Mais: pericolo caldo per il prossimo raccolto UE + Commento di Fausto Nodari, AMI – Confagricoltura
15 Luglio 2026

Fausto Nodari
Brescia

Di: Elisa Donegatti

La produzione mondiale di Mais della campagna 2026/27 è oggi stimata da USDA in 1,297 miliardi di tonnellate: inferiore all’annata precedente, ma comunque elevata. Un livello che si conferma tra i più elevati mai registrati, grazie soprattutto agli ancora ottimi raccolti previsti negli Stati Uniti (406 milioni di tonnellate) e in Brasile (139 milioni di tonnellate). 

Lo scenario cambia, però, osservando il mercato europeo. L’USDA ha rivisto al ribasso il raccolto comunitario da 57,5 a 53,8 milioni di tonnellate, mentre Coceral ed Expana stimano una produzione ancora inferiore, attorno ai 52,7 milioni, a causa delle ondate di calore e della siccità che hanno colpito le principali aree maidicole durante la delicata fase di impollinazione.  

Le criticità maggiori si registrano in Francia e Ungheria. Secondo FranceAgriMer, solo il 47% del Mais francese è classificato in condizioni buone o eccellenti, il livello più basso registrato negli ultimi tredici anni. In controtendenza la Romania, dove le piogge delle ultime settimane potrebbero migliorare le rese, pur senza compensare completamente le perdite attese negli altri Paesi produttori. Essendo l’UE non autosufficiente per il Mais, una minor produzione favorirebbe l’aumento delle importazioni dal resto del Mondo.

Anche in Pianura Padana il Mais sta attraversando la fase di impollinazione, e le elevate temperature hanno reso necessario intensificare gli interventi irrigui. Solo nelle prossime settimane sarà possibile valutare l’effettivo impatto del caldo sulle rese. 

Per il momento l’ampia disponibilità mondiale continua a contenere il rischio di forti rialzi delle quotazioni. Tuttavia, un ulteriore peggioramento del raccolto europeo, renderebbe il mercato comunitario ancora più dipendente dalle importazioni, sostenendo i prezzi nella seconda parte della campagna e con possibili ripercussioni anche sul mercato italiano. 

Il commento dell’Agricoltore

Fausto Nodari – Vicepresidente AMI e membro del Comitato Nazionale di Confagricoltura

«Una disamina che descrive perfettamente quello che risulta essere lo stato dell’arte del momento per quanto riguarda la coltura più eclettica del mercato. Vorrei però aggiungere che, al momento, è piuttosto azzardato fare delle stime: quello che il caldo anomalo ha causato nella fase fenologica più delicata della coltura lo scopriremo tra qualche settimana, quando avremo maggiore consapevolezza, sia nel Midwest sia in Europa, di ciò che è realmente successo.

Nel frattempo i futures del mais al CBOT rimangono molto attenti all’evoluzione della situazione, mantenendosi rialzisti e con quotazioni ai massimi dell’ultimo mese. 

Tornando velocemente a noi, la situazione idrogeologica dell’area padana risulta fortemente compromessa e, se non dovesse interrompersi il trend di questa anomala estate, potremmo trovarci tra un paio di settimane in una situazione ben più drammatica. Tutto ciò potrebbe incidere sul prezzo e, se a una produzione già scarsa dovesse aggiungersi anche una qualità deludente, si aprirebbe una voragine speculativa che potrebbe compromettere definitivamente l’annata. 

Abbiamo una sola possibilità, se vogliamo rimanere competitivi in un mercato sempre più esigente e affrontare le sfide che il clima ci riserva: affidarci alla scienza, attraverso le nuove tecnologie TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), o NGT (New Genomic Techniques), qualunque nome si voglia utilizzare. Purtroppo siamo già fuori tempo massimo e stiamo giocando con il fuoco… a proposito di temperature.»

TESEO.clal.it – UE-27: Previsioni Produzioni Annuali di Mais

Germania: export di carne suina in crescita, ma prezzi in calo. Quali effetti per l’Italia?
13 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Germania: Suini macellati in peso carcassa

La Germania rappresenta uno dei principali punti di riferimento per il mercato suinicolo europeo, compreso quello italiano. Come nell’automotive (e nel calcio), anche il settore suinicolo è, in questa fase, sotto pressione. Nel primo trimestre 2026 le esportazioni di carne suina hanno raggiunto 561.477 tonnellate, in aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, nonostante la crescita dei volumi, il valore complessivo dell’export è diminuito del 4,3%, scendendo a 1,3 miliardi di euro. 

In termini di quantità, la crescita dell’export è guidata soprattutto da frattaglie, carni fresche (Italia primo Paese per ritiri fra gennaio e marzo 2026) e strutto, che insieme mettono a segno l’aumento in tonnellate più consistente. Registrano ottimi aumenti percentuali, ma con volumi più contenuti, anche i prodotti congelati come carcasse (+109%) e prosciutti (+96%, con l’Italia destinazione del tutto marginale). I prezzi medi raccontano una storia diametralmente opposta e registrano un calo per quasi tutte le principali categorie merceologiche.

Sul fronte della produzione, i dati di macellazione non evidenziano un incremento dell’offerta tale da giustificare, da solo, la debolezza delle quotazioni.  Nei primi quattro mesi del 2026 la Germania ha macellato 1,461 milioni di tonnellate di suini, in lieve calo rispetto allo stesso periodo del 2025 (-0,4%). Il dato conferma una fase di stabilizzazione dei volumi dopo il recupero registrato nel biennio precedente.

Il dato assume particolare rilevanza se inserito nel contesto strutturale del comparto. Dal 2016 al 2025 la produzione tedesca di carne suina è infatti diminuita da 5,6 a 4,3 milioni di tonnellate, riflettendo il progressivo ridimensionamento del patrimonio suinicolo e l’uscita di numerosi allevamenti dal settore.

La debolezza delle quotazioni non sembra, quindi, derivare da un aumento dell’offerta di carne suina, bensì dalla difficoltà di valorizzare economicamente la carne sui mercati internazionali. La disponibilità di suini da macello rimane sostanzialmente stabile, mentre la crescente pressione competitiva costringe gli esportatori tedeschi a praticare prezzi medi inferiori, comprimendo i margini della macellazione. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La Danimarca taglia la produzione di suini: rischi e opportunità per la filiera italiana  
15 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Prezzi dei suinetti da 25 Kg della Danimarca

La Danimarca rappresenta oggi uno degli osservatori più interessanti per comprendere i cambiamenti in corso nella suinicoltura europea. Storicamente fondata su un modello ad altissima produttività e orientato all’export di suinetti vivi e carni fresche, la suinicoltura danese è alle prese con una profonda ristrutturazione. La rilevanza della Danimarca per il mercato italiano resta elevata: nel 2025 l’Italia ha importato circa 927 mila suinetti di peso inferiore a 50 kg e oltre la metà di questi (550 mila capi) proveniva dalla Danimarca, confermandola come principale fornitore estero di ristalli. 

Il patrimonio suinicolo danese si è attestato a 11,58 milioni di capi nel 2024, in calo rispetto ai 13,39 milioni registrati nel 2020.  Normative ambientali più stringenti, costi crescenti per adeguarsi alle regole ambientali e margini ridotti stanno spingendo molti allevatori a ridurre le scrofe o ad abbandonare l’attività.

Una minore produzione danese significa meno pressione dell’offerta sul mercato europeo e, nel medio periodo, un sostegno ai prezzi. Al tempo stesso, però, aumenta la competizione tra i grandi macelli per assicurarsi gli animali disponibili. 

L’effetto più immediato riguarda i ristalli. Il prezzo del suinetto danese da 25 kg si è attestato a 47,10 €/capo, con una flessione del 38,9% rispetto a un anno fa. Un calo che riflette le difficoltà degli ingrassatori del Nord Europa, soprattutto tedeschi, frenati da margini limitati e incertezze normative. 

Per gli allevatori italiani che importano ristalli ciò comporta un alleggerimento dei costi di avvio ciclo.

A complicare il quadro interviene la CINA. L’indagine antidumping sulle importazioni di carne suina europea ha ridotto la visibilità commerciale dei grandi esportatori danesi. Di conseguenza, parte dei volumi destinati all’Asia viene reindirizzata sul mercato europeo, aumentando la disponibilità di carni fresche e la concorrenza sui prezzi.

Per l’allevatore italiano il messaggio è chiaro: difendere la redditività significa rafforzare la biosicurezza aziendale, per prevenire emergenze sanitarie come la PSA, e continuare a valorizzare la specificità del suino pesante, principale elemento distintivo rispetto alla carne d’importazione.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Spagna: cresce la quota di export verso l’Europa nel settore suinicolo  
25 Maggio 2026

TESEO.clal.it – Spagna: Export di Carni Suine, inclusi Salumi

Di Marika De Vincenzi

Nel primo trimestre 2026 la Spagna ha aumentato le esportazioni di Carni Suine, ma con prezzi medi significativamente più bassi rispetto al 2025. Questa dinamica sta contribuendo a una maggiore pressione sul mercato europeo e sulle quotazioni dei suini italiani.

Il quadro commerciale internazionale è cambiato: la CINA, un tempo principale mercato di sbocco per il suino spagnolo ed europeo, sta riducendo le importazioni grazie al recupero della produzione interna. Inoltre, il rapporto con l’UE non sempre può definirsi disteso sul piano politico e commerciale, con la conseguenza che le attuali misure antidumping messe in atto da Pechino hanno in questa fase ridotto la competitività dell’export europeo.

Anche il GIAPPONE mostra una domanda più debole, mentre è maggiore la concorrenza da Stati Uniti e Brasile. Poi sulla Spagna gravano le restrizioni legate alla PSA (individuata nei cinghiali in Catalogna dopo oltre 30 anni), che hanno temporaneamente limitato gli scambi verso alcune destinazioni extra-UE.

Nei mercati asiatici emergenti, come le FILIPPINE, la crescita delle importazioni è sempre più trainata dal Brasile, che sta guadagnando quote a scapito della Spagna.

In questo contesto meno fluido, una quota crescente della produzione spagnola si sta orientando verso il mercato europeo, favorito dalla vicinanza logistica e dalla facilità degli scambi intra-UE. Si osserva, infatti, un aumento delle spedizioni verso i Paesi comunitari, Italia inclusa, soprattutto per carni fresche, prosciutti, spalle e mezzene. 

Parallelamente, i prezzi dell’export iberico risultano in forte calo, segnale di una strategia orientata alla difesa dei volumi tramite maggiore competitività e aggressività commerciale.

Per il MERCATO ITALIANO questo si traduce in una pressione ribassista, soprattutto nei segmenti destinati alla trasformazione industriale e ai prodotti non DOP. Un quadro che, inevitabilmente, si riflette sulle quotazioni nazionali dei Suini.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Carne Bovina: il Brasile riduce l’offerta, l’Europa punta all’Accordo UE-Mercosur
15 Aprile 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne bovina entra in una fase di profonda mutazione. Il Brasile ha concluso la sua fase di espansione aggressiva, avviando una contrazione dell’offerta che sta già influenzando i listini mondiali e le strategie di importazione dell’Unione Europea.

Brasile: Produzione ed Export in calo nel 2026

Dopo un 2025 record che ha visto macellazioni per 42,9 milioni di capi (con picchi del +23,5% sulle giovenche), la filiera brasiliana cambia direzione per necessità biologica.

Per il 2026 la produzione è prevista in calo a 12,37 milioni di tonnellate (-1,9% nel 2026, stima USDA) come naturale conseguenza del ciclo zootecnico: dopo due anni di svuotamento delle stalle, gli allevatori trattengono le femmine per ricostituire le mandrie, riducendo l’offerta di capi da macello.

In parallelo, le esportazioni scendono a 4,28 milioni di tonnellate (-2,4%) e la minore disponibilità di materia prima sta già spingendo al rialzo i prezzi interni in Brasile.

UE e Italia: la svolta strategica del 1° Maggio

Mentre il Brasile riduce i volumi, l’Europa si prepara a una svolta legislativa senza precedenti per evitare che i prezzi al consumo diventino insostenibili.

  • La produzione nell’UE-27 è prevista in calo a 6,35 milioni di tonnellate (-0,9%), con riduzioni critiche nelle mandrie di Francia e Germania. Per colmare questo vuoto, Bruxelles punta sull’Accordo UE-Mercosur, la cui applicazione provvisoria scatta il 1° maggio 2026. L’intesa prevede un contingente di 99.000 tonnellate con dazio ridotto al 7,5%, suddiviso tra carne fresca (55%) e congelata (45%).
  • Per l’Italia, autosufficiente solo per il 38%, il governo ha ottenuto clausole di salvaguardia più severe. La “soglia di allarme” per il monitoraggio dei prezzi è stata ridotta dal 8% al 5%: se l’import dovesse destabilizzare il mercato nazionale, Bruxelles potrà sospendere le agevolazioni.

A partire dal 2026, l’accesso al mercato europeo è vincolato al regolamento EUDR (Deforestation-Free). Il Brasile ha introdotto il sistema “Beef on Track” per garantire la completa tracciabilità e l’assenza di legami con la deforestazione.

Il 2026 sarà l’anno in cui il minor volume di carne brasiliana disponibile sarà compensato da dazi più bassi e controlli ambientali più severi, in un delicato equilibrio tra necessità di approvvigionamento e protezione della zootecnia europea. Basteranno queste regole per tranquillizzare gli allevatori europei di bovini da carne?

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Più valore alla suinicoltura con una programmazione condivisa [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
23 Marzo 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Le difficoltà di mercato per gli allevatori sono iniziate dopo i ribassi prolungati per due mesi alla fine di novembre. Dall’inizio dell’anno possiamo dire che il prezzo dei suini grassi da macello è al di sotto dei costi di produzione. Quando carichiamo per il macello, gli allevatori in questo frangente dicono: vediamo salire sul camion maiali e soldi”. 

Antenore Cervi, responsabile della suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, cerca di smorzare con una battuta l’incertezza del mercato che, dopo due anni sostanzialmente positivi per i produttori di maiali, oggi pesa sui bilanci aziendali. “Solitamente la primavera è sempre stata caratterizzata da listini sottotono – ricorda – ma oggi le pressioni sono causate dalla presenza di PSA in Spagna, uno scenario indipendente quindi dalla situazione nazionale”.

Antenore Cervi fa parte della Commissione interprofessionale del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, che ha avviato un dialogo con i “cugini” omologhi del Consorzio del Prosciutto di San Daniele per individuare soluzioni ai problemi che affliggono la filiera suinicola.

“Gli allevatori in questi ultimi due anni, complici anche una buona remuneratività, hanno investito sulla biosicurezza e per rispondere agli adempimenti in sostenibilità ambientale – spiega Cervi -, ma si è trattato in entrambi i casi di adeguamenti necessari, ma non produttivi”. Oggi la strada deve necessariamente guardare una “programmazione condivisa all’interno della filiera, così da garantire maggiore valore aggiunto alla suinicoltura nel suo insieme, non soltanto nel circuito delle produzioni tutelate”.

Una spinta potrebbe arrivare dalla genetica, secondo Cervi. “Sono stati fatti passi avanti notevoli – riconosce – e questo renderà più reattiva la filiera a fronte di una programmazione seria. Dobbiamo riuscire a valorizzare la salumeria DOP e, allo stesso tempo, anche la carne fresca e la genetica sarà uno dei pilastri per migliorare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carne bovina: perché i prezzi stanno diminuendo?
19 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Da alcune settimane il mercato della carne bovina in Italia sta mostrando segnali di indebolimento dei prezzi all’ingrosso. Non si tratta di un semplice aggiustamento congiunturale, ma del risultato di una tensione prolungata e crescente lungo tutta la filiera. 

I consumi di carne bovina sono in rallentamento. Dopo anni di aumenti dei prezzi al consumo, il prodotto, sovente vittima di campagne mediatiche di stampo salutistico (e spesso eccessive, quando non infondate), è diventato meno competitivo rispetto ad altre proteine animali.

Per stimolare nuovamente le vendite, la grande distribuzione sta chiedendo ai macelli lo sforzo di ribassare i listini. 

Gli impianti di macellazione hanno costi industriali elevati (energia, personale, struttura) e necessitano di lavorare non al di sotto del proprio break even point per restare efficienti.

Ridurre troppo i volumi aumenterebbe il costo unitario di lavorazione. Per questo motivo molti operatori continuano a macellare e a collocare prodotto sul mercato, anche accettando prezzi più bassi.

Dall’altra parte della filiera, gli allevatori hanno poca flessibilità sui prezzi.
I costi di ingrasso restano sostenuti e i ristalli, in particolare i broutard francesi, continuano a mantenere quotazioni elevate. Questo limita la possibilità di ridurre il prezzo dei capi alla stalla.

Il risultato è all’insegna del disequilibrio.
Le prime correzioni dei listini all’ingrosso riflettono l’instabilità tra offerta e domanda.

In questo contesto, gli operatori segnalano la necessità di riallineare i prezzi lungo la filiera per rendere la carne bovina più competitiva e stimolare la domanda. Una missione complessa dove meritano attenzione la sostenibilità degli allevamenti, la marginalità di tutti gli anelli della catena di approvvigionamento e il rilancio dei consumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (f.p.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Mercato suinicolo europeo sotto pressione: come si posiziona l’Italia?
12 Gennaio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Secondo i dati della Commissione Europea aggiornati a dicembre 2025, i prezzi medi delle carcasse di suino nell’UE continuano a diminuire, riflettendo un’offerta più ampia rispetto alla domanda al consumo. Anche i prezzi dei suinetti risultano inferiori rispetto all’anno precedente e alla media storica, a conferma di un’incertezza che colpisce l’intero segmento allevatoriale.

Da gennaio a ottobre 2025, in particolare, la produzione di carne suina nell’UE è cresciuta del +3,6% in peso carcassa e +2,2% in numero di capi, con aumenti significativi in Bulgaria e Romania, e cali in Grecia e Lussemburgo. I principali produttori restano, in ordine numerico, Spagna, Germania, Francia e Polonia.

Nei primi dieci mesi del 2025 le esportazioni UE sono salite del +2,9% a volume, mentre il valore complessivo è sceso dell’1,2%, per effetto di un ridimensionamento dei prezzi medi. La Spagna rappresenta circa un terzo del volume totale. La presenza nel Paese iberico della Peste Suina Africana – rilevata lo scorso novembre – continua ad influenzare la fiducia del settore e gli aspetti più strettamente connessi alla logistica commerciale. Le PROIEZIONI indicano un possibile lieve calo annuo della produzione UE dello 0,5% nei prossimi anni.

In ITALIA, tra giugno e novembre 2025, i consumi domestici di carne suina fresca sono cresciuti del +9,3% a volume e +11,6% a valore, con aumenti del prosciutto crudo DOP (+4,1% a volume, +6,1% a valore) e cali su altri prodotti come prosciutto cotto, prosciutto crudo non DOP, mortadella e salame. L’export italiano è aumentato del +0,9% da gennaio a settembre, un trend supportato anche dalla rimozione delle restrizioni legate alla PSA in alcune aree del Nord Italia. 

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

La PSA in Spagna cambierà gli equilibri del mercato suinicolo europeo?
9 Dicembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Mentre in Italia le quotazioni dei suini grassi da macello per le Dop scendono per la nona volta nelle ultime dieci sedute della CUN (unica eccezione il non quotato dello scorso 13 novembre), in Spagna la filiera suinicola è preoccupata per la comparsa vicino a Barcellona della Peste Suina Africana, lontana dal Paese dal 1994.

Una preoccupazione di non poco conto per il primo produttore di maiali in UE con oltre 34,5 milioni di suini (pari al 26% dell’intera produzione Ue, dato 2024) e con un export che nei primi nove mesi del 2025 ha superato i 2 milioni di tonnellate fra carne suina e salumi (oltre il 48% delle macellazioni finisce oltre i confini spagnoli).

La presenza della PSA – che ha scatenato una reazione corale da parte delle autorità sanitarie e del governo, che ha messo in campo anche l’Esercito e la Guardia Civil e ha richiesto il sostegno del team veterinario di emergenza della Commissione europea – costituisce un problema innanzitutto per i blocchi all’export. 

Alcuni Paesi hanno bloccato l’import da tutta la Spagna, mentre altri hanno scelto di vietare le esportazioni applicando il criterio della regionalizzazione. Fra questi si colloca la Cina, primo importatore di carne suina a livello mondiale, che fra gennaio e ottobre di quest’anno ha ritirato dalla Spagna circa 450mila tonnellate di carni e salumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suinihttps://teseo.clal.it/#box-suini-prices

Carne suina: cosa aspettarsi nei prossimi mesi?
24 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne suina sta vivendo una fase di forte cambiamento, con effetti già visibili in Europa e in Italia. 

La produzione europea è cresciuta nel 2025 (+3% fra gennaio e agosto in termini di suini macellati in peso), trainata da Spagna e Polonia, e fino all’estate gran parte dell’offerta ha trovato sbocco nelle esportazioni verso la Cina.

Lo scenario è però cambiato: dallo scorso 10 settembre Pechino ha imposto dazi provvisori fino al 62,4% sulle importazioni europee, rendendo l’export meno competitivo e aumentando l’offerta interna, con conseguente pressione sui prezzi

Anche in Italia i valori del suino da macello restano compressi e la situazione potrebbe rimanere complessa nei prossimi mesi. La tendenza è ribassista.

A livello internazionale, la Cina ha ordinato una riduzione di circa 1 milione di scrofe (circa il 2,5% del patrimonio attuale) entro l’inizio del 2026. Secondo Rabobank, questa misura potrebbe ridurre la produzione suina cinese del 3‑5% il prossimo anno, con possibili effetti rialzisti sulla domanda di importazioni nel medio periodo.
Il Brasile continua a crescere nella produzione e nelle esportazioni (+14,4% da gennaio ad ottobre 2025), consolidando la propria posizione sui mercati internazionali e beneficiando di un contesto globale in cui l’Europa sta affrontando incognite globali e pressioni sui prezzi.
Il Nord America resta prudente: mandrie ferme o in lieve calo, costi elevati e minor slancio nell’export.

Per l’Italia la situazione resta delicata: i prezzi potrebbero rimanere sotto pressione finché l’offerta europea non si riequilibrerà. La riduzione del patrimonio suino cinese potrebbe aprire opportunità nel 2026, a patto che l’Europa resti competitiva e mantenga relazioni stabili con i principali mercati esteri e che l’Italia riesca a ritagliarsi uno spazio sulla rotta verso Pechino, magari sfruttando tanto le opportunità legata alla carne fresca e alle frattaglie quanto le produzioni a più alto valore aggiunto come la salumeria DOP e IGP.

Le dinamiche globali confermano che la competitività dipende non solo dai costi, ma anche da standard elevati, biosicurezza, sostenibilità, capacità di differenziare i prodotti e di saperli valorizzare. Il Made in Italy è visto nel mondo come un brand di lusso anche nel food. 

TESEO.clal.it – Dashboard Suini