Suinetti: perché il prezzo italiano è diverso?
9 Ottobre 2026

di Marika De Vincenzi

Teseo.clal.it – Prezzi dei suinetti dei principali paesi europei

A settembre il prezzo medio UE del SUINETTO da 25 Kg è stato pari a 48,7 €/capo. In Italia ha invece raggiunto il valore di 75,6 €/capo, superiore alle quotazioni dei principali Paesi produttori.

Confrontare i prezzi senza considerare la destinazione del suino può essere fuorviante. In Italia il suinetto entra prevalentemente in un sistema orientato al suino pesante destinato alle produzioni DOP, con caratteristiche produttive diverse da quelle prevalenti in altri Paesi europei.

Il confronto dei prezzi racconta quindi anche le differenze tra i modelli produttivi suinicoli europei. Un dato apparentemente semplice, come il prezzo di un suinetto, va letto alla luce della filiera a cui quel suino è destinato: produzione di carne fresca, salumeria, circuito DOP. Cambia l’obiettivo finale, cambiano i prezzi nel primo segmento della filiera, cambiano (o dovrebbero farlo) i prezzi del suino in base alla destinazione dell’animale.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Ripensare il modo in cui produciamo il cibo
7 Ottobre 2026

I problemi relativi all’ambiente, clima e natura, sono stati considerati per troppo tempo come questioni distinte. Una recente ricerca dell’Università di Oxford ha dimostrato come spesso invece si tratti dello stesso problema, che si manifesta sullo stesso territorio. 

Si stima che l’attività agricola abbia causato la perdita di 300 miliardi di tonnellate di carbonio immagazzinato nei suoli e messo a rischio di estinzione circa il 14% delle specie viventi – animali, piante, funghi, microrganismi – con un danno evidente alla ricchezza genetica del pianeta. Però, due terzi di queste perdite di carbonio e di biodiversità sono avvenute solo su di un terzo dei terreni mondiali coltivati e la gran parte di tale danno è concentrato in alcune zone del Sud America, dell’Africa subsahariana e del sud-est asiatico.

Il commercio internazionale contribuisce poi a distribuire questi impatti in tutto il mondo: circa il 18% delle perdite di carbonio e di biodiversità nei terreni agricoli è legato al commercio transfrontaliero di prodotti alimentari, col Brasile principale esportatore netto sia di carbonio che di perdita di biodiversità e la Cina principale importatore.

I ricercatori sottolineano che non tutti i cibi hanno lo stesso impatto e che una transizione verso diete sostenibili, specialmente nei paesi a più alto reddito, rappresenta la leva più efficace per arrestare l’estinzione delle specie. Rilevano che, in media, gli alimenti di origine animale sono associati ad emissioni di carbonio otto volte superiori e ad una perdita di biodiversità 14 volte maggiore per caloria rispetto agli alimenti di origine vegetale.

La sfida consiste nel reindirizzare i terreni agricoli al ripristino degli ecosistemi naturali senza compromettere la sicurezza alimentare globale. Compito arduo ma necessario, che interpella tutti a tutti i livelli.

Fonte: Nature

Prezzi del Gasolio Agricolo ai livelli del 2022
2 Ottobre 2026

di Elisa Donegatti

La quotazione del Gasolio Agricolo è aumentata da 1,44€/litro a fine agosto a 1,62€/litro a fine settembre: una crescita del +12% in meno di un mese (CCIAA Milano Monza Brianza Lodi). Il prezzo medio di settembre è stato superiore del +55% rispetto a un anno fa, su livelli che richiamano la forte fase di tensione del 2022. 

Il rialzo italiano si inserisce in una fase di tensione internazionale sui distillati del petrolio. Negli Stati Uniti l’agenzia EIA segnala prezzi del diesel ai livelli più elevati dal 2022, mentre la Commissione europea evidenzia prezzi elevati del diesel, nonché scorte europee di prodotti petroliferi inferiori alla media degli ultimi cinque anni. Le raffinerie europee stanno lavorando a livelli elevati e le scorte contenute lasciano margini limitati per assorbire eventuali nuove tensioni sul mercato. 

Per l’agricoltura italiana, il rincaro arriva in una fase caratterizzata da un consistente impiego di carburante per le lavorazioni post-raccolta, la preparazione dei terreni e le semine autunnali, aumentando direttamente il costo delle operazioni e la pressione sui margini delle produzioni agricole e zootecniche. Il Gasolio sarà quindi una voce da monitorare attentamente, soprattutto se la situazione sui mercati dei distillati dovesse rimanere tesa nei prossimi mesi. 

TESEO.clal.it: Italia – Prezzo del Gasolio Agricolo

Suinicoltura italiana: in una fase delicata serve un maggiore dialogo di filiera
2 Ottobre 2026

di Marika De Vincenzi

Il mercato suinicolo italiano sta attraversando una fase delicata, nella quale elementi di biosicurezza, equilibri di mercato, costi di produzione e competitività europea, obiettivi di commercializzazione di carni e salumi si intrecciano con le esigenze delle diverse componenti della filiera.

In questo contesto, il rapporto tra allevamento, industria e distribuzione assume un’importanza particolare. Condividere informazioni, comprendere le dinamiche che interessano i diversi anelli della filiera e confrontarsi sulle prospettive può contribuire a gestire meglio una fase caratterizzata da incertezza e cambiamenti.

Non si tratta di prevedere quale sarà l’evoluzione dei prezzi, ma di guardare alla filiera nel suo insieme: la capacità di dialogare e di trovare punti di equilibrio può diventare un elemento importante per affrontare i prossimi mesi. Sarà fondamentale monitorare diversi aspetti e affrontarli con la consapevolezza che molte incognite potrebbero avere un impatto trasversale sugli attori coinvolti lungo la catena di approvvigionamento.

È anche su questi temi che TESEO continuerà a raccogliere dati, informazioni e punti di vista degli operatori, per contribuire a una lettura condivisa delle dinamiche del mercato, costruita anche attraverso il confronto tra i diversi operatori della filiera.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Opinioni dal settore suinicolo: segnali di recupero ma resta la prudenza
25 Settembre 2026

di Marika De Vincenzi

TESEO ha raccolto le opinioni di operatori dell’allevamento, dell’industria e della distribuzione per comprendere come viene percepita l’attuale fase del mercato.

Dai contributi emerge un sentiment prudente. Le quotazioni intorno a 2,00 €/kg rappresentano un recupero dopo un primo semestre difficile, ma quanto si protrarranno rimane incerto. Tra le principali incognite c’è l’evoluzione del mercato europeo: maggiore disponibilità e prezzi più competitivi all’estero potrebbero aumentare la pressione sul nostro mercato interno (forse anche intaccando la tenuta delle scrofaie italiane, che producono suinetti per il circuito tutelato) e favorire il ricorso a carni estere.

Anche il rialzo delle quotazioni dei suini da macello viene letto con cautela: la minore disponibilità stagionale e i pesi più contenuti hanno sostenuto il recupero, ma con il ritorno di una maggiore offerta potrebbe riemergere la pressione sui prezzi.

Sul fronte dei costi di produzione, mangimi, energia, gasolio, trasporti e gestione della PSA continuano a incidere sui margini. Investimenti in efficienza, benessere e biosicurezza restano necessari, ma l’incertezza rende più prudente la programmazione.

Nel mercato dei salumi, secondo alcuni operatori, l’aumento dei prezzi dei DOP riflette soprattutto la minore disponibilità di prodotto, mentre per alcuni salumi non tutelati si rileva una debolezza dei volumi di vendita. Resta da capire quanto l’export possa compensare la debolezza del mercato interno. La filiera DOP resta un elemento di differenziazione del suino italiano, ma emerge la necessità di maggiore collaborazione strategica di filiera e investimenti coordinati. L’inflazione e i prezzi elevati impongono di esplorare mercati esteri attenti alla qualità e disponibili a riconoscerla in termini di prezzi.

Nel complesso, gli operatori intervistati da TESEO esprimono una filiera che guarda con attenzione all’attuale recupero delle quotazioni, ma non lo considera necessariamente strutturale. Prezzi, costi di produzione, disponibilità di suini e competitività del prodotto italiano rispetto all’offerta europea saranno i principali fattori da monitorare nei prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Frumento Duro: rialzi e riflettori sul Canada 
18 Settembre 2026

di Elisa Donegatti e Francesco Fenzi 

Le quotazioni del Frumento Duro alla CUN sono in aumento nelle ultime settimane. Nella rilevazione del 14 settembre, alla CUN Sud Italia, il Frumento fino alto proteico si colloca a 329-334 €/ton, contro i 274-279 €/ton del convenzionale, mantenendo un differenziale di circa 55 €/ton. 

Il rialzo dell’ultima settimana interessa anche le altre categorie, con aumenti di 5 €/t per il fino proteico e di 4 €/t per fino e convenzionale.

Il premio per il prodotto ad alto contenuto proteico rimane quindi significativo.

Sul mercato internazionale, l’attenzione è rivolta soprattutto al CANADA, dove le piogge stanno rallentando la raccolta e aumentando i timori sulla qualità del Frumento Duro. Le condizioni del raccolto canadese rappresentano quindi un elemento da monitorare per gli equilibri dell’offerta internazionale e per il mercato italiano.

Teseo.clal.it: CUN Sud Italia – Confronto Frumento Duro

Mercato suinicolo italiano: tra pressioni sui costi e tenuta dei margini
18 Settembre 2026

di Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Il comparto suinicolo italiano si trova ad affrontare uno scenario complesso, segnato dalle tensioni geopolitiche globali e dalle avversità climatiche che spingono al rialzo i costi dei fattori produttivi. 

L’impennata dei costi energetici — con il gasolio agricolo a 1,45€/litro (in crescita del +43,1% rispetto a un anno fa) — associata all’aumento dei fertilizzanti (Urea a 625 €/t a settembre, +36,2%) e delle materie prime mangimistiche come soia e mais, sta contribuendo a mantenere elevata la pressione sui costi di alimentazione e sulla gestione degli allevamenti. 

A livello strutturale, la crescente concentrazione dell’allevamento italiano – il 50% dei capi è localizzato in sole quattro province del Nord (Brescia, Mantova, Cremona e Cuneo) – aumenta l’esposizione al rischio sanitario e rende la biosicurezza un elemento centrale nella gestione della Peste Suina Africana (PSA). In tal senso, gli allevatori hanno sostenuto ingenti sforzi negli ultimi anni, adottando alti standard di protezione.

Quanto al mercato, oggi mostra segnali di tenuta. La domanda interna rimane reattiva, le principali filiere DOP evidenziano un recupero delle produzioni di prosciutti tipici e l’export complessivo dei salumi registra un +0,3% nei primi sei mesi dell’anno, sostenuto dall’aumento delle esportazioni di prosciutti stagionati, disossati, speck, coppe e culatelli, mortadella e wurstel, nonostante difficoltà di logistica, trasporti, restrizioni.

Con le quotazioni CUN dei suini da macello per il circuito tutelato a 1,96 €/kg (cat. 156/200 kg), i margini per gli allevatori si mantengono positivi. 

Quanto potrà durare questa fase di redditività e, soprattutto, in che misura i margini potranno tradursi in investimenti in efficienza, sostenibilità e biosicurezza, rafforzando la competitività della suinicoltura italiana? 

Costi in aumento e mercati incerti: le nuove sfide per la filiera
14 Settembre 2026

Di Alberto Lancellotti e Mirco De Vincenzi

Le tensioni internazionali, la logistica compromessa, i trasporti ostacolati dai venti di guerra, i cambiamenti climatici creano tensioni ai prezzi delle materie prime agricole, dell’energia e dei fertilizzanti. Produrre cibo costerà di più agli allevatori e il rimbalzo dei costi finirà per riverberarsi sulle filiere, fino al consumatore finale. Come reagirà la filiera? Le quotazioni di latte, suini, bovini da carne, avicoli – per restare nell’ambito zootecnico – riprenderanno quota, garantendo marginalità ai produttori oppure subentreranno altre dinamiche? 

Quali saranno i riflessi sui mercati legati alle rotte commerciali internazionali, anch’esse esposte a rotte inedite, dazi, protezionismi, aspirazioni di conquistare nuovi spazi?

Siamo tornati in una fase di incertezza globale, come già avvenuto in altri frangenti nel Terzo millennio (ricordiamo, in un excursus non esaustivo: la protesta delle tortillas in Messico nel 2007 per i rincari del mais, le Primavere Arabe nel 2010-2011, la corsa a rafforzare gli stock di cereali e semi oleosi da parte della Cina nel 2018-19, gli effetti della pandemia nel 2020 e 2021, poi l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, che ha trascinato i prezzi dell’energia, dei fertilizzanti, delle materie prime).

Rispetto al passato, oggi fra gli elementi inediti possiamo collocare l’Intelligenza Artificiale, che se ben orientata potrebbe semplificare la diffusione della conoscenza. 

Ma fra mille incognite, come dovranno comportarsi gli allevatori? In quale direzione dovranno investire? Bisognerà riorganizzare le catene di approvvigionamento? Come difendersi?

Stress da caldo: una nuova analisi
7 Settembre 2026

Di Alberto Lancellotti

L’anno 2026 è da annoverare tra gli anni eccezionali in termini di stress da caldo sulla vacca in tutte le principali province italiane per produzione di latte, anche al netto del trend in crescita registrato nell’ultimo decennio.

A misurarlo sono i dati climatici NASA che abbiamo analizzato in un nuovo approfondimento per misurare e raccontare in tempo reale la situazione stress negli allevamenti italiani. Lo stress da caldo nella vacca da latte può portare a conseguenze immediate, come un calo nella produzione di latte, ma anche a problematiche con ripercussioni sul medio-lungo periodo. 

In alcune province, come Mantova e Reggio nell’Emilia, l’attuale stress da caldo è superiore al massimo rilevato nei 10 anni precedenti per questo periodo, e se per Cuneo l’eccezionale stress sembra ora rientrare verso i livelli medi registrati nel decennio, per altre province come Brescia e Vicenza il livello di stress da caldo non accenna a rientrare nella normalità per questa fine estate. Gli allevatori del Sistema Stalla sottolineano che l’impatto sui capi diventa maggiormente gravoso tanto più è prolungato il periodo di stress: ne è un esempio la provincia di Cremona, dove la soglia d’allerta è stata superata già da inizio aprile.

L’impatto non si misura soltanto attraverso un calo delle consegne di latte. Se lo stress non comporta drastici cali produttivi è perché gli allevatori hanno attuato una serie di azioni per contrastarne gli effetti. E nuove iniziative ancora vengono prese in considerazione dal mondo allevatoriale per proteggere la mandria, e non solo il litro di latte, da questi eventi climatici.

Una condizione di cui tutta la filiere dovrebbe parlare, oggi su basi oggettive, per assicurare un sano futuro al settore.

Suino e bovino: due filiere, due strategie di mercato
4 Settembre 2026

di Marika De Vincenzi

Il mercato mondiale delle carni suine e bovine presenta nel 2026 dinamiche differenti secondo le ultime stime USDA: il suino prevalentemente orientato ai consumi interni, mentre il bovino mostra una maggiore esposizione al commercio internazionale.

Il SUINO rappresenta il 66% dei volumi complessivi delle due specie, pari a circa 14 kg pro-capite. Ben il 91% della produzione suinicola viene consumata internamente, mentre solo il 9% è destinato all’export (10,4 Mt). La Cina si conferma il principale polo produttivo e di consumo, con 59,5 Mt prodotte, quasi la metà del totale mondiale. L’UE riduce la produzione dell’1,2% e l’export del 7,6% (pesa la PSA in Spagna, principale esportatore dei 27 Paesi comunitari), mentre crescono le vendite estere di Stati Uniti (+3,3%) e Brasile (+6,8%).

Più orientato agli scambi internazionali è il COMPARTO BOVINO. La produzione si colloca globalmente a 61,6 Mt (-1,1%). Il 22% viene esportato, per un totale di 13,8 Mt. Gli Stati Uniti registrano un calo della produzione (-0,8%) e dell’export (-8,2%), mentre i consumi cinesi diminuiscono del 7,5%, complice un rallentamento della capacità di spesa interna. Il Brasile mantiene la leadership mondiale dell’export, con 4,27 Mt; da pochi giorni il suo accesso al mercato comunitario è frenato dal blocco all’import di alcuni prodotti, non allineati alle norme europee sull’uso degli antimicrobici. 

I dati confermano che non esiste un’unica formula per il comparto zootecnico. Efficienza, competitività, strategie internazionali vanno coniugate con specializzazione, qualità, flessibilità. I mercati – siano interni o internazionali – devono sempre più fare i conti con l’incertezza globale.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini
TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine