Di Marika De Vincenzi
Non è il classico “testacoda”: quello che sta accadendo sul mercato dei bovini da carne appare quasi irrazionale. I listini scendono, nonostante la disponibilità di bovini per la macellazione sia inferiore alla domanda. Una dinamica che, secondo Davide Maran, Direttore Commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera, è “difficile da comprendere”.
TRE FATTORI CHIAVE ALLA BASE DEL RIBASSO:
1️⃣ DOMANDA INTERNA IN CONTRAZIONE
“I prezzi stanno scendendo per una concomitanza di fattori – dice Maran -. Il primo elemento ribassista è legato ai CONSUMI, che sono molto bassi. Siamo giusto entrati nel periodo di Quaresima, i prezzi delle carni bovine sono stati piuttosto alti rispetto a carni molto più concorrenziali come la suina e la Gdo in questi frangenti si trova in difficoltà nel definire politiche promozionali o leve in grado di dare una spinta efficace alla vendita”.
2️⃣ PRESSIONE DELLE ROTTE COMMERCIALI EUROPEE
“Rispetto al passato registriamo un mercato di animali vivi per la macellazione che entrano in Italia dall’Europa Orientale e che fanno concorrenza diretta su tagli, cosce, lombi, impedendo una corretta valorizzazione del prodotto nazionale – prosegue Maran -. Negli ultimi anni il flusso dalle stalle dell’Est era in prevalenza diretto verso i mercati emergenti; riversandosi in Italia ha creato un calo dei listini”.
3️⃣ DIFFICOLTÀ DI RISTALLO DALLA FRANCIA
“Nei mesi scorsi ci siamo trovati in forte difficoltà per i ristalli, in quanto la LSD ha bloccato per un periodo le esportazioni di broutard dalla Francia verso l’Italia, creando da un lato un’impennata dei prezzi di approvvigionamento e dall’altro provocando uno squilibrio nel calendario degli ingrassi – spiega Maran -. Oggi alcuni big player nazionali si ritrovano con le stalle con un numero di capi significativo da collocare, la distribuzione che non riesce a canalizzarli adeguatamente per un forte rallentamento della domanda e, di conseguenza, il prezzo dei bovini da carne si ritrova a dover fare i conti con dinamiche di contrazione”.
Un cambio di rotta che si è avvertito negli ultimi due mesi, con un passaggio da un mercato vivace a uno stallo preoccupante. “Anche perché l’acquisto dei vitelli da ingrasso lo paghiamo sempre a prezzi alti e l’esposizione finanziaria per gli allevatori rimane alta, con l’incertezza di un mercato poco propositivo”.

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (F.P.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.































































