Di Marika De Vincenzi
La Cina rafforza la propria autosufficienza nel settore suinicolo, riducendo al contempo la dipendenza dalle importazioni. Il tasso di autosufficienza è salito dal 97,9% nel 2024 al 98% nel 2025, con prospettive di ulteriore aumento nel 2026.
Secondo i dati USDA, l’incremento è sostenuto dalla crescita della produzione interna: nel 2025 sono stati macellati 703 milioni di suini, rispetto ai 702,56 milioni del 2024, con un conseguente aumento della produzione di carne da 57,06 a 57,15 milioni di tonnellate. Parallelamente, le importazioni di carne suina sono diminuite del 6% rispetto all’anno precedente, confermando il rafforzamento della catena di approvvigionamento domestica.
Nonostante questi risultati, il mercato interno mostra segnali di squilibrio. Secondo recenti notizie, il governo cinese ha invitato gli allevatori a contenere la produzione per contrastare l’eccesso di offerta e la debolezza della domanda. Durante un incontro con i principali operatori del settore, il Ministero dell’Agricoltura ha esortato a rispettare i limiti produttivi fissati nel 2025 e a introdurre un sistema di registrazione per migliorare il monitoraggio del settore.
Anche i prezzi riflettono questa pressione: a dicembre i prezzi della carne suina hanno continuato a scendere, allungando la striscia dei ribassi, da attribuirsi con ogni probabilità alla domanda debole, alla stagnazione economica, ma anche – aspetto forse sul quale diventa imperativo riflettere – ai cambiamenti nei gusti dei consumatori. A gennaio 2026 si è registrata una timida inversione di rotta, con un primo aumento delle quotazioni, segnale di un possibile riequilibrio del mercato dopo la fase di forte pressione dovuta all’eccesso di offerta.































































