2025. Una frenata che non tiene ancora conto del blocco alle esportazioni tra la fine di ottobre e i primi di novembre a causa della dermatite nodulare bovina che ha colpito alcune regioni francesi e che, in proiezione, avrà effetti sulla disponibilità di bovini italiani fra circa sei-sette mesi.

Il combinarsi di due fattori – la contrazione del patrimonio bovino francese e il rallentamento delle importazioni italiane – invita una riflessione da parte di tutti gli attori della catena di approvvigionamento nazionale (Horeca compresa) per impostare politiche di rilancio della zootecnia in Italia.

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Carne bovina e accordo Mercosur: quanto importa l’Italia?
29 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

In vista dell’accordo col Mercosur (deve essere ratificato dai 27 Stati Membri dell’Ue), quanta carne bovina importa l’Italia? 

Partiamo da una panoramica più ampia e vediamo quanto esportano i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Bolivia, Paraguay, Uruguay). Ebbene, nel 2024, complessivamente, i Paesi del Mercosur hanno esportato oltre 5,3 milioni di tonnellate di carne bovina e solo il 3,1%, poco meno di 167.000 tonnellate, sono state inviate in UE-27.

E l’Italia? Fra gennaio e agosto 2025, l’Italia ha importato 33.971 tonnellate dai Paesi del Mercosur (+29,8% tendenziale) ed è il secondo Paese dell’Ue per volumi ritirati, alle spalle dei Paesi Bassi con 44.447 tonnellate e davanti alla Spagna con 23.643. 
Nel 2024, l’import di carni bovine dai Paesi del Mercosur ha rappresentato il 9,7% del totale importato, con il Brasile che rappresenta il primo fornitore fra i Paesi del gruppo del Mercosur.

Se esaminiamo la voce doganale delle “carni bovine fresche o refrigerate”, il 95% delle importazioni italiane fra gennaio e luglio proviene dall’Unione Europea, con la Polonia primo fornitore.
Numeri diversi, invece, se analizziamo le “carni bovine congelate”, che però sono complessivamente poco meno di 37.000 tonnellate contro quasi 184.000 tonnellate circa delle “carni bovine fresche o refrigerate”. Il primo fornitore dell’Italia per le carni congelate è il Brasile (44% delle quote di mercato), seguito dall’UE (37%).

Quanto ai prezzi medi di importazione della carne bovina congelata, a luglio 2025 il prezzo medio dalla Polonia (6,65 €/kg) è leggermente superiore a quello del Brasile (6,50 €/kg), ma sul medio-lungo periodo la Polonia rimane generalmente più competitiva, mentre l’Uruguay si posiziona oggi su livelli più elevati (7,19 €/kg).

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Bovini da carne: perché oggi è il momento di pianificare il futuro
10 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Un mercato inedito, con costi rilevanti per il ristallo e altrettanto significative quotazioni delle carni bovine da macello. Cifre che non si potevano prevedere anni fa, ma che stanno garantendo utili agli allevatori, complici anche i costi contenuti delle materie prime per la razione alimentare.

Un equilibrio che consente in questa fase agli allevatori di pianificare gli investimenti, in chiave di sostenibilità ambientale ed economica e anche per migliorare il benessere animale e una gestione più razionale delle stalle.

Le criticità di approvvigionamento dalla Francia invitano a pianificare un progetto di filiera in chiave Beef on Dairy, così da costruire linee interne basate su vacche da latte e seme di tori da carne e ridurre la dipendenza dall’estero. Necessaria, però, l’efficienza e l’uniformità dei vitelli sia in chiave di qualità che di costanza nelle forniture.

Su TESEO le interviste di Francesca Sabbadin, allevatrice di Cittadella (Padova), e Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona).

TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Vedi l’intervista a Francesca Sabbadin, Allevatrice di Cittadella (Padova) >

Vedi l’intervista a Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona) >