Raddoppia l’import cinese di carni suine europee [VIDEO]
21 Ottobre 2020

L’import della Cina di Carni Suine nel periodo Gennaio – Agosto 2020 è quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel 2020, la Cina è diventata un’importante destinazione anche per le Carni suine italiane

Marika del Team di TESEO illustra l’andamento delle importazioni cinesi nel seguente video.

Nel periodo Gennaio – Agosto 2020 la Cina ha importato circa 3,8 milioni di tonnellate di carni suine: +97,01% rispetto allo stesso periodo del 2019.
Trend confermato nel mese di Agosto, con un aumento del +73,5%.

Dopo il picco storico raggiunto nel periodo Gennaio-Febbraio, i prezzi all’import si sono riallineati alla media del 2019.

Tra le tipologie di carni suine, la Cina importa principalmente Carni congelate e Frattaglie congelate.

L’UE è il principale fornitore di carni suine della Cina: 2.227.000 ton nei primi 8 mesi del 2020. 

Import Cina da UE
Carni fresche, refrigerate o congelate+122% Gen – Ago 2020

L’import di Carni fresche, refrigerate o congelate provenienti dall’UE è aumentato del +122%, raggiungendo 1.584.022 tons.

Nel periodo Gennaio – Agosto 2020, l’import della Cina di Carni suine congelate dalla Spagna, principale Paese fornitore, è cresciuto del +145% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Oltre alla Spagna, i principali fornitori sono gli Stati Uniti e la Germania.
Tuttavia, i recenti casi di African Swine Fever potrebbero mettere in dubbio le importazioni dalla Cina di carni tedesche, lasciando spazio ad altri fornitori. 

La Cina è diventato nel 2020 un’importante destinazione anche per le carni suine italiane. Nel periodo Gennaio-Giugno, infatti, sono state esportate 8.199 tonnellate di Carni fresche, refrigera

I produttori di Sorgo USA celebrano il rinnovato interesse della Cina
1 Settembre 2020

L’export di sorgo USA, dopo una riduzione del -30.2% nel 2019, torna a premiare gli agricoltori, che stanno accogliendo con soddisfazione l’aumento della domanda da parte della Cina. Durante la settimana di ferragosto, USDA ha riportato una vendita di 32 milioni di Bushel di Sorgo al mercato cinese (812.800 Ton), sottolineando che si tratta di un record, superando il precedente picco di 23 milioni di Bushel del 2014.

Tim Lust, CEO di National Sorghum Producers (NSP), afferma che questa vendita rappresenta il 9% dell’intero raccolto di sorgo Statunitense, aggiungendo inoltre che i produttori hanno registrato 90 giorni di consistenti vendite verso la Cina.

L’export di Sorgo Statunitense per il periodo Gennaio-Giugno 2020 ha registrato un incremento del +147,5%, attestandosi ad un totale di 3,25 milioni di tonnellate. La Cina si conferma come principale destinazione e, grazie ad un aumento del +538%, assorbe il 78% delle esportazioni totali di Sorgo Statunitensi.

TESEO.clal.it - Export Sorgo USA
TESEO.clal.it – Export Sorgo USA

Una domanda sorge spontanea, ovvero cosa sta determinando questi acquisti storici, e per quanto tempo la Cina continuerà ad acquistare queste quantità?

Secondo Lust i motivi di questa forte crescita delle esportazioni sono molteplici. Innanzitutto, la prima fase dell’accordo commerciale tra i due Paesi ha portato ad un maggior interesse verso i prodotti agricoli Statunitensi da parte della Cina, a cui va unito il bisogno crescente di sorgo da parte degli allevatori locali. Occorre inoltre considerare che l’Australia, uno dei maggiori concorrenti degli Stati Uniti in questo mercato, ha avuto un raccolto inferiore all’anno precedente, e sta esportando verso la Cina circa 1 milione di Ton in meno.

Anche osservando i prezzi si notano differenze di competitività. Lust evidenzia che la tariffa sul sorgo USA è minima, il che significa che con prezzi delle materie prime più elevati in Cina il sorgo statunitense risulta più conveniente per l’impiego zootecnico.

Il CEO di NSP afferma inoltre che segnali positivi indicano che la Cina potrebbe continuare ad acquistare questo cereale. “Ci si aspettava che l’impatto della peste suina africana (ASF) avrebbe mantenuto bassa la domanda cinese di alimenti zootecnici per diverso tempo, ma ciò non sembra stia accadendo” dice Lust.

Teseo.clal.it - Export Sorgo USA, Top Importers
TESEO.clal.it – Export Sorgo USA, Top Importers

Anche Arland Suderman di StoneX Group si trova d’accordo con Tim Lust, sostenendo che sebbene parte del sorgo importato dalla Cina venga diretto nella produzione di una particolare bevanda alcolica, la maggior parte di esso viene acquistato dall’industria mangimistica.  Suderman avverte poi anche che, nonostante i segnali siano positivi, la Cina non è sempre una destinazione affidabile per le esportazioni, specie dal punto di vista politico.

I produttori di sorgo capiscono fin troppo bene la cautela di Suderman; basta infatti ricordare che il governo cinese durante il 2018 ha imposto una tariffa di importazione del 179% sul raccolto americano, accusando gli agricoltori statunitensi di fare dumping. Comunque, nonostante il rischio che la Cina possa smettere di acquistare le materie prime americane, per il momento gli agricoltori celebrano questo rinnovato interesse che sta portando un aumento significativo dei prezzi.

Fonte: Agroprofessional

Il mondo piccolo, ovvero malattie animali, proteine e mercati
27 Maggio 2019

La peste suina africana in Cina ha colpito duro. Rabobank stima che le perdite nel 2019 saranno circa un terzo della produzione suinicola, cioè 150-200 milioni di maiali: un numero equivalente alla produzione europea e più grande di tutta quella USA.

L’epidemia

In alcune aree della Cina, l’epidemia ha colpito oltre la metà degli allevamenti e, fatto molto grave, si è estesa al Vietnam dove si stimano perdite di circa il 10% della produzione ed alla Cambogia, con la temibile prospettiva di una ulteriore espansione ai Paesi vicini. Anche se l’epidemia venisse circoscritta subito, fatto improbabile, bisognerebbe contare dai 3 ai 5 anni per riportare al produzione ai livelli normali, con ripercussioni su tutto il mercato mondiale, come evidenzia il repentino, generale aumento nelle quotazioni suinicole.

Fonti proteiche alternative

Nel frattempo occorrerà comunque trovare in fretta sui mercati internazionali altre fonti proteiche come quelle apportate da carni avicole, bovine, ovine, pesce, ma anche dalla soia, per colmare il deficit alimentare della carne suina stimata in 10 milioni di tonnellate. Fra le carni, il ciclo produttivo più veloce è quello avicolo e non è un caso se i consumi di carne avicola nel 2019 in Cina sono già cresciuti del 9%, con un aumento del 32% nelle importazioni, soprattutto dal Brasile.

La soia

Un discorso a parte,e più complesso, merita il quadro per la soia, che entra in modo significativo nei mangimi animali. Le scorte mondiali sono elevate e ci sono ottime previsioni per la produzione di quest’anno. La Cina ha in atto i dazi sulle importazioni dagli USA a seguito della guerra commerciale, per cui ha aumentato gli approvvigionamenti di soia dal Brasile, ma con le decimazioni dovute alla peste suina africana, la domanda di soia per i mangimi è in calo e resterà tale per l’annata 2019-20. I produttori USA hanno comunque trovato subito un facile sbocco sul mercato UE.

Intanto, a metà aprile l’International Grains Council ha riportato quotazioni della soia in ribasso del 21% rispetto ad un anno fa, il che lascia prevedere un aumento nella produzione di proteine animali, epidemie permettendo.

Il mondo piccolo, non è più quello circoscritto all’ansa del grande fiume descritto da Guareschi. È sempre più il mondo intero, al di là di muri e barriere, e queste vicende lo dimostrano.

Scopri il menù di TESEO dedicato ai SUINI

Fonte: Poultry World

L’obiettivo dell’India di raddoppiare il reddito degli allevatori
19 Febbraio 2019

L’India produce176Mio Tons di latte all’anno

In India il 40% della popolazione è attiva in agricoltura, con una presenza preponderante delle piccole realtà produttive, spesso marginali, nella rete dei villaggi rurali che caratterizzano il grande paese asiatico, che con 176 milioni di tonnellate, è anche il leader mondiale di latte, una delle produzioni basilari dell’agricoltura indiana, radicata nei suoi costumi e tradizioni. Di conseguenza, tutti gli sforzi per accrescere il reddito delle popolazioni rurali passano da un efficientamento del sistema, che si basa su di un modello diffuso di piccolissime realtà aziendali, apparentemente in contrasto col modello produttivo delle grandi realtà mondiali di produzione lattiera, Cina compresa.

Diventa dunque prioritario per il governo indiano migliorare il sistema per rispondere alla domanda interna, con le necessità di sicurezza alimentare ed innovazione delle affluenti fasce di popolazione urbana, ma anche per cercare di trarre profitto dall’export, settore verso cui l’India si è orientata solo recentemente.

Una serie di piani strategici, predisposti dall’agenzia pubblica National Institution for Transforming India, per raddoppiare il reddito degli allevatori entro il 2023

In tale contesto si colloca il piano predisposto dall’agenzia pubblica National Institution for Transforming India, che prevede una serie di misure che ambiscono a raddoppiare il reddito degli allevatori entro il 2023. Prendendo a riferimento il 2015, queste dovrebbero comportare però notevoli sforzi tecnici, infrastrutturali, come l’aumento delle superfici irrigate (19%), l’uso dei fertilizzanti (3%) e delle sementi selezionate (167%) per aumentare il fabbisogno di alimenti zootecnici. Sono stati predisposti una serie di piani strategici lungo tutta la filiera per sostenere il miglioramento delle attrezzature nelle aziende e degli impianti di raccolta, trasporto e lavorazione del latte, con un solido investimento pubblico ed il coinvolgimento delle maggiori aziende, cooperative e private.

L’obiettivo è di arrivare ad una produzione di 250 milioni di tonnellate di latte, il che comporta una crescita annuale del 8,5%, integrando meglio la fitta rete di allevatori ed operatori commerciali, nel contesto delle imprese di trasformazione sia cooperative che private.

Aumentare l’efficienza produttiva, ridurre i costi e ricercare le economie di scala, non basta; occorre anche gestire i surplus ed avere una attenta conoscenza e strategia dei mercati.

CLAL.it – Nel 2018 (Gennaio-Novembre) l’India ha aumentato notevolmente l’export di Burro (+125%). L’Egitto è il principale Paese acquirente.

Fonte: India Environment Portal

Made in Italy e innovazione nelle aziende per la competitività del settore [intervista a Giansanti – Confagricoltura]
17 Gennaio 2019

La produzione di latte europea sta crescendo, mentre la domanda mondiale sembra abbastanza stabile. Inoltre, la Cina sembra aver circoscritto le importazioni dall’UE-28 al latte per l’infanzia e l’India punta all’export e non più a produrre solo per il mercato interno. Quali conseguenze prevede e come sostenere il Made in Italy lattiero caseario?

Massimiliano Giansanti – Presidente di Confagricoltura

“Le dinamiche del mercato internazionale hanno sempre presentato un andamento altalenante, condizionato molto dalle richieste a singhiozzo della Cina che ha sempre adottato una politica commerciale con periodi di forti acquisti e stoccaggio del prodotto alternati a periodi di intenso rallentamento delle importazioni. L’imprevedibilità del mercato internazionale e degli eventi che lo condizionano è stato messo in luce dall’Embargo Russo, che ha praticamente coinciso con la fine del sistema delle quote latte, creando una forte crisi del settore lattiero caseario europeo. Tale circostanza ha evidenziato ai produttori italiani ed europei la vulnerabilità del settore rispetto alle dinamiche di mercato non più calmierate da un sistema di contingentamento. Infatti, questo nuovo stato di liberalizzazione ha prodotto eccessi di produzione rispetto alle reali condizioni di mercato ed ha evidenziato un disequilibrio tra i Paesi europei con forte pressione sul mercato comunitario da parte di quelli del centro nord Europa già eccedentari della loro produzione che, non trovando sbocco sui mercati esteri, hanno fatto crollare i prezzi europei cercando sfogo soprattutto sui mercati del sud Europa, non autosufficienti. Confagricoltura ha denunciato a suo tempo tale situazione e stimolato le Istituzioni europee a prevedere, tra le misure per affrontare la crisi, incentivi per ridurre le produzioni in eccesso. Misura utilizzata soprattutto da quei Paesi eccedentari, proprio come si sperava, con esiti positivi sui prezzi. A mio avviso oggi i produttori sono molto più attenti alle dinamiche di mercato e stanno attuando corrette politiche di aggregazione del prodotto primario per avere più forza sul mercato e calibrare le produzioni a seconda delle necessità richieste. La chiave per affrontare il mercato internazionale non è legato solo alla promozione del marchio Made in Italy, ma a politiche di innovazione delle aziende zootecniche per ottimizzare i costi di produzione e rendere i prodotti nazionali commercialmente competitivi, mantenendo standard elevati di qualità”.

Quali potrebbero essere i mercati internazionali dove potersi espandere? E con quali prodotti? Le DOP possono essere l’apripista di un paniere più ampio, che comprende anche nuovi prodotti? Quali, ad esempio?

L’India costituisce un immenso mercato su cui poter puntare per l’esportazione di prodotti del Made in Italy

“L’Italia si è sempre distinta per le sue produzioni rispetto a tutti gli altri Paesi europei incentrando la sua produzione sui formaggi ed è innegabile che un ruolo centrale lo detengano i prodotti DOP. Per quanto questa differenza di produzione non permetta spesso alle produzioni italiane di accedere direttamente a misure di intervento comunitarie quali quella del latte in polvere e del burro, avendone quindi solo indirettamente un beneficio, proprio questa peculiarità di produzioni tipiche, uniche al mondo, è la forza per conquistare i mercati internazionali in modo concorrenziale. Non a caso Confagricoltura stimola sempre il riconoscimento e la salvaguardia delle denominazioni di origine a livello internazionale e negli accordi bilaterali. E’ proprio su tali ragionamenti che si devono percepire i rischi come opportunità e l’India, avendo già una tradizione lattiero casearia con una popolazione, quindi, abituata al gusto dei formaggi, costituisce un immenso mercato su cui poter puntare per l’esportazione di prodotti del Made in Italy che va sostenuto con programmi di promozione finalizzati a conquistare quella fascia medio alta della popolazione mondiale che può permettersi prodotti di eccellenza come i nostri. Una spinta potrà anche derivare dai nuovi accordi bilaterali se, come per il Ceta, saranno previsti contingenti specifici e tutela rafforzata per le Ig, motore trainante dei nostri prodotti lattiero caseari.

Nell’ottica poi di prevedere nuovi sbocchi di mercato per il settore lattiero caseario, sia in ambito interno che estero, la filiera sta orientando la ricerca sull’utilizzo dei componenti del latte per la creazione di prodotti nell’ambito della nutraceutica e della farmaceutica, come suggerito anche nell’ultimo incontro tenutosi al ministero delle Politiche agricole alimentari forestali e del Turismo sull’utilizzo delle risorse del fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario -“Fondo Latte”- per il budget destinato alla ricerca”.

Massimiliano Giansanti – Presidente di Confagricoltura

All’estero i principali player esportatori hanno politiche condivise e più aggressive. Come potrebbe la filiera italiana affacciarsi in maniera più efficace e coordinata all’estero?

“Come dicevo i produttori italiani si sono trovati a confrontarsi maggiormente con le dinamiche di mercato internazionale e questo ha stimolato una maggiore aggregazione della parte produttiva. Si è visto con favore la nascita della prima AoP italiana, Aop Latte Italia, che aggrega circa il 10% della produzione nazionale, e si continua a stimolare una sempre più incisiva aggregazione del comparto primario. Certo questo non basta per affrontare i mercati internazionali. Si deve creare un “Sistema-Italia” con finalità comuni e coordinate tra produttori, trasformatori, commercianti e Istituzioni. Confagricoltura ha sempre sostenuto e cercato tale dialogo e collaborazione con le altre organizzazioni della filiera per aiutare gli operatori, non a caso recentemente si è costituita l’Associazione “Organizzazione Interprofessionale Carni Bovine (O.I.C.B.)” in cui si prevede anche l’adesione delle AoP. Non voglio dire che il modello delle Organizzazioni Interprofessionali sia l’unica strada da intraprendere per il settore lattiero caseario, ma certo dimostra la nostra disponibilità e apertura ad una collaborazione di filiera”.

Il biologico ha registrato tassi di crescita lusinghieri. La filiera, però, ha mostrato più prudenza rispetto ad altre realtà all’estero. Come evitare il corto circuito di una produzione che potrebbe diventare in eccesso? Il segmento della trasformazione in che modo potrebbe rilanciare la domanda?

In Italia l’agricoltura biologica non è sufficiente a soddisfare la domanda

“Escluderei che la produzione biologica possa diventare in eccesso, visto che le rese sono sempre minori di quelle delle altre tecniche produttive e che è più soggetta agli effetti dei cambiamenti climatici. In Italia l’agricoltura biologica rappresenta il 15,5% della Superficie agricola utilizzata (SAU), certamente un gran risultato, ma non sufficiente a soddisfare la domanda soprattutto quella dell’esportazione che, per questo settore, rappresenta più del 40% del fatturato. Credo che la trasformazione e la produzione primaria debbano essere preoccupate delle nuove politiche commerciali aggressive che stanno portando avanti le grandi catene di distribuzione straniere, ad esempio in Francia e in Belgio, sostenendo la possibilità di vendere il prodotto biologico e quello non biologico allo stesso prezzo. Chi pagherà le rese minori ed i maggiori costi gestionali che ha l’agricoltura biologica? Che margine avrà chi li trasformerà? Solo un patto tra produttori e trasformatori potrà salvare il biologico da queste logiche commerciali”.

L’Olanda ha ridotto il numero di capi e, di conseguenza, la produzione lattiera. Inoltre, per agevolare un percorso di sostenibilità, ha introdotto le quote sui fosfati. Come dovrebbe comportarsi l’Italia? E quali suggerimenti avete per le stalle italiane?

“La situazione olandese è un monito di quanto sia importante prevedere modelli sostenibili di produzione proprio per evitare che la scelta sia quella di incidere sulla mandria per esserlo. Confagricoltura ha sempre ritenuto che occorra davvero ridimensionare le accuse spesso ingenerose e le forzature mediatiche che imputano solo al settore zootecnico la responsabilità della maggior quantità di emissioni, ma la ricerca di nuovi processi di produzione e l’applicazione dell’innovazione alle aziende devono essere la primaria necessità per affrontare le produzioni future. Partecipiamo direttamente alla diffusione di pratiche sostenibili per l’ambiente, partecipando, ad esempio, al progetto europeo Reinwaste per ridurre i rifiuti inorganici nel settore agricolo che vede proprio il coinvolgimento nella sperimentazione del comparto lattiero caseario in Emilia-Romagna. Di certo la sostenibilità ambientale è una necessità sociale e come tale si devono prevedere i giusti sostegni finanziari agli agricoltori, per attuare i cambiamenti strutturali necessari per andare in questa direzione”.

Nuovi scenari in India e Cina per i consumi di latte
3 Dicembre 2018

Il continente asiatico conta la maggiore popolazione mondiale con due enormi realtà, India e Cina, opposte per quanto riguarda i consumi di latte, ma sempre più importanti per quanto concerne gli scambi commerciali. Urbanizzazione, classe media giovane in rapido aumento, informatizzazione, globalizzazione, sono una realtà dirompente.

Secondo Fonterra, l’India necessiterà di approvvigionarsi dall’estero per far fronte alla richiesta interna

In questo scenario, l’India si distingue fra i paesi asiatici per la presenza nella dieta alimentare di latte e derivati. Questo enorme Paese, al primo posto per la produzione mondiale di latte, presenta attualmente un equilibrio fra produzioni e consumi, però l’evoluzione della domanda lascia prevedere, secondo Fonterra, la necessità di approvvigionarsi dall’estero per far fronte alla richiesta interna. A differenza della Cina, l’import indiano non si concentra sul latte confezionato od in polvere, ma sulla necessità di reperire proteine che, per ragioni culturali e religiose, possono trovare nel latte una origine privilegiata. A riprova di questo, Fonterra esporta in India prodotti quali i derivati del siero, usati in sostituzione delle uova.

Jayen Mehta (General Manager, GCMMF Ltd., Amul) presenta “Amul e le variabili del marketing contemporaneo”

Riguardo alla Cina, la cosiddetta guerra commerciale con gli USA ed i conseguenti dazi di importazione, potranno tradursi in un aumento dei costi per la produzione del latte e dunque del prezzo pagato dal consumatore. Le esportazioni neozelandesi si trovano in vantaggio rispetto a quelle USA che perdono competitività, ma queste dovranno trovare altre destinazioni nel mercato del sud est asiatico, con una competizione accresciuta.

13 Milionidi persone si spostano ogni anno verso le aree urbane (Cina)

In Cina, ogni anno 13 milioni di persone si spostano verso le aree urbane, salgono nella scala sociale e di conseguenza cambiano le abitudini alimentari richiedendo nuovi prodotti con gusti diversi dai tradizionali, come il caffè con l’aggiunta di crema ed eventualmente di formaggi cremosi o gli yogurt al gusto di formaggio. Questo sarà uno stimolo sia per la produzione interna, che aumenta ad un ritmo del 1,7%, sia per le importazioni che continueranno a crescere ad un ritmo superiore al 4%, trainate dalla richiesta di proteine che permettono di valorizzare maggiormente il latte.

Manfredi Minutelli (European Food and Beverages Category Leader, Alibaba Group) presenta “E-commerce, Gateway to China”

Fonterra poi, data la vicinanza col continente asiatico, esporta in Cina anche latte fresco per i piccoli negozi che attuano la distribuzione di vicinato grazie alla crescente digitalizzazione.

Se i paesi asiatici, Cina in testa, sono stati i destinatari principali delle commodity del latte, ora con i rapidi cambiamenti in atto nei vari paesi, compresa l’India, si aprono scenari favorevoli per prodotti a più alto valore aggiunto. Anche in questo caso, l’innovazione è il fattore chiave e l’informatizzazione lo strumento per raggiungere questi grandi mercati.

Florent Courau (General Manager, JD.com 京东 France) presenta “Le dinamiche dell’e-commerce della Cina”

Fonte: nzherald

La Cina rivede i dati sul Mais: scorte triplicate [Mais e Soia – n°11/2018]
16 Novembre 2018

68%degli stock di Mais sono detenuti dalla Cina (Previsione 2018-19)

L’istituto statistico cinese NBS ha divulgato una sostanziosa revisione dei dati degli ultimi 10 anni relativi all’offerta di Mais della Cina. Per la stagione 2018-19 gli stock iniziali dovrebbero attestarsi a 223 Mio Tons (+180% rispetto alle previsioni di Ottobre 2018), e gli stock finali a 207 Mio Tons (+255%). Secondo queste informazioni, la quota di stock di Mais detenuta dalla Cina è del 68% a livello mondiale (seguita da una quota USA del 14%).

Gli stock globali di Mais riflettono questa revisione e sono stimati a 308 Mio Tons, +93% rispetto alle stime del mese scorso. Gli stock USA, invece, sono previsti in diminuzione (-4,2%).

Se si esclude la Cina, la produzione mondiale è pressoché stabile, infatti maggiori produzioni in Argentina, Kenya, Russia e Moldavia bilanciano le diminuzioni attese in UE (in particolare in Ungheria, Polonia e Germania) e in USA (-1%, a causa della minore resa).

La produzione mondiale di Soia, per la stagione 2018-19, è stimata in diminuzione (-0,5%) se confrontata con le stime del mese scorso. Maggiori raccolti in Cina, India e Ucraina sono parzialmente compensati da una riduzione delle produzioni negli Stati Uniti e in Argentina.

Per gli Stati Uniti si prevede una riduzione di 1 bushel/acro della resa dei terreni e una conseguente riduzione della produzione dell’1,9%.

Il Sud America orienterà l’export di Soia verso la Cina

L’export statunitense di Soia risente delle minori importazioni cinesi, a causa delle imposizioni dei dazi doganali in Cina, e le previsioni registrano -7,8%. La Cina, infatti, importerà meno Soia (-4,4%). Per la seconda parte dell’anno, si prevede che l’export USA di Mais si orienti verso altri mercati, e che il Sud America si orienti verso la Cina.

L’export di Mais degli Stati Uniti è influenzato dalla concorrenza dell’Ucraina ed è stimato a 62 Mio Tons (-1%).

WORLD | Stock finali Mais (Previsioni 2018-19)

Fonte: USDA

Focus Italia:

Nel periodo Gennaio – Agosto 2018 le importazioni di Mais Italiane sono in aumento per un volume di circa 3,6 milioni di tonnellate. Le importazioni Italiane di Soia si attestano oltre 1 milione di Tons, +1,9% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Italia | Import di Mais e Soia

In Ottobre 2018 il costo dell’alimento simulato (modello teorico di alimento composto per il 70% da Mais e per il 30% da Soia) è stabile rispetto a Settembre 2018 (+0,2%). La prima metà di Novembre mostra invece una diminuzione del 0,59%. L’indicatore Milk:Feed Radio di Settembre registra un aumento: con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1 kg di latte si possono ottenere 1,55 kg di Alimento Simulato.

TESEO – Alimento Simulato

Mais & Soia - Novembre 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
Mais & Soia - Novembre 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
Mais & Soia - Novembre 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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USA: in crescita il prezzo dei concimi, condizionato dalla Cina
9 Ottobre 2018

I principali concimi fanno segnare una tendenza dei prezzi al rialzo. L’urea nella terza settimana di settembre era in aumento del 6% rispetto ad agosto, a 333 € per tonnellata.

Anche il prezzo degli altri maggiori concimi mostrava delle quotazioni tendenzialmente in crescita, con prezzi per tonnellata, rispettivamente, di 428 € per il fosfato biammonico; di 456 € per il fosfato monoammonico; di 314 € per il potassio; di 388 € per la formulazione 10-34-0; di 428 € per l’ammoniaca anidra; di 207 € per il nitrato ammonico al 28% di N; di 241 € a tonnellata per il nitrato ammonico al 32% di N.

Il prezzo mondiale dei concimi è condizionato dalla situazione in Cina

Il prezzo mondiale dei concimi è condizionato dalla situazione in Cina. Secondo Rabobank, la produzione cinese di fertilizzanti nel primo semestre 2018 è stata di 28,4 milioni di tonnellate, in diminuzione del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le produzioni di concimi azotati e fosfatici sono in calo rispettivamente del 7,5% e del 5,8%; in controtendenza con quelli potassici che hanno quantità in aumento del 2,9%.

-15%Export di concimi dalla Cina nel primo semestre 2018

I maggiori costi di produzione rendono meno competitivi i concimi di produzione cinese, le cui esportazioni sono in contrazione. Comunque, nel primo semestre 2018, la Cina ha esportato quasi 10 milioni di tonnellate di concimi, seppur in calo del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Negli USA, rispetto allo scorso anno, tutti i maggiori fertilizzanti hanno prezzi in aumento con variazioni che vanno dal 23% in più per urea ed ammoniaca anidra, al 15% per i fosfatici ed al 5% per i concimi potassici.

Fonte: The Progressive Farmer

Analizza l’andamento dei prezzi dei concimi in Italia su TESEO!

Rallenta l’import cinese di Soia, ma aumenta la produzione [Mais e Soia – n°9/2018]
19 Settembre 2018

La produzione globale di Mais e Soia per la stagione 2018-19 è prevista in aumento rispettivamente di +0.7% (1.069 Mio T) e +0.6% (369.32 Mio T), rispetto alle stime di Agosto 2018.

Negli Stati Uniti, principale produttore mondiale di Mais e Soia, le stime della resa dei terreni sono superiori, riflettendosi in una crescita dei raccolti: +1.6% per Mais e +2.3% per Soia.

+8.3%Import di Mais UE-28 (Previsione 2018-19)

La produzione di Mais è attesa in aumento anche nell’Unione Europea, soprattutto in Romania, Bulgaria, Ungheria e Francia. Si attende una crescita della domanda dell’UE, principale importatore di Mais con una quota del 13%, per cui le importazioni dovrebbero incrementare di +8.3% rispetto alla stagione 2017-18.

Trend annuale dell’import di Mais in UE-28

Per la Cina, quarto produttore mondiale di Soia, si stima un aumento della produzione di Soia di +3.4% ed una riduzione delle importazioni di 1 Mio T (che si attestano quindi a 94 Mio T), a fronte di un rallentamento della domanda di proteine, ridimensionando le aspettative di importazioni record stimate a Maggio 2018.

Gli stock globali di Mais sono stimati a 157.03 Mio T, in aumento rispetto alle precedenti previsioni, ma inferiori rispetto alle cinque stagioni precedenti. Si prevede un incremento anche per gli stock globali di Soia, stimati al livello record di 108.26 Mio T.

Trend annuale dell’import di Soia in Cina

Fonte: USDA

Focus Italia:

Nel periodo Gennaio – Giugno 2018 le importazioni di Mais Italiane sono stabili per un volume di circa 2,9 milioni di tonnellate. Le importazioni Italiane di Soia si attestano oltre le 800 mila tons, +1.2% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Italia | Import di Mais e Soia – principali fornitori

In Agosto 2018 il costo dell’alimento simulato (modello teorico di alimento composto per il 70% da Mais e per il 30% da Soia) è aumentato rispetto a Luglio 2018. La prima metà di Settembre mostra invece una diminuzione del 3.5%. L’indicatore Milk:Feed Radio di Agosto registra un aumento: con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1 kg di latte si possono ottenere 1.49 kg di Alimento Simulato.

TESEO – Alimento Simulato

Mais & Soia - Settembre 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
Mais & Soia - Settembre 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
Mais & Soia - Settembre 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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I dazi della Cina limitano l’export USA di Soia [Mais e Soia – n°7/2018]
19 Luglio 2018

La produzione globale per la stagione 2018-19 è in aumento sia per il Mais sia per la Soia, rispettivamente a 1054.3 Mio t (+0.2% rispetto alle stime di Giugno) e 359.5 Mio t (+1.2%).

La produzione di Mais è in aumento negli USA (361.5 Mio t, +1.4%), date le maggiori aree coltivate, e in UE-28 (61.5 Mio t, +0.8%). Questi aumenti compensano le riduzioni stimate per Canada e Russia, a seguito di minori aree coltivate e rese dei terreni.

La produzione di Soia è in crescita nei maggiori paesi produttori: rispettivamente +0.7% (117.3 Mio t) e +2.1% (120.5 Mio t) negli USA e in Brasile, entrambi per maggiori aree coltivate, +1.8% in Argentina (57 Mio t) e +2.8% in Cina (14.5 Mio t).

-10.9%Export di Soia USA (Previsione 2018-19)

La previsione per il trade globale di Mais mostra una riduzione dell’export dalla Russia, compensata da un aumento dell’export dagli Stati Uniti (56.5 Mio t, +6%) che riflette le aspettative di una minore competizione da Argentina e Brasile.
L’export di Soia è in diminuzione per gli USA (55.5 Mio t, -10.9%), riflettendo l’impatto dei dazi di importazione Cinesi. Nonostante la perdita di quote di mercato in Cina, l’export di Soia dagli USA si mantiene in altri mercati, con i bassi prezzi che ne sostengono la domanda.
Questa diminuzione è parzialmente bilanciata dalle maggiori aspettative per il Brasile (75 Mio t, +2.9%), dove le aree coltivate sono stimate in aumento, con maggiori prezzi attesi a seguito del crescente trade con la Cina.

+12.9%Stock Globali di Soia (Previsione 2018-19)

Gli stock mondiali di Mais sono in diminuzione rispetto al mese precedente (152 Mio t, -1.8%), con maggiori riduzioni in Cina, UE-28, Messico e Stati Uniti, dato il maggior utilizzo interno.
Sono in aumento gli stock di Soia (98.3 Mio t, +12.9%), riflettendo principalmente l’aumento negli USA (15.8 Mio t, +50.6%).

I dazi imposti dalla Cina sulla Soia USA si stima possano causare un aumento dei prezzi della Soia in Cina e una minore crescita del consumo di proteine. Si prevede inoltre che la riduzione della domanda e il prelievo annuale dalle scorte in Cina comportino una riduzione della macinazione e un calo delle importazioni a 95 Mio t.

WORLD | Principali Esportatori di Soia – Trend annuale

Fonte: USDA

Focus Italia:

Nel periodo Gennaio – Aprile 2018 l’Italia ha aumentato le importazioni di Mais del +12.1%, ad un livello di circa 2100 t. Le importazioni Italiane di Soia si attestano a 562 t, +26% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Italia | Import di Mais e Soia – principali fornitori

In Giugno 2018 il costo dell’alimento simulato (modello teorico di alimento composto per il 70% da Mais e per il 30% da Soia) è diminuito rispetto a Maggio 2018. La prima metà di Luglio mostra un’ulteriore diminuzione del 3.1%. L’indicatore Milk:Feed Radio di Giugno registra una ripresa: con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1 kg di latte si possono ottenere 1.41 kg di Alimento Simulato.

Italia | Import di Mais e Soia – principali fornitori

Mais & Soia - Luglio 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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Mais & Soia - Luglio 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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