
Come dovrebbe essere la filiera suinicola del futuro?
Sergio Visini, allevatore bresciano che ha creato il marchio Piggly, cita alcuni punti sui quali costruire insieme una nuova visione di efficienza e qualità come strumenti per diversificare le produzioni, migliorare la competitività, conquistare nuovi spazi di mercato tanto in Italia quanto all’estero.
“Personalmente ho perseguito un’idea molto chiara di allevamento: sostenibile sul piano ambientale ed economico, puntando ad innalzare la qualità dei maiali, che sono la materia prima per fare tutto, dalla carne fresca ai prosciutti Dop, fino ai salumi – spiega -. Se i maiali non sono stati allevati nel benesssere e con un’alimentazione di livello, la partita è persa in partenza”.
Sostenibilità in allevamento significa energie rinnovabili (fotovoltaico sui tetti, biogas per valorizzazione delle deiezioni e per fertilizzare i campi col digestato), niente antibiotici, certificazioni che dimostrano scientificamente il percorso.
“Bisogna dialogare all’interno della filiera e puntare alla fascia alta del mercato, con prodotti premium, che non necessariamente devono costare esageratamente di più ma avere intrinsecamente dei caratteri distintivi specifici – spiega Visini -. Inutile competere con i costi italiani sul terreno del prezzo, perché lì non c’è futuro”.
Il rispetto di rigidi disciplinari di produzione aziendale e alta qualità degli animali lo hanno portato a siglare accordi con catene alimentari prestigiose, come Whole Foods Market negli Stati Uniti.
Una delle missioni cui è chiamata la filiera riguarda la comunicazione dei propri valori.
“Abbiamo di fronte consumatori informati, generazioni diverse, giovani che desiderano storytelling, informazioni, sostenibilità vera e rifuggono da greenwashing e fake news – prosegue. Dobbiamo vendere qualità ed emozioni da condividere, considerata anche la forza dirompente che hanno i social nella promozione di prodotti specifici”.
Spazi di mercato ce ne sono, se si riescono a conquistare con la qualità.
Insostituibile il dialogo lungo la catena di approvvigionamento, con una più stretta collaborazione con i Consorzi di Tutela della grande salumeria Dop, perché per Visini “il salto in avanti deve essere fatto da tutto il comparto, con in testa il Prosciutto di Parma, con il quale sarei disponibile ad avviare un confronto su aspetti che non siano solo il taglio della coda o la genetica, ma anche su come conquistare nuovi consumatori in Italia e all’estero”.
Solo una cosa è vietata nel linguaggio di Visini: “Restare fermi, perché il mercato chiede dinamismo e offerte diversificate. Tutti gli altri saranno espulsi dal mercato”.
































































