Carne suina: la voce di chi alleva [Il Commento di Ivan Valtulini, Suinicoltore]
16 Febbraio 2026

Ivan Valtulini
Flero (BS) – Italia

Ivan Valtulini – Suinicoltore e Presidente della Sezione Suini di Confagricoltura Brescia

“Questa è un’epoca di mercati veloci, è difficile fare previsioni”. Ivan Valtulini, allevatore di Flero (Brescia) con 700 scrofe, 5.500 suinetti e 9.000 grassi, mette le mani avanti e sul futuro non si sbilancia, anche se “come produttori potremmo dover sostenere qualche altro mese di difficoltà”. 

Gli ultimi mesi hanno seguito un trend discendente che, per Valtulini, origina da una complessità di fattori. “È nato tutto dopo l’estate, con dazi più elevati imposti dalla Cina al Nord Europa e dazi più bassi imposti alla Spagna – spiega Valtulini -. In questo modo, però, in Europa si è concentrato un maggior volume di carne suina, che nei mesi di novembre e dicembre si è riversata a prezzi molto più bassi in Italia da Germania, Olanda e in parte Spagna, insieme a maiali vivi. Nel mese di gennaio, invece, è diminuito l’import di animali, ma è proseguito l’arrivo di carne, schiacciando verso il basso i listini di casa nostra fino a 1,537 euro al chilogrammo dell’ultima seduta della CUN dei suini grassi per il circuito Dop, prezzo fissato dal garante del Ministero”.

Un ulteriore fattore è stata la Psa in Spagna, con il blocco delle esportazioni verso alcuni Paesi asiatici. «È aumentata così la carne al di fuori dei nostri circuiti Dop – osserva Valtulini – mentre le produzioni italiane sono rimaste, secondo i dati Rift, pressoché costanti».

Anche la macellazione, per contenere l’eccesso di offerta estera, ha rallentato i ritmi, «ma la frenata della domanda ha portato a un ulteriore calo dei prezzi».

Quali soluzioni? “Bisogna agire rapidamente per contrastare la Psa, che dal Belgio alla Germania ha toccato negli anni scorsi l’Italia per arrivare a contagiare nei mesi scorsi anche la Spagna – invita Valtulini -. Contemporaneamente, è necessario che le banche e la politica si attivino per garantire liquidità agli allevamenti. È vero che veniamo da un periodo remunerativo, ma ora stiamo fronteggiando costi di produzione più alti rispetto ai prezzi di mercato e abbiamo investito molto per biosicurezza, benessere animale, riduzione dei farmaci”. 

Una dinamica simile si era vista durante il Covid: «Il prezzo scese da 1,6 a 1,1 euro al chilo in pochi mesi. L’intervento degli istituti di credito, unitamente alla volontà politica, ci permise di ottenere quella liquidità necessaria per superare la crisi – ricorda l’allevatore bresciano -. Oggi bisognerebbe valutare interventi analoghi, visto che da 2,2 euro al chilo di settembre siamo arrivati sotto l’1,6 di metà febbraio”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carni bovine: mercato in fase di riequilibrio
11 Febbraio 2026

Di: Marika De Vincenzi

La filiera delle carni bovine sta attraversando una fase di riequilibrio, determinata dal rallentamento dei consumi di carne bovina fresca a fronte di prezzi al consumo ancora elevati e dalla difficoltà della grande distribuzione a trasferire integralmente a valle l’aumento dei costi di produzione sostenuti in fase di acquisto. 

Questa situazione si traduce in una pressione al ribasso sui prezzi all’ingrosso, con effetti differenziati tra categorie.

Nel quadro delle attuali dinamiche di mercato, si inserisce una rotta commerciale finora scarsamente battuta per l’approvvigionamento dei bovini da ristallo. Negli ultimi mesi, infatti, aumentano gli acquisti dai Paesi dell’Europa Centro Orientale, come la Repubblica Ceca, dove i prezzi risultano più competitivi, e dall’Irlanda, dove gli animali offrono una qualità più costante e un minor rischio operativo; parallelamente, sono diminuiti gli arrivi dalla Francia, divenuti meno sostenibili dal punto di vista economico. I francesi, inoltre, dopo alcuni blocchi regionali all’export per la LSD, mantengono i prezzi elevati per recuperare sul fronte dei costi. Da qui l’attenzione degli allevatori italiani verso altre aree di approvvigionamento.

Pur richiedendo tempi di ingrasso più lunghi rispetto ai bovini francesi, alcuni allevatori scelgono i ristalli della Repubblica Ceca, accettando di effettuare un solo ciclo produttivo all’anno anziché due, dal momento che il minor costo di acquisto iniziale dell’animale consente comunque di recuperare margine. 

Il contesto attuale evidenzia quindi una crescente attenzione all’efficienza produttiva e una maggiore selettività sia nelle categorie macellate sia nelle origini dei ristalli. 

Vedremo nelle prossime settimane quale direzione prenderanno il mercato e i consumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Mercato suinicolo in transizione: prezzi, export e Cina sotto la lente
9 Febbraio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Il 2026 si profila come un anno di transizione per la suinicoltura globale. Secondo Rabobank, dopo un primo semestre caratterizzato da offerta abbondante e prezzi sotto pressione, nella seconda metà dell’anno è attesa una riduzione della produzione mondiale di carne suina, con potenziali segnali di ripresa delle quotazioni.

Il riequilibrio sarà favorito soprattutto dalla Cina, che punta a ridurre il numero di scrofe di circa 1 milione di capi per contrastare la sovrapproduzione. A livello globale, inoltre, le persistenti criticità sanitarie legate a peste suina africana e PRRS continuano a frenare la ricostruzione delle mandrie in Cina, Unione europea e Stati Uniti.

Sul fronte commerciale, il contesto resta volatile: il Messico introduce quote e indagini antidumping sul suino statunitense, mentre in Asia persistono i blocchi all’import dalla Spagna per la PSA. L’export europeo è penalizzato anche dai dazi antidumping cinesi, a vantaggio di Paesi come il Brasile, che rafforzano la loro presenza sui mercati internazionali. Potrebbero anche rafforzarsi i rapporti commerciali fra Pechino e Montevideo, dopo la visita ufficiale del presidente uruguaiano Yamandù Orsi, con agricoltura e agroalimentare parte integrante dell’accordo di collaborazione.
La domanda globale di carne suina è attesa complessivamente stabile nel 2026 e potrebbe beneficiare della minore disponibilità di carne bovina.

Costi dei mangimi relativamente favorevoli e nuove tecnologie contribuiscono a migliorare l’efficienza produttiva, ma la crescita resterà contenuta, anche per la crescita di eventuali altri costi (dall’energia ai mezzi tecnici). Nel complesso, il settore affronta un anno di aggiustamento, con sanità animale e politiche commerciali al centro delle strategie di filiera.

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TESEO.clal.it – Dashboard Suini

La carne suina torna a crescere nel retail
2 Febbraio 2026

Di: Marika De Vincenzi

La rivincita dei prosciutti crudi Dop e delle carni fresche suine passa attraverso una leggera flessione di prezzi nel retail, che ne rilancia i consumi.

Nel mese di dicembre, ultimo dato disponibile, il consumo di carne suina è cresciuto del 7,9%, a fronte di un calo della carne bovina (-8,7%) e di un aumento contenuto di quella avicunicola (+1,2%). Un segnale che conferma la qualità, la versatilità e la preferenza dei consumatori verso la carne “rosa”, più gustosa rispetto alle carni bianche, ma altrettanto salutare, secondo i nutrizionisti meno influenzabili dalla crociata anti-carne a prescindere.

Positivi anche i risultati relativi all’anno terminante dicembre 2025, che consegnano una panoramica particolarmente soddisfacente per i consumi di carni suine fresche (+8,1%) e, in misura minore, per i consumi di prosciutti crudi Dop (+2,8%) e di prosciutto cotto (+0,6%).

La missione per la filiera suinicola italiana e per i Consorzi di tutela dei prosciutti Dop per i prossimi mesi è quella di consolidare le vendite in Italia e rafforzare le esportazioni, facendo leva sulla qualità del Made in Italy, che resta un richiamo seducente e in grado di conquistare i consumatori a livello mondiale.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Il Brasile rafforza il suo ruolo nel mercato globale delle Carni Suine
26 Gennaio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Il Brasile consolida la sua posizione nel mercato globale della carne suina. Le macellazioni raggiungono nel 2024–2025 quasi 60 milioni di capi, con un patrimonio suinicolo di oltre 43,9 milioni di capi e una base produttiva solida.

Le nuove pagine pubblicate su TESEO consentono di analizzare le macellazioni di suini in Brasile sia in numero di capi sia in peso carcassa, offrendo una lettura più completa dell’evoluzione produttiva.

Il Paese si conferma tra i principali 4 produttori mondiali e il terzo esportatore globale dopo Ue-27 e Stati Uniti, destinando oltre il 30% della produzione all’export.

L’export di carni suine brasiliane raggiunge nel 2025 1,65 milioni di tonnellate (+12% vs 2024), con un riequilibrio dei mercati: le esportazioni di carne fresca e refrigerata, principale prodotto esportato, mostrano crescite significative verso le Filippine (+56%), il Giappone (+23%) e il Messico (+79%), mentre la Cina cala del 37% e l’America Latina registra un forte aumento, trainato dall’Argentina che raddoppia i volumi importati.

I dati 2025 confermano una strategia chiara di diversificazione dei mercati di sbocco, che riduce la dipendenza dai singoli importatori e aumenta la resilienza dell’export brasiliano, aspetto fondamentale in una fase di incertezza geopolitica, fra dazi, blocchi sanitari, consumi e politiche interne suscettibili di repentini cambi di direzione. La competitività del settore è sostenuta da costi di produzione contenuti, ampia disponibilità di mangimi e dal progressivo miglioramento degli standard sanitari e di tracciabilità.

La combinazione di macellazioni record, crescita produttiva ed export in espansione rafforza il Brasile come attore strutturale del mercato mondiale delle carni suine.

Per l’Europa e l’Italia, la crescita del comparto suinicolo brasiliano rappresenta un incremento della concorrenza sui mercati mondiali.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Fiera Marca: segnali di fiducia per la filiera suinicola
19 Gennaio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Dalla fiera Marca di Bologna, evento annuale di riferimento per la Distribuzione moderna organizzata, emergono segnali di fiducia verso il comparto del suino (ma anche del bovino da carne).

Le dinamiche di una temporanea contrazione dei prezzi del maiale e il rallentamento dei listini della coscia per la stagionatura dei grandi prosciutti Dop alimenta l’ottimismo. Dopo anni in cui i costi di produzione, in particolare per gli stagionatori, hanno messo sotto pressione i margini degli operatori, le prospettive sembrano essere più rosee. C’è spazio, quindi, per alleggerire le giacenze nei magazzini e rafforzare magari i numeri destinati alla stagionatura, rafforzando così una filiera che ha in proiezione anche spazi di rilancio dell’export a livello mondiale.

C’è attesa lungo la filiera che possa ripartire dopo i blocchi legati alla Peste suina africana il mercato giapponese, tradizionalmente molto attento all’alta qualità e, di conseguenza, un’area di particolare interesse per le produzioni di salumeria Dop del Made in Italy.

L’ottimismo è l’ingrediente fondamentale per l’impresa.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Previsioni di offerta abbondante per Cereali e Semi Oleosi
15 Gennaio 2026

Di: Elisa Donegatti

Nel complesso, il WASDE di Gennaio conferma le previsioni di un mercato 2025/2026 di Cereali e Semi Oleosi caratterizzato da un’offerta abbondante, vantaggiosa per l’approvvigionamento di mangimi ma sfidante per i redditi agricoli, con prezzi sotto pressione.

Mais: per l’annata 2025/26, la resa dovrebbe guidare la produzione statunitense verso un record di 432 Mio Ton. Aumenta l’utilizzo per il settore mangimistico, mentre cala la destinazione alimentare, sementiera e industriale. Nonostante le esportazioni rimangano elevate, l’offerta record potrebbe portare a un aumento delle scorte finali negli USA. Anche la produzione di Mais in Cina è stimata in crescita (301 Mio Ton): ciò contribuirebbe ad accrescere le scorte mondiali fino ai 291 Mio Ton e a mantenere pressione sui prezzi.

Soia: l’offerta è prevista abbondante, mentre le esportazioni USA risultano frenate dal calo delle vendite verso la Cina e dalla concorrenza di un raccolto record in Brasile (178 Mio Ton). La resa media è attesa stabile e l’aumento delle superfici, insieme a scorte iniziali più elevate, sosterrebbe la crescita delle forniture complessive. La frantumazione aumenta, pur restando vincolata dalla capacità industriale, mentre la maggiore disponibilità di Farina di Soia (60,8 Mio Ton) sosterrà l’offerta per il settore zootecnico. L’uso per biocarburanti è leggermente più contenuto, riflettendo minori volumi destinati alla produzione di olio di soia. A livello globale, la produzione e le scorte mondiali di Soia dovrebbero continuare a crescere, confermando un contesto di abbondanza dell’offerta e di prezzi contenuti.

Frumento: le previsioni sulle scorte finali statunitensi sono state riviste al rialzo (25,2 Mio Ton), sostenute da scorte iniziali elevate e da una domanda interna leggermente più debole, soprattutto per l’uso zootecnico. Produzione ed esportazioni dovrebbero rimanere stabili, mentre a livello globale l’aumento dell’offerta, trainato dagli incrementi produttivi in Russia e Argentina, potrebbe portare le scorte mondiali oltre i 278 Mio Ton, confermando un contesto di ampia disponibilità.

TESEO.Clal.it – Mais: Produzioni Mondiali annuali

Mercato suinicolo europeo sotto pressione: come si posiziona l’Italia?
12 Gennaio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Secondo i dati della Commissione Europea aggiornati a dicembre 2025, i prezzi medi delle carcasse di suino nell’UE continuano a diminuire, riflettendo un’offerta più ampia rispetto alla domanda al consumo. Anche i prezzi dei suinetti risultano inferiori rispetto all’anno precedente e alla media storica, a conferma di un’incertezza che colpisce l’intero segmento allevatoriale.

Da gennaio a ottobre 2025, in particolare, la produzione di carne suina nell’UE è cresciuta del +3,6% in peso carcassa e +2,2% in numero di capi, con aumenti significativi in Bulgaria e Romania, e cali in Grecia e Lussemburgo. I principali produttori restano, in ordine numerico, Spagna, Germania, Francia e Polonia.

Nei primi dieci mesi del 2025 le esportazioni UE sono salite del +2,9% a volume, mentre il valore complessivo è sceso dell’1,2%, per effetto di un ridimensionamento dei prezzi medi. La Spagna rappresenta circa un terzo del volume totale. La presenza nel Paese iberico della Peste Suina Africana – rilevata lo scorso novembre – continua ad influenzare la fiducia del settore e gli aspetti più strettamente connessi alla logistica commerciale. Le PROIEZIONI indicano un possibile lieve calo annuo della produzione UE dello 0,5% nei prossimi anni.

In ITALIA, tra giugno e novembre 2025, i consumi domestici di carne suina fresca sono cresciuti del +9,3% a volume e +11,6% a valore, con aumenti del prosciutto crudo DOP (+4,1% a volume, +6,1% a valore) e cali su altri prodotti come prosciutto cotto, prosciutto crudo non DOP, mortadella e salame. L’export italiano è aumentato del +0,9% da gennaio a settembre, un trend supportato anche dalla rimozione delle restrizioni legate alla PSA in alcune aree del Nord Italia. 

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Soia brasiliana e filiere italiane: cosa sapere
9 Gennaio 2026

Di: Elisa Donegatti

Il possibile abbandono del Soy Moratorium da parte delle principali multinazionali del commercio di Soia brasiliana sta attirando l’attenzione del settore agricolo mondiale, e potrebbe avere effetti concreti anche in Italia. Il Soy Moratorium, attivo dal 2006, vietava l’acquisto di Soia proveniente da terreni amazzonici deforestati dopo il 2008, rappresentando per quasi vent’anni una “linea rossa” contro la deforestazione e garantendo tracciabilità e sicurezza ambientale soprattutto per i mercati europei. Oggi le grandi aziende del settore – tra cui ADM, Bunge, Cargill e Louis Dreyfus – stanno valutando o hanno annunciato l’uscita dall’accordo, principalmente a seguito di una nuova legge fiscale nello Stato brasiliano di Mato Grosso, che dal 2026 elimina benefici e agevolazioni per le aziende che restano nel Moratorium.

Il Brasile resta il principale produttore mondiale di Soia, con un raccolto stimato di oltre 170 milioni di tonnellate nell’annata 2025/26 ed esportazioni previste a livelli record di circa 110 milioni di tonnellate, di cui circa l’80% è destinato alla Cina. A livello globale, la Cina rappresenta oltre il 60% del commercio mondiale di Soia, confermandosi il principale acquirente. Anche lEuropa dipende fortemente dal Brasile, oltre il 50% della Soia importata proviene dal paese sudamericano.

La decadenza del Moratorium rischia di frammentare il mercato globale, generando due filiere separate: una standard, destinata ai mercati meno regolati come la Cina, e una deforestation-free, destinata all’Europa, con tracciabilità e certificazioni ambientali obbligatorie.

Per l’Italia, paese con allevamenti di latte, carne bovina e suina fortemente dipendenti dalla Soia importata – pari a circa 1,7 Mio Ton nei primi nove mesi del 2025, per il 63% provenienti dal Brasile – diventa fondamentale gestire fornitori e contratti con attenzione, privilegiando Soia certificata e tracciabile, per proteggere filiere DOP, IGP e produzioni di qualità, garantendo continuità produttiva e tutela della reputazione dei prodotti.

A livello geopolitico, il Brasile continuerà a privilegiare la Cina per le grandi forniture di Soia senza vincoli ambientali specifici, mentre l’Europa, attraverso il regolamento EUDR, richiederà sempre più prodotti tracciati e sostenibili, favorendo una separazione crescente delle filiere.

Gli Stati Uniti potrebbero rafforzare la loro posizione come fornitori alternativi per l’Europa grazie a una produzione abbondante e tracciabile; va però ricordato che gran parte della Soia statunitense è OGM, ammessa dall’UE per l’alimentazione animale ma non compatibile con filiere biologiche o con produzioni certificate “OGM free”.

TESEO.Clal.it – Brasile: Export mensile di Soia

Nuova Zelanda: indici di selezione e pagamento del latte
8 Gennaio 2026

Lattosio entra nel valore riproduttivo oltre a Grasso e Proteine

In Nuova Zelanda sono stati aggiornati gli indici di selezione genetica del bestiame includendo oltre a grasso e proteine anche il lattosio nel valore riproduttivo (Breeding Worth index). Ciò garantisce che le decisioni relative alla selezione rimangano in linea con l’evoluzione del mercato, aiutando gli allevatori ad ottimizzare la redditività degli allevamenti attraverso sistemi di pagamento del latte pertinenti.

Di fatto nel paese oceanico il riferimento per il prezzo è il pagamento fatto da Fonterra, che raccoglie la maggior parte della produzione neozelandese. Importante tener presente che le entrate per gli allevatori derivano dai pagamenti per il latte conferito e dal rendimento di capitale a quanti sono anche detentori di quote di Fonterra. Ciò garantisce che anche i produttori possano trarre vantaggio dai profitti del settore lattiero-caseario ma, ovviamente, li espone anche ai rischi conseguenti.

I pagamenti sono calcolati attraverso una piattaforma informatica in modo da garantire trasparenza ed affidabilità ai conteggi mentre DairyNZ, l’organizzazione nazionale che rappresenta il comparto lattiero-caseario neozelandese, aggiorna annualmente i valori economici con un indice che classifica le vacche ed i tori in base al potenziale di redditività, garantendo che le decisioni relative alla selezione riflettano la situazione economica attuale. Il prezzo del latte in Nuova Zelanda è infatti molto sensibile ai mercati lattiero-caseari internazionali: una forte domanda in Medio Oriente e Nord America può far salire i prezzi, mentre un calo degli acquisti nell’Asia settentrionale può farli scendere. Prodotti come il burro, il grasso di latte anidro (AMF) ed il latte scremato in polvere (SMP), sono fattori chiave che influenzano i livelli dei prezzi del latte alla stalla.

L’aggiornamento relativo all’inclusione del lattosio nell’indice di selezione verrà applicato a partire dalla stagione 2026-2027 nel contesto di una revisione del modello nazionale per gli obiettivi di allevamento che tiene conto anche della dinamica dei costi di produzione.

Pur se nella maggior parte delle aziende non comporterà cambiamenti significativi data la limitata variabilità del lattosio nel latte, questa revisione dimostra la volontà di abbinare il modello di selezione del bestiame alle specifiche condizioni dei sistemi di allevamento neozelandese, basato sui pascoli, rendendoli dinamici per le esigenze future.

Fonte: Farmers Weekly

CLAL.it – Produzione di Latte in Nuova Zelanda nell’annata agraria in corso