Di Marika De Vincenzi
Gennaio 2026 conferma un avvio d’anno caratterizzato da forte selettività nei consumi domestici di carni fresche e salumi (Fonte: Circana). Nel comparto delle carni fresche emerge una chiara divergenza tra specie: la carne suina registra un deciso incremento dei volumi (+8,1%) con prezzi medi sostanzialmente stabili (+0,5%). E sono proprio i prezzi allineati che consolidano un percorso di crescita già osservato nel 2025 e che spiegano la competitività della categoria in termini di convenienza e versatilità. Al contrario, la carne bovina evidenzia una marcata contrazione dei volumi (-7,4%) a fronte di un rilevante aumento dei prezzi medi (+16,5%), dinamica che suggerisce una significativa sensibilità al prezzo e una probabile riallocazione degli acquisti verso altre tipologie di proteine nobili. La carne avicunicola mostra un andamento positivo (+1,9% a volume, nonostante una crescita del 5% nei prezzi medi), rafforzando così il proprio posizionamento come scelta equilibrata tra prezzo e percezione di leggerezza.
Nel comparto dei salumi si osserva una domanda sempre più orientata verso prodotti di qualità più elevata: il prosciutto crudo cresce in modo significativo (+5% a volume), trainato in particolare dal segmento DOP (+10,2%). Siamo di fronte a un segnale preciso, che evidenzia una maggiore attenzione dei consumatori verso prodotti certificati e di fascia più alta. Il prosciutto cotto registra una lieve flessione (-0,7% di media, nonostante un +0,4% a peso imposto), con prezzi stabili, indicando un atteggiamento più prudente nei prodotti di largo consumo. La mortadella registra a gennaio una contrazione più marcata in termini di vendita (-4,5%) accompagnata da un aumento dei prezzi medi (+1,8%), mentre il salame rimane sostanzialmente stabile nei volumi (+0,1%) con una crescita guidata principalmente dall’aumento dei prezzi (+2,8%).
Nel complesso, il mese evidenzia un consumatore attento alla spesa dal punto di vista della sostenibilità economica, ma comunque disposto a riconoscere valore a quei prodotti che vengono percepiti come migliori per qualità e origine, con un evidente riequilibrio del carrello tra le diverse fonti proteiche. Laddove i prezzi si sono mostrati più sostenuti, il consumatore ha mostrato una maggiore cautela all’acquisto. Ma la forza dell’alimentare italiano si confermano la qualità, la tracciabilità, il gusto.































































