Vietnam: boom delle importazioni di carne suina
27 Aprile 2026

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2025 il Vietnam conferma la sua centralità nel mercato mondiale della carne suina, con un forte incremento delle importazioni che raggiungono 406.397 tonnellate (+35,5%) per un valore di 746,5 milioni di dollari (+57,5%). Si tratta dei livelli più alti dal 2019, con una crescita del valore superiore ai volumi, per effetto di un aumento dei prezzi medi di importazione.

Il mercato è dominato dalle carni congelate, dove la Russia è il principale fornitore, seguita da Brasile e Spagna, quest’ultima in forte accelerazione. Accanto alle carni, il Vietnam importa anche volumi significativi di frattaglie (164.135 tonnellate), segmento in cui spiccano Germania e Russia, a conferma di una domanda molto sensibile al prezzo e alla tipologia di taglio.

Dietro questi numeri si trova uno dei mercati a più alta intensità di consumo suinicolo a livello globale: il Vietnam è infatti tra i principali consumatori di carne suina, con livelli pro capite tra i più elevati a livello internazionale (38,4 kg pro capite, dietro solamente a Corea del Sud, Cina e Ue-27). Una domanda strutturalmente forte, che continua a crescere insieme alla popolazione e all’urbanizzazione.

Sul fronte produttivo, il Paese ha raggiunto circa 5,4 milioni di tonnellate di carne suina e conta un patrimonio superiore ai 30 milioni di capi. Tuttavia, il settore è attraversato da una profonda trasformazione: i piccoli allevatori stanno progressivamente uscendo dal mercato, mentre si rafforzano gli operatori industriali integrati. Anche il grado di autosufficienza è elevato, con un ulteriore miglioramento atteso fino al 97,5% nel 2026, ma non ancora sufficiente a ridurre il ricorso alle importazioni.

A rendere il quadro più complesso contribuisce ancora la Peste Suina Africana, che continua a generare instabilità produttiva e perdita di capi (in passato il Vietnam si è avvicinato alla realizzazione di vaccini, mai però sufficientemente efficaci per eradicare la malattia), rendendo le importazioni uno strumento strutturale di equilibrio del mercato.

Nel complesso, il Vietnam si conferma un mercato dinamico, in forte crescita e sempre più integrato nei flussi globali, dove l’espansione dell’import convive con una profonda trasformazione industriale della filiera suinicola.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Dal petrolio ai fertilizzanti: l’effetto domino della crisi tra USA e Iran
27 Aprile 2026

Di Alberto Lancellotti

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano irrisolte e il transito nello stretto di Hormuz continua a essere fortemente limitato, a causa dei blocchi applicati dai due Paesi e dei rischi legati alla sicurezza marittima. Questo sta riducendo i flussi di prodotti legati alle materie prime e ai mercati energetici, con impatti significativi sulle catene di approvvigionamento mondiali.

Il petrolio reagisce rapidamente all’evolversi della situazione mediorientale: il Brent è tornato sopra i 105 $/barile, segnalando il timore di una minore disponibilità di greggio a livello globale, fattore che continua ad avere un impatto significativo anche sul settore dei carburanti.
Nel caso del gas naturale, la situazione è più articolata: nel breve termine i prezzi sono in parte contenuti dalla debole domanda asiatica, ma nel medio periodo restano presenti rischi al rialzo legati a possibili vincoli sull’offerta e alle difficoltà infrastrutturali.

Queste tensioni si stanno già trasmettendo ad altri settori. I fertilizzanti azotati, strettamente legati al mercato del gas, stanno registrando aumenti di costo sia per motivi produttivi sia logistici. Allo stesso modo, l’industria della plastica e degli imballaggi risente dell’aumento dei costi di materie prime come il petrolio, con effetti a cascata su numerose filiere, compresa quella agroalimentare.

Anche la logistica mostra segnali di stress: la deviazione delle rotte, l’aumento dei premi assicurativi e la minore disponibilità di navi stanno facendo salire i costi dei trasporti container, allungando tempi e aumentando l’incertezza lungo le supply chain.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un effetto a catena: non solo energia più cara, ma una pressione diffusa su agricoltura, industria e trasporti. Anche in caso di de-escalation, il ritorno a condizioni normali non sarà immediato.

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TESEO.clal.it – Riepilogo dei prezzi degli input analizzati

Prosciutto di Parma resiliente: UE e affettato sostengono l’export [Il Commento di Paolo Tramelli, Consorzio del Prosciutto di Parma]
20 Aprile 2026

Paolo Tramelli
Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Paolo Tramelli – Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Nonostante le pesanti problematiche che hanno caratterizzato lo scenario internazionale nel 2025, tiene l’export del Prosciutto di Parma (-0,40% nel 2025 rispetto al 2024), confermando una solida capacità di adattamento ai nuovi scenari di consumo internazionali. Come sottolinea Paolo TRAMELLI, Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, a sostenere il comparto sono, da un lato, la crescita strutturale del segmento affettato e, dall’altro, la significativa ripresa della domanda nell’Unione Europea (+5,87%).

AFFETTATO IN ESPANSIONE: leva strategica per i nuovi consumi

L’affettato cresce (+1,72%) in controtendenza rispetto al prodotto intero (-2,01%), confermando il cambiamento nei consumi verso soluzioni pratiche e pronte all’uso. Il Prosciutto di Parma dimostra così di saper intercettare le esigenze di un consumatore sempre più orientato alla convenience, disposto a riconoscere valore aggiunto a lavorazioni e packaging evoluti.

PAESI TERZI: pesano i dazi americani e criticità sanitarie

Gli USA restano il primo mercato export del Prosciutto di Parma, ma i dazi al 15% e il dollaro debole hanno contribuito a un calo del 6% delle spedizioni verso il Nord America.

Le tensioni geopolitiche hanno inoltre frenato le esportazioni verso altri mercati chiave (UK, Australia, Canada), mentre restano chiusi per problematiche sanitarie legate alla PSA Paesi strategici come Giappone, Cina e Corea del Sud.

UNIONE EUROPEA: mercato chiave e in rafforzamento

In questo quadro internazionale particolarmente complesso, il Prosciutto di Parma si è potuto rifugiare nelle certezze e nella stabilità del mercato UE, che fa segnare un incremento complessivo del +5,87%. Spiccano performance particolarmente dinamiche nei mercati emergenti come Romania (+63,86%) e Portogallo (+17,53%), le importanti conferme di Belgio (+15,70%) e Paesi Bassi (+7,6%) e i segnali positivi dei grandi mercati quali Francia (+4,84%) e Germania (+3,95%), a testimonianza di un apprezzamento stabile e diffuso per le produzioni DOP italiane.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Nuova Zelanda: calo del 20% nell’uso di concimi azotati
16 Aprile 2026

La concimazione azotata è uno dei principali fattori che determinano la produzione di foraggio. Elevati apporti di azoto aumentano la concentrazione di proteine grezze ed accelerano la ricrescita, però solo il 20-35% dell’azoto applicato viene recuperato nel foraggio, mentre il resto viene perso attraverso volatilizzazione, lisciviazione o emissioni gassose. Queste perdite contribuiscono al degrado ambientale e riducono la redditività delle aziende agricole.

Si calcola che gli allevamenti da latte contribuiscono per circa il 15% alle emissioni nazionali di gas serra (GHG) di origine agricola, con i fertilizzanti azotati che rappresentano una delle principali fonti di emissioni di protossido di azoto (N₂O) ed ammoniaca (NH₃). Nel contempo, i quadri normativi mirano sempre più alla riduzione della volatilizzazione dell’ammoniaca e della lisciviazione dei nitrati. Comprendere come la riduzione degli apporti di azoto influenzi l’intero continuum suolo-pianta-animale è essenziale per avere sistemi lattieri resilienti.

Migliore gestione dei liquami e concimi a maggiore efficienza

Il problema si pone anche in Nuova Zelanda, dove la concimazione con azoto è stata a lungo un pilastro del sistema di alimentazione animale basato sul pascolo. Tuttavia le normative ambientali, l’aumento dei costi dei concimi e gli obiettivi di sostenibilità stanno determinando un cambiamento verso una riduzione dell’uso di azoto chimico. Le moderne aziende da latte stanno adottando sempre più spesso strategie quali una migliore gestione dei liquami con tecniche di spandimento a basse emissioni e concimi a maggiore efficienza, in particolare l’urea rivestita, per mantenere la produttività riducendo al contempo le emissioni.

Dopo che da tre anni n Nuova Zelanda è stata introdotta la rendicontazione obbligatoria sulle concimazioni azotate l’uso di fertilizzanti nelle aziende da latte è diminuito del 20%. Questo in conseguenza delle normative che limitano i dosaggi di applicazione a 190 kg/ha all’anno e per l’aumento dei prezzi dell’azoto ma anche per i requisiti sull’efficienza ed il maggiore utilizzo di inibitori dell’ureasi (circa il 50% di tutta l’urea venduta è rivestita con un inibitore). A questa riduzione ha poi contribuito l’investimento delle aziende in sistemi informatici ed il passaggio alla mappatura digitale delle proprietà per registrare con precisione l’applicazione dei fertilizzanti.

Ridurre l’uso di fertilizzanti azotati negli allevamenti lattiero-caseari è fattibile e vantaggioso

Anche in Europa si diffonde l’uso di urea protetta con inibitori: in Inghilterra solo questa può essere utilizzata in inverno; in Irlanda si sta sollecitando il passaggio dall’uso del nitrato di calcio ed ammonio all’urea che, da settembre, deve essere rivestita; in Germania è consentita solo l’applicazione superficiale dell’urea rivestita, mentre in Danimarca è obbligatorio l’uso di inibitori con l’urea.

Ridurre l’uso di fertilizzanti azotati negli allevamenti lattiero-caseari è fattibile e vantaggioso se supportato da una gestione integrata dei nutrienti. La ricerca dovrebbe ora concentrarsi sulla resilienza a lungo termine del sistema, sulle interazioni tra la composizione botanica e l’alimentazione degli animali e sulla fattibilità economica delle strategie a basso contenuto di azoto nei diversi ambienti di produzione.

Fonte: Farmers Weekly

TESEO.clal.it – Italia: confronto prezzi UREA, GAS NATURALE e GRANOTURCO

Carne Bovina: il Brasile riduce l’offerta, l’Europa punta all’Accordo UE-Mercosur
15 Aprile 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne bovina entra in una fase di profonda mutazione. Il Brasile ha concluso la sua fase di espansione aggressiva, avviando una contrazione dell’offerta che sta già influenzando i listini mondiali e le strategie di importazione dell’Unione Europea.

Brasile: Produzione ed Export in calo nel 2026

Dopo un 2025 record che ha visto macellazioni per 42,9 milioni di capi (con picchi del +23,5% sulle giovenche), la filiera brasiliana cambia direzione per necessità biologica.

Per il 2026 la produzione è prevista in calo a 12,37 milioni di tonnellate (-1,9% nel 2026, stima USDA) come naturale conseguenza del ciclo zootecnico: dopo due anni di svuotamento delle stalle, gli allevatori trattengono le femmine per ricostituire le mandrie, riducendo l’offerta di capi da macello.

In parallelo, le esportazioni scendono a 4,28 milioni di tonnellate (-2,4%) e la minore disponibilità di materia prima sta già spingendo al rialzo i prezzi interni in Brasile.

UE e Italia: la svolta strategica del 1° Maggio

Mentre il Brasile riduce i volumi, l’Europa si prepara a una svolta legislativa senza precedenti per evitare che i prezzi al consumo diventino insostenibili.

  • La produzione nell’UE-27 è prevista in calo a 6,35 milioni di tonnellate (-0,9%), con riduzioni critiche nelle mandrie di Francia e Germania. Per colmare questo vuoto, Bruxelles punta sull’Accordo UE-Mercosur, la cui applicazione provvisoria scatta il 1° maggio 2026. L’intesa prevede un contingente di 99.000 tonnellate con dazio ridotto al 7,5%, suddiviso tra carne fresca (55%) e congelata (45%).
  • Per l’Italia, autosufficiente solo per il 38%, il governo ha ottenuto clausole di salvaguardia più severe. La “soglia di allarme” per il monitoraggio dei prezzi è stata ridotta dal 8% al 5%: se l’import dovesse destabilizzare il mercato nazionale, Bruxelles potrà sospendere le agevolazioni.

A partire dal 2026, l’accesso al mercato europeo è vincolato al regolamento EUDR (Deforestation-Free). Il Brasile ha introdotto il sistema “Beef on Track” per garantire la completa tracciabilità e l’assenza di legami con la deforestazione.

Il 2026 sarà l’anno in cui il minor volume di carne brasiliana disponibile sarà compensato da dazi più bassi e controlli ambientali più severi, in un delicato equilibrio tra necessità di approvvigionamento e protezione della zootecnia europea. Basteranno queste regole per tranquillizzare gli allevatori europei di bovini da carne?

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Suini, prezzi in ripresa dopo mesi di crisi [Il Commento di Rudy Milani]
13 Aprile 2026

Rudy Milani
Confagricoltura

Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura
Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura

La ripresa, seppure lenta, dei prezzi dei suini da macello in Italia sta seguendo la tendenza rialzista europea. Rudy Milani, presidente nazionale della Federazione di prodotto Suini di Confagricoltura, non è stupito e sottolinea che la parabola ascendente è di solito un appuntamento tradizionale che comincia a manifestarsi un paio di settimane prima di Pasqua. Con l’ultima quotazione in Cun, che ha spinto i grassi da macello per il circuito tutelato a 1,63 €/kg, la striscia positiva sta proseguendo. “Piccole gocce, comunque positive, dopo sei mesi di calo drammatico, che hanno portato gli allevatori a produrre sottocosto almeno dalla metà di dicembre”, afferma Rudy Milani.

La produzione europea in questi ultimi due anni, complice una marginalità soddisfacente per gli allevatori, ha conosciuto una crescita sostenuta, accompagnata da investimenti in biosicurezza nelle porcilaie. L’arrivo della Peste suina africana in Spagna, però, ha provocato un crollo verticale dei prezzi dei suini. “L’innesco per la detonazione delle quotazioni è stato il calo delle esportazioni spagnole verso paesi extra-Ue per circa 530mila tonnellate, pari a circa 3milioni di maiali italiani – spiega Milani -. Volumi che si sono riversati sul mercato europeo, deprimendo i listini”. Sarebbe potuta andare anche peggio, qualora non avesse preso vita un accordo fra Spagna e Cina per mantenere vivo un canale commerciale fondamentale per la suinicoltura iberica.

QUALI PROSPETTIVE PER L’ITALIA? 

“Noi viviamo una situazione duale, con una produzione di prosciutti e salumi Dop inferiore alla domanda, ma con il limite che nel maiale solo la coscia viene valorizzata per le Dop, mentre la carne subisce la concorrenza estera – afferma Milani -. Questo rende più conveniente per una parte della filiera utilizzare carne non italiana per il fresco o per la salumeria non Dop”.

QUALI SOLUZIONI POSSIBILI? 

Rudy Milani propone “quote di produzione in capo agli allevatori (concertate con l’industria sia di macellazione che di trasformazione), ragionare su costi produttivi più markup adeguati (per tutti gli anelli della filiera), un sano ‘campanilismo produttivo’ su modello dei francesi, dove il prodotto che viene dichiarato italiano sia composto solo da materia prima italiana, un marketing efficace e una autoregolamentazione seria e intransigente”. Azioni che, ribadisce l’allevatore di Confagricoltura, “sono sicuro che avvantaggerebbero tutti. A volte basta copiare ciò che già funziona in giro per il mondo, come nel caso dello Champagne in Francia. Poi bisogna tornare con i piedi per terra e capire che per quantità di soggetti coinvolti, entità degli interessi in ballo e altri balzelli che non mancano mai, tutto quanto elencato sopra resta un sogno di difficile realizzazione”.

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Le sfide per la domanda di esportazione
7 Aprile 2026

Di Alberto Lancellotti e Lucrecia Miguel

Con l’aumento dei prezzi del carburante e dell’energia, il costo delle materie prime e del trasporto dei prodotti potrebbe destare preoccupazione per la domanda mondiale. I costi assicurativi delle navi e del carburante per il trasporto delle merci sono tra le principali fonti di timore, ma la situazione è più complessa e riguarda anche la disponibilità di prodotti petroliferi necessari per la produzione di contenitori di plastica per i prodotti lattiero-caseari.

Alcuni esportatori temono che, anche se lo Stretto di Hormuz dovesse tornare alla normalità, le interruzioni nella catena di approvvigionamento potrebbero causare problemi per mesi. Tra costi del carburante, costi assicurativi, costi energetici e una possibile carenza di container, il mercato lattiero-caseario si trova ad affrontare numerose incognite.

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Consumi retail bimestre 2026: la convenienza premia la Carne Suina
7 Aprile 2026

Il primo bimestre 2026 evidenzia un mercato retail condizionato dal potere d’acquisto, con consumi deboli nei salumi e una forte riallocazione della spesa nelle carni fresche.

🔻 SALUMI: contrazione diffusa dei volumi

Il comparto apre l’anno con una flessione generalizzata, accentuatasi nel mese di febbraio, storicamente un periodo in cui i consumi alimentari rallentano.

  • Prosciutto cotto: -4,8% nel bimestre (-9,3% a febbraio) con prezzi stabili.
  • Mortadella: -6,7% (-8,9% a febbraio), nonostante lievi aumenti di prezzo (+1,4%).
  • Salame: -1,6% (-3,8% a febbraio)
  • Prosciutto crudo: unica eccezione positiva (+3,1%), ma con una crescente polarizzazione:
    • segmento DOP: +5,2%
    • segmento non DOP: +1,2% (in calo a febbraio: -0,3%)

🔺 CARNI FRESCHE: la convenienza guida le scelte

L’inflazione continua a orientare la sostituzione tra proteine animali:

  • Carne suina (+8,5%): protagonista del bimestre, favorita da prezzi stabili o in lieve calo (-0,9% a febbraio)
  • Carne avicunicola (+1,4%): andamento positivo e difensivo, nonostante prezzi in aumento (+4,7%)
  • Carne bovina (-8,3%): forte contrazione dei volumi, penalizzata dall’aumento dei prezzi (+15,5%)

Il 2026 si apre con una chiara riallocazione della spesa: il consumatore si orienta verso il suino, più accessibile, riduce i volumi nei salumi e, nel caso del crudo, premia selettivamente la qualità certificata. La pressione inflattiva resta il principale driver delle decisioni d’acquisto.

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Allevamento suinicolo: tra ricambio generazionale e nuovi modelli [Il Commento di Claudio Veronesi, suinicoltore]
30 Marzo 2026

Claudio Veronesi, allevatore di suini di Sustinente (MN)

Claudio Veronesi, 72 anni, una lunga carriera da Allevatore in prima fila a Sustinente (Mantova), dove ha realizzato porcilaie hi-tech dove tecnologie, innovazioni e biosicurezza hanno contribuito a rendere la struttura un’azienda modello.

Due anni fa, inaspettata, la scelta di entrare in soccida. “Dopo anni da imprenditore per così dire ‘libero’ sembrava una scelta se non innaturale, quanto meno difficile da percorrere – racconta Veronesi -. Tuttavia, più passa il tempo e più mi accorgo che è stata la decisione corretta per la nostra azienda”. Il comparto, prosegue Veronesi, “attraversa difficoltà legate al ricambio generazionale e alla manodopera, dalle quali nemmeno noi siamo immuni e alla mia età, seppure affiancato da mio figlio Mattia e da quattro dipendenti, lavorare quotidianamente per 10-12 ore al giorno, dal momento che gestiamo anche 650 ettari di terreno, cominciava ad essere pesante”.

Partner dell’avventura è stato individuato il Gruppo Amadori, per una produzione annuale di 24mila suini. Il sito prevede solo ingrasso. “Abbiamo contatti costanti con il Gruppo Amadori, riceviamo visite e controlli, ma possiamo godere di grande autonomia, dal momento che l’azienda aveva un punteggio alto come ClassyFarm, abbiamo per molti anni in passato prodotto maiali in filiere antibiotic-free, per cui potevamo contare su un protocollo operativo di allevamento particolarmente rodato e con standard gestionali elevati”.

Alla fine di ogni ciclo di produzione insieme al Gruppo Amadori concordano le modalità e i numeri di carico, con i suini che trovano canali di valorizzazione specifici lungo la catena di approvvigionamento.

Un cambio di vita, dunque, che non chiude completamente la porta un domani ad un ritorno sul mercato come imprenditori, qualora il figlio Mattia volesse in futuro rimettersi in proprio. 

“Per ora ci stiamo trovando molto bene con Amadori e, alla scadenza del contratto triennale di soccida la volontà da parte nostra è di proseguire”, annuncia Veronesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

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25 Marzo 2026

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