Di: Elisa Donegatti
Il mercato mondiale della Colza si mantiene in equilibrio tra una produzione globale attesa a 97 milioni di ton per la stagione in corso, sostenuta soprattutto dal Canada, e una domanda crescente legata all’alimentazione zootecnica ed ai biocarburanti. Negli Stati Uniti la filiera continua a rafforzarsi grazie alla domanda di biodiesel e diesel rinnovabile, con una produzione prevista a livelli record.
In UE-27 il mercato è invece più esposto al clima: la produzione è stimata stabile rispetto alla stagione precedente ma con rischi legati alle ondate di calore che stanno riducendo le rese in Paesi chiave come la Francia. Il clima si conferma dunque un fattore di sostegno dei prezzi. A sostenere le quotazioni contribuiscono anche la riduzione delle scorte europee e la crescente domanda dell’industria dei biocarburanti, mentre l’aumento dell’offerta canadese tende a limitarne i rialzi.
In Italia la Colza è una coltura di nicchia, con superfici tra 20 e 30 mila ettari e una produzione annuale compresa tra 50 e 80 mila ton, a seconda delle condizioni climatiche e delle rese (2,5 – 2,8 t/ha). La coltivazione è concentrata nel Nord e inserita nelle rotazioni per i benefici agronomici.
La trasformazione dei Semi di Colza genera una farina con un contenuto proteico del 34-38%, utilizzata soprattutto per l’alimentazione di Bovini da Latte e da Carne.
Pur presentando un tenore proteico inferiore alla Farina di Soia, la Farina di Colza rappresenta infatti una fonte complementare grazie all’equilibrio tra proteina, fibra ed energia, utile nella diversificazione delle razioni (ove possibile). Nel comparto suinicolo il suo impiego resta più contenuto.
In Italia l’approvvigionamento di Farina di Colza dipende dagli altri Paesi UE, soprattutto Francia e Germania. Le importazioni sono variabili (26,3 mila tonnellate nel 2025), con una dinamica che riflette la disponibilità e la competitività economica tra farine proteiche.
Nel complesso, la Colza si conferma una materia prima strategica in una filiera integrata tra agricoltura, energia e zootecnia. Per l’Italia il tema centrale non è la produzione interna, ma la dipendenza dall’offerta europea e la volatilità delle farine proteiche, con impatto diretto sui costi di alimentazione degli allevamenti.


































































