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Mantenere la fertilità del terreno
12 Settembre 2018


-33%dei raccolti a causa della minore fertilità del suolo (stima per i prossimi 100 anni)

La perdita di fertilità del terreno rappresenta uno dei maggiori problemi che contribuiscono al fenomeno dei cambiamenti climatici in atto, in quanto viene ridotta la capacità di sequestrare il carbonio e di trattenere l’umidità. La conseguenza è una diminuzione nella capacità produttiva dell’agricoltura convenzionale, che si stima potrebbe portare ad una perdita di un terzo dei raccolti nel corso di un secolo, quando invece la crescita della popolazione richiede sempre più alimenti.

La fertilità del terreno, è rappresentata dai miliardi di batteri, il cosiddetto microbiota del suolo, che vivono intorno alle radici di ogni albero, arbusto od altra essenza vegetale e che si sono evoluti con le piante durante milioni di anni in un rapporto di reciproco interesse. E’ data anche da una intricata rete di interazioni che coinvolge un’enorme quantità di biomassa vivente, pari ad oltre oltre 3000 Kg/ha in un suolo agricolo. Pertanto, tutti i fattori che intervengono in questo complesso sistema possono alterarne l’equilibrio ecologico, con una perdita di fertilità e portando alla degradazione del suolo, problema del nostro tempo. Di conseguenza ogni pratica colturale dovrebbe essere orientata al mantenimento di questa fertilità.

In particolare andrebbero sempre adottati tre principi:

  • ridurre gli interventi fisici sul suolo, cioè le lavorazioni;
  • mantenere una copertura vegetale per impedire l’erosione e favorire l’apporto di sostanza organica;
  • applicare il principio della rotazione, interrompendo la tendenza a piantare ad esempio, mais su mais o riso su riso con sempre maggiori lavorazioni, concimazioni minerali, diserbi.

Bisogna ripensare all’apporto della concimazione organica, rivalutando la simbiosi fra allevamento animale e pratica colturale

Bisogna poi ripensare all’apporto della concimazione organica, rivalutando la simbiosi fra allevamento animale e pratica colturale. Questi principi, insiti nelle pratiche agronomiche che nel corso dei secoli ci hanno lasciato in eredità la fertilità del terreno, si collocano ora in quella che viene definita “agricoltura rigenerativa”.

Il mantenimento del microbioma per la salute è presente anche a livello umano, per contrastare il fenomeno proprio del nostro tempo dell’antibiotico resistenza. Nel libro “Growing a revolution” si afferma come gli sforzi in atto per riconsiderare gli effetti degli antibiotici sull’organismo, debbano trovare riferimento anche per il suolo, in modo da mantenerne ed accrescerne la fertilità, cioè la sostenibilità.

Operare con pratiche che mantengono la fertilità del terreno, rappresenta un grande messaggio anche per avvicinare il produttore al consumatore.

Fonte: NewScientist

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Carne e Latte inquinano più del petrolio?
9 Agosto 2018

Affermare che produrre carne e latte inquina l’atmosfera come e più del petrolio sembrerebbe un paradosso. Eppure questi sono gli scenari che sempre più frequentemente vengono illustrati. L’ultimo in ordine di tempo è lo studio di GRAIN ed Institute for Agriculture and Trade Policy, organismi USA che operano a livello internazionale.

Le emissioni annuali di gas in atmosfera da parte dei cinque maggiori gruppi mondiali di carne e latte sarebbero paragonabili a quelle provocate dai gruppi petroliferi

Lo studio ha misurato le emissioni in atmosfera da parte della filiera produttiva dei 35 maggiori gruppi mondiali di carne e latte, esaminando i loro progetti per contrastare il cambiamento climatico. Ne risulta che le emissioni annuali di gas in atmosfera da parte dei cinque maggiori gruppi mondiali – JBS (carne, Brasile), Tyson (carne, USA), Cargill, Dairy Farmers of America, Fonterra – sarebbero paragonabili od anche superiori a quelle provocate da gruppi petroliferi quali ExxonMobil, Shell, BP.

Con un altro paragone, il totale delle emissioni provocate dalle attività dei venti maggiori gruppi impegnati nella produzione di carne e latte, sarebbero superiori a quelle di intere nazioni come Germania, Francia o Regno Unito.

La maggioranza di tali gruppi non calcola a sufficienza le emissioni di gas effetto serra

Sembra poi che la maggioranza di tali gruppi non calcoli a sufficienza le emissioni di gas effetto serra nell’atmosfera o che lo faccia ma escludendo l’attività della produzione primaria negli allevamenti, che è responsabile dell’80-90% per tali emissioni.

Si tratta di un argomento che rientra a pieno titolo nelle azioni della sostenibilità ed è tanto più importante in quanto la produzione di carne e latte dovrà aumentare significativamente per far fronte alle esigenze alimentari dei prossimi decenni conseguenti all’aumento della popolazione.

Bisognerà prestare la dovuta attenzione a tali rilievi, sempre più numerosi, per l’impatto delle attività zootecniche sull’ambiente. Bisognerà soprattutto adottare pratiche produttive sempre più efficienti, misurabili e verificabili, che siano in grado di rispondere alle esigenze di tutela ambientale, suolo, acque, comunità.

Fonte: GRAIN, OilPrice.com

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Riconquistare la fiducia della società per l’allevamento da latte
3 Agosto 2018

La popolazione neozelandese è sempre più sensibile al benessere animale e alla riduzione delle emissioni

Il settore lattiero-caseario è l’asse portante dell’agroalimentare neozelandese. Eppure, nonostante la leadership indiscussa sui mercati internazionali grazie all’export, sta emergendo un certo malessere tra gli allevatori, che percepiscono la crescente distanza, incomprensione ed anche contrasto da parte della popolazione urbana, sempre più sensibile, negli ultimi anni, verso temi quali il benessere animale o la la riduzione delle emissioni, e che punta il dito sugli allevamenti per il loro impatto, reale o supposto, su aria, acqua e terreni. Questa difficoltà si aggiunge agli alti e bassi nel prezzo del latte, che determina ansietà per un settore dove le decisioni hanno effetto in tempi piuttosto lunghi.

Poi ci sono le crescenti inquietudini a livello sanitario, con il problema sempre più evidente e difficile da risolvere della micoplasmosi bovina.

A tutto questo si aggiunge il problema finanziario, con l’indebitamento degli allevatori che non è sempre compensato dal maggior valore patrimoniale delle aziende.

Alcuni arrivano addirittura a prefigurare una riconversione verso forme di allevamento meno intensive, col ritorno a quello delle pecore che caratterizzava il paese ma che non assicurava certo il valore che l’export prodotto dal settore lattiero caseario assicura all’economia del Paese e che attira capitali di investimento stranieri, prima di tutto quelli cinesi.

Comunque, non bisogna trascurare queste sensibilità e percezioni. Esse vanno affrontate a viso aperto, soprattutto le tematiche ambientali, per ricucire innanzitutto la fiducia della popolazione urbana, il sostegno e la condivisione generale della società che deve sentirsi corresponsabile a pieno titolo verso la filiera produttiva latte.

Si tratta del primo elemento per dare solidità al sistema ed affrontare col giusto peso le sfide dei mercati.

CLAL.it – La Nuova Zelanda rappresenta il 60% dell’export mondiale di WMP (Whole Milk Powder, Polvere di Latte Intero). La Cina ne importa il 35%. [Anno 2017]
Fonte: Stuff.co.nz

L’agroecologia per una produzione sostenibile
6 Luglio 2018

Produrre di più con meno risorse: questa sarà la sfida del futuro. Con l’aumento della popolazione mondiale dagli attuali 7,6 miliardi ai 9,8 miliardi nel 2050 e con meno risorse idriche, meno terreni coltivabili, minore pescosità nei mari, bisogna trovare nuove soluzioni per soddisfare la domanda mondiale di cibo.

Produrre di più con meno risorse: questa sarà la sfida del futuro

Una di queste è la agroecologia, cioè il modo per stimolare i processi naturali che possono migliorare la produttività delle piante così come degli animali, attraverso dieci elementi di sostenibilità:

  • La diversità, cioè sistemi differenziati di produzione agricola;
  • la condivisione delle conoscenze per combinare i dati scientifici globali alle pratiche locali;
  • la sinergia fra suolo, coltivazioni, animali, comunità civile;
  • l’efficienza, cioè la capacità di evitare le dispersioni, massimizzare gli investimenti, conservare le risorse idriche, proteggere la biodiversità e ridurre i costi di produzione;
  • il riciclo, che rappresenta la chiave per qualsiasi sistema autosufficiente che si autoregola;
  • la resilienza, ecologica e socio-economica, cioè la capacità di adattarsi riducendo la vulnerabilità al rischio economico;
  • i valori umani e sociali, cioè il rispetto della dignità, l’equità, l’inclusione e la giustizia, creando opportunità per i giovani;
  • il mantenimento del patrimonio di cultura e tradizione alimentare. Il distacco fra abitudini alimentari e cultura ha contribuito alla coesistenza di situazioni contrastanti come la fame e l’obesità. La promozione di alimenti locali nel contesto di diete salutari, diversificate e culturalmente appropriate, permette un buon livello di nutrizione ed al tempo stesso la crescita di una coscienza che protegge gli ecosistemi e tutela la produzione;
  • un governo responsabile, trasparente, per creare un ambiente favorevole che supporti i produttori nella trasformazione dei loro sistemi;
  • un’economia circolare e solidale, che supporti i mercati locali e le economie che offrono mezzi di sostentamento equi e sostenibili ai membri della propria comunità.

Sebbene l’agroecologia debba considerare molti fattori, la base è rappresentata dalla interconnettività. Produrre di più con meno risorse significa usare meglio ciò di cui disponiamo, riutilizzarlo, non sprecarlo, non scartarlo.  

Fonte: FAO

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Nitrati e coinvolgimento degli allevatori
8 Maggio 2018

Il tema dei residui di nitrati ed anche di fosfati nel terreno è di stringente attualità. In tutti i contesti dove è diffuso l’allevamento animale diventa urgente evitare la percolazione dei liquami nei corsi d’acqua, effettuando i necessari investimenti per contenere un problema che è sempre più sentito dai consumatori e che comunque diventa un tema di sostenibilità ambientale.

In Galles è stato denunciato l’inquinamento di corsi d’acqua con la diffusa moria di pesci ed anche il comportamento di quanti sversano direttamente i liquami contravvenendo alle normative UE. Bisogna considerare che l’agricoltura risulta esposta molto più di altre attività economiche alle condizioni climatiche che influenzano le possibilità di spandimento, per cui nei periodi umidi occorre contenere nelle vasche notevoli quantità di liquami o comunque prevedere il loro trattamento.

Il governo del Galles, per ridurre il pericolo di contaminazione da nitrati nei terreni e nelle acque superficiali delle zone vulnerabili, piuttosto di imporre provvedimenti rigidi ha scelto un approccio flessibile, scegliendo di collaborare con i diretti interessati, gli allevatori, per adottare un sistema basato su norme regolamentari e volontarie, in modo da rendere tutti responsabili delle azioni da compiere.

I rappresentanti agricoli ritengono fondamentale agire in modo proattivo con gli allevatori per avere il loro convinto coinvolgimento ad affrontare e risolvere il problema. Le azioni però debbono essere intraprese in modo proporzionato, isolando quei pochi casi che sono i maggiori responsabili di comportamenti non conformi.

Uno stimolo agli allevatori può derivare dal pagamento di premi aggiuntivi al prezzo del latte per l’adozione di pratiche di eco-sostenibilità, coinvolgendo in questa problematica la distribuzione ed i consumatori.

Le tematiche ambientali riguardano tutti e pertanto tutti debbono essere resi responsabili di azioni virtuose.

Ripartizione delle emissioni di N2O nel mondo agricolo

Fonte: Farmers Weekly Interactive

L’agricoltura rigenerativa per contrastare il cambiamento climatico
3 Maggio 2018

L’aumento delle temperature registrato a partire dai primi decenni del secolo scorso ha avuto un’accelerazione negli anni 2000 rendendo sempre più evidente, in tutto il mondo, il fenomeno del cambiamento climatico.

La conferenza ONU sul clima di Parigi fissa nell’aumento di due gradi a fine secolo il punto di non ritorno per lo stravolgimento climatico. La parola d’ordine diventa dunque la riduzione delle emissioni carboniose ed il settore alimentare dovrebbe essere in prima linea per questo impegno, dato che la produzione di alimenti ha un grande peso nella emissione di gas effetto serra (GHG).

La società vuole alimenti ottenuti nel rispetto delle condizioni ambientali, mentre gli agricoltori si confrontano con avverse condizioni climatiche ed incertezza di mercato. Secondo le stime FAO, al settore dell’allevamento animale (deiezioni, produzione di alimenti, attività ruminale) sono imputabili il 14,5% del totale delle emissioni, la perdita di biodiversità, l’eutrofizzazione, l’uso inefficiente delle risorse. L’agricoltura però è anche l’unica attività che può captare l’anidride carbonica incorporandola nella massa dei prodotti ottenuti.

Dunque la domanda è: quali pratiche possono essere migliorate per ridurre l’impatto ambientale mantenendo il reddito delle imprese? Già le pratiche agronomiche tradizionali come la pacciamatura e la rotazione permettono di aumentare la captazione dell’anidride carbonica, ma sono le tecniche intelligenti (smart) che permettono di aumentare il potenziale naturale dell’attività produttiva.

Questo significa non solo catturare più carbonio dall’aria, ma anche aumentare la sostanza organica nel suolo, dunque la sua fertilità ed il minore ricorso ai concimi chimici. In altre parole, l’agricoltura può essere rigenerativa e per questo esiste già una specifica certificazione, che si basa su tre pilastri: fertilità del suolo, benessere animale, equità sociale.

L’agricoltura può dare un contributo sostanziale alla sostenibilità e dunque alla società in generale.

Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura


Fonte: Regeneration International, Farmers Weekly, IFOAM EU

VENETO: una scelta di Sostenibilità [presentazioni]
15 Febbraio 2018

Ha riscosso un grande successo l’incontro “VENETO: una scelta di Sostenibilità” di Mercoledì 7 Febbraio, ospitato da Latterie Vicentine a Bressanvido (Vicenza) e organizzato da CLAL e CSQA, alla presenza di un nutrito gruppo di rappresentanti del mondo cooperativo ed industriale del settore lattiero-caseario veneto e nazionale.

Ad introdurre i lavori sono stati Alessandro Mocellin, Presidente di Latte Vicentine SCA, Angelo Rossi, Fondatore di CLAL e TESEO, e Luigino Disegna, Presidente di CSQA, che hanno sottolineato la necessità di comunicare al consumatore la qualità globale dei prodotti, incoraggiando il settore ad un’economia sempre più congiunta e finalizzata al principio della Sostenibilità.

Maria Chiara Ferrarese, Vice Direttore di CSQA, ha presentato il ruolo chiave degli standard e delle certificazioni a supporto di una sostenibilità efficace ed oggettiva.

Aldo Galbusera, Cheese Marketing Manager EMEA Food Care di Sealed Air, azienda leader nel settore degli imballaggi di protezione, ha illustrato il rapporto tra Packaging e Sostenibilità.

Le Buone Pratiche di Sostenibilità nel settore lattiero-caseario veneto sono state presentate da Luca Maroso, Responsabile Qualità di Latterie Vicentine SCA, Alessandro Lazzarin, Responsabile Produzione di Latteria Montello SpA, Emiliano Feller, Specialista in Scienza dell’alimentazione di Centrale del Latte di Vicenza SpA, Mario Dalla Riva, Marketing Manager di Latteria Soligo SCA e Tatiana Dallo, Responsabile Produzione di Lattebusche SCA.

Leonardo Becchetti, Economista e Professore dell’Università di Roma Tor Vergata, ha trattato il ruolo del capitale sociale in agricoltura e le nuove sfide dell’economia globale.

Il dibattito ha coinvolto operatori della filiera lattiero-casearia esperti a livello nazionale: produttori latte, imprese di trasformazione e grande distribuzione. Le conclusioni sono state affidate ad Alberto Andriolo, Direzione Agroalimentare della Regione Veneto.

Prossimamente saranno pubblicati i video della giornata, nel frattempo consulta le presentazioni:

Maria Chiara Ferrarese – Vice Direttore CSQA
1 - Sostenibilità efficace ed oggettiva – Standard e certificazioni a supporto
Maria Chiara Ferrarese – Vice Direttore CSQA
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Aldo Galbusera – Cheese Marketing Manager EMEA Food Care, Sealed Air
2 - Packaging e Sostenibilità
Aldo Galbusera – Cheese Marketing Manager EMEA Food Care, Sealed Air
pdf 2 MB | 207 clicks
Luca Maroso – Responsabile Qualità, Latterie Vicentine S.C.A.
3 - Latterie Vicentine - Buone Pratiche di Sostenibilità
Luca Maroso – Responsabile Qualità, Latterie Vicentine S.C.A.
pdf 4 MB | 195 clicks
Alessandro Lazzarin – Responsabile Produzione, Latteria Montello S.P.A.
4 - Latteria Montello - Buone Pratiche di Sostenibilità
Alessandro Lazzarin – Responsabile Produzione, Latteria Montello S.P.A.
pdf 2 MB | 220 clicks
Emiliano Feller – Specialista in Scienza dell’alimentazione, Centrale del Latte di Vicenza S.P.A.
5 - Centrale del Latte di Vicenza - Buone Pratiche di Sostenibilità
Emiliano Feller – Specialista in Scienza dell’alimentazione, Centrale del Latte di Vicenza S.P.A.
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Mario Dalla Riva – Marketing Manager, Latteria Soligo S.C.A.
6 - Latteria Soligo - Buone Pratiche di Sostenibilità
Mario Dalla Riva – Marketing Manager, Latteria Soligo S.C.A.
pdf 3 MB | 230 clicks
Tatiana Dallo – Responsabile Produzione, Lattebusche S.C.A.
7 - Lattebusche - Buone Pratiche di Sostenibilità
Tatiana Dallo – Responsabile Produzione, Lattebusche S.C.A.
pdf 2 MB | 234 clicks
Leonardo Becchetti – Economista e Professore, Università di Roma Tor Vergata
8 - Il ruolo del capitale sociale in agricoltura e le nuove sfide dell’economia globale
Leonardo Becchetti – Economista e Professore, Università di Roma Tor Vergata
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Nel corso dell’evento sono intervenuti:

Agroecologia: coltivare il futuro
5 Dicembre 2017

L’attività agricola va ben oltre quella della produzione, perché si inserisce nel contesto della ecologia, cioè delle relazione tra l’uomo, gli organismi vegetali ed animali, e l’ambiente che li circonda. Le varie forme di agricoltura, sia essa intensiva od estensiva, biologica o convenzionale, diventano parte integrante degli agroecosistemi e dunque vanno affrontate nella loro complessità per averne un impatto positivo.

Una attività agricola sostenibile, cioè duratura, deve essere comunicata in modo adeguato a consumatori sempre più distanti dagli ambiti rurali

L’agroecologia studia gli ecosistemi per valutare come i diversi apporti tecnologici possono essere usati in modo appropriato per assicurare una attività produttiva sostenibile, cioè duratura. Questa attività deve però essere comunicata in modo adeguato ai consumatori che sono sempre più distanti dagli ambiti rurali, anche perché i mezzi d’informazione spesso associano l’attività agricola ad effetti negativi sull’ambiente, ad esempio per l’uso di pesticidi, diserbanti o per le emissioni in atmosfera.

A fronte di questa realtà sempre più distorta, è stata creata l’associazione Fermes d’Avenir, che si propone di dimostrare come le varie produzioni agricole possono rispettare la terra e le persone, con una forte dimensione etica. Per fare conoscere al pubblico questa iniziativa che si sta diffondendo in Francia, è stato realizzato il primo “Tour dell’agroecologia”, con l’obiettivo di fare scoprire le iniziative dei territori locali che prefigurano il mondo rurale di domani. Oltre 200 ciclisti fanno tappa in una trentina di paesi e città per incontrare gli imprenditori agricoli che sono impegnati nella realizzazione di progetti di agroecologia, con tre riferimenti: la persona, il prodotto, il territorio. In ogni tappa sono organizzate delle visite per scoprire in cosa consistono le attività delle aziende che hanno adottato progetti di agroecologia e come vengono utilizzati i prodotti (laboratori di trasformazione, ristorazione, negozi,…). Varie attività culturali permettono incontri e scambi fra agricoltori, consumatori, responsabili politici e di associazioni, attività folkloristiche. La scoperta dei prodotti locali avviene attraverso appositi luoghi di ristorazione tradizionale, mentre, per stimolare la cura ed il rispetto per l’ambiente, negli spazi pubblici vengono realizzate aiuole con centinaia di piantine attraverso una iniziativa definita Guerilla Gardening commando. Altre iniziative riguardano lo spreco alimentare, il compostaggio, l’uso di materiali riciclabili.

L’agricoltura spazia nel territorio che la circonda, e lo caratterizza. Occorre prestare sempre più attenzione alle persone che lo abitano, per illustrare l’importanza dell’attività agricola, attraverso strumenti e linguaggi adeguati. L’agricoltura del futuro, che poi è già quella di oggi, deve dimostrare di essere vicina ai bisogni dell’ambiente in cui opera, per mantenerlo e coltivare il futuro.

TESEO.clal.it – Acqua & Energia: Acqua in Agricoltura

Fonte: Environment and Ecology, Fermes d’Avenir

La Sostenibilità nella filiera lattiero-casearia Trentina [presentazioni]
20 Novembre 2017

Un’aula magna affollata Venerdì 10 Novembre in occasione dell’incontro “La Sostenibilità nella filiera lattiero-casearia Trentina”, organizzato da Concast (Consorzio dei Caseifici Sociali Trentini), con il Patrocinio della Provincia Autonoma di Trento e la collaborazione di CLAL.it e TESEO, presso la Fondazione Edmund Mach a San Michele all’Adige (TN).

Alla presenza di amministratori dei caseifici aderenti al Concast, dei vertici della cooperazione trentina e di enti ed organizzazioni agricole, operatori esperti del settore lattiero-caseario nazionale, il Presidente Concast Saverio Trettel, il Direttore Concast Andrea Merz, il Direttore Generale FEM Sergio Menapace, insieme ad Angelo Rossi e Francesco Branchi di CLAL.it, hanno aperto i lavori del convegno finalizzato ad una valorizzazione sostenibile del territorio trentino.

Le Buone Pratiche di Sostenibilità nel settore dell’industria casearia di eccellenza e del benessere animale sono state presentate da Giuliana D’Imporzano, Project Manager Progetto Life DOP, da Maria Chiara Ferrarese, Vice Direttore CSQA, e da tre appassionati Produttori Latte della Filiera Trentingrana, Franco Morandini, Monica Brunelli e Alessio Zomer, che hanno raccontato come applicano le tre dimensioni della Sostenibilità (ambientale, sociale ed economica).

Il Prof. Marco Frey, Direttore dell’Istituto di Management “Sant’Anna” di Pisa, ha affrontato con entusiasmo il tema della Sostenibilità e sviluppo delle produzioni locali in una prospettiva internazionale.

Il dibattito ha coinvolto operatori della filiera lattiero-casearia esperti a livello nazionale: produttori latte, imprese di trasformazione e grande distribuzione. Le conclusioni sono state affidate a Romano Masè, Direttore Generale del Dipartimento Territorio, agricoltura, ambiente e foreste della Provincia Autonoma di Trento ed a Michele Dallapiccola, Assessore all’Agricoltura, foreste, turismo e promozione, caccia e pesca della Provincia Autonoma di Trento.

Consulta le presentazioni della giornata:

Giuliana D’Imporzano – Project Manager Progetto Life DOP
1 - Progetto Life DOP pratiche di sostenibilità nell industria casearia di eccellenza
Giuliana D’Imporzano – Project Manager Progetto Life DOP
pdf 2 MB | 216 clicks
Maria Chiara Ferrarese – Vice Direttore CSQA
2 - Benessere animale certificato
Maria Chiara Ferrarese – Vice Direttore CSQA
pdf 1 MB | 359 clicks
Marco Frey – Direttore dell'Istituto di Management “Sant’Anna” di Pisa
3 - Sostenibilità e sviluppo delle produzioni locali in una prospettiva internazionale
Marco Frey – Direttore dell'Istituto di Management “Sant’Anna” di Pisa
pdf 7 MB | 405 clicks

L’Agenda dell’evento “La Sostenibilità nella filiera lattiero-casearia Trentina”

L’agricoltura ed i cambiamenti climatici
13 Novembre 2017

L’evidenza dei cambiamenti climatici ha indotto 195 nazioni a firmare nel 2015 a Parigi durante la cosiddetta Conferenza COP 21, l’Accordo ONU per limitare le emissioni di gas in atmosfera e mantenere la crescita della temperatura media globale ad un massimo di +2 gradi centigradi entro la fine del secolo. La condizione chiave era che l’accordo venisse ratificato da più di 55 paesi responsabili nel complesso di oltre la metà delle emissioni mondiali.

Questo obiettivo è stato il risultato  di 25 anni di lavori e 21 vertici sui cambiamenti climatici. Infatti la prima Conferenza delle parti (COP) della Convenzione Onu sul climate change (UNFCCC) si tenne nel 1995 e deve la sua nascita al Summit per la Terra di Rio de Janeiro, nel 1992.

14,5%del gas effetto serra è prodotto in agricoltura

Nel 1997 il Protocollo di Kyoto (COP 3) impegnava i paesi ad economia sviluppata a ridurre le emissioni e l’attenzione è stata posta soprattutto sui consumi energetici. Ora invece, giunti alla COP 23 di Bonn, si punta sempre più attenzione sull’attività agricola, che si stima sia responsabile per circa il 14,5% dei gas effetto serra (GHG) prodotti.

Dunque occorre operare per ridurre in modo concreto tale impatto, che impegna in primo luogo i paesi ad economia avanzata. Infatti si calcola che le loro emissioni per l’attività agricola, incluso l’allevamento, equivalga al consumo di 1,6 miliardi di barili di petrolio all’anno.

Oltre che di una necessità, bisogna tener presente che l’azione per contrastare i cambiamenti climatici è sempre più richiesta dai consumatori. Dunque anche l’attività agricola, ed in particolare l’allevamento, deve prendere coscienza di tale realtà ed agire in modo consapevole e coordinato per attuare rapidamente degli interventi concreti per ridurre l’impatto ambientale, cioè per la sostenibilità

Acqua&Energia : Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura

Fonte: FAIRRRinnovabili.it, COP-23