Megastalle e Reflui zootecnici: un modello agricolo sostenibile?
24 Settembre 2024

Negli Stati Uniti i digestori per la produzione di biogas realizzati presso le grandi stalle (megadairies), allevamenti con centinaia o migliaia di vacche da latte, stanno sollevando un dibattito, soprattutto negli Stati lattieri più produttivi come California e Wisconsin, che comprende tematiche relative ad emissioni, rispetto ambientale, produzioni energetiche ma, soprattutto, modello di sviluppo aziendale orientato verso unità produttive di sempre maggiori dimensioni seguendo lo schema industriale.

Ormai da tempo la produzione di biogas dal letame è considerata essere un metodo virtuoso per ridurre le emissioni di metano e tra il 2010 e il 2020 il Dipartimento per l’agricoltura statunitense ha disposto 117 milioni di dollari di sovvenzioni per i digestori anaerobici. A livello internazionale, nel 2021 durante la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (COP26) è stato lanciato il Global Methane Pledge, sottoscritto anche dall’UE, che mira a ridurre le emissioni globali di metano del 30% entro il 2030, prendendo come base di riferimento i livelli del 2020. Gli Stati Uniti hanno pubblicato il proprio piano di riduzione del metano che mira a sviluppare ulteriormente il settore attraverso specifiche politiche e ricerche con risorse a favore della produzione di biogas da letame, cui si attribuisce circa il 9% delle emissioni di metano mentre il 27% deriva dalla fermentazione enterica dei ruminanti. Di conseguenza si sono diffusi i biodigestori presso le aziende da latte per trasformare i reflui zootecnici in modo virtuoso per l’ambiente ed anche profittevole per l’impresa. Le voci critiche sostengono però che il biogas usato come combustibile è essenzialmente equiparabile a quelli fossili e dunque non può essere considerata energia pulita per contrastare il cambiamento climatico. Solo per citarne un paio, una ricerca di Friends of the Earth sostiene che i digestori per la produzione di biogas possono costituire un incentivo per aziende con dimensioni sempre maggiori, radicando ulteriormente sistemi alimentari che impattano sia le persone che l’ambiente, mentre in California è stato rilevato che la biodigestione del letame comporta fino al 15% di perdite di metano in atmosfera.

Il dibattito però coinvolge più in generale la natura e la diffusione delle megastalle come modello di industria agricola che comporta molti reflui impattanti sull’ambiente. Quando si hanno troppi animali in un unico luogo si avranno troppi rifiuti in poco spazio, che diventano un problema che va oltre la finalità di un biodigestore. La questione si pone anche in Italia, dato che negli ultimi dieci anni a fronte di un calo del 26% di aziende da latte, quelle con oltre 500 vacche sia aumentato del 54%.

TESEO.clal.it – Italia: evoluzione delle Aziende da Latte

Fonti: Modern Farmer e Frontiers

La Resistenza Antimicrobica interessa gli investitori mondiali
10 Settembre 2024

L’importanza della gestione degli antibiotici si inserisce in un contesto più ampio: quello degli antimicrobici.

Il prossimo 26 settembre in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite si terrà a New York l’incontro di rappresentanti ad alto livello sulla resistenza antimicrobica (AMR), una problematica equiparabile agli effetti disastrosi della pandemia  Covid o della crisi finanziaria del 2008. Si calcola che l’AMR nel 2019 abbia causato 1,3 milioni di decessi nel mondo, cioé più di quelli di Aids e malaria insieme, con una tendenza che potrebbe portare a 10 milioni di morti all’anno entro il 2050.

La resistenza antimicrobica non è solo una minaccia per la salute, ma rappresenta anche un danno economico. Si prevede infatti che con l’andamento attuale, i costi per il sistema sanitario potrebbero ammontare a 412 miliardi di dollari e le perdite produttive 443 miliardi di dollari. 

Azioni concrete lungo tutta la catena agroalimentare

Diversi provvedimenti sono stati messi in atto per affrontare questo grave problema, dichiarato dall’OMS emergenza sanitaria prioritaria. Nell’Unione Europea fra il 2018 ed il 2022 l’uso di antimicrobici in campo zootecnico è diminuito del 28%, con l’impegno degli Stati membri di ridurlo del 50% entro il 2030. Dato l’impatto economico e finanziario, l’antimicrobico resistenza è divenuta un serio fattore di rischio anche per gli investitori che attraverso varie rappresentanze a livello mondiale propongono azioni concrete per ridurre l’uso degli antimicrobici, in particolare lungo tutta la catena agroalimentare.

La prima proposta è di costituire un gruppo indipendente di esperti simile a quello sul cambiamento climatico (IPCC) in modo da fornire ai governi riferimenti scientifici certi per adottare opportuni provvedimenti legislativi.
Poi impegnare i Paesi a ridurre l’uso degli antibiotici ed altri antimicrobici negli allevamenti, fissare dei livelli massimi di residui nei reflui delle produzioni, realizzare un sistema internazionale di controllo e sorveglianza in campo umano, animale ed ambientale.
Gli investitori sottolineano poi l’importanza dei programmi di ricerca per ottenere nuove formulazioni antimicrobiche e nuove molecole in grado di bloccare le infezioni.

La cooperazione globale è essenziale

Ci sono emergenze mondiali che richiedono un approccio a livello mondiale. Fra queste rientra il grave problema della resistenza antimicrobica, per cui emerge più che mai sottolineando la necessità di una cooperazione globale, di finanziamenti sostanziali sia pubblici che privati e di soluzioni innovative per garantire un futuro più sano per tutti ed ovunque.

Fonte: Investor Action on AMR

Prospettive Economiche per l’America Latina e i Caraibi
18 Luglio 2024

Il sud America, l’America Centrale ed il Messico, od in altre parole l’area America latina e Caraibi (LAC), conta 33 Paesi con circa 700 milioni di persone che parlano prevalentemente lo spagnolo (63% della popolazione) ed il portoghese (34% della popolazione), dove Brasile e Messico sono le economie dominanti. L’esportazione di materie prime è la più importante fonte di valuta estera, mentre per i Caraibi risulta essere il turismo.

Uno studio della Banca mondiale definisce le prospettive dell’andamento economico in questa regione che riveste un ruolo rilevante nel contesto agroalimentare mondiale

Previsioni di crescita variabili

Dopo il rallentamento della crescita economica a causa degli effetti persistenti della stretta monetaria, nel 2024 si registrano alcuni segnali di ripresa, sebbene non in modo omogeneo. La fiducia delle imprese è sostenuta in Brasile come in Messico ed un miglioramento è stato registrato anche in Cile e Perù, mentre in Argentina, escluso il settore agricolo, si registra un perdurante calo della produzione.
Tranne che in questo importante Paese, l’inflazione è generalmente in calo e le banche centrali hanno iniziato a ridurre i tassi rispetto ai livelli elevati del 2023. Secondo le previsioni, la crescita del Brasile sarà del 2% nel 2024 e del 2,2% nel 2025, grazie alla riduzione dei tassi di interesse ed alla ripresa dei consumi e degli investimenti privati, mentre in Messico dovrebbe attestarsi al 2,3% nel 2024 ed al 2,1% nel 2025, frenata dalla stretta politica monetaria, con una ripresa degli investimenti e dei consumi nel prossimo anno.
Situazione più critica in Argentina, dove si prevede una contrazione del 3,5% nel 2024, ma una ripresa della crescita al 5% nel 2025. Le autorità stanno cercando di affrontare le sfide economiche significative con un approccio basato in parte sul consolidamento fiscale ed il riallineamento dei prezzi relativi, compreso il tasso di cambio. L’inflazione dovrebbe rimanere elevata quest’anno, anche se in rapida diminuzione.
In Colombia, la crescita dovrebbe aumentare all’1,3% nel 2024 ed al 3,2% nel 2025, grazie alla ripresa dei consumi privati e delle esportazioni. La crescita prevista per il Cile, pari al 2,6% nel 2024 e al 2,2% nel 2025, sarà sostenuta dalla forte domanda estera di materie prime per le energie verdi, in primo luogo rame e litio. Per il Perù, si prevede una crescita del 2,9% nel 2024 e del 2,6% nel 2025; l’aumentata capacità estrattiva dovrebbe poi favorire l’export. Per i Caraibi è prevista una crescita economica sostenuta, che nel 2025 dovrebbe attestarsi al 5,7%, trainata dalla ripresa del turismo, ma con notevoli differenze fra i vari Stati, come dimostra la perdurante instabilità ad Haiti.

Anche per l’America Centrale persistono notevoli differenze fra gli Stati che la compongono. Basti pensare alle differenze fra Paesi come Panama con una economia basata sul dollaro ed un più contrastato Nicaragua.

Rischi e incertezze

Queste previsioni sono comunque esposte ad una serie di rischi. Tra questi, la possibilità di un inasprimento delle condizioni finanziarie mondiali, gli alti livelli di debito locale ed anche il rallentamento della crescita in Cina che potrebbe rallentare la domanda di prodotti latinoamericani. Il tutto, senza dimenticare l’imprevedibilità degli eventi meteorologici con l’incognita del cambiamento climatico.

Fonte: World Bank Group

TESEO.clal.it – Rapporto settimanale del meteo in Brasile

Ripartire equamente il valore delle Commodity
2 Luglio 2024

I prodotti cosiddetti Commodity, siano essi agricoli, energetici, metallurgici od altro, vengono negoziati sul mercato dei futures con dei contratti dove i prezzi sono influenzati (anche) da fattori estranei alla natura dei prodotti stessi, sulla falsa riga di quanto avviene per titoli ed azioni.

Prezzo fissato con largo anticipo

Il prezzo internazionale di prodotti quali Grano, Riso, Zucchero, Olio di Palma, Caffè o Cacao, viene definito dai contratti che gli acquirenti sottoscrivono con i venditori su forniture posticipate (future) per garantirsi da fluttuazioni impreviste nelle quotazioni di mercato. Quindi il prezzo delle commodity viene fissato con largo anticipo prima di effettuare le transazioni fisiche ed è relativamente svincolato dalle richieste dei produttori.
Da sempre ed ovunque, dai Souq in Medio oriente, ai mercati in Europa, India o Cina, commercianti ed acquirenti si riunivano in un luogo fisico per stabilire i prezzi accettabili delle merci. Nei tempi moderni, le borse hanno allontanato le contrattazioni dalla presenza fisica del bene, che è diventata superflua col trading elettronico. Questa tipologia di contrattazione da un lato ha aumentato in modo significativo i volumi di trading e la liquidità, dall’altro ha portato ad una maggiore volatilità e ad una minore trasparenza riguardo il reale valore intrinseco del bene contrattato e della equità nel prezzo pagato ai produttori.

Il mercato dei futures pur basandosi sempre sui fattori tangibili nel determinare il prezzo quali domanda ed offerta, dipende in misura considerevole dai fattori intangibili quali l’atteggiamento di rischio degli investitori ed il contesto economico e geopolitico generale. In altri termini dalla finanza.

Quali benefici agli agricoltori?

Se le contrattazioni moderne permettono di negoziare dei beni di massa (commodity) in luoghi fisici o virtuali estranei da quelli di produzione, diventa legittimo chiedersi se e quali benefici apportano agli agricoltori nei loro Paesi d’origine. Un beneficio può essere la trasparenza del prezzo, dato che questo diventa di dominio pubblico essendo reso prontamente disponibile sullo smartphone. Ma non è detto che il prezzo di prodotti quali Caffè o Cacao fissato e reso pubblico nel mercato future ICE (InterContinental Exchange) di New York sia poi quello riconosciuto agli agricoltori nei luoghi di produzione, perché entrano in ballo intermediari ed anche Governi locali che possono offuscarlo per degli accordi stabiliti con importatori esteri, il che comporta il pagamento agli agricoltori di un prezzo inferiore rispetto a quello commodity.

All’opposto si può assistere anche a prezzi maggiori di quelli negoziati nelle borse merci elettroniche come nel caso di prodotti da agricoltura biologica o contrassegnati dal marchi privati di qualità (es. Fairtrade), stabilendo relazioni dirette fra luoghi di produzione e di consumo. Oltre al modo di fissazione del prezzo di riferimento ed alla sua pubblicazione, occorre dunque considerare la trasparenza nel mercato per ogni specifica commodity.

Come sempre, non basta l’accordo sul prezzo concordato fra due entità per definire l’equa ripartizione del valore di quel bene lungo i soggetti della filiera. Infatti il prezzo é un riferimento e non un dato assoluto. Determina il valore del bene, da ripartire fra i soggetti che contribuiscono a realizzarlo. Questi soggetti, dall’agricoltore al trasformatore, al commerciante, hanno un ruolo diverso ed anche un diverso potere contrattuale ed una tempistica diversa.

Prendiamo ad esempio il Cacao: i prezzi sono schizzati alle stelle; chi produce cioccolato in Europa aggiorna prontamente i listini, ma l’agricoltore che produce le bacche di Cacao in Africa occidentale deve aspettare il prossimo raccolto per avere un prezzo maggiore. Ecco perché occorrono organismi di sorveglianza regolatori.

Fonte: Food Navigator Europe

Prezzi mondiali del Frumento a confronto – TESEO.clal.it

Ridurre le Emissioni è possibile
18 Giugno 2024

Le emissioni azotate derivanti dall’intensificazione delle pratiche agricole e da carichi di bestiame elevati portano alla liberazione di ammoniaca in atmosfera, col conseguente aumento di quel particolato fine nell’aria (PM2,5) responsabile di crescenti patologie respiratorie nella popolazione.

Il problema è serio. Riguarda diverse zone del mondo, inclusa la Pianura Padana dove la concentrazione di elementi inquinanti nell’aria, fra ammoniaca (NH 3), ossidi di azoto (NO) e di zolfo (SO), è fra le più elevate d’Europa, come è stato recentemente dimostrato dal progetto Inhale (Impact on humaN Health of Agriculture and Livestock Emissions), per studiare l’impatto sulla salute umana delle emissioni dell’agricoltura e dell’allevamento in Lombardia.

Ridurre le emissioni di ammoniaca, dato che per l’81% derivano dall’agricoltura, è possibile.
Per questo occorre adottare cinque regole:

  1. Uso efficiente delle proteine nella razione, per ridurre l’azoto in eccesso escreto dagli animali sotto forma di urea urinaria;
  2. Pulizia frequente e regolare delle aree di allevamento;
  3. Copertura delle vasche di stoccaggio dei liquami;
  4. Tecniche di spandimento come barre o dischiere;
  5. Gestione con cura dei fertilizzanti, in particolare l’urea.

Poi bisogna considerare il continuo consumo di suolo.

La sostenibilità ambientale è la base per la credibilità delle nostre produzioni, in primis le DOP.

TESEO.clal.it – Italia: Allevamenti e capi Bovini

Colture OGM: rilevanza nell’Agricoltura USA
5 Giugno 2024

Negli USA, più del 90% di mais, cotone e soia deriva da sementi OGM. Le sementi geneticamente modificate sono state introdotte nel 1996 e poco più di dieci anni dopo interessavano oltre il 50% di tutte le coltivazioni di mais, soia e cotone.  Le due principali caratteristiche delle piante geneticamente modificate sono la tolleranza agli erbicidi (HT) e la resistenza agli insetti (Bt). Questi tratti genetici possono essere aggiunti nei semi singolarmente (caso più frequente) oppure in modo combinato.

Nel tempo sono poi state sviluppate caratteristiche anche diverse da HT e Bt, come la resistenza a virus, funghi e siccità, un maggiore contenuto di proteine, olio o vitamine. Le sementi HT sono ampiamente utilizzate anche in erba medica, colza, barbabietola da zucchero. 

Tecnicamente, gli Organismi Geneticamente Modificati si possono distinguere in transgenici se i geni inseriti provengono da specie diverse, es. geni di origine animale inseriti in una pianta, oppure in cisgenici quando si modificano dei geni della stessa pianta (od organismo).

Fonte: Economic Research Service – USDA

USDA: Adozione delle Colture Geneticamente Modificate negli Stati Uniti

Sostenibilità: molto più di un semplice slogan
7 Maggio 2024

Equilibrio tra bisogni presenti e futuri (Rapporto Brundtland, 1987)

Oggi parlare di sostenibilità è quasi diventato uno slogan da declinare per azioni quali il riciclo, le pratiche di agricoltura conservativa, la riduzione delle emissioni o la lotta al cambiamento climatico. Però sostenibilità ha un significato molto più ampio e profondo, quello di “consentire alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Questo termine oggi così tanto in voga rimonta al lontano 1987 quando la Commissione mondiale su Ambiente e Sviluppo dell’ONU, presieduta dal primo ministro norvegese signora Bruntland, presentò il rapporto «Our common future» (Il futuro di tutti noi), indicando le azioni da attuare per uno sviluppo sostenibile.  Implicito in questo termine è pertanto il concetto dei bisogni, che evidenzia l’obiettivo di provvedere alle necessità essenziali per i meno abbienti ed il fatto che l’economia e l’organizzazione sociale debbano tener conto delle capacità dell’ambiente di provvedere ai bisogni presenti e futuri del mondo.

La storia mostra l’urgente necessità dello sviluppo sostenibile

La storia insegna come con l’aumento delle esigenze e dei bisogni della società, il volume e la struttura del consumo di varie risorse iniziano a cambiare innescando problemi su scala mondiale quali guerre, disuguaglianze sociali, disastri ambientali, peraltro prevedibili. Nel ventesimo secolo, questi problemi si sono aggravati in modo significativo ed hanno creato una crisi sistemica che impone di affrontarli in modo rapido.  Pertanto, bilanciare i tre “pilastri” dello sviluppo sostenibile –in inglese Planet, People, Profit – diventa una pratica intrinsecamente positiva ed una necessità da perseguire in modo fattivo da parte di tutti. Per questo occorre riconsiderare l’uso dei carburanti fossili, carbone, petrolio, gas, che rappresentano oltre il 75% delle emissioni di gas ad effetto serra e contrastare la deforestazione nelle zone umide tropicali, scrigno di biodiversità. Di uguale importanza, anche se meno dibattuto, è il tema della salvaguardia dei diritti umani, dei principi di giustizia e di tutela della salute. Nelle attività economiche occorre ridefinire e innovare la produttività della catena del valore riducendo le risorse impiegate e migliorando i processi di distribuzione del valore.

Il rapporto Brundtal, già quasi quarant’anni fa forniva ai governi una prospettiva globale di politiche per il riconoscimento del valore strumentale di un ambiente naturale sano, compresa l’importanza della biodiversità; la protezione e l’apprezzamento dei bisogni delle culture locali; la cura dell’equità economica e sociale nelle comunità di tutto il mondo; l’attuazione responsabile e trasparente delle politiche pubbliche. Solo nel 2015 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, indicando i 17 obiettivi volti a creare una società equa a livello mondiale, in un ambiente sano e prospero.

Oltre alle politiche pubbliche, lo sviluppo sostenibile impone però un impegno concreto, convinto e condiviso da parte di tutte le componenti la società, cioè tutti noi, in tutto il mondo.

Fonte: United Nations

Calo dei raccolti e rischi sistemici: l’importanza della Biodiversità
11 Aprile 2024

La biodiversità diminuisce ad un ritmo allarmante. Eppure, per continuare ad avere cibo, acqua dolce, aria pulita, per prevenire la diffusione di malattie infettive e contrastare i cambiamenti climatici, la biodiversità degli ecosistemi naturali è indispensabile perché rappresenta la struttura portante della vita.  

Secondo uno studio dell’università olandese di Wageningen, più della metà dell’economia mondiale, e di conseguenza il nostro benessere, si basa su ecosistemi ben funzionanti.

Rischi sistemici, i più difficili da calcolare

Oltre a costi diretti come il calo dei raccolti, la perdita di biodiversità può portare a rischi sistemici, forse i più critici e i più difficili da calcolare. Questi si presentano quando interi ecosistemi collassano comportando ricadute sulle economie e sugli interi sistemi finanziari. Prendiamo ad esempio il costo dovuto alla perdita di impollinazione sulla produzione agricola. Secondo il Forum economico mondiale, il 35% della produzione agricola dipende essenzialmente dagli impollinatori come le api. Colture quali mele e pomodori, ma anche caffè e mandorle dipendono sostanzialmente da questi insetti.  Lo studio ha stimato che in Germania e nei Paesi Bassi la perdita degli impollinatori comporterebbe danni annuali rispettivamente di 1,8 e 1,4 miliardi di euro, con un impatto sui rispettivi PIL molto più rilevante. Diventa dunque indispensabile contrastare il calo di biodiversità, che in Europa sta continuamente aumentando a causa dell’intensa urbanizzazione e dell’antropizzazione dei territori, dell’inquinamento ma anche di pratiche agricole non sempre sostenibili.

Così come si sta facendo per i cambiamenti climatici, definendone i danni ed identificando interventi per contrastarli, comprese le nuove tecnologie, anche per questa criticità occorre misurare in modo affidabile il declino degli impollinatori e come questo influenzi altri ecosistemi, nonché esaminare l’impatto dell’espansione economica sulla biodiversità ed i relativi costi.

Diventa dunque indispensabile preservare gli ecosistemi, per avere la grande varietà di animali, piante, microorganismi che sono fondamentali per le attività vitali. Detto altrimenti, è vitale tutelare la natura, obiettivo che peraltro si propone la strategia UE sulla biodiversità per il 2030.

Fonte: Wageningen University

Le prospettive per l’agroalimentare Made in USA
27 Marzo 2024

L’economia agricola USA, data la forte capacità di export, ha una proiezione mondiale il cui grande potenziale è correlato all’andamento dei mercati internazionali ed alle tensioni geopolitiche che li influenzano. Nelle previsioni degli economisti agrari, si manifesta un certo pessimismo sulle prospettive a breve termine per le quotazioni agricole statunitensi a causa dell’andamento della domanda interna ed internazionale, specialmente quella cinese, dei tassi di interesse elevati, del clima e delle incertezza del mercato cerealicolo internazionale per le tensioni nella regione del Mar Nero e del Medio Oriente, cui si aggiunge l’aumento della concorrenza produttiva da parte del Sud America.

In campo animale si registra la riduzione delle forniture di carne bovina ma anche suina e di pollo, il che dovrebbe offrire un sostegno ai prezzi anche se pesa l’incognita dei tassi di interesse. Bisogna considerare che la popolazione di bovini USA è arrivata al livello più basso dal 1962 e si prevede che solo a partire da metà del 2024 ci potrebbe essere una inversione di tendenza. Per il latte si prevede un riallineamento al basso delle quotazioni. Gli economisti agrari ritengono che la continua riduzione del patrimonio bovino statunitense a causa della siccità e di altre pressioni, potrebbe anche causare una rilevante concentrazione sia degli allevamenti che dei trasformatori di carne.

L’andamento dell’economia agricola è comunque influenzato dalla debolezza della domanda di molti prodotti base che sta facendo diminuire i prezzi e sebbene i costi di produzione siano scesi, i margini delle aziende agricole sono risicati. Inoltre l’elevato valore del dollaro ha diminuito la competitività sul mercato mondiale.

Concorrenza mondiale e rallentamento della Cina

Guardando allo scenario internazionale, uno dei temi principali è la preoccupazione per l’aumento della concorrenza mondiale che si ripercuote sulle esportazioni di cereali e di soia. Sul mercato mondiale la Russia sta immettendo quantità record di grano ed il Brasile di mais, mentre negli USA il calo dei capi di bestiame comporta una minore richiesta di mangimi e le esportazioni di soia sono previste in calo per la competizione sudamericana. Però il fulcro per gli scambi commerciali resta la Cina, che cerca di diversificarsi dalla dipendenza dagli Stati Uniti per le materie prime agricole e dove il rallentamento dell’economia potrebbe avere un impatto molto negativo.

Per il 2024 i raccolti in nord e sud America sono previsti in crescita. La riduzione nel prezzo dei concimi potrebbe rappresentare un risparmio significativo per gli agricoltori, ma i costi operativi più elevati ed i prezzi più bassi incideranno sulle prospettive per il 2024. Gli economisti sono più ottimisti sui prezzi della soia ritenendo che tenderanno ad aumentare anche per il raccolto 2024/25, mentre, all’opposto, per il mais si prevede un calo dei prezzi. Gli agricoltori dovranno comunque monitorare attentamente gli indicatori macroeconomici per assumere le decisioni più appropriate a contrastare le sfide e sfruttare le opportunità.  

Fonte: AGWEB

TESEO.clal.it – Allevamenti bovini: Consistenza delle mandrie d’origine

Il benessere degli Allevatori
13 Marzo 2024

In vari Paesi, negli Agricoltori è stata dimostrata una correlazione tra situazioni di crisi ed aumento di fenomeni quali stress, ansia, problemi di salute mentale e persino suicidi. Più di ogni altro Paese avanzato, in Nuova Zelanda le attività economiche, la vita delle persone, l’ambiente, dipendono sostanzialmente dal successo dei sistemi agricoli, che rappresentano il fattore determinante per l’occupazione ed il benessere sociale.

Situazioni conseguenti a pressioni finanziarie, nuovi adempimenti, inondazioni, problemi di lavoro, solitudine, hanno avuto crescenti ripercussioni sul benessere sociale e sulla salute mentale degli agricoltori neozelandesi, soprattutto nelle zone più remote dell’Isola del Sud.

Infatti negli ultimi anni essi hanno dovuto far fronte ad un contesto economico pieno di nuove criticità ed incognite dovute a costi elevati, alti tassi di interesse e calo nei prezzi delle produzioni agricole. C’é poi il problema dell’isolamento, specialmente diffuso fra i giovani che soffrono situazioni di solitudine nelle aziende in zone remote con difficoltà a gestire la vita quotidiana come il non cucinare o badare a sé stessi in modo appropriato e che hanno problemi a trovare forza lavoro per aiutarli nelle attività dell’azienda agricola.

Tecnologie e servizi di supporto rurale

Bisogna considerare che, con l’evoluzione della società, sono venuti meno i luoghi di aggregazione tradizionali delle comunità rurali come sale di ritrovo, pub ed anche chiese che progressivamente hanno chiuso i battenti. Di conseguenza, data la loro vulnerabilità, soprattutto in questi tempi di crisi gli agricoltori hanno bisogno di un sostegno supplementare per creare nuovi legami personali e sociali.
La necessità  è ben presente, dato che esiste un servizio di sostegno rurale con dei  consulenti professionisti che si possono chiamare e far visitare le persone entro una settimana e spesso il giorno dopo, se è urgente. Anche le tecnologie possono essere utili,  come ad es. WhatsApp in modo da sentirsi parte di un gruppo e poter rimanere facilmente in contatto.

Il benessere degli Allevatori influisce sull’intera comunità

Questo ci dice che non bisogna trascurare la dimensione sociale della sostenibilità. Il sentimento di solitudine, abbandono, contrarietà, incomprensione, può essere una criticità poco apparente ma dai risvolti fondamentali per l’attività economica. Il disagio manifestato con proteste molto determinate degli agricoltori in vari Paesi del mondo può esserne la riprova ed andrebbe considerato attentamente.

I nostri Allevatori vivono situazioni di disagio?

Fonte: Farmers Weekly