Gli allevatori devono dialogare [Intervista]
14 Gennaio 2021

Federico Farinello - Produttore Latte
Federico Farinello – Produttore Latte

Federico Farinello
Arborea (OR), Sardegna – ITALIA

Su quali pilastri è necessario fondare lo sviluppo dell’azienda? Per Federico Farinello, allevatore di Arborea (Oristano), con 570 capi bovini allevati (dei quali 250 in mungitura) e 3.000.000 di litri di latte conferiti ogni anno alla Latteria 3A di Arborea i punti fondamentali per ogni allevatore, sono essenzialmente: “la tecnologia, per migliorare l’efficienza, l’efficacia produttiva, e la vita lavorativa degli allevatori, in quanto giornalmente, bisogna concentrarsi anche sull’aspetto imprenditoriale e c’è sempre da documentarsi per tenersi aggiornati, su tutti gli aspetti correlati al settore”.

Federico Farinello di anni 47, conduce l’azienda zootecnica insieme a suo cugino Alessio di anni 45, si avvale della collaborazione della sorella Linda, impegnata sul fronte burocratico, amministrativo ed economico, due dipendenti indiani per la mungitura e un dipendente stagionale saltuario durante le semine e i lavori nella campagna nei periodi più intensi.

Per fare le scelte aziendali corrette servono dati precisi

Soppesa con attenzione il tempo necessario al lavoro manuale, con lo spazio necessario per informarsi, apprendere, pianificare e progettare il futuro, in quanto ritiene che “per fare le scelte aziendali corrette, servono i dati precisi, fondamentali per un’azienda, in quanto oggi giorno bisogna essere imprenditori”.

Partiamo dai dati. Nella vostra azienda dove li recuperate?

“Da cinque anni abbiamo installato un impianto di mungitura, con tecnologia Afifarm/afimilk per monitorare costantemente la qualità del latte e la fertilità. Un progetto della latteria 3A, alla quale abbiamo aderito. I dati rilevati sono quotidiani e sono estremamente utili. Nella nostra azienda l’aspetto fondamentale è il benessere degli animali”.

In tema di benessere animale, quali strategie avete adottato?

“Rispetto a qualche anno fa, abbiamo modificato l’alimentazione nella fase di allevamento con prodotti specifici nella fase pre – post parto, per ridurre l’uso dei farmaci al parto e abbiamo registrato un beneficio significativo”.

Cosa utilizzate in sostituzione?

“Nella nostra azienda cerchiamo di raggiungere la massima gestione in termini di efficienza delle cuccette utilizzando paglia e letame fermentato”.

Cioè?

“L’investimento nell’impianto di ventilazione ci ha prodotto un notevole miglioramento nella fertilità, una produzione costante, un flusso di cassa omogeneo, con notevoli benefici nella gestione aziendale”.

Qual è secondo lei il prezzo giusto del latte?

“Non vorrei dare un numero, in quanto non può essere omogeneo per tutta Italia: le isole hanno dei costi maggiori rispetto al resto della penisola, i fattori che incidono sono differenti. Il prezzo deve prendere in considerazione questo fattore, altrimenti i produttori delle isole vengono penalizzati e non hanno dei margini adeguati in stalla”.

Come vede il settore fra 10 anni?

Gli allevatori devono dialogare tra loro

“Se non ci sarà una svolta, credo che il 50% delle aziende chiuderanno. Bisogna fare in modo, come dicevo, che venga garantita la giusta marginalità e che, magari, il settore si mobiliti per individuare progetti costruttivi e fare programmazione. Gli allevatori devono dialogare tra loro e la cooperativa deve concentrarsi anche nell’aiutare i soci, accompagnandoli in un percorso di crescita. In particolare, sono convinto che il futuro passi dalle azioni quotidiane, e che la nostra cooperativa possa attingere a dei fondi per ridurre gli oneri e portare nelle tasche dei produttori quei centesimi che permetterebbero di investire in maniera serena”.

Dove interverrebbe?

“In Italia e ad Arborea abbiamo investito in genetica, ma senza un punto fermo, continuerei a investire su questo aspetto”.

Nel vostro allevamento la genetica a quale esigenza risponde?

“Nella genetica, nell’efficienza alimentare, nella longevità ed efficienza dei capi”.

È essenziale ridurre i costi della razione alimentare?

“Per noi, assolutamente sì, attraverso il maggior utilizzo dei prodotti aziendali, con scelte mirate, che portano ad avere ogni giorno minori costi in razione alimentare”.

La cooperativa 3A di Arborea è una delle realtà più smart nel panorama lattiero caseario italiano. Che suggerimenti si sente di dare?

“Abbiamo bisogno di programmazione e certezze sul lungo termine, almeno per dieci anni. Bisogna affrontare in maniera collegiale i temi che riguardano tutti gli allevatori, come il costo dell’energia, della gestione delle stalle, che permettano di individuare soluzioni condivise, confrontarci con le istituzioni, per avere un piano di efficienza e nel complesso individuare le migliori soluzioni che ci permettano di essere più competitivi in termini di qualità del latte e di valorizzazione finale”.

“Bisogna sempre innovarsi per costruire il nostro futuro insieme”.

Resilienza e flessibilità per contrastare la pandemia
12 Gennaio 2021

La pandemia Covid-19 si è abbattuta sulla produzione di latte mettendo molti in affanno per l’incertezza sul da farsi ed i dubbi sul futuro. Da un’analisi inglese, appare che nel Regno Unito la filiera lattiero-casearia ha ben presto dovuto prendere coscienza di due necessità su cui muoversi: resilienza e flessibilità.

La resilienza, cioè la capacità di superare le difficoltà, è stata necessaria quando, in marzo, si è dovuto risolvere il problema della consegna del latte, con una domanda ridotta a causa della chiusura della ristorazione food service in un periodo di picco produttivo. La risposta è stata data con la riduzione del latte prodotto, attraverso abbattimenti e contenimenti nella razione alimentare, nonché con campagne di comunicazione basate su investimenti pubblici e privati che hanno avuto un effetto positivo di stimolo agli acquisti, soprattutto per i prodotti premium nazionali.

I maggiori consumi domestici hanno poi premiato burro e formaggio, mentre le imprese hanno saputo rispondere con la dovuta flessibilità alla nuova tipologia di domanda. Però, le nuove chiusure di questo periodo ed il fatto che nessuno ne conosca le conseguenze, rendono evidente la fragilità del sistema.

Occorrerà pertanto ripensare alla sua strutturazione, al sistema contrattuale di fissazione dei prezzi del latte, ma anche ad una flessibilità nella programmazione produttiva e negli impianti di lavorazione e trasformazione del latte.

CLAL.it - Regno Unito: Consegne di latte vaccino
CLAL.it – Regno Unito: Consegne di latte vaccino

Fonte: The Grocer

L’importanza della gestazione per la salute del vitello
17 Luglio 2020

È noto che la salute del vitello e la sua carriera produttiva sono influenzate dal modo in cui è stata condotta la gestazione ed in particolare riguardo l’alimentazione della madre, il suo stato sanitario e gli stress. Su questi aspetti, l’Università della Florida ha condotto degli studi, i cui risultati sono stati presentati al Canadian Dairy Seminar 2020 in Alberta.

Un vitello che nasce sottopeso per carenze alimentari della vacca durante la gestazione, potrà avere compromessa la crescita, la capacità produttiva e la resistenza alle malattie. Non si tratta però solo di quantità della razione, ma anche della sua composizione ed additivazione.

È stato osservato che la colina è uno dei fattori nutrizionali che possono avere un’importanza diretta su salute e performance del vitello ed è stato dimostrato come la sua aggiunta nella razione della vacca per 3 settimane prima del parto fino a dopo il parto, comporta una minore mortalità dei vitelli a 24 giorni, minore incidenza di stati febbrili, maggior incremento di peso fino a 300 giorni. Riguardo le malattie, le infezioni alla vacca durante la parte finale della gestazione possono determinare una risposta immunitaria che si ripercuote sul vitello, condizionandone la salute.

Lo stress da caldo influisce negativamente sulla salute del vitello

Particolarmente importante è però un altro fattore osservato dai ricercatori statunitensi attraverso le osservazioni in utero della vacca a fine gestazione, cioè lo stress da caldo. Questo stato altera la capacità della vacca di scambiare principi nutritivi ed ossigeno al feto, riducendo la durata della gestazione. I vitelli alla nascita sono meno pesanti e questo stato persiste durante svezzamento e pubertà. L’animale potrà recuperare peso nel secondo anno di vita, ma si tratterà più di deposito adiposo che non di tessuto funzionale.

Quindi, vacche più grasse e con maggior insulina che metabolizzano più rapidamente il glucosio e di conseguenza minore capacità di trasformare i principi nutritivi in latte. Inoltre lo stress da caldo comporta minore possibilità di assorbire le immunoglobuline dal colostro e dunque ridotto stato immunitario del vitello.

In conclusione, bisogna prestare attenzione alle condizioni intrauterine negli ultimi tre mesi di gestazione. Questo non solo per la salute della vacca, ma per tutta la carriera produttiva del nuovo animale.

TESEO.it - Patrimonio Bovini da latte in Italia
TESEO.it – Patrimonio Bovini da latte in Italia

Fonte: Dairy Herd

Colostro bovino per sportivi e riabilitazione: i benefici nella dieta umana
7 Luglio 2020

Il centinaio di componenti bioattivi del colostro bovino rappresentano un potenziale notevole per modulare le diete in diversi ambiti, quali l’alimentazione sportiva, quella per l’età infantile e quella avanzata, ma anche per la riabilitazione conseguente a stati infettivi e di debilitazione.

Secondo la Sovereign Laboratories, azienda che produce colostro a fini commerciali, il prodotto può essere usato con profitto, ad esempio, per arricchire il latte artificiale dei necessari fattori immunitari e di crescita, oppure per contribuire a ricostruire la massa muscolare o per contrastare gli stati allergici.

Il suo uso potenziale si può estendere anche alle bevande ed alle barrette, prodotti sempre più diffusi in una alimentazione mirata, dato l’apporto specifico di fattori immunitari. La moderna tecnologia permette di mantenere inalterate le proprietà del colostro fresco, preservandone il contenuto in immunoglobuline ed evitando la degradazione durante il processo digestivo.

Il prodotto è disponibile sul mercato sotto forma di pillole od in polvere, ma il problema resta la sua limitata disponibilità, data la scarsa disponibilità di prodotto fresco ed i conseguenti problemi di raccolta e conservazione.

Anche il colostro dimostra quanto preziosi siano i benefici del latte e quante siano le possibilità di trarre profitto da questo oro bianco.

Fonte: Nutrition Insight

Vacche: tra chiacchiere ed emozioni
16 Giugno 2020

Ogni allevatore sa che gli animali richiedono attenzione e che, se trattati bene, producono meglio. Però, si può arrivare a dire che anche le vacche esprimono emozioni?

Da uno studio australiano sulla comunicazione vocale delle vacche e le loro emozioni pubblicato sulla rivista Scientific Reports, sembra proprio di sì. I ricercatori hanno registrato per sei mesi i muggiti di 18 vacche in diversi contesti emotivi positivi, come prima dei pasti o durante l’estro, e negativi, come nella mancanza di cibo o nell’isolamento dalla mandria.

I muggiti sono stati valutati per picco, durata, intensità, ruvidità del suono, identificando oltre venti diverse vocalità. La prima osservazione riguarda l’individualità della voce: come per le persone, ogni animale dimostra di avere una propria vocalità, indipendentemente dal diverso contesto emotivo, la mantiene durante tutto il ciclo vitale e sa farsi riconoscere dai vitelli.

È stato poi dimostrato che i muggiti servono per mantenere l’animale in contatto con la mandria e possono esprimere soddisfazione, rabbia o dolore. Le vacche sanno “parlarsi” e, essendo animali addomesticati, sono socievoli e capaci di esprimere le loro emozioni, sia positive che negative. A livello pratico l’analisi dei muggiti o, per meglio dire, delle vocalizzazioni, potrebbe essere un mezzo semplice, diretto e non invasivo per valutare il grado di benessere animale, l’adattamento alle diverse pratiche aziendali ed anche il grado di interazione fra gli animali e le persone.

Tutto questo non è sorprendente e lo sapevano bene gli allevatori quando in passato usavano dare un nome ad ogni vacca. Bisognerebbe sempre ricordare che in ogni condizione di vita, sia allo stato naturale che nell’allevamento intensivo, si tratta di animali che interagiscono attraverso la loro emotività e cui occorre dunque prestare la dovuta attenzione.

TESEO.clal.it - UE-28: Numero medio di Capi da latte bovino per azienda
TESEO.clal.it – UE-28: Numero medio di Capi da latte bovino per azienda

Fonte: edairynews

Il valore della medica per la produzione di latte
4 Giugno 2020

È diffusa l’opinione che quando si hanno dei fieni scadenti basti spingere un po’ col mangime per mantenere la produzione di latte. Uno studio dell’università del Wisconsin dimostra come un simile comportamento sia però molto avventato per portare al risultato sperato.

Il fieno di medica di bassa qualità riduce la produzione di latte

Infatti, alimentando vacche da latte con razioni contenenti il 20%, 37%, 54%, e 71% di mangime e fieno di medica raccolta a quattro stadi crescenti di maturazione, da pre fioritura fino a fioritura molto avanzata è risultato che, nonostante l’aumento della percentuale di concentrato nella razione, l’uso di fieno di medica di bassa qualità comporta una riduzione nella produzione di latte dal 13% fino al 28%.

Questa influenza diventa poi evidente calcolando il prezzo dei fieni di diversa qualità rispetto al latte prodotto ed alla sua composizione. Nelle situazioni di bassi prezzi di mercato, dato che il costo dell’alimentazione rappresenta oltre la metà dei costi di produzione del latte, istintivamente si tende a risparmiare su tutti i componenti della razione, fieno compreso, senza considerare però che il primo elemento per assicurare i margini produttivi è la valorizzazione della qualità dei foraggi.

Questo tanto più quando si opera in situazioni di mercato critiche. Non bisogna mai dimenticare che la base alimentare dei bovini, in quanto ruminanti, sono i foraggi e che dalla loro qualità dipende la resa produttiva e che i mangimi sono un complemento della razione. Lo studio americano dimostra poi che, sebbene il prezzo di un fieno di buona qualità sia superiore a quello di uno scadente, il ricavato dalla maggiore resa in latte può comportare un compenso anche fino a tre volte la maggiore spesa.

È proprio in tali contesti che diventa dunque indispensabile misurare e monitorare con precisione la qualità del fieno impiegato, per cui non bisogna mai dimenticare quanto importante sia tutto il complesso delle operazioni di fienagione, dall’epoca di sfalcio della medica, fino alla sua raccolta e condizionamento.

Italia: Export di Erba Medica
Italia: Export di Erba Medica
TESEO.it - Costo delle razioni e dell'alimento simulato
TESEO.it – Costo delle razioni e dell’alimento simulato

Fonte: Hay and Forage

Export di animali e miglioramento genetico
6 Marzo 2020

Il commercio mondiale di animali vivi ha numeri consistenti. Secondo i dati FAO, nel 2017 raggiungeva valore complessivo di 21 miliardi di dollari, in crescita del 141% rispetto al 2000 e riguardava circa 45 milioni di maiali, 16 milioni di pecore, 11 milioni di bovini, 5 milioni di capre, quasi 2 milioni di pollame e poco più di 300 mila cavalli.

I maggiori esportatori di animali vivi sono Francia, Canada ed Australia. La grande maggioranza di questo commercio è dato dagli animali per l’ingrasso e la macellazione fra Paesi confinanti. Significativi in tal senso sono gli scambi tra USA, Canada e Messico, favoriti dal 1974 con l’accordo di libero scambio NAFTA.

Export USA di bovini e suini è nettamente inferiore rispetto all’Import

Gli USA, ad esempio, esportano suini in diversi Paesi, che vanno dal Messico al Brasile, alla Corea del sud, alla Cina, ma in misura pari ad appena l’1% dei maiali che importano, provenienti quasi tutti dal Canada per allevamento e macellazione. Al contrario, gli USA esportano verso il Canada quasi tutti i cavalli per essere macellati in Quebec e la carne poi esportata in Europa e Giappone, dato che la cultura anglosassone non accetta questa pratica.

Export USA
Bovini da Latte
2019+30%rispetto al 2018

Riguardo i bovini, nel 2019 gli USA hanno esportato circa 307 mila animali vivi, di cui 19844 bovine da latte. Sempre nel 2019, l’import di bovini da latte è stato di ben 2,4 milioni di capi, provenienti dal Canada, con un aumento del 30% rispetto al 2018.

Nel 2018, l’11% dei bovini esportati era rappresentato da vacche e appena l’1% da tori per migliorare il patrimonio genetico e la produttività di Paesi quali Cina, Pakistan, Vietnam o Paesi africani.

L’export di animali vivi per miglioramento genetico è tecnicamente molto più semplice del commercio di seme od embrioni e dunque è diretto verso i Paesi tecnicamente meno evoluti, ma è più complesso e costoso come logistica, dato che viene spesso effettuato con piccole spedizioni per via aerea.

Il commercio di animali per via marittima avviene spesso in condizioni critiche

A livello internazionale il commercio di animali vivi avviene per via marittima, nel migliore dei casi attraverso imprese specializzate, ma spesso su navi cargo convenzionali, in condizioni spesso critiche per gli animali. Lo scorso novembre in un incidente nel mar Nero che trasportava 14 mila pecore dalla Romania all’Arabia Saudita, perirono quasi tutti gli animali.

Questo comporta la necessità di adottare normative comuni a livello internazionale per assicurare le dovute garanzie per i modi ed i tempi di trasporto, ad una attività così importante per l’allevamento e la produzione alimentare mondiale.

CLAL.it - Italia, Export di Bovini
CLAL.it – Italia, Export di Bovini

Fonte: Agweb

Fermentazioni ruminali, produzione di latte ed emissioni di gas effetto serra (GHG)
9 Gennaio 2019

La manipolazione delle fermentazioni ruminali attraverso l’uso di additivi per diminuire le emissioni di metano aumentando l’energia a disposizione degli animali per le loro produzioni, è oggetto di molte ricerche. Negli ultimi anni però le strategie di possibile mitigazione delle emissioni di metano hanno suscitato un grande interesse soprattutto per la necessità di contenere le emissioni di gas effetto serra (Greenhouse Gas-GHG). Si stima infatti che ai bovini sia imputabile l’80% del totale di metano emesso in atmosfera.

L’uso del monensin, un antibiotico ionoforo, è da tempo diffuso negli allevamento d’oltre oceano per modificare le fermentazioni ruminali e migliorare l’efficienza alimentare dell’animale con un incremento della produzione di latte e la riduzione del rischio di acidosi. Di contro, questo antibiotico aumenta lo stress da caldo negli animali ed inoltre, non meno importante, il suo uso non è permesso in molti paesi, UE compresa. Dunque l’interesse dei ricercatori si è indirizzato anche verso altri additivi, come gli oli essenziali prodotti dalle piante ed estratti tramite distillazione con vapore o solventi.

Un recente studio condotto da ricercatori brasiliani e statunitensi ha messo a confronto l’additivazione con antibiotico nella razione rispetto a quella con oli essenziali derivati da anacardio e ricino. L’uso degli oli essenziali permetterebbe di avere un tenore in grasso nel latte maggiore, senza compromettere l’ingestione e la produzione negli animali allevati in condizioni di stress termico.

Il rumine è un fermentatore di enorme potenzialità. Aumentarne l’efficienza permette di accrescere la produzione dell’animale ma anche di ridurre le perdite in gas che si disperdono nell’atmosfera.

Fonte: ScienceDirect

Il parere dell’Allevatore

L’allevatore Alberto Cortesi

Ritengo che quanto esposto nell’articolo sia corretto, con l’unica precisazione che i risultati per ora sono in gran parte a livello sperimentale in quanto non ancora utilizzati normalmente nelle stalle. Devo aggiungere che la diminuzione di emissioni di gas serra negli allevamenti è ricercata, sia in Europa che in nord America, anche attraverso la selezione genetica delle vacche. Ma gli studi sono all’inizio e ci vorrà tempo.

Alberto Cortesi, allevatore in Roncoferraro loc. Garolda, Mantova – ITALIA

Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura

Le conseguenze per gli allevatori dell’accordo A2milk-Fonterra
2 Luglio 2018

La decisione di Fonterra di ottenere prodotti derivati dal latte contenente beta caseina A2 pagando un premio ai produttori, pone un serio interrogativo ai conferenti della coop neozelandese. Infatti, si erano sempre sentiti dire che il latte A2 fosse solo uno specchietto di marketing ed ora si trovano a dover decidere se convertire o meno la propria mandria.

Diventa difficile decidere di iniziare a convertire la mandria, perché questo richiede tempo e scelte oculate.

Le maggiori imprese di inseminazione ed anche il LIC neozelandese (Livestock Improvement Corporation) propongono seme di tori miglioratori per il carattere A2 di frisona, jersey o della kiwicross, l’incrocio 70% frisona e 30% jersey, che meglio si adatta alle condizioni di pascolo della Nuova Zelanda. Però, a parte i pochi allevatori convinti, che da tempo hanno selezionato le vacche per avere latte solo con beta caseina A2, adesso diventa difficile decidere di iniziare a convertire la mandria, perché questo richiede tempo e scelte oculate.

Circa il 44% delle vacche di razza frisona, 53% di kiwicross e 66% di jerset hanno un latte con beta caseina A2 e dunque il lavoro di conversione è grande. Pur iniziando ad usare tori A2A2, occorreranno diverse generazioni di vacche per avere tutta la mandria in purezza. Bisogna dunque adottare un programma di selezione molto preciso, che deve scartare le vacche A1 e tenere il maggior numero di vitelle A2. Oppure si può ricorrere all’acquisto di animali A2A2, ma ad un prezzo maggiore, tutte decisioni che dipendono dalle singole situazioni.

La prospettiva è quella di produrre un latte che sarà venduto ad un prezzo migliore

La prospettiva comunque è quella di produrre un latte che sarà venduto ad un prezzo migliore. Fonterra non ha ancora precisato l’entità del premio che pagherà agli allevatori con una mandria in purezza A2, ma la Synlait già da qualche tempo stimola la conversione delle stalle riconoscendo agli allevatori oltre al premio, anche le spese per l’analisi del DNA sugli animali ed un incentivo per le operazioni di conversione della mandria.

Le opportunità sono a portata di mano, ma se l’allevatore resta fermo e non innova, di certo non potrà sfruttarle. In ballo c’è la capacità dell’allevatore a compiere scelte strategiche, ma anche la responsabilità delle aziende ad indicare il percorso da fare.

Fonte: edairynews

TESEO | Scopri di più sugli scambi di Bovini da Latte della Nuova Zelanda!

La messa in asciutta delle vacche agendo sulla razione
24 Maggio 2018

Il danno economico delle mastiti cliniche e le conseguenze sul benessere animale sono un problema generale per gli allevamenti da latte, per cui diventa importante prevenirle, anche per far fronte alle crescenti necessità di ridurre i rischi di antibiotico-resistenza. Diventa pertanto essenziale la procedura di messa in asciutta delle vacche.

Innanzitutto occorre indurre l’animale a ridurre gradualmente la produzione di latte in prossimità dell’asciutta per avere una buona chiusura terminale del capezzolo, che comunque deve essere sempre mantenuto pulito ed asciutto. Questo può essere ottenuto riducendo la frequenza delle mungitura, ma il miglior intervento resta sempre quello di modificare la razione, riducendo l’energia dell’alimento o la massa ingerita.

Con questa pratica le vacche primipare hanno ridotto di 3,5 volte l’insorgenza di mastiti nella lattazione successiva

E’ stato osservato che con questa pratica le vacche primipare hanno ridotto di 3,5 volte l’insorgenza di mastiti nella lattazione successiva. Ridurre la quantità di sostanza secca della metà, cioè portarla ad 8 kg invece dei 16 abituali, è risultato più efficace che diminuire la frequenza di mungitura, anche se gli animali hanno manifestato segni di sconforto per la mancata sazietà.

Di conseguenza, piuttosto che ridurre la quantità ingerita, risulta consigliabile usare un’alimentazione con una razione a basso contenuto energetico, ad esempio con foraggi grossolani, per mitigare la fame dell’animale. Quindi prevedere una formulazione con meno densità nutritiva a parità di volume ingerito. La stessa procedura nel ridurre la densità energetica della razione e la frequenza delle mungiture può poi essere usata anche per le vacche di scarto, applicandola una settimana prima di separare la vacca dalla mandria.

Comunque, la procedura di messa in asciutta deve essere adeguata in funzione della tipologia dell’allevamento, del gruppo di animali e della loro produttività.

Fonte: OMAFRA

Lombardia: razioni bovine da latte