TESEO

Swissmilk green: il progetto del latte sostenibile in tutta la Svizzera
3 Settembre 2019

swissmilk green: quasi+3centper kg di latte

Nonostante le norme svizzere lungo tutta la filiera di produzione del latte siano già ad un livello elevato rispetto agli standard internazionali, l’esigenza di rispondere alle crescenti attese dei consumatori in termini di rispetto ambientale, benessere animale, tutela sociale, ha fatto adottare la nuova norma definita “swissmilk green”. Il latte ed i prodotti derivati che ne soddisferanno i criteri, saranno contraddistinti da un apposito logo ed i produttori riceveranno quasi 3 centesimi in più per kg di latte.

La nuova norma è il frutto del patto per un latte sostenibile sottoscritto da una quarantina di organizzazioni di settore. Prevede che nella alimentazione animale rientri una elevata percentuale di foraggio fresco, il divieto di usare ingredienti non rispettosi per l’ambiente, come i prodotti della palma da olio, il contenimento nell’uso di antibiotici, l’impegno a seguire corsi di formazione sulle tematiche ambientali e del cambiamento climatico ed anche l’obbligo per gli allevatori di destinare almeno il 7% dei terreni coltivati ad attività volte ad accrescere la biodiversità.

L’obiettivo è un latte svizzero 100% “swissmilk green

L’obiettivo è fare in modo che tutto il latte svizzero sia prodotto seguendo i criteri della norma “swissmilk green, impegnando tutto il settore della trasformazione a riconoscere agli allevatori una remunerazione equa e trasparente, per premiare gli sforzi necessari ad ottenere un latte sostenibile.

La qualità viene ulteriormente declinata attraverso il concetto di sostenibilità, che riguarda tutti, anche e soprattutto i produttori di DOP.

CLAL.it – Prezzi del latte BIO in Austria: differenziale con latte fieno e senza

Fonte: Swissmilk

Mais: l’export USA risente della competitività di Argentina, Brasile e Ucraina
21 Agosto 2019

Produzione mondiale

La produzione mondiale di Mais per la stagione 2019-20, che inizierà il 1° Settembre 2019, è stimata al livello di 1108,24 Mio Tons, scostandosi dal livello record anticipato a Maggio. La produzione è prevista in diminuzione dell’1,3% rispetto alla stagione precedente, riflettendo minori raccolti negli Stati Uniti ed in Cina, i principali Produttori mondiali.

Si prevede una produzione record per l’Ucraina, pari a 36,5 Mio Tons, che riflette un aumento delle aree coltivate e delle rese rese.

Anche la produzione europea di Mais è stimata in crescita (64,8 Mio Tons): in Romania, Ungheria e Bulgaria si sta producendo più Mais del previsto.

Export mondiale

Nella stagione 2018-19, l’export mondiale di Mais è in forte aumento: +18,5%, secondo le stime al 31 Agosto 2019, in considerazione di crescite significative per Brasile, Argentina ed Ucraina. Per la nuova stagione si prevede una diminuzione complessiva del -3,6%. Solo l’Ucraina dovrebbe aumentare ancora l’export.

Gli aggiornamenti mensili relativi al primo semestre del 2019 segnalano per gli Stati Uniti un export pari a 26,4 Mio Tons, -28,5% rispetto a Gen-Giu 2018. Nella stagione 2019-20 gli Stati Uniti dovrebbero risentire della competitività di Argentina, Brasile e Ucraina, e ridurre ulteriormente l’export (-2,4%).

Import mondiale

L’Unione Europea, principale importatore di Mais, nella nuova stagione 2019-20 dovrebbe ridurre gli acquisti (-10,6%). Prosegue invece il trend crescente delle importazioni del Messico (+8,8%).

Import dell’Italia

I dati dei primi 5 mesi del 2019 relativi all’import dell’Italia di Mais registrano un aumento complessivo del +4,4% ed evidenziano acquisti in forte crescita da Croazia (+194,3%) e Slovenia (+236,1%), che più che compensano una diminuzione dei volumi importati da Ucraina e Romania.

Contrastare i cambiamenti climatici con l’agricoltura rigenerativa
12 Agosto 2019

L’impatto ecologico delle attività produttive è aumentato rapidamente, ma non la biocapacità

Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, l’impatto ecologico delle attività produttive sull’ambiente dei Paesi UE è aumentato rapidamente negli anni ’60 e ’70, rimanendo poi relativamente costante a partire dal 1980. Invece, la capacità degli ecosistemi di assorbire le emissioni ed i materiali di scarto generati da tali attività, cioè la biocapacità, è rimasta inalterata. Quindi si è determinata una crescente impronta ecologica (ecological footprint) che, abbinata alla insufficiente biocapacità, determina un deficit con effetti negativi sull’ambiente, terreno, acqua, aria e conseguentemente sulla società.  

L’Europa non è la sola regione con questo problema, che si manifesta anche in America settentrionale e nell’Asia centrale e del Pacifico. Il settore agroalimentare è particolarmente sensibile a tale tematica, dato che è quello più colpito dai cambiamenti climatici, ma nel contempo contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas effetto serra (anidride carbonica, ossido di azoto, metano) che, secondo la FAO, rappresentano il 14,5% del totale.

Le prime azioni da compiere consistono in:

  • ridurre le emissioni gassose in atmosfera,
  • agire per un migliore utilizzo dei concimi,
  • usare pratiche agronomiche adeguate alla natura del terreno, del clima e delle coltivazioni,
  • gestire in modo oculato le acque di irrigazione.

Invece di migliorare le pratiche agronomiche tradizionali, innovandole per farle evolvere in funzione della meccanizzazione e delle nuove coltivazioni intensive, si è assistito negli ultimi 40 anni ad un loro abbandono con la conseguenza di un maggior impatto ambientale delle attività agricole ed una generale erosione dei terreni.

Agire per migliorare sia l’agricoltura convenzionale che quella biologica

L’introduzione di pratiche innovative di agricoltura rigenerativa può permettere di recuperare il potenziale ecologico dei suoli, raddoppiando la capacità del terreno di sequestrare anidride carbonica e questo può essere misurato e certificato come grado di salute del terreno, benessere animale, impatto sociale. Non si tratta però certo di introdurre un’altra certificazione, ma di agire per migliorare sia l’agricoltura convenzionale che quella biologica per dare modo al terreno di svolgere la sua naturale funzione di substrato vivente, ricco di sostanza organica, permeabile all’aria ed all’acqua, di allevare gli animali in modo appropriato e di usare le tecniche produttive in modo sostenibile.

Oltre alla ricerca, diventa importante l’indirizzo e l’impulso delle politiche agricole ed in primo luogo dalla nuova PAC per introdurre modelli che sostengano gli agricoltori che, operando in modo ecosostenibile, producono un generale beneficio per tutta la società.

Fonte: EEA, Rodale Institute

TESEO.clal.it – Italia: Impronta idrica della produzione, ovvero il volume di acqua attinto dalle risorse idriche nazionali per la produzione di beni o servizi.
Scopri di più sull’impronta idrica nelle mappe di TESEO!

Meno latte in Italia: perché e cosa attendersi? [intervista]
1 Agosto 2019

Nei primi mesi dell’anno in corso le consegne di latte in Italia sono state inferiori rispetto allo stesso periodo del 2018.
Giovanni De Vizzi, Produttore latte e Presidente della Cooperativa Agricola Laudense, ha gentilmente messo a fuoco per gli utenti di TESEO i fattori che hanno determinato questa riduzione, ed ha condiviso le sue attese per la campagna 2019/2020.

Giovanni De Vizzi, Produttore latte e Presidente della Cooperativa Agricola Laudense
Giovanni De Vizzi, Produttore latte e Presidente della Cooperativa Agricola Laudense

Quali sono stati i fattori che hanno inciso sul rallentamento delle consegne di latte in Italia nei primi mesi del 2019?

Il caldo e la siccità del 2018 hanno causato ritardi di 20 / 30 giorni nella fecondazione di buona parte delle bovine da latte. Per queste bovine si è dunque perso, nel periodo interessato, circa un mese di produzione, generando una diminuzione complessiva della produzione di latte nell’ordine del -2% / -4%.

Il numero di vacche è in diminuzione. La chiusura delle stalle negli anni passati portava ad un ricollocamento di circa il 70% delle vacche dismesse e il restante 30% alla macellazione. Oggi la ripartizione è opposta.

Cosa ci possiamo attendere per la campagna 2019 / 2020?

Le temperature elevate di quest’anno avranno, probabilmente, effetto sulla base foraggera della prossima campagna. Si teme, infatti, una riduzione della disponibilità di foraggi nell’ordine del -15% / -20%, in alcuni casi anche del -25%.

CLAL.it - Consegne mensili di latte in Italia
Nei primi mesi del 2019 le consegne di latte in Italia sono state inferiori rispetto all’anno precedente.
CLAL.it - evoluzione del patrimonio zootecnico in Italia (bovini da latte)
Il numero di vacche da latte in Italia è diminuito.

Multifunzione e benessere, per rispondere alle esigenze dei consumatori [intervista]
26 Luglio 2019

Leonardo Venturin
Spresiano, Treviso – ITALIA

Leonardo Venturin
Leonardo Venturin

Azienda Agricola Venturin
Capi allevati: 550 | 260 in lattazione
Ettari coltivati: 250
Destinazione del latte: formaggi e latte alimentare

Chi l’ha detto che i consumatori di città e di campagna sono uguali?

Guai a pensarlo e la famiglia Venturin, allevatori con un’azienda agricola a Spresiano (Treviso), a pochi chilometri dalle colline del prosecco, lo sa bene.

Innanzitutto, uno sguardo ai numeri. Ce li fornisce Leonardo Venturin, che si occupa di vendita dei prodotti e della parte burocratica, che in un’azienda agricola è un bel peso. In tutto sono quattro fratelli. Oltre a Leonardo, ci sono Lucio, che si occupa del caseificio aziendale; Luca, impegnato nelle operazioni in campagna di coltivazione dei terreni, e Mauro, che gestisce una mandria di 260 capi in lattazione di frisona italiana e jersey. Poi ci sono nove dipendenti, in servizio tutto l’anno.

Ogni giorno vengono lavorati 40 quintali di latte al giorno per la produzione di latte alimentare e formaggi: molli, formaggi a pasta filata, formaggi stagionati a pasta dura e semi-stagionati a pasta semidura.

I restanti 45 quintali di latte prodotti ogni giorno vengono venduti a un caseificio privato con contratto di fornitura annuale.

Gli ettari coltivati sono circa 250 ettari tra proprietà e affitto, seminati a mais, medica, loietto, frumento e sorgo.

Cifre a parte, che sono necessarie comunque per inquadrare le dimensioni e l’attività aziendale, gli aspetti interessanti riguardano la vendita diretta e il ruolo dei consumatori. La sostenibilità, concetto di cui si sente parlare molto di questi tempi, interessa in maniera diversa i consumatori di città e di campagna. Lo conferma Leonardo Venturin, mentre racconta la scelta di avere due punti vendita fissi: uno a Spresiano, dove ci sono azienda e caseificio e uno a Treviso, a ridosso del centro storico.

Perché la scelta della città?

“Perché la città non si muove. Chi vive in città non si mette in macchina per raggiungere il punto vendita che abbiamo a Spresiano. Sono clientele diverse quelle di città e di campagna e hanno consumi diversi”.

Tipo?

I clienti della città si informano sull’allevamento e la filiera

“Sono proprio due tipologie differenti. Un cliente a Treviso tende a venire 3-4 volte alla settimana, predilige il prodotto più fresco e porzioni più piccole, mentre a Spresiano vengono una o massimo due volte alla settimana. Inoltre, a Treviso l’età media del consumatore è più alta, sono pochi i ragazzi in negozio. In città, ancora, chiedono che il prodotto sia rispettoso dell’ambiente, si informano sull’allevamento e la filiera, sulla modalità di trasformazione, cercano più il km0. In campagna danno per scontato il km0, la trasformazione e non chiedono di sostenibilità”.

Come stanno andando le vendite di latte fresco?

“Dai primi anni in cui abbiamo aperto la vendita diretta abbiamo assistito a un calo del 50% e oltre. Noi vendiamo latte fresco intero e parzialmente scremato in formati da litro in pet. Adesso ne vendiamo circa 1.300 quintali l’anno. Prima erano quasi 2.700. Anche in questo caso abbiamo registrato una differenza tra consumatori di città e di campagna. A Treviso cercano un formato più piccolo, da mezzo litro. Erano addirittura disposti a pagarlo di più, sebbene oggi si siano abituati al formato da litro, l’unico che proponiamo”.

Come mai avete deciso di avere un caseificio aziendale?

Stiamo studiando nuove tecnologie per aumentare la shelf life dei formaggi ed esportarli

“Eravamo stanchi di trattare ogni due o tre mesi il prezzo del latte e volevamo dare un valore aggiunto nostro prodotto. Da qui la decisione di un caseificio aziendale, col bollo Ce per vendere alla GDO e ai negozi. Il bollo Ce ci permetterebbe anche di esportare e, proprio con questa finalità, stiamo studiando nuove tecnologie per aumentare la shelf life dei formaggi freschi”.

È stato facile o complicato realizzare il caseificio interno?

“Il primo progetto risale al 2004, mentre il caseificio è entrato in attività il 2 gennaio del 2009. I tempi si sono allungati per colpa della burocrazia. Gli uffici fornivano informazioni centellinate e questo ha rallentato la realizzazione”.

Che margine di guadagno assicura il caseificio e la vendita diretta rispetto alla consegna del latte?

“Un 30% in più sul latte lavorato”.

A quanto vendete il formaggio stagionato?

Un caseificio aziendale per dare un valore aggiunto al nostro prodotto

“Lo proponiamo a 14,50 euro al chilogrammo”.

Possiamo definirlo un formaggio tipo grana?

“Sì, perché è così”.

A livello di innovazioni avete realizzato anche un impianto di biogas con l’azienda Rota Guido. Siete soddisfatti?

“Assolutamente sì. Lo abbiamo costruito nel 2016;ha una potenza di 100 kw ed è totalmente alimentato a deiezioni. Il digestato viene poi utilizzato in campo, dal momento che siamo in zona vulnerabile ai nitrati, essendo vicini al Piave”.

Quando i consumatori vi chiedono di sostenibilità e ambiente, voi cosa rispondete?

Ci stiamo certificando come lotta integrata

“Raccontiamo la nostra posizione. Fino a marzo di quest’anno avevamo la certificazione QV, Qualità Verificata. Adesso ci stiamo certificando come lotta integrata, così prendiamo un raggio più ampio, dal seme al formaggio”.

Fate bio?

“No. Abbiamo alimenti biologici, ma non facciamo biologico. Abbiamo pochi appezzamenti grandi ed essendo superfici medio-piccole sono vicine ad aree convenzionali. Per questo dovremmo avere aree di rispetto enormi”.

Quante lattazioni fa di media una vostra vacca?

“Arriviamo a 5-6 parti. Se le vacche non hanno problemi, non le andiamo a riformare. Abbiamo anche bovine di 12 anni che producono quantità e qualità. D’altronde, chi fa l’allevatore sa bene che rispetto dell’ambiente e benessere animale passano anche da lì”.

Quanto produce una vostra vacca?

“Abbiamo una media di 32 chili di latte al giorno. Siamo sui 90-95 quintali all’anno”.

Quali azioni avete messo in piedi per il benessere animale?

“Gli spazi più ampi permettono all’animale di muoversi. D’estate abbiamo ventilazione forzata con raffrescamenti, alimentazioni equilibrate e salubrità degli alimenti. Tutti accorgimenti che si riflettono sul benessere degli animali”.

Quali sono gli aspetti più entusiasmanti del suo lavoro?

Vedere che ciò che facciamo viene apprezzato dai clienti dà modo di andare avanti

“Lavorare con gli animali e vedere che quello che facciamo viene apprezzato dai clienti dà modo di andare avanti, nonostante le mille difficoltà che ci sono”.

Che investimenti ha fatto di recente e quali investimenti ha programmato?

Offriamo educazione alimentare attraverso una sala degustazione ed incontri su misura

“Oltre al biogas abbiamo rinnovato il parco macchine per la fienagione e abbiamo dato il via all’iter per ampliare di nuovo il caseificio e lo spazio commerciale, in modo da avere una sala degustazione e fare incontri su misura per fare conoscere il prodotto e l’attività dell’azienda. L’educaizone alimentare è per noi un valore aggiunto da offrire. Grazie all’opportunità introdotta con la nuova legge di Bilancio stiamo cercando aziende agricole per vendere anche i loro prodotti e ampliare la gamma di prodotti in vendita. Inoltre, vorremmo anche ampliare l’area per il bestiame e fare un percorso didattico per visite guidate. Ho fatto il corso di agriturismo per le fattorie didattiche e credo sia utile un servizio così”.

Azienda Agricola Venturin
Azienda Agricola Venturin
Il Caseificio dell’Azienda Agricola Venturin
Spaccio di Treviso
Spaccio di Trevis
Spaccio di Spresiano
Spaccio di Spresiano
Furgone Venturin
Furgone Venturin
Azienda Agricola Venturin
Azienda Agricola Venturin

Etica e relazioni umane nell’allevamento animale
24 Luglio 2019

Nell’allevamento è ormai acquisito come essenziale il concetto di benessere animale, ovvero quella serie di pratiche che determinano una gestione ed un ambiente funzionale e propizio per ottenere produzioni ottimali da soggetti inseriti in un ambiente armonico, cioé sostenibile.

Diversi indici permettono di valutare il grado di benessere animale e di certificarlo in modo da trasmettere, lungo la filiera produttiva fino al consumatore, i parametri che dimostrano come i prodotti dell’allevamento rispondano a criteri etici.

In tutto questo però si rischia di dimenticare il fattore fondamentale: quello umano.

Relazioni umane sane influiscono positivamente sulla gestione degli animali.

Così come si può misurare il grado di rispetto ambientale o quello di benessere animale, è possibile misurare anche il grado di soddisfazione nei comportamenti e nelle relazioni fra le persone che operano nell’allevamento? I parametri per tale valutazione potrebbero includere il rispetto delle norme su salario e lavoro, la risoluzione dei conflitti, il rispetto delle persone e la prevenzione dei fenomeni di bullismo o discriminazione. Relazioni umane sane ed appropriate determinano un ambito di lavoro sereno e di conseguenza influiscono positivamente anche sulla gestione degli animali e sulle produzioni.

Questa presa di coscienza sull’importanza delle relazioni umane non può essere lasciata però alla sola spontaneità, ma dovrebbe poter essere valutata attraverso parametri ed indici almeno pari a quelli adottati per animali od ambiente. Anzi, le relazioni andrebbero messe al primo posto e da queste ne dovrebbero conseguire gli altri comportamenti.

Se l’allevatore acquisisce una chiara coscienza della propria attività e dimostra che svolge al meglio il proprio compito, riuscirà anche a rispondere nel migliore dei modi a quanti criticano le sue produzioni.

Il benessere, così come l’ecologia, deve avere una dimensione integrale, che nei rapporti umani non può prescindere dal coltivare le relazioni!

La sfera Sociale, con la sfera economica e quella ambientale, è cruciale per raggiungere la Sostenibilità

Fonte: Fonterra

Produzioni di Soia nella nuova stagione: record per il Brasile
18 Luglio 2019

Produzione mondiale

La produzione mondiale di Soia per la nuova stagione 2019-20, che inizierà il 1° Ottobre,  è stimata a 347,04 Mio Tons, -4,4% rispetto alla stagione 2018-19.

Si prevede che il Brasile conquisti il primo posto nella classifica mondiale dei produttori di Soia, con una quota del 35% dovuta ad un significativo aumento dei raccolti (+5,1% rispetto alla stagione in corso). Per gli Stati Uniti si prevede un calo delle aree coltivate e la produzione è stimata a -15,4%. Anche per l’Argentina la produzione di Soia è in frenata (-5,4%).

Produzione mondiale di Soia

Export mondiale

L’export globale di Soia, diminuito dell’1,9% nella stagione in corso, è atteso in recupero per la stagione 2019-20 (+0,7%), per effetto di maggiori esportazioni attese dagli Stati Uniti.

Esaminando i dati dell’anno in corso, nel periodo Gennaio-Maggio 2019 le esportazioni statunitensi hanno registrato -2,7%, con minori quantità ritirate da Cina e Giappone rispetto allo stesso periodo del 2018.

Stati Uniti: export di Soia

Import mondiale

Nella nuova stagione, la Cina, principale Paese importatore mondiale di Soia, dovrebbe importare maggiori volumi: +2,4% rispetto alla stagione in corso.

Importazioni di Soia

Per l’Unione Europea, secondo Importatore mondiale, si prevede un rallentamento delle importazioni (-4,4%). I dati dei primi 5 mesi del 2019 evidenziano un aumento del +3,6% dell’import di Soia della UE.

Import dell’Italia

Nel primo quadrimestre del 2019 l’Italia ha incrementato notevolmente gli acquisti di Soia: +16,8% rispetto a Gennaio-Aprile 2018. Stati Uniti e Brasile sono i principali fornitori, più che compensando il forte calo di acquisti dal Canada.

Importazioni Italiane di Soia
Prezzi correnti della Soia

Soia: produrre e distribuire in modo sostenibile per nutrire il pianeta
10 Luglio 2019

La produzione mondiale di soia è pari a circa 355 milioni di tonnellate (previsione WASDE 2019-20), di cui l’81% proviene da USA, Brasile ed Argentina. Si tratta di una delle commodity con la filiera più articolata, che parte dal campo per andare, attraverso un sistema complesso di trasporti e strutture, alle imprese di trasformazione ed essere distribuita ai consumatori, persone ed animali, nei diversi continenti.

Nel 2100 per soddisfare le esigenze alimentari, la produzione di Soia dovrebbe raddoppiare, ma con la necessità di ridurre le emissioni di gas di 1/4

Si calcola che la produzione agricola dovrà aumentare per soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione mondiale prevista in 12 miliardi di persone nel 2100. La produzione di soia dovrebbe persino raddoppiare, ma con la necessità di ridurre le emissioni di gas nell’ambiente di un quarto rispetto a quelle attuali per rispettare i parametri di contrasto al cambiamento climatico.

solo il 2% della Soia
rispetta i criteri RTRS di Sostenibilità

Dunque diventa cruciale operare sulla base della sostenibilità, il che è tutt’altro che evidente a fronte di fenomeni come la deforestazione, anche legale, e la perdita di biodiversità. Si calcola, ad esempio, che solo il 2% della soia rispetta i criteri del protocollo di sostenibilità previsti dal piano della certificazione RTRS (Round Table Responsible Soy).

Bisogna poi affrontare le problematiche nelle fasi della supply chain a valle della produzione agricola, cioè nella distribuzione per razionalizzare la logistica ed eliminare le perdite e gli scarti, che rappresentano anche il 30% del totale alimentare disponibile. Ulteriore elemento sarà quello del modello alimentare, perché un’alimentazione più sana ed equilibrata avrà effetti positivi sulla salute così come sull’ambiente. La dieta alimentare dovrà considerare la natura dell’alimento, cioè da dove proviene e come è stato prodotto, la sua quantità nella dieta, il suo impatto per consumi di risorse idriche ed emissioni di anidride carbonica.

L’agricoltura è un’attività molto complessa, caratterizzata da un’estrema volatilità per il clima, il mercato, la logistica, le politiche. Dunque la parola chiave diventa la resilienza, cioè l’adattamento.

Fonti: WASDE, Food Navigator, Eat Forum, Rabobank


Segui i report di Mais e Soia elaborati dal Team di TESEO!

Alimenti animali e vegetali: la coesistenza necessaria
1 Luglio 2019

La crescente presenza sugli scaffali di prodotti alimentari, cibi e bevande, alternativi a latte e carne, il movimento vegetariano/vegano, la richiesta di prodotti rispettosi delle condizioni degli animali e dell’ambiente, sono fenomeni che esprimono il medesimo desiderio per processi produttivi e per regimi alimentari che siano più naturali e sostenibili.

Le piante e gli animali hanno coesistito da sempre; dunque non si tratta di fare una scelta di campo aprioristica, animale o vegetale, ma di identificare le pratiche produttive che permettono la rigenerazione delle risorse naturali su cui si fonda l’attività agricola. È noto che gli allevamenti intensivi di carne o latte possono richiedere meno risorse naturali e generare minori emissioni di gas effetto serra di quelli estensivi. Parimenti, ritenere che le coltivazioni vegetali, siano esse OGM o convenzionali, possano rappresentare l’alternativa agli alimenti animali, favorendo biodiversità e migliore stile alimentare è quanto mai azzardato, per non dire ridicolo.

I vegetali possono usufruire della fertilità apportata dagli animali, che si alimentano con i vegetali, chiudendo il ciclo

La verità è che i vegetali possono usufruire della fertilità apportata dagli animali, che si alimentano con i vegetali, chiudendo il ciclo. Però l’agricoltura industriale che si è sviluppata nel corso dell’ultimo secolo, ha portato da un lato alle grandi estensioni a monocoltura con la conseguente necessità di fornire sempre maggiore quantità di fertilizzanti minerali o di pesticidi e dall’altro agli allevamenti intensivi, spesso senza terra, con una alimentazione sempre più sofisticata e, per i ruminanti, non più basata sui foraggi, con crescenti problemi di gestione delle emissioni. In entrambi i casi, l’effetto è stato quello dell’interruzione del ciclo produttivo naturale della riduzione della biodiversità e di ecosistemi sempre più fragili, dunque via via meno sostenibili.

Occorre riorientare il modello agricolo verso l’agricoltura rigenerativa

Dunque occorre riorientare il modello produttivo agricolo, sia esso animale o vegetale, verso l’agricoltura rigenerativa, ma anche la percezione alimentare affinché la scelta dei consumatori sia sempre più orientata verso la complementarietà degli alimenti.

Le esperienze in tal senso non mancano: riguardo al latte, in Europa un esempio in tal senso è rappresentato dal latte fieno, che ha ottenuto anche il riconoscimento di Specialità Tradizionale Garantita (STG); negli USA esiste l’esperienza di Maple Hill, avviata nel 2009 da una singola azienda agricola che aveva scelto di alimentare gli animali solo con foraggi e che ora trasforma in prodotti lattiero caseari il latte ottenuto in tal modo da 150 allevamenti.

Complementarietà e agricoltura rigenerativa, sono elementi che sostengono la biodiversità, che rappresenta la base da riscoprire ed affermare per l’attività agricola.

Fonte: Maple Hill

CLAL.it - Austria: prezzi del latte Biologico a confronto
CLAL.it – Austria: prezzi del latte Biologico a confronto.
In Aprile 2019 il prezzo latte-fieno (4,0% p.p. grasso – 3,4% p.p. proteine) è di 48,86 € / 100 kg + IVA

Più sostegno per allevare meglio: in Irlanda serve un’inversione di tendenza
17 Giugno 2019

È ormai generalmente acquisito il fatto che l’ambiente sia una risorsa fondamentale. Gli agricoltori, che hanno nel suolo e nelle acque la loro base produttiva, debbono certo operare in modo più efficiente, ma debbono poter contare anche su prezzi del latte adeguati.

In tale prospettiva, il ruolo dell’agricoltore si inserisce sempre più nel contesto di bene pubblico per le ricadute che la sua attività ha verso la società, e dunque diventa importante il ruolo di orientamento ed indirizzo della PAC.

Diventa però altrettanto importante che il mercato, e con esso il consumatore, sia disponibile a riconoscere un prezzo adeguato per gli impegni degli agricoltori a produrre nell’ottica della tutela ambientale.

In un recente convegno in Irlanda sulla qualità delle acque, è risultato evidente come lo spostamento dalla produzione di carne a quella da latte, perché più profittevole, ha portato solo negli ultimi tre anni ad un incremento del 30% nei fertilizzanti azotati. Però, una gran parte di questo azoto è disperso, con differenze che vanno da uno a tre fra chi opera con meno efficienza. La stessa differenza esiste anche nell’uso dei concimi fosforici. Le aziende da latte irlandesi usano il 20% del suolo agricolo, ma il 50% dei fertilizzanti totali.

È evidente che la pressione sui prezzi spinge gli agricoltori a massimizzare la produzione, mettendo però a rischio l’efficienza e dunque anche l’impatto ambientale. In Irlanda, nel 1980 la spesa alimentare rappresentava il 28% del reddito rispetto al 14% odierno.

Dobbiamo lavorare in modo più intelligente e fare meglio – ma tutti abbiamo bisogno di più denaro e più sostegno per farlo.

Jack Nolan – Irish Department of Agriculture, Food and the Marine

Come sottolineato all’Environmental Protection Agency (EPA) National Water Event 2019 da Jack Nolan del Department of Agriculture, Food and the Marine irlandese, occorre una inversione di tendenza. I consumatori, che sono sempre più sensibili alle tematiche ambientali, debbono essere disponibili a cambiare la loro attitudine ed a riconoscere il valore dei prodotti di qualità elevata. Questo vale anche per la PAC: se a clima, biodiversità ed acqua verrà destinato il 30% delle risorse, il consistente resto rimarrà concentrato nei pagamenti diretti, che non hanno certo stimolato il cambiamento.

Dunque, nell’ottica della sostenibilità occorre produrre meglio aumentando l’efficienza produttiva e riducendo le disparità fra gli agricoltori. Occorre però che anche i consumi siano orientati verso la domanda di prodotti di qualità.

CLAL.it – Prezzo del latte alla stalla in UE-28 ed in Irlanda

Fonti: AgriLand, Commissione Europea