Consumi retail bimestre 2026: la convenienza premia la Carne Suina
7 Aprile 2026

Il primo bimestre 2026 evidenzia un mercato retail condizionato dal potere d’acquisto, con consumi deboli nei salumi e una forte riallocazione della spesa nelle carni fresche.

🔻 SALUMI: contrazione diffusa dei volumi

Il comparto apre l’anno con una flessione generalizzata, accentuatasi nel mese di febbraio, storicamente un periodo in cui i consumi alimentari rallentano.

  • Prosciutto cotto: -4,8% nel bimestre (-9,3% a febbraio) con prezzi stabili.
  • Mortadella: -6,7% (-8,9% a febbraio), nonostante lievi aumenti di prezzo (+1,4%).
  • Salame: -1,6% (-3,8% a febbraio)
  • Prosciutto crudo: unica eccezione positiva (+3,1%), ma con una crescente polarizzazione:
    • segmento DOP: +5,2%
    • segmento non DOP: +1,2% (in calo a febbraio: -0,3%)

🔺 CARNI FRESCHE: la convenienza guida le scelte

L’inflazione continua a orientare la sostituzione tra proteine animali:

  • Carne suina (+8,5%): protagonista del bimestre, favorita da prezzi stabili o in lieve calo (-0,9% a febbraio)
  • Carne avicunicola (+1,4%): andamento positivo e difensivo, nonostante prezzi in aumento (+4,7%)
  • Carne bovina (-8,3%): forte contrazione dei volumi, penalizzata dall’aumento dei prezzi (+15,5%)

Il 2026 si apre con una chiara riallocazione della spesa: il consumatore si orienta verso il suino, più accessibile, riduce i volumi nei salumi e, nel caso del crudo, premia selettivamente la qualità certificata. La pressione inflattiva resta il principale driver delle decisioni d’acquisto.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Allevamento suinicolo: tra ricambio generazionale e nuovi modelli [Il Commento di Claudio Veronesi, suinicoltore]
30 Marzo 2026

Claudio Veronesi, allevatore di suini di Sustinente (MN)

Claudio Veronesi, 72 anni, una lunga carriera da Allevatore in prima fila a Sustinente (Mantova), dove ha realizzato porcilaie hi-tech dove tecnologie, innovazioni e biosicurezza hanno contribuito a rendere la struttura un’azienda modello.

Due anni fa, inaspettata, la scelta di entrare in soccida. “Dopo anni da imprenditore per così dire ‘libero’ sembrava una scelta se non innaturale, quanto meno difficile da percorrere – racconta Veronesi -. Tuttavia, più passa il tempo e più mi accorgo che è stata la decisione corretta per la nostra azienda”. Il comparto, prosegue Veronesi, “attraversa difficoltà legate al ricambio generazionale e alla manodopera, dalle quali nemmeno noi siamo immuni e alla mia età, seppure affiancato da mio figlio Mattia e da quattro dipendenti, lavorare quotidianamente per 10-12 ore al giorno, dal momento che gestiamo anche 650 ettari di terreno, cominciava ad essere pesante”.

Partner dell’avventura è stato individuato il Gruppo Amadori, per una produzione annuale di 24mila suini. Il sito prevede solo ingrasso. “Abbiamo contatti costanti con il Gruppo Amadori, riceviamo visite e controlli, ma possiamo godere di grande autonomia, dal momento che l’azienda aveva un punteggio alto come ClassyFarm, abbiamo per molti anni in passato prodotto maiali in filiere antibiotic-free, per cui potevamo contare su un protocollo operativo di allevamento particolarmente rodato e con standard gestionali elevati”.

Alla fine di ogni ciclo di produzione insieme al Gruppo Amadori concordano le modalità e i numeri di carico, con i suini che trovano canali di valorizzazione specifici lungo la catena di approvvigionamento.

Un cambio di vita, dunque, che non chiude completamente la porta un domani ad un ritorno sul mercato come imprenditori, qualora il figlio Mattia volesse in futuro rimettersi in proprio. 

“Per ora ci stiamo trovando molto bene con Amadori e, alla scadenza del contratto triennale di soccida la volontà da parte nostra è di proseguire”, annuncia Veronesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Più valore alla suinicoltura con una programmazione condivisa [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
23 Marzo 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Le difficoltà di mercato per gli allevatori sono iniziate dopo i ribassi prolungati per due mesi alla fine di novembre. Dall’inizio dell’anno possiamo dire che il prezzo dei suini grassi da macello è al di sotto dei costi di produzione. Quando carichiamo per il macello, gli allevatori in questo frangente dicono: vediamo salire sul camion maiali e soldi”. 

Antenore Cervi, responsabile della suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, cerca di smorzare con una battuta l’incertezza del mercato che, dopo due anni sostanzialmente positivi per i produttori di maiali, oggi pesa sui bilanci aziendali. “Solitamente la primavera è sempre stata caratterizzata da listini sottotono – ricorda – ma oggi le pressioni sono causate dalla presenza di PSA in Spagna, uno scenario indipendente quindi dalla situazione nazionale”.

Antenore Cervi fa parte della Commissione interprofessionale del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, che ha avviato un dialogo con i “cugini” omologhi del Consorzio del Prosciutto di San Daniele per individuare soluzioni ai problemi che affliggono la filiera suinicola.

“Gli allevatori in questi ultimi due anni, complici anche una buona remuneratività, hanno investito sulla biosicurezza e per rispondere agli adempimenti in sostenibilità ambientale – spiega Cervi -, ma si è trattato in entrambi i casi di adeguamenti necessari, ma non produttivi”. Oggi la strada deve necessariamente guardare una “programmazione condivisa all’interno della filiera, così da garantire maggiore valore aggiunto alla suinicoltura nel suo insieme, non soltanto nel circuito delle produzioni tutelate”.

Una spinta potrebbe arrivare dalla genetica, secondo Cervi. “Sono stati fatti passi avanti notevoli – riconosce – e questo renderà più reattiva la filiera a fronte di una programmazione seria. Dobbiamo riuscire a valorizzare la salumeria DOP e, allo stesso tempo, anche la carne fresca e la genetica sarà uno dei pilastri per migliorare”.

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Suini: la Cina riduce le importazioni, ma l’eccesso di offerta pesa sul mercato interno
16 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

La Cina rafforza la propria autosufficienza nel settore suinicolo, riducendo al contempo la dipendenza dalle importazioni. Il tasso di autosufficienza è salito dal 97,9% nel 2024 al 98% nel 2025, con prospettive di ulteriore aumento nel 2026.

Secondo i dati USDA, l’incremento è sostenuto dalla crescita della produzione interna: nel 2025 sono stati macellati 703 milioni di suini, rispetto ai 702,56 milioni del 2024, con un conseguente aumento della produzione di carne da 57,06 a 57,15 milioni di tonnellate. Parallelamente, le importazioni di carne suina sono diminuite del 6% rispetto all’anno precedente, confermando il rafforzamento della catena di approvvigionamento domestica.

Nonostante questi risultati, il mercato interno mostra segnali di squilibrio. Secondo recenti notizie, il governo cinese ha invitato gli allevatori a contenere la produzione per contrastare l’eccesso di offerta e la debolezza della domanda. Durante un incontro con i principali operatori del settore, il Ministero dell’Agricoltura ha esortato a rispettare i limiti produttivi fissati nel 2025 e a introdurre un sistema di registrazione per migliorare il monitoraggio del settore.

Anche i prezzi riflettono questa pressione: a dicembre i prezzi della carne suina hanno continuato a scendere, allungando la striscia dei ribassi, da attribuirsi con ogni probabilità alla domanda debole, alla stagnazione economica, ma anche – aspetto forse sul quale diventa imperativo riflettere – ai cambiamenti nei gusti dei consumatori. A gennaio  2026 si è registrata una timida inversione di rotta, con un primo aumento delle quotazioni, segnale di un possibile riequilibrio del mercato dopo la fase di forte pressione dovuta all’eccesso di offerta.

 

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Filiera 100% italiana, welfare e sostenibilità [Il Commento di Daria Levoni, Levoni S.p.A.]
9 Marzo 2026

Daria Levoni
Castellucchio (MN) – Italia

Daria Levoni – Amministratore delegato Levoni Spa Società Benefit

Quasi 115 anni di storia, una filiera 100% italiana (la tracciabilità riguarda anche spezie e aromi naturali) con una attenzione alle grandi Dop del Parma e del San Daniele e alla salumeria di qualità del Made in Italy, grazie alle quali alimentano oltre 10mila salumerie e negozi in tutta Italia. Sono alcuni dei numeri di Levoni, che da gennaio 2025 è diventata società benefit, sfidando il Moloch della burocrazia e restituendo alla comunità dei vantaggi che sono obiettivi comuni, con una visione etica e proiettata a salvaguardare redditività, benessere, migliorare le condizioni del lavoro negli stabilimenti, incrementare il welfare, la sostenibilità, ma anche la formazione. Gli effetti, inevitabilmente, ricadono sul territorio.

“È stato un percorso durato circa due anni, che ha coinvolto tutti i nostri stakeholder, dagli allevatori ai fornitori di servizi, dalle maestranze alla rete grazie alla quale negli anni abbiamo consolidato un’azienda che è ormai alla quarta generazione”, spiega Daria Levoni, tecnologa alimentare di formazione e amministratore delegato del gruppo, in prima fila nel percorso che ha portato alla nuova denominazione: “Levoni Spa Società Benefit”.

Un percorso di fatto “naturale”, senza forzature per chi ha sempre creduto nell’italianità della materia prima, nella sostenibilità e nel rispetto dei criteri ambientali e nell’alta qualità come elemento distintivo delle produzioni, che prevede una Filiera Benessere Animale sui pre-affettati, ma anche un’accademia Levoni ribattezzata “Assaggezza” per coniugare cultura e gusto e divulgare correttamente il mondo della salumeria, troppo spesso sotto accusa (ingiustamente e per colpa di una buona dose di superficialità).

Lo scorso anno, inoltre, è stato presentato il primo report di sostenibilità che raccoglie le azioni intraprese in tema di ambiente, società, governance, trasparenza verso il consumatore, nel pieno rispetto dei parametri ESG.

Levoni è una delle realtà storiche dell’agroalimentare italiano, con esportazioni in crescita a livello mondiale (Francia, Germania, Stati Uniti fra i principali Paesi), grazie appunto alla qualità e alla valorizzazione di prodotti premium che hanno saputo conquistare il gusto dei consumatori.

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Carni fresche e salumi: cosa sta premiando davvero il mercato a inizio 2026?
2 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Gennaio 2026 conferma un avvio d’anno caratterizzato da forte selettività nei consumi domestici di carni fresche e salumi (Fonte: Circana). Nel comparto delle carni fresche emerge una chiara divergenza tra specie: la carne suina registra un deciso incremento dei volumi (+8,1%) con prezzi medi sostanzialmente stabili (+0,5%). E sono proprio i prezzi allineati che consolidano un percorso di crescita già osservato nel 2025 e che spiegano la competitività della categoria in termini di convenienza e versatilità. Al contrario, la carne bovina evidenzia una marcata contrazione dei volumi (-7,4%) a fronte di un rilevante aumento dei prezzi medi (+16,5%), dinamica che suggerisce una significativa sensibilità al prezzo e una probabile riallocazione degli acquisti verso altre tipologie di proteine nobili. La carne avicunicola mostra un andamento positivo (+1,9% a volume, nonostante una crescita del 5% nei prezzi medi), rafforzando così il proprio posizionamento come scelta equilibrata tra prezzo e percezione di leggerezza.

Nel comparto dei salumi si osserva una domanda sempre più orientata verso prodotti di qualità più elevata: il prosciutto crudo cresce in modo significativo (+5% a volume), trainato in particolare dal segmento DOP (+10,2%). Siamo di fronte a un segnale preciso, che evidenzia una maggiore attenzione dei consumatori verso prodotti certificati e di fascia più alta. Il prosciutto cotto registra una lieve flessione (-0,7% di media, nonostante un +0,4% a peso imposto), con prezzi stabili, indicando un atteggiamento più prudente nei prodotti di largo consumo. La mortadella registra a gennaio una contrazione più marcata in termini di vendita (-4,5%) accompagnata da un aumento dei prezzi medi (+1,8%), mentre il salame rimane sostanzialmente stabile nei volumi (+0,1%) con una crescita guidata principalmente dall’aumento dei prezzi (+2,8%).

Nel complesso, il mese evidenzia un consumatore attento alla spesa dal punto di vista della sostenibilità economica, ma comunque disposto a riconoscere valore a quei prodotti che vengono percepiti come migliori per qualità e origine, con un evidente riequilibrio del carrello tra le diverse fonti proteiche. Laddove i prezzi si sono mostrati più sostenuti, il consumatore ha mostrato una maggiore cautela all’acquisto. Ma la forza dell’alimentare italiano si confermano la qualità, la tracciabilità, il gusto.

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Carne suina nelle Filippine: autosufficienza in discesa, cosa cambia per il settore?
23 Febbraio 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato suinicolo nelle Filippine sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Dopo anni difficili a causa della Peste Suina Africana (PSA), la produzione interna è ancora ridotta. A gennaio 2025 il patrimonio suino era di circa 8,7 milioni di capi, in calo dell’8,6% rispetto all’anno precedente.

Per il 2026 è previsto un leggero aumento della produzione, grazie a vaccini contro la PSA, maggiore biosicurezza e tecnologie migliori: si stimano circa 980.000 tonnellate di carne suina prodotta, ma non basta a soddisfare la domanda interna. L’AUTOSUFFICIENZA è infatti scesa dal 87,9% del 2020 al 56,5% previsto per il 2026.

La domanda di carne suina resta alta, grazie alla crescita della popolazione e all’aumento del reddito. 

Per coprire il fabbisogno, le Filippine importano ingenti quantità di carne suina. Tra gennaio e novembre 2025 le importazioni hanno raggiunto 851.666 tonnellate (+19,5% rispetto al 2024). Il Brasile è il principale fornitore, con circa il 40% delle importazioni totali, grazie a prezzi competitivi e a un accesso privilegiato al mercato filippino. Altri fornitori importanti sono l’UE e il Canada, ma con volumi inferiori. Emblematico il caso dell’Ue-27: nel 2022 era il primo fornitore con 420.000 tonnellate consegnate fra gennaio e novembre. Successivamente i volumi esportati dall’Ue si sono ridimensionati e nel 2025 (gennaio-novembre) si sono assestati a 343.000 tonnellate.

Per il 2026, le importazioni potrebbero arrivare a circa 750.000 tonnellate, mentre la produzione locale cresce solo leggermente. In sostanza, la domanda filippina continua a superare l’offerta interna, e il mercato resta aperto a forniture estere. In tale ottica, il Dipartimento dell’Agricoltura delle Filippine ha emanato nuove normative per le importazioni di carne suina, così da rafforzare ulteriormente le misure di protezione contro la PSA, senza chiudere le frontiere alle importazioni. 

Segnali positivi anche per l’UE.

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Carne suina: la voce di chi alleva [Il Commento di Ivan Valtulini, Suinicoltore]
16 Febbraio 2026

Ivan Valtulini
Flero (BS) – Italia

Ivan Valtulini – Suinicoltore e Presidente della Sezione Suini di Confagricoltura Brescia

“Questa è un’epoca di mercati veloci, è difficile fare previsioni”. Ivan Valtulini, allevatore di Flero (Brescia) con 700 scrofe, 5.500 suinetti e 9.000 grassi, mette le mani avanti e sul futuro non si sbilancia, anche se “come produttori potremmo dover sostenere qualche altro mese di difficoltà”. 

Gli ultimi mesi hanno seguito un trend discendente che, per Valtulini, origina da una complessità di fattori. “È nato tutto dopo l’estate, con dazi più elevati imposti dalla Cina al Nord Europa e dazi più bassi imposti alla Spagna – spiega Valtulini -. In questo modo, però, in Europa si è concentrato un maggior volume di carne suina, che nei mesi di novembre e dicembre si è riversata a prezzi molto più bassi in Italia da Germania, Olanda e in parte Spagna, insieme a maiali vivi. Nel mese di gennaio, invece, è diminuito l’import di animali, ma è proseguito l’arrivo di carne, schiacciando verso il basso i listini di casa nostra fino a 1,537 euro al chilogrammo dell’ultima seduta della CUN dei suini grassi per il circuito Dop, prezzo fissato dal garante del Ministero”.

Un ulteriore fattore è stata la Psa in Spagna, con il blocco delle esportazioni verso alcuni Paesi asiatici. «È aumentata così la carne al di fuori dei nostri circuiti Dop – osserva Valtulini – mentre le produzioni italiane sono rimaste, secondo i dati Rift, pressoché costanti».

Anche la macellazione, per contenere l’eccesso di offerta estera, ha rallentato i ritmi, «ma la frenata della domanda ha portato a un ulteriore calo dei prezzi».

Quali soluzioni? “Bisogna agire rapidamente per contrastare la Psa, che dal Belgio alla Germania ha toccato negli anni scorsi l’Italia per arrivare a contagiare nei mesi scorsi anche la Spagna – invita Valtulini -. Contemporaneamente, è necessario che le banche e la politica si attivino per garantire liquidità agli allevamenti. È vero che veniamo da un periodo remunerativo, ma ora stiamo fronteggiando costi di produzione più alti rispetto ai prezzi di mercato e abbiamo investito molto per biosicurezza, benessere animale, riduzione dei farmaci”. 

Una dinamica simile si era vista durante il Covid: «Il prezzo scese da 1,6 a 1,1 euro al chilo in pochi mesi. L’intervento degli istituti di credito, unitamente alla volontà politica, ci permise di ottenere quella liquidità necessaria per superare la crisi – ricorda l’allevatore bresciano -. Oggi bisognerebbe valutare interventi analoghi, visto che da 2,2 euro al chilo di settembre siamo arrivati sotto l’1,6 di metà febbraio”.

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Mercato suinicolo in transizione: prezzi, export e Cina sotto la lente
9 Febbraio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Il 2026 si profila come un anno di transizione per la suinicoltura globale. Secondo Rabobank, dopo un primo semestre caratterizzato da offerta abbondante e prezzi sotto pressione, nella seconda metà dell’anno è attesa una riduzione della produzione mondiale di carne suina, con potenziali segnali di ripresa delle quotazioni.

Il riequilibrio sarà favorito soprattutto dalla Cina, che punta a ridurre il numero di scrofe di circa 1 milione di capi per contrastare la sovrapproduzione. A livello globale, inoltre, le persistenti criticità sanitarie legate a peste suina africana e PRRS continuano a frenare la ricostruzione delle mandrie in Cina, Unione europea e Stati Uniti.

Sul fronte commerciale, il contesto resta volatile: il Messico introduce quote e indagini antidumping sul suino statunitense, mentre in Asia persistono i blocchi all’import dalla Spagna per la PSA. L’export europeo è penalizzato anche dai dazi antidumping cinesi, a vantaggio di Paesi come il Brasile, che rafforzano la loro presenza sui mercati internazionali. Potrebbero anche rafforzarsi i rapporti commerciali fra Pechino e Montevideo, dopo la visita ufficiale del presidente uruguaiano Yamandù Orsi, con agricoltura e agroalimentare parte integrante dell’accordo di collaborazione.
La domanda globale di carne suina è attesa complessivamente stabile nel 2026 e potrebbe beneficiare della minore disponibilità di carne bovina.

Costi dei mangimi relativamente favorevoli e nuove tecnologie contribuiscono a migliorare l’efficienza produttiva, ma la crescita resterà contenuta, anche per la crescita di eventuali altri costi (dall’energia ai mezzi tecnici). Nel complesso, il settore affronta un anno di aggiustamento, con sanità animale e politiche commerciali al centro delle strategie di filiera.

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La carne suina torna a crescere nel retail
2 Febbraio 2026

Di: Marika De Vincenzi

La rivincita dei prosciutti crudi Dop e delle carni fresche suine passa attraverso una leggera flessione di prezzi nel retail, che ne rilancia i consumi.

Nel mese di dicembre, ultimo dato disponibile, il consumo di carne suina è cresciuto del 7,9%, a fronte di un calo della carne bovina (-8,7%) e di un aumento contenuto di quella avicunicola (+1,2%). Un segnale che conferma la qualità, la versatilità e la preferenza dei consumatori verso la carne “rosa”, più gustosa rispetto alle carni bianche, ma altrettanto salutare, secondo i nutrizionisti meno influenzabili dalla crociata anti-carne a prescindere.

Positivi anche i risultati relativi all’anno terminante dicembre 2025, che consegnano una panoramica particolarmente soddisfacente per i consumi di carni suine fresche (+8,1%) e, in misura minore, per i consumi di prosciutti crudi Dop (+2,8%) e di prosciutto cotto (+0,6%).

La missione per la filiera suinicola italiana e per i Consorzi di tutela dei prosciutti Dop per i prossimi mesi è quella di consolidare le vendite in Italia e rafforzare le esportazioni, facendo leva sulla qualità del Made in Italy, che resta un richiamo seducente e in grado di conquistare i consumatori a livello mondiale.

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