Massimizzare la fertilità del terreno conoscendo il carbonio
7 Ottobre 2020

Se il carbonio sotto forma di gas atmosferici rappresenta una delle più preoccupanti fonti di inquinamento, come sostanza organica assicura la fertilità del terreno. Il terreno, infatti, contiene il 65% del carbonio presente negli ecosistemi terrestri, mentre il 16% lo si ritrova nella vegetazione ed il 19% nell’atmosfera.
Dunque, la sostanza organica del suolo rappresenta il maggior serbatoio di carbonio e conoscerne la dinamica diventa importante non solo per la fertilità dei terreni ma come strategia per attuare pratiche colturali atte ad implementare il sequestro del carbonio.

La pratica del prato stabile come strumento di tutela ambientale

La pratica del prato stabile rappresenta una delle condizioni migliori per favorire tale sequestrazione accumulando materia organica. Grazie alla maggior quantità di radici ed alla capacità di fissare i nutrienti durante la maggior parte dell’anno rispetto ai seminativi, il prato stabile se ben gestito e curato, offre tutte le sue potenzialità anche in termini di tutela ambientale. 

Per massimizzare la fertilità del terreno diventa importante poter fare il bilancio del carbonio attraverso la misurazione del suo apporto e della successiva decomposizione e mineralizzazione. Questo in funzione delle coltivazioni e delle varie tecniche agronomiche, fra le quali le rotazioni, le concimazioni e l’apporto idrico. Uno studio argentino denominato Rotaciones en Tambo identifica la metodologia per calcolare l’apporto di carbonio al terreno nei sistemi delle aziende da latte valutando l’effetto sulla sostanza organica da parte delle colture foraggere perenni ed annuali, permettendo così di simulare varie possibilità di rotazioni e pratiche colturali.

Conoscere la dinamica del carbonio organico è importante non solo per valutare la fertilità del terreno ma anche per sequestrare il carbonio dall’atmosfera. Nelle aziende da latte, un’attenta valutazione delle varie coltivazioni anche in funzione del bilancio del carbonio, permetterà di iscriversi in una dinamica di sostenibilità ambientale, dimostrando tutto l’apporto che l’allevamento può fornire a questa fondamentale finalità.

Fonti: Todo Lecheria e Todo Agro

L’allevatore avveduto implementa le strategie nei momenti difficili [Intervista al DG di Rota Guido, Giuseppe Volta]
7 Settembre 2020

Giuseppe Volta - Direttore Generale di Rota Guido
Giuseppe Volta – Direttore Generale di Rota Guido

Il futuro della zootecnia passa indubbiamente anche dalla formazione, dall’innovazione e dalle nuove tecnologie, dalla sostenibilità ambientale e dalla multifunzione.
L’occasione del biogas e del biometano è sicuramente da cogliere sia in ottica green che per dare stabilità a lungo termine a una redditività che non sempre la vendita di latte e carne riescono a garantire, per effetto di una volatilità talvolta repentina.

Sono le indicazioni, in sintesi, di Giuseppe Volta, direttore generale di Rota Guido, realtà che “veste” le stalle all’avanguardia nel campo delle prestazioni e del benessere animale. Partiamo proprio dall’animal welfare nell’intervista a Volta.

Direttore, molto spesso si accusa il mondo agricolo di non rispettare il benessere animale. È così oppure siamo di fronte a una fake news?

La cura dei propri animali è nell’interesse di ogni allevatore

“Si tratta di affermazioni assolutamente non corrispondenti alla realtà, in quanto è sicuramente nell’interesse di ogni allevatore avere la massima cura dei propri animali.
È ben noto, infatti, ad ogni operatore del settore zootecnico come le performance produttive e riproduttive degli animali allevati siano strettamente correlate e proporzionali al loro livello di benessere.
Pertanto, al di là degli aspetti etici, il benessere animale risulta essere la condizione essenziale per garantire il successo economico di ogni allevamento”.

Quali sono le azioni per aumentare il benessere animale?

“Per poter garantire un buon livello di benessere agli animali allevati è necessario ridurre al minimo il loro livello di stress. Parliamo principalmente di stress sociali e stress termici, che vengono ormai tranquillamente azzerati grazie ad una corretta progettazione che prevede spazi, tecnologie e servizi corretti che consentono agli animali di vivere liberi dalla fame, dalla sete, dalla paura, dalle malattie e di esprimere i loro ideali comportamenti naturali”.

Quali sono le principali richieste dell’allevatore quando deve costruire una nuova stalla? In tutto questo la sostenibilità ambientale che spazio riveste?

“Come società Rota Guido, ci occupiamo da più di cinquant’anni di progettare e realizzare centri zootecnici razionali ed integrati non solo in Italia, ma in gran parte del mondo.
Da sempre la filosofia che ci guida e che è assolutamente condivisa dagli allevatori e investitori è quella di garantire la massima efficienza produttiva nel rispetto della facilità e sicurezza gestionale per gli addetti di stalla. Risulta inoltre evidente come lo svolgimento dell’attività zootecnica debba avvenire in assoluta armonia con il territorio circostante.

Questo per operare nel più ampio rispetto delle sempre maggiori e restrittive normative vigenti in materia di corretta utilizzazione agronomica e, soprattutto, per garantire un ambiente pulito e sicuro alle generazioni future.
Pertanto, nella progettazione e realizzazione dei centri zootecnici, oltre alla funzionalità ed efficienza dei vari settori e ricoveri destinati agli animali, diamo sempre maggiore importanza a tutte quelle strutture e tecnologie che sono mirate a valorizzare i reflui zootecnici, eventualmente trattandone il carico organico con specifici impianti per farlo rientrare nei limiti imposti dalla legge”.

In questa fase di riassestamento dopo il Covid-19, che azioni suggerirebbe agli allevatori per sostenere il prezzo del latte?

Esistono opportunità di integrare il reddito, come la produzione di biogas

“Il comparto agricolo sta attraversando un momento di leggera difficoltà, legata soprattutto al prezzo di vendita di latte e di carne. Esistono però interessanti opportunità di integrazione al reddito”.

Quali?

“Mi riferisco ad esempio alla corretta utilizzazione delle deiezioni zootecniche, che possono essere economicamente valorizzate come matrici per l’alimentazione di impianti a digestione anaerobica, con produzione di biogas e cogenerazione e vendita di energia elettrica e termica e/o produzione di biometano. Gli incentivi attualmente in vigore sono una garanzia di valore economico assoluta e durata certa nel tempo, pari a vent’anni, e rappresentano una vera assicurazione sulla vita per il centro zootecnico, anche e soprattutto in tempi in cui i prezzi di vendita di latte e carne possono subire eventuali flessioni.

Un aspetto molto interessante è anche quello legato alla facilità di accesso al credito, favorito appunto da un prezzo certo per un periodo minimo garantito.
Gli imprenditori più avveduti sono quelli che studiano le loro strategie di sviluppo e le implementano nei momenti di mercato meno felici.
Per loro, ovviamente, l’integrazione dello sviluppo dell’allevamento unitamente ad un impianto di produzione di biogas rappresenta una facilitazione sia a livello autorizzativo che finanziario, essendo il solo rendimento dell’impianto sufficiente a coprire il totale ammortamento dell’investimento sia di biogas che di ricovero zootecnico.
Inoltre, per convertire una fase di difficoltà in un’opportunità imprenditoriale, abbiamo ritenuto di metterci a disposizione degli allevatori, per guidarli nell’acquisto agevolato di soluzioni e tecnologie 4.0, generando le condizioni commerciali ideali per l’ottenimento del credito d’imposta come previsto dal Decreto Legge 124/2019”.

Spesso chi realizza una stalla nuova o impianti di energie rinnovabili beneficia di fondi all’interno delle misure del Programma di sviluppo rurale. Quali suggerimenti ritenete utili dare alle Regioni, affinché si possa migliorare l’innovazione e la competitività delle imprese agricole?

“Gli aiuti a livello comunitario e/o regionale sono sicuramente un importante incentivo per stimolare lo sviluppo di realtà agricole e soprattutto zootecniche.
Ritengo che le istituzioni nelle loro valutazioni debbano in qualche modo avere un occhio di riguardo e premiare tutti gli interventi mirati allo sviluppo ed introduzione di tecnologie innovative, questo sia nelle nuove realtà che nelle ristrutturazioni di quelle esistenti.

Informazioni puntuali e corrette aiutano a migliorare i risultati economici dell’allevatore

Vanno incentivate tutte le tecnologie che permettono di elevare il livello funzionale dell’allevamento, fornendogli così la possibilità di avere dei riscontri analitici, al fine di renderlo più competitivo.
La disponibilità di informazioni puntuali e corrette facilita la gestione, riduce gli errori, previene le malattie e l’uso di farmaci, aiuta in buona sostanza a migliorare i risultati economici dell’allevatore e allo stesso tempo si rendono disponibili a tecnologie mirate alla valorizzazione e corretta utilizzazione dei reflui zootecnici nel rispetto del territorio e dell’ambiente.
In sostanza, tutte le tecniche che fanno riferimento alle PLF – Precision Livestock Farming (Zootecnia di precisione) e le BAT – Best Available Technologies (Migliori Tecnologie Disponibili), dovrebbero essere incentivate e utilizzate correttamente al fine di consolidare quell’ideale connubio fra zootecnia e ambiente”.

Abbiamo sotto gli occhi esempi di agricoltura verticale, una stalla galleggiante a Rotterdam, sono partite ricerche di laboratorio per portare l’agricoltura su Marte. Come si immagina la stalla del futuro?

“In attesa che queste sperimentazioni diventino più concrete, in quanto ancora relativamente poco percorribili, ritengo che la stalla del futuro prossimo debba essere una realtà fortemente radicata sul territorio, con il quale deve essere perfettamente integrata e sinergica.
Gli animali vivranno senza stress e saranno felici, produrranno come logica conseguenza latte e carne di ottima qualità, gli operatori saranno appassionati ed entusiasti del loro lavoro, la stalla non verrà percepita come fonte di odori sgradevoli e tantomeno come elemento inquinante, ma sarà lo strumento per produrre energia pulita e concimare il terreno in modo naturale.
Come anticipato, dovrà essere tutto improntato sul concetto della sostenibilità perché, proprio per avere garanzie di futuro, si dovrà assicurare la necessaria sostenibilità economica, ma nel più ampio rispetto della sostenibilità sociale e di quella ambientale”.

Per la crescita del settore zootecnico è necessario sostenere la formazione. Come azienda leader del settore avete progetti o percorsi dedicati agli allevatori in tal senso? 

“Siamo assolutamente convinti che lo sviluppo ed il futuro dell’attività zootecnica non possa prescindere da un’adeguata formazione delle varie funzioni, da quelle strettamente operative a quelle manageriali.
È la filosofia dell’azienda Rota Guido, quello di fornire sempre un servizio generale ai nostri clienti, dalla consulenza, alla progettazione preliminare, a quella finanziaria, fino al training formativo. E questo soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.
Mentre, per tutti quei Paesi ad economia avanzata come l’Italia e per tutte le figure di avanzato livello professionale, insieme a un gruppo di aziende di rilievo del settore, abbiamo creato un riferimento formativo di notevole importanza”.

Di cosa si tratta?

“Il riferimento è il Polo di Formazione per lo Sviluppo Agrozootecnico con sede a Maccarese Fiumicino, attraverso il quale, con un calendario prestabilito e disponibile online sul sito del Polo, viene presentata un’offerta formativa in collaborazione con i massimi esperti mondiali del settore, a cui è possibile iscriversi direttamente dal sito. La struttura organizza corsi di formazione avanzata e, laddove non sia possibile la presenza fisica in aula, sono previste soluzioni in formato webinar”.

Centro Zootecnico Integrato Fugazza
Centro Zootecnico Integrato Fugazza

Un allevamento sano si può raccontare [intervista]
29 Marzo 2019

Arianna Nordera
San Martino Buon Albergo, Verona – ITALIA

Azienda Agricola: Società Agricola Nordera
Capi allevati: 1.100 | 550 in lattazione
Ettari coltivati: 150
Destinazione del latte: Parmalat

“Gli allevatori e la zootecnia sono costantemente posti all’indice, sotto attacco da una seria spropositata di fake news che non fa bene alla società, all’economia, ai consumi, alla qualità di vita. Non ci basta la burocrazia, oggi dobbiamo mettere in conto una quota del nostro tempo già scarso per cercare di smentire notizie totalmente false, create per danneggiarci”.

L'allevatrice Arianna Nordera
L’allevatrice Arianna Nordera

C’è preoccupazione nelle parole di Arianna Nordera da San Martino Buon Albergo (Verona), allevatrice con una super-stalla di 1.100 capi di Frisona, dei quali 550 in lattazione. La produzione di latte si aggira sui 6,2 milioni di chilogrammi di latte all’anno, conferiti a Parmalat.

Un’azienda che potrebbe essere presa a modello in questo decennio in cui la Fao celebra l’agricoltura familiare: ci lavorano, infatti, sette cugini. Luca gestisce la stalla, Arianna l’amministrazione e la contabilità, Matteo il biogas e l’allevamento di trote, Ivano segue l’allevamento di maiali, mentre Mariano, Alessandro e Andrea gestiscono semine, raccolti e terreni. In più, ci sono sei dipendenti.

Un’azienda multifunzionale, in cui anche il fabbisogno energetico è coperto (in parte) da un impianto biogas da 100kwatt, che funziona esclusivamente con le deiezioni animali.

L’alimentazione del bestiame è assicurata quasi integralmente dalle produzioni aziendali: mais, frumento, sorgo e prato stabile ottenuti con la lavorazione di 150 ettari di superficie tra proprietà e affitto.

Per la cronaca dobbiamo menzionare come attività aziendale anche i due allevamenti di trota iridea con annesso incubatoio, nel quale si fanno schiudere le uova già embrionate, e un allevamento per lo svezzamento dei suini con 3.300 capi a ciclo per sei cicli annuali. Con Arianna Nordera ci concentriamo però sull’indirizzo lattiero dell’azienda.

I dati raccontano di consumi di latte in calo. Che cosa suggerirebbe per incrementare i consumi?

“Bisogna cominciare a contrastare le fake news. È desolante dover subire attacchi scomposti e ingiustificati, ai quali molta gente purtroppo crede. In troppi hanno pregiudizi sbagliati contro il latte. Questo oscura l’attività di molti allevatori onesti e si mettono in crisi filiere che lavorano”.

Avete un’azienda multifunzionale e di grandi dimensioni. Che attenzione riservate alla sostenibilità?

“Abbiamo la massima cura verso animali per incrementare il benessere e ridurre l’impatto dei medicinali. Nel 2018 abbiamo speso meno di 50 euro a capo per le spese mediche, una cifra che comprende il vaccino e la cura per l’asciutta. Due volte l’anno facciamo la mascalcia generale a tutti i capi, che ha effetti positivi contro le zoppie e, di conseguenza, anche sulla produttività e l’animal welfare. Inoltre, da due anni abbiamo introdotto un nuovo metodo di pulizia della mammella, con straccetti in microfibra, che vengono lavati due volti al giorno. In questo modo abbiamo calato sensibilmente le cellule somatiche, la carica batterica e le patologie alla mammella.

Ogni mercoledì si fanno le diagnosi di gravidanza sulle vacche fecondate per migliorare il pregnancy rate. Abbiamo una gestione informatizzata della mandria, con appunto fecondazioni sincronizzate, piani di accoppiamento studiati per il miglioramento genetico della mandria.

Le stalle sono state realizzate completamente aperte, anche in inverno. E in estate, quando aumentano le temperature, abbiamo installato un impianto di raffrescamento sia nelle stalle che nella sala d’attesa prima della mungitura. Questo ci ha permesso di migliorare la quantità e la qualità del latte e il benessere dei capi.

La sostenibilità è un continuo investimento, ma assicura ritorni positivi in chiave economica, di benessere e di immagine

La sostenibilità è un continuo investimento, ma che assicura ritorni positivi in chiave economica, di benessere e di immagine. Un allevamento sano si può raccontare”.

Infatti voi cercate di raccontarlo.

Desideriamo che i giovani siano consapevoli di come viene prodotto ciò che mangiano

“Sì. Ospitiamo spesso gli alunni delle scuole, perché conoscano la zootecnia, imparino a rispettare gli animali e vedano come si produce il latte. I giovani sono i consumatori di domani, desideriamo siano consapevoli di quello che mangiano e come viene prodotto”.

Quali investimenti avete in programma?

“Stiamo ipotizzando a un ampliamento della stalla. Prima una nuova struttura e poi un incremento del numero delle bovine. Ci stiamo pensando”.

Avete la giostra rotante da 40 posti per la mungitura. Come vi trovate?

“L’abbiamo installata nel 2007, siamo stati fra i primi in Italia. Ci troviamo molto bene”.

Come utilizzate il digestato ottenuto dalla fermentazione anaerobica per la produzione di biogas?

“Lo usiamo nei terreni e come conseguenza abbiamo un 20% di produzione in più sui foraggi. Allo stesso tempo abbiamo ridotto l’acquisto di concimi chimici. Un duplice vantaggio”.

Come mai voi che siete in una zona di produzione di formaggi Dop conferite a Parmalat per la produzione di latte alimentare?

“Sono 40 anni che consegniamo il latte allo stabilimento di Zevio. Abbiamo avuto qualche perplessità dopo il crac di Parmalat e l’acquisizione da parte di Lactalis, ma sinceramente il nostro rapporto non è mai cambiato, sempre nel massimo rispetto e secondo i patti stabiliti. Ci troviamo bene e la fiducia è ben riposta”.

Che aspettative ha per il 2019?

“La speranza è che salga di prezzo. Siamo sui 40 centesimi e rispetto agli anni scorsi si respira, ma sono aumentati i costi di produzione. Servirebbe un riconoscimento più alto sul latte”.

Società Agricola Nordera

Biometano: l’Italia fa un passo avanti verso la mobilità sostenibile
29 Ottobre 2018

L’Italia potrebbe produrre fino ad 8 miliardi di metri cubi di biometano, ovvero fino al 15% del consumo totale di gas naturale.

Parola di Piero Gattoni, presidente di CIB.

Il Decreto Biometano (DM 2/3/2018) pubblicato il 2 marzo 2018 segna un importante passaggio per lo sviluppo del settore del biogas e biometano in Italia.

II biogas è una miscela di vari tipi di gas, composti principalmente da metano, prodotti dalla fermentazione batterica in assenza di ossigeno dei residui organici provenienti da residui vegetali o animali. Il biogas grezzo generalmente è composto solo per il 40-80% di metano, il resto è costituito principalmente da anidride carbonica. Attraverso il trattamento di purificazione (up-grading) del biogas è possibile separare il metano dall’anidride carbonica. Il gas purificato può essere in seguito utilizzato con la stessa flessibilità del gas naturale.

ll biometano è un combustibile ottenuto da biogas che, a seguito di opportuni trattamenti chimico-fisici è idoneo alla successiva fase di compressione per essere utilizzato come combustibile sostitutivo del gas naturale. Può anche essere immesso nella rete del gas naturale oppure trasportato come gas compresso o liquefatto e utilizzato per riscaldamento, usi domestici, cogenerazione o altri impieghi nell’industria e per l’autotrazione.

La situazione Italiana

Il precedente decreto sul biometano (DM 5/12/2013) mancava di concreti incentivi nel settore e alla sua scadenza ha di fatto lasciato inalterati gli obiettivi che l’Italia deve raggiungere nell’utilizzo di biocarburanti fissato in Europa.

Il DM 2018 si focalizza sull’utilizzo del biometano per il trasporto e crea un meccanismo virtuoso che coinvolge sia i produttori che i soggetti obbligati, alimentando il mercato dei Certificati di Immissione in Consumo (CIC).

I soggetti obbligati sono le aziende che immettono carburanti in consumo, in pratica le aziende petrolifere. Questi soggetti sono obbligati a possedere una quantità minima di CIC, dimostrando quindi che una parte dei loro carburanti provengono da fonti rinnovabili.

Un’altra grande novità è che il costo degli incentivi viene sostenuto dai soggetti obbligati stessi e non ricade più sulle bollette dei cittadini.

Fonte: Fluence Italy

PROCESSO FONDAMENTALE di trasformazione dei prodotti agricoli in bioenergia.
Scopri di più nelle mappe ENERGIA di TESEO

Obiettivi e traguardi ONU per la sostenibilità
27 Luglio 2018

L’Agenda al 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, si pone l’obiettivo di creare condizioni di vita eque e solidali per tutti, rispettando le persone e le risorse del pianeta. Per questo sono stati individuati 17 ambiziosi traguardi (United Nations Sustainable Development Goals -UN SDGs):

  1. innanzitutto eliminare ogni forma di povertà, ovunque;
  2. vincere la fame, assicurare la sicurezza alimentare, il miglioramento della nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile;
  3. assicurare benessere e stili di vita salutari per tutte le età;
  4. garantire a tutti l’accesso all’educazione;
  5. assicurare l’uguaglianza di genere sostenendo tutte le donne;
  6. rendere disponibili acqua ed assistenza sanitaria per tutti;
  7. rendere disponibili per tutti fonti energetiche sufficienti;
  8. promuovere una crescita economica equilibrata ed inclusiva;
  9. promuovere innovazione e sviluppo delle attività produttive;
  10. ridurre le ineguaglianze fra i paesi;
  11. avere centri urbani sicuri, sostenibili, inclusivi;
  12. assicurare modelli di consumo e di produzione durevoli;
  13. agire con urgenza per contrastare il cambiamento climatico ed i suoi effetti;
  14. tutelare le risorse marine;
  15. proteggere e promuovere gli ecosistemi terrestri, gestire le foreste, combattere la desertificazione, contrapporsi alla degradazione del suolo e mantenere la biodiversità;
  16. assicurare legalità e giustizia per tutti, avere istituzioni rispettose e rappresentative, promuovere comunità pacifiche ed inclusive;
  17. dare impulso alle collaborazioni a livello mondiale per lo sviluppo sostenibile.

Inclusione (inserimento di ciascuno nella società) e resilienza (capacità di superare situazioni avverse) sono i riferimenti ricorrenti per raggiungere tali traguardi. Utopia? Forse, ma occorre guardare alto per superare le difficoltà che attanagliano il nostro pianeta. E, soprattutto, occorre farlo insieme senza tardare.

Fonte: Sustainable Development

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Una coalizione per tutelare le risorse naturali
22 Marzo 2018

Il tema della sostenibilità, che ormai rappresenta il vero criterio qualitativo per ogni produzione, ha fatto emergere il valore fondamentale delle risorse naturali come capitale, cioè di un bene da mettere a frutto. Ecco allora parlare di Natural capital, cioè di tutto quel patrimonio di risorse rinnovabili e non rinnovabili come piante, aria, acqua, terreni, minerali, che forniscono condizioni benefiche alla gente ed a tutti gli esseri viventi.

Le condizioni vitali apportate dal “capitale naturale” comprendono una buona qualità dell’aria, del cibo e dell’acqua, ma anche l’energia, le abitazioni, la salute ed in genere tutte quelle materie prime e quelle condizioni sociali necessarie per ottenere i prodotti.

Risulta però ormai evidente che stiamo depauperando tali risorse ad una velocità ben superiore alla loro rigenerazione e dunque bisogna invertire la tendenza. Il primo passo consiste nel valutare l’impatto delle attività produttive, attraverso la misura dei gas effetto serra (GHG), l’uso (impronta) dell’acqua, i residui, per definire un progetto di sostenibilità.

Le grandi imprese alimentari, agendo a livello globale per il reperimento delle materie prime, la loro trasformazione e commercializzazione, hanno deciso di impegnarsi attivamente in questo contesto. Unilever ad esempio, ha identificato il Sustainable Living Plan (USLP) per misurare l’impatto di tutto il ciclo del prodotto, dalla materia prima alla sua trasformazione, fino al modo in cui giunge ad un consumatore che, nelle sue scelte d’acquisto, è sempre più attento alle tematiche della sostenibilità.

A livello agricolo, vengono prese in considerazione delle azioni specifiche per favorire la biodiversità, che comprendono aspetti legati innanzitutto alla fertilità del suolo ed alla gestione dei parassiti. Il tema dell’acqua come risorse idriche, loro utilizzo, depurazione e riciclo, per le imprese di trasformazione diventa sempre più il fattore fondamentale per l’identificazione del luogo dove costruire i nuovi stabilimenti e questo rappresenta sempre più un fattore di competitività.

TESEO | Acqua&Energia – Ripartizione delle risorse idriche rinnovabili

Ecco allora la ricerca per individuare nuove tecnologie per i lavaggi ed i risciacqui degli impianti. Resta poi il problema del reperimento delle materie prime nel crescente contesto di competizione con le coltivazioni destinate a biocarburanti, legname, prodotti tessili. Si tratta dunque di coltivare, produrre, trasformare, trasportare, distribuire e confezionare i prodotti, tenendo conto dell’impatto sul ciclo vitale, il che comporta anche il reperimento di risorse finanziarie appropriate.

Per questo si parla di “capitale naturale” di cui hanno bisogno i sistemi produttivi che dipendono da una organizzazione sempre più complessa ed articolata. Per questo é stata fondata una “coalizione per il capitale naturale” (natural capital coalition), che riunisce i settori della scienza, formazione, business, finanza e legislazione, per una visione comune del tema sostenibilità.

Le azioni produttive hanno un impatto ambientale e sociale, per cui vanno considerate nelle interrelazioni col mondo che le circonda, sia come azioni, sia come mercati. Globalizzazione e sostenibilità sono le due facce della stessa medaglia

TESEO | Acqua&Energia – Tendenza mondiale degli investimenti nell’energia pulita

Fonte: Unilever, Natural Capital Coalition

Biocarburanti e sostenibilità
6 Marzo 2018

UE-28, obbiettivo al 2030: il27% dei consumi energetici proverrà da fonti rinnovabili

L’obiettivo della UE per contrastare il cambiamento climatico, nel contesto della cosiddetta economia circolare, prevede che nel 2030 il 27% dei consumi energetici totali provenga da fonti rinnovabili. Allo stesso tempo, nel 2015 è stata modificata la direttiva UE che prevedeva come queste fonti nel settore dei trasporti dovessero rappresentare il 10% dei fabbisogni.

E’ stato invece indicato di ridurre l’uso dei biocarburanti convenzionali ad un massimo del 7% nel 2021 e del 3,8% nel 2030. Di conseguenza, questo cambio di direzione ha introdotto prospettive incerte riguardo alle coltivazioni ed in generale alle biomasse destinate a biocarburanti ed ha rimesso in questione i grandi investimenti effettuati in questo settore a partire dai primi anni duemila.

Le associazioni ambientaliste ritengono che i biocarburanti di prima generazione o convenzionali abbiano ricevuto un livello di contributi troppo elevato, il che non ha stimolato la ricerca di migliori alternative rispetto ai biocarburanti ottenuti dalle coltivazioni tradizionali. Ci sono anche riflessi internazionali su queste scelte, come ad esempio lo stimolo alle coltivazioni di olio di palma soprattutto nei paesi del sud-est asiatico, prodotto che rappresenta un terzo della quantità di biodiesel usato nella UE.

Queste tendenze, anche contrastanti, fanno capire come proprio per i biocarburanti il fattore della sostenibilità divenga fondamentale e debba essere considerato rispetto all’apporto od all’impatto che tali produzioni possono avere sulla economia del settore agricolo, così come sull’ambiente e sullo sviluppo rurale della UE.

Fonte: AgriLand

TESEO | Acqua&Energia – Trasformazione dei prodotti agricoli in bioenergia

L’agricoltura ed i cambiamenti climatici
13 Novembre 2017

L’evidenza dei cambiamenti climatici ha indotto 195 nazioni a firmare nel 2015 a Parigi durante la cosiddetta Conferenza COP 21, l’Accordo ONU per limitare le emissioni di gas in atmosfera e mantenere la crescita della temperatura media globale ad un massimo di +2 gradi centigradi entro la fine del secolo. La condizione chiave era che l’accordo venisse ratificato da più di 55 paesi responsabili nel complesso di oltre la metà delle emissioni mondiali.

Questo obiettivo è stato il risultato  di 25 anni di lavori e 21 vertici sui cambiamenti climatici. Infatti la prima Conferenza delle parti (COP) della Convenzione Onu sul climate change (UNFCCC) si tenne nel 1995 e deve la sua nascita al Summit per la Terra di Rio de Janeiro, nel 1992.

14,5%del gas effetto serra è prodotto in agricoltura

Nel 1997 il Protocollo di Kyoto (COP 3) impegnava i paesi ad economia sviluppata a ridurre le emissioni e l’attenzione è stata posta soprattutto sui consumi energetici. Ora invece, giunti alla COP 23 di Bonn, si punta sempre più attenzione sull’attività agricola, che si stima sia responsabile per circa il 14,5% dei gas effetto serra (GHG) prodotti.

Dunque occorre operare per ridurre in modo concreto tale impatto, che impegna in primo luogo i paesi ad economia avanzata. Infatti si calcola che le loro emissioni per l’attività agricola, incluso l’allevamento, equivalga al consumo di 1,6 miliardi di barili di petrolio all’anno.

Oltre che di una necessità, bisogna tener presente che l’azione per contrastare i cambiamenti climatici è sempre più richiesta dai consumatori. Dunque anche l’attività agricola, ed in particolare l’allevamento, deve prendere coscienza di tale realtà ed agire in modo consapevole e coordinato per attuare rapidamente degli interventi concreti per ridurre l’impatto ambientale, cioè per la sostenibilità

Acqua&Energia : Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura

Fonte: FAIRRRinnovabili.it, COP-23

FrieslandCampina: pannelli solari su ogni stalla
24 Agosto 2017

Il governo olandese ha stanziato 200 milioni di Euro per finanziare la collocazione di 416 mila pannelli solari sui tetti di 310 stalle dei soci di FrieslandCampina e generare oltre il 20% dell’elettricità necessaria per gli stabilimenti produttivi.

Gli agricoltori che hanno aziende con una superficie di tetti superiore a 1.000 metri quadrati mettono a disposizione le loro strutture, dove verranno montati i pannelli solari da parte di un’azienda specializzata che si occupa di finanziamento, manutenzione e garanzia dell’impianto.

L’allevatore riceve un premio annuo di 3-4 € a pannello per la messa a disposizione del tetto e può utilizzare una parte dell’energia prodotta, mentre la restante andrà ad alimentare le strutture produttive di FrieslandCampina. Ogni anno avrà la possibilità di riprendere il controllo dell’impianto installato sui tetti della propria azienda e ricevere direttamente i finanziamenti pubblici previsti dal programma di produzione di energia sostenibile (SDE sustainable energy production).

Questo finanziamento rientra nel progetto energia solare della cooperativa olandese, per dotare ogni stalla di un impianto fotovoltaico mirato a generare sufficiente energia elettrica per coprire i fabbisogni della filiera produttiva e contribuire a contrastare i cambiamenti climatici col contenimento delle emissioni. Per questo, il programma solare di Campina incentiva gli agricoltori con un sussidio di 10€ per ogni tonnellata di anidride carbonica prodotta in meno. Finora, sono 1600 le aziende agricole conferenti della cooperativa olandese che si sono dotati di impianti fotovoltaici. In autunno verrà attivata una seconda fase di questo programma solare, per coinvolgere anche aziende con superficie di tetto inferiore ai 1000 metri quadri.

Produrre energia pulita per la filiera produttiva è un modo concreto per presentare ai consumatori prodotti sostenibili, rispettosi dell’ambiente, che contribuiscono alla sua salvaguardia.

Fonte: FrieslandCampina

 

La mappa interattiva “Energia Pulita” su TESEO

La filiera unita per ridurre le emissioni in Nuova Zelanda
22 Giugno 2017

La problematica delle emissioni di gas serra (GHG-Green House Gas) riguarda molto da vicino il settore dell’allevamento ed in particolare quello bovino da latte per le emissioni di gas metano ed ossidi di azoto che si riversano nell’atmosfera.

Diventa dunque urgente assumere delle iniziative concrete in tal senso ed il piano sviluppato in Nuova Zelanda per ridurre le emissioni di GHG del 30% entro il 2030 ne può essere un esempio. Tenuto conto che circa un quarto delle emissioni totali di gas effetto serra sono imputabili alla produzione di latte, tutta la filiera che comprende l’associazione degli allevatori DairyNZ, Fonterra e le parti ministeriali si è attivata in tal senso. La sfida consiste nell’affinare l’efficienza produttiva senza influire sui costi.

Di conseguenza il piano è stimolato in primo luogo da Fonterra, che può presentare la sostenibilità come elemento caratterizzante per l’opportunità, con il coinvolgimento indispensabile della ricerca per trasmettere agli allevatori indicazioni chiare ed interventi concreti. Fra questi risultano l’assistenza tecnica per l’alimentazione animale per ottimizzare le fermentazioni ruminali ed indicazioni pratiche per evitare che il pascolo provochi la contaminazione delle risorse idriche.

Uno studio sulle emissioni di GHG è in corso di attuazione presso un gruppo di 100 aziende da latte ed i primi risultati sono attesi a fine anno.

Fonte: Dairy Reporter

TESEO – Sono chiamati gas serra (spesso indicati con GHG = GreenHouse Gases) tutti i gas che si addensano nell’atmosfera