USA: aumenta l’export di Cereali e Semi Oleosi, trainato dalla domanda asiatica
12 Aprile 2021

CEREALI

L’export di CEREALI dagli Stati Uniti nel mese di febbraio è cresciuto del +33,8% in quantità e del +59,6% in valore. In particolare, i prezzi unitari del Mais all’export sono aumentati ulteriormente del +31,2% in confronto a febbraio 2020.

Export Cereali USA+54% Gennaio – Febbraio 2021

Analizzando il primo bimestre 2021, su 18,2 milioni di tonnellate esportate (+53,8% su base tendenziale), circa 12,2 milioni sono rappresentate dal Mais.
Giappone, Cina e Messico sono le destinazioni più significative per il Mais, con la Cina che è passata da 1.000 tonnellate importate dagli Stati Uniti nel periodo gennaio-febbraio 2020 a oltre 2,2 milioni di tonnellate nei primi due mesi del 2021.

I rapporti commerciali tra Stati Uniti e Asia sono molto intensi, anche analizzando l’export di Frumento. Accanto a Messico, Giappone e Cina si collocano come destinazioni Filippine, Corea del Sud, Indonesia, ma anche Thailandia e Taiwan, a conferma che l’area è strategica sul piano commerciale e geopolitico ed è ben presidiata dagli USA.

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SEMI OLEOSI

Si mantengono elevate nel primo bimestre del 2021 le esportazioni dagli USA di SEMI OLEOSI e FARINE PROTEICHE, per un valore vicino ai 7,6 miliardi di dollari (+101,8%). 

Su quasi 15,5 milioni di tonnellate esportate (+54,7% su base tendenziale), la Soia rappresenta la prima voce dell’export, con volumi vicini ai 13,4 milioni di tonnellate e una crescita delle vendite oltre confine del +65,6%.

I prezzi medi delle esportazioni di Soia statunitense hanno raggiunto a febbraio i 503 dollari alla tonnellata, più elevati rispetto ad Argentina, Brasile e Paraguay.

Export di Soia USA verso la Cina+161% Gennaio – Febbraio 2021

Il 51% della Soia esportata dagli USA ha preso la rotta cinese, con un incremento rispetto al periodo gennaio-febbraio 2020 del +160,7% per questa destinazione.

L’Unione Europea è il secondo mercato per gli Stati Uniti, seguita da Messico, Egitto, Taiwan, Indonesia e Giappone.
L’Italia ha ritirato 131.073 tonnellate nel primo bimestre 2021, in crescita del +62% su base tendenziale.

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Valorizzare le commodity coltivate nel rispetto della sostenibilità [Intervista a Valeria Villani]
29 Marzo 2021

Valeria Villani - Imprenditrice Agricola
Valeria Villani – Imprenditrice Agricola

Istituire protocolli incentrati sulla sostenibilità ambientale per la produzione cerealicola, e accompagnare gli agricoltori alla crescita professionale attraverso la formazione. Nessun timore, poi, nei confronti di tecnologie produttive rispettose dell’ambiente (purché non OGM e che non minaccino la biodiversità), incentivazione delle filiere idonee alla valorizzazione dei prodotti e sostegno legislativo da parte dell’Italia e dell’Europa per tutelare sistemi etici sul piano del lavoro, della sicurezza alimentare e dell’ambiente. Sono questi i cardini sui quali poggiare il futuro della cerealicoltura, secondo Valeria Villani, imprenditrice agricola che a Gualtieri (Reggio Emilia) coltiva 450 ettari di terreno, con una marcata propensione a ridurre l’impatto ambientale e i costi di produzione grazie a tecniche consolidate ormai da 20 anni. L’abbiamo intervistata per approfondire i temi.

Valeria Villani, da cosa è dipesa, a suo parere, l’impennata dei prezzi di cereali e semi oleosi?

“La crescita è dovuta prevalentemente a due fattori: l’approvvigionamento della Cina sui mercati internazionali e le limitazioni in Argentina e Russia dell’export di cereali e semi oleosi. Credo che queste strategie commerciali siano nate dal timore degli effetti devastanti che il Covid sta portando all’economia internazionale, effetti che saranno ancora più pesanti quando l’emergenza terminerà e finiranno gli aiuti statali. Inoltre, penso che alcuni Paesi abbiano intrapreso questa politica per garantire almeno alle fasce più povere, che saranno quelle più colpite, il sostentamento alimentare”.

Come è possibile arginare la volatilità?

Riconoscere il valore delle commodity sostenibili

“La volatilità può essere contrastata solo riconoscendo il valore aggiunto delle commodity coltivate con protocolli che rispettano la sostenibilità ambientale, i diritti dei lavoratori e non permettendo ai prodotti che escono da questi principi di essere commercializzati sugli stessi mercati. Questo porterebbe i soggetti a valle della filiera a stringere accordi produttivi con i soggetti a monte, e ad avere una redditività distribuita lungo la filiera: la conseguenza sarebbe il contenimento della volatilità dei prezzi. Inoltre, bisognerebbe tornare ai principi ispiratori della Pac, laddove l’autosufficienza sulle commodity risulti necessaria, fatto messo in evidenza durante la crisi dovuta alla pandemia”.

Nella sua azienda pratica minima lavorazione, semina su sodo o altre soluzioni di agricoltura di precisione?

“Nella nostra azienda pratichiamo semina su sodo da almeno 20 anni, concimazione a rateo variabile e l’utilizzo della guida satellitare per l’uso dei prodotti fitosanitari. Utilizziamo da tre anni il sistema in Cloud di Climate Fieldview, abbiamo cinque sistemi satellitari di cui due Rtk”.

Ha fatto investimenti di recente? E quali interventi ha in programma per il futuro?

“Nell’ultimo anno abbiamo acquistato un sistema satellitare, una trincia con sistema satellitare e Nir. Nel futuro vorremmo dotarci della macchina per seminare il mais a rateo variabile”.

Uno degli aspetti da non sottovalutare è legato ai cambiamenti climatici. Come fronteggiarli?

“Credo che l’unico modo per fronteggiarli, oltre all’impegno nella sostenibilità ambientale per rallentarli, sia la ricerca agronomica per individuare piante in grado di sopportare la grande variabilità climatica”.

Come si potrebbe rilanciare un piano proteico e cerealicolo in Italia?

Valorizzare le commodity italiane in un piano di rilancio

“Bisognerebbe innanzitutto valorizzare le commodity italiane, in quanto non OGM, coltivate con protocolli sostenibili dal punto di vista ambientale e nel rispetto dei lavoratori. Sarebbe necessario quindi creare filiere dove questi aspetti siano valorizzati. Per fare questo servirebbe però il sostegno legislativo nel vietare la circolazione di prodotti in Italia e in Europa che non rispettino tali principi”.

Teseo by Clal cosa potrebbe sviluppare per aiutare gli agricoltori nel percorso di formazione?

“Gli agricoltori hanno bisogno di informazioni capillari e dal vasto orizzonte, come proiezioni su ciò che accade sui mercati internazionali, per decidere su quali settori investire. Servirebbe anche una formazione orientata a capire quali tecnologie implementare nella propria azienda e come ricavarne il massimo profitto”.

Come immagina l’agricoltura fra 20 anni?

“La risposta non è facile, dal punto di vista della previsione e del contenuto. Purtroppo se le politiche agricole rimarranno le stesse, con un aumento di oneri e di protocolli produttivi per gli agricoltori, senza estendere tali regole alla commercializzazione, temo che i prodotti che stanno alla base dell’alimentazione umana siano destinati a sparire dall’Italia”.

BOX Marzo 2021: Latte Bio, Formaggi Freschi, Frumento e Orzo
25 Marzo 2021

Latte Biologico UE

Aumentano le produzioni di Latte Biologico in Germania e Francia, con un incremento a gennaio rispettivamente del 3,6% e del 6,4% rispetto allo stesso periodo del 2020. La Baviera produce da sola quasi la metà della produzione tedesca. In Francia le regioni maggiormente vocate al bio sono i Paesi della Loira e Bretagna.

Il differenziale dei prezzi fra latte convenzionale e bio si mantiene più ampio e meno esposto a dinamiche stagionali in Germania, dove il confronto vede il latte “organic” posizionarsi sui 49,05 €/100 kg contro i 32,70 euro del convenzionale.

In Francia il prezzo del convenzionale si assesta a 33,76 €/100 kg, contro i 46,52 euro della materia prima biologica.

In Italia aumentano i consumi di latte UHT bio, che nel periodo di restrizioni anti-Covid ha beneficiato della maggiore shelf life. Negli ultimi 6 mesi ha registrato una crescita del +1,9% in quantità e del +7,3% in volume (Set 2020 – Feb 2021).

Confronto Prezzi del Latte Bio in Francia e Germania


Cina: Import di Formaggi Freschi

Il 58% dei formaggi freschi esportati dall’Unione Europea in Cina nei primi due mesi del 2021 vengono dall’Italia, che in tale segmento specifico è il primo esportatore comunitario, davanti alla Francia. La crescita dei formaggi freschi Made in Italy è stata del 643,2% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Ulteriori prospettive di crescita dovrebbero essere garantite dall’accordo fra Ue e Cina sulla tutela di 100 Dop e Igp, delle quali 26 italiane, entrato in vigore il 1º marzo 2021.

Cina Import Formaggi Freschi


Cina: Import di Frumento e Orzo

È boom per le importazioni cinesi di cereali. Fra gennaio e febbraio la crescita è stata del 270,3% in quantità e del 283,6% in valore.

Sorprendono, in particolare, gli acquisti di grano duro, che nei primi due mesi del 2021 hanno superato il milione di tonnellate (erano poco più di 74.200 le tonnellate importate nello stesso periodo del 2020).

Primo fornitore della Cina di frumento duro è il Canada, con quasi 608.000 tonnellate vendute e una quota di mercato del 59%, davanti a Usa e Australia. 

Import Cina di Frumento Duro

Il Canada è il primo esportatore anche di Orzo, con quasi 700.000 tonnellate vendute in Cina tra gennaio e febbraio 2021 (+ 88,3% su base tendenziale).

Segue l’Unione europea, con la Francia di fatto esclusivista del rapporto commerciale (+544,3% il flusso comunitario verso la Cina e una quota di mercato del 23%).

L’Ucraina scivola al terzo posto fra i Paesi fornitori, con un market share del 22% e 287.600 tonnellate spedite in Cina.

Import Cina di Orzo

L’evoluzione del settore lattiero-caseario statunitense
15 Marzo 2021


Andrew M. Novakovic –
Professore Emerito di Economia Agraria – Cornell University, New York

Di Andrew M. Novakovic, Professore Emerito di Economia Agraria – Cornell University, New York

Il settore lattiero-caseario statunitense è un miracolo avvolto in una tragedia.

La storia di incredibile successo iniziò a metà del 20° secolo, quando gli agricoltori americani si specializzarono sempre di più. Da allora ebbero un invidiabile aumento della produzione, maggiore efficienza, e fornirono ai consumatori un prodotto nutriente e di alta qualità ad un prezzo accessibile.
Per gran parte di questo periodo, i prezzi al dettaglio dei prodotti lattiero-caseari aumentarono della metà rispetto all’aumento generale dei prezzi al consumo. Un successo per i produttori di latte.

La tragedia riguarda il cambiamento nella struttura del settore agricolo e la trasformazione delle comunità rurali. Sebbene le aziende agricole gestite dalle famiglie rimangano la norma, le aziende agricole da latte sono diminuite di numero, aumentando di dimensioni. Hanno risultati migliori rispetto a mezzo secolo fa, sia in termini di produttività che di redditività, ma questo è avvenuto a scapito di molte aziende agricole famigliari che semplicemente non potevano sopravvivere, tanto meno prosperare.

Quanto a lungo dureranno queste tendenze? C’è un limite alla crescita del settore lattiero-caseario statunitense? Quando si stabilizzerà il numero delle aziende lattiero-casearie, e quanto presto accadrà?

Consumi di Carni e Salumi in Italia: tendenze e prospettive
8 Marzo 2021

Di Marco Limonta, Business Insight Director di IRI

Marco Limonta, Business Insight Director di IRI
Marco Limonta, Business Insight Director di IRI

La Distribuzione Moderna, caratterizzata da stabilità negli ultimi anni, legata alla tendenziale maturità complessiva del settore, ha salutato il 2020 come un anno di eccezionale crescita. Il traino è dato dalla performance dei prodotti di Largo Consumo, che sono cresciuti ad un ritmo particolarmente elevato (+7,5%). A dire la verità, non tutti i reparti sono cresciuti: l’aumento dei fatturati dei punti vendita della Distribuzione Moderna si riduce se consideriamo gli andamenti dei prodotti di General Merchandise (elettrodomestici, elettronica di consumo, tessile, prodotti per la casa, etc), che calano di quasi il 9% e dei prodotti a Peso Variabile, a -0,5%.

Analizzando meglio i “banchi sfusi”, assistiti o non, vediamo come questa riduzione complessiva sia frutto di dinamiche del tutto eterogenee delle categorie che compongono il reparto. A fronte di mercati in forte difficoltà, come Gastronomia (-13,7% nel 2020, con riferimento al totale degli Ipermercati+Supemercati) e Panetteria (-12,1%), assieme ai Salumi (-2,3%), ce ne sono altri che si sono sviluppati, come, ad esempio, i Formaggi (+3,4%) e le Carni (+4,3%).

Le performance negative di alcuni “banchi” sono state compensate in parte da forti crescite dei prodotti a Libero Servizio: le restrizioni alla vendita messe in atto nel corso del primo Lockdown (ad esempio, la chiusura dei banchi assistiti a Marzo/Aprile), e una generale diffidenza del consumatore, che preferisce accedere a prodotti confezionati e non “manipolati”, ha permesso ad alcune categorie del Fresco confezionato di svilupparsi ampiamente: esempio è quello degli Affettati confezionati, che rappresenta la categoria con la maggiore crescita di fatturato dell’intero reparto.

Aumentano le vendite delle Carni Bianche, Rosse e Rosa

Considerando il mercato delle Carni, l’aumento delle vendite dei banchi sfusi si è sommato alla crescita dei prodotti confezionati calibrati. Nell’anno appena passato, i volumi di Carne Bianche in Iper+Super+Libero Servizio Piccolo+Discount* (più di 310.000 tons) sono aumentati del 5%, sia nella parte Naturale (+4,4%) sia nella parte Elaborata (+6,8%), con velocità superiore per quanto riguarda i prodotti calibrati (rispettivamente +13,3% e +7,6%).

Anche la crescita delle Carni Rosse e Rosa (più di 413.000 tons) è stata importante, similmente nella parte Naturale (+6,3%) e nella parte Elaborata (+6,6%), con – anche qui – uno sviluppo superiore per i prodotti calibrati (rispettivamente +32,8% e +18,6%).

Le stime per il 2021

Il 2021 probabilmente sarà segnato dalle controcifre rispetto alle crescite del 2020: IRI stima una riduzione del fatturato del Largo Consumo confezionato pari al -3,1%, con un primo semestre che sconta ancora positivamente la crescita delle prime settimane dell’anno, ed un secondo semestre maggiormente negativo. Tuttavia questa difficoltà nelle vendite si mitigherà, tanto più si protrarranno situazioni di Lockdown, che imporanno un maggiore ricorso agli acquisti per consumi in casa.  

*Sono considerati i prodotti a peso variabile per Iper+Super, i prodotti a peso imposto per tutti i canali.

BOX Febbraio 2021: Dairy Export, Formaggio, Mais e Soia
25 Febbraio 2021

Export Dairy UE

Il Covid e le difficoltà di Horeca e Food service non fermano l’export lattiero caseario dell’Unione Europea.

Nel 2020 le esportazioni complessive dell’UE-28 sono cresciute in quantità del 3,5% rispetto al 2019, superando in valore i 20 miliardi di euro (+4,2%).

Gouda, Mozzarella, Cheddar, formaggi fusi sono i principali formaggi esportati nel Mondo, che hanno contribuito – insieme agli altri – a trascinare le vendite: +7,2% nel corso dell’anno rispetto ai 12 mesi precedenti.

Molto interessante la crescita dei formaggi freschi, che avanzano del 17,5% nel 2020 rispetto al 2019, con Corea del Sud, Svizzera, Giappone e Cina fra i principali mercati di destinazione.

Nel mese di Dicembre l’export dei prodotti Dairy è aumentato del +14,1% in quantità su base tendenziale, con ottime performance per formaggi (+13,7% nel complesso, +30,9% per i freschi), latte e panna (+41,3%).

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Formaggio USA e UE

La maggiore offerta di latte negli Stati Uniti ha favorito una maggiore produzione di formaggio. A Dicembre 2020, le scorte negli USA hanno registrato un aumento del +3,8% rispetto al mese precedente. La maggior offerta ha influito sui prezzi del formaggio Cheddar, scesi a 3,39 $/Kg (quotazione del 19 febbraio 2021).

Diversa la situazione in Europa, ed in particolare in Germania. A fronte di una minor produzione di latte nelle prime settimane del 2021, la valorizzazione del latte destinato ad Edamer tedesco è aumentata a 34.82 €/100Kg (simulazione CLAL di Febbraio 2021).


Mais e Soia UE

In ambito cerealicolo, l’UE ha un tasso di approvvigionamento superiore al 100% solamente per frumento tenero, orzo, avena e segale. L’Europa è invece deficitaria per gli altri cereali, tra i quali il Mais (tasso di autosufficienza dell’83,6% nel 2019-2020) e il sorgo (92,6%).

In merito alla Soia, l’Unione Europea è autosufficiente per il 15,4%, in una fase in cui le scorte mondiali sono previste in diminuzione.

In frenata le importazioni di cereali in Unione Europea: -21,18% in quantità e -12,72% in valore nel 2020 rispetto al 2019. Ucraina, Brasile, Canada, Serbia e Stati Uniti sono i principali fornitori di cereali per l’UE-28.
Nel 2020 l’Unione Europea ha esportato 47,1 milioni di tonnellate di cereali (+18,60% in quantità), per un controvalore di 9,62 miliardi di euro (+22,12% rispetto al 2019).

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Le importazioni europee di Semi Oleosi nel 2020 vedono una crescita moderata (+2,96% in quantità e +5,34% in valore) rispetto al 2019. Farina di Soia (-6,45%) e Soia (+6,86%) i prodotti più acquistati, con Brasile e Argentina primi fornitori, davanti a Stati Uniti e Canada.

Resilienza e flessibilità per contrastare la pandemia
12 Gennaio 2021

La pandemia Covid-19 si è abbattuta sulla produzione di latte mettendo molti in affanno per l’incertezza sul da farsi ed i dubbi sul futuro. Da un’analisi inglese, appare che nel Regno Unito la filiera lattiero-casearia ha ben presto dovuto prendere coscienza di due necessità su cui muoversi: resilienza e flessibilità.

La resilienza, cioè la capacità di superare le difficoltà, è stata necessaria quando, in marzo, si è dovuto risolvere il problema della consegna del latte, con una domanda ridotta a causa della chiusura della ristorazione food service in un periodo di picco produttivo. La risposta è stata data con la riduzione del latte prodotto, attraverso abbattimenti e contenimenti nella razione alimentare, nonché con campagne di comunicazione basate su investimenti pubblici e privati che hanno avuto un effetto positivo di stimolo agli acquisti, soprattutto per i prodotti premium nazionali.

I maggiori consumi domestici hanno poi premiato burro e formaggio, mentre le imprese hanno saputo rispondere con la dovuta flessibilità alla nuova tipologia di domanda. Però, le nuove chiusure di questo periodo ed il fatto che nessuno ne conosca le conseguenze, rendono evidente la fragilità del sistema.

Occorrerà pertanto ripensare alla sua strutturazione, al sistema contrattuale di fissazione dei prezzi del latte, ma anche ad una flessibilità nella programmazione produttiva e negli impianti di lavorazione e trasformazione del latte.

CLAL.it - Regno Unito: Consegne di latte vaccino
CLAL.it – Regno Unito: Consegne di latte vaccino

Fonte: The Grocer

Prati stabili: un’alternativa al ‘Get big or get out’ statunitense?
8 Gennaio 2021

USA aziende da latte -66% tra 1997 e 2017

Un po’ ovunque si sta assistendo ad una diminuzione nel numero delle aziende da latte, con un aumento nella loro dimensione media. Il fenomeno è particolarmente marcato negli USA, dove nei 20 anni dal 1997 al 2017 le aziende di piccola dimensione (10-199 capi) sono passate da 89.912 a 30.373 (-66%), mentre le aziende di grande dimensione (+500 capi) sono passate da 2.257 a 3.464 (+54%). In totale si contano 54.599 aziende da latte, con un numero medio di 173 vacche per azienda. Nella UE (dati 2016) si contano invece 1,2 milioni di aziende con in media 45 vacche da latte per azienda (escluso Paesi est Europa).

Questa tendenza deriva dal fatto che, generalmente, il rapporto tra ricavi e costi migliora all’aumentare della mandria. Get big or get out, dicono gli allevatori USA; in altri termini, se l’azienda non si espande, chiude.

In Wisconsin però si sta sviluppando un altro approccio per aumentare la redditività aziendale basato sulla riscoperta dei prati stabili che ne caratterizzavano il territorio, mantenendo biodiversità, sostanza organica del terreno, qualità delle acque ed ottenere prodotti lattiero-caseari distintivi e salutari. Una iniziativa dell’Università del Wisconsin insieme a quella del Minnesota opera in questa direzione, riunendo agricoltori, ricercatori, trasformatori, distributori e consumatori, ed ha ricevuto un finanziamento di 10 milioni di dollari dall’USDA National Institute for Food and Agriculture. Significativo il caso di un giovane allevatore che, stanco di spendere il ricavato del latte per mangimi, sementi, concimi, nella sua “piccola” azienda di 140 ettari, ha deciso di ritornare alla pratica del pascolamento, tipica della zona.

Il ritorno all’erba comporta minori spese e maggiore valorizzazione del prodotto

Nel 2019 nel Wisconsin hanno chiuso 773 aziende da latte ed altre 266 hanno chiuso nel 2020, ma il numero delle vacche resta invariato. Questo comporta un impatto negativo per le comunità rurali ed anche per l’ambiente, dato che per sostenere una produttività che ha superato i 100 quintali di latte per vacca, vengono privilegiati i concentrati e di conseguenza i seminativi. Aumentano così i bisogni energetici, le emissioni di carbonio, l’erosione del suolo, i residui di fosfati e nitrati. Circa il 90% del latte in Wisconsin è prodotto con questo modello, ma ci si chiede quanto sia sostenibile. Col ritorno all’erba, la produzione per vacca diminuisce, ma si riducono anche le spese. Il prodotto si differenzia ed è meglio valorizzato, compresa la carne.

Non si tratta, ovviamente, di un ritorno al passato ma di usare tutte le conoscenze della scienza e della tecnica per adottare un modello produttivo appropriato alle condizioni territoriali e sociali specifiche. Senza dimenticare il mercato. Il Wisconsin è famoso per i suoi formaggi, prodotti che possono fare la differenza per la remunerazione del latte.

TESEO.clal.it – Costi e ricavi delle Aziende da latte negli Stati Uniti

Fonte: eDairyNews

Assistenza alle stalle USA per migliorare in sostenibilità
14 Dicembre 2020

Sono sempre più frequenti gli annunci di azioni concrete per la sostenibilità. Negli USA l’Innovation Center for U.S. Dairy, organizzazione che lavora per la diffusione delle azioni precompetitive lungo la filiera produttiva, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Agenzia della protezione ambientale per raggiungere la neutralità carbonica nel 2050.

L’obiettivo delle emissioni zero entro la metà del ventunesimo secolo per riuscire a contenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5° é previsto anche dall’Accordo ONU sul clima di Parigi (COP 21 del 2015) firmato da 195 paesi, inclusa l’UE. Non a caso la Commissione Europea ha presentato il piano Green Deal per rendere l’Europa climaticamente neutrale entro il 2050.

Leggi anche ‘Allevamento e Sostenibilità: il nocciolo della questione’

Per raggiungere tale risultato bisogna attivare dei programmi concreti per valutare il livello di sostenibilità delle aziende da latte, indicare gli interventi da adottare, verificare il grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Il progetto USA prevede ad esempio una premialità per le aziende che attuano gli interventi necessari per migliorare il loro livello, fornendo programmi di assistenza tecnica frutto delle azioni di ricerca tecnica e scientifica.

L’importanza di avere una produzione da latte sostenibile

Avere una produzione da latte sostenibile significa tutelare animali, acqua, terreno. Occorre lavorare il terreno seguendo il principio dell’agricoltura conservativa (no-tillage), spargere letame e liquami in modo più efficiente con le nuove attrezzature, razionalizzare i consumi energetici; occorre prendere coscienza che migliorare la salute ed il benessere degli animali è importante quanto il miglioramento genetico.

Il programma statunitense ha lo scopo di rendere attuabili azioni di sostenibilità per ogni tipo di azienda da latte, indipendentemente dalle loro dimensioni, collocazione geografica e livello tecnologico. Prevede anche dei fondi per la ricerca, la formazione e l’analisi dei dati.

Agire per la sostenibilità significa rendere consapevoli i produttori del valore del loro lavoro migliorando, grazie alle nuove tecnologie, le pratiche produttive. Operare meglio per dimostrare ai consumatori ed alla società quanto sia fondamentale l’attività agricola per una alimentazione sana, pulita e benefica.

TESEO.clal.it - Costi e Ricavi delle Aziende da Latte USA
TESEO.clal.it – Costi e Ricavi delle Aziende da Latte USA

Fonti: The Fence Post; Undeniably Dairy; Parlamento Europeo

Allevamento e sostenibilità – il nocciolo della questione
11 Dicembre 2020

La tematica della sostenibilità è sempre più attuale. Oltre all’aspetto ambientale, emissioni in atmosfera e residui nei suoli, occorre considerare anche l’etica produttiva nelle relazioni sociali e per il benessere animale, nonché la redditività economica per gli operatori e le comunità dei territori rurali.

Uno studio della Commissione Europea realizzato da ricercatori dell’INRAE (Institut National de Recherche pour l’Agriculture, l’Alimentation et l’Environnement) e dello Scotland’s Rural College analizza, attualizzandoli, gli aspetti della sostenibilità che ormai rappresenta il nocciolo della questione per ogni filiera produttiva.

PAC e COP 21

Dopo la seconda guerra mondiale, la necessità di garantire la stabilità degli approvvigionamenti alimentari accessibili a prezzi ragionevoli, ha profondamente cambiato il sistema tradizionale di allevamento. Dal 1992, alle spinte produttiviste basate su meccanizzazione, evoluzioni tecniche e di gestione aziendale, sono subentrati nuovi obiettivi della PAC diretti anche ad ambiente e clima.

Collegare ad esempio il pagamento degli aiuti UE al rispetto di misure quali la direttiva nitrati (direttiva 91/676/CEE), ha permesso di ridurre l’eutrofizzazione con vantaggi anche per le emissioni di gas effetto serra (GHG) . Però, l’Unione Europea difficilmente riuscirà a rispettare gli impegni assunti alla conferenza ONU COP 21 di Parigi per arrivare ad una neutralità nel bilancio del carbonio al 2050.

L’erosione dei suoli colpisce il 13% delle terre UE arabili

Sono sempre preoccupanti gli effetti negativi dovuti ai residui di azoto e fosforo, all’uso dei pesticidi o degli antibiotici. Ancora, l’aratura dei prati stabili comporta una rapida perdita di sostanza organica del terreno, con un aumento nell’erosione dei suoli, fenomeno che ormai colpisce il 13% delle terre arabili UE.

Il riscaldamento climatico inciderà sulle produzioni ed i fabbisogni idrici per l’irrigazione saranno sempre più importanti. La protezione della biodiversità è sempre più presente nella PAC, con sollecitazioni per la diffusione del greening o per l’espansione delle superfici a prato stabile, anche se i valori sul bilancio europeo sono modesti.

Le nuove sfide

Le sfide della sostenibilità vanno però ben oltre il settore dell’allevamento, che troppo spesso è messo all’indice rispetto alle coltivazioni agricole. Per superare queste criticità assicurando il mantenimento di condizioni sociali ed economiche appropriate, occorre una transizione per l’adozione di innovazioni, tecnologie e nuovi modelli commerciali, attraverso il sostegno della politiche e l’aggiornamento delle legislazioni.

Allevamento: da problema a soluzione

L’allevamento, oltre che parte del problema, potrà però diventare anche elemento di soluzione se verrà riconnesso alle produzioni vegetali per ristabilire la qualità degli ecosistemi e la resilienza al cambiamento climatico, riducendo scarti ed emissioni e riciclando la biomassa in altri settori. L’allevamento potrà risultare prezioso anche per mantenere o far rivivere l’attività economica e sociale nelle zone rurali marginali e svantaggiate, insieme alla gestione del paesaggio. Il tutto nella prospettiva di ottenere sistemi agroalimentari più efficaci.

Per migliorare la sostenibilità delle produzioni animali occorre agire su tre fattori:

  • aumentarne l’efficacia;
  • adottare fattori produttivi di minore impatto;
  • passare da una logica lineare della produzione ad una logica circolare, con un cambiamento radicale nella logica dello sfruttamento produttivo.

Per questo gli animali dovranno essere selezionati per aver un maggior equilibrio fra produttività ed altre caratteristiche quali tasso di fecondità, numero di lattazioni, resistenza alle malattie. Maggiore efficacia significa però ricercare resilienza produttiva verso le criticità climatiche o sanitarie, ristabilire la qualità degli ecosistemi, garantire i mezzi produttivi.

L’innovazione, attraverso la ricerca e la formazione, diventerà la chiave del successo.

TESEO.clal.it – Produzione di latte per vacca in UE-28

Fonte: Publications Office of the European Union