Tecnologia e finanza: l’Agricoltura “industriale”
3 Marzo 2016

La separazione fra le attività dell’industria e quelle dell’agricoltura diventa tanto meno netta quanto più aumentano i mezzi tecnici e finanziari a disposizione delle imprese. Di conseguenza, l’agricoltura si interseca sempre più con gli altri settori produttivi.

Non deve sorprendere allora se diventa frequente, soprattutto nella terminologia inglese, usare definizioni che ampliano il concetto di agricoltura intesa come l’attività di coltivazione ed allevamento. Termini quali intensive agriculture, agribusiness, industrial agriculture, ma anche urban agriculture sono ormai di uso comune per descrivere le molteplici attività che vanno dalle coltivazioni agli  allevamenti  animali, così come tutte le altre forme di produzione per alimentare e sostenere la popolazione; fra queste, ad esempio, hanno assunto un ruolo rilevante le coltivazioni per i biocarburanti.

Da sempre l’agricoltura è stata determinata dalle diverse condizioni climatiche, pedologiche ed anche sociali, ma la recente introduzione delle tecnologie con i relativi investimenti finanziari, ha portato ad un modello produttivo basato su monocolture ed allevamenti su larga scala, sempre più staccati da questi fattori naturali. Un classico esempio ne è il modello produttivo delle cosiddette commodities.

Come ogni attività industriale, anche questa “nuova” agricoltura ha accresciuto notevolmente la produttività, ma ha comportato anche notevoli ricadute. È dunque apparso il termine sustainable agriculture per definire quale impatto ha l’industrial agriculture sull’ambiente, sulle comunità rurali, sulle  persone, gli animali e comunque il mondo in cui viviamo.  A questo va aggiunto l’effetto sui prezzi dei prodotti, cioè la volatilità dei mercati che, complice la liberalizzazione degli scambi nel contesto della globalizzazione, si presenta come problema nuovo, di non facile soluzione.

Dunque, anche per l’agriculture industry si prospettano nuove sfide.

Fonte: Farmers Weekly

Confronta le performance della tua Azienda Agricola
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Prezzo del latte: gli allevatori Neozelandesi rimproverano i colleghi Europei
22 Febbraio 2016

Agli eventi Global Dairy Trade (GDT) di febbraio, piattaforma quindicinale di vendite all’asta retta dal leader mondiale nell’esportazione dairy, la coop neozelandese Fonterra, i prezzi delle commodity lattiero-casearie sono calati del 7,4% (2 Febbraio) e successivamente del 2.8% (16 Febbraio). Anche nelle due aste precedenti, le quotazioni sono state al ribasso. Il calo è stato ancora maggiore per la polvere di latte intero (Whole Milk Powder – WMP), di cui la nuova Zelanda è l’incontrastato leader all’export: – 10,4% (2 Febbraio) e -3.7% (16 Febbraio).

Questo ha messo in agitazione gli allevatori, che affermano come la colpa di questa situazione sia da imputare ai loro colleghi europei. Affermano infatti che, mentre in Nuova Zelanda nel 2015 la produzione è stata tagliata, nell’Unione Europea, senza più i vincoli delle quote latte, è stata notevolmente aumentata. Agli allevatori europei è imputato il fatto di poter essere competitivi sul prezzo del latte per i sussidi che ricevono, poiché senza tali aiuti sarebbero costretti a chiudere.

Ad onor del vero, la Nuova Zelanda è coinvolta in questa situazione di ingolfamento sul mercato mondiale del latte: nel 2014 aveva aumentato in modo considerevole la produzione, nell’euforia di acquisti cinesi senza fine e nell’attesa di prezzi ancor superiori ai picchi elevati già raggiunti.

Comunque, l’andamento dell’asta GDT rappresenta un indice di riferimento per i prezzi del latte a livello mondiale, dunque anche europeo. Il 2016 inizia come anno di quotazioni in calo e produzioni sostenute, con una domanda mondiale contrastata dalle turbolenze finanziarie.

Se la Nuova Zelanda soffre una concorrenza europea senza più quote, l’Italia rischia di soffrire molto di più data la sua debolezza competitiva.

In ogni caso, biasimare l’altro per le proprie difficoltà non è la soluzione. Occorre definire una strategia per competere. Le “guerre del latte” servono solo a mietere vittime.

 

CLAL.it – Produzioni di Latte in UE e Nuova Zelanda
Clal.it - GlobalDairyTrade: Quantità offerte e prezzi medi ponderati mensili
CLAL.it – Andamento dell’Asta GDT

 

Fonte: stuff

Sostenibilità, ovvero produrre in modo durevole
18 Febbraio 2016

Dopo gli sforzi posti sul tema della qualità, ora il tema centrale dell’attività produttiva è la sostenibilità. In entrambi i casi si tratta di concetti olistici, cioè dei sistemi che vanno presi nel loro insieme e non come la semplice somma delle parti che le compongono.

Negli ultimi anni la tecnologia applicata alla produzione lattiera ha permesso di fare notevoli progressi in questo campo, basti pensare alla produzione di energia, biogas o fotovoltaico, al ricircolo dell’acqua od ai GPS sui trattori per razionalizzare i percorsi. Ciononostante il lavoro da fare per rendere sostenibili le produzioni zootecniche è ancora molto e deve essere compiuto in tempi rapidi.

Negli USA dal 2008 opera il centro per l’innovazione della produzione lattiero-casearia (Innovation Center for US Dairy), che ha riassunto in otto punti l’impegno verso la sostenibilità:

  • gli animali – allevare e gestire animali in modo responsabile, assicurando il benessere e ricercando una elevata qualità nel latte prodotto;
  • l’ innovazione – investire in ricerca, tecnica e formazione per rendere sostenibili i sistemi agricoli;
  • le comunità rurali – assicurare la continuità a quanti operano in agricoltura e renderli pienamente inseriti nei luoghi in cui vivono;
  • il business – operare con una prospettiva trasparente di continuità lungo tutta la filiera produttiva, dal campo alla tavola;
  • i consumatori – garantire prodotti di alta qualità e sicuri per mantenere la fiducia dei consumatori a livello globale;
  • il pianeta – tutelare gli ecosistemi e la biodiversità. Preoccuparsi per l’impatto su aria, acqua, terra, attraverso l’oculata gestione delle risorse naturali;
  • il personale – valorizzare i collaboratori assicurando condizioni di lavoro eque e rispettose;
  • la produzione lattiero-casearia – sviluppare ed adottare attività responsabili sotto l’aspetto economico, sociale, ambientale, per assicurare salute e benessere;

Da questi principi di riferimento, derivano delle linee guida per rendere misurabili le azioni atte a rendere sostenibili le produzioni. Questo per quantificare le risorse da investire verso la sostenibilità e poterle valorizzare per un mercato che è sempre più sensibile a questo tema.

Produrre in modo responsabile e duraturo è un dovere, oltre che un impegno.

Acqua&Energia: Processo fondamentale di trasformazione dei prodotti agricoli in bioenergia
Acqua&Energia: Processo fondamentale di trasformazione dei prodotti agricoli in bioenergia
Acqua&Energia: Produzione mondiale di Energia
Acqua&Energia: Produzione mondiale di Energia

Fonte: The Guardian

Semi di palma da olio per le vacche in Nuova Zelanda
15 Febbraio 2016

La palma da olio produce dei frutti composti da una polpa che racchiude all’interno un gheriglio. Il palmisto che residua dall’estrazione dell’olio, viene largamente impiegato nell’alimentazione del bestiame da latte in Nuova Zelanda.

La sua importazione è in continuo, rapido aumento ed a novembre ha raggiunto le 223.413 tonnellate, in crescita rispetto alle 138.763 tonnellate in ottobre ed alle 178.381 tonnellate a novembre 2014.

L’uso del palmisto come ingrediente nella razione del bestiame si è diffuso a seguito della siccità che colpì l’isola del nord nel 2007, costringendo gli allevatori a ricercare sottoprodotti e da allora il suo impiego  si è continuamente diffuso, anche a causa della notevole disponibilità di prodotto nei paesi del sud est asiatico, Malesia in primo luogo.

L’uso di questo ingrediente solleva però le preoccupazioni sia da parte della trasformazione che da parte dei gruppi ambientalisti, seppur per ragioni diverse. Infatti, Fonterra a settembre ha lanciato una azione per convincere gli allevatori a ridurne la quantità nella razione delle vacche, in quanto può portare ad una modifica nella composizione del grasso del latte. La cooperativa neozelandese, che si vuole paladina di un latte ottenuto da vacche pascolanti,  ne raccomanda un impiego massimo di 3 kg per capo/giorno. Greenpeace invece si fa portabandiera dell’opposizione ai prodotti derivati dalla palma da olio per gli effetti sulla deforestazione provocati da queste coltivazioni nei paesi tropicali.

Di certo, stante l’immagine di isola verde con cui  la Nuova Zelanda si presenta come primo esportatore mondiale di prodotti lattiero-caseari, anche l’attenzione verso i prodotti per l’alimentazione animale deve essere massima. Soprattutto in questo tempo di attenzione per l’ambiente.

Costo delle razioni bovine da latte in tempo reale
Costo delle razioni bovine da latte in tempo reale

Fonte: NZHerald

Aumentare l’efficienza energetica e ridurre i consumi di acqua
4 Febbraio 2016

I temi ambientali che mai come in questo periodo sono venuti alla ribalta, pongono il tema dell’efficientamento energetico ed idrico anche nella produzione agricola.

Diventa allora interessante il cammino fatto nel Regno Unito da una iniziativa presa nel 2008, definita  Dairy Roadmap, per ridurre l’impatto ambientale (environmental footprint).  Costituita da 25 organizzazioni della filiera lattiero-casearia per sensibilizzare i diversi portatori di interesse (rappresentanti politici, associazioni, consumatori), verso la credibilità del settore produttivo nel sostenere le tematiche ambientali.  Questo avviene definendo obiettivi  precisi ed adottando pratiche adeguate  per migliorare l’efficientamento. Il percorso ed i risultati ottenuti lungo tutta la filiera produttiva sono comunicati regolarmente, in modo da accrescere la credibilità del sistema.  

I risultati ottenuto dal 2008, attraverso l’adozione di tecnologie e tecniche innovative,  si possono così riassumere:

– 16%  di aumento nell’efficienza energetica;

– 15% di riduzione nei consumi idrici;

– 78% di allevatori impegnati per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra (greenhouse gas – GHG)

– 4% delle acque reflue di caseificio immesse nell’ambiente rispetto al 32% del 2008.

Queste azioni sono ormai imprescindibili per trasmettere ai consumatori l’immagine di un settore produttivo non solo attento alla qualità ma anche sensibile alle tematiche ambientali. Aumentare l’efficienza energetica e ridurre  i consumi di acqua si può e si deve fare.

Mappa concettuale relativa all'energia
Mappa concettuale relativa all’energia
Mappa concettuale relativa all'impronta idrica in agricoltura
Mappa concettuale relativa all’impronta idrica in agricoltura

Fonte: Dairyuk

La nuova visione agricola mondiale
28 Gennaio 2016

L’agricoltura deve rispondere alla sfida di produrre il 60% in più per alimentare una popolazione di 9,5 miliardi di persone nel 2050. Questo comporta nuovi cambiamenti ed importanti ricadute, ad esempio sull’ambiente, dato che il settore agroalimentare emette il 30% di gas effetto serra (GHG).

Il Forum economico mondiale (World Economic Forum) ha affermato già nel 2009 che la produzione agricola deve contemporaneamente essere in grado di  assicurare  sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale, opportunità economica. L’obiettivo è di ottenere miglioramenti pari al 20%  in ognuna di queste tre aree entro il 2050. Questo comporta una trasformazione del settore agricolo, con un diverso approccio ai mercati da parte di tutti: agricoltori, enti pubblici, società civile. Occorre agire per leadership, strategia e modelli di investimento, che intervengano attraverso opportune ed adeguate leve finanziarie, strategiche ed  istituzionali.

In questa New Vision sono coinvolte 450 organizzazioni mondiali che rappresentano i vari portatori di interesse (stakeholders). Con questo obiettivo sono stati realizzati progetti su piattaforme regionali in 18 paesi di Africa, Asia ed America Latina, che hanno coinvolto 9,3 milioni di piccoli agricoltori.

Per ottenere i risultati previsti, sono state individuate tre aree strategiche:

  1. facilitare il dialogo e lo scambio fra i leaders a livello globale;
  2. sostenere l’evoluzione produttiva nei diversi paesi con collaborazioni a livello delle diverse regioni mondiali;
  3. promuovere innovazione e buone pratiche, monitorandone l’effetto e l’impatto.

Il mondo é uno e globale!

Acqua&Energia : Ripartizioni delle emissioni gas effetto serra (GHG) da agricoltura
Acqua&Energia : Ripartizioni delle emissioni gas effetto serra (GHG) da agricoltura

Fonte: World Economic Forum

Sfruttare le proteine del siero
13 Gennaio 2016

Gli ingredienti del siero sono stati una delle principali innovazione del comparto lattiero-caseario negli ultimi anni. Il mercato è in continua crescita e questa tendenza si prevede che continui a lungo. Fra tali ingredienti, le proteine sono particolarmente importanti per la nutrizione e possono essere impiegate in una vasta gamma di alimenti e bevande mirati per bisogni nutrizionali molto diversificati: dall’alimentazione sportiva, a quella per la vita moderna, per l’uso nello sport, nell’alimentazione infantile, così come per quella della popolazione anziana.

Grazie alle acquisizioni della ricerca ed  alle applicazioni tecnologiche, le imprese possono sviluppare nuovi prodotti, mirati ai diversi segmenti di consumatori sul mercato.  Fra questi, il pubblico femminile ha un ruolo rilevante:  rappresenta la maggior parte dei responsabili d’acquisto ed è molto attento ad esaminare le etichette dei prodotti, la loro composizione e contenuti. Molte donne ritengono poi di avere  bisogni nutrizionali specifici che le motivano nella scelta alimentare associando il prodotto da acquistare con il beneficio atteso.

Diventa dunque essenziale per i produttori capire e seguire le  tendenze di consumo del pubblico femminile. Pur nelle differenze derivanti dall’età o dagli stili di vita, le donne hanno un  comune desiderio per alimenti sani e di alta qualità.  Un importante segmento di mercato è pertanto costituito dagli ingredienti derivati dal latte per produrre alimenti tailor-made (su misura) destinati alla alimentazione materna, a quella per le diete che mirano a controllare il peso corporeo, agli snacks da consumare durante l’attività lavorativa, ai prodotti per mantenersi in forma nella terza età.

Le proteine del siero rappresentano un ingrediente prezioso per realizzare prodotti adatti a tali esigenze.  Offrono una grande versatilità come naturalità, benefici alimentari e facilità d’uso nei processi produttivi, hanno un sapore neutro e dunque non influenzano il gusto di cibi e bevande  in cui rientrano.

Tali ingredienti permettono di valorizzare il siero e dunque la produzione casearia, di cui l’Italia è particolarmente ricca: perché non sfruttarli a fondo?

CLAL.it - Italia: Siero ricavabile per tipologia di Formaggi (calcolo teorico)
CLAL.it – Italia: Siero ricavabile per tipologia di Formaggi (calcolo teorico)

Fonte: Ingredients Insight

Effetto “el Niño”: siccità e temperature elevate
23 Dicembre 2015

Gli effetti atmosferici identificati col termine el Niño si stanno manifestando in modo evidente. Tecnicamente el Niño si manifesta quando la temperatura delle acque dell’oceano Pacifico equatoriale aumenta di oltre 0,5°C durante almeno cinque periodi successivi. Si tratta dunque di una fase atmosferica calda. Attualmente siamo in una fase di piena manifestazione di el Niño, definita come ‘forte’.

I fenomeni sono particolarmente evidenti in sud America, con siccità in Bolivia (compresa la zona del lago Titicaca), nel sud del Perù, in Venezuela, sulla costa caraibica e la parte della Colombia sulla costa pacifica.

Ne verranno influenzate numerose coltivazioni, come canna da zucchero, banana, mais, riso, ma anche la pesca e l’allevamento. In Colombia le precipitazioni sono la metà del normale ed i fiumi che forniscono acqua al 79% della popolazione presentano un livello idrico pari ad un terzo di quello normale. In Venezuela, gli effetti sugli allevamenti zootecnici sono pesanti e si stima che il 20% delle produzioni siano a rischio.

Fenomeni altrettanto pesanti si stanno manifestando anche in sud Africa, in particolare per le coltivazioni di mais, ed in India.

Dunque, purtroppo, non deve sorprendere questo clima mite e senza precipitazioni di casa nostra. Stessa situazione in nord Europa, dove però piove e di conseguenza ci sono buone condizioni per la produzione di latte.

Prelievo d’acqua per settore e per area geografica
Prelievo d’acqua per settore e per area geografica

Fonte: IICA

 

Danone: prodotti innovativi per gusti locali
24 Novembre 2015

La multinazionale Danone si è posta la strategia di competere sul mercato mondiale attraverso prodotti innovativi atti a “migliorare la salute attraverso l’alimentazione”. Questi prodotti sono costruiti appositamente per sopperire a bisogni nutrizionali dall’infanzia all’alimentazione nello sport o nell’età avanzata, atti ad entrare nelle diete e per fornire prodotti funzionali.

L’azienda francese opera nei diversi continenti sia con grandi marche mondiali, quali Activia, sia con prodotti che rispondono a specifiche esigenze, come i latti in polvere arricchiti in ferro per sopperire a situazioni di anemia nella popolazione di paesi africani. Dunque prodotti di alto valore nutrizionale, ma con presentazione, sapore ed aroma adeguati ai gusti ed alle culture locali.

Il modello di crescita aziendale viene indicato come solido, sostenibile ed economicamente efficace attraverso la flessibilità operativa. Questo mix di elementi viene modulato in modo adeguato per le diverse aree di mercato: il difficile mercato del latte nella UE, la volatilità economica in Russia, il mercato degli yogurt salutistici negli USA, i latti per l’infanzia in Cina. In quest’ultimo paese, Danone ha attivato una compartecipazione col colosso cinese Mengniu, in modo da avere una forte piattaforma operativa locale.

Questo è un esempio di come la materia prima latte possa essere scomposta nei suoi preziosi componenti per ottenere prodotti innovativi adeguati ai mercati mondiali. Resta da vedere quale sia la sua valorizzazione.

CLAL.it - Cina: principali Paesi fornitori di latte per l'infanzia
CLAL.it – Cina: principali Paesi fornitori di latte per l’infanzia

Ridurre le emissioni di carbonio: l’impegno di Danone
13 Novembre 2015

La conferenza ONU di Parigi sui cambiamenti climatici, definita COP21 (21st Conference of the Parties) o CMP 11 (11th session of the Meeting of the Parties to the 1997 Kyoto Protocol), si pone l’obiettivo di stabilire delle norme legali che impegnino i Paesi per la salvaguardia del clima.

Non per nulla, anche l’enciclica “Laudato si” chiede a tutti di agire per salvaguardare “nostra madre terra” e di conseguenza la nostra vita.

L’obiettivo è ambizioso e si può riassumere in “zero carbon, zero poverty“.

Di conseguenza ognuno è chiamato ad agire con urgenza e responsabilità.

In tale contesto, Danone ha annunciato l’impegno per raggiungere, nelle proprie attività, un bilancio di emissioni di carbonio uguale a zero. Questo include le emissioni di carbonio dalla trasformazione al confezionamento ed alla logistica, ma comprende anche quelle nella produzione agricola primaria che vede coinvolti altri soggetti fornitori di materie prime. L’impronta di carbonio per il complesso di attività dell’azienda è consistente, stimato in 18,8 milioni di tonnellate. Obiettivo è di tagliarne il 50% fra il 2015 ed il 2030 e raggiungere il risultato finale verosimilmente entro il 2050. Si tratta di considerare tutto il ciclo del carbonio e non di limitarsi solamente ad una riduzione delle emissioni. Dunque, bisogna agire considerando ad esempio la sequestrazione del carbonio nel terreno, nelle foreste e nelle coltivazioni, con pratiche colturali adeguate ed introducendo ecosistemi che riducano le emissioni di gas effetto serra (GHG).

Una azione significativa riguarda poi la correlazione esistente fra produzione ed alimentazione: non tutti i modelli di produzione e di consumo hanno lo stesso impatto ambientale. Pratiche agronomiche, tecniche colturali e di allevamento, uso di acqua e concimi, tutto deve essere rivisto nell’ottica della corresponsabilità per una ecologia universale.

Dopo qualità e sicurezza, la nuova parola d’ordine è sostenibilità!

Fonte: Danone

TESEO: verso un'agricoltura sostenibile
TESEO: verso un’agricoltura sostenibile