
“Il mese di maggio dovrebbe essere un mese interlocutorio, con qualche sofferenza, ma con la fiducia che sia un mese di transizione verso la ripresa del mercato.
Le variabili in gioco sono essenzialmente tre.
Innanzitutto i consumi, perché già con il ponte del Primo maggio un incremento degli acquisti di carne suina per grigliate potrebbe fare la differenza e sollevare i listini della carne fresca.
Altri elementi da considerare sono gli stoccaggi di carne congelata, la cui presenza massiccia in Europa in questa fase influisce nell’appesantire il mercato e, terzo punto, il numero dei suini.
Ad oggi c’è una buona disponibilità di animali, ma ritengo che a partire da luglio la quantità di maiali disponibile per la macellazione sia in rallentamento e questo dovrebbe far ripartire le quotazioni dei grassi”.
Quella di Massimo Montanari, direttore Mercato Carni Suine di Aia Spa, è una lettura oggettiva e imparziale del mercato, sulla base dello scenario attuale, dove più fattori influenzano le dinamiche attuali e, inevitabilmente, anche quelle future.
“Il driver principale restano in ogni caso i consumi – sostiene Montanari -.
Adesso il mercato della carne suina è in una fase di stanchezza.
Questa settimana, con la festa del 1° Maggio, si è accorciata anche la capacità di lavorazione del 20% e, nell’immediato, è un dato significativo.
A livello di scambi non vedo grande movimento, ma come anticipato saranno proprio i consumi a influenzare le tendenze di tutto il mercato nel suo complesso”.
Qualche braccio di ferro in Cun fra allevatori e macellatori?
Possibile, per non dire probabile, in questa fase dove regna l’incertezza, le pressioni della carne estera si fanno sentire e più di una realtà si è rivolta al mercato internazionale per gli approvvigionamenti, col rischio che sia poi difficile convincere alcuni player a tornare ad acquistare prodotto italiano.
“Se i consumi ripartiranno, complice dal prossimo luglio una minore disponibilità di suini italiani, le quotazioni dovrebbero salire – conferma di nuovo Montanari -. Difficile, però, che i listini si proiettino oltre i 2 euro al chilogrammo come nella fase dei record”.
































































