Davide Maran – Direttore Commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera
“Il mercato al ribasso spingerà la concentrazione della produzione e dell’offerta, proprio mentre l’aumento delle importazioni a cui stiamo assistendo con forza da dopo Pasqua lungo la rotta che va dal Centro Nord Europa e dall’Europa Orientale verso l’Italia sta contraendo i listini, in particolare per vitellonee scottona”.
Non nasconde la propria preoccupazione Davide Maran, direttore commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera, che parla di “invasione barbarica”.
La flessione dei prezzi, in particolare per i vitelloni, si aggira intorno al -10% in poco più di un mese.
“Così gli allevatori, che hanno acquistato a prezzi elevati i broutard dalla Francia, si vedono costretti a svendere il prodotto, con i macelli che, a loro volta, cedono le mezzene e i quarti sottocosto, pur di non perdere quote di mercato”.
Un quadro allarmante per Maran, che intravede nel riequilibrio dei prezzi di acquisto dei broutard francesi l’unica speranza per restituire ossigeno agli ingrassatori italiani, sotto attacco da offerte di carne a prezzi sempre più competitivi dall’estero: Francia, Spagna, Irlanda, Germania, Austria, quasi che l’Italia fosse una valvola di sfogo per piazzare l’esubero produttivo nei diversi paesi.
Il rischio è perdere ulteriore vigore in una filiera sempre più governata dal prodotto estero.
Su quali pilastri puntare per costruire il rilancio della carne bovina italiana?
“Dalla Qualità e dalla Sostenibilità, elementi sempre più richiesti dai consumatori e che la zootecnia di casa nostra è in grado di offrire – spiega Maran -. Allo stesso tempo, servono azioni di formazione verso gli operatori della filiera e di promozione per spiegare i valori della produzione interna. Altrimenti correremo il rischio che i consumi cedano ancora di più il passo verso altre tipologie di carne, perdendo un patrimonio unico e insostituibile”.
Paola Aguzzi – Presidente dell’Associazione Quelle del Latte
Abbiamo seguito con curiosità lo sviluppo di “Quelle del Latte”, una rete di professioniste attive nel settore della zootecnia da latte italiana, che sta contribuendo a dare voce, visibilità e connessione alle donne del comparto. Per conoscerla meglio abbiamo intervistato la presidente, Paola Aguzzi, figura di riferimento dell’iniziativa.
Gentile Paola, qual è la sua professione, e dove la svolge?
Mi definisco una farm manager. Ho lavorato in diverse aziende e in varie province e attualmente opero presso l’azienda del Cavaliere del Lavoro Finato Martinati Venier Guido, a Verona, nel ruolo di direttore. Il mio lavoro è complesso: oltre a gestire la stalla come “capo stalla”, sono responsabile delle scelte agricole e degli investimenti. L’azienda è articolata in più settori (latte, biogas, terreni, biologico), quindi serve una figura che coordini l’insieme delle attività e che si interfacci costantemente con l’amministrazione e con i programmi della proprietà.
Generalmente, perché una professionista decide di far parte di QdL? E cosa vi trova, poi?
Evolvere in un contesto di “censura”
QdL è un luogo che accoglie le fragilità, spesso nascoste. È uno spazio in cui si parla una lingua comune, quella delle donne che lavorano in questo settore. Si ascoltano esperienze che rispecchiano il proprio vissuto e si ritrovano competenze, calore e forza, che a volte si possiedono già senza esserne pienamente consapevoli. È condivisione e aspirazione, è un modo per evolvere in un contesto in cui spesso le donne in zootecnia sono censite e “rinchiuse”.
Qual è stato l’impulso determinante per la nascita di “Quelle del Latte”?
QdL è nata a casa mia, una sera di febbraio 2023. Dopo un passaparola, una quindicina di donne del settore zootecnico – veterinari, allevatrici, tecnici e coadiuvanti – si è riunita a cena. Parlando, abbiamo scoperto di avere molto in comune: le donne in questo settore occupano spesso ruoli marginali, di contorno, ma raramente decisionali o visibili. Siamo spesso identificate come “la moglie di”, “la sorella di”, “la figlia di”, “l’assistente di…”, senza una reale identità riconosciuta e senza voce. L’obiettivo è stato creare uno spazio in cui a parlare in prima persona fossero le donne, superando quello che definisco un vero e proprio “tetto di cristallo”.
Secondo le esperienze di condivisione professionale fatte in QdL, quali ritiene siano i principali ostacoli ad una completa valorizzazione delle professioniste di sesso femminile in ambito allevatoriale oggi? Qualcosa sta cambiando?
L’ostacolo principale, anche se lentamente le cose stanno cambiando, è confrontarsi con un ambiente ancora fortemente “patriarcale” e riuscire a emergere con la stessa assertività e considerazione degli uomini. Nessuno mette in dubbio le competenze maschili, mentre una donna deve spesso dimostrare continuamente le proprie.
Nell’Allevamento da Latte, anche la concezione che le donne hanno di sé sta cambiando?
Sì, le donne stanno sviluppando una diversa consapevolezza di sé, delle proprie capacità e una determinazione che spesso l’altro sesso non manifesta con la stessa intensità.
Perché è così importante la cura della persona, anche emotiva, in ambito lavorativo?
Il nostro è un ambiente fortemente stressante: viviamo quotidianamente un lavoro ad alto carico emotivo e decisionale, a contatto con situazioni complesse legate alla gestione del benessere animale e della produzione. Inoltre, il settore non ha potere contrattuale: ciò che acquista è dettato dal mercato, mentre ciò che vende, essendo una commodity, è deciso da chi compra. I margini di guadagno sono spesso ridotti o inesistenti e questa incertezza logora.
QdL organizza incontri di varia natura, anche con contenuti tecnici. Avvertite una carenza di offerta formativa per il mondo allevatoriale italiano?
Aggiornarsi per innovare in stalla
Organizziamo anche incontri tecnici, in cui il numero ridotto di partecipanti favorisce domande e discussione. Sono incontri tenuti da esperti del settore, mai banali e senza finalità commerciali.
Abbiamo affrontato temi come:
“One welfare” e benessere in stalla
Lettura dell’estratto conto bancario e valutazione di prestiti e mutui
Il potere dei mitocondri
Come ci percepiscono le vacche e il loro modo di ragionare
Il valore del tempo e i tempi delle donne nell’orologio biologico della natura
Welfare ambientale e carbon footprint
Fermentazioni e gestione dell’insilato
“Far parlare i numeri” per le scelte aziendali
Costo del litro di latte
Fare rete e comunicare con l’Europa (“Vox Demeter”, “Les Elles de la Terre”)
È inoltre in corso il progetto “La cura oltre la stanza”, dedicato alla cura psicologica, alla consapevolezza dell’essere, alla gestione di paure, solitudine e rabbia. Prevede incontri aperti a tutti con psicologhe e un percorso di supporto anche individuale. È aperto a tutti perché è un tema che riguarda tutti.
Parteciperemo inoltre al Food&Science Festival di Mantova con l’incontro “Chi parla per la terra? La voce delle donne del mondo”, nell’anno dedicato dalla FAO alla donna rurale.
In un’agricoltura che fatica a “conquistare” lavoratori, Il valore delle donne è soltanto numerico? Oppure c’è del valore nella diversità, anche in questo ambito?
Non solo forza, ma anche entusiasmo e collaborazione
L’agricoltura fatica ad attrarre lavoratori, ma le donne sono naturalmente vicine a questo mondo: allevare e coltivare fa parte del loro “DNA”, dato che storicamente hanno iniziato proprio loro a seminare e ad addomesticare gli animali. Oggi il settore non richiede solo forza fisica, ma resilienza, entusiasmo e collaborazione.
Il valore della diversità di genere è reale: esistono sensibilità e approcci differenti, non uniformi, più pratici e capaci di gestire più situazioni contemporaneamente. Tuttavia, il cambiamento deve essere anche sociale: le donne non devono più essere costrette a scegliere tra lavoro, carriera e famiglia, ma poterle conciliare. È un impegno collettivo. Abbiamo bisogno di professioniste competenti, ma anche di bambini, perché la denatalità è un problema serio, e di donne serene, che possano guardare al futuro con fiducia.
Davide Maran – Direttore Commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera
Non è il classico “testacoda”: quello che sta accadendo sul mercato dei bovini da carne appare quasi irrazionale. I listini scendono, nonostante la disponibilità di bovini per la macellazione sia inferiore alla domanda. Una dinamica che, secondo Davide Maran, Direttore Commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera, è “difficile da comprendere”.
TRE FATTORI CHIAVE ALLA BASE DEL RIBASSO:
1️⃣ DOMANDA INTERNA IN CONTRAZIONE
“I prezzi stanno scendendo per una concomitanza di fattori – dice Maran -. Il primo elemento ribassista è legato ai CONSUMI, che sono molto bassi. Siamo giusto entrati nel periodo di Quaresima, i prezzi delle carni bovine sono stati piuttosto alti rispetto a carni molto più concorrenziali come la suina e la Gdo in questi frangenti si trova in difficoltà nel definire politiche promozionali o leve in grado di dare una spinta efficace alla vendita”.
2️⃣ PRESSIONE DELLE ROTTE COMMERCIALI EUROPEE
“Rispetto al passato registriamo un mercato di animali vivi per la macellazione che entrano in Italia dall’Europa Orientale e che fanno concorrenza diretta su tagli, cosce, lombi, impedendo una corretta valorizzazione del prodotto nazionale – prosegue Maran -. Negli ultimi anni il flusso dalle stalle dell’Est era in prevalenza diretto verso i mercati emergenti; riversandosi in Italia ha creato un calo dei listini”.
3️⃣ DIFFICOLTÀ DI RISTALLO DALLA FRANCIA
“Nei mesi scorsi ci siamo trovati in forte difficoltà per i ristalli, in quanto la LSD ha bloccato per un periodo le esportazioni di broutard dalla Francia verso l’Italia, creando da un lato un’impennata dei prezzi di approvvigionamento e dall’altro provocando uno squilibrio nel calendario degli ingrassi – spiega Maran -. Oggi alcuni big player nazionali si ritrovano con le stalle con un numero di capi significativo da collocare, la distribuzione che non riesce a canalizzarli adeguatamente per un forte rallentamento della domanda e, di conseguenza, il prezzo dei bovini da carne si ritrova a dover fare i conti con dinamiche di contrazione”.
Un cambio di rotta che si è avvertito negli ultimi due mesi, con un passaggio da un mercato vivace a uno stallo preoccupante. “Anche perché l’acquisto dei vitelli da ingrasso lo paghiamo sempre a prezzi alti e l’esposizione finanziaria per gli allevatori rimane alta, con l’incertezza di un mercato poco propositivo”.
TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine
L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (F.P.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.
Francesca Sabbadin, allevatrice di Cittadella (Padova), conduce un’azienda con 900 bovini da carne di razza Limousine e Blonde d’Aquitaine? La maggior parte di animali viene conferita ad Azove, le femmine di Blonde d’Aquitaine vengono invece cedute ad un grossista e ai macellai.
Francesca Sabbadin, come definirebbe il mercato di oggi?
“È un mercato che ci ha dato non poche preoccupazioni, perché ha raggiunto livelli che non immaginavamo nemmeno lontanamente e questo sia per le quotazioni dei ristalli che per i bovini da macello. Noi siamo fiduciosi come allevatori, abbiamo continuato a ristallare. Però non possiamo nascondere che per alcuni in qualche fase si è verificato un problema di liquidità e procedere con il ristallo è stato davvero difficoltoso”.
Ci sono margini di guadagno oppure il costo dei ristalli erode completamente i benefici?
“Fino ad oggi ci sono state delle categorie di animali che hanno guadagnato più delle altre, come ad esempio il maschio Charolaise. Tuttavia, il nostro mondo arrivava da anni in cui il vitellone di razza Charolaise era fortemente penalizzato. Complessivamente, anche sulle femmine Limousine e Blonde d’Aquitaine, il bilancio si sta chiudendo bene”.
Ha fatto investimenti nell’ultimo anno o ha intenzione di fare investimenti nei prossimi 12 mesi?
“Partecipiamo a una filiera e abbiamo investito per migliorare concretamente sul fronte del benessere animale. Abbiamo installato ventilatori per combattere il caldo, posizionato pavimentazioni in gomma, ma anche attrezzature e macchinari per ridurre le emissioni. Interventi che hanno garantito un miglioramento del lavoro anche per l’allevatore. Abbiamo in previsione di coprire la vasca di stoccaggio dei reflui destinati al biogas ed è stato installato un separatore solido/liquido del digestato”.
Il progetto Beef on Dairy potrebbe dare benefici agli allevatori e alla catena di approvvigionamento?
“Come azienda noi principalmente ci approvvigioniamo sul mercato francese, abbiamo in passato acquistato anche delle femmine dall’Irlanda. Indubbiamente un’integrazione è da trovare, anche se non credo che il Beef on Dairy possa diventare l’alternativa alle importazioni di capi, perché è di difficile attuazione. Serve un’integrazione di filiera completa, con una costruzione di meccanismi validi ed efficienti, perché è necessaria la figura dello svezzatore, il quale deve avere una giusta remunerazione per l’attività svolta. Noi che facciamo ingrasso non abbiamo né le strutture né le competenze.
Inoltre, bisogna creare la filiera anche sul piano commerciale, perché altrimenti il progetto rischia di non avere successo. In quest’ottica anche la distribuzione deve riconoscere qualcosa di più per la filiera Italia-Italia. Dobbiamo anche essere consapevoli che gli sforzi devono puntare ad avere un approvvigionamento omogeneo, come ci garantisce la Francia, mentre oggi dal Sud Italia facciamo fatica ad organizzare gli ordini anche per questioni di natura sanitaria”.
“Proprietà e Dipendentidevono crescere insieme, un passo alla volta, per costruire il futuro dell’Impresa”.
La pensa così Marco Baresi, Allevatore di Lonato e Presidente del settore Servizi Agricoli di Confcooperative Brescia. Baresi gestisce un’azienda di 350 ettari e 3.000 capi sui due siti produttivi. I familiari coinvolti sono quattro, i dipendenti 25.
Nei mesi scorsi l’Impresa Agricola ha organizzato due step di formazione, condotta in due ambiti specifici. “Da un lato un percorso di crescita professionale di tutti i nostri Collaboratori sul piano tecnico, partendo dalle nozioni basilari e progredendo verso la specializzazione, dall’altro abbiamo puntato sugli aspetti relazionali, umani, per una crescita interiore dei Dipendenti e dei Collaboratori, in modo da avviare un dialogo costruttivo, finalizzato alla crescita dell’Azienda e al benessere della persona”, spiega Baresi. Quello introdotto nell’Azienda di MARCO BARESI è un modello di formazione attuato dalla Cooperazione e dall’Industria, ma molto raramente dalle imprese agricole.
“Siamo convinti che una crescita professionale e personale di Dipendenti e Collaboratori, un approccio al dialogo e ai progetti dell’Azienda sia anche una leva per favorire i rapporti interpersonali e il ricambio generazionale.
I Giovani hanno energie positive, vanno incanalate”, conclude Baresi.
TESEO.clal.it – Distribuzione dell’età dei titolari di aziende agricole in alcuni paesi europei (Germania, Francia, Paesi Bassi, Italia) e la media dell’UE-27, secondo il censimento Eurostat del 2020
“La corsa dei listini delle Carni Bovine in Borsa merci a Modena può essere letto positivamente solo da un osservatore che non conosce la realtà del comparto, perché quella che manca oggi è la redditività per gli Allevatori. Il costo dei ristalli dalla Francia è diventato insostenibile sul piano economico e difficile anche dal punto di vista di reperimento dei vitelli da ingrassare. Prova ne è il fatto che gli stessi francesi stimano un calo delle vacche nutrici nell’ordine di un milione di unità. Per non parlare delle nuove rotte commerciali che vedono sempre più rafforzarsi le vendite in Spagna, dove i controlli sanitari sono più morbidi rispetto all’Italia”.
È un quadro preoccupante quello che fa Massimiliano Ruggenenti, Presidente del Consorzio Lombardo Produttori di Carne Bovina. “I costi di gestione delle stalle sono cresciuti così tanto che più di un allevatore chiude o passa in soccida, perché non riesce più ad affrontare le spese quotidiane”, prosegue Ruggenenti.
Per il Consorzio lombardo produttori di carne bovina servirebbe un progetto articolato per incrementare il tasso di autoapprovvigionamento (salito nel 2024 al 51,7%, ma ancora lontano dal garantire un equilibrio interno) e ridurre le importazioni dall’estero, coinvolgendo le stalle da latte e rilanciando sia gli allevamenti di pianura che le aree svantaggiate dove poter ripristinare i pascoli.
Stefano Giubertoni – Direttore della Cooperativa CLAI Sca
“Per le carni bovine continua il periodo di relativa difficoltà, con prezzi alti mai registrati dovuti alla scarsa disponibilità di bovini vivi in tutta Europa”. Quanto afferma il Direttore della Cooperativa CLAI Sca, Stefano Giubertoni, è una tendenza ormai in atto dall’inizio del 2024, che sta abbracciando tutte le categorie: vitello, vitellone, scottona e, in questa fase, anche le vacche, che sono tenute più a lungo in stalla in concomitanza di un prezzo del latte remunerativo. Il trend, prevede Giubertoni, “probabilmente non è ancora al suo limite massimo”.
Per quanto riguarda l’allevamento da ingrasso in Italia, “si devono fare i conti con i prezzi in continua ascesa dei ristalli provenienti dalla Francia, dovuto al fatto che ci sono sempre meno vacche nutrici. Uno scenario appesantito anche da nuove rotte commerciali, dalla Spagna al Nord Africa, area quest’ultima che è meta dei flussi di bovini vivi dall’Italia”.
Relativamente ai Consumi, prosegue Giubertoni, “assistiamo ad una contrazione nel mercato retail dovuta in primo luogo al prezzo ed alle politiche di vendita della grande distribuzione, con una riduzione degli spazi di vendita a favore di altre carni, diminuzione della pressione promozionale, ritardo nel recepire i vari aumenti dei listini”.
In futuro si dovrebbe mantenere elevata l’attenzione del mercato verso carni di segmento premium, accanto “ad uno sviluppo di format di ristorazione costruiti intorno alla carne e allo sviluppo anche di segmenti di carni di alta qualità, con un alto contenuto di servizio, soprattutto in GDO nel libero servizio”.
Luca Mincione – Direttore Vendite e Acquisti Carne di CLAI
Il quadro per il settore dei Bovini da Carne è tutt’altro che roseo. Lo spiega il Direttore delle Vendite e Acquisti carne di CLAI, Luca Mincione. “La situazione del mercato bovino è molto difficile – afferma -: i prezzi dei ristalli sono elevati e per gli Allevatori è difficile approvvigionarsi di capi da ingrassare, una situazione che si aggiunge alla scarsa disponibilità di bovini di razze autoctone, che sono numericamente marginali nel panorama dei bovini allevati in Italia”.
Le prospettive, a ben vedere, non tendono a migliorare, visto che “la Francia ha avuto prima problemi di natura sanitaria e oggi predilige rotte commerciali più soddisfacenti dal punto di vista economico, che vanno verso il Marocco attraverso la Spagna, o in Algeria, Tunisia e Turchia”. Diventa a questo punto “strategico trovare nuove soluzioni”, secondo Mincione, con ristalli che guardino non solo alla Francia. “La GDO ha filiere prevalentemente impostate su linee di allevamento Francia-Italia, ma si è aperta anche a provenienze della carne allevata in Italia meno frequenti, anche se praticate da tempo: Irlanda, Germania e Croazia”.
Relativamente ai Prezzi di mercato, “gli Allevatori riescono a guadagnare, ma per i prossimi mesi dovrebbero verificarsi degli incrementi dei costi, a partire dai cereali, e in parte per l’aumento dei listini energetici”. Discorso diverso, invece, per i Macelli, “che devono fronteggiare aumenti esponenziali dei costi fissi e non sempre riescono a lavorare a pieno regime, dovendo così fare i conti con delle diseconomie di scala”.
Poi c’è l’aspetto dei rincari della carne al Consumo, proprio in una fase in cui il potere di acquisto dei Consumatori è diminuito. “Fino a che punto le famiglie potranno assorbire gli aumenti al banco vendita? Si orienteranno verso altre tipologie di carne? Con quale conseguenza per i bovini?”. Perché l’ultima parola, come sempre in tutti i mercati regolati da domanda e offerta, spetta al Consumatore.
Anche sul Vitello a carne bianca c’è incertezza, con addirittura la geografia produttiva europea che potrebbe subire delle modifiche. “In Olanda il numero di vitelli a carne bianca è diminuito del 20-25% rispetto al passato, per le politiche restrittive attuate nei confronti della zootecnia e i grandi gruppi stanno cercando di dirottare in altri Paesi le produzioni – dice Mincione -. In Italia, nonostante l’interesse manifestato da alcuni player, vi sono difficoltà legate alla burocrazia e agli aspetti amministrativi. Il mercato, pertanto, potrebbe subire delle evoluzioni”.
Carmen Iemma, trentenne allevatrice di radicata tradizione familiare, dopo essere stata componente del CDA del Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop, ora è alla guida della MBC Service, la società in house del Consorzio, che gestisce la Scuola di formazione consortile, nata nel 2017. Con lei tracciamo il bilancio del 2024 nella filiera.
Che anno è stato?
“Il 2024 è stato un anno in chiaroscuro, con accelerazioni e frenate nella produzione di Mozzarella Dop. Un anno che si concluderà sostanzialmente in linea con il 2023, ma che ci ha posto davanti sfide importanti a partire proprio dall’anello degli allevatori. Questo deve spingerci a programmare bene il futuro, a delineare strategie efficaci per affrontare i rapidi cambiamenti in atto”.
Quali sono queste sfide?
“Dobbiamo, come filiera, ripristinare un equilibrio perduto in merito alla destagionalizzazione e ai modelli contrattuali, prevedendo una scadenza unica per tutta l’area Dop. Dobbiamo, cioè, rendere disponibile più latte in estate, quando aumenta la richiesta di mozzarella di bufala campana Dop, e meno in inverno, quando fisiologicamente cala. Il 2024 ha dimostrato che troppo spesso questo non accade, con la conseguenza di avere, per i trasformatori, troppo latte stoccato in cella, visto che il mercato non assorbe la produzione”.
E qui si apre un altro capitolo…
Promozione e rilancio dei consumi
“Le difficoltà dei mercati, soprattutto quello interno, sono innegabili. Occorre una grande azione di rilancio dei consumi. Su questo fronte siamo in sintonia con il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo, e proprio il Consorzio è pronto a fare la sua parte, tanto che quest’anno saranno intensificate le azioni di promozione soprattutto all’estero, che resta un canale fondamentale. Ma non basta, serve l’impegno delle istituzioni a ogni livello. Se, come tutti dicono, la filiera bufalina è centrale per lo sviluppo dei territori e rappresenta un’eccellenza nel mondo, allora è arrivato il momento che dalle enunciazioni si passi ai fatti. Auspico che la Regione Campania, la Regione Lazio e anche la Puglia, nelle cui competenze ricade l’area Dop, mettano in campo risorse adeguate per supportare l’azione del Consorzio e dar vita insieme a una grande campagna di promozione e comunicazione, che abbia proprio l’obiettivo di rilanciare i consumi”.
E poi cos’altro serve per la crescita della filiera?
Giovani e formazione
“Stiamo costruendo la filiera del futuro, puntando sul binomio giovani-formazione. A novembre è partito il nuovo corso per diventare casari, fiore all’occhiello della nostra Scuola di formazione, a cui partecipano una decina di allievi provenienti da tutta Italia. Abbiamo diversi giovani che vogliono impegnarsi in questo comparto, che vogliono portare nel mondo contemporaneo la tradizione di un’arte antica. E noi siamo pronti ad accompagnarli, loro sono la nostra garanzia di futuro”.
Se i prezzi della carne bovina oscillano fra la stabilità per vacche e scottone e la crescita per vitelli e vitelloni, a preoccupare Massimiliano Ruggenenti, Presidente del Consorzio Lombardo Produttori Carne Bovina (ClpCab), sono i rincari registrati per i broutard.
“Oggi non solo le quotazioni dei vitelli per il ristallo sono alle stelle (si parla di 4,70 €/kg per un animale di razza Limousine, ndr), ma in Italia stiamo subendo la concorrenza degli allevatori spagnoli, che acquistano animali da ingrassare e che, nei prossimi mesi, esporteranno carne refrigerata o congelata”, afferma Ruggenenti.
A favorire la rotta verso la Penisola Iberica è anche la mancanza in Spagna di obbligo di controlli sulla Blue tongue, analisi invece necessaria per gli allevatori francesi che vendono i broutard in Italia.
Reduce da un tour fra Lombardia, Piemonte e Sardegna per incontrare gli allevatori soci del Consorzio Lombardo Produttori Carne Bovina, Ruggenenti mette in luce la possibilità di rilanciare la filiera nazionale, partendo da vitelli nati, allevati e macellati in Italia, potenziando le vaste aree a pascolo in Sardegna e Sicilia.
“Dobbiamo ridurre la dipendenza dalla Francia per l’approvvigionamento di vitelli e puntare sugli incroci e valorizzare le vacche da latte a fine carriera, sostenuti da un piano di rilancio su scala nazionale”, dice Ruggenenti.