Siamo di fronte a uno scenario nuovo per il mercato [Intervista a Giovanni Lanza, Allevatore]
10 Ottobre 2025

Giovanni Lanza
Bovolone (VR)

Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona), dieci soci che producono foraggio, mais e insilati per il fabbisogno interno. La produzione annua si aggira intorno ai 2.000 capi all’anno tra Charolaise e Limousine, conferiti ad Azove. La cooperativa Pezzo produce anche energie rinnovabili, grazie a un impianto di biogas da 100 kw, alimentato con le deiezioni animali, e un impianto fotovoltaico da 450 kw.

Presidente Lanza, come definirebbe il mercato attuale?

“Siamo di fronte a uno scenario nuovo, al quale non eravamo abituati. Dobbiamo fare i conti con diversi fattori che finiscono per influire sull’andamento del mercato stesso: la carenza di bestiame per l’approvvigionamento, un tasso di autosufficienza in Italia che rimane basso, aspetti sanitari non sempre omogenei, nuovi mercati che finiscono per esercitare pressioni sui prezzi. È un insieme di aspetti che ci hanno portato ad avere quotazioni su valori decisamente insoliti”.

Ci sono margini di guadagno oppure il costo dei ristalli erode completamente i benefici?

“I vantaggi che come cooperativa e come allevatori abbiamo in questa fase dipendono dai costi delle materie prime, posizionati su prezzi ancora bassi. In particolare mais e soia hanno prezzi di acquisto particolarmente convenienti, anche per effetto del dollaro basso. Se guardassimo al costo dei ristalli, invece, ci sarebbe da sospendere gli acquisti di animali e chiudere la stalla”.

La vostra cooperativa ha fatto investimenti nell’ultimo anno o avete pianificato investimenti nei prossimi 12 mesi? 

“Sì. Abbiamo realizzato nuove vasche per la raccolta del digestato, così da avere maggiore capacità di stoccaggio. Con i cambiamenti climatici i tempi di spandimento dei reflui o del digestato vengono ristretti e una vasca di raccolta in più garantisce più tranquillità. Fra gli investimenti futuri, invece, abbiamo intenzione di potenziare l’impianto fotovoltaico sui tetti, passando da 400 a 650 kw”.

Il progetto Beef on Dairy potrebbe dare benefici agli allevatori e alla catena di approvvigionamento?

“L’Italia è da molto tempo che sta puntando ad avere maggiore autonomia sui ristalli, vista la dipendenza dalla Francia e le difficoltà e i costi attuali di approvvigionamento. Ma non è una questione facile, perché anche le zone marginali che sembravano fossero interessate a sviluppare la linea vacca-vitello hanno mostrato qualche limite. Ritengo però che l’uso di seme sessato su vacche sulle quali l’allevatore da latte non vuole fare la rimonta possa essere un’opportunità, magari se accompagnato da un incentivo economico ad integrazione di prezzi di mercato dei baliotti che, in questa fase, stanno dando comunque soddisfazione. In provincia di Trento e Bolzano gli incroci carne/latte stanno funzionando. In ogni caso, bisognerà fare in modo che l’approvvigionamento di vitelli da carne ottenuti da vacche da latte possa avere caratteristiche di qualità costanti, perché gli allevatori che ingrassano sono abituati a caratteristiche standardizzate con gli animali importati dalla Francia”. 

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Pubblicato da

Matteo Bernardelli

Giornalista. Ha scritto saggi di storia, comunicazione ed economia, i libri “A come… Agricoltura” e “L’alfabeto di Mantova”.