Di Alberto Lancellotti e Mirco De Vincenzi
Le tensioni internazionali, la logistica compromessa, i trasporti ostacolati dai venti di guerra, i cambiamenti climatici creano tensioni ai prezzi delle materie prime agricole, dell’energia e dei fertilizzanti. Produrre cibo costerà di più agli allevatori e il rimbalzo dei costi finirà per riverberarsi sulle filiere, fino al consumatore finale. Come reagirà la filiera? Le quotazioni di latte, suini, bovini da carne, avicoli – per restare nell’ambito zootecnico – riprenderanno quota, garantendo marginalità ai produttori oppure subentreranno altre dinamiche?
Quali saranno i riflessi sui mercati legati alle rotte commerciali internazionali, anch’esse esposte a rotte inedite, dazi, protezionismi, aspirazioni di conquistare nuovi spazi?
Siamo tornati in una fase di incertezza globale, come già avvenuto in altri frangenti nel Terzo millennio (ricordiamo, in un excursus non esaustivo: la protesta delle tortillas in Messico nel 2007 per i rincari del mais, le Primavere Arabe nel 2010-2011, la corsa a rafforzare gli stock di cereali e semi oleosi da parte della Cina nel 2018-19, gli effetti della pandemia nel 2020 e 2021, poi l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, che ha trascinato i prezzi dell’energia, dei fertilizzanti, delle materie prime).
Rispetto al passato, oggi fra gli elementi inediti possiamo collocare l’Intelligenza Artificiale, che se ben orientata potrebbe semplificare la diffusione della conoscenza.
Ma fra mille incognite, come dovranno comportarsi gli allevatori? In quale direzione dovranno investire? Bisognerà riorganizzare le catene di approvvigionamento? Come difendersi?



































































