Allevamento e sostenibilità – il nocciolo della questione
11 Dicembre 2020

La tematica della sostenibilità è sempre più attuale. Oltre all’aspetto ambientale, emissioni in atmosfera e residui nei suoli, occorre considerare anche l’etica produttiva nelle relazioni sociali e per il benessere animale, nonché la redditività economica per gli operatori e le comunità dei territori rurali.

Uno studio della Commissione Europea realizzato da ricercatori dell’INRAE (Institut National de Recherche pour l’Agriculture, l’Alimentation et l’Environnement) e dello Scotland’s Rural College analizza, attualizzandoli, gli aspetti della sostenibilità che ormai rappresenta il nocciolo della questione per ogni filiera produttiva.

PAC e COP 21

Dopo la seconda guerra mondiale, la necessità di garantire la stabilità degli approvvigionamenti alimentari accessibili a prezzi ragionevoli, ha profondamente cambiato il sistema tradizionale di allevamento. Dal 1992, alle spinte produttiviste basate su meccanizzazione, evoluzioni tecniche e di gestione aziendale, sono subentrati nuovi obiettivi della PAC diretti anche ad ambiente e clima.

Collegare ad esempio il pagamento degli aiuti UE al rispetto di misure quali la direttiva nitrati (direttiva 91/676/CEE), ha permesso di ridurre l’eutrofizzazione con vantaggi anche per le emissioni di gas effetto serra (GHG) . Però, l’Unione Europea difficilmente riuscirà a rispettare gli impegni assunti alla conferenza ONU COP 21 di Parigi per arrivare ad una neutralità nel bilancio del carbonio al 2050.

L’erosione dei suoli colpisce il 13% delle terre UE arabili

Sono sempre preoccupanti gli effetti negativi dovuti ai residui di azoto e fosforo, all’uso dei pesticidi o degli antibiotici. Ancora, l’aratura dei prati stabili comporta una rapida perdita di sostanza organica del terreno, con un aumento nell’erosione dei suoli, fenomeno che ormai colpisce il 13% delle terre arabili UE.

Il riscaldamento climatico inciderà sulle produzioni ed i fabbisogni idrici per l’irrigazione saranno sempre più importanti. La protezione della biodiversità è sempre più presente nella PAC, con sollecitazioni per la diffusione del greening o per l’espansione delle superfici a prato stabile, anche se i valori sul bilancio europeo sono modesti.

Le nuove sfide

Le sfide della sostenibilità vanno però ben oltre il settore dell’allevamento, che troppo spesso è messo all’indice rispetto alle coltivazioni agricole. Per superare queste criticità assicurando il mantenimento di condizioni sociali ed economiche appropriate, occorre una transizione per l’adozione di innovazioni, tecnologie e nuovi modelli commerciali, attraverso il sostegno della politiche e l’aggiornamento delle legislazioni.

Allevamento: da problema a soluzione

L’allevamento, oltre che parte del problema, potrà però diventare anche elemento di soluzione se verrà riconnesso alle produzioni vegetali per ristabilire la qualità degli ecosistemi e la resilienza al cambiamento climatico, riducendo scarti ed emissioni e riciclando la biomassa in altri settori. L’allevamento potrà risultare prezioso anche per mantenere o far rivivere l’attività economica e sociale nelle zone rurali marginali e svantaggiate, insieme alla gestione del paesaggio. Il tutto nella prospettiva di ottenere sistemi agroalimentari più efficaci.

Per migliorare la sostenibilità delle produzioni animali occorre agire su tre fattori:

  • aumentarne l’efficacia;
  • adottare fattori produttivi di minore impatto;
  • passare da una logica lineare della produzione ad una logica circolare, con un cambiamento radicale nella logica dello sfruttamento produttivo.

Per questo gli animali dovranno essere selezionati per aver un maggior equilibrio fra produttività ed altre caratteristiche quali tasso di fecondità, numero di lattazioni, resistenza alle malattie. Maggiore efficacia significa però ricercare resilienza produttiva verso le criticità climatiche o sanitarie, ristabilire la qualità degli ecosistemi, garantire i mezzi produttivi.

L’innovazione, attraverso la ricerca e la formazione, diventerà la chiave del successo.

TESEO.clal.it – Produzione di latte per vacca in UE-28

Fonte: Publications Office of the European Union

Come sarà l’agricoltore del futuro?
27 Novembre 2020

Sapere come dovranno essere gli agricoltori del futuro permetterebbe agli imprenditori agricoli odierni di adottare nella propria attività gli strumenti necessari al cambiamento.

Uno studio USA basato sull’indagine psicografica, cioè intervistando gli agricoltori per definirne attività, attitudini, interessi, valori, ha cercato di definire quali dovranno essere le caratteristiche degli imprenditori agricoli nei prossimi 20 anni. Ne risulta che, sostanzialmente, l’agricoltore del 2040 sarà rappresentato da due tipologie principali:

  • le persone con una grande preparazione tecnica, non necessariamente in materie agricole/zootecniche ed estremamente aperte alle innovazioni;
  • le persone più aperte alle dinamiche di mercato, disponibili agli investimenti per orientare le produzioni in funzione della domanda.

Gli agricoltori avranno capacità per essere resilienti al cambiamento

Entrambe queste tipologie di agricoltori avranno capacità manageriali, di innovazione ed adattabilità, per poter essere resilienti al cambiamento. Dovranno agire su quattro direttrici: ricercare nuovi modi di valorizzazione, aumentare l’efficienza produttiva, integrare i nuovi standard, cogliere le innovazioni.

Fattore critico per questa evoluzione sarà il passaggio generazionale e diventerà fondamentale pianificare la successione per assicurare il futuro aziendale.

Soprattutto, però, gli agricoltori del prossimo futuro dovranno essere aperti alle collaborazioni ed alle compartecipazioni.

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Fonte: eDairyNews

L’intelligenza artificiale al servizio dell’allevatore
11 Novembre 2020

L’intelligenza artificiale (artificial intelligence – AI) può offrire la possibilità di conoscere e monitorare in modo diretto ed immediato gli animali e ciò che li circonda, rilevando una quantità di informazioni impensabile con l’osservazione diretta da parte dell’allevatore.

L’elaborazione dei dati ottenuti con sensori ubicati nei vari punti aziendali coinvolti nell’attività produttiva, permette di ottenere con estrema precisione gli elementi utili per le decisioni da prendere nella conduzione dell’allevamento e fino al singolo animale.

Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale sono innumerevoli. Possono permettere ad esempio di correlare l’efficienza alimentare della vacca al suo patrimonio genetico per impostare gli indici di selezione o determinare quando il livello di stress da calore può avere conseguenza sul suo stato di salute. Il fatto di poter rilevare se l’animale è coricato o si muove, in che modo rumina, si alimenta o beve, rende possibile intervenire prima che si manifestino forme patologiche che impattano negativamente sulla produzione di latte.

La tecnologia aiuta l’allevatore a seguire e gestire gli animali

La mole di dati raccolta con un flusso continuo 24 ore al giorno dai vari sensori e terminali, elaborati e classificati secondo gerarchie di fattori, entrano in un cloud diventando accessibili su computer e cellulare. La tecnologia è un mezzo che aiuta l’allevatore a seguire e gestire gli animali, ad intervenire prontamente per assicurarne il benessere; in altri termini a compiere quelle scelte gestionali che permettono di massimizzare la redditività.

La potenzialità dell’intelligenza artificiale è nella capacità del sistema di continuare ad apprendere e dunque di modificarsi in funzione dell’obiettivo produttivo. Il sistema arriverà a conoscere meglio non solo l’animale ma anche l’allevamento e le specifiche pratiche di conduzione aziendale.

L’università della Florida lo scorso luglio ha avviato un piano di 70 milioni di dollari per attività di formazione, ricerca e sviluppo delle tecnologie AI nell’allevamento, comprese le valutazioni economiche.

Non bisogna però illudersi che la tecnologia possa dettar legge: nulla potrà mai sostituire le intuizioni dell’allevatore, le sue responsabilità ed esperienza. Le finalità strategiche sono e debbono sempre essere determinate dall’allevatore, che potrà e dovrà avvalersi delle tecnologie in funzione delle scelte che vorrà fare.

TESEO.clal.it - Performance Sistema Stalla
TESEO.clal.it – Performance Sistema Stalla

Fonte: Positively Osceola

È possibile fermare la deforestazione?
28 Ottobre 2020

La conversione nelle zone tropicali delle superfici naturali a terreni coltivati per prodotti quali soia, carne, olio di palma, cellulosa, è ritenuto essere uno dei maggiori fenomeni di degradazione ambientale per l’impatto negativo sul clima. Alla deforestazione è attribuito il 15% delle emissioni di anidride carbonica. Le foreste sono essenziali per mitigare i cambiamenti climatici, contrastare l’erosione di terreni fragili, favorire la biodiversità.

Ai grandi operatori sono richiesti sistemi di sostenibilità ambientale e sociale

Nel contempo, coltivare soia o palma da olio può essere vitale per intere comunità ed economie nazionali. In Indonesia, che con la Malesia assicura l’85% della produzione mondiale di olio di palma, la metà delle coltivazioni è assicurata da piccoli agricoltori.
In tale contesto, ai grandi operatori mondiali che raccolgono e trasformano queste materie prime è sempre più richiesto di agire per attuare sistemi di sostenibilità ambientale e sociale per le finalità economiche.

Unilever ha assunto l’impegno di eliminare la deforestazione dalle proprie forniture di materie prime entro il 2020. All’avvicinarsi della scadenza, questo colosso alimentare mondiale ha adottato un sistema di tecnologia satellitare con geo-referenziamento ed intelligenza artificiale messo a punto dall’azienda californiana Northrop Grumman (ex Orbital) per monitorare sul terreno le singole aziende fornitrici.

Riguardo la soia acquistata in Brasile, Cargill ha assunto l’impegno di non ritirare soia ottenuta da terreni sottratti alla foresta dopo il 2008, conformandosi all’accordo Amazon Soy Moratorium del 2006. Cargill, inoltre, collabora con associazioni locali per attuare soluzioni sostenibili volte agli agricoltori ed alle loro comunità. Una di queste è la collaborazione con l’associazione degli agricoltori del Bahia, regione collocata nel Cerrado, una vasta area che copre una superficie di 200 milioni di ettari.

Anche in questo caso, le moderne tecniche di mappatura permettono di dare trasparenza alle diverse azioni, la cui finalità resta quella di realizzare sistemi sostenibili di produzione, ricercando di migliorare le condizioni di vita dal punto di vista economico, sociale ed ambientale e fornendo al consumatore prodotti etici.

Ambiente, condizioni sociali, etica produttiva e dei consumi dimostrano un destino comune a tutti, filiera produttiva e consumatori ma anche comunità sociali ed ambiti economici.

Fonti: Food Navigator; Cargill

Massimizzare la fertilità del terreno conoscendo il carbonio
7 Ottobre 2020

Se il carbonio sotto forma di gas atmosferici rappresenta una delle più preoccupanti fonti di inquinamento, come sostanza organica assicura la fertilità del terreno. Il terreno, infatti, contiene il 65% del carbonio presente negli ecosistemi terrestri, mentre il 16% lo si ritrova nella vegetazione ed il 19% nell’atmosfera.
Dunque, la sostanza organica del suolo rappresenta il maggior serbatoio di carbonio e conoscerne la dinamica diventa importante non solo per la fertilità dei terreni ma come strategia per attuare pratiche colturali atte ad implementare il sequestro del carbonio.

La pratica del prato stabile come strumento di tutela ambientale

La pratica del prato stabile rappresenta una delle condizioni migliori per favorire tale sequestrazione accumulando materia organica. Grazie alla maggior quantità di radici ed alla capacità di fissare i nutrienti durante la maggior parte dell’anno rispetto ai seminativi, il prato stabile se ben gestito e curato, offre tutte le sue potenzialità anche in termini di tutela ambientale. 

Per massimizzare la fertilità del terreno diventa importante poter fare il bilancio del carbonio attraverso la misurazione del suo apporto e della successiva decomposizione e mineralizzazione. Questo in funzione delle coltivazioni e delle varie tecniche agronomiche, fra le quali le rotazioni, le concimazioni e l’apporto idrico. Uno studio argentino denominato Rotaciones en Tambo identifica la metodologia per calcolare l’apporto di carbonio al terreno nei sistemi delle aziende da latte valutando l’effetto sulla sostanza organica da parte delle colture foraggere perenni ed annuali, permettendo così di simulare varie possibilità di rotazioni e pratiche colturali.

Conoscere la dinamica del carbonio organico è importante non solo per valutare la fertilità del terreno ma anche per sequestrare il carbonio dall’atmosfera. Nelle aziende da latte, un’attenta valutazione delle varie coltivazioni anche in funzione del bilancio del carbonio, permetterà di iscriversi in una dinamica di sostenibilità ambientale, dimostrando tutto l’apporto che l’allevamento può fornire a questa fondamentale finalità.

Fonti: Todo Lecheria e Todo Agro

Biologico: da nicchia a riferimento, ma i consumatori chiedono di più
30 Settembre 2020

Il riferimento al prodotto biologico come garanzia e sicurezza di qualità alimentare, ha avuto un’importanza sempre più crescente nelle scelte d’acquisto. Nella UE la superficie destinata a coltivazione biologica è cresciuta del 70% negli ultimi 10 anni ed il valore delle vendite al dettaglio di prodotti bio ha raggiunto 34 miliardi € nel 2017 .

Negli USA, secondo la Organic Trade Association le vendite al dettaglio dei prodotti bio nel 2019 hanno raggiunto un valore di 50 miliardi $, pari al 5,8% di tutte le vendite alimentari rispetto al 3,4% nel 2010 e durante la pandemia la fiducia verso l’Organic label è aumentata, stante la ricerca di alimenti sani e salutari.

Da quanto emerso nello studio Organic and Beyond 2020 condotto da Hartman Group, questo successo non deve però essere interpretato come un riferimento assoluto, dato che fra i consumatori più consapevoli sta emergendo una richiesta in merito alle garanzie dei metodi di coltivazione, allevamento, trasformazione, che va oltre il biologico. Si tratta di aspetti quali benessere animale, condizioni di lavoro e tutele sociali, salute dei suoli, aspetti che il biologico considera, ma che i consumatori ritengono sempre più rilevanti, nell’ottica di produzioni sostenibili, di mantenimento della biodiversità e di contrasto al cambiamento climatico.

I Consumatori USA vorrebbero norme più stringenti

Secondo lo studio, il 78% dei consumatori USA ritiene che le norme USDA sulla produzione biologica dovrebbero essere più stringenti riguardo al benessere animale. È pure emerso che il 41% dei consumatori sceglie prodotti ottenuti da animali allevati senza antibiotici e senza ormoni ed il 76% ritiene che i prodotti bio dovrebbero avere criteri più rigorosi riguardo condizioni e tutele sociali dei lavoratori. Si tratta della stessa dinamica è ufficializzata dal Green Deal della UE, con gli obiettivi  di riduzione nell’uso di concimi, pesticidi, chemioterapici, tutela dei territori, aumento delle superfici ad agricoltura biologica, benessere animale.

L’aspetto della salute del suolo come recupero del valore biologico del terreno e del potenziale di sequestrazione del carbonio rispetto al suo riferimento di semplice substrato per le colture, ha portato alla cosiddetta agricoltura rigenerativa, cioè alla riscoperta in chiave moderna delle pratiche agronomiche di miglioramento della fertilità del terreno. Sempre più consumatori sensibili alle tematiche ambientali ed al bio prestano attenzione a questa tematica, che ha avuto vasto eco a livello mondiale da personalità quali Vandana Shiva.

Il bio, apparso sullo scaffale qualche decennio fa come prodotto di nicchia e con caratteristiche sensoriali anche a volte inferiori al convenzionale, è ormai divenuto una realtà che caratterizza praticamente tutti i prodotti alimentari. Negli USA solo una minoranza di consumatori dichiara di non aver mai acquistato un prodotto biologico e l’82% dei consumatori dice di consumarne in modo saltuario. Anche il differenziale prezzo non é più così dissimile rispetto al convenzionale.

Dunque, il bio oggi è sempre più percepito od immaginato come un riferimento che va oltre la naturalità del prodotto. Deve poter garantire una qualità a tutto tondo e che dunque tocca tutti gli aspetti della sostenibilità: sociale, ambientale ed anche economica.

CLAL.it - Rapporto consegne di Latte Convenzionale e Bio in Francia
CLAL.it – Rapporto consegne di Latte Convenzionale e Bio in Francia

Fonte: Hartman Group

Il valore del fieno per l’allevatore Statunitense
25 Settembre 2020

Pianificare gli interventi per massimizzare le potenzialità del foraggio

Il valore del fieno dipende da due fattori: quantità e qualità. Sostanzialmente,  il primo dipende dalla piovosità, mentre il secondo fattore è determinato dalle decisioni dell’imprenditore agricolo, per cui occorre pianificare bene gli interventi in modo da massimizzare la potenzialità del foraggio e contenere i costi di produzione.

Negli USA, in stati come Ohio, Pennsylvania, West Virginia, Wisconsin,  dove l’alimentazione delle vacche si basa su fieno ed insilato,  la produzione di latte è direttamente correlata alla disponibilità stagionale di foraggio. Quest’anno il primo taglio di medica è stato buono, ma la bassa piovosità comporta degli scarsi raccolti per il secondo ed il terzo taglio.
Riguardo al mais, le semine sono state rallentate a causa delle abbondanti precipitazioni, mentre ora la crescita è piuttosto stentata per la siccità.

Questo comporta una incertezza sui foraggi che potranno essere immagazzinati, per cui diventa importante seguire alcune regole: misurare la quantità di fieno del primo taglio e valutarne la qualità in funzione dei bisogni delle vacche lattifere e di quelle in asciutta – i tagli successivi in genere hanno una qualità migliore;  calcolare le scorte di insilato disponibili, tenendo anche conto che il nuovo raccolto dovrà fermentare per uno o due mesi prima di essere dato agli animali; quando possibile, seminare foraggi a rapida crescita se ci si accorge che la produzione di quest’anno non permette di coprire i bisogni alimentari fino alla prossima stagione; se comunque si prevede che il foraggio di buona qualità scarseggi,  si può anticipare l’invio al macello delle vacche meno produttive, fino a ridurre il numero di quelle in lattazione.

Valutare sia la quantità che la qualità dei foraggi è sempre importante. Diventa però vitale quando non è possibile sopperire alla loro scarsità, attraverso l’irrigazione o la maggiore supplementazione con i mangimi, come avviene in tanti territori di zootecnia da latte. Lo dimostrano le difficoltà vissute dai produttori USA quando i bassi prezzi del latte non coprono i costi di produzione.

TESEO.clal.it - Alimento Simulato e Prezzo del Latte USA
TESEO.clal.it – Alimento Simulato e Prezzo del Latte USA

Fonte: Farm and Dairy

Riorientare le produzioni alimentari per ‘rigenerare la natura’
9 Settembre 2020

Se continua così, il cambiamento climatico aggraverà la degradazione dei sistemi naturali con impatti molto rilevanti sulle filiere di produzione alimentare. Le emissioni di gas serra -GHG- in atmosfera contribuiscono al riscaldamento globale e dunque diventa imperativo contenerle, come ha stabilito già nel 2016 la conferenza ONU sul clima di Parigi. Si calcola che la produzione alimentare sia responsabile del 26% delle emissioni di gas serra e di queste l’allevamento ne rappresenta il 31%, le coltivazioni il 27%, l’uso dei suoli il 24%, la trasformazione e distribuzione il 18%. Bisogna poi considerare lo spreco alimentare, pari a circa il 30% della produzione totale, il fatto che due miliardi di persone sono sovrappeso mentre un miliardo soffre la fame. 

Rimodulare i sistemi alimentari per renderli resilienti

Questi squilibri impongono dunque di rimodulare i sistemi alimentari per renderli resilienti, e la crisi del Covid-19 ne fa un forte richiamo. Si tratta di affrontare la complessità delle correlazioni fra clima, deforestazione, biodiversità. Le foreste abbattono di un terzo le emissioni di carbonio, però la deforestazione prosegue a ritmi vertiginosi, e non solo in Amazzonia dove comunque negli ultimi 12 mesi è aumentata del 40%. Proteggere ed espandere le foreste potrebbe contribuire ad un quarto della mitigazione necessaria per raggiungere l’obiettivo della conferenza di Parigi, contenendo in 1,5 gradi l’aumento medio delle temperature globali al 2030. 

Si tratta di “rigenerare la natura”, accrescendo la biodiversità dei territori, recuperando la fertilità dei terreni e preservando le fonti idriche ed il loro accesso. Questo comporta una compartecipazione lungo tutta la filiera dalla terra alla tavola ed una condivisione degli obiettivi, attraverso azioni sociali e collaborazioni politiche anche fra i vari Paesi. In pratica, occorre agire per riequilibrare il bilancio del carbonio tra emissioni e sequestrazione, orientare i contributi agricoli per sostenere produzioni favorevoli per l’ambiente e la salute e per la transizione verso l’agricoltura rigenerativa; assicurare contributi per il riciclo delle plastiche, l’introduzione di nuove tecnologie di riciclo, compresa la raccolta, nel principio di un’economia circolare della plastica.

Le imprese agroalimentari sono chiamate a dare uno specifico contributo a tali azioni, rimodellando circuiti di fornitura, processi di trasformazione ed anche modalità di presentazione e confezionamento dei prodotti. Grandi imprese internazionali come Unilever hanno annunciato specifici impegni come l’equilibrio nel bilanciamento del carbonio al 2030, l’uso di materie prime ottenute certificate sostenibili e di materiali di confezionamento riciclabili o biodegradabili.

Anche le piccole e medie imprese coinvolte nelle produzioni territoriali, possono giocare un grande ruolo nel riorientare le produzioni, promuovendo il valore ambientale e sociale dei prodotti alimentari. Anzi, debbono farlo.

TESEO.clal.it – Emissioni GHG2 da agricoltura nel 2011

Fonti: Unilever, Food Navigator

Clima e malnutrizione: gli effetti del riscaldamento globale
3 Agosto 2020

Il riscaldamento globale, con le criticità del clima che determinano fenomeni sempre più estremi, siccità ed inondazioni, nelle regioni più vulnerabili e fra le fasce di popolazione più povere, produce anche situazioni di malnutrizione.

Questa constatazione è stata resa evidente da uno studio condotto in Brasile sulla correlazione fra esposizione alla siccità e ricoveri ospedalieri non solo a causa della mancanza di acqua e cibo, ma anche per gli effetti negativi del calore sulla fisiologia dell’organismo umano come capacità digestiva ed equilibrio dei liquidi e degli elettroliti corporei.

Esaminando i dati tra il 2000 ed il 2015 dei ricoveri da malnutrizione avvenuti nei periodi più caldi dell’anno, è stato osservato che il 15,6% dei casi poteva essere associato all’esposizione a temperature ambientali eccessive. Le persone più vulnerabili sono state i bambini, i giovani e gli anziani. I ricoveri da malnutrizione sono aumentati del 2.5% per ogni 1°C di aumento della temperatura giornaliera durante la stagione calda. Nel periodo osservato, la media delle temperature è aumentata di 1,1 °C e la percentuale di ricoveri da malnutrizione attribuibili a caldo eccessivo, è passata dal 14,1% nel 2000 al 17,5% nel 2015.

Questo ci dice che le strategie per affrontare gli effetti del cambiamento climatico debbono riguardare non solo i sistemi alimentari, acqua e cibo, ma anche la prevenzione della esposizione ai sempre più frequenti picchi di calore, in particolare per quanto riguarda bimbi, giovani ed anziani.

Se non si affronta con urgenza il tema del degrado ambientale, unitamente al degrado umano, saranno guai non solo per la salute ma per la convivenza civile.

TESEO.it – Impronta Idrica

Fonte: Plos Journals

L’importanza della gestazione per la salute del vitello
17 Luglio 2020

È noto che la salute del vitello e la sua carriera produttiva sono influenzate dal modo in cui è stata condotta la gestazione ed in particolare riguardo l’alimentazione della madre, il suo stato sanitario e gli stress. Su questi aspetti, l’Università della Florida ha condotto degli studi, i cui risultati sono stati presentati al Canadian Dairy Seminar 2020 in Alberta.

Un vitello che nasce sottopeso per carenze alimentari della vacca durante la gestazione, potrà avere compromessa la crescita, la capacità produttiva e la resistenza alle malattie. Non si tratta però solo di quantità della razione, ma anche della sua composizione ed additivazione.

È stato osservato che la colina è uno dei fattori nutrizionali che possono avere un’importanza diretta su salute e performance del vitello ed è stato dimostrato come la sua aggiunta nella razione della vacca per 3 settimane prima del parto fino a dopo il parto, comporta una minore mortalità dei vitelli a 24 giorni, minore incidenza di stati febbrili, maggior incremento di peso fino a 300 giorni. Riguardo le malattie, le infezioni alla vacca durante la parte finale della gestazione possono determinare una risposta immunitaria che si ripercuote sul vitello, condizionandone la salute.

Lo stress da caldo influisce negativamente sulla salute del vitello

Particolarmente importante è però un altro fattore osservato dai ricercatori statunitensi attraverso le osservazioni in utero della vacca a fine gestazione, cioè lo stress da caldo. Questo stato altera la capacità della vacca di scambiare principi nutritivi ed ossigeno al feto, riducendo la durata della gestazione. I vitelli alla nascita sono meno pesanti e questo stato persiste durante svezzamento e pubertà. L’animale potrà recuperare peso nel secondo anno di vita, ma si tratterà più di deposito adiposo che non di tessuto funzionale.

Quindi, vacche più grasse e con maggior insulina che metabolizzano più rapidamente il glucosio e di conseguenza minore capacità di trasformare i principi nutritivi in latte. Inoltre lo stress da caldo comporta minore possibilità di assorbire le immunoglobuline dal colostro e dunque ridotto stato immunitario del vitello.

In conclusione, bisogna prestare attenzione alle condizioni intrauterine negli ultimi tre mesi di gestazione. Questo non solo per la salute della vacca, ma per tutta la carriera produttiva del nuovo animale.

TESEO.it - Patrimonio Bovini da latte in Italia
TESEO.it – Patrimonio Bovini da latte in Italia

Fonte: Dairy Herd