La filiera suinicola tenga conto del consumatore [Intervista al Presidente di Assica, Ruggero Lenti]
28 Novembre 2022

Ruggero Lenti

Ruggero Lenti – Presidente di Assica

Dall’interprofessione al ruolo dei Consorzi, passando per la vocazione all’export della salumeria italiana alla sostenibilità ambientale. Il presidente di Assica, l’Associazione degli industriali delle carni suine, Ruggero Lenti, parla a tutto tondo in questa intervista rilasciata a Teseo.

Presidente Lenti, la situazione della filiera suinicola è oggettivamente complicata. Come se ne esce?

“Oggi è più che mai necessario trovare un punto di equilibrio del sistema. Come se ne esce? Sicuramente superando le logiche del passato per le quali la crescita di un segmento poteva essere ottenuta solo a scapito della prosperità di altri anelli della filiera. È arrivato il momento che la filiera non sia solo una parola ma condivisione vera. Il benessere di ciascun anello della filiera è garantito dal benessere della filiera stessa”.

Altre volte, in passato, sono stati organizzati tavoli di filiera. È necessario convocare un nuovo tavolo? Quali dovrebbero essere gli attori e quali le finalità?

Un progetto di filiera che tenga conto del consumatore

“Più che organizzare un tavolo di filiera come quelli che sono stati fatti fino ad oggi, vedo più efficace lavorare ad un progetto pilota che metta allo stesso tavolo tutti i componenti della filiera in cui si tenga conto di quello che il consumatore, oltre alle Istituzioni nazionali ed europee, richiede  con sempre maggiore chiarezza: non più solo prodotti buoni per il palato, ma anche per l’ambiente e per la società, attenti al benessere animale, con un impatto ambientale minore e migliori sotto il profilo etico e di sostenibilità. Si tratta di un cambio culturale necessario, che può assicurare alle imprese di essere ancora attive sul mercato nel prossimo futuro. È fondamentale inoltre che la filiera sia completa, a partire dai mangimisti e fino alla grande distribuzione, con la necessaria presa si responsabilità da parte di ognuno dei componenti”.

Che ruolo immagina per i Consorzi di tutela delle grandi Dop della salumeria italiana, a partire dai prosciutti di Parma e San Daniele?

“Le produzioni Dop e Igp rappresentano un’importante chiave per lo sviluppo del settore in Italia e all’estero. I Consorzi che ne raggruppano i produttori sono un riferimento fondamentale per la crescita delle produzioni che rappresentano e per la tutela sul mercato delle stesse. L’esperienza italiana è sempre stata all’avanguardia in questo ambito, specie nel settore dei salumi. É ora di costruire un nuovo slancio per i Consorzi, favorendo l’ammodernamento della loro disciplina e delle funzioni loro riconosciute dalla normativa comunitaria, ampliandone l’ambito di azione e contribuendo a un loro ruolo più centrale nella tutela legale e commerciale delle produzioni”.

Come sostenere l’export del settore?

“Con circa 20 milioni di euro persi ogni mese da gennaio 2022 per mancato export verso Oriente a causa della PSA sul territorio continentale, è importante contribuire alla ripartenza dell’export di carni suine e salumi. Per esportare, le aziende della salumeria devono spesso investire in strutture e stabilimenti dedicati per soddisfare i requisiti di abilitazione dei Paesi Terzi, spesso più stringenti delle norme Ue. Bisogna chiedere alle Istituzioni di sostenere tali investimenti che sono fondamentali per imprimere slancio all’export di salumi nazionali”.

Come pensa si possa valorizzare i tagli di carne fresca del suino italiano?

“Da una recente indagine del Censis il 96,5% degli italiani consuma diverse tipologie di carni che considera alimenti parte della dieta mediterranea (Rapporto Censis, Assica-Unaitalia). La carne suina rappresenta, insieme ad altre tipologie di carni, uno dei pilastri identitari del posizionamento delle insegne sia nella parte cosiddetta tal quale (il fresco) sia per la parte lavorata/ricettata.

La filiera deve raccontarsi di più

Ma se sulle carni bovine e avicole c’è stata un’evoluzione di comunicazione e di branding in questi anni – situazione che ha reso possibile delle narrazioni più articolate – sulla carne suina si è fatto molto meno. Dalle interviste di una ricerca presentata nell’ambito del progetto “Eat Pink” emerge che la grande distribuzione chiede ai produttori e agli allevatori di promuoversi di più e fare sistema. La filiera deve raccontarsi di più e affrontare meglio la sostenibilità e l’innovazione. Se le vendite di carne di suino, specialmente il taglio fresco, che è ancora la quota maggioritaria, sono piuttosto statiche, dall’altro i nuovi stili e abitudini di consumo che si stanno consolidando, come il barbecue, sono i nuovi driver. Opportunità arrivano poi dalla crescita del mercato del ready-to-cook e ready-to- eat, opzioni sospinte dalla crescita dei costi energetici”.

Il modello spagnolo può essere per qualche aspetto imitato anche in Italia?

“Non credo. La produzione di carne suina in Spagna è molto elevata e destinata in larga parte all’export tal quale, situazione non replicabile in Italia. Per quanto riguarda i salumi, non dimentichiamoci che noi esportiamo di più e con una maggiore varietà. Un buon lavoro fatto in Spagna riguarda invece l’interprofessione: la hanno costituita da anni e lavora molto bene in ambito promozionale, facendo pagare poco a tutti i numerosi produttori, dagli allevatori alle aziende”.

La peste suina costituisce una spada di Damocle. Le Regioni stanno sostenendo gli investimenti per la protezione degli allevamenti. Pensa che in chiave di filiera possa essere previsto uno specifico aiuto da tutti i player per arginare il fenomeno?

“È necessario un cambio di passo nelle attività per l’eradicazione della malattia, che ci sta penalizzando fortemente in ambito export. Il Commissario straordinario sta facendo un ottimo lavoro, ma deve essere messo in condizioni di lavorare di più e meglio attraverso un’adeguata dotazione finanziaria, che fino a ora è mancata. Non possiamo permetterci di distruggere anni di lavoro per portare i nostri prodotti nelle tavole di tutto il mondo”.

Più attenzione alla sostenibilità, anche sociale

Pensa che nei prossimi anni cambierà la suinicoltura in Italia? In quale direzione?

“Credo che assisteremo a una svolta in tempi brevi verso una maggiore attenzione ai contenuti dei prodotti da parte dei consumatori. Soprattutto in tema di sostenibilità ambientale, ma anche sociale. La revisione della legislazione unionale sul benessere animale è iniziata e sarà certamente un punto di svolta”.