India e il mercato agroalimentare | nuova analisi CLAL
9 Luglio 2024

L’India, con una superficie agricola appena superiore all’UE-27, ha affrontato la sfida di sfamare oltre un miliardo quattrocentomila persone aumentando le proprie produzioni agroalimentari. 

Nel suo percorso è riuscita a diventare il maggior produttore di Latte al Mondo (bufala + vacca), grazie ad un eccezionale modello basato sulla cooperazione.

Questa affascinante impresa ci ha spinti a tracciare i contorni del mercato lattiero-caseario, delle carni bovine e degli alimenti zootecnici in India, e a chiederci: cosa manca all’India per divenire un grande esportatore di prodotti lattiero-caseari?

Scopriamolo nella nuova analisi CLAL sull’India.

Ripartire equamente il valore delle Commodity
2 Luglio 2024

I prodotti cosiddetti Commodity, siano essi agricoli, energetici, metallurgici od altro, vengono negoziati sul mercato dei futures con dei contratti dove i prezzi sono influenzati (anche) da fattori estranei alla natura dei prodotti stessi, sulla falsa riga di quanto avviene per titoli ed azioni.

Prezzo fissato con largo anticipo

Il prezzo internazionale di prodotti quali Grano, Riso, Zucchero, Olio di Palma, Caffè o Cacao, viene definito dai contratti che gli acquirenti sottoscrivono con i venditori su forniture posticipate (future) per garantirsi da fluttuazioni impreviste nelle quotazioni di mercato. Quindi il prezzo delle commodity viene fissato con largo anticipo prima di effettuare le transazioni fisiche ed è relativamente svincolato dalle richieste dei produttori.
Da sempre ed ovunque, dai Souq in Medio oriente, ai mercati in Europa, India o Cina, commercianti ed acquirenti si riunivano in un luogo fisico per stabilire i prezzi accettabili delle merci. Nei tempi moderni, le borse hanno allontanato le contrattazioni dalla presenza fisica del bene, che è diventata superflua col trading elettronico. Questa tipologia di contrattazione da un lato ha aumentato in modo significativo i volumi di trading e la liquidità, dall’altro ha portato ad una maggiore volatilità e ad una minore trasparenza riguardo il reale valore intrinseco del bene contrattato e della equità nel prezzo pagato ai produttori.

Il mercato dei futures pur basandosi sempre sui fattori tangibili nel determinare il prezzo quali domanda ed offerta, dipende in misura considerevole dai fattori intangibili quali l’atteggiamento di rischio degli investitori ed il contesto economico e geopolitico generale. In altri termini dalla finanza.

Quali benefici agli agricoltori?

Se le contrattazioni moderne permettono di negoziare dei beni di massa (commodity) in luoghi fisici o virtuali estranei da quelli di produzione, diventa legittimo chiedersi se e quali benefici apportano agli agricoltori nei loro Paesi d’origine. Un beneficio può essere la trasparenza del prezzo, dato che questo diventa di dominio pubblico essendo reso prontamente disponibile sullo smartphone. Ma non è detto che il prezzo di prodotti quali Caffè o Cacao fissato e reso pubblico nel mercato future ICE (InterContinental Exchange) di New York sia poi quello riconosciuto agli agricoltori nei luoghi di produzione, perché entrano in ballo intermediari ed anche Governi locali che possono offuscarlo per degli accordi stabiliti con importatori esteri, il che comporta il pagamento agli agricoltori di un prezzo inferiore rispetto a quello commodity.

All’opposto si può assistere anche a prezzi maggiori di quelli negoziati nelle borse merci elettroniche come nel caso di prodotti da agricoltura biologica o contrassegnati dal marchi privati di qualità (es. Fairtrade), stabilendo relazioni dirette fra luoghi di produzione e di consumo. Oltre al modo di fissazione del prezzo di riferimento ed alla sua pubblicazione, occorre dunque considerare la trasparenza nel mercato per ogni specifica commodity.

Come sempre, non basta l’accordo sul prezzo concordato fra due entità per definire l’equa ripartizione del valore di quel bene lungo i soggetti della filiera. Infatti il prezzo é un riferimento e non un dato assoluto. Determina il valore del bene, da ripartire fra i soggetti che contribuiscono a realizzarlo. Questi soggetti, dall’agricoltore al trasformatore, al commerciante, hanno un ruolo diverso ed anche un diverso potere contrattuale ed una tempistica diversa.

Prendiamo ad esempio il Cacao: i prezzi sono schizzati alle stelle; chi produce cioccolato in Europa aggiorna prontamente i listini, ma l’agricoltore che produce le bacche di Cacao in Africa occidentale deve aspettare il prossimo raccolto per avere un prezzo maggiore. Ecco perché occorrono organismi di sorveglianza regolatori.

Fonte: Food Navigator Europe

Prezzi mondiali del Frumento a confronto – TESEO.clal.it

Il Commento: Le quotazioni dei Foraggi [Kristian Minelli, Allevatore]
1 Luglio 2024

Kristian Minelli – Allevatore e Vicepresidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano e di GranTerre

Le quotazioni dei Foraggi si mantengono su valori elevati per effetto dei cambiamenti climatici che, per il secondo anno consecutivo, comportano una riduzione delle quantità raccolte e, soprattutto, della qualità. “La stagione anomala con precipitazioni abbondanti e al di sopra delle medie stagionali ha generato quotazioni al rialzo – commenta Kristian Minelli, Allevatore di San Benedetto Po (Mantova) e Vicepresidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano e di GranTerre -. Stiamo inoltre scontando sul mercato alcune giacenze dello scorso anno che ha paradossalmente rallentato le quotazioni, pur con una qualità non esattamente soddisfacente”.

Le quotazioni potrebbero tuttavia subire repentine impennate, per effetto delle condizioni meteo-climatiche che hanno tagliato la Penisola in due: pioggia al Nord e siccità al Centro-Sud. “Se dovesse persistere la siccità, che ha già provocato molti danni in Sicilia e in generale nel Sud Italia – specifica Minelli – parte della produzione del Nord Italia potrebbe essere venduta per andare in soccorso alle stalle maggiormente in difficoltà, innescando fluttuazioni verso l’alto dei prezzi dei foraggi”.

La scarsa produzione del 2023 a livello europeo ha intanto frenato le esportazioni dell’Ue di erba medica e altri prodotti foraggeri fra Gennaio-Aprile 2024 (-27,7% tendenziale) e dell’Italia, che fra Gennaio e Marzo 2024 ha ridotto le vendite all’estero del 17,9% rispetto allo stesso periodo del 2023.

CBAM e Fertilizzanti per l’UE-27 e l’Italia
25 Giugno 2024

Sono sempre di più le misure implementate all’interno dell’Unione Europea con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle produzioni. 
Tuttavia, il rischio è quello di ridurre la competitività delle produzioni locali rispetto a quelle in altri Paesi dove i vincoli ambientali sono meno stringenti.

È quindi necessario assumere una visione globale per adottare soluzioni efficaci e che evitino la rilocalizzazione delle emissioni e l’indebolimento degli obiettivi climatici dell’UE. D’altra parte, le emissioni non conoscono confini.

In questo contesto è stato ideato il CBAM, un meccanismo che vuole adeguare il costo delle emissioni associato ai prodotti importati a quello dei prodotti domestici.

Vediamo meglio nella pratica di cosa si tratta e perché potrebbe impattare sui prezzi dei Fertilizzanti, in questa nuova breve presentazione.

Ridurre le Emissioni è possibile
18 Giugno 2024

Le emissioni azotate derivanti dall’intensificazione delle pratiche agricole e da carichi di bestiame elevati portano alla liberazione di ammoniaca in atmosfera, col conseguente aumento di quel particolato fine nell’aria (PM2,5) responsabile di crescenti patologie respiratorie nella popolazione.

Il problema è serio. Riguarda diverse zone del mondo, inclusa la Pianura Padana dove la concentrazione di elementi inquinanti nell’aria, fra ammoniaca (NH 3), ossidi di azoto (NO) e di zolfo (SO), è fra le più elevate d’Europa, come è stato recentemente dimostrato dal progetto Inhale (Impact on humaN Health of Agriculture and Livestock Emissions), per studiare l’impatto sulla salute umana delle emissioni dell’agricoltura e dell’allevamento in Lombardia.

Ridurre le emissioni di ammoniaca, dato che per l’81% derivano dall’agricoltura, è possibile.
Per questo occorre adottare cinque regole:

  1. Uso efficiente delle proteine nella razione, per ridurre l’azoto in eccesso escreto dagli animali sotto forma di urea urinaria;
  2. Pulizia frequente e regolare delle aree di allevamento;
  3. Copertura delle vasche di stoccaggio dei liquami;
  4. Tecniche di spandimento come barre o dischiere;
  5. Gestione con cura dei fertilizzanti, in particolare l’urea.

Poi bisogna considerare il continuo consumo di suolo.

La sostenibilità ambientale è la base per la credibilità delle nostre produzioni, in primis le DOP.

TESEO.clal.it – Italia: Allevamenti e capi Bovini

Colture OGM: rilevanza nell’Agricoltura USA
5 Giugno 2024

Negli USA, più del 90% di mais, cotone e soia deriva da sementi OGM. Le sementi geneticamente modificate sono state introdotte nel 1996 e poco più di dieci anni dopo interessavano oltre il 50% di tutte le coltivazioni di mais, soia e cotone.  Le due principali caratteristiche delle piante geneticamente modificate sono la tolleranza agli erbicidi (HT) e la resistenza agli insetti (Bt). Questi tratti genetici possono essere aggiunti nei semi singolarmente (caso più frequente) oppure in modo combinato.

Nel tempo sono poi state sviluppate caratteristiche anche diverse da HT e Bt, come la resistenza a virus, funghi e siccità, un maggiore contenuto di proteine, olio o vitamine. Le sementi HT sono ampiamente utilizzate anche in erba medica, colza, barbabietola da zucchero. 

Tecnicamente, gli Organismi Geneticamente Modificati si possono distinguere in transgenici se i geni inseriti provengono da specie diverse, es. geni di origine animale inseriti in una pianta, oppure in cisgenici quando si modificano dei geni della stessa pianta (od organismo).

Fonte: Economic Research Service – USDA

USDA: Adozione delle Colture Geneticamente Modificate negli Stati Uniti

Crescita significativa dei salari agricoli
10 Maggio 2024

Di: Elisabetta Viari

Un recente rapporto sulla Nuova Zelanda ha svelato un trend positivo nei salari agricoli, dimostrando che gli Imprenditori Agricoli stanno investendo sempre più nel loro personale.

Secondo il Rapporto sugli Stipendi Agricoli 2024 di Federated Farmers-Rabobank, i salari medi per i lavoratori agricoli sono in forte aumento rispetto al 2022. Lo stipendio medio di un responsabile di un allevamento di vacche da latte è aumentato del 19%, e di un allevamento di ovini/bovini del 22%, rispetto a due anni fa.

Questi aumenti salariali sono particolarmente significativi considerando le molteplici sfide affrontate dagli agricoltori, tra cui Covid, eventi meteorologici estremi e inflazione.

Ma non è tutto: il rapporto evidenzia anche una crescita nei Total Package Values (TPV) per i dipendenti agricoli, che includono una vasta gamma di benefici come l’uso del veicolo, carne, legna da ardere e molto altro ancora.

Fonte: Rabobank

Sostenibilità: molto più di un semplice slogan
7 Maggio 2024

Equilibrio tra bisogni presenti e futuri (Rapporto Brundtland, 1987)

Oggi parlare di sostenibilità è quasi diventato uno slogan da declinare per azioni quali il riciclo, le pratiche di agricoltura conservativa, la riduzione delle emissioni o la lotta al cambiamento climatico. Però sostenibilità ha un significato molto più ampio e profondo, quello di “consentire alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Questo termine oggi così tanto in voga rimonta al lontano 1987 quando la Commissione mondiale su Ambiente e Sviluppo dell’ONU, presieduta dal primo ministro norvegese signora Bruntland, presentò il rapporto «Our common future» (Il futuro di tutti noi), indicando le azioni da attuare per uno sviluppo sostenibile.  Implicito in questo termine è pertanto il concetto dei bisogni, che evidenzia l’obiettivo di provvedere alle necessità essenziali per i meno abbienti ed il fatto che l’economia e l’organizzazione sociale debbano tener conto delle capacità dell’ambiente di provvedere ai bisogni presenti e futuri del mondo.

La storia mostra l’urgente necessità dello sviluppo sostenibile

La storia insegna come con l’aumento delle esigenze e dei bisogni della società, il volume e la struttura del consumo di varie risorse iniziano a cambiare innescando problemi su scala mondiale quali guerre, disuguaglianze sociali, disastri ambientali, peraltro prevedibili. Nel ventesimo secolo, questi problemi si sono aggravati in modo significativo ed hanno creato una crisi sistemica che impone di affrontarli in modo rapido.  Pertanto, bilanciare i tre “pilastri” dello sviluppo sostenibile –in inglese Planet, People, Profit – diventa una pratica intrinsecamente positiva ed una necessità da perseguire in modo fattivo da parte di tutti. Per questo occorre riconsiderare l’uso dei carburanti fossili, carbone, petrolio, gas, che rappresentano oltre il 75% delle emissioni di gas ad effetto serra e contrastare la deforestazione nelle zone umide tropicali, scrigno di biodiversità. Di uguale importanza, anche se meno dibattuto, è il tema della salvaguardia dei diritti umani, dei principi di giustizia e di tutela della salute. Nelle attività economiche occorre ridefinire e innovare la produttività della catena del valore riducendo le risorse impiegate e migliorando i processi di distribuzione del valore.

Il rapporto Brundtal, già quasi quarant’anni fa forniva ai governi una prospettiva globale di politiche per il riconoscimento del valore strumentale di un ambiente naturale sano, compresa l’importanza della biodiversità; la protezione e l’apprezzamento dei bisogni delle culture locali; la cura dell’equità economica e sociale nelle comunità di tutto il mondo; l’attuazione responsabile e trasparente delle politiche pubbliche. Solo nel 2015 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, indicando i 17 obiettivi volti a creare una società equa a livello mondiale, in un ambiente sano e prospero.

Oltre alle politiche pubbliche, lo sviluppo sostenibile impone però un impegno concreto, convinto e condiviso da parte di tutte le componenti la società, cioè tutti noi, in tutto il mondo.

Fonte: United Nations

Aziende Agricole: novità per i Crediti di Carbonio
24 Aprile 2024

Di: Ester Venturelli

Il Carbon Farming è un insieme di pratiche agricole che favoriscono l’assorbimento dei gas climalteranti nel suolo e nella vegetazione. Questo può portare ad un maggiore assorbimento di Carbonio rispetto a quanto emesso dall’azienda agricola, generando dei Crediti di Carbonio che potrebbero essere certificati e venduti, generando reddito per l’agricoltore.

Ma come certificare questi Crediti?

A Febbraio 2024, il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’UE hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla proposta di Regolamento per la certificazione dei Crediti di Carbonio (CRCF) elaborata dalla Commissione Europea. 

Il Regolamento CRCF è la base su cui si potrà sviluppare il mercato dei crediti di carbonio. 

Vediamo meglio nella pratica di cosa si tratta in questa nuova, breve presentazione:

Calo dei raccolti e rischi sistemici: l’importanza della Biodiversità
11 Aprile 2024

La biodiversità diminuisce ad un ritmo allarmante. Eppure, per continuare ad avere cibo, acqua dolce, aria pulita, per prevenire la diffusione di malattie infettive e contrastare i cambiamenti climatici, la biodiversità degli ecosistemi naturali è indispensabile perché rappresenta la struttura portante della vita.  

Secondo uno studio dell’università olandese di Wageningen, più della metà dell’economia mondiale, e di conseguenza il nostro benessere, si basa su ecosistemi ben funzionanti.

Rischi sistemici, i più difficili da calcolare

Oltre a costi diretti come il calo dei raccolti, la perdita di biodiversità può portare a rischi sistemici, forse i più critici e i più difficili da calcolare. Questi si presentano quando interi ecosistemi collassano comportando ricadute sulle economie e sugli interi sistemi finanziari. Prendiamo ad esempio il costo dovuto alla perdita di impollinazione sulla produzione agricola. Secondo il Forum economico mondiale, il 35% della produzione agricola dipende essenzialmente dagli impollinatori come le api. Colture quali mele e pomodori, ma anche caffè e mandorle dipendono sostanzialmente da questi insetti.  Lo studio ha stimato che in Germania e nei Paesi Bassi la perdita degli impollinatori comporterebbe danni annuali rispettivamente di 1,8 e 1,4 miliardi di euro, con un impatto sui rispettivi PIL molto più rilevante. Diventa dunque indispensabile contrastare il calo di biodiversità, che in Europa sta continuamente aumentando a causa dell’intensa urbanizzazione e dell’antropizzazione dei territori, dell’inquinamento ma anche di pratiche agricole non sempre sostenibili.

Così come si sta facendo per i cambiamenti climatici, definendone i danni ed identificando interventi per contrastarli, comprese le nuove tecnologie, anche per questa criticità occorre misurare in modo affidabile il declino degli impollinatori e come questo influenzi altri ecosistemi, nonché esaminare l’impatto dell’espansione economica sulla biodiversità ed i relativi costi.

Diventa dunque indispensabile preservare gli ecosistemi, per avere la grande varietà di animali, piante, microorganismi che sono fondamentali per le attività vitali. Detto altrimenti, è vitale tutelare la natura, obiettivo che peraltro si propone la strategia UE sulla biodiversità per il 2030.

Fonte: Wageningen University