TESEO

Il biologico è come rinascere [intervista]
5 Luglio 2017

Guido Coda Zabetta
Castellengo di Cossato, Biella – ITALIA

L’allevatore Guido Coda Zabetta

Azienda Agricola Coda Zabetta Guido.
Capi allevati: 200.
Ettari coltivati: 60.
Destinazione del latte: mozzarelle, burrate e formaggi freschi (caseificio Pugliese).

“Il biologico è come rinascere un’altra volta: tutto quello che hai imparato lo devi dimenticare. È una scelta particolare ed è come un abito su misura. Questo significa che prima di iniziare a produrre devi avere già un contratto in tasca. Non si deve commettere l’errore in cui cadono spesso gli allevatori, che pensano solo a produrre e mai a vendere”.
Parola di Guido Coda Zabetta, allevatore 48enne di Castellengo di Cossato (Biella), dove conduce un’azienda agricola di 60 ettari e alleva 200 bovine di razza Bruna (70%) e Frisona (30%). Ad aiutarlo le sorelle Emiliana e Franca e da un anno anche il nipote Francesco Demontagu.

Coda Zabetta, quando ha deciso di passare al biologico?

“Un anno fa, perché con la crisi di mercato che c’era non saremmo sopravvissuti. La leva è stata l’aspetto economico, senza dubbio. Si è aperto un mondo nuovo e oggi vendiamo il latte a 16 centesimi al litro in più rispetto al convenzionale, oltre al premio qualità”.

Che cosa è cambiato?

“Tutto. È un modo completamente diverso di fare agricoltura. È una sorta di ritorno alle origini, perché è evidente che non abbiamo inventato nulla: abbiamo ripreso a fare agricoltura come i nostri nonni con l’aiuto della tecnologia e della meccanizzazione. Ma il biologico risponde anche alle esigenze dei consumatori, che pretendono una maggiore sostenibilità delle produzioni e una grande attenzione all’impatto ambientale dell’allevamento. Negli anni scorsi abbiamo fatto anche investimenti sulle rinnovabili, installando un impianto fotovoltaico da 150kw per autoconsumo”.

Che percorso ha dovuto seguire per la conversione?

“Il percorso di conversione è durato un anno complessivamente, nella sua formula semplificata, ma è la parte più dura, perché devi comprare prodotti bio, mentre vendi il latte ancora come convenzionale. Sono sei mesi durissimi, ma servono per entrare nella nuova fase, che è una filosofia di vita completamente diversa. E capisci che il rischio è che l’agricoltura diventi schiava della chimica”.

Che cosa ha dovuto cambiare?

“Se guardiamo agli aspetti colturali, i 60 ettari che conduco, oltre a 30 ettari in asservimento per gli smaltimenti, sono ora soggetti a una rotazione differente, perché una coltura non può tornare prima di due cicli non consecutivi, inframmezzati cioè da una coltura da rinnovo. Comunque nei campi ci sono: mais, sorgo, erba medica, prato e frumento da foraggio. In precedenza non coltivavo il sorgo, ora sì”.

Alleva 200 capi: come mai il 70% di Bruna?

“È un retaggio dell’alpeggio, praticato fino al 1988 e poi abbandonato. Ma la composizione della mandria non è mutata”.

Che differenze produttive ci sono?

“In base ai dati dell’Apa nel 2016 abbiamo prodotto 117 quintali di latte per capo di Frisona e 104 per capo di razza Bruna, che però evidenzia titoli più alti e la maggiore qualità è certificata dalle percentuali di proteina: 74% per la Frisona e 78-79% per la Bruna. Con il biologico diminuiscono i titoli di grasso e proteine.

A chi conferisce il latte?

“Al caseificio Pugliese, per la produzione di mozzarelle, burrate e formaggi freschi”.

Qual è il guadagno?

“Intorno a un euro per capo al giorno, se teniamo conto del prezzo di conferimento del latte, come già detto di 16 centesimi in più al litro, oltre al premio qualità, in più del latte convenzionale. Considerata una produzione media per capo scesa del 10% e oggi intorno ai 30 litri, parliamo di 4,50 euro in più. Abbiamo costi di produzione superiori per 2,50 euro, ma i vantaggi che abbiamo riscontrato passando al biologico hanno riguardato anche la totale scomparsa di problemi ai piedi delle bovine e pur non utilizzando il post-dipping in fase di mungitura, le cellule somatiche sono stabili”.

È cambiata la durata del contratto, vero?

“Sì. Oggi il contratto è annuale e con un prezzo fisso. Prima, invece, avevamo contratti più brevi e con un valore legato a indici non controllabili, con il risultato di non sapere mai cosa si andava a realizzare”.

È soddisfatto del biologico?

“Sì, credo che sia una delle soluzioni per il Made in Italy. Produciamo beni di lusso, almeno come immagine, dobbiamo proseguire su questa linea, con prodotti riconoscibili che possono essere i formaggi DOP o il biologico. Deve vincere l’alta qualità, altrimenti non riusciremo a competere con gli altri paesi”.

Quali sono stati gli investimenti necessari?

“Oltre all’acquisto di prodotti durante il periodo di conversione le attrezzature per operazioni in campo, per sopperire all’uso della chimica come la sarchiatura. In futuro mi piacerebbe investire sui sistemi per l’agricoltura di precisione, dalla mappatura alla guida satellitare. Il futuro è lì, a prescindere dal fatto che l’azienda sia o meno biologica, ma la sostenibilità è importante”.

Quanto è importante, secondo lei, la tecnologia?

“Sarà il futuro. È importantissima, democratica, sarebbe il più grande investimento realizzabile per gli allevatori, con un ritorno molto più rapido che non altri tipi di investimenti, come ad esempio raddoppiare la stalla. Gestiremo le aziende, la stalla, le risorse idriche, le macchine attraverso il cloud, anche dal telefonino. Con l’irrigazione siamo fermi a Cavour, dobbiamo innovare”.

Se dovesse consigliare a un collega allevatore di passare al bio, cosa direbbe?

“Nell’allevamento biologico il più grande problema è legato alla disponibilità di terreno. C’è il vincolo delle 2 uba/ettaro, in Lombardia, nelle province dove si produce più latte tra Mantova, Brescia, Cremona e Lodi, spesso questo rapporto non è rispettato. Serve quindi terreno, altrimenti il biologico non è economicamente sostenibile. Sarebbe impensabile affittarlo a prezzi elevati. E poi consiglierei di abituarsi a programmare e organizzare l’azienda attraverso piani annuali o pluriennali, cosa che un agricoltore convenzionale non sempre fa”.

 

L’Azienda Agricola Coda Zabetta Guido
L’allevatore Guido Coda Zabetta presso la sua Azienda Agricola.

 

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Matteo Bernardelli

Matteo Bernardelli

Giornalista. Ha scritto saggi di storia, comunicazione ed economia, i libri “A come… Agricoltura” e “L’alfabeto di Mantova”.

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