Consumi di carne: la carne resta centrale nella dieta, ma il prezzo guida gli acquisti 
3 Agosto 2026

di: Marika De Vincenzi

Teseo.clal.it – Evoluzione dei prezzi retail delle carni fresche in Italia

Nei primi sei mesi del 2026 tengono i consumi di carne avicunicola (+1,30% in quantità su base tendenziale), in parte sacrificati per un incremento dei prezzi a valore (+5,3%).

Il primo semestre di quest’anno conferma un calo dei consumi di carne bovina fresca nel retail: -6,8%, a fronte di un aumento a valore del 5,4%.

In un contesto di inflazione, salari fra i meno brillanti in Europa, incognite economiche e finanziarie, il consumatore è più orientato ad acquistare proteine nobili di origine animale a minor costo. 

È così che la carne suina fresca accelera più in quantità (+8,6% tendenziale), rispetto all’incremento a valore (+7,4%).

Nulla di nuovo sotto il sole: anche il mese di giugno conferma quanto già evidenziato nei primi cinque mesi del 2026.

Prendendo come riferimento l’anno terminante (AT) dicembre 2019 (base zero), la variazione dei prezzi retail evidenzia un forte aumento per la carne bovina fresca, passata dal +37,3% (AT dicembre 2025) al +45,9% (AT giugno 2026). Un rincaro che, in un contesto di fragilità economica, contribuisce alla riduzione dei consumi.

Più contenuto, invece, l’aumento dei prezzi della carne suina fresca, dal +24,3% al +23,6% rispetto all’AT dicembre 2019. Una dinamica che ha favorito la crescita dei consumi.

I volumi consumati nell’AT giugno 2026 hanno registrato le seguenti variazioni rispetto all’AT dicembre 2019:

  • Carne suina fresca: +17,0%
  • Carne avicola fresca: +16,4%
  • Carne bovina fresca: -3,1%

Nell’ambito dei salumi, il primo semestre dell’anno evidenzia un rallentamento degli acquisti in quantità, che interessa in particolare:

  • Prosciutto cotto: -5,3% tendenziale
  • Mortadella: -4,3%
  • Salame: -1,1%
  • Pancetta a cubetti: -3,5%

Tengono, invece, le vendite in quantità del Prosciutto Crudo (+2,3%), che nella suddivisione fra DOP e non DOP sale rispettivamente dell’1,0% e del 3,5%.

I consumi, seppure complessivamente non proprio brillantissimi, confermano che le proteine animali costituiscono uno dei pilastri della dieta mediterranea, e proprio per questo i consumatori non vi rinunciano.

Teseo.clal.it – Mercato suinicolo italiano

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