L’agricoltura convenzionale basata sul trinomio “lavorazione profonda del terreno, concimazione, diserbo”, dimostra ormai i suoi limiti per la degradazione dei suoli ma anche per la crescente sensibilità dei consumatori verso produzioni sostenibili e rispettose dei cicli naturali di coltivazione.
Si sta dunque riscoprendo il valore delle tecniche agronomiche tradizionali per mantenere la fertilità e la biodiversità nei suoli attraverso la riduzione delle lavorazioni, la copertura vegetale, il principio delle rotazioni. Questa è la finalità dell’agricoltura cosiddetta conservativa o rigenerativa, una tecnica associata ad un impatto ambientale ridotto o potenzialmente positivo.
Il passaggio alle pratiche rigenerative richiede tempo ed investimenti
Tuttavia, il passaggio alle pratiche rigenerative richiede tempo ed investimenti; dunque comporta anche dei rischi da parte degli agricoltori, che sarebbero ridotti se ci fosse un chiaro riconoscimento del mercato per i prodotti così ottenuti, alla stregua di quanto avvenuto per il biologico.
L’Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia (EIT – European Institute of Innovation and Technology) organismo indipendente dell’Unione europea per identificare, co-finanziare e coordinare attività di specifiche per la conoscenza e l’innovazione, ha analizzato come i consumatori europei percepiscono l’agricoltura rigenerativa e come possano essere stimolati a preferirla. Innanzitutto è stato rilevato che, pur esistendo una grande attenzione alle produzioni nazionali, la conoscenza delle varie pratiche agricole è molto sommaria ed esiste una generale preoccupazione per l’uso di prodotti chimici e per la qualità dei prodotti.
L’agricoltura rigenerativa è poco conosciuta dai Consumatori
I consumatori in principio manifestano favore per le pratiche meno impattanti e ritengono fondamentali gli attributi relativi a gusto e genuinità/salubrità; inoltre questi aspetti qualitativi vengono associati ai benefici per l’ambiente ed al benessere animale. Però tutto questo non è un elemento motivante per preferire i prodotti ottenuti da agricoltura rigenerativa che è poco conosciuta. Quanti già preferiscono i prodotti biologici sono più sensibili e disponibili a riconoscere un giusto prezzo ritenendo che anche quelli ottenuti da agricoltura rigenerativa abbiano dei profili sensoriali migliori perché senza prodotti chimici, pesticidi, fertilizzanti artificiali ed anche più nutrienti perché ottenuti da suoli più sani e da animali allevati in migliori condizioni.
Avvicinare i Consumatori agli Agricoltori con comunicazione trasparente e credibile
Le imprese che immettono sul mercato i prodotti da agricoltura rigenerativa più richiesti, innanzitutto cereali, ma anche frutta, uova, carne, latticini, dovrebbero sviluppare una comunicazione appropriata ed una etichettatura che aiuti i consumatori nelle scelte d’acquisto. Occorre sempre più avvicinare i consumatori agli agricoltori adottando pratiche comunicative trasparenti e credibili. A differenza del biologico e delle produzioni certificate in genere, l’agricoltura rigenerativa o conservativa che dir si voglia, rappresenta la necessità di produrre in modo sostenibile e resiliente. Indirizzare le produzioni in questo senso è una scelta strategica. Molto deve essere fatto soprattutto a livello pubblico, sia per indirizzare i produttori sia per sensibilizzare i consumatori. Dallo studio risulta infatti che questi non comprendono la necessità di trasformare le attuali pratiche agricole, semplicemente perché non le conoscono.
Pertanto, produttori e consumatori debbono essere informati ed educati sui benefici dell’agricoltura rigenerativa e su come questa possa offrire soluzioni alle sfide dei nostri sistemi alimentari.
Fonte: EIT Food































































