Mercato suinicolo cinese: quali prospettive per la seconda metà del 2026? 
20 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Cina: Andamento mensile del prezzo dei Suini

Il mercato cinese del suino affronta un persistente eccesso di offerta, che mantiene sotto pressione i prezzi dei maiali vivi e riduce il ricorso al commercio estero. 
Secondo le stime USDA, la produzione di Carne Suina della Cina nel 2026 si attesterà a 59,5 milioni di tonnellate, mostrandosi stabile rispetto al 2025. Tuttavia, l’Ufficio Nazionale di Statistica della Cina rileva nel primo trimestre un incremento produttivo del 4,2% su base annua, trainato dalla maggiore efficienza negli allevamenti e dall’accelerazione delle macellazioni.

Per contrastare l’eccesso di offerta, il Governo cinese ha avviato un piano di riduzione del patrimonio di scrofe, limitando gli incentivi all’espansione produttiva e favorendo pesi di macellazione intorno ai 120 kg. Questa politica ha inizialmente accelerato le macellazioni, contribuendo ad aumentare la disponibilità di carne sul mercato. 
Con prezzi scesi al di sotto dei costi di produzione, i governi centrali e locali sono intervenuti acquistando carne suina da destinare alle riserve strategiche. Stock che dovranno essere gestiti con molta attenzione, per evitare ulteriori squilibri di mercato.
A giugno il prezzo medio dei Suini Vivi si è attestato a 10,88 yuan/kg (1,39 €/kg), il 29% in meno rispetto allo stesso mese del 2025.

La forte disponibilità interna ha tagliato l’import: tra gennaio e maggio 2026 le importazioni cinesi di carni suine fresche, refrigerate e congelate sono diminuite del 29,2%, attestandosi a 314mila tonnellate. 
L’UNIONE EUROPEA si conferma il principale partner commerciale con la SPAGNA leader tra i singoli esportatori, mentre gli USA arretrano per i dazi di ritorsione. Nel comparto delle frattaglie, l’UE mantiene la propria posizione dominante coprendo il 52% dell’import cinese.

Nel breve termine il mercato dovrebbe rimanere condizionato da un’offerta abbondante di carne suina e da consumi ancora deboli. La riduzione del patrimonio di scrofe (dopo anni in cui la Cina ha spinto per tornare ai livelli precedenti all’esplosione della Peste suina) potrebbe favorire un graduale riequilibrio del mercato nella seconda parte dell’anno, ma la domanda interna continuerà a rappresentare il principale fattore di incertezza per il settore suinicolo mondiale, strettamente connesso alle dinamiche asiatiche.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Mais: pericolo caldo per il prossimo raccolto UE + Commento di Fausto Nodari, AMI – Confagricoltura
15 Luglio 2026

Fausto Nodari
Brescia

Di: Elisa Donegatti

La produzione mondiale di Mais della campagna 2026/27 è oggi stimata da USDA in 1,297 miliardi di tonnellate: inferiore all’annata precedente, ma comunque elevata. Un livello che si conferma tra i più elevati mai registrati, grazie soprattutto agli ancora ottimi raccolti previsti negli Stati Uniti (406 milioni di tonnellate) e in Brasile (139 milioni di tonnellate). 

Lo scenario cambia, però, osservando il mercato europeo. L’USDA ha rivisto al ribasso il raccolto comunitario da 57,5 a 53,8 milioni di tonnellate, mentre Coceral ed Expana stimano una produzione ancora inferiore, attorno ai 52,7 milioni, a causa delle ondate di calore e della siccità che hanno colpito le principali aree maidicole durante la delicata fase di impollinazione.  

Le criticità maggiori si registrano in Francia e Ungheria. Secondo FranceAgriMer, solo il 47% del Mais francese è classificato in condizioni buone o eccellenti, il livello più basso registrato negli ultimi tredici anni. In controtendenza la Romania, dove le piogge delle ultime settimane potrebbero migliorare le rese, pur senza compensare completamente le perdite attese negli altri Paesi produttori. Essendo l’UE non autosufficiente per il Mais, una minor produzione favorirebbe l’aumento delle importazioni dal resto del Mondo.

Anche in Pianura Padana il Mais sta attraversando la fase di impollinazione, e le elevate temperature hanno reso necessario intensificare gli interventi irrigui. Solo nelle prossime settimane sarà possibile valutare l’effettivo impatto del caldo sulle rese. 

Per il momento l’ampia disponibilità mondiale continua a contenere il rischio di forti rialzi delle quotazioni. Tuttavia, un ulteriore peggioramento del raccolto europeo, renderebbe il mercato comunitario ancora più dipendente dalle importazioni, sostenendo i prezzi nella seconda parte della campagna e con possibili ripercussioni anche sul mercato italiano. 

Il commento dell’Agricoltore

Fausto Nodari – Vicepresidente AMI e membro del Comitato Nazionale di Confagricoltura

«Una disamina che descrive perfettamente quello che risulta essere lo stato dell’arte del momento per quanto riguarda la coltura più eclettica del mercato. Vorrei però aggiungere che, al momento, è piuttosto azzardato fare delle stime: quello che il caldo anomalo ha causato nella fase fenologica più delicata della coltura lo scopriremo tra qualche settimana, quando avremo maggiore consapevolezza, sia nel Midwest sia in Europa, di ciò che è realmente successo.

Nel frattempo i futures del mais al CBOT rimangono molto attenti all’evoluzione della situazione, mantenendosi rialzisti e con quotazioni ai massimi dell’ultimo mese. 

Tornando velocemente a noi, la situazione idrogeologica dell’area padana risulta fortemente compromessa e, se non dovesse interrompersi il trend di questa anomala estate, potremmo trovarci tra un paio di settimane in una situazione ben più drammatica. Tutto ciò potrebbe incidere sul prezzo e, se a una produzione già scarsa dovesse aggiungersi anche una qualità deludente, si aprirebbe una voragine speculativa che potrebbe compromettere definitivamente l’annata. 

Abbiamo una sola possibilità, se vogliamo rimanere competitivi in un mercato sempre più esigente e affrontare le sfide che il clima ci riserva: affidarci alla scienza, attraverso le nuove tecnologie TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), o NGT (New Genomic Techniques), qualunque nome si voglia utilizzare. Purtroppo siamo già fuori tempo massimo e stiamo giocando con il fuoco… a proposito di temperature.»

TESEO.clal.it – UE-27: Previsioni Produzioni Annuali di Mais

Germania: export di carne suina in crescita, ma prezzi in calo. Quali effetti per l’Italia?
13 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Germania: Suini macellati in peso carcassa

La Germania rappresenta uno dei principali punti di riferimento per il mercato suinicolo europeo, compreso quello italiano. Come nell’automotive (e nel calcio), anche il settore suinicolo è, in questa fase, sotto pressione. Nel primo trimestre 2026 le esportazioni di carne suina hanno raggiunto 561.477 tonnellate, in aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, nonostante la crescita dei volumi, il valore complessivo dell’export è diminuito del 4,3%, scendendo a 1,3 miliardi di euro. 

In termini di quantità, la crescita dell’export è guidata soprattutto da frattaglie, carni fresche (Italia primo Paese per ritiri fra gennaio e marzo 2026) e strutto, che insieme mettono a segno l’aumento in tonnellate più consistente. Registrano ottimi aumenti percentuali, ma con volumi più contenuti, anche i prodotti congelati come carcasse (+109%) e prosciutti (+96%, con l’Italia destinazione del tutto marginale). I prezzi medi raccontano una storia diametralmente opposta e registrano un calo per quasi tutte le principali categorie merceologiche.

Sul fronte della produzione, i dati di macellazione non evidenziano un incremento dell’offerta tale da giustificare, da solo, la debolezza delle quotazioni.  Nei primi quattro mesi del 2026 la Germania ha macellato 1,461 milioni di tonnellate di suini, in lieve calo rispetto allo stesso periodo del 2025 (-0,4%). Il dato conferma una fase di stabilizzazione dei volumi dopo il recupero registrato nel biennio precedente.

Il dato assume particolare rilevanza se inserito nel contesto strutturale del comparto. Dal 2016 al 2025 la produzione tedesca di carne suina è infatti diminuita da 5,6 a 4,3 milioni di tonnellate, riflettendo il progressivo ridimensionamento del patrimonio suinicolo e l’uscita di numerosi allevamenti dal settore.

La debolezza delle quotazioni non sembra, quindi, derivare da un aumento dell’offerta di carne suina, bensì dalla difficoltà di valorizzare economicamente la carne sui mercati internazionali. La disponibilità di suini da macello rimane sostanzialmente stabile, mentre la crescente pressione competitiva costringe gli esportatori tedeschi a praticare prezzi medi inferiori, comprimendo i margini della macellazione. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La Danimarca taglia la produzione di suini: rischi e opportunità per la filiera italiana  
15 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Prezzi dei suinetti da 25 Kg della Danimarca

La Danimarca rappresenta oggi uno degli osservatori più interessanti per comprendere i cambiamenti in corso nella suinicoltura europea. Storicamente fondata su un modello ad altissima produttività e orientato all’export di suinetti vivi e carni fresche, la suinicoltura danese è alle prese con una profonda ristrutturazione. La rilevanza della Danimarca per il mercato italiano resta elevata: nel 2025 l’Italia ha importato circa 927 mila suinetti di peso inferiore a 50 kg e oltre la metà di questi (550 mila capi) proveniva dalla Danimarca, confermandola come principale fornitore estero di ristalli. 

Il patrimonio suinicolo danese si è attestato a 11,58 milioni di capi nel 2024, in calo rispetto ai 13,39 milioni registrati nel 2020.  Normative ambientali più stringenti, costi crescenti per adeguarsi alle regole ambientali e margini ridotti stanno spingendo molti allevatori a ridurre le scrofe o ad abbandonare l’attività.

Una minore produzione danese significa meno pressione dell’offerta sul mercato europeo e, nel medio periodo, un sostegno ai prezzi. Al tempo stesso, però, aumenta la competizione tra i grandi macelli per assicurarsi gli animali disponibili. 

L’effetto più immediato riguarda i ristalli. Il prezzo del suinetto danese da 25 kg si è attestato a 47,10 €/capo, con una flessione del 38,9% rispetto a un anno fa. Un calo che riflette le difficoltà degli ingrassatori del Nord Europa, soprattutto tedeschi, frenati da margini limitati e incertezze normative. 

Per gli allevatori italiani che importano ristalli ciò comporta un alleggerimento dei costi di avvio ciclo.

A complicare il quadro interviene la CINA. L’indagine antidumping sulle importazioni di carne suina europea ha ridotto la visibilità commerciale dei grandi esportatori danesi. Di conseguenza, parte dei volumi destinati all’Asia viene reindirizzata sul mercato europeo, aumentando la disponibilità di carni fresche e la concorrenza sui prezzi.

Per l’allevatore italiano il messaggio è chiaro: difendere la redditività significa rafforzare la biosicurezza aziendale, per prevenire emergenze sanitarie come la PSA, e continuare a valorizzare la specificità del suino pesante, principale elemento distintivo rispetto alla carne d’importazione.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

La rivoluzione del cibo avverrà in Cina?
28 Maggio 2026

Di: Elisa Donegatti

La Cina potrebbe trasformare il sistema alimentare globale così come ha già fatto con pannelli solari, batterie e auto elettriche. È la tesi centrale del report “China’s Food Future”, pubblicato da Systemiq, secondo cui Pechino starebbe avviando una strategia per ridurre la dipendenza dalle importazioni agricole e rafforzare la sicurezza alimentare nazionale. 

Oggi la Cina è il più grande importatore agricolo del mondo: acquista enormi quantità di Soia, Carne Bovina e Latticini da Brasile, Stati Uniti, Argentina e Nuova Zelanda. Una dipendenza diventata sempre più problematica tra crisi sanitarie, come la peste suina africana, tensioni geopolitiche e cambiamento climatico

Il problema è strutturale: la Cina ospita circa il 15% della popolazione mondiale ma dispone solo dell’8% delle terre coltivabili, con una disponibilità di acqua dolce inferiore alla media globale. Negli ultimi quarant’anni l’aumento del reddito ha fatto crescere il consumo di carne e proteine animali, aumentando il fabbisogno di mangimi e materie prime importate. 

Secondo il report, Pechino considera ormai la sicurezza alimentare una questione strategica quanto energia e finanza. Per questo starebbe applicando all’agroalimentare lo stesso modello usato in altri settori chiave: pianificazione centrale, investimenti pubblici, sostegno tecnologico e sviluppo industriale coordinato. 

Uno degli obiettivi principali è ridurre la dipendenza dalla Soia importata per i mangimi, migliorando l’efficienza degli allevamenti e aumentando la produttività agricola anche attraverso OGM e allevamenti ad alta automazione. Muyuan Foods, il più grande produttore mondiale di Carne Suina, ha già quasi dimezzato l’uso di Soia nei mangimi. 

Ma il vero punto strategico riguarda le proteine alternative. Pechino sta investendo in Carne Vegetale, Fermentazione Microbica e Carne coltivata, con l’obiettivo di diventare leader mondiale della nuova “bioindustria alimentare”.

Secondo gli autori, entro il 2030 le importazioni cinesi di Soia potrebbero diminuire del 25%, grazie alla riduzione degli sprechi, al miglioramento della produttività agricola e alla riformulazione dei mangimi. Nel 2040 la Cina potrebbe diventare esportatrice netta di pollame, latticini e prodotti ittici allevati. Entro il 2050 tra il 35% e il 55% delle proteine consumate nel Paese potrebbe provenire da alternative prodotte in laboratorio o tramite fermentazione. 

Quali sarebbero le conseguenze globali? Secondo lo studio Brasile, Argentina e Stati Uniti rischierebbero un forte calo della domanda cinese di Soia e Carne, con effetti sui prezzi agricoli nel Mondo, valore dei terreni e occupazione rurale. 

Il report conclude con un avvertimento: il cibo potrebbe diventare uno dei prossimi grandi terreni della competizione industriale e geopolitica globale.

TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienza Semi di Soia
TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienza della Farina di Soia
TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienza della Carne Bovina
TESEO.Clal.it – CINA: Tasso di Autosufficienze del Latte

Spagna: cresce la quota di export verso l’Europa nel settore suinicolo  
25 Maggio 2026

TESEO.clal.it – Spagna: Export di Carni Suine, inclusi Salumi

Di Marika De Vincenzi

Nel primo trimestre 2026 la Spagna ha aumentato le esportazioni di Carni Suine, ma con prezzi medi significativamente più bassi rispetto al 2025. Questa dinamica sta contribuendo a una maggiore pressione sul mercato europeo e sulle quotazioni dei suini italiani.

Il quadro commerciale internazionale è cambiato: la CINA, un tempo principale mercato di sbocco per il suino spagnolo ed europeo, sta riducendo le importazioni grazie al recupero della produzione interna. Inoltre, il rapporto con l’UE non sempre può definirsi disteso sul piano politico e commerciale, con la conseguenza che le attuali misure antidumping messe in atto da Pechino hanno in questa fase ridotto la competitività dell’export europeo.

Anche il GIAPPONE mostra una domanda più debole, mentre è maggiore la concorrenza da Stati Uniti e Brasile. Poi sulla Spagna gravano le restrizioni legate alla PSA (individuata nei cinghiali in Catalogna dopo oltre 30 anni), che hanno temporaneamente limitato gli scambi verso alcune destinazioni extra-UE.

Nei mercati asiatici emergenti, come le FILIPPINE, la crescita delle importazioni è sempre più trainata dal Brasile, che sta guadagnando quote a scapito della Spagna.

In questo contesto meno fluido, una quota crescente della produzione spagnola si sta orientando verso il mercato europeo, favorito dalla vicinanza logistica e dalla facilità degli scambi intra-UE. Si osserva, infatti, un aumento delle spedizioni verso i Paesi comunitari, Italia inclusa, soprattutto per carni fresche, prosciutti, spalle e mezzene. 

Parallelamente, i prezzi dell’export iberico risultano in forte calo, segnale di una strategia orientata alla difesa dei volumi tramite maggiore competitività e aggressività commerciale.

Per il MERCATO ITALIANO questo si traduce in una pressione ribassista, soprattutto nei segmenti destinati alla trasformazione industriale e ai prodotti non DOP. Un quadro che, inevitabilmente, si riflette sulle quotazioni nazionali dei Suini.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Giappone: un mercato sempre più strategico per la carne suina mondiale
18 Maggio 2026

di Marika De Vincenzi

Giappone – Import di carni suine e salumi

Mentre in Europa la disponibilità di carne suina mantiene i prezzi sotto pressione, il Giappone rappresenta uno dei mercati più interessanti per gli esportatori mondiali.

Pur geograficamente situato non lontano dalla Cina, le differenze fra i due Paesi sono sostanziali. Il mercato cinese è caratterizzato da forti oscillazioni produttive e, di conseguenza, importazioni molto variabili; al contrario, il mercato giapponese mantiene consumi relativamente costanti ed è uno sbocco ad alto valore aggiunto. I consumatori cercano i tagli premium e prodotti ad elevato standard qualitativo. 

Il Giappone ha un tasso di autosufficienza della carne suina sostanzialmente stabile, pari al 47%, e questo porta il Paese a dipendere dalle importazioni per oltre metà dei consumi. Lo scenario di mercato sta però cambiando.

La debolezza dello Yen nei confronti del dollaro e dell’euro sta aumentando il costo delle importazioni alimentari e ora anche il consumatore giapponese si sta scoprendo più sensibile al prezzo, un aspetto inedito, ma che ha innescato la competizione tra i principali fornitori internazionali.

Un quadro che sta favorendo il Brasile: grazie a prezzi competitivi, maggiore disponibilità di prodotto e crescente efficienza logistica la presenza di carne suina brasiliana in Asia è sempre più diffusa, Giappone compreso. Parallelamente, anche gli Stati Uniti mantengono una posizione di mercato molto forte, grazie ad accordi commerciali, vicinanza politica e geografica nel Pacifico. 

Per l’Europa, invece, la situazione appare più complessa. L’aumento dell’offerta interna europea e il rallentamento dei prezzi stanno intensificando la necessità di trovare mercati alternativi. In tale contesto, il Giappone assume un ruolo ancora più strategico, soprattutto per prodotti di fascia alta e tagli a maggiore valore aggiunto. 

Coordinate che valgono anche per il settore italiano. Qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e affidabilità delle forniture restano elementi centrali per competere su un mercato premium come quello giapponese.

In una fase di crescente concorrenza internazionale, la competitività europea dipenderà sempre più dalla capacità di garantire continuità delle esportazioni, elevati standard sanitari e valorizzazione delle produzioni ad alto valore aggiunto. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carne Bovina: il Brasile riduce l’offerta, l’Europa punta all’Accordo UE-Mercosur
15 Aprile 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne bovina entra in una fase di profonda mutazione. Il Brasile ha concluso la sua fase di espansione aggressiva, avviando una contrazione dell’offerta che sta già influenzando i listini mondiali e le strategie di importazione dell’Unione Europea.

Brasile: Produzione ed Export in calo nel 2026

Dopo un 2025 record che ha visto macellazioni per 42,9 milioni di capi (con picchi del +23,5% sulle giovenche), la filiera brasiliana cambia direzione per necessità biologica.

Per il 2026 la produzione è prevista in calo a 12,37 milioni di tonnellate (-1,9% nel 2026, stima USDA) come naturale conseguenza del ciclo zootecnico: dopo due anni di svuotamento delle stalle, gli allevatori trattengono le femmine per ricostituire le mandrie, riducendo l’offerta di capi da macello.

In parallelo, le esportazioni scendono a 4,28 milioni di tonnellate (-2,4%) e la minore disponibilità di materia prima sta già spingendo al rialzo i prezzi interni in Brasile.

UE e Italia: la svolta strategica del 1° Maggio

Mentre il Brasile riduce i volumi, l’Europa si prepara a una svolta legislativa senza precedenti per evitare che i prezzi al consumo diventino insostenibili.

  • La produzione nell’UE-27 è prevista in calo a 6,35 milioni di tonnellate (-0,9%), con riduzioni critiche nelle mandrie di Francia e Germania. Per colmare questo vuoto, Bruxelles punta sull’Accordo UE-Mercosur, la cui applicazione provvisoria scatta il 1° maggio 2026. L’intesa prevede un contingente di 99.000 tonnellate con dazio ridotto al 7,5%, suddiviso tra carne fresca (55%) e congelata (45%).
  • Per l’Italia, autosufficiente solo per il 38%, il governo ha ottenuto clausole di salvaguardia più severe. La “soglia di allarme” per il monitoraggio dei prezzi è stata ridotta dal 8% al 5%: se l’import dovesse destabilizzare il mercato nazionale, Bruxelles potrà sospendere le agevolazioni.

A partire dal 2026, l’accesso al mercato europeo è vincolato al regolamento EUDR (Deforestation-Free). Il Brasile ha introdotto il sistema “Beef on Track” per garantire la completa tracciabilità e l’assenza di legami con la deforestazione.

Il 2026 sarà l’anno in cui il minor volume di carne brasiliana disponibile sarà compensato da dazi più bassi e controlli ambientali più severi, in un delicato equilibrio tra necessità di approvvigionamento e protezione della zootecnia europea. Basteranno queste regole per tranquillizzare gli allevatori europei di bovini da carne?

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Più valore alla suinicoltura con una programmazione condivisa [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
23 Marzo 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Le difficoltà di mercato per gli allevatori sono iniziate dopo i ribassi prolungati per due mesi alla fine di novembre. Dall’inizio dell’anno possiamo dire che il prezzo dei suini grassi da macello è al di sotto dei costi di produzione. Quando carichiamo per il macello, gli allevatori in questo frangente dicono: vediamo salire sul camion maiali e soldi”. 

Antenore Cervi, responsabile della suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, cerca di smorzare con una battuta l’incertezza del mercato che, dopo due anni sostanzialmente positivi per i produttori di maiali, oggi pesa sui bilanci aziendali. “Solitamente la primavera è sempre stata caratterizzata da listini sottotono – ricorda – ma oggi le pressioni sono causate dalla presenza di PSA in Spagna, uno scenario indipendente quindi dalla situazione nazionale”.

Antenore Cervi fa parte della Commissione interprofessionale del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, che ha avviato un dialogo con i “cugini” omologhi del Consorzio del Prosciutto di San Daniele per individuare soluzioni ai problemi che affliggono la filiera suinicola.

“Gli allevatori in questi ultimi due anni, complici anche una buona remuneratività, hanno investito sulla biosicurezza e per rispondere agli adempimenti in sostenibilità ambientale – spiega Cervi -, ma si è trattato in entrambi i casi di adeguamenti necessari, ma non produttivi”. Oggi la strada deve necessariamente guardare una “programmazione condivisa all’interno della filiera, così da garantire maggiore valore aggiunto alla suinicoltura nel suo insieme, non soltanto nel circuito delle produzioni tutelate”.

Una spinta potrebbe arrivare dalla genetica, secondo Cervi. “Sono stati fatti passi avanti notevoli – riconosce – e questo renderà più reattiva la filiera a fronte di una programmazione seria. Dobbiamo riuscire a valorizzare la salumeria DOP e, allo stesso tempo, anche la carne fresca e la genetica sarà uno dei pilastri per migliorare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carne bovina: perché i prezzi stanno diminuendo?
19 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Da alcune settimane il mercato della carne bovina in Italia sta mostrando segnali di indebolimento dei prezzi all’ingrosso. Non si tratta di un semplice aggiustamento congiunturale, ma del risultato di una tensione prolungata e crescente lungo tutta la filiera. 

I consumi di carne bovina sono in rallentamento. Dopo anni di aumenti dei prezzi al consumo, il prodotto, sovente vittima di campagne mediatiche di stampo salutistico (e spesso eccessive, quando non infondate), è diventato meno competitivo rispetto ad altre proteine animali.

Per stimolare nuovamente le vendite, la grande distribuzione sta chiedendo ai macelli lo sforzo di ribassare i listini. 

Gli impianti di macellazione hanno costi industriali elevati (energia, personale, struttura) e necessitano di lavorare non al di sotto del proprio break even point per restare efficienti.

Ridurre troppo i volumi aumenterebbe il costo unitario di lavorazione. Per questo motivo molti operatori continuano a macellare e a collocare prodotto sul mercato, anche accettando prezzi più bassi.

Dall’altra parte della filiera, gli allevatori hanno poca flessibilità sui prezzi.
I costi di ingrasso restano sostenuti e i ristalli, in particolare i broutard francesi, continuano a mantenere quotazioni elevate. Questo limita la possibilità di ridurre il prezzo dei capi alla stalla.

Il risultato è all’insegna del disequilibrio.
Le prime correzioni dei listini all’ingrosso riflettono l’instabilità tra offerta e domanda.

In questo contesto, gli operatori segnalano la necessità di riallineare i prezzi lungo la filiera per rendere la carne bovina più competitiva e stimolare la domanda. Una missione complessa dove meritano attenzione la sostenibilità degli allevamenti, la marginalità di tutti gli anelli della catena di approvvigionamento e il rilancio dei consumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (f.p.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.