Stress da caldo: una nuova analisi
7 Settembre 2026

Di Alberto Lancellotti

L’anno 2026 è da annoverare tra gli anni eccezionali in termini di stress da caldo sulla vacca in tutte le principali province italiane per produzione di latte, anche al netto del trend in crescita registrato nell’ultimo decennio.

A misurarlo sono i dati climatici NASA che abbiamo analizzato in un nuovo approfondimento per misurare e raccontare in tempo reale la situazione stress negli allevamenti italiani. Lo stress da caldo nella vacca da latte può portare a conseguenze immediate, come un calo nella produzione di latte, ma anche a problematiche con ripercussioni sul medio-lungo periodo. 

In alcune province, come Mantova e Reggio nell’Emilia, l’attuale stress da caldo è superiore al massimo rilevato nei 10 anni precedenti per questo periodo, e se per Cuneo l’eccezionale stress sembra ora rientrare verso i livelli medi registrati nel decennio, per altre province come Brescia e Vicenza il livello di stress da caldo non accenna a rientrare nella normalità per questa fine estate. Gli allevatori del Sistema Stalla sottolineano che l’impatto sui capi diventa maggiormente gravoso tanto più è prolungato il periodo di stress: ne è un esempio la provincia di Cremona, dove la soglia d’allerta è stata superata già da inizio aprile.

L’impatto non si misura soltanto attraverso un calo delle consegne di latte. Se lo stress non comporta drastici cali produttivi è perché gli allevatori hanno attuato una serie di azioni per contrastarne gli effetti. E nuove iniziative ancora vengono prese in considerazione dal mondo allevatoriale per proteggere la mandria, e non solo il litro di latte, da questi eventi climatici.

Una condizione di cui tutta la filiere dovrebbe parlare, oggi su basi oggettive, per assicurare un sano futuro al settore.

Caldo e produzione di latte: probabili effetti nei prossimi mesi
18 Agosto 2026

Di Mirco De Vincenzi e Francesco Fenzi

Il prolungato periodo di temperature elevate sta avendo ripercussioni sulle produzioni di latte e sulle condizioni degli allevamenti. Secondo le informazioni raccolte presso alcuni Allevatori del progetto Sistema Stalla, negli ultimi giorni la produzione si è stabilizzata, pur mantenendosi su livelli inferiori rispetto all’inizio di agosto.

Oltre all’effetto diretto dello stress termico sull’ingestione e quindi sulla produzione, l’attenzione è rivolta alla fertilità delle bovine. Le elevate temperature di luglio e agosto hanno reso più difficili le fecondazioni, nonostante le inseminazioni vengano concentrate nelle ore più fresche. Questo potrebbe determinare nei prossimi mesi uno spostamento dei parti e una minore disponibilità di latte, con possibili effetti soprattutto nel periodo di aprile e un successivo parziale recupero tra maggio e giugno.

Un secondo elemento da monitorare riguarda qualità e disponibilità dei foraggi. La disponibilità e le caratteristiche del mais risultano molto variabili in funzione della possibilità di irrigazione. Nelle aree dove l’acqua è stata disponibile con regolarità le prospettive sono considerate relativamente buone, mentre nei terreni maggiormente colpiti dalla siccità e dal caldo si segnalano maggiori criticità qualitative e attenzione al rischio di micotossine.

Gli effetti della stagione potrebbero interessare anche altri Paesi europei, dove le condizioni climatiche e le caratteristiche degli allevamenti possono aver esposto maggiormente la mandria allo stress termico. Eventuali minori disponibilità di foraggi potrebbero essere compensate con un maggiore ricorso ai mangimi, con conseguenze sui costi di alimentazione.

Nel complesso la situazione richiede quindi attenzione, oltre che per gli effetti immediati sulla produzione, ancor più per la possibile persistenza nei prossimi mesi. Saranno soprattutto l’andamento della fertilità, i parti nel prossimo periodo e la qualità dei foraggi a determinare l’effettiva entità delle conseguenze sulla disponibilità di latte.