Guerra in Medio Oriente: shock su energia e trasporti
6 Marzo 2026

Di Alberto Lancellotti

L’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha portato alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, snodo strategico del Golfo Persico attraverso cui passa oltre il 20% del petrolio e del GNL mondiale.

L’impatto sui mercati è stato immediato: il Brent supera gli 80 $/barile (+20%) e il gas naturale europeo, scambiato sul mercato di riferimento Dutch TTF, quota oltre 50 €/MWh (+70%), con ulteriori possibili rialzi.

Anche la logistica globale è sotto pressione: non solo lo Stretto di Hormuz, ma anche le rotte relative al Canale di Suez potrebbero registrare ritardi e criticità operative, tra deviazioni forzate, congestione dei porti e aumento dei premi assicurativi. Molte compagnie stanno valutando rotte alternative via Capo di Buona Speranza, con costi di carburante più elevati e noli significativamente maggiori.

Questi aumenti nei costi energetici e logistici potrebbero ripercuotersi sulle economie occidentali, alimentando nuovi timori di pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi.

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TESEO.clal.it – Prezzo giornaliero del Gas Naturale

L’impatto delle temperature estreme sul sistema alimentare mondiale
19 Settembre 2025

Le temperature spingono al rialzo il costo del cibo

Tra gli effetti dell’aumento delle temperature che colpisce tutto il mondo, la crescita dei prezzi dei generi alimentari è la seconda conseguenza del cambiamento climatico più frequentemente citata, dopo il caldo estremo stesso.

Recenti analisi econometriche confermano che le temperature anormalmente elevate impattano sulla produzione agricola determinando carenze di approvvigionamento ed inflazione nei prezzi dei generi alimentari. Questo determina una concatenazione di ricadute sociali che vanno dall’aumento delle disuguaglianze economiche e dell’onere sui sistemi sanitari, alla destabilizzazione dei sistemi monetari e politici.

La prima origine di questi eventi è la riduzione dei raccolti dovuta a calo delle rese, stress da calore sul lavoro agricolo o danni alle infrastrutture causati dalle inondazioni. Però sulla dinamica dei prezzi intervengono anche contesti socioeconomici più complessi associati a variazioni della domanda, interruzioni dei trasporti, speculazioni.

Effetti concreti a livello globale

In Asia, le temperature mensili senza precedenti che nel 2024 hanno colpito quasi tutta la Corea del sud ed il Giappone, nonché in gran parte della Cina e dell’India, hanno portato ad un aumento sostanziale del prezzo del cavolo coreano (70% in più nel settembre 2024 rispetto al settembre 2023), del riso giapponese (48% in più nel settembre 2024 rispetto al settembre 2023) e dei prezzi complessivi degli ortaggi in Cina (aumento del 30% tra giugno ed agosto).

Impatti significativi sono stati osservati anche nelle economie occidentali avanzate.
Con la California che rappresenta oltre il 40% della produzione ortofrutticola degli Stati Uniti, la siccità senza precedenti del  2022 ha contribuito ad un aumento dell’80% dei prezzi su base annua. Altro esempio è l’olio d’oliva: la Spagna che copre oltre il 40% della produzione mondiale, la siccità che ha colpito l’Europa meridionale nel 2022/23 ha determinato un aumento dei prezzi del 50% in tutta l’UE.

I recenti eventi climatici estremi hanno poi fatto aumentare anche i prezzi di importanti commodity come cacao e caffè. Ghana e Costa d’Avorio producono quasi il 60% del cacao mondiale; le temperature mensili senza precedenti registrate in entrambi i paesi nel febbraio 2024, che si sono aggiunte alla prolungata siccità dell’anno precedente, hanno portato in aprile 2024 ad un aumento dei prezzi di mercato globali del cacao di circa il 300% rispetto all’anno precedente. Effetti simili sono stati osservati per il caffè a seguito delle ondate di calore e della siccità in Vietnam e Brasile lo scorso anno. Tali effetti sui mercati internazionali comportano sfide per i fornitori così come per i consumatori che vivono nei Paesi lontani da quelli direttamente colpiti dagli eventi meteorologici estremi.

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Sicurezza alimentare e salute pubblica

Bisogna poi considerare che l’aumento dei prezzi ha implicazioni che vanno oltre la dimensione inflazionistica perché possono colpire direttamente la sicurezza alimentare, in particolare per le famiglie a basso reddito che si vedono costrette a spendere una percentuale ancora più elevata in cibo, aumentando le disparità.
Ad esempio, negli Stati Uniti il quintile di reddito più basso spende circa il 33% in alimenti rispetto all’8% del quintile di reddito più alto. Il fatto che gli aumenti di prezzo maggiori si verifichino nei paesi più caldi e tipicamente più poveri amplificherà ulteriormente queste ricadute.

Veniamo agli effetti sulla salute pubblica: quando l’aumento dei prezzi spinge i consumatori ad optare per prodotti più economici, spesso meno nutrienti, ciò può avere conseguenze a catena sulla qualità dell’alimentazione. Poiché le malattie legate all’alimentazione sono responsabili di più decessi rispetto a qualsiasi altro rischio, gli aumenti dei prezzi indotti dal clima potrebbero acuire una serie di conseguenze sulla salute, dalla malnutrizione e dalle comorbidità associate (in particolare tra i bambini, che hanno esigenze nutrizionali più elevate) ad una serie di patologie croniche.

Affrontare la crisi con azioni globali

Poi, gli effetti dell’aumento delle temperature sui prezzi dei generi alimentari fanno aumentare anche l’inflazione complessiva, con ricadute più pesanti per le economie deboli, determinando instabilità. La storia, dalle rivoluzioni francese e russa alla recente Primavera araba del 2011, ci insegna come l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari possa anche essere precursore di sconvolgimenti politici e sociali.

Tali esempi evidenziano gli impatti dei cambiamenti climatici non mitigati sul sistema alimentare e di conseguenza evidenziano l’urgenza di attuare provvedimenti che riducano le emissioni di gas serra e limitino il riscaldamento globale in linea con gli obiettivi concordati a livello mondiale.

Questa rimane la leva fondamentale per ridurre il rischio. Tuttavia, dato che le attuali traiettorie indicano che un ulteriore riscaldamento è inevitabile, occorre investire in azioni di ricerca e concordare scelte politiche a livello mondiale per facilitare l’adattamento e costruire una resilienza verso una problematica che riguarda tutto e tutti.

Fonte: IOP Publishing – Climate extremes, food price spikes, and their wider societal risks

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Input & Trasporti: cosa sta accadendo nel 2024?
21 Marzo 2024

Continua la diminuzione dei prezzi di Gas Naturale ed Energia Elettrica in UE, complici condizioni climatiche favorevoli.

Sale invece il prezzo del Petrolio, con possibili risvolti anche sul prezzo del Gasolio agricolo.

Il costo dei trasporti ha raggiunto un picco nell’ultimo trimestre, dovuto principalmente a difficoltà logistiche e geopolitiche nello stretto di Panama e nel canale di Suez.

In questo video, Alberto LancellottiSenior Analyst del Team di CLAL, spiega cosa sta accadendo nel 2024 nel settore degli input energetici e dei trasporti.

È ora di punta per il traffico marittimo
24 Maggio 2022

I porti ricoprono un ruolo sempre più cruciale per gli scambi commerciali mondiali. Negli ultimi due anni le interruzioni, i rallentamenti e le riaperture delle attività economiche conseguenti la pandemia che si è manifestata con modi ed in tempi differenti nelle varie aree geografiche, hanno messo in crisi i trasporti, in primo luogo quelli marittimi e le conseguenti catene di fornitura.

Nel mondo 1 container su 5 è in attesa di accedere al porto

Si stima che nel mondo un container su cinque sia ora in attesa di accedere al porto, con pesanti ritardi sul commercio internazionale. Come per un incidente stradale diffuso, il Covid nel 2020 ha provocato la congestione del traffico marittimo, la cui risoluzione richiede tempi particolarmente lunghi data la diffusione generalizzata della problematica nei paesi che si affacciano sugli oceani. Tuttavia, nel 2021 la situazione di intasamento sembrava in via di miglioramento come dimostra il porto di Los Angeles, il più importante del nord America, che ha fatto rilevare una crescita nel traffico merci di quasi il 16% rispetto al 2020. Il vento è però presto cambiato e lo scorso Febbraio c’era una coda di 70 navi portacontainer in attesa di entrare in porto, con 63 mila containers vuoti ammassati sulle banchine e nei depositi.

La recente estensione della quarantena a Shanghai, megalopoli di 26 milioni di abitanti e sede del più grande porto al mondo in termini di traffico di container sta determinando un grande intasamento negli scali marittimi del paese, con un aumento del 195% di navi container in attesa fuori dai porti cinesi in più rispetto a Febbraio. Tra il 12 e il 13 Aprile scorso erano in coda nei porti mondiali 1.826 navi, cioè il 20% di tutte le navi container mondiali. 506 erano navi bloccate presso gli scali cinesi, il che  equivale al 27,7% di tutte le navi in attesa fuori dai porti del mondo. Si tratta della più grave crisi della catena di approvvigionamento container dagli anni ’50, periodo in cui Malcom McLean fondò questo settore del trasporto marittimo. Durante il blocco del 2020, quando la spesa dei consumatori ha penalizzato i servizi – viaggi, tempo libero e intrattenimento – privilegiando l’e-commerce per gli acquisti, si sono manifestate alterazioni nella catena di approvvigionamento, centri di distribuzione e traffico container.

Il costo dei noli spot è aumentato da 3 a 5 volte in un anno

Ad aggravare la crisi non è tanto la capacità di trasporto delle navi, quanto il fatto che molta di quella capacità circola più lentamente. Il risultato è che il 10-15% di questa capacità è stato rimosso a causa della congestione. Ciò è evidente nel costo dei noli spot dei container, aumentati da tre a cinque volte rispetto ad appena un anno fa.

Il problema è che il sistema richiede tempo per recuperare lo stato di normalità, come ha dimostrato la chiusura di sei giorni del canale di Suez nel Marzo 2021. La situazione di guerra nei grandi porti del mar Nero non può che affondare un altro colpo alla fragilità di questo sistema, così importante per le economie mondiali.

TESEO.clal.it – Costo dei trasporti tramite container
TESEO.clal.it – Costo dei trasporti tramite container

Fonte: eDairyNews

Effetti dell’instabilità dei trasporti sulle economie globalizzate
30 Marzo 2021

La vicenda della nave portacontainer Ever Given, finalmente disincagliata dopo sei giorni bloccata nel canale di Suez, impone una riflessione sul futuro di sviluppo sostenibile e globale che, forse, va ripensato.
Ci sembra opportuno richiamare l’attenzione sulla conoscenza, sull’informazione come strumento di formazione, elaborazione e pianificazione, in un dialogo che dovrebbe coinvolgere tanto il settore privato delle imprese quanto il piano istituzionale, senza confondere le parti, ma secondo una collaborazione costruttiva.

Clal.it e Teseo by Clal, nelle proprie pagine, pubblicano le autosufficienze produttive, le produzioni, gli scambi internazionali. Per quale motivo? Per informare e contribuire alla crescita dell’economia, della società, del benessere, in chiave sostenibile.
Il dialogo, gli accordi internazionali, le politiche di crescita razionale sono elementi che, insieme, contribuiscono al progresso e, in ultima analisi, ad uno sviluppo pacifico. Partendo dai numeri e dalla buona volontà.

Pubblichiamo l’articolo che Vito De Ceglia, Direttore responsabile di ShipMag.it e Giornalista presso La Repubblica-Affari e Finanza, ha scritto per CLAL.it e TESEO.


Vito De Ceglia - Direttore responsabile di Shipmag.it
Vito De Ceglia – Direttore responsabile di Shipmag.it

Non è chiaro quando il Canale di Suez sarà riaperto al traffico, ma è stato compiuto un primo importante passo in questa direzione. Nella notte, intorno alle 4.30 di lunedì 29 marzo ora locale, la portacontainer Ever Given è stata disincagliata e portata di nuovo a galleggiare, secondo quanto riferito dal fornitore di servizi marittimi Inchcape Shipping Services e poi confermato alle agenzie internazionali da persone che stanno lavorando all’operazione.

La nave della compagnie taiwanese Evergreen Line era bloccata da martedì 23 marzo, causando la chiusura di una delle più importanti arterie per il commercio globale e facendo pressione sui prezzi di commodities e spedizioni. La Suez Canal Authority aveva in precedenza reso noto che un totale di dieci traghettatori sono coinvolti nelle operazioni di liberazione della Ever Given. Gli escavatori hanno già spostato 27.000 metri cubi di sabbia, fino a una profondità di 18 metri, e questa operazione ha permesso di appurare che la parte anteriore della nave è stata danneggiata, anche se l’imbarcazione è rimasta stabile.

Ciò aggiunge incertezza ai tempi di sblocco del canale, in quanto probabilmente la portacontainer non è operativa al 100%. Al momento, in base alle analisi di Lloyd’s List, voce autorevole nel mondo dello shipping, il blocco del canale da parte della nave Ever Given costa circa 400 milioni di dollari l’ora (9,6 miliardi al giorno): il traffico in direzione ovest vale circa 5,1 miliardi di dollari al giorno e il traffico in direzione est 4,5 miliardi di dollari.

Intanto, si è allungata la lista di navi in attesa che il canale venga sbloccato: secondo i dati raccolti da Bloomberg, sino a domenica 28 marzo c’erano 453 navi in coda, rispetto alle circa 100 all’inizio del blocco. In questo totale sono comprese 90 navi portarinfuse (navi usate per trasportare carichi non-liquidi e non contenuti in container), 27 petroliere, 82 portacontainer, 22 vettori GPL o GNL, 31 navi cisterna e 17 navi che trasportano veicoli. Anche se l’importante snodo per il commercio mondiale fosse liberato nei prossimi giorni, le conseguenze sugli scambi globali potrebbero durare settimane o mesi. “Le tessere del domino sono state rovesciate – ha scritto sui social media Lars Jensen, amministratore delegato di SeaIntelligence Consulting – I ritardi e i cambi di rotta, che sono già avvenuti, causeranno effetti a catena su navi e attrezzature vuote, che si faranno sentire per diversi mesi”.

Un incidente, quello della Ever Given, che probabilmente avrà un effetto boomerang anche sulle tariffe di trasporto marittimo che sotto la spinta del lockdown globale per la pandemia Sars Cov 2, associata all’esplosione della domanda di prodotti domestici di importazione, ha reso il mercato dei noli del trasporto container sempre più instabile. A trainarli è principalmente la domanda dei consumatori statunitensi, che sta trovando ulteriore spinta man mano che l’economia si riprende per effetto del programma di vaccinazione, che dovrebbe incrementare i consumi.

Anche la direttrice Asia-Europa-Med, sebbene in quantità più contenuta, ha visto una lievitazione media dei noli di ben il 450% dalla seconda metà del 2020, ma la lentezza in EU del programma vaccinazioni con conseguenti ampi lockdown a macchia di leopardo, sta attenuando la domanda ed è attesa una contenuta correzione dei noli. La situazione generale è comunque molto fluida e in continuo mutamento, con effetti tutti da verificare sulle economie globalizzate.