USA: Scorte finali di Mais e Soia in calo [Mais e Soia – n°6/2018]
18 Giugno 2018

La produzione globale di Mais per la stagione 2018-19 è prevista a 1052.42 Mio Tons, in leggera diminuzione (-0.3%) rispetto alle stime formulate a Maggio, ma non presenta variazioni nei principali Paesi. Si confermano aumenti, rispetto alla stagione 2017-18, per Cina (+4.2%), Brasile (+12.9%) e Argentina (+24.2%).

La produzione mondiale di Soia è prevista a 355.24 Mio Tons, in lieve aumento se confrontata con le previsioni precedenti, riflettendo una maggior produzione per il Brasile, che detiene il 33% della quota di produzione (uguale a quella degli USA). Anche l’export del Brasile è previsto in crescita.

-19.7%Stock finali di Mais (Previsione 2018-19)

Negli Stati Uniti, sono stati rivisti al ribasso gli stock di Mais di inizio stagione, in considerazione delle esportazioni record di Aprile 2018, che hanno battuto il precedente record di Novembre 1989. Si prevede un maggior impiego di Mais nel bioetanolo.

A livello globale, gli stock finali di Mais per la stagione 2018-19 sono stimati a 154.69 Mio Tons, -19.7% rispetto alla stagione in corso, con diminuzioni per la Cina e gli USA, che insieme detengono il 65% degli stock mondiali.

WORLD | Stock finali Mais (Previsioni 2018-19)

Anche le scorte finali di Soia sono previste inferiori (-5.9%) rispetto alla stagione in corso, soprattutto a causa del calo previsto negli USA (-23.8%). Tuttavia si segnala un aumento rispetto alle previsioni formulate a Maggio (+0.4%), dovuto alla crescita degli stock finali prevista in Brasile.

In risposta ai dazi introdotti dagli Stati Uniti, il governo Cinese ha annunciato, a partire dal 6 Luglio, l’imposizione di una tassa del 25% su beni di provenienza USA, tra cui anche mais, soia, prodotti lattiero-caseari. TESEO monitorerà lo sviluppo di tale situazione, con analisi e approfondimenti, nei prossimi Report di Mais & Soia.

WORLD | Soia – Principali importatori (Previsioni 2018-19)

Fonte: USDA

Focus Italia:

In Gennaio-Marzo 2018 l’Italia ha aumentato le proprie importazioni di Mais del +23.3%, ad un livello di circa 1700 t. Le importazioni Italiane di Soia si attestano a circa 430 t, +35.3% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Italia | Import di Mais e Soia – principali fornitori

In Maggio 2018 il costo dell’alimento simulato (modello teorico di alimento composto per il 70% da Mais e per il 30% da Soia) è aumentato rispetto ad Aprile 2018. La prima metà di Giugno mostra invece una diminuzione del 4.7%.

Alimento Simulato e prezzo del latte in Lombardia
Mais & Soia - Giugno 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
CLAL Slideshow - Mais e Soia - GIU18
Mais & Soia - Giugno 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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Import di Soia record per la Cina – Stime per la nuova stagione [Mais e Soia – n°5/2018]
17 Maggio 2018

Le stime per la nuova stagione 2018-19, che inizierà per il Mais il 1° Settembre e per la Soia il 1° Ottobre, prevedono una produzione mondiale in aumento rispetto alla stagione in corso, una crescita dell’utilizzo ed una diminuzione delle scorte finali.

La produzione di Mais dovrebbe attestarsi su 1056.07 Mio Tons (+1.9% rispetto alla stagione 2017-18) e la produzione di Soia al livello record di 354.54 Mio Tons (+5.3%).

Argentina+44%produzione di Soia prevista nel 2018-19

La minore produzione attesa negli USA, dovuta ad una diminuzione delle aree coltivate e delle rese dei terreni, sarà più che compensata da aumenti significativi in altri Paesi: Cina e Brasile (secondo e terzo produttore) dovrebbero aumentare le produzioni di Mais rispettivamente del +4.2% e del +10.3%; si attende un recupero dalla siccità ed un incremento delle produzioni di Soia del +43.6% in Argentina, terzo produttore ed esportatore di Soia.

A livello globale si prevede un aumento consistente dell’export di Mais (+4.6%), con una crescita delle esportazioni per Brasile, Argentina ed Ucraina. Gli USA, invece, subiranno la concorrenza di Russia e Ucraina e dovrebbero diminuire le esportazioni di Mais (-5.6%). Si stima che Messico, Vietnam ed Egitto siano i principali paesi ad aumentare gli acquisti.

Cina65%quota import di Soia sul totale mondiale

L’export globale di Soia è in crescita di anno in anno. Per la stagione 2018-19 si prevede un aumento del +7%, con gli USA che dovrebbero recuperare le minori esportazioni dell’anno in corso, registrando una stima di +10.9%. Si attende che la Cina, con una quota del 65% dell’import mondiale di Soia, possa aumentare ulteriormente gli acquisti di Soia, ad un livello record di 103 Mio Tons, più che raddoppiando i volumi rispetto a 10 anni fa.

TESEO.clal.it – Principali Importatori di Soia

Focus Italia:

In Gennaio-Febbraio 2018 l’Italia ha aumentato le proprie importazioni di Mais del +10.9%, ad un livello di circa 950 t. Le importazioni Italiane di Soia si attestano a 290 t, +32.9% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Italia | Import di Mais e Soia – principali fornitori

Il costo alimentare della bovina da latte in Italia ha avuto valori in crescita da Ottobre 2017. Questo trend ha subito una accelerazione da Febbraio 2018, e l’Alimento Simulato è arrivato a valori vicini al picco di Giugno 2016.

Leggi l’articolo “Aumenta il costo alimentare della vacca da latte”

Alimento Simulato e prezzo del latte in Lombardia

Fonte: USDA

Mais & Soia - Maggio 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
CLAL Slideshow - Mais e Soia - MAG18
Mais & Soia - Maggio 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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La scelta cinese delle megastalle per produrre latte
25 Gennaio 2018

oltre15 Milionidi vacche in Cina

La Cina, che nel 2002 produceva circa 13 milioni di tonnellate, è ora il terzo paese lattiero al mondo dopo India e USA, con una produzione che ha superato le 36 milioni di tonnellate. Lo scandalo nel 2008 del latte con melamina, sostanza azotata aggiunta al latte per aumentarne il tasso proteico, contaminazione attribuita per lo più ai piccoli allevatori, portò alla scelta delle grandi stalle, triplicando il numero di vacche che ormai superano i 15 milioni, ma concentrate in grandi stalle.

Il latte non è un alimento tradizionale cinese. Il suo consumo era praticamente insignificante, ma negli anni ’90 con la imponente urbanizzazione, divenne sempre più presente nell’alimentazione, accelerando lo squilibrio con le campagne. Infatti i consumi di latte nelle città sono tre volte superiori a quelli nelle campagne.

12,1 Kgconsumo pro-capite di latte in Cina

La media di 12,1 kg pro capite è un valore ben inferiore rispetto alla media mondiale di 111,3 kg, ma dimostra l’enorme impulso produttivo che il paese ha avuto a seguito dell’obiettivo indicato dal presidente Wen Jiabao di fornire ad ogni bimbo una quantità sufficiente di latte tutti i giorni. Così la Cina è diventata una delle potenze lattiere mondiali, adottando il modello basato sul sistema tecnologico USA dei grandi numeri, una scelta radicalmente opposta a quella dell’India dove il “piccolo è bello” e la struttura lattiera si basa sui micro allevamenti dei villaggi.

Lo scandalo melamina del 2008, con oltre 300 mila bimbi colpiti da patologie renali ed anche da decessi, fu dirompente, con enormi cadute nel valore azionario di aziende lattiero-casearie cinesi ma, soprattutto, con la generale sfiducia dei consumatori verso il latte nazionale e la corsa alle importazioni soprattutto di latte in polvere per l’infanzia ma anche UHT. Il Paese scelse allora di realizzare grandi stalle per avere controlli e garanzie igienico-sanitarie grazie alle metodologie produttive più avanzate.

il 25 %delle stalle in Cinaha più di 1000 vacche

Di conseguenza, il 53% delle stalle ha più di 200 vacche rispetto a solo il 20% nel 2008; il 25% delle stalle ha oltre mille vacche e le maggiori arrivano a 40 mila capi. Vennero poi introdotte normative sempre più stringenti sulla produzione e composizione del latte, anche per riacquisire la fiducia dei consumatori e contrastare il latte d’importazione, che rappresenta il 13% del totale. Le importazioni di latte e crema nel 2016 sono aumentate del 38%, con al primo posto tra i fornitori la Germania, seguita da Nuova Zelanda e Francia.

Con questi stravolgimenti, ma soprattutto a seguito della scelta di un modello produttivo dove “grande è bello”, i piccoli allevatori hanno spazi sempre più risicati e diventano del tutto marginali.

Cina – Import di Bovini: principali fornitori

Fonte: NZFarmer, EDairyNews

Produrre latte nel sub continente asiatico, tra tradizione e modernità
30 Agosto 2017

La necessità di produrre più latte per soddisfare le crescenti richieste della popolazione è molto sentita nella grande area del sud est asiatico. Mentre India, Pakistan e Bangladesh hanno una radicata e diffusa tradizione nella produzione di latte, che si basa su di una diffusa presenza di micro allevamenti familiari con razze locali a triplice attitudine, in paesi quali Indonesia, Malesia, Filippine e Vietnam dove il latte non rientra nella dieta tradizionale, il settore diventa sempre più dinamico e l’allevamento si specializza nella produzione di latte o di carne.

Nel subcontinente indiano la produzione di latte per capo sovente è di uno-due litri al giorno ed è fortemente collegato alle pratiche tradizionali. Ad esempio, l’alimentazione è comunemente basata sui residui delle coltivazioni, come la paglia di riso o grano; in Bangladesh l’acqua di abbeverata viene somministrata solo con i pochi concentrati, contrastando le richieste del metabolismo ruminale e mammario. Anche migliorando l’alimentazione con l’apporto di ingredienti più ricchi, difficilmente si superano i 10 litri/giorno. Diversa è invece la situazione nel secondo gruppo di paesi, come ad esempio il Vietnam dove, con razze di importazione occidentale quali la frisona e buone pratiche gestionali, è comune avere produzioni medie di 20-25 litri/giorno.

Nei paesi ad allevamento tradizionale, lo sforzo dei programmi di assistenza tecnica è orientato verso il miglioramento delle coltivazioni per ottenere foraggi a più alto contenuto nutrizionale, ma anche per migliorare la conservazione degli alimenti ed incrementare la tecnica alimentare. In tutta l’area diventa poi necessario migliorare le condizioni di allevamento per contrastare le elevate temperature ed umidità. Un aspetto fondamentale è anche quello igienico sanitario, dunque ricoveri e programmi di vaccinazioni adeguati. Resta poi il problema delle infrastrutture nella commercializzazione del latte e per dare un prezzo adeguato al produttore. In India sono comuni i centri di raccolta dove i produttori possono conferire il latte che viene analizzato e consegnato alle grandi cooperative, ma esistono anche gli intermediari che forniscono il latte al consumo tramite circuiti commerciali informali, non ne valutano i parametri compositivi e riducono la remunerazione al produttore.

La produzione tradizionale assicura la persistenza ed il reddito dell’attività agricola, ma deve evolvere adottando tecniche innovative, adeguate alle condizioni di allevamento nelle aree subtropicali, anche densamente abitate.

Aumentare la produzione non significa semplicemente cambiare il sistema, ma fare evolvere la tradizione produttiva in modo adeguato alle condizioni tecniche ed appropriato alla realtà culturale. Una bella sfida!

CLAL.it – Autosufficienza di latte in Asia – vedi su CLAL.it >

 

Fonte: Feedipedia

Bufale per fare più latte in India
9 Agosto 2017

L’India, oltre ad essere il maggior paese produttore e consumatore di latte al mondo, ha anche la mandria più consistente. Solo metà del latte però è di origine bovina, sia da razze locali che da incroci con frisone, jersey e brown swiss, mentre la restante metà è prodotta dalle bufale. La domanda interna cresce del 4,2% dal 2000 e dunque diventa essenziale agire sulla selezione genetica e l’evoluzione della mandria per aumentare la produzione.

La produttività per capo è però bassa rispetto ai riferimenti internazionali. Infatti, i picchi produttivi degli animali più selezionati superano appena i 30 quintali di latte all’anno. Bisogna però considerare le condizioni ambientali indiane, che non sono certo adatte alle razze più selezionate. Alte temperature, umidità ed una diffusa presenza di patologie e parassiti, sono fattori che non permettono tanto facilmente di introdurre gli animali generalmente presenti nelle maggiori aree lattiere mondiali. Bisogna poi considerare i maggiori bisogni alimentari degli animali più produttivi, oltre alla diversa gestione aziendale, rispetto alle razze locali più rustiche ed adeguate all’ambiente.

Per questo diventa interessante il ruolo bufalino, animali che insieme ad una buona produzione di latte rispetto alle razze locali e con ottimi contenuti, soprattutto per il grasso, sono ben adattati alle condizioni climatiche, resistenti alle malattie ed in grado di utilizzare al meglio gli alimenti disponibili.

Occorre poi tener conto del fatto che in India la mandria è rappresentata in media da uno-due animali per famiglia, il che rende difficile l’adozione di tecniche evolute di allevamento. Inoltre è fondamentale considerare il fattore culturale indiano, per cui in molti stati è vietato macellare le vacche, condizione che non esiste i per i bufalini ed infatti l’India è un grande esportatore di carne di questi animali.

Anche per la composizione della mandria, l’India assume una posizione originale nel contesto della produzione di latte.

Principali 10 produttori mondiali di Latte Bufalino

Fonte: ERS-USDA

La Cina smantella il sistema dei prezzi base garantiti
13 Giugno 2017

La Cina è uno dei maggiori importatori ed esportatori mondiali di prodotti agroalimentari. Le sue azioni sul mercato impattano in modo significativo le quotazioni di latte e derivati, così come le importazioni di cereali e soia, e pertanto debbono essere seguite attentamente.

La Cina nel 1978 ha iniziato un processo di trasformazione da un paese ad economia centralizzata verso un’economia di mercato. Il risultato è stato strabiliante: il paese è divenuto la seconda economia mondiale con una crescita del 10% annuo come PIL, il maggiore della storia.

Per incrementare la produzione e contrastare la volatilità, il governo cinese ha istituito un sistema di prezzi base garantiti per riso, grano, mais, soia, colza, cotone, che ha comportato una serie di distorsioni, come l’accumulo di stock eccessivi, una spesa insostenibile ed anche l’adozione di pratiche colturali negative per l’ambiente.

Questo sistema, ad eccezione per il momento di grano e riso, viene ora smantellato con dei riflessi importanti anche a livello internazionale. Infatti, le giacenze accumulate potranno essere immesse sul mercato mondiale ed influire sulle quotazioni ed inoltre il livello delle importazioni potrà ridursi dato che i prezzi saranno meno competitivi rispetto a quelli nazionali. A livello interno ci potranno poi essere effetti sulle produzioni: con prezzi inferiori diminuiranno le quantità ed i terreni potranno essere destinati ad altre coltivazioni.

Il mercato é sempre più interconnesso, per cui va seguito e studiato costantemente.

Fonte: AgriMoney Research Reports

La Cina è il primo importatore mondiale di Soia

Diminuzioni significative nel trade di bovini (Gen-Ott 2015)
9 Dicembre 2015

Ultimi aggiornamenti riguardo al Trade di Bovini. I dati confrontano il periodo

Gennaio-Ottobre 2015

con lo stesso periodo dell’anno precedente.

La Cina, pur rimanendo il principale acquirente di bovini da latte per l’Australia, ha ridotto il suo import del 29%.
Le importazioni statunitensi di bovini da latte sono diminuite del 40%; l’unico fornitore è il Canada. In Ottobre l’import di bovini da latte è stato di 979 capi, mentre l’import totale di bovini (da latte e non) ha superato i 167.000 capi.
La Turchia ha importato il 63% in più di bovini da latte dagli Stati Uniti, per un volume di 3.458 capi nel periodo Gennaio-Ottobre 2015. La Turchia è il secondo mercato per gli Stati Uniti. Il primo acquirente è il Messico, che tuttavia ha ridotto le sue importazioni dagli Stati Uniti del 58%.

La prospettiva mondiale sui fertilizzanti
21 Luglio 2015

I fertilizzanti rappresentano uno dei fattori basilari per la produzione agricola.

Secondo i dati FAO, la domanda di fertilizzanti, a livello mondiale, è aumentata nel 2014 del 2% arrivando a 187 milioni di tonnellate e si prevede che cresca del 1,8% all’anno fino al 2018. Di contro, la produzione mondiale di cereali si stima che sia stata di 2.498 milioni di tonnellate. Anche se si tratta di un valore del 2,2% inferiore alla produzione record del 2013, è pur sempre un dato ragguardevole, che non sarebbe stato possibile senza l’apporto dei fertilizzanti.

Per il periodo indicato, si prevede che la domanda per concimi azotati, fosfatici e potassici aumenti, rispettivamente, nelle percentuali del 1.4, 2.2 e 2.6 all’anno.

  • L’Africa resterà il maggior esportatore di fosfati ed in secondo luogo di azoto, continuando ad essere invece deficitaria in potassio. Nel 2013 ha rappresentato il 3% del consumo mondiale di fertilizzanti.
  • Il maggior consumo di concimi avviene in Asia, che rappresenta oltre la metà del fabbisogno mondiale; nello specifico, in Asia viene utilizzato il 62% dell’azoto, il 58% del fosforo ed il 46% di potassio.
  • Segue l’America, col 24 % del consumo mondiale, di cui il 13% in nord America ed il restante 11% in America latina e Caraibi.
  • L’Europa rappresenta il 12,5% della domanda mondiale di fertilizzanti e si caratterizza per un surplus di azoto, che però tende a diminuire.
  • L’Oceania ha un deficit netto per i tre elementi, ma rappresenta solo l’1,7% del consumo mondiale di fertilizzanti.
    Italia: Prezzi di alcuni fertilizzanti
    Italia: Prezzi di alcuni fertilizzanti

    Fonte: FAO

El Niño e mercati agricoli: siccità?!!
15 Maggio 2015

Più volte annunciato come una possibilità, ora le agenzie meteorologiche giapponese ed australiana affermano che si sono manifestati i segni per il succedersi di fenomeni climatici estremi noti come El Niño, tali da interessare vaste regioni, dall’America meridionale al sud-est asiatico, con pesanti riflessi sulle produzioni agricole.

Con el Niño e la Niña si descrivono fasi opposte di oscillazioni delle temperature fra oceano ed atmosfera nella zona equatoriale del Pacifico. La Niña è la fase fresca di tali oscillazioni (indicate con la sigla ENSO – El Niño-Southern Oscillation), el Niño quella calda. Queste deviazioni dalle normali temperature di superficie degli oceani possono avere un grande impatto sulle condizioni climatiche a livello mondiale. Nel 1600, dei pescatori al largo delle coste dell’America Latina, rilevarono come le acque dell’oceano Pacifico fossero stranamente calde per la stagione ed essendo a dicembre, chiamarono il fenomeno el Niño (il bimbo), dato il Natale ormai vicino.

Quest’anno, una siccità primaverile in Asia meridionale ha già influito negativamente sui raccolti di olio di palma e potrebbe comportare problemi nelle piantagioni di caffè in Colombia e di cacao in Africa occidentale. All’opposto, delle piogge eccessive potrebbero danneggiare i raccolti di canna da zucchero in Brasile.

Negli USA il fenomeno potrebbe avere invece effetti positivi comportando una stagione fresca ed umida in favore dei raccolti di mais ma con una generale diminuzione nella qualità dei prodotti; già ora si notano ricorrenti ed intense piogge nelle pianure centrali del paese.

In India la conseguenza di questo cambiamento meteorologico è la ridotta intensità dei monsoni, che potrebbe avere riflessi sul raccolto di cotone di cui il paese asiatico è il maggior produttore, mentre la ridotta produzione di olio di palma in Indonesia e Malesia sarebbe favorevole per il mercato delll’olio di soia.

Le previsioni climatiche sono influenzate da una molteplicità di fattori che le rendono complesse, ma bisognerà sempre più considerare l’insorgere dei fenomeni climatici estremi ed i conseguenti effetti su mercato e quotazioni mondiali dei prodotti agroalimentari.

Nuova Zelanda: probabilità di precipitazioni oltre la norma in primavera in caso di El Niño
Nuova Zelanda: probabilità di precipitazioni oltre la norma in primavera in caso di El Niño

Fonte: Agrimoney

Buone prospettive per la domanda mondiale di fieno di medica
6 Marzo 2015

A livello mondiale resterà sostenuta nel medio periodo la domanda per il fieno di medica di alta qualità, anche se la recente diminuzione nel prezzo del latte comporterà una riduzione dei prezzi per il calo delle richieste nelle maggiori aree di acquisto, Cina ed Emirati Arabi in testa. Basti considerare che la Cina copre il 20% delle esportazioni totali di fieno USA.

In California i prezzi si sono già ridotti a 250-290 Dollari per tonnellata rispetto al picco di 339 Dollari raggiunto lo scorso anno per il fieno di medica di ottima qualità. La ridotta domanda mondiale ed un Dollaro più forte rallentano dunque le prospettive di esportazione, per cui gli agricoltori quest’anno punteranno più sulla produzione di un fieno di qualità che sulle rese.

A questo contribuisce anche la necessità di far fronte ad una permanente scarsità di acqua irrigua e la conseguente competizione fra diverse colture.

Nel corso degli ultimi 10 anni il prezzo del fieno di medica è più che raddoppiato e le previsioni di Rabobank restano comunque buone, nonostante la volatilità che si fa sentire anche in questo settore.

Fonte: AGweb

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