Il prezzo del latte non mi interessa, la sfida è ridurre i costi
7 Marzo 2016

Tommaso Visca
Carmagnola, Torino – ITALIA

L’allevatore Tommaso Visca

Azienda Agricola Cascina Cervirola
Capi allevati: 400 | 175 in lattazione.
Ettari coltivati 60.
Destinazione del latte: Formaggi Freschi
(Gruppo Caseario Pugliese-Conrado).

Dai salesiani, dove ha studiato come geometra prima di entrare nell’azienda agricola di famiglia, Tommaso Visca da Cuneo ha appreso la caparbietà nel raggiungere l’obiettivo e la tenacia di un lavoro di squadra, che si è tradotta in una gestione collettiva dei mezzi agricoli.

Con 400 bovini allevati e 60 ettari coltivati, ha deciso di scommettere sulla sostenibilità. Partendo dal bilancio proteico.

“Le spese energetiche incidono per l’8-10% delle uscite totali, è importante razionalizzare anche quelle voci, ma la priorità va data alla produzione proteica in azienda, che pesa invece per il 40% del fatturato”, afferma Visca.

In che modo?

“Cerco di sostituire le fonti proteiche come la soia, che non coltivo, ma acquisto, con erba medica, che invece produco e che mi permette di fare rotazione nei campi, di fissare l’azoto e, di conseguenza, di acquistare meno concimi. Anche l’amido, che rappresenta la componente energetica della razione, lo compro, perché coltivarlo nei campi costa molto”.

Oggi come sono coltivati i 60 ettari dell’azienda?

“In questo momento ho 37 ettari a erba medica e sui restanti 23 coltivo loietto, dal quale ottengo una buona fibra per gli animali e una discreta fonte proteica. Poi coltivo mais in secondo raccolto”.

Qual è il suo obiettivo?

“Stare un passo davanti agli altri, in uno scenario in cui la competitività è la chiave per sopravvivere, in questa fase di prezzi del latte non proprio esaltanti”.

Partecipando al convegno al Bovimac di Gonzaga lei ha dichiarato che comunque il prezzo del latte non è il suo primo pensiero. È una affermazione abbastanza spiazzante. Conferma?

“Sì, mi rendo conto. Ma non sono interessato al prezzo del latte, perché è un parametro sul quale non posso incidere più di tanto. Lavoro per ridurre i costi di produzione e aggregare l’offerta, poi cerco di spuntare il miglior prezzo. Produrre in Italia costa di più rispetto agli altri Paesi perché abbiamo poco pascolo e aziende con poca terra, bisogna dunque trovare altre soluzioni per rimanere sul mercato”.

Lei presiede la cooperativa Light Service. Di che cosa si occupa?

“È una cooperativa che commercializza il latte ed è in fase di collocazione del prodotto che cerco di spuntare il migliore realizzo. Però Light Service ci permette di utilizzare in condivisione mezzi agricoli, attrezzature e servizi. Abbiamo acquistato attraverso la cooperativa, anche per avere i vantaggi fiscali previsti dalla legge, carri, botti, spandiletame, che vengono poi utilizzate dalle aziende socie. Fra queste, per le stalle, anche la macchina che solleva gli animali per operare il pareggio podale”.

In azienda lavora con suo padre Giovanni e suo fratello Valerio, di un anno più giovane. Come vi siete suddivisi i compiti?

“Io mi occupo di fertilità e di sviluppo dei nuovi progetti, anche confrontandomi con altre aziende; seguo inoltre i bandi del Psr e ogni opportunità legata ai contributi pubblici. Inoltre, mi occupo di fertilità delle bovine e delle fecondazioni, della parte sanitaria e dei trattamenti, della gestione della vitellaia e tengo i rapporti con il mungitore, che è indiano. Mio fratello invece si occupa di tutti gli aspetti legati all’alimentazione per l’allevamento, mentre mio papà si occupa della gestione dei campi”.

Vi servite di contoterzisti?

“Solo per la raccolta del mais, il resto lo facciamo direttamente noi”.

Azienda Agricola Cascina Cervirola

Tommaso Visca

Sì ai robot di mungitura nel disciplinare Parmigiano-Reggiano
21 Dicembre 2015

Ivo Fedrazzoni
Sermide, Mantova – ITALIA

L’allevatore Ivo Fedrazzoni

Fedrazzoni Ivo e Altri Società Agricola S.S.
Capi allevati: 270 | 120 in mungitura.
Ettari coltivati 117.
Latte prodotto: 13.600 quintali, conferito alla Latteria Mogliese.

Come giudica la bocciatura della modifica del disciplinare del Parmigiano-Reggiano relativa al rigato?

“Ero favorevole alla sua approvazione. Era un primo passaggio per arrivare a dire che un prodotto come il Parmigiano-Reggiano deve essere solo quello marchiato e di qualità, per evitare equivoci. Il secondo passaggio poteva essere quello di promuovere solo quello a marchio, non il mezzano. Era, in sintesi, un’occasione per fare chiarezza e fare in modo che non fosse commercializzato senza crosta, come accade invece oggi”.

Si è parlato più volte in passato di integrazione verticale nella filiera e di accordi fra cooperative e industria. Lei è anche presidente della Latteria Mogliese e voi, come realtà cooperativa, avete anticipato i tempi. Come si configura l’intesa con il gruppo Zanetti?

“È un accordo fra cooperative e industria. Noi abbiamo in conto lavorazione il latte di Zanetti, che conferisce qui il latte e a fine anno faremo i conti dei costi. Parte della stagionatura verrà effettuata da noi, ma non l’intero ciclo per mancanza di spazi. Abbiamo cominciato nel 2015, per cui non abbiamo dei precedenti. Ma posso dire che siamo molto soddisfatti, perché c’è anche stato un salto di qualità nella gestione, grazie alla somma delle esperienze, loro e nostra, anche nella lavorazione”.

Come è migliorata la produzione grazie ai consigli di Zanetti?

“Abbiamo migliorato complessivamente tutte le fasi di lavorazione. Avevamo in verità standard già elevati, ma abbiamo introdotto dei percorsi di verifica più puntuali sulle attività della giornata”.

Lei ha una stalla nuova. Che cosa sta pensando di fare per migliorare le performance? Ha fatto tutto per migliorare?

“Non si è mai fatto tutto per migliorare. Personalmente incrementerò i capi in stalla per ottimizzare la manodopera, che è il punto debole dell’azienda”.

Parlando di manodopera, lei è favorevole ai robot di mungitura?

“Sì. Abbiamo appena approvato il nuovo disciplinare del Parmigiano-Reggiano, ma non abbiamo toccato il tema dei robot di mungitura. I cambiamenti nel consorzio avvengono ogni 10 anni circa e temo che sarà un dibattito molto acceso, come capitò in passato per l’introduzione dei carri unifeed. Ma sono anche convinto che il robot consenta di ottimizzare il sistema di controllo della mandria, che può dare qualche vantaggio”.

Azienda Agricola di Ivo Fedrazzoni

Oggi non basta lavorare, bisogna ragionare
14 Dicembre 2015

Roberto Chizzoni
Bozzolo, Mantova – ITALIA

L'allevatore Roberto Chizzoni
L’allevatore Roberto Chizzoni

Azienda Agricola Canili di Chizzoni Roberto.
Capi allevati: 650 | 300 in mungitura.
Ettari coltivati 180.
Destinazione del latte: Granarolo.

Da tempo Granarolo ha pagato il latte alla stalla 37 centesimi, anche quando i prezzi che circolavano erano sensibilmente più bassi. È ancora così?

“Sì, fino a fine anno saranno 37 centesimi. Poi il prossimo consiglio di Granarolo deciderà quale prezzo applicare”.

Che cosa sta pensando di fare per migliorare le performance in stalla?

“Negli ultimi 15 anni sono passato da 30 vacche a 300. Stiamo mungendo tre volte, siamo molto attenti al benessere animale, all’alimentazione, anche ai costi di produzione. È molto difficile oggi pensare di migliorare, ma rimaniamo vigili”.

Cosa potrebbe fare ancora per migliorare?

“Dobbiamo dare ancora di più attenzione al benessere animale e monitorare per scoprire dove abbiamo ancora spazi per migliorare. La vacca è un animale che risponde agli stimoli: se dai e la tratti in un certo modo, ti restituisce. Dunque faremo in modo di aumentare gli spazi a disposizione per gli animali e, per l’inverno, prevedere acqua calda negli abbeveratoi e prevediamo di terminare i lavori nel giro di una ventina di giorni. Con il freddo è meglio che l’acqua sia a temperatura più elevata, per migliorare l’impatto del rumine. Ventilazione e docce per il caldo, invece, le abbiamo già”.

Quali saranno i prossimi investimenti in azienda?

“Abbiamo appena realizzato la vitellaia nuova e l’allattatrice, per togliere gli animali dalle strutture vecchie e migliorare gli spazi. Per qualche anno staremo fermi. Mio figlio, 21 anni, già da due anni è con me in azienda, dopo aver finito di studiare come perito agrario. Stiamo comunque pensando anche alla robotizzazione della mungitura e dell’alimentazione, ma col prezzo del latte attuale staremo un attimo alla finestra”.

Lei è anche vicepresidente dell’Associazione mantovana allevatori. Quali sono i servizi dell’Ama che ritiene più utili per migliorare la redditività nella stalla?

“Non si può fare una classifica. Io usufruisco di tutti i servizi dell’Associazione allevatori e, ultimamente, ho anche adottato il sistema informatico si@lleva. Il monitoraggio completo della stalla permette di avere sotto mano parametri utili per impostare progetti di crescita dell’azienda. Oggi non basta più solo lavorare, bisogna anche ragionare”.

 

Recuperiamo 10-15 centesimi al litro grazie alla cooperazione
7 Dicembre 2015

Carlo Mori
Pietole di Virgilio, Mantova – ITALIA

L’allevatore Carlo Mori

Azienda Agricola Corte Canova.
Capi allevati 400 | 190 in mungitura.
Ettari coltivati 80
Latte prodotto 20.000 quintali, conferito a Latteria Sociale Mantova.

Mori, quanto è importante l’aggregazione per la redditività dell’azienda agricola?

“Oggi l’aggregazione è fondamentale. Direi che in una scala da 1 a 100 è 100. Oggi, col prezzo del latte così basso, grazie alla cooperazione, riusciamo a recuperare fino a 10-15 centesimi in più al litro. E sono quelli che ti permettono di chiudere il bilancio in pareggio, anche se con estrema fatica. Direi che oggi l’aggregazione è necessaria”.

Conferisce alla Latteria Sociale Mantova, che è una realtà importante e non solo sul piano dei numeri. Qual è il vantaggio?

“Il vantaggio di conferire alla LSM è la fase di commercializzazione, grazie al rapporto diretto con la gdo, a una spinta forte all’internazionalizzazione. Come conferenti alla Santa Maria Formigada siamo nuovi soci della LSM, ma siamo fiduciosi che la serietà e il lavoro svolto sul piano del marketing porti a un risultato positivo, anche se lievemente, a causa dei prezzi di mercato non certo esaltanti”.

Che cosa sta pensando di fare per migliorare le performance? Ha fatto tutto per migliorare?

“Non ho fatto tutto, ma credo di aver fatto molto, soprattutto per il benessere, dotandomi di strutture al passo coi tempi, che mettono l’animale nelle condizioni ottimali per esprimere la sua potenzialità. Sul piano degli alimenti, producendo il 70-80% del fabbisogno, crediamo di essere sulla buona strada. Sulla genetica, che è il terzo pilastro fondamentale insieme a benessere e alimentazione, usiamo i migliori tori per k caseine e proteine. Direi che rimane poco da fare. L’obiettivo è comunque alzare l’asticella negli indici di stalla come il tasso gravidanza, il rapporto parto/concepimento, gli indici di conversione dell’alimento”.

Che cosa consiglierebbe a un giovane che vuole fare l’allevatore?

“Consiglierei di mettersi in gioco fin dall’inizio e di non prendere tutto per partito preso. Di metterci il massimo della passione e dell’impegno. I risultati nel tempo verranno. Personalmente cerco di essere ottimista e di inculcare l’ottimismo in uno più giovane di me. E dico con certezza che è la passione a muovere tutto. Chi decide di fare l’allevatore perché è una tradizione di famiglia, ma allo stesso tempo vuole il weekend libero e fare l’orario di fabbrica, allora è meglio che non cominci”.

Innovazione nella stalla? Il prezzo del latte ci ha fermati
26 Novembre 2015

Toon Hulshof
Lievelde – OLANDA

L'allevatore olandese Toon Hulshof
L’allevatore olandese Toon Hulshof

Azienda Agricola “Melkveebedrijf Hulshof”
236 capi totali, dei quali 113 in lattazione
70 ettari coltivati
Destinazione del latte: burro, formaggio e latte in polvere (FrieslandCampina)

Qual è l’handicap maggiore con cui dovete fare i conti in questa situazione di mercato?

“Non riusciamo a pianificare gli investimenti in azienda. Abbiamo sempre innovato, ma a queste condizioni di mercato abbiamo dovuto fermarci”.

Qual è l’approccio degli allevatori olandesi nei confronti delle energie rinnovabili?

“Guardiamo con estremo interesse il biogas e in passato in molti hanno investito, ma oggi l’energia non è pagata in maniera così conveniente e dunque dobbiamo valutare chi ha interesse a costruire un impianto e per quali aziende, invece, non è redditizio”.

Con 236 capi totali, fai ricorso alla manodopera?

“Sì, abbiamo un dipendente che gestisce la mandria a tempo pieno”.

Quanto vi costa?

“Circa 2,8 centesimi per chilogrammo di latte”.

Conoscevate già i grandi formaggi italiani a pasta dura, Grana Padano e Parmigiano-Reggiano?

“Certamente, ma in Olanda noi li chiamiamo genericamente Parmesan e, normalmente, non rientrano fra i nostri acquisti. Sono molto apprezzati, ma sono appannaggio delle fasce più alte della società. Tutti gli altri mangiano i formaggi olandesi”.

Riesci a gestire il tempo libero?

“È sempre poco, ma mi occupo di politica nel mio comune per il partito Cristiano-Democratico”.

Azienda Agricola "Melkveebedrijf Hulshof"
Azienda Agricola “Melkveebedrijf Hulshof”

Azienda Agricola "Melkveebedrijf Hulshof"

Io, mio padre e 401 capi in stalla: niente manodopera
16 Novembre 2015

Wim Bos
Zuidbroek – OLANDA

Azienda Agricola “Maatschap Bos-Carabain”
401 capi totali, dei quali 210 in lattazione
120 ettari coltivati
Destinazione del latte: Formaggio (FrieslandCampina)

L’allevatore Wim Bos

Wim Bos, la vostra azienda gestisce una mandria numericamente significativa. In quanti lavorate?

“Siamo in due, io e mio padre. Non abbiamo manodopera”.

Come fate?

“Facciamo noi tutto il lavoro nei campi, abbiamo un solo contoterzista per alcune lavorazioni specifiche. In stalla non abbiamo dipendenti, ma un robot con cinque box ed un unico braccio meccanizzato. Mio padre lavora moltissimo”.

E tu?

“Circa 55-60 ore alla settimana”

Hai degli hobby?

“Sì e la mia fortuna è che coincidano con il lavoro in azienda”.

I Paesi Bassi hanno accelerato molto sulla produzione (+4,04% nel periodo gennaio-agosto 2015, secondo i dati Clal). Con i prezzi certo non altissimi, non siete preoccupati?

“I segnali sono di un timido aumento. Come il 70-80% degli allevatori olandesi, noi conferiamo alla cooperativa FrieslandCampina e per il mese di Novembre è stato fissato un prezzo di 29,75 euro per 100 chilogrammi di latte, contro i 29,00 euro del mese precedente. Siamo molto fiduciosi sulla politica di export di FrieslandCampina, che ha individuato l’Asia, la Cina e l’Africa come importanti mercati di crescita”.

Avete visitato allevamenti in Italia. Quali sono le principali differenze rispetto alle aziende agricole olandesi?

“Uno degli aspetti che marcano la differenza è che voi pagate per avere l’acqua, noi paghiamo più o meno la stessa cifra, intorno ai 125 euro per ettaro, per farci togliere l’acqua”.

Azienda Agricola “Maatschap Bos-Carabain”

Le sfide future: vacche che convertono meglio il cibo e che inquinano meno
28 Ottobre 2015

Alberto Cortesi
Roncoferraro loc. Garolda, Mantova – ITALIA

L’allevatore Alberto Cortesi

Allevamento Bugno
400 capi totali | 170 in lattazione
130 ettari coltivati
Destinazione del latte: Grana Padano DOP (Zanetti Spa)

Il futuro del lattiero caseario italiano è in mano alle Dop o ci sono alternative?

“Ci sono alternative. Le Dop fanno da traino, ma tutto il Made in Italy può esportare”.

Cosa significa innovare?

“Vedere cosa chiede il mercato e adeguare i prodotti in base alle richieste dei consumatori. Noi partiamo senz’altro avvantaggiati, perché il Made in Italy ha un valore intrinseco”.

Quali sono i costi che maggiormente incidono nella produzione di latte?

“Il costo alimentare, che incide intorno ai 20 centesimi per litro di latte”.

Quanto pesa la burocrazia per una stalla e dove potrebbe essere attuata una “cura dimagrante”?

“Pesa moltissimo, soprattutto perché non si è mai certi di essere in regola e comunque siamo sempre alle prese con la discrezionalità dei funzionari o nell’incertezza di interpretazioni personali delle norme. Individuare da dove partire con la cura dimagrante è difficile, perché bisognerebbe operare a 360 gradi sulla nostra attività di allevatori”.

Che cosa ammira dei paesi esteri che si definiscono più all’avanguardia sul fronte allevatoriale?

“La capacità di organizzarsi dal punto di vista commerciale, di marketing , di ricerca di nuovi mercati”.

Quanto costa la genomica e che riflessi ha?

“La genomica ha lo stesso costo per gli allevatori di quando c’era solo la genetica senza appunto la genomica. Sono cambiate le opportunità per tutto il sistema allevatoriale, perché la genomica apre prospettive su caratteri dell’animale che non sono solo produttivi. Sono convinto che le sfide future in allevamento riguarderanno la possibilità di avere vacche che convertono meglio il cibo e che inquinano meno”.

Voglia di confrontarsi tra i giovani allevatori
28 Ottobre 2015

Davide Lorenzi
Marmirolo, Mantova – ITALIA

Davide Lorenzi
L’allevatore Davide Lorenzi

Azienda Agricola Loghino Sasso di Davide Lorenzi
150 capi totali | 55 in mungitura.
90 ettari coltivati

Come mai la scelta di coltivare il grano duro?

“Sono in tutto circa 7,5 ettari grano duro. È terreno che non serve direttamente al reimpiego dei prodotti per l’alimentazione dei capi e, al momento della semina, i costi di gestione e i prezzi di mercato del grano duro mi sembravano i più idonei. Inoltre, mi consentiva di cominciare a produrre subito, altrimenti avrei dovuto aspettare la prima coltura successiva, che sarebbe stato il mais”.

Quali sono le voci di costo più importanti in azienda?

“Non abbiamo manodopera esterna, perché in azienda lavoro insieme a mio papà Giorgio. La voce di costo più impegnativa, per me, è l’affitto dei terreni, che sono cresciuti negli ultimi anni”.

Quanto tempo libero ti rimane?

“Non esiste, di fatto. Rimane la sera libera, ma non quando si irriga, perché capita che i turni siano di notte. Bisogna essere fortunati che le proprie passioni siano relative all’azienda”.

Fai parte della Latteria Sociale Mantova. Come vedi il consiglio dei giovani, voluto dai vertici?

“Ne faccio parte e lo trovo molto utile. C’è una forte attenzione alle nuove tecnologie, con uno scambio di opinioni. C’è voglia di crescere e di confrontarsi, anche guardando altri mondi dell’agricoltura, non legati al lattiero caseario. È molto utile e oggetto di dibattito fra i giovani, l’analisi del sito Clal”.

C’è un forte interesse fra i giovani per il settore agricolo. Come mai, però, non c’è effettivo ricambio generazionale?

“L’interesse nei giovani è fortissimo, al punto che anche alcune ragazze si sono fermate nell’azienda dei genitori. Ma non c’è effettivo ricambio generazionale fra i capi azienda sia per paura da parte dei giovani sia perché i senior molto spesso faticano a cedere il posto ai più giovani”.

Azienda Agricola Loghino Sasso di Davide Lorenzi
Azienda Agricola Loghino Sasso di Davide Lorenzi

Il futuro? DOP e innovazione
28 Ottobre 2015

Tiziano Fusar Poli
Cumignano, Cremona – ITALIA

L’allevatore e presidente di Latteria Soresina soc. coop. Tiziano Fusar Poli

Azienda Fusar Poli Tiziano – Pattonieri‎ Rosa
380 capi totali | 150 in lattazione
60 ettari coltivati
Destinazione del latte: Grana Padano DOP, Latte alimentare (Latteria Soresina Soc. Coop.)

Quali sono i costi che maggiormente incidono nella produzione di latte?

“Il primo è il costo alimentare, che è variabile e legato evidentemente all’efficienza produttiva dell’azienda. Un costo come quello alimentare deve essere parametrato al chilo di latte prodotto. Solo così dà la misura reale del suo peso complessivo sul costo di produzione. Un conto è produrre con un costo di 5 euro per ogni 30 chili di latte prodotto, un altro è se i chilogrammi sono 20. C’è una differenza del 30 per cento. Bisogna sempre tenere a mente il livello produttivo”.

Secondo lei l’allevatore medio fa i conti giusti in stalla o no?

“No. Bisognerebbe calcolare, quanto si parla di gestione delle stalla, i costi legati agli ammortamenti delle strutture, gli affitti dei terreni, gli ammortamenti degli impianti, dei macchinari, del terreno, il costo manodopera, compresa quella famigliare. Invece in genere si tende a considerarne solo alcuni e a trascurarne altri. Così il calcolo delle spese diventa fuorviante”.

La strada del latte in Italia è quella delle Dop o esistono alternative?

“Credo che il sistema Italia, proprio perché paga un gap di costi strutturali non imputabili all’efficienza, ma a maggiori costi aziendali, imponga alla filiera di andare su prodotti con valore aggiunto importante e più elevato, come appunto le Dop. Abbiamo la fortuna di partire da un patrimonio di prodotti di questo tipo, che siamo stati bravi a crearci, e dunque la strada non può che essere questa”.

Significa che bisogna aumentare le produzioni Dop?

“Sì. Ma gradualmente. Non possiamo bloccare le produzioni, ma dobbiamo incrementarle in proporzione all’aumento delle quote di mercati che riusciamo a conquistare nel mondo. Il sogno è inserire tutto il latte italiano in prodotti ad alto valore aggiunto, dove chiaramente ci può essere il rischio delle imitazioni, ma più che un rischio è quanto avviene normalmente quando il modello sono prodotti apprezzati e conosciuti. L’importante è che vengano perseguite le frodi, le sofisticazioni, l’utilizzo illegale dei marchi. Ma l’imitazione, purtroppo, non possiamo fermarla”.

Il futuro è la specializzazione e l’alta qualità delle produzioni?

“Sì. Lo confermano i consumatori, che in questi otto anni di crisi sono stati comunque disposti a pagare di più ogni qualvolta hanno percepito il maggior valore sul prodotto. I prodotti premium prize sono incrementati anche a due cifre. Se invece il consumatore non distingue la qualità e pensa di avere a che fare con un prodotto indifferenziato, allora prende quello che costa meno. Il futuro, non dimentichiamolo, è anche servizio e innovazione”.

Che cosa intende per innovazione?

“Significa saper interpretare prima degli altri i piccoli segnali del mercato, i timidi trend per anticipare i bisogni dei consumatori. Negli Usa abbiamo portato con Latteria Soresina il burro senza lattosio, ma potrei fare molti altri esempi”.

Tipo?

“Come Soresina teniamo molto in considerazione l’aspetto ecologico, la sostenibilità. È un valore che il consumatore cerca sempre e riconosce. La nostra realtà cooperativa, pur avendo raddoppiato negli ultimi 10 anni i volumi di latte trasformato, arrivando a lavorare 4,3 milioni di quintali di latte, ha ridotto del 50% utilizzo acqua, del 10% l’utilizzo dell’energia elettrica e del 15% il consumo di metano. Eppure, abbiamo triplicato il fatturato, riuscendo persino a risparmiare ogni anno circa 1,6 milioni di euro. Sono operazioni che il consumatore premia”.

Che cosa ammira della cooperazione estera dei grandi numeri?

“Hanno avuto sicuramente il merito di capire che potevano vincere la battaglia del mercato solo mettendosi insieme. Hanno sentito tale esigenza prima di noi, perché erano nel mercato delle commodities. E in quel mercato o sei leader in termini di costo oppure non riesci a starci. Noi non produciamo commodities, ma l’elemento dell’aggregazione sarà fondamentale, perché i mercati in espansione, a fronte di mercati occidentali maturi, saranno quelli lontani o lontanissimi. E per raggiungerli servono percorsi sicuri e volumi importanti, per garantire la remunerazione”.

Come spiega la grande prudenza delle cooperative all’aggregazione?

“Secondo me è un fatto culturale e di protezione di situazioni di conservazione. È un sentimento che parte da lontano, dalla nostra storia italiana, che è quella di un Paese messo insieme recentemente. Ma bisogna cambiare mentalità. Abbiamo visto cosa è successo in questi ultimi anni, con molti marchi italiani finiti in mano ad aziende straniere. La dimensione è un elemento chiave”.

La sfida è gestire la volatilità dei mercati
28 Ottobre 2015

Nino Andena
Bertonico, Lodi – ITALIA

Nino Andena
L’allevatore Nino Andena

Allevamento Frisia
700 capi totali | 350 in lattazione
170 ettari coltivati
Destinazione del latte: Formaggi DOP e Latte alimentare (Santangiolina Soc. Agr. Coop.)

Nella gestione economica della stalla, qual è l’aspetto più oneroso?

“Sicuramente l’alimentazione, che incide per più della metà dei costi, seguita dalla manodopera”.

Come si può ridurre l’incertezza dei costi alimentari?

“Conoscendo il più possibile i costi in anticipo e programmare gli acquisti di conseguenza”.

In azienda come si comporta: acquisti a medio- lungo termine o al bisogno?

“Dipende. Noi acquistiamo sia materie prime come la soia, il mais, il girasole che mangimi finiti. Se il prezzo di mercato è basso, cerchiamo di sottoscrivere contratti di fornitura per più mesi, se invece i listini sono alti, seguiamo il bollettino del mercato. La sfida per gli allevatori è imparare a gestire la volatilità dei mercati”.

La strada del latte in Italia è quella delle Dop o esistono alternative?

“Le Dop sono il sistema che ci tutela di più, perché esaltano la nostra diversità di produzioni e la tipologia dell’Italia, diversa nelle produzioni dalla montagna alla pianura. Tuttavia, se le Dop forniscono alcune chance in più, non credo che il sistema italiano debba disdegnare i prodotti non Dop”.

Ad esempio?

“Abbiamo perso il primo mercato della mozzarella, nome e prodotto italiano che ci siamo fatti depredare dai competitor mondiali. È un formaggio che potrebbe darci grandi soddisfazioni. Ma oltre a quello, anche su un prodotto di commodities come il latte in polvere potremmo dire la nostra. Il gruppo Ferrero è un esempio: ha deciso di acquistare il latte italiano per la polvere, pagandolo di più. Siccome l’Italia è deficitaria di latte, anche prodotti non esaltanti come sono invece le Dop potrebbero essere nicchie da sfruttare”.

Emerge l’esigenza di un polverizzatore in Italia?

“Secondo me sì. Mi riferisco a impianti gestiti dai produttori italiani attraverso cooperative o Aop, in collaborazione con i consorzi di tutela”.

Allevamento Frisia - Bertonico, Lodi
Allevamento Frisia – Bertonico, Lodi